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Sacchetti bio, ipocrisia all’italiana e consumismo

Gli italiani contro il furto dei sacchetti bio. C’è chi pesa le arance una per una per non acquistare il sacchetto per la frutta e la verdura, che ora viene menzionato come costo nello scontrino. Beh, è innegabile che questo sia l’ennesimo esempio di come l’Italia primeggi sempre quando c’è da mettere un costo o una tassa in più. Siamo sempre indietro sulle istituzioni e abbiamo sempre la burocrazia lentissima, ma quando c’è da alzare qualche prezzo qui e lì non ci facciamo mai togliere la pole position. Tutto questo non lo nego affatto. La polemica sui sacchetti bio nasce da una direttiva europea che ha come fine la salvaguardia dell’ambiente. Solo che l’Italia ha voluto fare a modo suo e disordinatamente, rischiando di incappare in sanzioni. E come al solito, per rimediare andiamo a complicare la vita alla gente. E sono anche non d’accordo, ma d’accordissimo, che per come siamo abituati sia l’ennesima trovata per poter truffare la gente con regolamentazioni ridicole e da pagliacci. I sacchetti bio possono cioè essere benissimo contestati dicendo che i problemi ambientali non si risolvono mai per davvero se continuiamo ad essere in sovrappopolazione, quindi tante normative sono solo una specie di terapia del dolore finché si arriverà al punto di reset. Che senso ha impuntarsi sui sacchetti bio, se poi si abita in città e si respira smog e inquinamento? Ipocrisia!

N.B. Nei paesi nordici non esistono i sacchetti per frutta e verdura come da noi. In Inghilterra la gente se la porta da casa o alla peggio lascia il pomodoro o il peperone così nel carrello perché si paga al pezzo. Non c’è la bilancia per pesare. Altrimenti si accetta di pagare la confezione e stop.

Vorrei però andare oltre a tutte queste considerazioni e sottolineare come la gente sia incoerente. Tutta questa gente che si lamenta dei sacchetti bio,

perché non si lamenta e non protesta contro i rincari del consumismo?

Quelli delle arance pesate una per una sono gli stessi che vanno in giro con i super cellulari. Io mi ricordo che 6 anni fa si poteva ancora trovare un buon cellulare di medio-bassa fascia a 150 €. Oggigiorno non esiste più questa fascia. Si passa da quelli a bassa fascia (gli Wiko) a cellulari da 180 € che si rompono più facilmente. Ma nessuno se n’è mai lamentato. Considerando una durata “media” di un cellulare, abbiamo un rincaro sui cellulari di almeno 5 € all’anno, cioè un costo del tutto paragonabile ai sacchetti bio se non maggiore. Nessuno si è mai lamentato del rincaro dei cellulari, ma per i sacchetti bio sì. Naturalmente i cellulari servono solo per Facebook. 500 € di cellulare sprecati per un social network dove la gente si illude di poter contare qualcosa come i VIP.

E che dire dei portatili venduti alla Media World, all’Euronics, da Trony ecc? Hanno tutti Windows preinstallato (quando non è un costosissimo e griffatissimo Apple, si intende) e sono sempre ogni volta 50 € che volano via. Siamo obbligati. Non c’è nulla da fare. Se compri il portatile in queste catene, avrai sempre Windows preinstallato, quindi il portatile ogni volta costa di fisso 50 € in più di sola licenza Windows. Mai visto nessuno protestare contro Euronics o Media World. Nessuno va a cercare un computer freedos nel negozio all’antica, per poter installare un vecchio Windows o un altro sistema operativo come Linux (io ho fatto così, ho un freedos dove ho installato al momento Xenial Xerus… ci vuole un attimo!). E protestano per i sacchetti bio.

Poi possiamo pure trovare altri esempi. Sono sicuro che in pochi si salvano. Le donne che hanno sempre bisogno di scarpe, gli uomini che vanno al bar e spendono 4 euro di aperitivo. Ce n’è per tutti e per tutti qualcosa si trova. Ah già, ti stanno a rispondere che uno si deve “pur” divertire (già questo è indice del sopravvivere anziché vivere). Bene, i soldi per divertirti li hai ma per mettere la verdura nel sacchetto no? Insomma, i soldi per apparire li hanno sempre. Quindi perché lamentarsi dei sacchetti bio? La coerenza prima di tutto, se no criticare i sacchetti bio diventa goffo ed è normale che i legislatori continuino con queste trovate.

Insomma, la solita ipocrisia all’italiana. Protesta contro i sacchetti bio e guerriglia nelle partite di calcio, ma nessuna protesta diretta contro i politici, il governo e la burocrazia. Anzi, domani siamo tutti a votare qualcuno della vecchia politica. Gli italiani non ce li vedo proprio nei panni dei coraggiosi catalani. No, macché. Non conta la vera libertà, ma impuntarsi sui sacchetti bio. Quello che conta è apparire. Della serie, compro un cellulare da 500 € così ho il top gamma e me ne posso vantare su Facebook, poi siccome voglio apparire anche un populista che “ci tiene” protesto contro i sacchetti bio. E poi ditemi voi se non siamo allo sbando.

Formaggio, storia e bontà

Il formaggio è un alimento tipico e tradizionale del nostro paese. I nostri concorrenti diretti, per cultura e vicinanza, sono i francesi e gli svizzeri ma, a sorpresa, anche gli inglesi hanno un’ottima produzione di formaggio (specialmente gli erborinati, vedi lo Stilton). In generale, un po’ in tutta Europa è diffuso il formaggio, ma in modo più monotematico, seppur siano sempre prodotti tradizionali. Olanda, Germania, Polonia e altri paesi dell’est… sono tutti paesi che hanno i loro buoni formaggi! Ad esempio in Germania, nella regione meridionale dell’Algovia (Allgäu), che a dire il vero si estende fino all’Austria, si produce il Cambozola (vedi fotto qui sotto). Forse qualcuno ricorderà il Cambozola per un servizio spazzatura di qualche anno fa a Striscia che additava il Cambozola come una contraffazione del Gorgonzola in un supermercato svedese: nulla di più falso! Per fare il formaggio, si può usare, a seconda delle esigenze, il latte intero, quello parzialmente scremato o quello totalmente scremato. O si può anche fare un mix. Dipende da cosa si vuole creare. E ovviamente, dipende anche dalla scelta dei batteri da inoculare. La classificazione dei formaggi è vastissima e vi rimando alla ricerca in rete.

 Chi produce più formaggio?

