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Il metal, un’opportunità per capire il mondo

Negli anni ’80, c’era il PMRC, ovvero il Parents Music Resource Center (traducibile in italiano come “centro d’informazione musicale per genitori”). A discapito del titolo affibbiato, si trattava di un gruppo repressivo, estremista e intollerante, che aveva l’obiettivo di censurare e combattere ciò che chi faceva parte del gruppo reputava osceno o violento. Il PMRC si accanì anche contro artisti di genere pop come Cyndi Lauper, ma chiaramente il bersaglio prediletto era il metal. A distanza di una generazione circa, la questione non è cambiata. Penso ad esempio a quante volte sono stati accusati gli Slayer, tra i big four del thrash metal insieme ai Megadeth, ai Metallica e agli Anthrax, di aver istigato diversi atti criminali, stragi e omicidi. Per quanto riguarda la cronaca italiana, è noto l’episodio delle “bestie di Satana” avvenuto nel 2004. È evidente che riconosca che, pur essendo un accanito appassionato di metal, tale genere musicale non sia per niente a rose e fiori, ma questo perché è il mondo stesso a essere vario nelle sue varie personalità. Esistono diverse distinzioni di metal e ciascun sottogenere tende a rispecchiare un certo tipo di animo (ovviamente, nulla vieta di apprezzare più sottogeneri). Perché, va chiarito, parlare di metal è come parlare di tutto e nulla rispetto a generi più “omogenei” come il pop. Esiste un sottogenere particolarmente rabbioso che è il thrash ed esiste un sottogenere più tecnico e “soft” come il progressive e, addirittura, esiste un sottogenere definito come christian metal di cui le tematiche si possono intuire dalla definizione stessa. E via dicendo. Cosa voglio dire dicendo questo? Che, dopo decenni, noto ancora quanto pregiudizio ci sia nei confronti di un genere che comunque, rispetto alla maggioranza delle canzoni di MTV che durano una stagione, entra nella hall of fame. Quanti dischi ha venduto il “black album” dei Metallica? Quante persone attirano gli Iron Maiden ai loro concerti e quanti gadget vendono in giro per il mondo? Chi non conosce, anche solo per sentito dire, personaggi come Ozzy Osbourne? Tuttavia, da parte di molti, il pregiudizio persiste. Chi ascolta metal viene definito come violento, sporco, rozzo e maleducato. Il punto è che non è realmente così, tant’è vero che, se gli Iron Maiden rispecchiassero questo immaginario, non farebbero ancora il pienone e concerti all’avanguardia dopo 36 anni dal loro primo album in studio. Fare musica, e fare musica seriamente in forma per tanti anni, è faticoso, richiede lucidità ed energie. Infatti, le band che si sono lasciate andare agli eccessi hanno dovuto cessare la loro condotta di vita e chi non l’ha fatto si è bruciato. Già questo dovrebbe far riflettere.

I contenuti “volgari”

Per quanto riguarda i messaggi che trasmette il metal, veniamo al punto cruciale su cui ha picchiato duro proprio il PMRC che ha dato poi la “miccia” ad altri che condividono gli idealismi di tale gruppo. Ed è inutile dire che qui ci sia una fortissima ipocrisia. Che cosa rappresenta il metal, in fondo? Null’altro che uno spaccato della realtà, chi in modo più crudo, chi in modo più sensibile ma, se desta scalpore e reazioni indignate, evidentemente il messaggio risulta molto efficace. Una persona equlibrata non censura il metal e non porta avanti campagne denigratorie o pregiudiziose, bensì prende i testi in questione e ne fa un’analisi coerente e costruttiva. Tanto per chiarire, in quanti sono andati a leggere davvero il testo di Jihad degli Slayer? Il testo di Jihad non fa altro che descrivere gli attentati terroristici secondo il punto di vista dei terroristi stessi. Gli Slayer non dicono se sia giusto o sbagliato, ma semplicemente ci vogliono far comprendere come ragiona la mente di un terrorista. In proposito, infatti, Kerry King, chitarrista della band, ha asserito che Dio e la religione dividono il mondo, dunque il terrorismo islamico non è altro che conseguenza dell’interpretazione malata dei testi sacri. E non crediate che i cristiani abbiano fatto diversamente, in passato. Basta ripensare al rogo delle streghe o a Galileo Galilei che ha dovuto abiurare. Chiaro che la provocazione degli Slayer si basi anche sull’attirare l’attenzione, ma allora perché gli Slayer devono essere criticati e censurati quando siamo costantemente bombardati da donne che vestono ammiccante, in gonna e tacchi, per attirare il proprio capo a lavoro? Gli W.A.S.P. parlano di sesso? Beh, se le persone avessero meno ottusità a riguardo e lo approfondissero, ci sarebbe decisamente più maturità da parte delle persone nella gestione della sessualità con i propri partner. Si sarebbe meno repressi e si vivrebbe il sesso in modo equilibrato. Invece no, poi comunque ci dobbiamo sorbire tutti quei programmi televisivi con veline, letterine e via dicendo senza le quali il programma farebbe decisamente pena. Perché invece non parlare apertamente del sesso e istruire le persone? No, tanto vale mettere l’oca che si arrabatta goffamente a ballare accanto al conduttore televisivo o ai partecipanti che possono solo illudersi di avere per partner ragazze del genere. Però no, se gli AC/DC dicono “lascia che infili il mio amore dentro di te” (da Let Me Put My Love into You) ci si scandalizza.

