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La malattia di essere giudici della società

Uno dei peggiori difetti dell’umanità è quella di ergersi a giudici della società, di questo e di quello, di tutto l’esistente. Ne sentiamo di ogni genere, dai tifosi al bar a quelli che hanno capito tutto di un crimine in cui non hanno direttamente fatto parte delle indagini. Ciò che accomuna questi individui è il non conoscere l’episodio, spesso per mancanza sia di competenza che di esperienza. Non si può dire di conoscere un fatto solo per sentito dire o dalla televisione. Il giudizio, pertanto, sarà entro questo limite. È possibile farlo in questo modo, ma senza andare oltre. Purtroppo, tanta gente va oltre e offre giudizi estremistici o semplicistici, senza vie di mezzo.

La storia di Jim Morrison

L’ispirazione per questo articolo mi è venuta pensando a Jim Morrison. Da un lato, abbiamo lo schieramento di chi lo bolla come uno sbandato che ha avuto quello che si è meritato. Dall’altro lato, abbiamo chi, invece, lo considera una leggenda. Beh, innanzitutto, chiarisco che non è di musica che voglio parlare. I The Doors possono piacere o no (molte canzoni sono belle). La domanda è: chi ha ragione tra le due parti? Beh, nessuno dei due. Spiego perché.

È vero, Morrison è morto in conseguenza ai suoi eccessi. Non rappresentava un esempio di persona equilibrata, contrariamente agli Iron Maiden. In questo senso, nessun genitore vorrebbe che un figlio segua le orme di chi, di fatto, si è suicidato. Tuttavia, è dovere della nostra società comprendere quello che girava nella testa di Morrison, cioè quello che lo ha spinto a diventare uno sbandato. Troppo facile prendere una persona come lui e imbottirlo di farmaci, perché ciò significa negare le responsabilità a monte. Genetica? Troppo semplicistico. La genetica non determina se sei uno sbandato. Esistono dei geni che, in risposta all’ambiente, possono portare a problemi come le dipendenze o la depressione. Ma non c’è un gene che ti dice che sarai depresso o alcolizzato. Scientificamente, è una falsità. Uno degli eventi che hanno contribuito a formare la personalità di Morrison è un’esperienza di morte vissuta all’età di 4 anni. Lui stesso lo racconta:

La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all’alba, e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un’altra macchina o non so cosa, ma c’erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi… ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati… io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento… penso davvero che in quel momento l’anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi. È qualcosa che ha un significato profondo per me.

Tra l’altro, Morrison, agli inizi, era una persona intelligente e andava bene a scuola. Non è stato da sempre uno sbandato puro. Ribelle sì, ma è una cosa diversa. Solo in seguito i voti sono calati. Qualcuno ha mai provato a domandarsi perché? Non è un modo per compatire e giustificare quello che ha fatto in seguito. L’insegnamento è che, se un genitore vuole che il figlio sia meno predisposto ad avere alcuni problemi, gli deve spiegare sulla vita. Non può educarlo a fatine, cicogne, rose e fiori. Ecco perché non condivido assolutamente la maniacale censura di alcune serie televisive. D’accordo, ci sono serie che è meglio evitare di far vedere ai bambini, ma se arriviamo a mettere il parental control ad NCIS qualcosa non va. Così come c’è qualcosa che non va se ci si scandalizza perché, in Buffy o altri programmi televisivi, ci sono coppie di omosessuali. Si potrebbero fare parecchi esempi, il tutto per dire che ci vuole una continua comunicazione tra genitori e figli. Poi, dopo che questa comunicazione è mancata, ci si stupisce se il figlio si caccia nei guai. Vedi il caso di Finnegan Elder. Non dico nulla dal punto di vista della morte del carabiniere. Sotto questo aspetto, si può dire tutto o nulla. Ecco dove sta il giudizio rispetto al pregiudizio. Non so e non metto becco. Finnegan Elder ha tutto il diritto di sostenere la sua tesi per difendersi, così come l’accusa di sostenere la sua. Ciò che è evidente è che, comunque, Finnegan Elder non è uno stinco di santo. Questo è un dato di fatto, come testimoniano i conoscenti. La madre cade dal pero su questo suo lato… evidentemente, non ha imparato a conoscere suo figlio ed è mancata la comunicazione reciproca. Quanto detto su Jim Morrison vale anche l’altro celebre suicida della musica: Kurt Cobain. Cobain, al pari di Morrison, non è di certo un tipo da emulare, ma provare a comprendere il suo animo regala delle sorprese e delle utili chiavi di lettura per la vita. Vedi anche su Marco Pantani.

Notate come, su Finnegan Elder, non emetta né una colpevolezza né una innocenza, nonostante quanto raccontato dai media e nonostante diversa gente abbia già la sentenza pronta (Salvini in primis come a solito, mi raccomando). Vorrei che il concetto fosse chiaro. Sì, è vero, Finnegan Elder è uno sbandato, ma bisogna evitare di emettere giudizi su cose che non si sanno. Bisogna imparare ad approfondire. Se manca l’opportunità di approfondire, è meglio fermarsi prima. Finnegan Elder dice che voleva difendersi? L’accusa fa notare che ha riempito di pugnalate il carabiniere. Ma Finnegan non dice una cosa falsa. Se la sua mente era alterata (dalla droga o da altro), può benissimo sostenere che avergli inflitto così tante coltellate era un modo per essere sicuro di aver scampato il pericolo. So che molti di voi si scandalizzeranno, ma è ciò che avviene anche in molti film per essere sicuri che il mostro di turno è veramente morto. Chi dice che Finnegan non l’abbia vista in questo modo? Non lo sappiamo, ma è plausibile e, se uno ha le prove, ha tutto il diritto di sostenere una teoria simile. Per quanto sia scandalosa, è verosimile. A mio parere, è molto più scandaloso sancire, da parte di un tribunale, che uno stupro non è credibile perché la vittima è reputata brutta…

L’insegnamento

In sintesi:

non è sbagliato giudicare, ma avere pregiudizi.

Non abbiate paura ad avere un giudizio. Se è sbagliato, è da intelligenti correggerlo, ma fatevi la vostra idea. Chi dice che non giudica mai gli altri sta dicendo una cosa piuttosto falsa. Tutti, nel bene o nel male, in qualche modo, giudichiamo. Tuttavia, evitate di cedere alla malattia di essere giudici della società. Mi vengono in mente quelli che danno della poco di buono a una ragazza che è stata stuprata, giusto per il fatto che si ubriacava o aveva la minigonna. A prescindere dal fatto che uno stupro è sempre uno stupro, e come tale va duramente condannato, magari dietro a quegli atteggiamenti c’è dell’altro che questa gente non conosce affatto. Quella persona può essere alcolizzata, ma anche sensibile e intelligente. Imparate a vedere anche voi la vita in questo modo. Abbiate un giudizio, ma flessibile, sotto diversi punti di vista. Non abbiate giudizi sempre ferrei. Non stiamo parlando di dire se la Terra è piatta o rotonda, perché su questo è evidente che la Terra non sia piatta (*). Ragionate e utilizzate una mente scientifica, ma con buon senso e sensibilità.

* In realtà, la Terra non è nemmeno rotonda, bensì un geoide.

