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I perché della vita

Nella vita, alla gente piace fare tante cose. E fin qui niente di male. Anche a me piace fare sport, così come mi piace ascoltare musica o vedere gli show televisivi di Crozza. Purtroppo, a molti manca la capacità di capire le motivazioni di qualcosa che piace.

A tutto quello che facciamo, dobbiamo saper dare delle motivazioni valide, coerenti e concrete!

Sembra una cosa scontata, ma molto spesso l’unica motivazione che molti riescono a darmi sul perché di quella cosa si ferma a un “mi piace”. Se provo a mettere in discussione ciò che fanno, mi ribattono che “male non fa”. Non capiscono che non c’entra che non fa male. Ciò che fanno può fare male o no, ma la mia contestazione è sui perché. “Mi piace” non è un reale perché, ma segno di un punto di vista superficiale. Perché piace fare quella cosa? Ed è qui che tante persone cascano! Ribattendo che “male non fa”, appunto. Questa mancanza di saper motivare denota un’incapacità di osservazione e spirito critico nella vita, predisponendosi a un comportamento da gregge. Si possono fare tantissimi esempi a riguardo, e in ognuno di questi esempi la gente media non si interroga sulle motivazioni. A volte mi dicono che non esistono solo oggetti d’amore, che esistono anche attività più “soft”, che non si approfondiscono come un vero oggetto d’amore. Il punto è che continua a mancare una motivazione concreta, coerente, valida e credibile! Manca la capacità di capire, di osservare, di chiedersi, di interrogarsi su ciò che vediamo, viviamo, facciamo.

La tradizione e Dio: due esempi

Uno degli esempi canonici sulla mancata capacità di arrivare alle motivazioni è rappresentato dalla tradizione. La tradizione ha senso quando ancora nell’attuale sono capaci di migliorare la qualità della vita, altrimenti vanno bene come studio per gli amanti o appassionati. Ma tante persone non ci arrivano. Accettano acriticamente e senza porsi nessuna domanda! E per conseguenza, questo comporta una mancata modernizzazione del soggetto o della società. Ad esempio, i senesi non saranno d’accordo, il palio come tradizione non ha alcun senso. Mette inutilmente a rischio la vita sia dell’uomo che quella del cavallo. Non c’è alcun motivo per cui si debba tenere una simile tradizione. È solo una parata di qualcosa di arcaico e che alla maggioranza della popolazione non interessa! È interessante per chi vuole conoscere la storia di Siena, ma per il resto è cosa superata. O proviamo a pensare, in termini filosofici, all’esistenza di Dio. In Italia, nasciamo, veniamo battezzati e ci crescono dando per scontato che Dio esiste, è dovunque e il mondo è opera sua. Se uno non sottopone a critica, continuerà a dare per scontato che Dio esiste, non capendo che l’universo non ha assolutamente bisogno di Dio per esistere! Perché credi in Dio? Perché è lui che ha creato tutto questo? Ok, ma le recenti scoperte scientifiche dimostrano che le particelle possono benissimo nascere e svanire nel nulla a livello quantistico. Quindi sei così sicuro che Dio esista? Chi spegne il cervello fuggirà comunque via e continuerà a non preoccuparsi, mentre altri inizieranno a quel punto a vedere le cose in chiave diversa. La fede è sicuramente uno dei maggiori esempi di disattivazione dello spirito critico, visto che per definizione la fede non implica alcuna analisi: si crede, è così, e stop!

Hai un cervello? Usalo!

Io non faccio sport perché mi piace, ma amo fare sport in quanto lo sport ritarda la vecchiaia di 15-20 anni. Riduce la probabilità di rischio cardiovascolare e mi rafforza le ossa, renendomi più efficiente nelle attività comuni che per altri sono un peso. Non ascolto la musica perché mi piace, ma mi piace la musica perché è bello il modo con cui, attraverso note e testo, mi arrivano dei messaggi su cui poter riflettere: il ritmo rabbioso di Chuck Schuldiner che soffre una società di “zombie”, il tonante ritmo di un Ligabue sulla freneticità della vita… e così via! Non guardo i programmi di Crozza perché mi piacciono, ma mi piacciono perché sono uno specchio della nostra società. Crozza usa l’umorismo per evidenziare i nostri caratteri critici, lasciandoci una sorta di sorriso amaro per la realtà in cui viviamo. Queste sono motivazini valide, concrete e coerenti. Da notare che, tra gli esempi fatti, solo sport lo vivo come oggetto d’amore, a conferma del fatto che qui non sto distinguendo una semplice passione da un oggetto d’amore. Sto dando dei perché! Tu invece perché vai al cinema? Perché vai al bar? Perché “devi” comprare un vestito nuovo? Se la tua risposta non va oltre a un “mi piace”, beh, impara ad approfondire di più. Spesso così si scopre quante cose facciamo inutilmente, seguendo semplicemente la massa. Cose di cui potremmo fare a meno, oppure cose che, con uno sguardo critico e costruttivo, potremmo vivere meglio. È così che si ottiene il meglio dalla vita, ovvero attivando il cervello su ciò che ci circonda. Bisogna imparare a riflettere. Siccome faccio sport, spesso la gente mi dice che non ha tempo per fare sport e tira fuori una lista di altre presunte attività che la impegna impedendo di fare sport. Alla fine però si scopre che gran parte di quelle attività è del tutto superflua, ma portata avanti lo stesso perché manca la capacità di discernere, di dare priorità, di capire cosa ci torna realmente utile e cosa no. Se manca questo tipo di capacità, si sarà sempre sovrastati dalla vita, o al più si sopravviverà precludendosi la possibilità di avere il meglio, in un trascorrere quotidiano fragile e pronto a crollare alle prime vere difficoltà.

La discriminazione dei capelli lunghi

Analfabetismo matematico e fallimento scolastico

Qualche tempo fa, scrissi un commento su un sito parlando di corsa. Il mio commento sembrava chiaro ai miei occhi, ma il commento di un’altra persona diceva che non si capiva nulla di quello che avevo scritto. Ho un po’ aggrottato la fronte, cercando di capire come mai il mio commento gli paresse così complesso. Poi ho capito:

la maggior parte della popolazione italica è afflitta da un’epidemia di analfabetismo matematico!

Cosa intendo per analfabetismo matematico? Intendo l’incapacità di utilizzare le nozioni base della matematica per risolvere problemi quotidiani. Io ho una conoscenza veramente basilare della matematica. Ho studiato a scuola e all’università quanto basta per sapere cosa sono derivate e integrali. Non raggiungo i livelli di abilità di chi è iscritto al Mensa (associazione di cervelloni con un QI di almeno 148). Ecco, benissimo, per cavarsela con i problemi quotidiani basta una conoscenza decisamente inferiore a quella che possiedo io. Così come si può dire che non è necessario essere poeti o drammaturghi per saper parlare bene l’italiano. Eppure tantissima gente non ci arriva, e parliamo di conoscenze da scuola elementare. I patiti delle materie umanistiche mi ribattono che esiste già il latino ad offrire le stesse capacità di logica e spirito critico, lasciando intendere che, sì, tanto comunque la matematica delle elementari non serve a nulla. Quindi per loro i problemi della vita quotidiana si risolvono sapendo il latino, una lingua morta e che il resto del mondo ignora (vedi “Arte, dipendenti dagli applausi e fanatici culturali“), o recitando a memoria la Divina Commedia! Ah beh…

Purtroppo mi rendo conto che le materie scientifiche sono insegnate molto male a scuola, in modo fin troppo nozionistico. Non si trasmette il senso di queste materie traslandone l’utilità nella vita pratica e quotidiana. Ma ciò non deve affatto giustificare l’ignoranza, anzi, proprio per questo bisogna dare più importanza alle materie scientifiche affinché il popolo non sia stupido. Invece no, come al solito in Italia si fa il contrario. Non solo c’è una grave carenza nelle materie scientifiche, una grave carenza che poi porta nella società un branco di incapaci. No, come se non bastasse, a ogni mandato politico la carenza è sempre più grave. Il programma televisivo “Cosmos – Odissea nello spazio” con Neil deGrasse Tyson spiega la fisica del liceo, formule a parte, molto meglio e con passione! Nelle nostre scuole si insegna tutto con troppo nozionismo e gli studenti non riescono a cogliere il senso. Purtroppo alle istituzioni e ai genitori non interessa formare persone con spirito critico, ma un plotone di bravi ragazzi che svolgono il compitino. Beh, ho delle cattive notizie. Ormai, il degrado scolastico è a tal punto che le nuove generazioni non sanno più fare neanche il compitino!