Contrariamente a quello che si può pensare, il maggior produttore di formaggio in Europa non è l’Italia, ma la Germania con più di 2 mln di tonnellate all’anno. Segue la Francia con circa 1.7 mln di tonnellate, e poi c’è l’Italia con 1 mln di tonnellate. I dati fanno riferimento al 2016. L’Olanda, nonostante il piccolo territorio ma popoloso, negli ultimi anni è in crescita e nel 2016 ha prodotto quasi 900 mila tonnellate di formaggio. La Svizzera ha una bassa produzione di formaggio (non ho trovato dati chiari), ma in confronto a un consumo pro capite di tutto rispetto: 20 kg all’anno per persona, cioè mediamente 55 g di formaggio al giorno! La sorpresa tra i produttori di formaggio è la Polonia: 800 mila tonnellate all’anno. Negli ultimi anni, anche il Canada, complice forse l’influenza francese, è diventato un buon produttore di formaggi nelle località tipiche, con prodotti che da noi non arrivano.

Un po’ di storia

La storia del formaggio è antichissima e le prime testimonianze note risalgono all’epoca dei Sumeri, nel III millennio a.C. In Italia si diffonde “solo” a partire dal 1500 a.C. circa. Gli antichi romani e gli antichi greci erano degli ottimi produttori di formaggi. Nell’Odissea di Omero, forse in pochi sanno che Polifemo produceva il formaggio! Lo scopo principale era quello di conservare il latte. Il formaggio era molto diffuso anche nell’antico Egitto, specialmente quello di capra. Nell’antica Roma, invece, era già in uso la classificazione tra formaggi vaccini, pecorini e caprini, così come freschi e stagionati. Lo testimonia bene lo scrittore Marco Terenzio Varrone (Rieti, 116 a.C. – Roma, 27 a.C.). Il poeta Virgilio, vissuto nel primo secolo a.C., ci riferisce che un legiornario aveva una razione fissa di 27 g di un “pecorino” al giorno. Naturalmente, i nostri vicini svizzeri non potevano non arrivare anche loro a fare il formaggio. Plinio il Vecchio ci dice che il primo formaggio svizzero fu prodotto dagli Elvetici nel 58 a.C. Quasi due secoli dopo, nel 120 d.C. sotto Adriano, arrivarono anche i britannici.

Nel Medioevo, il formaggio era prodotto inizialmente dai monaci (Alto Medioevo), che lo trattavano come alimento povero. I monaci erano spesso gli unici a conservare le tradizioni latine, e questo non solo per quanto riguarda il cibo e il formaggio. Anche per loro, il formaggio restava il miglior modo per conservare il latte. Nell’Alto Medioevo, diciamo che il formaggio non era molto considerato, o almeno non molto nelle tavole dei nobili. Bisogna aspettare solo il Basso Medioevo, all’incirca a partire dal Duecento, per avere una diffusione del formaggio. Il Parmigiano (che già esisteva nel XII secolo) iniziava a essere consumato come degustazione alle mense dei papi. E secondo le testimonianze sui pedaggi e le tassazioni tra le regioni italiane, scopriamo che il commercio del formaggio era molto in uso. Si attraversavano i valichi alpini e raggiungevano luoghi molto lontani.

Insomma, il formaggio ha una storia millenaria e approfondire vuol dire inevitabilmente fare un giro attraverso epoche, eventi e culture. Vedi anche “Sulla cucina tradizionale, tra dieta e storia“.

Preparazione del formaggio in un dipinto del XIV secolo (Tacuina sanitatis, Biblioteca Casanatese).

Qualità del formaggio

Per quanto riguarda l’aspetto sicurezza, quelli stagionati sono del tutto sicuri per via dello scarso contenuto idrico. Un formaggio stagionato, vedi il Parmigiano o il Grana, può conservarsi in frigo anche per 2 settimane o più. Diverso è invece il discorso per i formaggi freschi o per quelli a pasta molle. I formaggi freschi (mascarpone, stracchino, squacquerone) hanno un contenuto elevato di acqua (80%) e vanno consumati nel giro di pochi giorni. La loro maturazione (non subiscono una vera stagionatura) è inferiore ai 30 giorni. Inoltre non presentano la crosta, ma al massimo solo una pellicina. Bisogna fare attenzione a queste tipologie di formaggi, perché vengono facilmente attaccati dai microorganismi nocivi e possono provocare intossicazioni se li mangiamo scaduti. Quelli molli (vedi Taleggio o Gorgonzola) in generale possono essere buoni un giorno ed essere “passati” già dopo qualche giorno. Un formaggio “passato” è un formaggio ancora commestibile, ma è nella fase di declino organolettico e si possono sentire odori di ammoniaca. Il formaggio è cioè un alimento vivo e ogni giorno è una sorpresa. Gli intenditori lo sanno e ad esempio in Francia è del tutto usuale recarsi in caseificio per assaggiare 4-5 forme prima di fare la propria scelta. Per i formaggi stagionati, chiaramente la “parabola” è più ampia, ma sono stati ideati apposta per essere così. Non a caso, un Parmigiano ce lo mangiamo spolverandolo sulla pasta o sulla minestra o facendo un assaggio a fine pasto.

I formaggi non devono contenere alcun additivo o conservante. Nelle sottilette e nei formaggi fusi, troviamo i polifosfati, detti anche sali di fusione. Ecco, vanno banditi! I formaggi fusi sono un prodotto scadente e che nella dieta quotidiana non andrebbero consumati. Attenzione anche alla dicitura “crosta non edibile”, che è comune nei formaggi esportati dall’Olanda che di solito sono gli “scarti” del loro paese. Non comprateli, sono robaccia e indubbiamente gli olandesi in casa loro hanno formaggi ben migliori (in Olanda, dire Gouda è come dire tutto e nulla visto che ce ne sono con cumino e chiodi di garofano!).

Il mercato industriale non è quasi mai pessimo, tranne che nei casi detti, ma sicuramente un negozio specializzato e artigianale offre i migliori prodotti. Se ne avete l’opportunità, provate. Per quanto i vantaggi dell’industria non si neghino, il fascino del formaggio sta ancora nella località. A me è capitato di assaggiare dei formaggi di montagna davvero eccezionali!

Il formaggio nella dieta

Nel marasma delle bufale alimentari, purtroppo il formaggio non riesce a scamparla. Voglio ricordare che il formaggio è una fonte importantissima di calcio, di cui la maggior parte della popolazione è cronicamente carente. Come rapporto tra proteine e grassi, fatte alcune eccezioni, non è la miglior fonte proteica anche se sono ad alto valore biologico. Su questo d’accordo, ci può stare. Ma come fonte di calcio e fosforo, allora sì, il formaggio diventa un alimento indispensabile nella dieta. I latticini, e non solo il formaggio, dovrebbero essere presenti quotidianamente in una sana alimentazione.