Se fate caso, spesso nel sito ho criticato l’Europa o paesi come la Francia, la Germania (nel problema dei migranti) e l’Inghilterra. Al contempo, però, ho pesato le critiche accanto agli aspetti positivi, da cui gli italiani dovrebbero imparare parecchio. Non ho fatto come gli italiani sulla difensiva che criticano gli altri paesi e non si guardano allo specchio. Ho riconosciuto che anche gli americani tante qualità positive, nonostante soffrano la diffusione delle armi o dell’obesità. Ma non dimentichiamo gli Hutu e i Tutsi in Ruanda, che si sono massacrati a vicenda per decenni e ora, seppur con difficoltà, si sono riappacificati. Nell’articolo sull’immigrazione e i migranti, ho raccontato la loro storia perché è stato fatto qualcosa che, in occidente, tanta gente non comprende. Così come è un errore dare la colpa solo ai giovani se sono tonti e mandano allo sbando il paese (vedi su analfabetismo matematico, sull’imparare divertendosi e perché siamo allo sbando). E potremmo dire anche sull’alcol e il binge drinking e via dicendo su innumerevoli argomenti.

Un altro esempio di come bisogna assicurarsi di essere informati prima di dire qualcosa? Eugenia Cooney. La ragazza, classe 1994, appare visibilmente troppo magra nelle foto, a tal punto da essere additata come anoressica. Molte sono state le petizioni per bannarla dai social network. Eugenia ha ricevuto molte critiche e molti insulti per via della sua magrezza. Lei, d’altro canto, non ha mai ammesso chiaramente di avere disturbi alimentari. Le si può credere? Risposta: sì! Esiste una malattia, la lipodistrofia, che provoca una magrezza estrema. In Italia ci sono circa 200 casi e le donne vengono colpite maggiormente da questa malattia. Quindi, è una malattia poco comune, ma i casi non sono neanche 1 su milione. E se Eugenia Cooney avesse questa malattia? Non ci è dato sapere e non si possono fare ipotesi basate sul nulla. Inoltre, se si guarda bene a quello che propone sui social network, Eugenia mostra una spiccata dote creativa. Ha talento artistico e non diffonde mai messaggi pro ana. E, se devo essere onesto, vedo molti più messaggi deleteri sul peso in alcuni forum di obesi che cercano di dimagrire! La cosa da comprendere è che bisogna evitare di avere una sentenza senza aver approfondito. Sarò ripetitivo ma, come si dice, repetitia iuvant.

Come gli inglesi dominano ancora mezzo mondo

Imparare ad uscire dall’orticello ti insegna molte cose. Alcuni di questi insegnamenti arrivano dalla mia esperienza con gli inglesi. Ho iniziato a domandarmi perché l’inglese è la lingua internazionale e quella usata, quasi sempre, negli ambienti di scienza. La domanda non venga tacciata come una domanda senza senso, perché a uno sguardo più profondo ti fa capire molte cose tutt’altro che scontate. Ti fa capire che gli inglesi, pur non avendo più alcuna colonia, continuano dominare mezzo mondo. Capire il perché di questo dominio, a sua volta, non ha solo uno scopo didattico, bensì ci fa riflettere molto sui fatti più recenti e sul perché l’Italia è sempre così indietro, perché i cervelli continuano a scappare lasciando la nostra penisola sempre più povera di risorse. È qui che vuole parare l’articolo, poiché non l’ho affatto concepito come un elogio a Sua Maestà.

La grande macchina del consenso

In realtà, non è una strategia nuova. È una strategia usata fin dall’antichità, da Alessandro Magno a Napolone Bonaparte. E, a modo tutto suo, direi anche da Gengis Khan (*). A sorpresa, tuttavia, si scopre che, nella storia più moderna, si è usata la via della violenza, dell’oppressione e della censura. Basti pensare alle ditratture del novecento, ma anche alle censure di oggi con la falsa scusa delle fake news.

* Gengis Khan voleva mantenere sobri i suoi soldati per farli rendere al meglio. Tuttavia, sapeva che non poteva impedire del tutto l’alcol e concedeva di ubriacarsi al massimo 3 volte al mese. Noto per essere molto spietato con i nemici, in realtà Gengis Khan sapeva anche come conquistare la fedeltà di qualcuno.

Ebbene, gli inglesi dominano grazie a una potente e perfetta macchina del consenso. Hanno abbandonato le armi e hanno iniziato a costruire la fiducia dei popoli attraverso metodi più sofisticati. Alcuni esempi? Facciamoli pure.

Calcio
La Premier League, per gli inglesi, è il vero campionato del mondo. I presidenti dei club sono opportunamente americani e asiatici, in modo tale da rivedere il prodotto a quei paesi. Se devo vendere in Indonesia o in India, i locali si fideranno di più se il club è gestito da un asiatico! Da ciò deriva l’enorme ricchezza del calcio inglese, che permette anche all’ultima in classifica di essere tifata molto. Tutti contenti e tutti soddisfatti, cioè viva la Regina! Vedi anche “Il calcio di una volta che non c’è più“. Molti inglesi campano con il benefit e vivono nelle case popolari ma, finché hanno il calcio e la birra, non si lamentano. Il calcio non va sottovalutato come mezzo di consenso. Infatti, arriva anche negli angoli più poveri dell’Africa. Poiché la gente locale non può permettersi un abbonamento a Sky a testa, le partite del calcio inglese vengono trasmesse nei bar, dove tutti si possono riunire. L’Inghilterra, così, prende molti giocatori dai paesi africani del Commonwealth.

Cultura e scienza
Se vuoi guadagnare il consenso dei paesi più poveri, senza che si rivoltino, devi dare loro ciò di cui hanno bisogno: l’istruzione. È facile che un iraniano o un indiano ricopra ruoli importanti nella scienza, nella medicina e nell’imprenditoria (il fisico Jim Al-Khalili è uno dei miei preferiti). Un “impero” funziona se viene data l’opportunità a tutti di imparare e di realizzarsi. In questo modo, le menti migliori lavorano per gli inglesi, italiani compresi. Gli inglesi sanno bene che, in Italia, scienziati e ricercatori vengono disprezzati, quindi forniscono loro delle opportunità praticamente irrinunciabili. Gli scienziati e i ricercatori sono contenti perché vengono finalmente apprezzati e l’Inghilterra si arricchisce di scienza e cultura.

Televisione ed educazione
I mass media sono fondamentali per stimolare le persone a studiare e formare lo spirito critico. Mi viene in mente Doctor Who. Di questa serie, trovo che siano geniali le stagioni con il Trediscesimo. La sua rigenerazione è una donna. I compagni sono, rispettivamente, un tipico medio borghese inglese, una pakistana e un nero che soffre di disprassia. E tutti quanti sono guidati da una donna. Geniale: un melting pot incredibile che fa sentire tutti diversi e uguali allo stesso tempo! La strategia è usata anche nei documentari, vedi The Story of Maths presentato da Marcus du Sautoy che spiega la matematica orientale (The Code è una serie e una puntata è dedicata alla matematica dell’Oriente). Notate dove sta veramente l’ingegno. Il documentario non va in India e in Cina con aria di superiorità ma, anzi, mette in evidenza la genialità di queste culture, condendo il tutto con dei jingle di musica cinese e indiana a ritmo pop. E che dire di Meet the Natives? Fra l’altro, di questa abilità nel divulgare ho parlato anche nell’articolo sull’imparare divertendosi.