Un test elementare

Ora vi propongo quattro problemi semplicissimi di vita quotidiana e di esperienza scolastica per capire che la matematica, nella vita quotidiana, non è un optional, ma ci permette di vivere meglio. Se riuscite a risolvere al massimo solo due di questi tre problemi, siete appena sufficienti. Potete fare di meglio, approfondite di più. Se non riuscite a risolvere nessuno dei seguenti problemi, beh, allora correte ai ripari! Non è necessario conoscere l’analisi matematica da università per risolvere questi tre problemi. Bastano nozioni di base, da scuola elementare, quindi, se non riuscite a risolverli, non inventate alibi: rimediate alla carenza e basta. In appendice all’articolo, trovate le risoluzioni (e non guardatele prima, mi raccomando!).

1) Il vostro tempo su una 10 km correndo è di 45′. Qual è la vostra media in km/h? E qual è il vostro tempo al km, espresso in minuti e secondi?

2) Ho 1 probabilità su 10 mila di essere aggredito su una strada andando a lavoro. Se percorro la strada per 270 giorni all’anno considerando un andata e ritorno, quante probabilità ho di essere aggredito dopo 2 anni di lavoro?

3) Una ricetta è per 2 persone e prevede 140 g di pasta, 200 g di salsa di pomodoro, 300 g di melanzane e 20 g di olio. Improvvisamente, vi ritrovate 3 ospiti in più per cena e dovete riadattare la ricetta per 5 persone in tutto. A quanto corrispondono le nuove porzioni? E se la padella per 2 porzioni ha diametro di 26 cm, volendo fare per 5 porzioni, mantenendo invariata l’altezza della padella, di quanto dev’essere il diametro della nuova padella per farci stare le porzioni per 5?

4) Due rette parallele non si incontrano mai. Vero o falso?

Si potevano fare esempi un po’ differenti, ma in una salsa o in un’altra è questa la matematica che ci capita ogni giorno, mica la risoluzione dell’equazione di Schrödinger! Per chi ha le nozioni elementari sono problemi banalissimi e che si risolvono in brevissimo tempo. Per altri, affetti da analfabetismo matematico, sono un rompicapo impossibile. E allora è ovvio che vi farete fregare dalle slot machine o parlerete di sfortuna perché non avevate alcuna idea dei rischi di un’attività (ad esempio paracadutismo). Oppure ancora sprecherete i vostri soldi perché non vi renderete conto dei veri centri di costo nella vostra vita, accusando magari il caro benzina quando invece ogni sabato spendete molto di più per mangiare al ristorante. Pensate a tutti questi esempi di come vivete male ignorando o, peggio, disprezzando la matematica. E altro, altro, altro ancora che vi lascerà sempre come degli handicappati perché non sapete maneggiare con calcoli e numeri.

Paese allo sbando

Il fatto è che, nei casi più gravi di analfabetismo matematico, si hanno dei veri e propri drammi economici. Ad esempio, sprecare tonnellate di materiale perché non si sa calcolare l’esatta quantità da utilizzare causa il fallimento di un’azienda, con perdita dei posti di lavoro, e in alcuni casi è il popolo a dover magari ripianare il buco provocato. Basta pensare ad Alitalia, costantemente in rosso non solo per i paradisi fiscali dei suoi dirigenti, ma anche perché, evidentemente, c’è qualcuno che non ha delle basilari conoscenze della matematica. O a Trenitalia, che ogni volta aumenta poi il prezzo dei biglietti dei treni quando invece, se si padroneggiasse di più la matematica, si capirebbe dove conviene di più investire, quali sono le tratte più redditizie e quali conviene eliminare ecc. Di solito vanno a tentativi, a caso, sperando di aver azzeccato qualcosa e cercando di rimediare se non va secondo i piani. Quindi, l’analfabetismo matematico non provoca solo difficoltà quotidiane, ma anche lo sbando di un paese, come l’Italia, che è sempre più arretrato proprio perché molti sembrano quasi vantarsi beatamente di ignorare la matematica. Per approfondire sul discorso, vedi l’articolo “I somari nazionali, perché siamo allo sbando“.

Ah, ci tengo a precisare una cosa. Siamo un paese allo sbando. Abbiamo dei giovani tonti e ignoranti. Ma impariamo anche a fare un po’ di autocritica. I nostri giovani sono tonti perché, spesso, mancano gli stimoli. Insomma, non stiamo sempre a dare la colpa ai giovani. I giovani hanno dei genitori e degli insegnanti a scuola. Siamo sicuri che genitori, adulti e insegnanti operino sempre nel modo giusto e sia sempre colpa del giovane se è tonto? Onestamente, sono convinto che, tante volte, i giovani siano tonti perché è il fallimento della scuola stessa! Troppo spesso, gli adulti o gli insegnanti si pongono sul piedistallo o vogliono conservare la poltrona, non coltivando la capacità di mettersi sugli stessi livelli. E mettersi sugli stessi livelli è fondamentale per ottenere l’attenzione di un giovane. Come ho descritto nell’articolo appena linkato sull’imparare divertendosi, sapersi mettere sullo stesso livello è uno dei motivi che fa progredire gli altri paesi mentre l’Italia è ferma o cresce dello zero virgola.

Scienza per la vita quotidiana

C’è una serie molto bella, The Code, che spiega perché la matematica è importante. Nonostante il titolo possa far pensare ai libri di Dan Brown, si tratta di una serie illuminante dal punto di vista divulgativo. La serie è presentata da Marcus du Sautoy (che è un inglese, non un francese!). Si fanno parecchi esempi riscontrabili in natura e tutti i giorni sul come, anche nell’insospettabile, ci sia sempre la matematica. Marcus ci parla di api e di rocce. Ci spiega come i numeri immaginari vengono usati nelle torri di controllo degli aeroporti. Ci spiega principi della fisica come la conservazione dell’energia. Ci spiega come la natura tenda a restare nello stato di maggior efficienza con un gioco di bolle di sapone. Ci dice in che modo una figura geometrica in apparenza semplice, ovvero il triangolo, viene usata per creare le montagne nelle simulazioni virtuali. Vi consiglio di vedere questa serie, perché merita. A meno che non siate tra coloro che disprezzano la scienza a prescindere, ma in tal caso vi perdete delle opportunità. Purtroppo, a scuola capita raramente di spiegare le materie scientifiche come du Sautoy. Se si vedesse la scienza come fa lui, vedremmo il mondo con molta più fantasia e con molti più colori. La matematica non è risolvere meramente un’equazione, bensì capire cosa significa quell’equazione. Non si può spiegare a uno studente come risolvere un’equazione se non viene detto a cosa gli serve nella vita quotidiana. Poi certo, la natura si basa su leggi fisiche, ma non è perfetta. Non esisterebbe l’evoluzione se non fosse così, cioè se non ci fossero degli “errori”. Ma si dovrebbe spiegare agli studenti che la bellezza della matematica è vederla nella natura. Un’equazione è solo un’equazione finché devo risolverla su un quaderno. Ma se un’equazione mi fa vedere perché le api scelgono l’esagono per i loro nidi, ecco che cambia la nostra visione del mondo. La matematica diventa una meraviglia, perché è la natura ad esserlo. Inizierete a domandarvi se sia più sorprendente la natura o la matematica ma, di fatto, stiamo parlando della stessa cosa. La matematica è il linguaggio che adoperiamo noi uomini per descrivere il mondo. Non è un cumulo di nozioni e formule e basta. Un vero insegnante di scienze deve trasmettere questo valore, altrimenti è ovvio che avremo dei ragazzi che odiano la matematica.

Soluzioni

1) 45′ sono 0.75 ore (45/60 = 0.75), quindi la media in km/h è 13.3 km/h. In minuti al km, sono 4.5 minuti al km, cioè 4’30”/km (0.5*60 = 30).

3) Si tratta di una probabilità composta. La probabilità di 9999 su 10 mila (la probabilità in cui non vengo aggredito) va elevato alla 1080 (270*2 di andata e ritorno, e quindi ancora per 2 anni). Ciò che in apparenza sembra una strada sicura, in 2 anni mi porta a rischiare più 1 volta su 10 di essere aggredito! Da notare che occorre usare la percentuale di 99.99% perché devo valutare, dopo ogni volta, quante probabilità ho di scamparla! Se usassi la probabilità di 1 su 10 mila, andrei a calcolare una cosa diversa, cioè quante probabilità ho di essere aggredito più volte dopo che già sono stato aggredito!

3) 5 persone sono 2.5 volte rispetto a 2 persone. Quindi, le grammature, moltiplicate per 2.5, diventano 350 g di pasta, 500 g di salsa di pomodoro, 750 g di melanzane e 50 g di olio. Per quanto riguarda il diametro della padella, possiamo associare la sua forma a un cilindro. Conoscendo la formula del volume (V) del cilindro, aumentando di 2.5 volte V abbiamo che il diametro della padella dev’essere di 41 cm.