C’è chi contesta il formaggio per il contenuto di colesterolo. Ma è una contestazione assurda e che non ha pregio. Il formaggio contiene 80 mg di colesterolo per 100 g, o anche meno. Nessuno, in una dieta sana ed equilibrata, mangia così tanto formaggio ogni giorno. Altri sostengono che bisogna mangiare formaggio solo per 2-3 volte a settimana per svariati motivi, ad esempio per i grassi saturi (e ci mancherebbe altro). Anche questa direttiva non ha alcun senso, perché per definire una frequenza di consumo bisogna stabilire anche la porzione. Un consumo equilibrato di formaggio è pari a circa 30 g al giorno. Se io quindi uso questi 30 g come formaggio da tavola (Parmigiano o Grana) o per mantecare il risotto (Taleggio o Gorgonzola), sto agendo correttamente. Se invece voglio consumare formaggio per 2-3 volte a settimana, allora posso anche concedermi i 100 g di crescenza o i 60 g di Parmigiano da tavola e non sbaglio comunque. È lo stesso identico discorso che vale per le uova.

I formaggi fanno ingrassare? Non meno o più della pizza, delle patatine, del pane, della pasta ecc. Anche questa contestazione è assolutamente ridicola. Certo è che non ci si può abbuffare di formaggio, ma vedere sempre qualche alimento come il demonio non ha senso e porta a un comportamento fobico, controproducente e che rovina la vita a tavola.

Bisogna preferire i formaggi magri? No, dipende. I formaggi magri sono spesso insapori ed è facile mangiarsi un etto senza accorgersene. Un formaggio molto sapido come il francese Roquefort, invece, già con 20 g “stanca”, ne abbiamo già. Ovviamente, sono discorsi soggettivi e ognuno valuta quanto è “goloso”. Ma serve per spiegare che non ha senso salvare i formaggi magri e bandire tutti gli altri. A parte che i formaggi magri di per sé non esistono, perché il rapporto proteine/grassi è quasi sempre elevato e le eccezioni che esistono penalizzano l’organolettica. La ricotta (che non è un formaggio) è il classico sostitutivo dei formaggi soliti, ma il rapporto proteine/grassi è peggiore del Parmigiano che ha oltre il doppio delle calorie. In più la ricotta non “stanca”, e se ne può mangiare di più. Come potete notare, la distinzione tra formaggi magri e non è ridicola.

Il formaggio è un alimento che indubbiamente ha i suoi difetti, ma anche innumerevoli pregi. Le proteine contenute sono ad alto valore biologico, poi abbiamo il calcio e il fosforo che fanno funzionare correttamente l’organismo. Ognuno di noi dovrebbe sempre avere il box del formaggio con qualcosa da poter degustare con gioia e salute!

Alcol e sport… binomio possibile?

Parlare di alcol e sport non è un argomento nuovo. Se ne parla perché a tanti sorge il dubbio su quanto e come il consumo di alcolici influisce nell’attività sportiva, nelle prestazioni. Si sa, il fitness riscuote parecchio successo negli ultimi anni. Tante persone vogliono mantenersi in salute e, rispetto a 40 anni fa, il classico “buon vino fa buon sangue” non è più così scontato, anzi. Purtroppo, come al solito, tanto se ne parla e poca chiarezza si fa.

Partiamo dal principio. Come sappiamo, un’attività sportiva a medio-alta intensità (ciclismo, corsa, nuoto di fondo, sci di fondo, trekking) praticata con una frequenza ottimale non è un consiglio ai fini di uno stile di vita corretto, ma necessaria. È un’attività sportiva del tutto gestibile dal normale amatore salutista, ma allo stesso tempo non minimale, cioè non di certo da jogger della domenica. Cosa c’entra questo con l’alcol? Beh, senza essere alcolisti, quello che forse a tanti sfugge è che 250 ml di vino fanno rimanere l’alcol nel sangue per circa 3-4 ore. I maggiori effetti dell’alcol nell’organismo, in termini sportivi, sono:

– riduzione del numero e della funzionalità dei mitocondri;
– riduzione della sintesi proteica che può durare fino a 24 ore dall’assunzione;
– interferenza con il normale ripristino del glicogeno perduto con l’allenamento;

Gli ultimi tre punti ci dicono che, per uno sportivo che punti al massimo del proprio potenziale, l’alcol non è una buona abitudine. Si riduce la capacità aerobica, i muscoli non si sviluppano pienamente, non si recuperano i microtraumi e il recupero fisico è molto rallentato con conseguente catabolismo muscolare. Chi eccede con gli alcolici può anche sperimentare spiacevoli sensazioni come dolore al fegato durante l’allenamento, da non confondere con il fisiologico “dolore al fianco” che hanno tanti principianti non ancora ben allenati. Anche la nausea (dovuta all’acetaldeide che intossica i mitocondri) è tra gli effetti spiacevoli che possono avvenire in allenamento. Il sovraccarico del fegato è correlato allo scadimento delle prestazioni sportive, poiché la ghiandola, nelle sue innumerevoli attività, gestisce anche il trasporto di energia e nutrienti che servono per lo sport. Rimando all’articolo sul fegato per sapere di più su come mantenere in salute questo importante organo. L’alcol non ha solo effetti a lungo termine, ma anche a breve termine perché comporta la perdita di coordinazione e di riflessi. E tutto questo, ovviamente, vanifica l’allenamento!

Tuttavia, per chi ama gli alcolici i rischi rimangono bassi se si evita di bere tutti i giorni e non si superano i limiti previsti. Quali sono i limiti? Quelli che ho descritto in questo articolo. Il sistema cardiocircolatorio è molto sensibile agli eccessi dovuti all’alcol. Diciamo che le regole descritte nel precedente articolo funzionano per gli sportivi amatori e non peggiorano la prestazione. Gli sportivi professionisti hanno regole più restrittive per ovvi motivi, ma anche loro ogni tanto si concedono un buon alcolico. La mitica Shalane Flanagan, campionessa mondiale nella corsa e tra le prime al mondo nella maratona, ha ammesso che, dopo una gara andata bene, ama concedersi uno sgarro con birra e donut. Se vogliamo, anche questo è un vantaggio dell’essere sportivi amatori. I professionisti come la Flanagan possono bere alcolici, se li amano, ma dovranno controllare di più i loro sgarri. Questo vuol dire fare la “vita d’atleta”. Per un amatore, invece, anche eccedere con una certa frequenza non inficerà nella prestazione.