Ambiente
Il Regno Unito è l’unica nazione che ha dichiarato l’emergenza ambientale, facendone al contempo una buona propaganda mediatica. Perché questa scelta e questo clamore? Molto semplice. Sono i paesi più poveri o in via di sviluppo a soffrire di più i cambiamenti climatici. Così, mentre il resto dell’occidente è miope o perso negli egoismi, gli inglesi si sono ingraziati l’India, i paesi del sud-est asiatico e dell’Africa che soffrono a causa del cambiamento climatico. Fa tutto parte della tattica del consenso di massa. Urge ricordare che molti dei paesi più poveri o in via di sviluppo fanno anche parte del Commonwealth, più o meno l’equivalente britannico dell’UE. Pertanto, si sviluppano degli interessi reciproci fra le parti. L’India, il maggior paese del Commonwealth e paese in via di sviluppo, da solo comprende più del 15% della popolazione mondiale! Quando anche gli altri paesi occidentali si saranno finalmente mossi per il clima e avranno compreso i fenomeni migratori, gli inglesi continueranno a dire (e ad essere) 50 anni avanti.

Notate come il modello cosmopolita inglese sia simile a quello degli antichi romani. Intendo nel bene e nel male. Ad esempio, gli antichi romani non erano razzisti verso i neri e gli stranieri perché, proprio come gli inglesi, la loro civiltà era fatta dagli stranieri. Tuttavia, esisteva la segregazione sociale, ben visibile nei posti delle arene come il Colosseo (ai poveri veniva impedito di mischiarsi con i ricchi).

Quello che possiamo imparare dagli inglesi

Le strategie degli inglesi hanno chiaramente uno scopo opportunistico, a differenza degli scandinavi che ragionano con veri ideali del benessere. È sempre stato nel loro carattere, fin da quando usavano le armi e la guerra. Ciò nonostante, anche se c’è questo fine opportunistico, a mio parere abbiamo tanto da imparare dagli inglesi. Gli italiani si chiedono sempre perché i più bravi scappano e stanno a lamentarsi. Bene, impara dagli inglesi come si apprezza quello che si ha. Ci lamentiamo che non ci sono pari opportunità. Bene, e allora perché non iniziamo a fare una vera educazione, senza continuare a censurare ciò che reputiamo scandaloso? Non puoi creare una società egualitaria se metti il parental control addirittura su NCIS! Da cosa dovrebbero imparare i nostri bambini? Da Nonno Felice? O dai soliti noiosissimi documentari dove il medico di turno sale in cattedra e se le canta da solo? Come si può combattere il razzismo se, nelle nostre serie e nei nostri film, lo straniero è sempre descritto come un vucumprà? Ed è per tutto questo che andiamo allo sbando. Andiamo allo sbando perché viviamo in un ambiente sbandato, facendo ben poco per cambiare le cose. Inutile andare fieri della pizza e della pasta, se poi ci mancano le abilità sociali e verso le materie tecniche. Un’altra prova del successo delle strategie inglesi sta nel fatto che molti italiani, senza nemmeno essere andati lì, hanno il “grande sogno inglese”. Non hanno capito dove sta il trucco e, intanto, lo scopo è stato raggiunto. E ricordate quanto detto sul benefit? Se sono tutti mediamente “poveri” (messo tra virgolette perché non muoiono di fame come nel terzo mondo), non ci si ruba a vicenda. Da noi, la Lega dice che il reddito di cittadinanza alimenta il lavoro in nero, ma è una bufala (*). È esattamente il contrario, cioè più si vedono opportunità di arricchirsi e più si ruba! In Italia, uno dei motivi per cui anche il più miserabile cerca di rubare è proprio il vedere un Berlusconi che ostenta il potere e la ricchezza. Gli inglesi fanno il contrario, facendo vedere che non conviene essere ricchi per scoraggiare l’illegalità.

* In realtà, io sostengo il reddito di benessere universale, ma è tutto spiegato nell’articolo linkato in precedenza, quando ho parlato del calcio.

Onestamente, non ho davvero nulla da dire male sugli inglesi. Altri italiani vedrebbero il male assoluto in quello che fanno, ma io credo che sia utile capire le loro azioni svincolandole dall’opportunismo che sta alla radice. Come si dice, ognuno ha pregi e difetti. Ecco che, allora, possiamo aprirci a una nuova e interessante visione del mondo e dell’umanità. Infatti, la motivazione “di Stato”, chiamiamola così, nulla dice individualmente. I singoli agiscono per i valori a cui sono stati educati e, se permettete, è meglio essere educati con Doctor Who e i documentari della BBC anziché a pane, reality show e catechismo. In sintesi: la matrice opportunistica non sta nei singoli cittadini, ma nella politica. Se poi questa politica serve lo stesso a creare una società migliore, a me va benissimo, visto che non devo essere amico dei politici.

Insomma, se è vero che gli inglesi lo fanno per opportunismo, impariamo anche a farci un esame di coscienza. Troppo facile vedere quello che c’è fuori e fare come la volpe con l’uva. Se loro sono più avanti di noi, forse dovremmo capire perché riescono ad esserlo. È questo che frega noi italiani. Vediamo chi è meglio e ci comportiamo come la volpe con l’uva, perché tanto continuiamo ad avere la pizza, la pasta e 4 stelle sulla maglia della nazionale. Sì, noi abbiamo le 4 stelle, però poi gli inglesi ci “fregano” i cervelli. Lo metto tra virgolette, perché in realtà non si può parlare di vero e proprio furto. Sono loro che creano le opportunità favorevoli per far emigrare il meglio dell’Italia!

Ovviamente, le medesime tattiche di propaganda degli inglesi possono essere usate anche in chiave malvagia. Vedi quello che ho scritto qui sull’ultradestra.

La crisi di Hong Kong

Hong Kong non è più una colonia inglese dal 1997. Solo ufficialmente, però. Perché credete che i cinesi (e non) di Hong Kong si sono ribellati così tenacemente? Perché, all’atto pratico, sono sempre in qualche modo rimasti britannici. Il sistema politico è sempre rimasto tipicamente britannico. Gli inglesi si sono mischiati con i locali, continuando a trasmettere i valori occidentali (cioè britannici). Come la Cina, a mano a mano, ha voluto imporre il suo predominio, la rivolta è scattata. Più la Cina vuole ribadire il suo potere su Hong Kong, più i ribelli sventoleranno la Union Jack di sua maestà: un autogol della Cina continentale! Qual è il succo? Che inglesi sono andati via, ma adesso è Hong Kong che rivuole gli inglesi per non essere schiavo della Cina! Volontariamente o no (qui ognuno potrà dire la sua), gli inglesi sono riusciti ad andare via da Hong Kong, per poi farsi acclamare per un ritorno. Geniale (a prescindere dal fatto che, nella pratica, non sono mai davvero andati via).