4) La risposta è: falso! La domanda da porsi è: quale geometria stiamo considerando? Nella geometria non euclidea, due rette parallele si possono incontrare eccome! Ad esempio, posso considerare due rette parallele incurvate, un po’ come avviene per le latitudini che si incontrano ai poli. La geometria non euclidea è quella su cui si basa la fisica moderna, compresa la relatività di Einstein. Tra l’altro, in matematica si usa uno stratagemma per far incontrare le rette parallele: farle incontrare all’infinito! A cosa serve la domanda che ho posto? Qualcuno la può trovare banale o che non c’entra nulla con l’articolo. La domanda, in realtà, serve a saper guardare ad ampio raggio e a non dare risposte frettolose (in pratica, ad evitare i pregiudizi). Se avete risposto subito che è vero… mi spiace, dovete coltivare di più il vostro spirito critico!

Studiare per la vita… come fare?
Una scuola senza valori

Calendario stagionale di frutta e verdura

Il consumo etico di frutta e verdura è importante, per due motivi: la qualità, e quindi il gusto, dell’alimento, e il costo. Dunque, rispettare la stagionalità dei prodotti e delle varie primizie è fondamentale sia per gratificare il lato edonistico del cibo sia per fare un atto di bontà al nostro portafoglio. In questi due articoli ho comunque trattato meglio gli argomenti:

Cibo (spesa) ed economia;
Il vero concetto di stagionalità.

Calendario completo per la frutta e la verdura

(fate click sull’immagine per vedere meglio)

Da notare che alcuni prodotti sono quasi sempre disponibili, a parte alcune brevi finestre, praticamente tutto l’anno. Faccio però una considerazione, che deriva da quanto comunque già detto negli articoli linkati. E cioè, per stagionalità, mi riferisco all’Italia o al massimo ai paesi più vicini. Questo perché è giusto guardarsi in casa prima di tutto e valorizzare quello che abbiamo. Per quanto riguarda i prodotti dei paesi vicini, il concetto è che, ad esempio, per me che abito al nord fa poca differenza acquistare dei pomodori dalla Sicilia piuttosto che dalla Spagna. In termini chilometrici, siamo lì e acquistare da un paese vicino, piuttosto che da un altro, permette di anticipare o ritardare di un mesetto circa la stagionalità. Ad esempio, a metà settembre al nord Italia è chiaramente autunno, ma in Sicilia il caldo finisce un po’ più tardi e quindi abbiamo peperoni e melanzane che durano, in teoria, fino a metà ottobre. Insomma, una certa flessibilità è dovuta, altrimenti la stagionalità di un prodotto si limiterebbe solo a poche settimane e solo per pochi prodotti!

E i funghi?I funghi si dice che sono di stagione in autunno, ma in realtà non è vero. Si va dalla seconda metà dell’estate (a partire dalla fine di luglio circa) all’autunno, poiché i funghi si raccolgono anche in montagna. In estate, sia in alcune zone degli Appennini sia sulle Alpi si possono trovare degli ottimi porcini e degli ottimi galletti. In effetti, questi funghi vengono venduti in offerta anche ad agosto.

Quel demonio della chimica!

Il titolo è infelice, ma volutamente provocatorio. La cosa realmente infelice, però, è che c’è gente che crede realmente che la chimica sia il demonio. Quante volte mi è capitato di sentire frasi come “io non mangio questo perché è roba chimica!” Ma cosa vuol dire che è “roba chimica”? Come se naturale fosse sinonimo automaticamente di sano. Sì, certo, quindi i funghi velenosi che troviamo nei boschi ce li possiamo mangiare, ora? E cosa c’è di più naturale della morte? Insomma, da anni sentiamo sempre e costantemente questo andazzo. La chimica, la chimica… questa odiata chimica che entra nella nostra vita e ci fa tutti quanti ammalare! Eppure noi stessi siamo fatti di chimica, quindi, ripeto, cosa vuol dire “roba chimica”? Non ha alcun senso! Noi tutti siamo fatti di molecole, di atomi. E avete una vaga idea di quante cellule formano il nostro organismo? Intorno ai 100 mila miliardi per un adulto. Il nostro corpo umano è formato da glucosio, carbonio, proteine, idrogeno, alcol etilico, fosfati e chi più ne ha più ne metta! I “mattoncini” della chimica, cioè della natura, sono sempre gli stessi. Non c’è nulla di artificiale, in realtà. Al massimo noi umani possiamo in qualche modo manipolare, ma la chimica è sempre la stessa e i “mattoncini” rimangono altrettanto gli stessi.

La prossima volta in cui sentite parlare di chimica con tono terroristico, limitatevi a sorridere. Da anni, poi, i gruppi di attivisti militanti riportano sistematicamente “analisi” delle patatine del McDonald’s, elencando decine di sostanze in esse contenute e, per questo motivo, le patatine del McDonald’s sarebbero la prova di come ci stanno contaminando. Questa autentica panzana viene incredibilmente e assurdamente riportata anche da testate “importanti”, come ad esempio “Il corriere della sera” o Focus, quindi non solo dai soliti siti vegan, di complottisti e, permettetemi il termine perché ci sta alla grande, tutti gli altri cazzari sui generis. Una lista spaventosa di sostanze, e giù di articoli spazzatura che parlano di “patatine al silicone” e castronerie da far venir voglia già a me di chiedermi il perché di questo mondo. E io non sono assolutamente un chimico, quindi immaginate un chimico come reagirebbe! Il punto è che non esiste la molecola della patata. E non esiste la molecola della mela, così come non esiste una molecola dell’arancia. Non esiste la molecola della carne, non esiste la molecola delle zucchine… non esiste nulla di tutto questo! Ogni alimento è fatto da una miriade di sostanze, anche nocive come i nitriti naturalmente contenuti in diversi vegetali, o le aflatossine nei legumi. Se vi dico che le fave contengono 3,4-diidrossifenilalanina, che causa vomito, inappetenza e anoressia, ecco che qualcuno inizierà a parlare delle “fave che causano l’anoressia”. Ovviamente a molti la cosa pare subito assurda, ma è proprio così che vi fregano. Si usano le giuste parole, si rivelano le giuste teorie e si declamano fonti che ovviamente non esistono, si trova il cattivo di turno e il gioco è fatto.

Insomma, probabilmente chi ha fatto queste fantomatiche “analisi” delle patatine del McDonald’s (sempre che le abbia davvero fatte) ha solo confermato che nelle patatine del McDonald’s ci sono semplicemente… le patate! Questo non vuol dire che non esistono gli imbroglioni e che l’industria alimentare non se ne approfitti. Ma chi se ne approfitta c’è anche nell’ambito veg e per così dire “alternativo”. Avete provato a vedere quanto vi fanno pagare tutti quei prodotti biologici, con il cartone che reca i disclaimer sul riciclo e sull’etica? Ecco, vi lamentate del McDonald’s e poi vi fate fregare come dei polli su altre cose? Suvvia. Non contesto che alcuni usano davvero, per dire, i polifosfati per gonfiare le patatine prefritte del supermercato, ma imparate ad avere spirito critico e a misurare quello che vi propinano. Imparate a indagare, a trovare delle falle nella teoria venduta, verificate le fonti.

Attenzione alla credunoleria!
Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati

La pericolosità della medicina alternativa

Asparagi, un ortaggio pregiato e per buongustai

Gli asparagi (dal persiano “asparag”, che significa “germoglio”) sono una tipologia di ortaggio molto apprezzata dai buongustai, tanto quanto il loro costo è piuttosto alto. La loro storia è millenaria, cioè erano noti già 2000 anni fa dagli antichi egizi e in Asia Minore. Gli antichi romani ne parlano spesso e, tra gli autori che ne hanno tessuto le lodi, troviamo Plinio il Vecchio e Apicio, i quali nelle loro opere descrivono metodi di coltivazione e preparazione. Gli asparagi, in campo medico, sono un utile marker per determinare l’efficienza del sistema renale, poiché alcune sostanze in esse contenute fanno emanare alle urine il classico odore acre definito come “odore di asparago”. Quindi, sentire questo tipico odore conferma che il nostro sistema funziona. Per motivi genetici, però, alcuni soggetti non riescono a percepire l’odore e altri, invece, non emanano proprio l’odore di asparago dalle urine. Si tratta di una anormalità genetica, che non cambia assolutamente nulla a livello di salute, ma è giusto per chiarire che non tutti i soggetti sani riescono a sentire questo odore o semplicemente non lo emanano.