Lo sportivo deve evitare di bere alcolici non solo prima di un allenamento o una gara, ma anche immediatamente dopo. Se guardiamo il comportamento degli sportivi equilibrati, notiamo due aspetti importanti:

– la priorità è alla rigenerazione delle energie spese (nutrirsi);
– il consumo di alcolici è preferenziale nelle giornate di riposo o di scarico da una gara.

Seguendo i due punti sopra, non si sbaglia. Bere la sera prima di una gara o appena dopo un allenamento non è mai una buona idea. Anche perché l’alcol disidrata e, specie se correte una maratona, una delle cose peggiori da fare è bere alcolici alla vigilia! Poi, certo, bisogna anche considerare il quantitativo di alcol. Ad esempio gli sciatori amano concedersi il grappino, ma è sempre al termine della giornata e dopo aver mangiato! In pratica, se uno cura davvero l’attività sportiva, tende a bere meno. Quando lo fa, è nel periodo di scarico dopo una gara o sa che l’indomani, dopo la giornata di riposo, non è previsto un allenamento molto intenso (come ad esempio lo possono essere delle ripetute). Il concetto chiave è che bisogna consumare alcolici solo a sufficiente distanza da un allenamento. Questo di base comporta una moderazione nel consumo di alcolici. È una cosa che risulta del tutto spontanea, naturale. Diciamo che è un vantaggio dello sport. Il sedentario si accorge molto più tardi del deterioramento (magari quando è troppo tardi e i danni sono gravi), mentre lo sportivo se ne accorge molto prima e si limita. E questo pur sgarrando con gli alcolici alla singola occasione. Come risultato, poiché il bere è saltuario, si scopre che poi è proprio lo sportivo ad apprezzare un buon alcolico! Uno sportivo sa gustarsi davvero una buona birra artigianale o un vino di qualità. Come dico sempre, le gioie della vita non si devono negare, ma è importante trattare il proprio corpo come un tempio spirituale.

Concedersi un buon alcolico è del tutto lecito per uno sportivo. Il grappino dopo la sciata, la birra al sabato sera quando siamo a riposo ecc… sono tutte abitudini che uno sportivo non deve bandire se è ciò che gli piace davvero. Lo ammetto, io mischio l’utile al dilettevole e assumo quel po’ di carboidrati dalla birra (il vino, a meno che non sia dolce, ha pochissimi carboidrati). Potrei ripiegare sulle bibite del tipo Gatorade, ma le trovo stucchevoli e preferisco fare il “gastro fighetto” con la birra. L’importante è non bere mai prima di un allenamento o immediatamente dopo! Stando ben inteso che non si deve eccedere, evitando in modo assoluto il binge drinking.

Il discorso fatto è ragionevole se gli alcolici non causano il sovrappeso. Sgarrare va bene e non sarà questo a rovinarvi la linea e le prestazioni (vedi anche quello che ho scritto sullo sgarro alimentare). Se però gli alcolici diventano una costante aggiunta di calorie, bisogna moderarsi. Capita più spesso di quello che si crede, perché gli alcolici non saziano come gli alimenti solidi e lo sgarro alcolico rischia di essere il disastro dopo, magari, un pasto già molto calorico. Se uno sportivo è equilibrato, capisce da solo che una cosa è lo sgarro e un’altra mangiare e bere alcolici senza ritegno!

Da un lato, è vero che lo sport riduce la probabilità di incappare in un tumore, anche quelli correlati all’alcol. Però il punto è proprio qui. Non si deve fare sport per smaltire l’alcol, bensì bisogna bere con moderazione per non rovinare la prestazione. E l’eccesso di alcol, in ogni caso, comporta anche un surplus di calorie rispetto a quelle di cui abbiamo bisogno per l’integrazione. Chi assume 50 g di alcol al giorno (mezzo litro di vino) avrà una notevole penalizzazione dopo solo 3 mesi. Non è una soglia da alcolista vero e proprio, ma parliamo già di quantità eccessive. È probabile che, nel lungo periodo, gli acciacchi arrivino con meno alcol, senza considerare che sono calorie in più. Questi quantitativi di alcol sono ritenuti normali per alcuni ma, per uno sportivo, vuol dipendere troppo dal vinello a pasto e togliere la priorità agli allenamenti. Fidatevi che, se vi allenate per 4-5 volte a settimana, non avete tutto questo “tempo” per bere il vinello tutti i giorni!

Sportivi veri o “ricreativi”?

Purtroppo, spesso le indicazioni per un consumo equilibrato di alcolici vengono puntualmente disattese. Questo capitoletto è utile per capire cosa non si deve fare. È incredibile, ci sono tante persone che fanno sport ed eccedono con gli alcolici senza rendersi conto di quanto le loro abitudini sono deleterie. Io sinceramente fatico a chiamarli sportivi, perché il vero sportivo ha rispetto per il proprio corpo. Sarebbe più corretto parlare di “ricreativi”, ed è l’unico termine non troppo duro che sono riuscito a inventarmi. Gli sportivi ricreativi hanno delle caratteristiche riconoscibili. Ad esempio:

– sono i cicloamatori che dopo 100 km di blanda pedalata si calano il vino con salsiccia;
– sono i jogger che hanno ancora il mal di testa per la sbronza e vanno a correre con la nausea (cioè dopo aver trucidato un po’ di mitocondri…);
– sono gli sciatori della domenica che alla pausa pranzo si abbuffano e bevono birra prima di tornare a peregrinare tra gli impianti;
– sono gli arrampicatori che, al termine della scalata, fanno il giro per tutti i bar del paese e tornano a casa barcollando.

E ne potrei descrivere altre! Il punto comune è che nessuno di loro ama davvero lo sport e spesso si annoiano. Il loro approccio verso lo sport è molto superficiale, ma si beano di essere tutto sommato dei salutisti, dei “diversi” solo perché il giorno dopo una sbronza vanno a corricchiare anziché dormire fino alle 2 del pomeriggio. Tanto di cappello rispetto agli altri membri del gruppo, ma che bisogno c’è di ridursi a dei catorci? Non sarebbe meglio evitare di prendersi la sbronza e imparare a fare sport con serietà per la salute? Certo, è facile fare la figura del genio tra gli asini quando si è tra sbandati senza speranza ma, per favore, in questo caso non parliamo di salute e sport. Sono il primo a sostenere che per un amatore sia ridicolo essere maniacali per prestazioni che rimarranno sempre mediocri, e questo vale non solo se si amano gli alcolici. Ma se uno si ubriaca il giorno prima di un allenamento o beve vino già dopo una pedalata di pochi km, non è furbo. Il vero sportivo sa fare le scelte giuste. Sa quando, come e quanto può bere. I “ricreativi” sono praticamente degli alcolizzati occasionali che magari possono ancora contare sull’età giovane, ma poi il conto se lo pagheranno come tutti coloro che hanno un cattivo stile di vita (vedi “Come vivere in salute a lungo“). Io infatti vedo tantissimi 70enni correre e in salute, ma chissà perché non vedo nessun 70enne che dopo una bella e vera corsa è già a bere alcolici. Però lo vedo fare da tanti giovani o persone anche di mezza età!