Hong Kong non è l’unico esempio di come gli inglesi continuano a essere ancora desiderati da molti. Le Falkland sono un altro territorio britannico, che l’Argentina rivendica (con il nome di Las Malvinas). Peccato che, quando si fanno i referendum, i cittadini delle Falkland vogliono sempre restare con gli inglesi! Vale anche per gli indiani. Nonostante gli indiani abbiano combattuto per liberarsi dal colonialismo britannico, essi riconoscono che gli inglesi hanno anche portato molta tecnologia. Effettivamente, dicono la verità, cioè nulla a che vedere con le panzane diffuse dai fascisti. E, secondo alcuni indiani (non tutti), gli inglesi dovrebbero addirittura supervisionare nelle ingerenze fra i tre paesi dell’ex India britannica. Per molti indiani, la partizione dell’India ha provocato o peggiorato il razzismo religioso tra hindù e islamici. La situazione dell’ex India britannica va ben oltre, ma è ben chiara l’influenza britannica, nel bene e nel male.

Brexit

Ovviamente, non potevo non menzionare la Brexit nell’ampio discorso degli inglesi. Ma si tratta di un argomento a parte, che ho spiegato in questo articolo.

Moon Day, che cosa davvero ci insegna esistenzialmente?

Il 21 luglio del 1969, i primi due esseri umani mettono piede sulla Luna. I loro nomi sono Neil Armstong ed Edwin, detto “Buzz”, Aldrin. Michael Collins rimane in orbita, tutt’altro che annoiato e ben consapevole che i suoi compagni potrebbero rimanere bloccati sul nostro satellite naturale. Celebre la frase pronunciata da Armstrong:

That’s one small step for a man, one giant leap for mankind.

Notate l’uso ben studiato dei termini. “Step” indica un semplice passo, quello di quando camminiamo. “Leap”, tradotto con “balzo” italiano, è più universale. Infatti, prima è “man” e poi “mankind”. Ma è veramente difficile trovare una traduzione che renda il concetto. Il termine leap, in inglese, è molto usato nella fisica. Basti pensare al quantum leap, da cui anche la famosa serie televisiva con Scott Bakula. Il quantum leap è uno dei principi più importanti della meccanica quantistica.

Lo scopo di questo articolo non è la celebrazione dell’evento in sé o fine a se stesso. Lo scopo di questo articolo è capire:

che cosa, esistenzialmente, ci portano le mirabili imprese lunari.

Pongo l’accento sul termine “esistenzialmente”, perché sul resto si parla già molto e ci sono parecchi e fior di articoli, nonché documentari.

Insegnamenti per la vita quotidiana

Un insegnamento delle missioni lunari arriva dall’Apollo 8, la prima che ha orbitato intorno alla Luna. I tre astronauti (Jim Lovell, quello di Apollo 13, Frank Borman e William Anders) si fanno incantare dalla Terra che sorge, scattando la famosa Earthrise. Era il Natale del 1968, pochi mesi prima dello sbarco. Fu la prima volta in cui prendemmo consapevolezza di quello che siamo nell’universo, ovvero una piccola “biglia blu” (inglese “blue marble”). L’Apollo 17, ultima missione lunare, nel 1972 scattò una seconda foto simile, ma con tutta la faccia della Terra illuminata, intitolata proprio Blue Marble. La paternità della Blue Marble viene attribuita a tutto l’equipaggio: Ron Evans, Eugene Cernan e il geologo Harrison Schmitt. Le due foto contribuirono alla sensibilizzazione ambientale, cessando di mettere sempre l’uomo al centro di tutto. Ci fecero capire quanto siamo vulnerabili. Ci fecero capire quanto insensate siano le guerre e che il mondo è di tutti. Ci diedero una nuova prospettiva di quello che siamo e del luogo in cui viviamo. Per secoli, l’uomo ha sempre sfruttato la natura come se tutto fosse stato creato per lui. Ha conquistato terre e ammazzato i nativi. Ha dato la caccia alle balene e fatto la guerra per grandi e piccole cose. Questa visione antropocentrica ha smesso di esistere con le foto scattate da Apollo 8 e Apollo 17. Detto Darwiniamente, l’uomo non è l’animale superiore. Siamo solo una parte dell’evoluzione. Ci siamo adattati a nostro modo, così come altre specie l’hanno fatto a modo loro. E, come avvenuto in passato ai dinosauri, potremmo estinguerci da un momento all’altro. Perché siamo una specie giovane, ancora immatura. 80 anni ci sembrano tanti, ma non sono nulla per la storia della Terra e dell’universo. Quindi, l’uomo non deve concepire la natura come qualcosa da sfruttare, bensì come qualcosa di cui prendersi cura per vivere al meglio nella nostra casa.

Il secondo insegnamento sa più di atavico, diciamo così. L’essere andati sulla Luna ci fa capire che alcuni limiti si possono superare. L’uomo non è fatto per volare, dicevano. Ma poi abbiamo inventato gli aerei. L’uomo non è fatto per andare nello spazio, dicevano. Ma poi abbiamo camminato sulla Luna. I viaggi sulla Luna ci insegnano che dobbiamo credere di più nelle nostre potenzialità. Non si tratta di ricercare l’estremo per ricevere la scarica di adrenalina e di dopamina come chi fa bungee jumping. Si tratta di un obiettivo sfidante, come quello della maratona sotto le 2h, un “muro” idealizzato che già Kipochoge ha abbattuto. È fatto tutto allegramente, a prescindere da come andrà davvero. Non a caso, nei video di repertorio delle missioni lunari ci sono molte gag e capottamenti divertenti a causa della gravità inferiore. Lovell che annuncia che c’è Babbo Natale quando ritornano i contatti durante Apollo 8, dopo che erano stati tutti preoccupati “(Please be informed, there is a Santa Claus”). Harrison Schmitt che si mette a cantare I was strolling on the Moon one day. E, appunto, tanti, tanti capottamenti. Il tutto con la consapevolezza di poter morire, perché non erano degli stupidi che pensavano di fare solo una gita sotto casa. Ma non ci badavano, perché una mente libera sa risolvere meglio i problemi. L’espressione che rende bene l’approccio è obiettivo sfidante. Bisogna diffidare quando qualcuno ci dice che non si può, che è impossibile, che l’uomo non è fatto per questo o per quello. Bisogna diffidare quando ci viene detto che si deve fare così o cosà. Non è una cosa che riguarda solo la scoperta scientifica o di “nuovi mondi”, ma la vita quotidiana di ognuno di noi. Mi viene in mente quando vado a correre con temperature fredde. C’è chi non si sognerebbe mai di uscire con il freddo, ma io e altri runner lo facciamo. Tutto tranquillamente, divertendoci, perché non c’è nulla di meglio del contatto con la natura e il nostro corpo che va oltre quello che crediamo. È un grandissimo insegnamento a livello esistenziale. Non c’è bisogno di diventare astronauti per imparare dalle missioni Apollo. In sintesi:

il mondo sarebbe già un mondo migliore se applicassimo, tutti quanti, quel tipo di approccio in ciò che facciamo ogni giorno!

Non ho voluto menzionare i progressi tecnologici derivanti dalle missioni lunari. Ne parlano già altri. Però, voglio dire una cosa a riguardo. Nonostante riconosca che il progresso tecnologico abbia migliorato la qualità della nostra vita, provocatoriamente dico che preferisco andare sulla Luna con gli strumenti dell’epoca, molto meno potenti, anziché con la tecnologia degli smartphone di oggi! Chi ha usato i vecchi indistruttibili Nokia sa di cosa parlo.