Il periodo in cui troviamo gli asparagi va da aprile a giugno, con il picco massimo in maggio. Tutto sommato, è una finestra molto breve, poiché gli asparagi, pur non necessitando di terreni particolarmente impegnativi, meritano tempo e pazienza. Infatti, da quando avviene l’impianto delle cosiddette “zampe”, occorre attendere due anni per il primo raccolto, che dev’essere parco in vista dell’anno successivo. È per questo motivo che il terreno predisposto alla coltivazione di asparagi si chiama asparagiaia. Considerando che poi il raccolto ha una breve finestra temporale, ecco che, nonostante non si debba avere particolari difficoltà e sia sufficiente un terreno sabbioso, sciolto, calcareo e con buon drenaggio, il costo è elevato. Si parla di 6-7 €/kg, con il 45% che diventa scarto (la parte terminale e legnosa). Di solito gli scarti si possono utilizzare per fare un brodo che poi sarà utilizzato per le varie preparazioni, come ad esempio il risotto agli asparagi. La sezione commestibile dell’asparago si chiama turione. Gli asparagi verdi non si pelano, a meno che il diametro non sia particolarmente grosso e si veda che la parte esterna è molto fibrosa, ma ciò non succede praticamente mai. Sono invece gli asparagi bianchi che devono essere pelati.

L’asparago è un alimento ipocalorico. Ha 25 kcal/100 g.

Varietà

Comunemente, in molti sono abituati a pensare che esiste solo un tipo di asparago: quello verde, normale, conosciutissimo. In realtà no, l’asparago ha una immensa e grandiosa coltivazione che propone svariatissime varietà, partendo dal nord fino al sud. Difficile davvero poter elencare tutte le varietà di asparagi. Anche se è il nord a essere più noto per coltivare gli asparagi, un po’ in tutta Italia si coltivano: Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Puglia… sono tutte zone che regolarmente coltivano asparagi! Proprio per questa universalità nella coltivazione e in una richiesta del terreno non impegnativa, l’asparago è a tutti gli effetti un vanto del nostro paese, accessibile dovunque e in ogni località, pur essendo la loro stagionalità di pochi mesi. Passo brevemente in rassegna le varietà principali di asparago che troviamo in Italia.

Asparago bianco
Il suo gusto è molto diverso da quello verde, molto dolciastro, delicato, morbido. L’asparago bianco viene coltivato non esponendo il turione alla luce, che dunque rimane bianco perché non avviene la sintesi clorofilliana. Lo scarto di un asparago bianco è minore rispetto agli altri tipi di asparagi, ma tassativamente necessitano di essere pelati perché la parte esterna è troppo fibrosa e immangiabile. Usate un apposito strumento che peli gli asparagi. Va inoltre tolta la base, diciamo per la lunghezza di un dito circa. Anche il tempo di cottura è maggiore per questi asparagi: 10-18 minuti, a seconda della grandezza e del diametro. Le regioni che hanno tradizione degli asparagi bianchi sono indubbiamente la Lombardia, il Trentino e il Veneto. In Germania e nei paesi anglosassoni, gli asparagi bianchi sono spesso preferiti a quelli verdi!

Asparago rosa
Quello di Mezzago, in provincia di Monza e Brianza, è unico. La peculiarità di questo favoloso asparago è quello di prendere un colore rosato nella parte sommitale (3-4 cm) e la parte restante rimane invece bianca. L’asparago esce dal terreno, e l’esposizione alla luce è breve. Per intenderci, il raccolto avviene già a poche ore di distanza dall’alba, in mattinata, da quando esce dal terreno. Il colore della parte sommitale di questo asparago è dovuto proprio alla breve esposizione alla luce solare e al contenuto di minerali ferrosi del terreno.

Asparago violetto
Celeberrimo quello di Albenga, in provincia di Savona. Il violetto è un asparago piuttosto grande e ciò non è dovuto al terreno o all’esposizione, ma per un fattore genetico che fa avere al violetto 40 cromosomi anziché 20. La raccolta avviene già in marzo-aprile, un po’ prima degli altri asparagi. Ad oggi, la coltivazione del violetto è calata, poiché non è un asparago molto richiesto e si è preferito ripiegare su altre varietà o coltivazioni. Tuttavia, nel periodo primaverile, in qualche supermercato come Esselunga è ancora possibile trovarlo. Il violetto fu servito alla regina Elisabetta durante un pranzo e ad alcuni, forse, il violetto è noto per questo.

Asparagina
È molto sottile, cuoce davvero molto in fretta: circa 3-4 minuti bollendoli. Per alcune preparazioni, l’asparagina può benissimo essere passata in padella velocemente e servita così! Il gusto è una via di mezzo tra quello verde normale e quello selvatico, quindi il sapore ha un retrogusto pungente ma non eccessivo.

Ricette

Ortaggio pregiato, per ricette altrettanto pregiate. Questo è quello che si potrebbe dire se passiamo al vaglio tutte le ricette che esistono con gli asparagi. In realtà, è proprio la presenza dell’asparago che rende la ricetta pregiata anche quando l’accostamento è piuttosto semplice ed essenziale. Basta pensare agli asparagi alla Bismarck, molto comuni in Lombardia, cioè con gli asparagi che vengono bolliti e poi ripassati in padella con un uovo all’occhio di bue cotto sopra. Per chi desidera, si può dare una spolverata di Grana o Parmigiano e pepe. La difficoltà sta nel non rompere l’uovo! Ovviamente, l’asparagina può direttamente essere messa in padella senza che sia stata lessata. I teutonici amano abbinare l’asparago bianco a uova, prosciutto cotto e patate, poi esiste l’abbinamento con asparagi bianchi e salsa olandese. Quest’ultima ricetta è tipica dell’Olanda, ma anche della Francia e di alcune zone della Germania. Da noi, in Campania, si fanno anche le frittate con asparagi. La pasta con asparagi e gamberetti è una delizia con ben due ingredienti pregiati, ed esistono abbinamenti anche con trippa e asparagi. Ma forse il top delle ricette è rappresentato dal risotto agli asparagi. In Veneto, il risotto agli asparagi prevede l’uso dell’asparago bianco abbinato a formaggi locali come il Monte, ma per i lombardi si possono usare anche asparagi verdi abbinati a formaggi come il Taleggio e la Fontina, o anche il Gorgonzola. Non limitatevi al classico Grana o Parmigiano per valorizzare gli asparagi. Proprio perché gli asparagi sono così buoni e pregiati, provate accostamenti più raffinati, legati magari anche al proprio territorio. Ne vale la pena! E mi raccomando, se volete preparare un buon risotto agli asparagi, usate gli scarti per fare un buon brodo, unendo della cipolla o un mix di sedano, carota e cipolla insieme, ovviamente, alla parte scartata degli asparagi.

Fare sport è un affare… perché rifiutarlo?

Nel sito, descrivo spesso i vantaggi dello sport, sia a livello di salute, con i parametri fisiologici che cambiano radicalmente, sia a livello di alimentazione. Purtroppo, ancora in pochi comprendono che lo sport è una condizione necessaria per lo stile di vita corretto. Alcuni contestano questo fatto facendo notare che c’è anche “altro”. Questo “altro” che però non è mai ben chiarito da parte di chi contesta, e l’impressione che ho è che non si sia attivato quel senso di consapevolezza che verso killer come il fumo e l’alcolismo invece c’è. La sedentarietà è il grande killer del terzo millennio. Siamo bombardati di articoli da Novella 2000 o Focus dove si racconta in termini drammatici il male che fa rimanere sempre seduti sul divano o alla scrivania. L’errore di questi articoli è però, strano ma vero, proprio quello di assecondare lo svogliato e pigro, spingendolo a usare una serie di palliativi come parcheggiare lontano, fare le scale al posto dell’ascensore, alzarsi ogni tot dalla scrivania a lavoro. Si dovrebbe invece spiegare che, se non si fa sport, comunque a lungo andare si è spacciati. Per rispondere a chi mi dice che c’è anche “altro”, sono d’accordo con questo fatto. Probabilmente, avviene un’incomprensione logica, confondendo (come già avviene spesso) una condizione necessaria con una condizione sufficiente. Fare sport, chiaramente, non è condizione sufficiente per avere uno stile di vita corretto. Se uno continua ad abbuffarsi e assume più calorie di quelle che necessita, il sovrappeso prima o poi gliela farà pagare. Così come è inutile fare sport e mangiare bene se non si ha una mente equilibrata, affossati da ansia, stress e nevrosi. Non a caso, ho scritto un articolo che parla delle personalità critiche comuni tra gli sportivi non equilibrati (“Dimmi come fai (o non fai) sport e ti dirò chi sei…“).

Il concetto di “altro” riguarda la capacità di trovarsi tanti oggetti d’amore. Il problema è che la gente media non ha realmente tanti oggetti d’amore. Quindi, sono d’accordo che ci dev’essere anche “altro”, ma ci dev’essere davvero! È normale e giusto che sia così. Dall’altro lato, però, non bisogna parlare di “altro” come scusa per non fare sport.