Uova, un alimento da valorizzare

Le uova sono un alimento importante e purtroppo demonizzato per svariati motivi. È invece bene assumerle perché hanno delle proprietà benefiche. Prima, però, descriviamo brevemente com’è fatto un uovo. Un uovo è una struttura ben più complessa di quello che possiamo a primo impatto pensare, a discapito di un peso medio di circa 60 g. Più in basso, trovate un’immagine con descrizione per capire meglio com’è fatto un uovo. La prima suddivisione che possiamo fare è quella tra guscio e interno. Il guscio è diviso in tre parti. Abbiamo una membrana testacea che comprende due sottili “fogli” che si divaricano all’estremità più ampia dell’uovo dove si dispone la camera d’aria. Poi abbiamo uno strato calcareo con dei pori che lasciano passare il gas. Infine c’è una cuticola esterna che permette al gas di passare ma non i microbi e le sostanze contaminanti. Se la cuticola esterna viene rimossa (lavaggio in acqua… non fatelo mai!), l’uovo è vulnerabile. L’interno è formato dall’albume e dal tuorlo e, poiché è la parte che mangiamo, merita un maggior dettaglio.

Albume
La composizione dell’albume è per la quasi totalità di acqua, più una piccola parte di proteine (10%), e in terzo ordine minerali (magnesio, sodio e potassio) e vitamine del gruppo B, glucosio libero. L’albume non è una massa unica, ma è fatta da tre strati: due esterni più liquidi e uno denso interno, come se fosse un involucro. La funzione dell’albume è quella di proteggere il tuorlo.

Tuorlo
Il tuorlo è diviso da una membrana, che viene chiamata membrana vitellina. Ed è tenuta in sospensione da dei “gambi” detti calaze, che sono delle strutture che si diramano dai poli dell’uovo. A sua volta, il tuorlo si suddivide in tuorlo chiaro e tuorlo scuro. Poi c’è una specie di puntino rosso, che sicuramente avrete notato se consumate spesso le uova. Quello è il blastodisco, il vero e proprio nucleo dove viene costudito il DNA. Il motivo per cui un uovo non genera il pulcino è che l’uomo lo raccoglie prima che venga fecondato dal maschio. La gallina fa l’uovo e, se il maschio non lo feconda, il pulcino non nasce! Il tuorlo è composto da lipidi (27%) e proteine (18%). Il tuorlo contiene anche lecitina, ferro, fosforo, vitamine del gruppo B. I grassi sono soprattutto insaturi (65%).

Uovo di gallina
 1. Guscio
 2. Membrana testacea esterna
 3. Membrana testacea interna
 4. Calaza
 5. Albume liquido esterno
 6. Albume denso
 7. Membrana vitellina
 8. Tuorlo - Nucleo di Pander 
 9. Blastodisco
 10. Tuorlo scuro
 11. Tuorlo chiaro
 12. Albume liquido interno
 13. Calaza
 14. Camera d'aria
 15. Cuticola

Luoghi comuni sulle uova

Purtroppo, nonostante le ottime proprietà delle uova, esse vengono demonizzate per una innumerevole serie di motivi di cui di vero non c’è quasi nulla. Se anche consideriamo il contenuto di colesterolo (200 mg per uovo), scopriamo che comunque sono di più i pregi. Le uova apportano infatti delle ottime proteine (circa 7 g per uovo). Se quindi uno consuma carne, pesce, formaggio e uova, ha un’alimentazione completa. E checché se ne dica, non contengono affatto molti grassi saturi, poiché il tuorlo pesa poco e fornisce solo 1.6 g di grassi saturi per uovo. Che senso ha demonizzare l’uovo per i grassi saturi se è esattamente lo stesso quantitativo di 10 g di olio extravergine? È un’assurdità! Per quanto riguarda il colesterolo, nessuno studio è riuscito a dimostrare una causa diretta tra uova e ipercolesterolemia. Anzi, esistono diversi studi che provano invece la non correlazione. Esiste addirittura uno studio del 2015, dove su 140 soggetti affetti da diabete di tipo 2 non sono stati rilevati aumenti del colesterolo per un consumo settimanale di 12 uova.

Le uova sono difficili da digerire
La digestione dipende dal metodo di cottura. È ovvio che, se friggo un uovo, impiegherò di più a digerirlo (anche tre ore). Un uovo alla coque ha però un tempo di digestione del tutto normale di circa 90′. Le uova non sono quindi meno indigeste di altri alimenti. La digestione di un hamburger o di una pizza è ben peggiore!

Le uova fanno male al fegato
Vale quanto detto sulla digestione. Se friggo ad alte temperature, sovraccarico la digestione, ma anche il fegato.

Le uova devono essere tassativamente bandite solo per una categoria di persone: i soggetti che soffrono di calcolosi biliare. A questi ultimi soggetti, le uova provocano coliche colecistiche dovute alla contrazione della cistifellea.

Come agire

Le direttive consigliano di non superare i 300 mg di colesterolo al giorno. Tuttavia, si sa che solo il 20% del colesterolo presente nell’organismo proviene dalla dieta. Un uovo contiene 200 mg di colesterolo, quindi se mangiamo mediamente un uovo al giorno, evitando di consumare uova con altri alimenti critici per il colesterolo (crostacei e frattaglie) non sbagliamo. Per gli albumi, non ci sono limiti. Particolare attenzione anche alla pasta fresca (tagliatelle, tagliolini, pappardelle ecc) e alla pasta fresca ripiena, alle torte (stile pandoro e panettone). 250 g di pasta fresca ripiena contengono all’incirca 1 uovo. La sola pasta fresca, come le tagliatelle, i tagliolini o le pappardelle, ha 1 uovo per 150-160 g. Chi non soffre di ipercolesterolemia può anche mangiare 2-3 uova insieme stando attento a rientrare nella media concessa. È un discorso del tutto analogo a quello fatto per il formaggio. C’è chi mangia 2 uova al giorno e non ha alcun problema. Anzi, secondo me è meglio mangiare tante uova rispetto a tanta (troppa) carne!