La violenza e l’educazione

Ovviamente, è immancabile l’accusa di violenza e di istigazione alla violenza. Perché mai Marilyn Manson dovrebbe aver istigato il massacro della Columbine High School e non invece, ad esempio, Terminator che scarica armi come se fosse pioggia in diluvio? Marilyn Manson, consapevole di tutto questo, si è difeso con notevole intelligenza dicendo che avrebbe ascoltato quei ragazzi. È proprio questo il punto. Perché, anziché puntare sempre il dito, non si impara ad ascoltare i propri figli, ad accogliere i loro bisogni e le loro richieste? Perché, sarà duro da dire, dare la colpa al metal perché avvengono certe cose o se i figli sono disturbati è decisamente ipocrita e una cecità verso il fallimento del proprio ruolo di genitori. Un testo violento di per sé non istiga nulla, mentre sono persone che hanno già sviluppato un certo tipo di mente che prendono questi testi e ne traggono “ispirazione”. La colpa non è dei testi, ma di una mancanza di educazione da parte dei genitori. Se fossi genitore, prenderei il testo di Kill Again degli Slayer per spiegare a mio figlio o a mia figlia che nel mondo ci sono persone che commettono atti efferati e che hanno problemi. E ognuno dovrebbe dunque coltivare la bontà e la capacità di amare per fare in modo che la società sia migliore: gli Slayer, così, sono stati un’opportunità per insegnare ai miei figli a comprendere il mondo! O forse è meglio far credere che Babbo Natale porta i doni o che i figli li porta la cicogna? Certo, se vogliamo far crescere i nostri figli con i paraocchi e nel mondo dei balocchi…

Io sono convinto che, per molti, accusare il metal non sia altro che un capro espiatorio per negare le rispettive lacune esistenziali. Non ha senso prendersela con il metal. Se le cose vanno male, bisogna dare la colpa a se stessi. Naturalmente, è sempre facile trovare una colpa esterna, non importa se inventata (potrei dire le scie chimiche, tanto per dirne una clamorosa inventata). Ci deve insomma essere sempre il mostro turno. A volte è il Babao, altre volte lo scuro di pelle, altre volte il metal. Anche quando è chiara l’istigazione alla violenza, visto che, come si è detto a inizio articolo, il “mondo” del metal non è tutto sberluccicante, la soluzione migliore è sempre approfondire. Mi viene in mente la figura di Per Yngve Ohlin, soprannominato Dead il quale, per dimostrare quanto la gente fosse “buona a nulla”, arrivo a sfregiarsi le braccia con un coltello e una bottiglia di Coca Cola fino a perdere i sensi. Chi ha un minimo di sale in zucca nel cervello capisce che la differenza rispetto a Jihad degli Slayer è netta. Anche qui, però, anziché scandalizzarci e mettere il bollino rosso, potremmo cercare di capire perché Dead (poi morto suicida a Oslo – lui era svedese – nel 1991) si comportasse in quel modo, quali fossero i suoi disturbi, i suoi traumi e i suoi malesseri. Ohlin infatti soffriva della sindrome di Cotard, probabilmente a causa di un’esperienza di morte avvenuta quando Ohlin aveva 10 anni. E subiva bullismo (secondo il fratello di Per, l’emorragia interna che poi, appunto, ha provocato l’esperienza di morte, deriva proprio da un episodio di bullismo subito da Per).