Allungare la vita in salute

L’errore di chi non comprende la necessarietà dello sport ai fini dello stile di vita corretto è che vedono lo sport come qualcosa a sé, a compartimento stagno da tutto il resto. Diciamo che, se uno non ha eccessi, non fuma e non beve e segue una dieta frugale quando vede che il metabolismo cala dopo i 30 anni, si può arrivare a 60 anni in modo molto soft e senza particolari disturbi o patologie. Ma ecco che, proprio arrivati a 60 anni, noto tantissime persone che iniziano a cedere. Per quanto abbiano seguito una buona vita salutistica, la vecchiaia le coglie senza pietà. Non sono soggetti sovrappeso, sia chiaro. Magari parliamo della classica donna in menopausa che segue una dieta da 1200-1400 kcal, un po’ anche attiva e che fa delle passeggiate rilassanti con il marito. Eppure iniziano i problemi alle articolazioni, alla schiena e altro. Per molti è una condizione normalissima dovuta all’età. Errore! Errore perché la medesima condizione non si ha per uno sportivo! Il motivo per cui si tende a reputare normale l’avere problemi a 60 anni è dovuto al fatto che, per quanto la situazione sia migliorata negli ultimi 20 anni, è difficile trovare una persona che fa ancora sport a 60 anni. Cioè, statisticamente chi va in bici o corre a 60 anni è ancora una specie di mosca bianca. È qui l’errore! Non si dovrebbe guardare la media della popolazione, ma quella parte della popolazione che ha quel “plus”. Se si guarda quest’ultima parte, ci si accorge che gli acciacchi vengono ritardati, e verosimilmente la qualità della vita rimane alta fino ai 70 anni. Non c’è nessun trucco magico e non si parla di genetica, ma di persone normalissime che seguono uno stile di vita corretto. Perché, come dico sempre, non sono loro a essere dei fenomeni, ma sono gli altri a essere dei debosciati! E non ha pregio paragonarsi con chi è paralizzato in carrozzina, perché sono convinto che molte di queste persone, se potessero, si alzerebbero e andrebbero a correre. È decisamente poco rispettoso paragonarsi a soggetti che sono costretti a non poter fare sport per giustificare la propria pigrizia. È poco rispettoso nei confronti di chi sta davvero male, è davvero malato e non se l’è andata a cercare!

Insomma, se l’offerta è quella di essere ancora attivo a 80 anni come un 60enne sedentario, e il “prezzo” fosse la fatica profusa nel fare sport, sinceramente trovo che sia da stupidi rifiutare questa offerta. È interessante notare che chi mi contesta lo sport come condizione necessaria allo stile di vita corretto sia ancora giovane, under 40. E quando, appunto, arriva ai 60 anni, o trova vigliaccamente degli alibi e reputa tutto nella norma o si pente di aver trascurato lo sport, cercando come può di correre ai ripari. Chi pensa che sia troppo faticoso o impossibile fare sport per la salute legga l’articolo linkato sulla difficoltà nella programmazione sportiva, dove spiego che sbaglia a pensarla così!

Più energie da spendere!

Un’altra cosa che la gente fatica a capire (o forse non vuole capire?) è che l’attività sportiva ci educa ad essere efficienti anche in tutte le fatidiche “altre” cose della vita, dalle passioni agli oggetti d’amore, dal lavoro alle azioni reputate più banali come pulire la casa. Lo sportivo riesce a fare le stesse attività con una frequenza cardiaca più bassa (inferiore a 60 bpm). Spreca cioè meno energia per la medesima attività, rispetto a un sedentario che ha l’organismo di una cicala (discorso spiegato in “Calcolo del fabbisogno calorico (e per la massa muscolare)“). Il cuore si risparmia di più, ma l’organismo è più efficiente perché l’attività sportiva lo ha abituato a mantenere intensità più alte. Riflettete su questa cosa.

Va bene, alcuni continueranno a dire che nella vita non c’è solo lo sport, che c’è sempre questo “altro”. È però indubbio che lo sport ci fortifica fisicamente, e per conseguenza anche nella psiche. Uno può anche non fare sport, ma con lo sport abbiamo più energia per amare più cose nella vita. Tutto questo diventa sempre più importante man mano che l’età avanza, dove chi non fa sport, poiché il fisico non dà sempre meno supporto, rinuncerà gradualmente a molte cose che prima piacevano o si amavano. Ovvio che nessuno può fermare l’invecchiamento, ma lo si può ritardare. E ritardare la vecchiaia vuol dire avere più anni di vita per amare. Se è vero che solo in pochi sono portati per la maratona (correndola al meglio, si intende), sicuramente l’uomo come specie è fatto per essere molto attivo. Perché dovremmo sprecare questa incredibile opportunità?

Gli esempi

Gli esempi che potrei fare per dimostrare quanti vantaggi ci sono nella vita quotidiana, grazie allo sport, sono molti. Per alcuni, caricare e scaricare la spesa è paragonabile alla palestra per un culturista, mentre per me è una sciocchezza. Per molti, cucinare è un inferno, mentre io riesco a farlo velocemente perché ho più “birra in corpo”. E poi ancora, uno sportivo che lavora in fabbrica esegue il suo lavoro nella metà del tempo rispetto a un soggetto sedentario che tornerà a casa con la schiena a pezzi. Per non dire del fare le pulizie. Io ci metto 10′ per passare il pavimento di due camere grandi, mentre per altri significa già spaccarsi la schiena. E ci sono le passioni e gli oggetti d’amore, ovviamente. Se sono abituato a fare sport, camminare per tutto il giorno per visitare una città o un museo è facilissimo e poco impegnativo dal punto di vista fisico. Un sedentario impiega 3 giorni per visitare una città, mentre lo sportivo impiega appena 1 giorno e nei restanti 2 giorni può visitare e vedere un sacco di altre cose! O banalmente, il caldo in estate e il freddo in inverno vengono gestiti meglio, perché il corpo ha imparato a fortificarsi. Nessun malanno da cambio di stagione, jet lag né niente. Certo, magari questi esempi non avranno senso per un giovane, ma peccato che invecchiando rischia di essere troppo tardi per rimediare. Ah no, dimenticavo che, ormai, anche i 20enni hanno tutti quegli acciacchi tipicamente dei vecchi…

Tutti questi esempi spiegano che non è così faticoso fare sport. I benefici sono notevoli e abbracciano così tanti ambiti della vita quotidiana da far sembrare la fatica sportiva quasi una sciocchezza. Qualcuno non ci crederà ancora, e allora dico: provate e vedrete!

Insomma, se volete cambiare la vita e ottenere il massimo, fatevi del bene e fate sport! Perché l’investimento sarà globale, in tutto ciò che riguarda la vita quotidiana. Oggigiorno, i mezzi a disposizione sono davvero tantissimi e ci sono tantissimi sport che, se praticati bene e ad intensità allenanti, ci donano benessere e ritardano la vecchiaia. Per la maggioranza, la corsa è lo sport principe e più versatile, ma esistono anche il ciclismo, lo sci di fondo (per chi abita in montagna e in inverno), il nuoto di fondo, addirittura il trekking. Di fatto, con questo “menù” a disposizione, bisogna proprio essere pigri e svogliati per non fare sport. Non fermatevi a una vita soft, ma imparate ad affrontare le situazioni e trovate le soluzioni per migliorare. Certo, nessuno dice che è sbagliato mantenere una dieta sana e non essere sovrappeso ma, se pensate di essere equilibrati, non limitatevi a vivere in modo soft, perché chi vive in modo soft è sempre in una situazione instabile, borderline, dove alla prima difficoltà si crolla inesorabilmente.

I fenomeni al contrario… e quei tristi salutisti!
Inizia a correre

La dieta dello sportivo sulle orme dei nostri antenati
Quanto allenarsi per la salute?

Imparare ad essere ultimi

Anche questo maggio 2017 è un maggio atipico. Mi aspetta un fondo lento di 12 km. In nottata, ho dormito poco e male. Fuori fa freddo, non sembra per niente primavera. Piove e non mi va di uscire. Poi però vinco la “sindrome da moribondo” e decido di uscire e, come per ripagarmi per essere uscito, sento il ritmo incredibilmente facile. Probabilmente è anche merito delle ripetute di queste ultime settimane. Certo, per molti un lento di poco inferiore a 6’/km è un ritmo decisamente da tapascione, un “bottom” che corrisponde al riscaldamento di un atleta di caratura mondiale, ma a me non importa e sono gratificato dai miglioramenti. Il fisico tiene, ha imparato ad avere più resistenza e il fiato si è molto più allenato. È inutile negarlo, correre mi ha permesso di avere una maggior spiritualità nei confronti della vita. Perché, quando corri, devi correre e basta. Non hai una bicicletta che ti tiene su e non hai l’acquaticità che, con la tecnica, ti permette di sottoallenarti facendoti credere il contrario. No! Quando corri, corri e basta. E anche quando non ti va, o corri o molli. Ed è proprio per questo che è ancora più bello quando riesci a correre anche quando ti inventi 1000 mila problemi e malanni per non uscire a fare la sgambata.

Tutti partiamo ultimi. Io sono partito ultimo, in veramente tantissime cose dove ho dovuto anche fare il doppio della fatica rispetto ad altri. Ed è partito ultimo anche il più grande campione. L’importante è che non ce ne dimentichiamo, apprezzando quello che viviamo e avendo la voglia di andare sempre avanti.