Chi soffre di ipercolesterolemia, se non è un problema di stile di vita ma di predisposizione genetica, deve fare un attimino più attenzione e procedere sempre con i controlli del sangue non consumando mai più di un uovo al giorno. E in ogni caso, poiché solo il 20% del suo colesterolo dipende dalla dieta, molto probabilmente bandire le uova non gli servirebbe granché. Significa che potrebbe non essere necessario fare alcuni sacrifici dietetici. Ipoteticamente, premesso che è meglio non farlo perché ci vuole equilibrio, una persona sana potrebbe mangiare anche 3-4 uova al giorno. Ci penserebbe l’organismo, da solo, a compensare producendo meno colesterolo. Ed è una reazione del tutto naturale e spontanea. Non si scappa. Il vero colesterolo alto è dovuto a due ragioni:

1) cattivo stile di vita;
2) predisposizione genetica.

Sono convinto che, per molti, sia proprio un fatto di cattivo stile di vita. Ormai si vuole sempre bandire a destra e a manca, dimenticando dove sta realmente il problema. Ma si sa, indirizzare le persone a un corretto stile di vita, che ci mantenga in pesoforma e facendo sport, è politicamente scorretto. Seguire uno stile di vita corretto vale anche per chi è geneticamente predisposto, perché permette di ridurre l’assunzione di farmaci e migliorare sensibilmente la patologia. Se però leggete l’articolo sul colesterolo, saprete che, se lo stile di vita globale è corretto, e solo in questo caso, anche avere il “vero” colesterolo alto non è poi così rilevante ed è averlo troppo basso che comporta problemi. E detto questo, direi viva le uova!

Le più grandi bufale alimentari

Il campo delle bufale alimentari e dei falsi miti sulla dieta è veramente ampio. È un’impresa titanica, per non dire impossibile, raccogliere tutte le idiozie che passano in questa tematica. Ma ho deciso di provarci lo stesso e di incrementare man mano “l’enciclopedia” con il fine di avere qualcosa di esaustivo e che possa spiegare bene le cose alla gente!

Uova e colesterolo
È vero che contiene 200 mg di colesterolo e si consiglia di non superare i 300 mg di colesterolo al giorno. Ma è anche vero che solo il 20% del colesterolo nell’organismo proviene dalla dieta. Il resto è prodotto dall’organismo, che sa gestire automaticamente la produzione in base alle necessità. Quindi, sì, un uovo al giorno in media non fa male e chi non soffre di ipercolesterolemia ne può mangiare anche 2-3 insieme! Basta solo fare attenzione a non mangiare uova con crostacei e frattaglie e agli altri alimenti che contengono uova, come la pasta fresca e la pasta ripiena (tortellini, ravioli ecc), le torte (vedi panettone e pandoro). Esiste addirittura uno studio del 2015 su 140 soggetti affetti da diabete di tipo 2, dove viene riscontrato che mangiare 12 uova al giorno non altera i valori di colesterolo. Per approfondire: “Uova, un alimento da valorizzare“.

I grassi animali fanno male
I grassi animali NON esistono! È una sciocchezza distinguere grassi animali da grassi vegetali. Non ha senso. Che sia carne o che sia olio, gli alimenti hanno sempre gli stessi tipi di grassi, ma solo in percentuali diverse. La stessa molecola di grasso saturo nell’olio è identico e spiaccicato a un grasso saturo del formaggio. Che poi, non è neanche detto che sono i formaggi e la carne ad avere tanti grassi saturi. Vedi ad esempio il cioccolato fondente, che è vegano per definizione ma con un alto contenuto di grassi saturi. Chi distingue tra grassi animali e non basa il suo punto di vista su questioni etiche, ma dal punto di vista scientifico dice solamente una sciocchezza e rende di fatto la sua etica senza credibilità.

Carboidrati raffinati e zuccheri fanno ingrassare
Assolutamente no. Sicuramente, i carboidrati sono alimenti critici per chi è sedentario e in sovrappeso, ma non è così per chi è sportivo. Per chi segue un corretto stile di vita, fa sport ed è normopeso, non esistono alimenti che fanno male. È poi anche vero che si fa un abuso di zuccheri aggiunti, vedi le marmellate in commercio che sono sempre delle specie di zucchero al sapor di frutta. Ma si ingrassa sempre e solo se le calorie sono in eccesso!

I dolci causano dipendenza
Esiste un meccanismo simile alla dipendenza per chi è obeso o soffre di abbuffate compulsive, ma è un meccanismo psicologico. È vero invece che la nostra sensibilità per il dolce è tarato in base all’evoluzione. Ne discuto qui.

Le calorie non sono tutte uguali
Chi lo dice non sa una beneamata mazza di chimica e che cos’è una caloria! Una caloria è una unità di misura, quindi rimane sempre tale. Altrimenti sarebbe come dire che il numero 10 può diventare a piacimento un 8 o un 9. Assurdo! Chi dice una cosa del genere vorrebbe convincere che non ha senso parlare di fabbisogno calorico, cioè basta scegliere alcuni alimenti e bandirne altri. Spiace dirlo, ma si ingrassa sempre se c’è un surplus calorico e si dimagrisce sempre se c’è un deficit calorico. Chi dice che le calorie non sono tutte uguali, se davvero ha ragione, allora perché non si candida al premio Nobel per contraddire il principio di conservazione dell’energia? Ah già, loro sostengono che non siamo solo chimica, ma anche biochimica… biochimica di cui comunque non sanno un bel nulla! Vedi anche l’articolo “Indice glicemico e irrisione delle calorie“.

L’olio di palma fa male
Diciamo che gli alimenti che contengono olio di palma non sono un toccasana, ma non tanto per l’olio di palma. Siccome è un argomento gettonato negli ultimi tempi, ne ho dedicato un articolo a parte.

La carne è cancerogena
Classica bufala che gira negli ambienti veg. Non esiste nessuno studio serio che lo dimostra. È vero che sono a rischio i salumi, la carne conservata e in scatola, ma perché contengono nitriti. E i nitriti sì che sono cancerogeni! Non è la carne ad essere cancerogena, ma il conservante. Bandite qualunque alimento che contenga nitriti, ma mangiatevi pure la vostra fiorentina senza problemi.

