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Il Covid c’è o non c’è? Non c’è solo per gli analfabeti funzionali!

Torniamo a parlare della pandemia. È il terzo articolo a riguardo che scrivo, ma a quanto pare è l’argomento di questo periodo. Purtroppo, c’era da aspettarsi che il continuo allarmismo avrebbe portato a una reazione di negazionismo. La pandemia aveva già portato a galla tutti i difetti della nostra società (di cui parlo qui), ma ora abbiamo un problema tipico a quello di tanti altri momenti di crisi: il negare.

Quando criticavo che non aveva senso dare la caccia al runner solitario, continuavano a rispondermi che bisognava restare a casa, anche per “sensibilità”. Quando criticavo dicendo che una pandemia non si affronta tappandosi in casa, mi ripetevano che bisognava restare a casa. Ma ora che il lockdown è finito e non è più sufficiente stare a casa per salvare il paese? “Coviddì non ce n’è!” è la risposta. Perché si vuole andare in vacanza, perché si vuole fare l’aperitivo, perché c’è la crisi ecc. Che poi, c’è la crisi e la spesa costa, ma la vacanza te la fai? Quindi il virus non c’è, non c’è più o non c’è mai stato. È curioso che buona parte dei negazionisti sia di centrodestra, cioè gli stessi che hanno optato per il lockdown più severo e insensato, ad eccezione di De Luca che è di centrosinistra. In Lombardia, dovevamo mettere la mascherina all’aperto fino a metà luglio. E ora è il partito del governatore lombardo a dire che l’emergenza non esiste, spostando ovviamente l’attenzione sulla solita politica contro i migranti. Purtroppo non sono per niente stupito di tutto questo. Finché si doveva restare a casa e insultare i runner, erano tutti bravissimi a fare i nazionalisti. Adesso che si vuole andare in vacanza e c’è bel tempo, adesso che la gente vuole riprendere la movida (una volta si chiamava baldoria: rissa, alcol e puttan tour), “Coviddì non ce n’è!”

Mettiamo in chiaro una cosa:

il virus c’è e quindi esiste l’emergenza!

Come gli esponenziali ti “fregano” (se non li conosci)

Se si va a vedere la curva dei contagi, non abbiamo raggiunto lo 0. Il meccanismo di tutto questo è spiegato anche in un video di Dario Bressanini. Si tratta dell’esponenziale, che Dario ha spiegato benissimo con la leggenda del riso da dare in premio al bramino Sissa. Non è altro che il celeberrimo tasso di contagio o R0. Ormai sappiamo che i casi di polmoniti anomale, cioè in realtà Coronavirus, risalgono a metà gennaio. Mi ricordo ancora i cartelloni delle edicole che ne parlavano. Ma i casi sono esplosi tra marzo e aprile, circa un mese e mezzo dopo. All’epoca, tuttavia, non c’era alcun lockdown e non c’era alcun distanziamento sociale. Cosa vuol dire? Vuol dire che, se togliessimo tutte, e dico TUTTE le misure, come dice bene anche Dario, la matematica farebbe il suo “sporco lavoro”. Avremmo che, inizialmente, i casi sembreranno salire di poco, dandoci l’illusione che non sia un problema, ma poi scoppieranno di brutto. Attenzione, ho detto se eliminassimo tutte le misure di sicurezza. Ciò vale a maggior ragione se, ormai, sappiamo che i contagiati totali sono più di quelli reali (e molto di più!). In Lombardia, ad esempio, la stima è intorno al milione e siamo dai 4 ai 6 mln in tutta Italia. Queste cifre sono perfettamente verosimili. La storiella del bramino Sissa è stata azzeccata, perché fa capire come gli esponenziali, se non li conosci, ti possono fregare. Sissa si è burlato del principe con l’esponenziale di due (raddoppiare di casella in casella fino alla casella 64 della scacchiera), mentre per il Coronavirus, in alcuni momenti, abbiamo avuto un tasso di contagio di 2-3. Provate a fare due conti da voi prendendo una scacchiera e raddoppiando i chicchi di riso di casella in casella. Inizialmente avrete l’impressione che le cifre siano basse ma, in un attimo, le cifre schizzano in modo incredibile! Bene, ora provate a fare lo stesso giochino con i contagi del Coronavirus usando un esponenziale di 2.5 (media tra 2 e 3) come abbiamo avuto nella piena.

Un’altra cosa che ha portato molti a fare negazionismo è che gli inglesi avevano pubblicato una ricerca descrivendo scenari da centinaia di migliaia di morti in un paese come il loro (che però è più o meno paragonabile all’Italia). Questi decessi non si sono verificati, ed ecco che allora molti si sono messi a dire “ah, siete solo dei profeti di sventura, non c’è più pericolo!” L’errore è aver preso lo scenario della ricerca inglese per trasformarla in una previsione. Invece, lo scenario era il peggiore possibile che potesse accadere andando a briglie completamente sciolte. Nessuno ha fatto previsioni! Questi scenari o modelli hanno lo scopo di essere un metro di paragone. È così che possiamo capire che tipo di rischio corriamo e cosa possiamo fare per proteggerci.

Purtroppo, il negazionismo trae origine proprio dai politici e dai media che, anziché informare correttamente la popolazione, mantengono uno stato di ansia continua. Basta leggere l’ANSA o accendere il TG e le news sono uguali ogni giorno: contagi su, giù, su, giù. Anche quando ci può essere qualcosa di positivo, mettono sempre il terrore su movida, assembramenti, vacanze e quanto altro. Nessuno che, invece, spieghi che cosa sta accadendo. Nessuno che agisca con razionalità. Capisco che decidere sia difficile, come riguardo alla scuola, ma fare continuamente allarmismo e diffamare la Svezia (*) non servono a nulla se non, appunto, a ingenerare un negazionismo per risentimento.