Quando si scende dalla giostra

Fra gli insegnamenti più importanti che la corsa mi ha riservato, c’è quello di capire il valore di non buttarsi giù quando si arriva ultimi, perché è proprio da qui che si risale la china. D’altronde, anche i più grandi campioni, per arrivare ai loro livelli hanno dovuto imparare e quindi sono per definizione partiti ultimi. Chiamatela pure una rivisitazione del famoso detto decoubertiano “l’importante è partecipare”, ma il senso è in realtà ben diverso. Chi si bea dei suoi successi e delle vittorie non ha capito nulla dalla vita, perché troverà sempre chi è più forte di lui e gli farà mangiare la polvere. Oppure, si limiterà a primeggiare solo con chi è più debole, avendo quella sicumera di sentirsi forte. D’altronde, la mia risposta standard a chi impara le arti marziali per darle al criminale da quattro soldi è che, se voglio fargli capire chi comanda, gli sparo. Poi, chissà perché, partono svariate elucubrazioni dicendo che si parla di chi cerca di derubarti, che è “ovvio” che chi ti vuole davvero ammazzare non si ferma chiacchierare… insomma, alla fine il senso è che si china comunque la testa davanti a chi è più forte e il bullo viene ricacciato a zero!

Rimango sempre un runner mediocre, che corre come una scamorza e tapascione quasi fiero di esserlo. E questo pur consapevole di essere messo meglio rispetto alla maggioranza dei miei coetanei (ancora 30enni!) che al massimo corricchia 30′ con il walkman. Ma a me non importa, per me è normale, per me conta che sto amando ciò che sto facendo. Guardo con ammirazione campioni come Bekele o Kipchoge e sono felice di dare il massimo quando esco per quei 10 km striminziti. So che il mio corpo funziona bene, che posso fare un fondo lento e il giorno dopo sono già pronto per una serie di ripetute. Ecco, questo mi rende felice e realmente consapevole delle mie capacità. Perché non dimentico mai i miei primi tentativi di correre, quando arrivare a fare 45′ senza smettere a passo da jogging a 10 km/h era un successone. Non dimentico quando ho dovuto ripartire da capo dopo alcuni mesi di fermo e gli infortuni che ho patito per riprendere la forma fisica. So che posso fare di meglio e mi impegnerò a lanciare sempre il guanto della sfida, ma sono già felice così. La fatica mi ripaga con dei mediocri risultati in termini assoluti, ma che per me diventano ogni giorno una specie di record. E quando mi riguardo indietro, mi dico che sono qui perché sono partito ultimo. Chi dimentica di essere stato ultimo almeno una volta nella vita, poi si ritroverà spiazzato quando dovrà scendere dal trono. E questo accade a tutti, prima o dopo. Nessuno n’è immune. Il calciatore che in quei 15 anni guadagna milioni si ritira e nessuno lo ricorda più se non negli annali, ma poi i decenni passano e tutti se ne dimenticano. Chi ha un quoziente intellettivo di 170 viene superato da chi ha 180 e, se contrae una malattia neurodegenerativa, il quoziente intellettivo va a farsi friggere e non serve più a niente. Chi corre la 10 km in 34′ si becca un infortunio tosto e non riesce più a tornare ai suoi vecchi livelli. E così via! Non sto gufando, se è questo che state pensando. Mi basta vedere quanto è crollato José Mourinho quando i suoi metodi per così dire poco diplomatici hanno iniziato a non funzionare più e ha dovuto farsi un bel bagno di umiltà per rimettersi in carreggiata. Il senso è che, se eccellete in qualcosa, dovreste essere già grati perché avete l’opportunità di coltivarla, a prescindere dal successo. Io d’altronde “ringrazio” ogni volta in cui finisco un allenamento senza infortunarmi, rispetto a chi deve a tutti i costi raggiungere certe prestazioni e poi si scassa. Non mi risparmio mai, e non mi si vedrà mai correre con il walkman. Semplicemente, non ho dimenticato cosa vuol dire essere ultimi.

I samurai del calcio giapponese

Uno dei tanti esempi che trovo significativi per spiegare questo insegnamento è il Giappone ai Mondiali in Russia del 2018. Avanti 2-0, si fanno prendere sul 2-2 dal Belgio. All’ultimo minuto, anziché fare melina per arrivare ai supplementari, cercano il terzo gol. Non lo trovano, ma trovano la beffa ed escono agli ottavi. Dopo un attimo comprensibile di abbattimento, i giocatori nipponici vanno verso la curva dei loro tifosi e fanno un inchino. Alla fine, lasciano gli spogliatoi anche più puliti di prima, con un biglietto che dice “grazie”.

Il Giappone ha tanti difetti, ma la loro Nazionale di calcio, in questo caso, ha dimostrato cosa vuol dire mantenere la propria dignità e accettare la sconfitta. Tutto questo mentre la Germania (vedi anche “La motivazione dell’amore“), all’opposto, è uscita ai gironi tra l’arroganza e le polemiche. I giapponesi non solo non hanno distrutto nulla come fanno molti italiani, ma hanno ripulito lo spogliatoio come un gesto del tutto normale. Quello che hanno fatto i giapponesi dopo la sconfitta agli ottavi contro il Belgio non è solo un esempio di sportività, ma di vita, che vale in tutto ciò che facciamo. Il vero vincente è chi sa prima di tutto perdere e sa che è sempre partito ultimo prima diventare un “campione”. Ricordatevelo sempre. Anche se raggiungete grandi traguardi, prima di arrivarci eravate ultimi e questo non va mai dimenticato per poter vivere davvero bene la vittoria.

La società dei falliti

L’importanza delle ripetute per il runner

Le ripetute sono una tipologia di allenamento essenziale, importantissima, nella fase di potenziamento. Servono per allenare la velocità e a mantenerla lungo una distanza. Dunque, le ripetute saranno studiate opportunamente per una distanza, ma per chi è alle prime armi servono anche per gestire meglio l’acido lattico nell’organismo e migliorare il massimo consumo di ossigeno. Le ripetute non servono solo per preparare una distanza, ma anche per gestire i periodi agonistici: ne discuto meglio in questo articolo.

Per il classico runner tapascione come me, sostanzialmente voglio considerare ora tre tipi di ripetute come esempi: sui 400 m, sui 1000 m e, infine, delle ripetute un po’ più avanzate sui 2000 m. Naturalmente, esistono altre tipologie di ripetute, come ad esempio una terna da ripetere per due volte di 3000-2000-1000 m. Oppure 3×3000 m con recupero di 1 km a fondo lento. Ma sono ripetute per atleti più avanzati. Di solito, il runner amatore opta per le ripetute sui 400 m e sui 1000 m, mentre andando avanti possiamo dedicarci alle ripetute sui 2000 m. Ovviamente, non dimenticate mai il riscaldamento! Un buon riscaldamento per allenarsi con le ripetute dura almeno 20-30 minuti più allunghi, in modo da sfruttare al massimo le fibre veloci nelle ripetute dopo aver consumato quelle lente nel riscaldamento.

Una cosa che tengo a dire è che le ripetute sono lo spauracchio di molti. Effettivamente, la sensazione di fiatone a mille non è facile da sostenere. Ma le ripetute, per quanto siano allenamenti tosti, non devono servire per massacrarsi. Vanno corse nel modo giusto, con un certo criterio. È ovvio che non sarà facile come fare jogging, ma se l’intento è massacrarsi state sbagliando approccio! È per questo che le ripetute spaventano tante persone. Si ha questa errata idea di doverci “morire dietro”, ma è sbagliato! Le ripetute, come vedremo, hanno un ritmo e devono essere corse bene. Se voi vedete le ripetute sotto questa chiave, vedrete che non ne avrete più paura e, nel programma che avete stilato, le farete con piacere e normalmente. Certo, se quello che davvero vi spaventa è il fiatone come accade ai jogger, allora mi sa che non ci siamo. Personalmente, come detto, considero le ripetute come dei test. Se le corro male, vuol dire che devo lavorare meglio sugli altri allenamenti. Quindi ci riprovo e vedo se ho agito correttamente. È questo il vero scopo delle ripetute, che hanno senso se inquadrate in un programma globale.

Un’altra precisazione di vitale importanza: per sfruttare lo sforzo di un allenamento con ripetute e portare l’organismo ad adattarsi, è bene capire il funzionamento del principio di sovraccarico, ma ne ho parlato nell’articolo sulla soglia anaerobica. Per sfruttare bene il principio di sovraccarico, dopo una prova di qualità (fondo medio o progressivo) è bene aspettare almeno 2 giorni, meglio se 3, prima di fare le ripetute. Il giorno dopo una seduta di ripetute si può eseguire un fondo lento (10-12 km, cioè un’ora) per sfruttare un po’ di deplezione di glicogeno. Andremo quindi ad allenare le doti di recupero e avremo una miglior efficienza nel consumo energetico (cioè, anche grassi e non solo glicogeno). Se fate un progressivo o un medio al sabato, dovreste fare le ripetute al mercoledì, inserendo un lento il lunedì (su 4 sedute settimanali).