Il latte è innaturale
Altra supercazzola degli ambienti veg. Se è per questo, allora anche vestirsi e lavarsi i denti è innaturale. È vero che solo una parte della popolazione mondiale mantiene l’enzima lattasi, che serve per digerire il latte, da adulta. Un vantaggio evolutivo notevole e che ha favorito l’allevamento e il consumo di latte. Nel senso che prima è avvenuta la mutazione genetica e ciò ha favorito il consumo di latte, che è un alimento molto nutriente. Bere latte ha permesso ad alcune popolazioni di sopravvivere nei climi più difficili (sia caldi che freddi), quindi altro che innaturalità del latte! Ma è stato anche dimostrato che un’abitudine al bere latte fa sviluppare una microflora intestinale per cui il latte viene tollerato benissimo anche da chi non ha più l’enzima lattasi da adulto! Darwin festeggerebbe con un bel bicchiere di latte per queste scoperte. L’intolleranza congenita al lattosio, cioè quella che non permette in alcun modo di ingerire lattosio, è d’altronde molto rara. Se bere il latte fosse innaturale, nessuno lo potrebbe bere e non esisterebbero le filiere di latte. Va quindi da sé che dire che bere latte è innaturale è un’assurdità. Ecco un video di Dario Bressanini che approfondisce il discorso con una semplice spiegazione da chimico.

Il glutine provoca la celiachia
Non sono ancora ben chiari i meccanismi con cui si sviluppa la celiachia. C’è da dire che i recenti test sono spesso afflitti da falsi positivi, quindi è facile far risultare un aumento di celiachia nella popolazione in questo modo. C’è però un’altra importante scoperta, di cui ha discusso anche il chimico e divulgatore di scienza in cucina Dario Bressanini. E cioè, guardando gli studi effettuati sulla popolazione in Carelia divisa tra Finlandia e Russia, si è scoperto che nella Carelia russa, dove i bambini crescono in ambienti meno “iperprotettivi”, sviluppano meno la celiachia. Sinceramente, vedendo che tante persone troppo abituate a stare in casa si ammalano appena fa un po’ di freddo mentre io che corro in maniche corte e pantaloncini a 5 gradi no, ammetto che questa teoria sulla celiachia non mi stupisce affatto. Anche se è solo un inizio, ovvio.

Mangiare carboidrati e tanto a cena fa ingrassare
Sì, e se vengo da un’ora di corsa dal post-lavoro chi spiega al mio organismo che è giorno di insalata e pollo? Quello che conta è il computo dello stile di vita e delle attività quotidiane. Chi parla di carboidrati a cena come il demonio dà infatti per scontato che siano tutti sedentari con un metabolismo penoso. Anche il mangiare tanto a cena è in questa chiave, perché se uno è sedentario e ha già mangiato tanto a pranzo è ovvio che non possa fare lo stesso anche a cena! Leggete gli articoli “A che ora fare i pasti?” e “Alimentazione prima e dopo l’allenamento” per approfondire.

Il sale provoca l’ipertensione
Ovviamente no! L’eccesso di sale è correlato a un cattivo stile di vita. Ne ho discusso qui. La raccomandazione è di mantenersi a 7 g/die di sale, un livello che comunque mediamente viene superato dalla popolazione.

I grassi saturi provocano problemi cardiovascolari
È invece vero che ridurre troppo i grassi saturi provoca problemi di salute! L’importante, come al solito, è non eccedere, ma variare le fonti di grassi assicurando quelli essenziali e gli omega-3. Lasciate perdere quelli che arrivano a bere latte scremato o vi dicono che meno grassi saturi assumiamo è meglio. Sono solo dei cazzari!

I formaggi fanno ingrassare
I formaggi sono alimenti generalmente ipercalorici e quelli magri sono molto appetibili. Ma ciò non vuol dire che facciano ingrassare. Sono un alimento come lo sono altri. Basta mangiarli senza eccedere, ad esempio usandolo sulla pasta, per mantecare il risotto o per la caprese. Anzi, spesso è meglio apportare i grassi dal formaggio, che rimane “solido”, rispetto al burro e all’olio! O se vogliamo mangiare del formaggio da tavola, possiamo optare per quelli sapidi (Pecorino, Grana o Parmigiano) che già con 30 g ci “stancano”. E poi, comunque i formaggi sono utilissimi più che mai per il calcio, un minerale di cui la popolazione è cronicamente in carenza. Per approfondire: “Formaggio, storia e bontà“.

Carne e carboidrati? Sì, grazie!
Le bufale di Focus… mangiare meno o fare sport?

Salvaguardare il fegato (dieta e stile di vita)

Il fegato è la ghiandola più grossa del nostro organismo. Il suo peso è all’incirca di 2 kg, con valori mediamente inferiori per le donne e mediamente maggiori per gli uomini. La grandezza del fegato va di pari passo con la sua importanza, perché praticamente gestisce di tutto. Procede alla sintesi di trigliceridi e colesterolo, all’immagazzinamento del glicogeno (scorte di carboidrati), alla gluconeogenesi per la produzione di glucosio a partire da alcuni amminoacidi o dal glicerolo. Provvede a svariate funzioni metaboliche sui grassi, sulle proteine e i carboidrati, e produce la bile che serve per la digestione. Insomma, il fegato è una “ghiandola master”. E tanto quanto fa di tutto, tante sono le patologie a cui è sensibile! Elencare tutte le patologie che possono colpire il fegato è impossibile, ma giusto per citare:

– insufficienza epatica, compromissione delle funzionalità generali del fegato;
– epatite, infiammazione provocata da virus o sostanze tossiche (alcol, droga, farmaci);
– cirrosi, cioè formazione di tessuti fibrosi al posto delle cellule epatiche morte (sempre per via di alcol, droga e farmaci);
– steatosi (fegato grasso), accumulo di lipidi nel fegato;
– cancro.

E un sacco di altre cose più o meno gravi ma che compromettono sempre la funzionalità del fegato. Ecco perché è così importante preservare il fegato in buono stato. Ed ecco perché questo articolo assume particolare importanza per chi è attento alla propria salute e a seguire un corretto stile di vita. Avere il fegato malandato vuol dire ridursi a soffrire molto e seguire terapie molto drastiche. Come fare, quindi, per mantenere sano il fegato? Ovviamente, seguendo un generale stato di salute. Non è mio compito discutere di come agire nel caso delle varie patologie, quindi le indicazioni che dò sono rivolte a persone che seguono un cattivo stile di vita e che, con un po’ di cambiamenti, possono salvare il fegato e la salute. E questo intendo nel breve e nel lungo periodo, perché spesso i problemi di salute, quelli anche del fegato, rimangono senza sintomi per tanto tempo e poi sfociano drammaticamente a mezza età o in vecchiaia. Ah, lo preciso: non è ingerendo litri di tisane o mangiando carciofi che depurate il fegato… lasciate perdere i rimedi alternativi! Non sottovalutate le direttive di questo articolo, perché poi quando arrivano i danni ecco che si mettono tutti a piangere e si pentono di non aver seguito un corretto stile di vita.