Buone intenzioni illuse

Purtroppo, quello che dovremmo imparare non corrisponde a quello che abbiamo imparato. O meglio, forse dovremmo dire quello che NON abbiamo imparato.

L’Earthrise e la Blue Marble sono state disattese con la recente ondata di sovranismo. Odio, razzismo, divisione sociale e politica sono ancora all’attenzione dei media. E questi sentimenti negativi vengono continuamente istigati da gente come Trump, Salvini e Orban. I media ci sguazzano, i politici anche. Le persone si incattiviscono, cercano il capro espiatorio. Vengono disattese anche le intenzioni ambientaliste, relegate solo alle soluzioni che fanno comodo o portano profitti. Mi viene in mente l’assurda protesta degli agricoltori trentini, che vogliono ammazzare gli orsi e i lupi che vivono semplicemente nel proprio habitat. Questa gentaglia se ne esce pure con frasi agghiaccianti, come che la montagna non esiste senza la loro presenza. L’Earthrise e la Blue Marble ci dicono che è esattamente il contrario! Siamo noi che non esistiamo senza la natura, motivo per cui dobbiamo smetterla con il cemento. Earthrise e Blue Marble, purtroppo, non ci hanno insegnato abbastanza. Si continua con le divisioni, si continua ad ammazzare per una linea di confine. Ci siamo dimenticati che:

non è la Terra che appartiene all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla Terra.

In realtà, le missioni lunari stesse non hanno avuto un vero scopo umanitario e scientifico. Solo l’ultima missione, la Apollo 17, ha avuto principalmente uno scopo scientifico in quanto l’ultimo. Nessuno lo fa notare ma, quando Kennedy annuncia di voler andare sulla Luna, il discorso è nettamente politico e contro il comunismo. Vero, è bello sentire frasi come “abbiamo deciso di andare sulla Luna non perché è facile, ma perché è difficile”. È il concetto di obiettivo sfidante di cui ho parlato prima. Ma ascoltate bene quel discorso. È quello tipicamente americano che considera gli Stati Uniti come l’unico garante della libertà, che il comunismo è male e via dicendo. C’era la guerra fredda e l’intento del governo era dimostrare di essere meglio dei russi. Tutto lì. Infatti, una volta avvenuto lo sbarco nel 1969, il tempo di 3 anni e le missioni lunari sono state cancellate. Restavano ancora Apollo 18, 19 e 20, ma non se n’è fatto nulla. Il presidente Nixon doveva effettuare dei tagli e scegliere tra le missioni lunari e la guerra in Vietnam. Nixon scelse di finanziare la guerra, con perdite umane tra le più terribili nella storia moderna. Anche oggi, in molti paesi, si preferisce tagliare quello che fa più comodo ai politici. Taglio alla sanità, taglio alle scuole, taglio delle tratte ferroviarie, taglio alle pensioni ecc.

50 anni dopo, le missioni lunari offrono un messaggio ancora attuale. Sta a noi recepirlo. Von Braun (un covertito della Germania nazista, sì) disse che, con i giusti finanziamenti, avremmo potuto andare su Marte in 15 anni, cioè negli anni ’80 del novecento. Già, con i giusti finanziamenti. Nel momento in cui siamo chiamati a fare una scelta, spesso non facciamo quella giusta. Fu così 50 anni fa ed è rimasto così oggigiorno. Adesso stiamo puntando a Marte, ma:

sapremo imparare, come esseri umani, quello che ci è sfuggito con le missioni Apollo?

Cambiamento climatico e surriscaldamento globale

Trattamento sanitario obbligatorio (TSO) da cambiare

Il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) in genere è sottoposto ad obbligo per chi ha bisogno di cure e le rifiuta. Sembrerebbe un bene, ma non è così. Personalmente, sono d’accordo che chi è un male per il pubblico, se rifiuta le cure, sia sottoposto a TSO. Diverso, invece, il caso in cui uno decida di suicidarsi, che potrà essere uno sbaglio grossolano ma resta una scelta (*).

* A scanso di equivoci, io posso provare a convincere l’aspirante suicida a non farlo. Ma non dovrò usare la forza o il ricovero coatto. Chi non prova a impedire che qualcuno si suicidi non è un essere umano, ma non bisogna fare il tentativo con la forza. Ovviamente, tutto ciò vale se l’aspirante suicida non intralcia la giustizia, ad esempio provando a gettarsi sotto un treno. Se si salva, dovrebbe essere cosciente di essere stato… incosciente ed egoista. L’eventuale conducente potrebbe soffrire di disturbo da stress post-traumatico.

Praticamente solo difetti

Per quanto riguarda il TSO, ci sono dei difetti evidenti:

1) la richiesta è fatta al sindaco e servono due medici, di cui uno non dev’essere per forza psichiatra;
2) di fatto, possono scrivere qualunque cosa per giustificare un ricovero coatto, a discrezione solo dei medici in questione e del direttore.

Il primo punto dice che, se io sono un fisiatra o un babbaluco, posso accordare un TSO. Un’altra richiesta per il TSO è che:

3) non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere.

Il punto 3 dice che, in realtà, la cosa è possibile eccome nella maggioranza dei casi. Un vagabondo che non vuole mangiare in mensa lo farà cercando cibo nei boschi. È giusto o sbagliato? Forse no, ma ha il diritto di farlo e, piuttosto, è meglio che finisca in galera ma non in TSO. In sostanza, la brutta realtà è che un TSO può essere dato anche a un vagabondo che rifiuta di mangiare (è un suo diritto, per quanto spiacevole; cosa non va? che ti fanno stare peggio imbottendoti di farmaci, ma senza davvero aiutarti!). Ed è capitato, purtroppo, a persone come Massimiliano Malzone che, anziché essere aiutato nei suoi problemi, è stato ucciso da un TSO. La regola 3, spesso, non viene fatta affatto rispettare. A proposito, il nostro sito chiede giustizia, VERA, anche per Malzone. Non ha senso “sentirsi” causa civile. Bisogna condannare i responsabili con una durissima pena equiparabile a quanto subito da Malzone, punto e stop.

Attualmente, una forma di ingiustizia

Legge, purtroppo, non aiuta perché, chiunque “giustifichi” un TSO, si appella al diritto di necessità (necessità spesso false, perché il soggetto viene imbottito di farmaci). Inoltre, spesso è un ricovero volontario, avvenuto in ambulatorio, a trasformarsi in TSO, perché cambiano le condizioni e uno o più medici decide o decidono diversamente. Esiste il diritto di appellarsi, ma alla fine sei coatto per 7 giorni. Infatti, il sindaco ha l’obbligo di rispondere entro 10 giorni. E sei già ridotto a uno zombie. Se conoscete il sito, sapete che non sono affatto contro i farmaci, ma non così. In pratica, il sindaco ha l’obbligo di rispondere entro 10 giorni, ma entro 10 giorni il TSO è già stato fatto. E qualcuno, nel frattempo, può essere morto. Una misura chiaramente ingiusta, a tutto vantaggio dell’abuso di potere che, purtroppo, avviene spesso. Manca solo far tornare i manicomi e siamo a posto…

Durante il TSO, la persona subisce un durissimo trattamento fisico e psicologico atto a renderlo “docile e innocuo”. Di fatto, arriva a uno stato di spersonalizzazione, con un grave trauma della persona che si sente violentato e violato nel suo essere. Spesso, la persona viene anche “portata via” con una eccessiva forza. Anche quando i 7 giorni di TSO finiscono, la persona ha tutto il sacrosanto diritto di andarsene ma, se non resta con trattamento sanitario volontario (TSV), continuano a infliggere il TSO. Invece, la legge Basaglia del 1978 prevede che ognuno possa andarsene, altrimenti diventa un reato di sequestro di persona. Ma è come il toro che si morde la coda. I medici o presunti tali giocheranno sempre la carta della necessità, impedendo che la persona abbia una concreta facoltà legale. Tante volte, poi, specialmente nei posti più disagiati, gli infermieri sono come dei carcerieri che torturano (un esempio è la struttura di Cetraro, in Calabria). Un TSO può far avere conseguenze, fisiche e psicologiche, anche molto a lungo.