Quanto deve durare un ciclo di ripetute? Diciamo che è variabile, da 1 mese a 2 mesi. Sicuramente, non dovremmo andare oltre i 2 mesi.

Alimentazione

Un appunto importante per quanto riguarda l’alimentazione. Le ripetute consumano molti carboidrati, quindi è necessario arrivare a farle con le scorte di glicogeno ben cariche. Seguite queste indicazioni per sapere come agire correttamente.

Ma servono?

Prima di andare avanti, voglio spiegare questo aspetto. Le ripetute sono importanti, ma bisogna capire in che senso lo sono. È un errore credere che, massacrandosi di ripetute, diventeremo veloci come i professionisti. Idealmente, un allenamento con ripetute andrebbe inserito per non più di una volta a settimana in un contesto di running amatoriale, anche evoluto. L’allenamento con ripetute serve per ottimizzare una distanza, appunto, ma una volta che siamo a quei livelli un ulteriore miglioramento può essere solo di pochi secondi al km. E poi stop! Per chi ha già raggiunto il top, non fa differenza se fa ripetute una volta a settimana o se le fa ogni tanto in periodi mirati, a patto di mantenere i livelli raggiunti con il fondo progressivo (in caso contrario, si avrà un deallenamento e si dovrà ripartire da capo). E non è finita qui. Potete anche correre le ripetute come dei matti, ma dovete anche curare le capacità aerobiche. Per fare questo, non fate l’errore che fanno in molti di fare solo ripetute e lenti. Imparate anche a fare il fondo medio per sviluppare la resistenza! Se non avete resistenza, potete anche correre velocissimi le ripetute, ma in gara non avete la resistenza e finite per crollare. Tutto ciò significa che non basta ammazzarsi di ripetute per migliorare una prestazione. Per ottenere un miglioramento della prestazione, occorre un’unione di diverse caratteristiche, di cui le ripetute sono solo UNA parte! Inoltre, ammazzarsi di ripetute predispone a una maggior probabilità di infortuni. Per tutto quanto detto, a mio parere è forse più importante eseguire correttamente il medio. Le ripetute ci vogliono per allenare la velocità. Senza il medio, però, la velocità rischia di non essere ben consolidata in prospettiva della gara. Ecco perché, da semplice amatore, considero le ripetute importanti, ma senza darne capacità taumaturgiche o assolute.

Per chi possiede un ampio margine di miglioramento, il volume è praticamente l’unico fattore determinate. Se uno parte da principiante con 3 sedute e 30 km settimanali, passando a 6 sedute sperimenterà un miglioramento che gli sembrerà miracoloso. Bisogna vedere quanto reputiamo abbastanza e gioire, eventualmente, della corsa con fine principalmente salutistico (che comunque richiede una buona qualità, quindi la prestazione non manca). C’è chi mette su volume e migliora spontaneamente la prestazione, anche nel corso degli anni, senza far mancare i dovuti periodi di scarico. Quando i miglioramenti per quel volume si esauriscono, possono tranquillamente decidere che va bene così. Non dimentichiamo mai che, se anche corriamo 3 volte ma tiriamo sempre nelle ripetute, rischiamo di infortunarci di più rispetto a chi corre 5-6 volte con lenti e progressivi e un volume maggiore di allenamento. Ai principianti, a dire la verità, si dovrebbe consigliare di incrementare il volume su 3 sedute e aumentare la resistenza, anziché partire subito a manetta con ripetute che potrebbero non essere ben digerite. Ovviamente, l’incremento di volume, che sia per 3 sedute o su 5-6, dovrà essere molto graduale proprio per evitare di infortunarsi!

Numero e struttura delle sedute

Le sedute settimanali possono andare da 3 a 6. Tre sono il minimo sindacale per costruire qualcosa di sensato e gli allenamenti dovrebbero essere i seguenti: ripetute, lungo lento, fondo medio. Teoricamente, dovreste rimanere a una decina di secondi al km rispetto a 6 sedute. Ciò nonostante, non è detto che allenarsi 6 volte sia indolore, anzi, spesso conviene farne 4 o 5. Con 6 sedute, il rischio di sovrallenamento non è minimale (un sintomo è l’insonnia). Su 3 sedute, è meglio inserire il fondo medio per sfruttare meglio il sovraccarico. Su 4 o 5 sedute, in base al tipo di ripetute, potete fare un medio o un progressivo (la variante del progressivo che decidete è a discrezione e deve permettere di arrivare freschi alle ripetute). Il salto di qualità si ottiene passando da 3 a 4 sedute, mentre con 6 abbiamo miglioramenti praticamente inavvertibili per un amatore. Ricordatevi di distanziare bene i due allenamenti di qualità. Il lento del giorno successivo alle ripetute non dev’essere troppo stancante. Per chi si allena 3 volte a settimana, state attenti a non tirare più del dovuto perché rischiate, paradossalmente, di recuperare meno rispetto a chi fa più sedute.

Come correre le ripetute?

Sulle ripetute, si dice spesso di tutto e di più. È una vera e propria selva dove c’è chi dice una cosa e chi l’esatto contrario. Chi è meno esperto, quindi, si ritrova a capirci ancora meno di quando ha voluto informarsi. Può sembrare un dire tutto e niente, ma:

per sapere come correre le ripetute, bisogna… correrle!

Cosa vuol dire la frase sopra? Che intanto iniziate. Imparate a capire che cosa sono i ritmi, che obiettivi potete raggiungere (obiettivo REALISTICI!). A mano a mano che proverete le ripetute, imparerete automaticamente a valutarvi e a capire come funzionano. Può sembrare banale, ma il miglior modo di sapere come eseguire le ripetute è provare a correrle e ragionare a posteriori su quello che si è fatto. Non vi preoccupate, imparerete più facilmente di come sembra! Alla fine, le ripetute sembrano così tanto una selva semplicemente perché… sono un allenamento più flessibile di quello che si crede! Ci vuole un’ottima sensibilità al ritmo per correre bene le ripetute, ma questa dote si acquisisce solo con l’esperienza e facendo dei tentativi, anche in apparenza ingenui.

In realtà, le ripetute devono comunque saper dare un po’ di sensazione di averne ancora. Solo così è possibile fare delle valutazioni. Se ci si massacra e scoppia, invece… si scoppia, appunto, ed è difficile poter dire qualcosa. Un’altra cosa che NON si fa è finire in progressione, cioè partendo ad esempio a 4’50” e finendo l’ultima ripetuta a 4’29” come ho visto fare da alcuni. Non capirò mai chi fa le ripetute per devastarsi, perché non è questo lo scopo. E a maggior se poi i progressi finiscono qui, crollando in gara perché non si è data importanza ad altri aspetti come la resistenza.

Inoltre, è sempre bene non bloccare l’allenamento di colpo quando si finisce. Sciogliete i muscoli e fate un defaticamento di 5-10′ al passo o a ritmo blando. Ciò vi permetterà anche di smaltire meglio l’acido lattico, cosa importante se vi allenate nel dopolavoro e non volete disturbare il sonno. L’acido l’attico si smaltisce nel giro di poche ore ma, se dobbiamo andare a dormire, una scorretta fase di disattivazione provocherà insonnia! Bloccare di colpo un allenamento così intenso può provocare capogiri, crampi e infortuni.

Per i principianti

Per i neofiti, per coloro che da poco hanno superato il moribondo della corsa, il consiglio ragionevole è quello di approcciarsi gradualmente alle ripetute. Potete iniziare facendo delle ripetute “ignoranti”, correndo ad esempio per 1′ al massimo alternando con 5′ minuti di camminata o corsa lenta, poi arrivando a 2′ di corsa al massimo e così via. Infine, quando l’organismo è più abituato al “fiatone”, si possono eseguire delle ripetute più scientifiche come quelle descritte.

CONSIGLIO!
Non fate un allenamento con ripetute se non avete smaltito bene l’allenamento precedente. Piuttosto, riposate per un giorno e fate un fondo lento il giorno successivo alle ripetute per imparare un po’ a correre in deplezione di glicogeno. Ma, come regola, mai fare un allenamento con ripetute se non si è belli freschi dal precedente allenamento. Fate un pasto abbastanza carboidratico 3-4 ore prima, ma senza appesantirvi, comunque facilmente digeribile e senza sforare dall’introito calorico settimanale.