Le 6 direttive per un fegato sano

1) Sport e controllo del peso
Non sottovalutate quel filo di pancetta o quei 5 kg di troppo. Basta già questo per mettere a rischio il fegato e l’organismo. Il normopeso viene calcolato secondo i valori moderni, cioè con IMC di 18-20 per le donne e 20-22 per gli uomini. Lo sport non deve servire per primeggiare o vincere alle gare, ma per raggiungere i parametri salutistici, migliorare l’efficienza dell’organismo e quindi, appunto, anche del fegato.

2) Limitazione degli alcolici e abolizione del fumo
Ogni valore di gamma-GT, o GGT, superiore a 30 UI/l è indice di un sovraccarico epatico. È possibile mantenere un consumo moderato di alcolici seguendo queste direttive. La regola per gli alcolici è comunque sempre “meno è meglio” e le analisi del sangue, dove c’è anche la gamma-GT, vi daranno le risposte corrette su come state agendo. Non ha senso giustificare valori di gamma-GT più alti o fare distinzioni di sesso, perché ci si basa sull’errato presupposto che gli uomini bevono mediamente di più e quindi in qualche modo si devono giustificare dei valori più alti per salvare gli alcolizzati del sabato sera. Il fumo va bandito senza se e senza ma. Articolo consigliato: “Alcol e sport… binomio possibile?

3) Grassi
Per chi segue uno stile di vita corretto che prevede sport, i grassi sono già per definizione limitati (25-30% del fabbisogno calorico). Una buona dieta comprende anche un apporto adeguato di grassi, che rendono gli alimenti appetibili e forniscono sazietà, e spesso c’è una correlazione tra pochi grassi e malnutrizione.

4) Fritti e metodi di cottura
I fritti non dico che debbano essere del tutto banditi, ma almeno limitati e assunti solo occasionalmente. Mangiare troppi fritti sovraccarica il fegato per via delle sostanze tossiche derivanti dalle alte temperature. E più diamo al fegato sostanze tossiche da smaltire, più si sovraccarica e viene danneggiato. Bisogna in generale non eccedere con i metodi di cottura aggressivi, vedi la grigliatura.

5) Frutta e verdura
Frutta e verdura sono importanti per assumere i sali minerali, le sostanze nutritive e le fibre per far funzionare meglio l’organismo. Senza eccedere (niente piattoni!), diventano ancora più importanti quando si proviene da uno stile di vita cattivo e si è in sovrappeso. Le carenze vanno poi sempre a correlarsi con le funzionalità epatiche, perché tutti i nutrienti servono al nostro corpo. Qualcuno dice anche “dieta dei colori”. Al di là della stravagante dizione, c’è del vero e frutta e verdura non devono mai mancare in una corretta alimentazione.

6) Farmaci
Sono moltissime le persone che fanno abuso di farmaci, sia per ipocondria sia per rimediare a un cattivo stile di vita. Imparate prima a seguire uno stile di vita corretto e assumete farmaci solo se realmente necessari e sotto osservazione medica. I farmaci non sono uno scherzo. Qualunque farmaco sovraccarica sempre il fegato e, se assunto in modo scriteriato, può uccidervi!

Esiste poi una serie di alimenti “nemici” del fegato. In realtà, più che essere nemici del fegato, sono alimenti che già di per sé vanno limitati, quindi le indicazioni per una dieta equilibrata valgono allo stesso modo per una dieta che protegge il fegato. Sia chiaro, a meno che non abbiate già patologie epatiche, non sono alimenti da bandire. Anzi, è importante assumerli per variare, ma con cautela ed evitando di assumerli tutti insieme. Questi alimenti critici sono i seguenti:

– pancetta, salsiccia, salumi, lardo, sugna;
– anatra, oca e carni grasse in genere;
– carne conservata e in scatola;
– formaggi grassi e stagionati (ricotta, formaggi magri e mozzarella sì!);
– latte intero (quello parzialmente scremato è ok!);
– cacao e cioccolato;
– fritti, snack untuosi e salati;
– maionese, creme con panna o burro, paté.

Come potete notare, gli alimenti a rischio vengono già limitati con una corretta alimentazione. È ovvio che non possiamo mangiare tutti i giorni la pancetta ed è ovvio che non possiamo abbuffarci di cioccolato. A parte che alcuni alimenti, vedi la carne conservata e i salumi, contengono conservanti nocivi che dovremmo bandire a prescindere (attenzione, a scanso di equivoci, non è la carne che è nociva, ma lo sono i nitriti usati come conservante!). Contrariamente a quello che si pensa, le uova non fanno male al fegato. Se ne può mangiare anche uno al giorno in media, ma è ovvio che se fate come quelli che se ne mangiano due crude a colazione non va bene. È poi importante non bere troppo caffè e, come spiego anche nell’articolo sui grassi saturi, imparare a soddisfare il fabbisogno di grassi essenziali e omega-3 dal pesce mantenendo una varietà generale di alimenti.

Lo stile di vita conta!

Per capire quanto influisca lo stile di vita, piuttosto che impelagarsi con fantomatiche diete depurative, ecco un classico esempio di chi si ritrova con i valori di GGT alti. Tizio possedeva valori alti di tale parametro, ovvero superiori a 65 UI/l. Ecografia eseguita, nessun riscontro. Colesterolo alto, senza però alcuna specifica su quanto fosse il livello di quello buono. Tizio si è rivolto anche a un epatologo, ma niente, nessuna particolare patologia o virus. Insomma, diciamo che ha tribolato qui e lì e non ne ha ricavato nulla, tranne che il diktat di seguire una dieta con pochi grassi. Tizio “non capisce” perché continua ad avere la gamma-GT così alta, eppure ha ridotto drasticamente formaggi e derivati. Approfondendo, si scopre che Tizio ha un IMC superiore a 25 e fuma ancora 2-3 sigarette al giorno. Naturalmente, con questo peso e con il vizio del fumo, l’idea di fare sport non è stato minimamente preso in considerazione. Eccolo lì, allora! Tizio “non capisce”, ma segue un cattivo stile di vita. Un IMC superiore a 25 vuol dire essere in sovrappeso e il fumo non dev’essere ridotto, ma bandito completamente! Tizio però “non capisce” e lamenta di avere la gamma-GT alta, senza riuscire a trovare il bandolo della matassa e credendo di aver fatto tutto bandendo formaggi e derivati e riducendo, anziché eliminando, il fumo. Ah beh…

Prevenzione e cultura medica di base