Cosa fare?

Come detto prima, possiamo fare ricorso e il sindaco ha l’obbligo di rispondere entro 10 giorni. Ciò, purtroppo, non sempre è possibile. Purtroppo, nei reparti peggiori, in qualche modo, la possibilità di ricorso viene scoraggiata. Ma ricordatevi che è un diritto. È fondamentale avere qualcuno all’esterno che renda possibile il ricorso. Però il problema è quello: la durata di risposta supera quella del TSO, quindi uno è fregato! L’unica soluzione percorribile è, legalmente, quella di invalidare il TSO individuando le irregolarità nella forma e nel contenuto. E fidatevi, può accadere spesso! Solo che in pochi lo sanno, accettando, rassegnati, il regime o perché le cose vengono nascoste. È l’unica via, poiché il buon senso, in questi casi, è raro che sia di casa. Se si fa ricorso, è bene farlo il prima possibile, entro le 48 ore, in modo tale da far avere una copia al Giudice Tutelare chiedendogli di non convalidare il TSO. La via in extremis è il Tribunale. Ricordatevi che, in linea teorica, è vietato usare la violenza di qualsiasi tipo, ma proveranno, sempre legalmente, a provocarvi. E questo potrà provocare il rigetto del ricorso. Abbiate calma e sangue freddo e, anche se può sembrare difficile da mandar giù, fate buon viso a cattivo gioco.

Un’altra cosa da ricordare è che la persona non può rifiutare la terapia, ma ha il diritto di essere informato su cosa sta avvenendo. E può segnalare le terapie che considera invasive, scegliendo quella che ritiene più adatta. Tutto questo premesso che, per natura del TSO, non si possono rifiutare le cure. Ma “almeno” la scelta c’è ed è un diritto!

Può essere necessario?

È chiaro che esistono casi necessari di contenzione, ma il nostro sito lotta contro gli abusi e per negare giustificazioni fasulle a procedimenti molto dannosi per una persona. La richiesta di obiettare al TSO deve avvenire PRIMA che il TSO avvenga. La nostra è una proposta vera di modifica di una legge ingiusta, la quale viene prevista da presunti medici che non lo sono affatto e da un sindaco che di certo non ha una laurea in psichiatria.

Il nostro sito NON chiede affatto che il TSO venga rimosso, ma che venga gestito diversamente e, soprattutto, che possa essere contestato prima, tramite un avvocato (che, in caso, dev’essere ammesso d’ufficio), in modo che chi lo subisce abbia tutti i diritti di opporsi, senza che venga inventata una diagnosi per giustificare, alla fine, il delirio di onnipotenza dei medici (e anche di chi medico o psichiatra non lo è, ma vuole prendersi la fetta di una torta). Non esiste che prima si faccia il TSO e solo POI si possa fare ricorso, perché così il TSO sarebbe già stato eseguito. Sarebbe come dare una pena a qualcuno e dargli il diritto di difendersi in tribunale solo a pena eseguita o in corso!

Il TSO può anche esistere, ma non come oggi. Il fine del TSO di oggi è quello di piegare la volontà della persona, al limite tra lavaggio del cervello e violenza. E non è detto che tutto ciò non avvenga davvero dal punto di vista legale. Lo scopo dei medici è quello di aiutare attraverso un processo di fiducia e onestà. Il che non vuol dire non essere duri, ma senza tecniche da coazione. La coazione va bene per gli psicopatici, giusto per rendere l’idea. Al contrario, purtroppo a volte accade addirittura (testimonianza di psichiatri stessi) che i moduli siano precompilati con la firma del sindaco.

Il potere mediatico del camice bianco (di Dario Bressanini)

Keeper of the Seven Keys (Helloween)

Canzone: Keeper of the Seven Keys
Artista: Helloween
Album: Keeper of the Seven Keys – Part II (1988)

Una canzone che ci vorrebbe proprio per questi tempi di cattivismo. Già la prima strofa ci fa capire cosa vuole trasmetterci Weikath (chitarrista e autore del testo). L’espressione “fai che le persone incrocino le mani tra di loro e riempano i loro cuori di verità” mette già i brividi. Perfetta sintesi tra parole e musica. A volte, la difficoltà sta nel comprendere che sono pur sempre tedeschi, quindi può scapparci un’incomprensione. Ad esempio, il primo bridge (si dice così) può far pensare male. Weikath vuole semplicemente metterci in guardia dall’odio, perché l’odio porta le persone a dimenticare ciò che siamo stati. Poi va beh, il bridge si chiude con la tipica espressione di uccidere Satana che non vuole che siamo ciò che vogliamo. Sappiamoli capire. Weikath all’epoca aveva 26 anni, l’album è un  capolavoro e ci stanno queste goliardate che non sminuiscono affatto il brano (musicalmente e liricamente, si intende). Sarà banale il concetto di lotta tra luce e malvagio, ma soo le parole usate a rendere bellissima questa canzone. Il ritornello è ovviamente un capolavoro, quindi vi riporto il testo in modo che potrete leggerlo con le vostre personali sfumature.

Testo

Make the people
hold each other’s hands
and fill their hearts with truth
you made up your mind
so do as divinedPut on your armour
ragged after fights
hold up your sword
you’re leaving the light
make yourself ready
for the lords of the dark
they’ll watch your way
so be cautious, quiet and hark

You hear them whispering
in the crowns of the trees
you’re whirling ‘round
but your eyes don’t agree
will ‘o’ the wisps
misguiding your path
you can’t throw a curse
without takin’ their wrath

Watch out for the seas of hatred and sin
or all us people forget what we’ve been
our only hope’s your victory
kill that satan who won’t let us be–kill!