Vivono in mezzo alla gente come loro
La loro è una vita così oscura
Prima un braccio e poi una gamba
Il deterioramento cresce
Marciscono mentre respirano.

E poiché questo articolo non vuole solo essere una “propaganda”, la sezione sulla musica analizza molte canzoni di genere metal e rock con il fine di ricevere dei messaggi e degli spunti per la vita quotidiana.

Abolire la TV?
Il messaggio delle opere horror
Ipocrisia all’italiana e il rapper Cally che racconta la realtà cruda

Vacanzieri polli e apparenti e i perché del viaggiare

Tante volte, mi capita di sentire gente che spende addirittura 2000-9000 euro per andare in luoghi esotici come il Sud America e l’Oriente. I più poveri, ovviamente, si accontentano di Sharm el Sheikh o delle Maldive. Altri, non hanno ancora i soldi e, complice le difficoltà quotidiane, sognano romanticamente di andare, un giorno, qui o lì. C’è gente che ha visitato mezza Asia o tutto il Sud America e non sa neanche quello che c’è a 40 km da casa sua. Che senso ha? Inutile dire che nessuno di loro abbia realmente capito il senso del viaggiare, che non è status quo con cui cercare di apparire e poter dire che ce lo si può permettere. Vediamo quindi di entrare nell’argomento e di comprenderlo con reale spirito critico.

Il vacanziere da spennare

Sinceramente, non capisco come si possa spendere 2000 euro di viaggio e poi mangiare quotidianamente male o dire che non si riesce a fare sport perché non si hanno soldi per un paio di scarpe da corsa. Io ritengo che viaggiare sia una grossa opportunità per conoscere il mondo, ma ci devono essere un concreto interesse e una seria organizzazione. Non ha alcun senso prenotare una settimana alle Maldive e poi rimanere spiaggiati su una pezza di 2 metri per 2 che posso tranquillamente trovare anche vicino a casa mia sull’Oglio. Anzi, in realtà l’Oglio è decisamente meglio, ve l’assicuro. È più tranquillo e non c’è bisogno di noleggiare un ombrellone per rifugiarsi dall’afa. Il punto è che il bistrattatissimo Oglio non ha lo stesso appeal delle Maldive. Se racconto di aver fatto una gita sull’Oglio o su un isolotto temporaneo sul Ticino a Pavia con le piante carnivore, chi penderebbe dalle mie labbra? Ticino e Oglio contro le Maldive, New York, safari in Kenya o nella neve ricreata a Dubai? Non scherziamo, sei un poveraccio se il tuo ideale è l’Oglio o il Ticino! Attenzione, però, anche chi va a spiaggiarsi a Rimini con quel libro letto per tutto l’anno fa esattamente la stessa cosa dei safaristi. Che sia Rimini o l’esotica spiaggia delle Maldive, il modello comportamentale del turista o vacanziere pollo è sempre lo uguale. Mah, sarà, ma quando vedo tutta quella gente ammassata in spiaggia mi vengono in mente gli animali (polli e maiali) tenuti stipati nelle batterie di allevamento intensivo. Con la differenza che questa gente è doppiamente fessa perché paga pure! Ma non dicono che c’è crisi? O che non arrivano a fine mese? E non parliamo del rituale dell’abbronzatura. Parola d’ordine: diventare neri il più possibile (e magari sono gli stessi che poi fanno razzismo). Si sa che ormai “prendere il sole” non fa affatto bene, ma per una qualche masochistica ragione si crede che abbronzarsi debba essere un must delle vacanze. E allora perché questa gente non fa nulla per essere abbronzata tutto l’anno?

Perché viaggiate?