* Ecco un’altra dimostrazione di come si generino le bufale di governo o regime. Il tasso di mortalità in Svezia è inferiore a quello in Italia. In Svezia non c’è ASSOLUTAMENTE l’ecatombe che i nostri media descrivono. La Svezia non è un paese ad alta densità come l’Italia? Vero, ma è stato stimato che il 26% degli abitanti di Stoccolma è rimasto contagiato. Ciò dimostra che prendere delle misure e fare attenzione ci aiuta moltissimo ma, prendendo misure spropositate, la situazione non cambia granché. Anzi, ingenera una pesantissima crisi economica, per cui la cura è più dannosa della malattia. Quello della Svezia che non ha fatto nessun lockdown per attuare l’immunità di gregge è un bufala, purtroppo riportata ancora adesso. La loro ammissione di colpa? È da vedere con la mentalità scandinava. A loro non interessa prendersi meriti e gonfiare il petto, ma capire se avrebbero potuto fare meglio. Infatti, con il senno di poi, hanno detto che avrebbero preso delle misure intermedie rispetto ai loro vicini. Cos’hanno capito i nostri giornalisti? Che fanno mea culpa per non aver messo tutti agli arresti domiciliari come da noi! Ma da noi qualcuno chiederà mai scusa per la strage nelle RSA dovuta a varie forme di negligenza? A Stoccolma, il tasso di mortalità (sulla popolazione) è dello 0.24%, mentre in Lombardia dello 0.22%. Eppure da noi siamo stati agli arresti domiciliari. Chi non si accorge che qualcosa non va da noi o non conosce i numeri o è in malafede. Si faccia notare come un po’ in tutti i paesi ci sono critiche e opposizioni che contestano o vogliono fare inchieste. Ed è normale che sia così quando c’è la democrazia. L’Italia è l’unico paese che si concentra sulla pagliuzza altrui e non guarda la trave nei propri occhi!

Cosa succederà?

Sono convinto che sia assurdo e liberticida, ancora oggi, vietare legalmente alle coppie non conviventi di baciarsi. È stato disgustoso dare la caccia al povero runner solitario. Per non dire (riferito da alcuni infermieri) delle sirene dispiegate, anche per casi non gravi, “per dare l’idea dell’emergenza”. Trovo che molte misure siano ridicole e dettate puramente dall’ipocondria, come indossare i guanti al supermercato (e, come avviene spesso agli ipocondriaci, paradossalmente si ammalano proprio così!). Ma il virus c’è. La pandemia non è finita, perché i contagi non sono a 0 e, con il modello esponenziale, ci si mette un attimo a sbragare se TUTTE le misure di sicurezza vengono tolte. La pandemia può finire tra qualche mese o durare anni con pochi contagi giornalieri. Oppure può sparire di colpo. Oppure dovremo attendere un vaccino (che, fra l’altro, non è in arrivo così presto come molti giornali dicono).

Quello che dobbiamo fare è adottare le misure di sicurezza migliori, senza stare tappati fino a quando i casi saranno a 0. C’è gente che ancora crede che ti contagi con una goccia di sudore stando accanto per 2 secondi a una persona. È un’assurdità. Però il virus c’è e molti si stanno comportando da stupidi. Perché, no, non è tutto come prima. È facile dire che è tutto come prima solo perché uno va in vacanza o ad ubriacarsi al sabato sera. Ci scommetto che molti di questi individui sono gli stessi che si indignavano a vedere il runner solitario durante il lockdown. Come al solito, quando davvero si deve scendere in campo ad agire, si girano tutti dall’altra parte. Ma davvero si credeva di salvare il paese stando a casa, perpetuando uno slogan da regime? Poi arriva l’estate e c’è voglia di vacanza, c’è voglia di mare e la pandemia non esiste più.

Una cosa è chiara da quello che sta succedendo: siamo degli analfabeti funzionali colossali. Il bonus vacanza va bene, ma poi sulla scuola ci si arena. E così, poiché la scuola è sempre una carenza italica, la gente non comprende perché l’emergenza non è finita. È assurdo come alcuni partiti politici abbiano potuto opporsi alla proroga dell’emergenza. Ah sì, appunto, al di là dello sciacallaggio politico, la risposta è quella: analfabetismo funzionale. Chi conosce il modello esponenziale sa benissimo che, tornando davvero alla vita di prima e rimuovendo TUTTE le misure, dopo tot ci si mette un attimo a far salire contagi e decessi. Perché, in ogni caso, la legge dei grandi numeri vale sempre. La letalità globale (diversa per fascia di età) sarà pure rivalutata allo 0.5% ma, supponendo una popolazione di 60 mln, vorrebbe dire 300 mila morti. Quindi no, l’emergenza non è finita. Ma quello che a molti farà dispiacere è che:

non si sa quando l’emergenza sarà finita.

L’unica cosa che si può fare è capire quali sono le priorità e non adottare una cura che è peggio della malattia. Ad esempio, vale la pena tenere le scuole chiuse? Francamente, credo che dovrebbero essere i più vulnerabili ad essere isolati, riconoscendo di essere a rischio. L’abbiamo fatto? Forse adesso va meglio, ma i decessi nelle RSA dimostrano che, forse forse, si doveva pensare a quei luoghi anziché a rincorrere il runner solitario con il drone.