You’re the keeper of the seven keys
that lock up the seven seas
and the seer of visions sais before he went blind
hide them from demons and rescue mankind
or the world we’re all in will soon be sold
to the thone of the evil payed with Lucifer’s gold

You can feel cold sweat
running down your neck
and the dwarfs of falseness
throw mud at your back

Guided by spells
of the old seer’s hand
you’re suffering pain
only steel can stand

Stay well on your way and follow the sign
fulfull your own promise and do what’s divined
the seven seas are far away
placed in the valley of dust heat and sway

You’re the keeper of the seven keys
that lock up the seven seas
and the seer of visions said before he went blind
hide them from demons and rescue mankind
or the world we’re all in will soon be sold
to the throne of the evil payed with Lucifer’s gold

Throw the first key into the sea of hate
[Solo: Mike/Kai]
throw the second key into the sea of fear
throw the third key into the sea of senselessness
and make the people hold each other’s hands
the fourth key belongs into the sea of greed
and the fifth into the sea of ignorance
Disease, disease, disease my friend
for this whole world’s in devil’s hand
Disease, disease, disease my friend
throw the key or you may die

On a mound at the shore of the last sea
he is sitting, fixing your sight
with his high iron voice causing sickness
he is playing you out with delight
man who do you just think you are?
a silly bum with seven stars
don’t throw the key or you will see
dimensions cruel as they can be
don’t let him suck off your power
throw the key. . .!An earthquake, squirting fire, bursting ground
Satan’s screaming, and earth swallowing him away!

You’re the keeper of the seven keys
you locked up the seven seas
and the seer of visions can now rest in peace
there ain’t no more demons and no more disease
and, mankind, live up, you’re free again
yes the tyrant is dead, he is gone, overthrown
you have given our souls back to light

Perché è bello scrivere

Tempo fa, avevo raccontato di frequentare alcuni forum dedicati alla scrittura. Avevo anche spiegato di essermene allontanato, perché erano ambienti morbosamente alla ricerca di applausi o di un editore (che avrebbero anche pagato, pur di venire pubblicati).

Stavolta, non voglio impuntarmi su quei forum, quanto piuttosto dirvi perché ritengo che sia bello scrivere. In breve:

scrivere è una forma artistica che ci permette di liberare ed esprimere una parte di noi stessi.

Fin qui, in tanti condivideranno. Altri contesteranno che è impossibile che tutto di noi venga fuori e ci sarà qualcosa di distorto, sempre e comunque. Ci sta e non lo nego. Fatto sta che lo scopo dello scrivere è questo. Ma se scrivessimo solo ed esclusivamente per noi, tenendo tutto nel cassetto, credo che non avrebbe senso. Ci dev’essere un lettore (o spettatore). Questi lettori entrano intimamente nel nostro mondo. Condividono con noi quelle emozioni. Ci ringraziano di averli smossi in qualcosa o per qualcosa e noi che scriviamo li ringraziamo per aver compreso o accettato un nostro aspetto. Sarà un amico, sarà la madre, sarà il fidanzato. Non importa chi. Lo scopo dell’avere il lettore rimane ancorato qui.

Dove sta la differenza con chi scrive per gli applausi o per essere pubblicato? Che la scrittura avviene “a prescindere”. Il pubblico ci può essere o no, ma siamo già contenti di averlo fatto. D’altronde, qualcuno diceva che, se solo una vecchietta o un cane leggesse il suo libro, sarebbe andato bene lo stesso.

È un po’ come quando parlo spesso di corsa. Quando volete migliorare la prestazione, non dovete farlo per un agonismo esasperato. Non lo dovete fare per vincere un salame scaduto a una gara. Lo dovete fare perché questo vi permetterà di divertirvi fino alla vecchiaia. Se cercate il successo fin dai primi anni, il successo vi corroderà, con il rischio di farvi mollare. Nella corsa è l’infortunio, nella scrittura è la crisi di nervi. Tutto questo lo dico da amante della scienza perché, come dice il mio amico Richard Feynman, la scienza fa apprezzare di più l’arte, non il contrario!

Tuttavia, per fare quello che ho detto finora, vi invito a non stare chini sulla scrivania, ma ad uscire fuori a vivere. Vivete, anziché rintanarvi. Viaggiate, vedete posti. Innamoratevi, soffrite e siate felici. Sbagliate e imparate. Mi viene in mente Foscolo. La produzione di Foscolo è ampia, ma anche paradossalmente inferiore a quella di altri. Evidentemente, a Foscolo piaceva di più litigare con chi gli capitava…

Attenzione, non sto negando che non bisogna essere pubblicati. Ci sono scrittori, come Stephen King o la Rowling, che sarebbe un crimine non pubblicare. Ma non partite con l’obiettivo di questo successo. Probabilmente non avverrà. La scrittura non si basa sulla ricerca del successo, esattamente come tutto il resto nella vita. Vedi la corsa e lo sport in generale, che mi piace usare come metafore. E nemmeno bisogna ricercare la perfezione stilistica, perché quello che conta è avere qualcosa da dire. Mi ricordo un sito dove si diceva come scrivere, ma gli esempi di racconti facevano schifo (per usare un eufemismo). Certo, non è che bisogna scrivere come Moccia ma, insomma, ci siamo intesi.

Ah, finora ho parlato di scrittura. Ma quanto detto vale per ogni forma di arte, che sia musica, teatro o scultura ecc.

Perché è così importante la memoria

Negli ultimi tempi, il presidente Mattarella ha parlato spesso del ricordo come valore del paese. Ma cosa vuole davvero esprimere? Beh, innanzitutto, l’ha fatto per combattere la violenza del recente sovranismo europeo o del nazifascismo tornato in voga. Cosa può fare la memoria? Ah, la memoria può fare tantissimo. Molte problematiche sulla mancanza di memoria le ho scritte nell’articolo sull’olocausto ebreo, che porta con sé parecchie conseguenze inimmaginabili e variegate di cui noi europei, per ignoranza o dolo, conosciamo solo parzialmente. Vedi anche sullo scenario del Vicino Oriente.

Per quanto riguarda noi europei, la mancanza di memoria diffonde sempre di più il più becero sovranismo di individui come Orban e Salvini. Ecco perché è importante la memoria. Non me voglia Barbero, che personalmente seguo sempre e, ogni volta in cui lo vedo, pendo dalle sue labbra perché ha una capacità eccezionale di narrare la storia. In questo caso, intendo la memoria di ciò che più ci tocca. Alcuni canali televisivi propongono documentari molto interessanti, diversi dal solito, mostrando sfumature poco note delle due grandi guerre. Altri, purtroppo, a causa dell’attuale governo, hanno suscitato polemiche per aver fatto un servizio che inneggia il duce (scritto volutamente in minuscolo). Molta colpa di quello che sta avvenendo è della scuola, che tratta questi argomenti all’acqua di rose. L’avevo già detto in altri articoli e lo ripeto adesso, affinché il concetto sia chiaro. Si perde molto tempo su altri argomenti di storia, ma poi si tratta la seconda guerra mondiale come qualcosa da finire in fretta e furia perché è una pagina troppo oscura della storia recente. E la seconda guerra mondiale è importante, perché ci tocca da vicino, indirettamente o indirettamente. Oltre al fatto che, in quel periodo dell’anno scolastico, spesso si avvicinano gli esami e la seconda guerra mondiale sembra d’impiccio. Inutile dire che:

la memoria esiste quando qualcuno ce la trasmette!