Esempi di ripetute standard

Ripetute sui 400 m

Di solito sono 10×400 m con recupero di 1′ da fermo. Sono le ripetute ideali per chi prepara gare sui 3000 m e i 5000 m. Sono anche predittive del tempo che si avrà sui 5000 m, cioè la media delle singole ripetute, moltiplicata per 14, dà una stima del ritmo sui 5000 m. Un atleta che corre i 400 m con una media di 1′, ad esempio, correrà la 5000 m in 14′. Per preparare la 10 km, il 10×400 m va bene per atleti non particolarmente veloci. Le ripetute devono essere eseguite a 15-20”/km in meno del ritmo gara e con un range di 10” tra la ripetuta più lenta e quella più veloce, senza scoppiare. Il 10×400 m può andar bene per preparare anche la 10 km, ma per chi non è molto veloce, ovvero lo scopo principe è la velocità. Il 400 m (da 10 a 15 ripetute) è ottimo anche per allenare il massimo consumo di ossigeno, con un ritmo molto tirato e un recupero di 1:1, cioè con recupero equivalente alla durata della ripetuta.

Ripetute sui 1000 m

La ripetuta classica è di 6×1000 m, con recupero di 1’30” da fermo. Si può arrivare anche a 10 ripetute, in base al valore dell’atleta, ma come al solito, per il tapascione, va bene mantenersi a 6×1000 m. Il ritmo è di 15-20”/km in meno del ritmo gara.  Il range tra la ripetuta più lenta e quella più veloce è di 10” e non si deve scoppiare. Alcuni atleti optano per un 15×400 m con recupero da fermo di 1′ (e non di un minuto e mezzo!) per preparare la 10 km. La distanza totale percorsa è sempre di 6 km, ma il recupero deve necessariamente essere più breve perché semplicemente la ripetuta dura meno. Perché si dovrebbe preferire il 1000 m per preparare una 10 km? Molto semplice, il 1000 m predispone di più la tenuta su una distanza più lunga e insegna a correre in modo più aerobico. Un 400 m è una ripetuta brevina e dà la sensazione che poi tanto ci si riposa, cosa che per la 10 km non è funzionale a meno di non essere già non molto veloci.

Ripetute sui 2000 m

Il ritmo da mantenere è quello esatto da gara. Il recupero è di 2′ da fermo e il numero di serie per preparare la 10 km è di 4, mentre con 5 la seduta è decisamente impegnativa e adatta solo a chi è ben allenato. Nonostante il ritmo sia più leggero rispetto ai 400 m e ai 1000 m, la differenza è sensibile, perché si corre di più ed entra di più in gioco la resistenza. Che vi ho già detto, infatti? Le ripetute non servono per massacrarsi. Sì, lo so, sembra che canti sempre la filastrocca, ma meglio essere, scusate il gioco di parole, ripetitivi piuttosto che non farsi capire. Il recupero è di 2′ per permettere di smaltire bene la ripetuta precedente, ma senza permettere di correre troppo velocemente la successiva.

Per dovere di cronaca, le ripetute sui 400 m sui 1000 m non danno una esatta prospettiva sui 10 km. Dovrebbero servire per tirare il più possibile ma senza devastarsi, a ritmo costante. Le vere ripetute che danno una realistica previsione sui 10 km partono dai 2000 m, perché si corre a ritmo gara. Si possono fare delle ripetute sui 1000 m con 2′ di recupero da fermi, ma dovremo andare a tirare di più e, ovviamente, diventa ancora più difficile stabilire il differenziale rispetto alla distanza completa dei 10 km. Anche un 2×5000 m a fine ciclo può andar bene per gli atleti più evoluti.  Non fatevi spaventare dalla lunghezza, perché il recupero è passivo e i tratti sono corsi a ritmo gara. Un 10×400 m corso a mille può essere, in realtà, molto più tosto. I tratti del 10×400 sembrano (e sono) brevi, ma provate a tirarli, senza scoppiare, a -15-20”/km. Fidatevi, è un massacro e, oltretutto, potreste addirittura infortunarvi. Quello che ho detto sulle ripetute lunghe si comprende meglio se proveniamo da un ciclo di incremento del volume che, come ormai avrete capito, è il vero fattore determinante per la prestazione. Forse sarà sbagliato il modo di dirlo, ma diciamo che i cicli di ripetute sono un po’ una forma di ottimizzazione, almeno per un semplice runner amatore. Ecco perché questi cicli non devono mai durare troppo, non più di 2 mesi. La fase di volume, invece, può andare da 2 a 4 mesi.

I miei sono esempi di ripetute tra i più usati, dei classici per allenare la distanza sulla 10 km in base al livello di ognuno. Non sono gli unici, ovvio, ma danno delle buone direttive per l’amatore standard. Diciamo che hanno uno scopo prettamente didattico! È possibile provare i diversi tipi di ripetute in base alle esigenze. Ciò dimostra che le ripetute non sono poi così spaventose come si crede ma, anzi, per chi le sa comprendere sono un campo vasto, interessante e divertente.

Durata del recupero e numero delle ripetute

Non solo il ritmo dev’essere ottimale rispetto alla distanza delle ripetute, ma anche il tempo del recupero dev’essere opportunamente tarato insieme al numero delle ripetute. Il senso del recupero è riportare l’organismo alle condizioni normali, ma non eccessivamente, cioè l’organismo dev’essere ancora “caldo” quanto comunque basta per ripartire senza scoppiare. Dunque, se il tempo del recupero è eccessivo, l’allenamento di fatto si dimezza o è addirittura nullo nei casi peggiori. Spesso ho visto fare delle ripetute da 8×400 m in perfetto ritmo gara, con addirittura 2′ di recupero da fermo: è ovvio che una serie di ripetute del genere non serve assolutamente a nulla, forse nemmeno a chi corre da meno di 6 mesi il quale, appunto, preferibilmente dovrebbe puntare sull’aumento del carico di allenamento. Se l’intento è aumentare a poco a poco il numero delle ripetute, ci può stare, ma il ritmo e i tempi di recupero devono rimanere quelli previsti. Sbagliare la durata del recupero è un gravissimo errore. Alcuni corrono la ripetuta a velocità da folli anche sui 1000 m, ma poi fanno un recupero eterno (anche oltre i 2′ da fermo!) e in gara non riescono a tenere il ritmo. E magari, non curano nemmeno il fondo medio per allenare la resistenza e a rendere “stabile” la velocità. Ma se fai le ripetute sui 1000 m, mi spieghi che senso ha fare 2 minuti e mezzo o addirittura 3 minuti di recupero da fermo? L’ho già detto, le ripetute non servono per massacrarsi.

Il recupero fa a tutti gli effetti parte dell’allenamento!

Allo stesso modo della durata del recupero, nemmeno ha senso correre delle ripetute giusto per fare, senza un fine fisiologico mirato. Se vogliamo preparare una 10 km, il minimo di ripetute sui 400 m dev’essere di 10, con un optimum di 15, oppure meglio optare per un 6×1000 m. Ripetute più blande, con meno frazioni, sono inutili. Potete utilizzare ripetute più soft, come ad esempio un 10-12×200 m con 1′ di recupero da fermo, quando siete in fase di non ottimizzazione su una distanza o quando fa caldo e quindi è follia pensare di fare super tirate a 30 °C e sole che scotta.

Recupero attivo o passivo?

Per chi vuole provare ripetute diverse e si è fatto l’esperienza, sorge la domanda: è meglio fare recupero attivo o passivo ? La risposta non è così scontata e, sorprendentemente, la risposta è: dipende! Premesso che parliamo già di un atleta sufficientemente allenato, che ha ampiamente superato il moribondo per la corsa, non ha alcun senso fare un recupero al battito, cioè rimanendo fermi finché il battito cardiaco non arriva a 120 bpm (o 130-140 bpm che dir si voglia). A questi livelli, il cardiofrequenzimetro lo potete benissimo rivendere al mercatino dell’usato! Premesso questo, gli studi evidenziano che il recupero è tarato in base agli scopi. Il recupero è una parte molto importante per un allenamento con ripetute, poiché decidere quanto deve durare e se è attivo o passivo può rendere efficace o, al contrario, vanificare l’allenamento!

Come si deve comportare chi si allena per la tipica distanza della 10 km? In linea generale, gli amatori dovrebbero preferire il recupero passivo. Questo perché quello attivo si dovrebbe teoricamente fare al ritmo di jogging, che è un ritmo da passeggio. Indicativamente, tale ritmo corrisponde a 1’/km in più della corsa lenta. Se uno ha il ritmo del lento a 6’/km e fa 10 km in 50′, capite che fare jogging a 7’/km non è più corsa. Ma vale anche per chi è più veloce. Se corro 10 km in 45′ e ho un lento vero a +70-80”/km, alla meglio avrò un recupero attivo a 6’40”/km ! Tanto vale fare un recupero passivo più breve e camminare sul posto boccheggiando. Non ridete per questa cosa, perché l’ho visto fare anche da runner con 42′. Il recupero attivo, per gli amatori, dovrebbe essere corso al ritmo del fondo lento, ma con fisiologia diversa.