Insomma, un viaggio deve avere un valido quid, che può essere un evento particolare, a cui si vuole abbinare il classico turismo, o perché qualcosa di quel luogo ci attrae. Ho notato che, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, tanti viaggiatori non sono altro che compulsivi. A loro, non interessa il posto che visitano, ma poter tornare a casa e dire “sono stato qui, sono stato lì”. In quanti tornano in un posto che li ha davvero affascinati per scoprire nuove sfumature e nuovi dettagli di ciò che piace? È vero, il mondo è ampio e c’è tanto da scoprire, ma mai nessuno riuscirà a scoprire fino in fondo tutto il pianeta nell’arco della sua vita. Non è che quello che attrae è in realtà l’idea della novità? E una volta svanita la novità, si deve cercare altro per poter replicare le stesse sensazioni. Come una droga, per chi è annoiato dalla vita quotidiana. Chi pensa che il paragone sia eccessivo, rifletta su se stesso, anziché risentirsi. Ad altri, piace l’ebbrezza di prenotare, di prepararsi, salvo lamentarsi degli imprevisti (traffico, voli in ritardo o cancellati) e di quanto il viaggio sia stato faticoso e stressante. Non me ne vogliate, ma sto dicendo tutto questo con un’esperienza di viaggio di tanti anni che mi ha portato un po’ dovunque in Italia e in Europa, arrivando anche in Canada e negli Stati Uniti ma, quando qualcuno mi chiede il perché dei miei viaggi, so fornire spiegazioni coerenti e dettagliate. Ad esempio, sono un appassionato di cultura scandinava e vichinga. Mi sono anche cimentato a imparare un po’ il norvegese e lo svedese. So che i vichinghi erano una civiltà progredita, che veniva vista male per una cosa che, ad oggi, riteniamo comune: lavarsi ogni giorno. So cos’è lo smörgåsbord (una specie di buffet con pietanze tipiche) e so quanto sia diverso il clima tra Bergen (che riceve il calore della corrente del Golfo) e Oslo (che non riceve il calore della corrente del Golfo). I miei viaggi in Danimarca, Norvegia e Svezia sono stati quindi ispirati da una passione per questi paesi. Ora, in quanti di coloro che vanno a farsi la settimana alle Maldive sanno che si tratta di un paese estremista islamico, dove non esiste il reato di violenza sessuale e che chi non abbraccia la fede islamica non può avere la cittadinanza? Certo, se si è polli con il portafoglio da svuotare e si vive in villaggio turistico, si chiude volentieri un occhio, ma fuori dal villaggio turistico è tutto un altro mondo. Con i problemi di terrorismo degli ultimi anni, poi, sono sempre maggiori le limitazioni, i disagi e le rotture rispetto al divertimento. Posso capire che per chi ama davvero il viaggio, conoscere nuovi posti e fare esperienza interagendo con altre culture. Per questo tipo di persone, il gioco vale indubbiamente la candela. Ma che senso ha per chi viaggia così, tanto per passare il tempo o per uno svago illusorio in una vita da sopravvivente?

Vacanze oppure oggetti d’amore?

Sarò in controtendenza, ma credo che, se uno è felice della sua vita, non ha bisogno di fare un viaggio per forza. E non ha senso dover per forza allontanarsi facendo le vacanze altrove. Andare via nel periodo di ferie da lavoro ha senso se c’è un ragionevole motivo che, nel resto dell’anno, non c’è e impedisce di coltivare un proprio oggetto d’amore (vedi l’articolo “Turismo sportivo e turismo gastronomico“). Potrei dire che, spesso, ho fatto turismo in città italiane come appendice di un concerto musicale (da appassionato di musica) e ho avuto l’occasione di rimanere legato a determinate città come Roma e Firenze. Una volta, sono tornato a Parigi, sfruttando le offerte a basso costo (notare che, senza l’offerta, avrei desistito, riconoscendo i limiti della mia economia), perché mi interessava esplicitamente il Museo di Storia Naturale, in quanto all’epoca studente di geologia. Amo la scienza, quindi il viaggio a Parigi era ben giustificato. Oppure ho visitato il Lake District (nord dell’Inghilterra, quasi al confine con la Scozia) perché volevo fare delle escursioni su quelle colline che hanno ispirato i poeti romantici dell’ottocento che tanto amo letterariamente.lake discrict Ho camminato tutto il giorno, arrivando così stremato da mangiarmi senza problemi due pizze più vino in tarda serata. Chi lo farebbe? No, meglio parcheggiarsi in albergo sollazzandosi al bordo piscina e uscire ben vestiti e super profumati per due passi a vedere le vetrine che sono appositamente piazzate per far spendere chi non spenderebbe affatto se non fosse preso dall’estasi del viaggio. Oh, e poi, visto che sostanzialmente un posto non interessa, la noia viene compensata dagli spostamenti tra un luogo e l’altro: spostamenti anche di diverse ore per poi fermarsi praticamente nulla una volta giunti a meta, scattando la foto di rito con una macchina fotografica di cui, naturalmente, si conosce solo il 10% delle funzioni. Sarà ma, tra coloro che viaggiano, ne vedo ben pochi prendere una scelta ben motivata.

Viaggio e personalità

Ho identificato diversi tipi di soggetti che viaggiano. L’insoddisfatto e infelice della vita quotidiana che ha bisogno di essere sempre in movimento per “staccare” dalla realtà di tutti i giorni. E dopo ogni viaggio, attende con ansia il successivo, vivendo da depresso il periodo intermedio. Il maniacale che dà più importanza alle prenotazioni, agli orari e alle valigie piuttosto che a divertirsi e a vedere. Il lussuoso che vuole far vedere che “lui può” andando a fare safari in Africa o in Giappone. Il debole che viene trascinato dai condizionamenti e vuole apparire ciò che non è, di rango superiore, o costretto dal partner. Il superficiale che dice di voler conoscere un posto, però poi non assapora la vita di questo stesso posto, non ne approfondisce i dettagli e visita solo i siti più famosi e gettonati (ad esempio il Louvre a Parigi, ignorando magari i piccoli negozi di libri nei pressi del quartiere latino). Potrei elencarne altri, ma mi fermo qui perché sono sicuro di aver già tirato una mazzata a parecchia gente. Voi a quale categoria appartenete? Se vi sentite colpiti da questo articolo, non prendetevela. Potreste scoprire che è meglio risparmiare i soldi per mete e vacanze. Oppure il vostro approccio nei confronti dei viaggi muterà radicalmente e ve li godrete con maggior energia e spirito.

I viaggi di Greta Thunberg

Mi ha colpito molto la visione dei viaggi di Greta Thunberg. Io continuo a pensare che viva tutto ancora con troppo estremismo. Ad esempio, non condivido il suo viaggiare solamente in treno per non dipendere dall’oro nero. Alla fine, indirettamente, anche i treni dipendono dagli idrocarburi. I motivi del viaggiare in treno potrebbero essere i paesaggi fuori dal finestrino. Ma anche dall’aereo ci sono visioni spettacolari dall’alto. Le Alpi viste dall’aereo, ve l’assicuro, sono qualcosa di incredibile!

Insomma, non è sbagliato prendere l’aereo in senso assoluto, ma il modo in cui lo fai. Ed ecco dove mi trovo perfettamente d’accordo con la Thunberg. Se esiste un posto naturalistico intatto o quasi intatto, come ad esempio le Svalbard, non ci andare in aereo. Prova ad andarci con le tue gambe (o in slitta, in canoa ecc), ma non in aereo, così da minimizzare l’intervento umano. I posti belli e selvaggi sono ormai così rari che dovrebbero essere lasciati lì dove sono. Ve lo dico da amante dei viaggi. Sono stato per le interminabili colline del nord dell’Inghilterra e ho fatto tante gite in montagna, ma non andrei mai alle Svalbard. Perché dovrei? Per poter tornare a casa e dire di aver visto degli orsi? No, lasciamo gli orsi lì dove sono. Ci sono altri posti in cui andare normalmente.

La prova che ha ragione Greta? L’eruzione dello Stromboli del 3 luglio 2019. Lo Stromboli è noto da tempo per essere uno dei vulcani esplosivi più attivi al mondo. Eppure, il turismo non guarda in faccia a questi rischi. Il 3 luglio del 2019, lo Stromboli erutta più forte del solito e i turisti si buttano in mare. Qualcuno muore durante l’escursionismo. Scusate, sarò insensibile, ma non riesco a dispiacermi per chi muore per pollaggine…

Chris McCandless e i suoi emulatori sbandati