Se nessuno trasmette la memoria, la memoria, a mano a mano, si perde. E se la memoria si perde, non c’è modo di contrastare le derive cattive. Vedi tutti quei balordi di Casapound o Forza Nuova o tutti quegli pseudo-fascisti della Lega che credono in bufale come che all’epoca di Mussolini non c’era la mafia e i treni erano puntuali. Gente che, tra l’alto, crede che siano gli immigrati a stuprare. Sì, andatelo a dire alla 36enne di Viterbo, a cui è stato detto di stare zitta perché tanto non l’avrebbe sentita nessuno. Il loro slogan, eppure, è sempre stato “difendila”. Le loro sono tutte bufale, colossali, belle e grosse. Ma bisogna dire queste cose e ci dev’essere un’interazione reciproca tra canali media, educazione familiare e scuola. Altrimenti, lo sciovinismo prenderà sempre più piede. Bisogna imparare a dire che Mussolini non è diventato razzista nel 1938 con le legge razziali, ma che era già uno psicopatico assetato di potere, a cui non fregava nulla di mandare gli italiani al macello. E non gliene fregava nulla di inflazionare la Lira per una ridicola e folle politica di autarchia.

Sì, vero, ci sarà sempre chi dice che “Mussolini ha fatto anche bene”. Mica lo nego. Anche un Saddam Hussein ha fatto del bene. Chiunque è capace di fare qualcosa di bene. In questo bene, però, di certo non ci sono le pensioni, perché esse sono nate prima, nel 1919. Le pensioni sociali, come le conosciamo oggi, sono nate addirittura nel 1969. Mussolini era morto da 24 anni! Semmai, possiamo dire che è stata fatta una discreta (ma dispendiosa) campagna di bonifica. Ma, anche qui, non sono sicuro che sia sta una buona idea, perché ha messo in testa agli italiani che, più si cementifica, più otteniamo progresso. Il che, come dice anche l’esperto Mario Tozzi, è più che fasullo. In Florida, nessuno si mette in testa di bonificare le Everglades, così come nessuno lo vuole fare per l’Atchafalaya in Louisiana. Non avrebbe senso. Ci hanno provato, ma non ha funzionato perché hanno un ruolo ecologico. In Italia no, Mussolini ci dice che bisogna bonificare tutto e costruire le città fantasma o coprire con il cemento. Assurdo.

In sintesi, quando Mattarella parla di memoria, ha ragione. Ma deve dirlo su qualcosa di specifico e che ci tocchi nei tempi più recenti. Personalmente, grazie ancora una volta a Barbero, mi sono appassionato al Medioevo, che è un’epoca storica, in proporzione, molto più moderno di quello di oggi. Nel discorso di Mattarella, tuttavia, c’è tutta una serie di meccanismi che deve coinvolgere la scuola, le famiglie, i media, i politici e le istituzioni in generale. L’obiettivo è che l’ondata di sciovninismo venga ricacciato indietro per evitare una nuova guerra. Guerra che, localmente, sta già avvenendo! Dal Donbass in Ucraina-Russia alla primavera araba, dalla Libia al Sud del Sudan, fino a tutti i quei paesi in cui non c’è ufficialmente la guerra ma ci sono persecuzioni e stupri di guerriglia. Ecco a cosa serve la memoria.

Aggiungo un’altra cosa sulla memoria. Sapere la storia è importante. È fondamentale che alcuni episodi non vengano mai dimenticati, per permettere alle future generazioni di non commettere gli stessi errori. Ma la memoria non deve sfociare nell’ammorbamento. Cosa intendo dire? L’ho spiegato nell’articolo sull’immigrazione (che ho linkato prima), quando parlo di come gli Hutu e i Tutsi, in Ruanda, si sono riappacificati.

Il negazionismo (di ieri e di oggi)

La storia umana è fatta da tantissimi genocidi, purtroppo. La Shoah è tra le più recenti. Eppure, per molti individui non è mai esistita. È il negazionismo. A cosa è dovuto? Come detto, la scuola italiana ha delle grossi colpe. Se non si sa la storia ma, anzi, essa viene rimossa sempre di più dai programmi, l’ignoranza rischia di costruire una società senza valori (non solo per questo, ma non dilunghiamoci). La verità è che il nazifascismo non è mai stato estirpato dall’Europa, soprattutto in quei paesi che l’hanno vissuto direttamente. Esistono frange di estrema destra in Svezia, ma non sono mai copiose come in Germania e in Italia. Noi abbiamo voltato pagina quasi da un giorno all’altro, come se tutto quello non fosse accaduto. Ecco perché è così facile fare i negazionisti. I tedeschi stessi erano bravissimi a farlo, vedi la farsa del film a Terezín. Pensate che oggigiorno non sia così? Beh, basta pensare al decreto “sicurezza” (messo tra virgolette) della Lega. I nazisti dicevano che Hitler dava una città agli ebrei, mentre Salvini dice che ha salvato le persone dall’annegamento. Come dire, se non sai quello che accade, è facile dire che non esiste. I tedeschi non sapevano dei campi di concentramento perché Hitler diceva di dare a loro una città. Allo stesso modo, i migranti continuano a morire in mare, ma Salvini dice che li salva perché, se le navi non sbarcano, nessuno sa cosa accade lontano dai porti. A sorpresa, si scopre che tantissima gente crede alle panzane di Salvini. Non solo chi è già schierato per l’estrema destra, ma anche molte persone che sono all’apparenza normali e rispettabili, proprio come i cittadini della Germania nazista. Intendo persone che non per forza devono essere razziste o anti-migranti, ma che negano lo stesso. Forse ha ragione Liliana Segre: è più facile credere che non sia vero, come il vicino di casa che spara alla donna ma, agli occhi altrui, è sempre apparso simpatico (il paragone è suo, ma è verissimo). Ricordiamo che lo sterminio programmato compiuto dai nazisti era l’ultimo atto di un lungo percorso di discriminazione sociopolitica. All’epoca si iniziava con i bambini ebrei respinti a scuola, mentre oggi sono i richiedenti asilo senza medico di base o i senzatetto multati. Chi non vede il parallelismo o minimizza è cieco o vuole esserlo. Per ricalcare una citazione della serie TV Shetland (che originariamente si riferisce al traffico di esseri umani):

Finché i bagni sono puliti, le auto lavate e il cibo è puntuale, siamo felici di ignorare.

I meccanismi del nazismo dell’epoca sono tremendamente attuali. Ad esempio, sui rom che non vogliono integrarsi. Il pensiero della destra è che “non siamo noi i razzisti, ma sono loro che non vogliono integrarsi” (*). È quello che dicevano anche degli ebrei durante il nazismo! Il negazionismo nasce da un residuo di nazifascismo che non è mai stato sradicato del tutto. Abbiamo creduto di sbarazzarci di quei fatti troppo in fretta. E la scuola n’è responsabile! I fascisti e i nazisti dell’epoca che sono sopravvissuti hanno continuato le loro vite, facendo figli e nipoti. Con un ruolo carente della scuola nello spiegare gli eventi del novecento, hanno continuato a diffondere le loro ideologie. Ora ci ritroviamo in un’ondata di “sovranismo” (leggasi estrema destra) preoccupante. Il problema, tuttavia, è nato ben prima, rimanendo latente o nascosto, in attesa. Purtroppo, intimamente o in modo più esplicito, molti italiani, seppure in minoranza rispetto al totale, sono rimasti ancora fascisti e rappresentano un grave problema (lo spiego anche quando parlo degli insulti a Liliana Segre). Abbiamo fallito l’opera di educazione scolastica, predisponendo i giovani ad accogliere nuovamente il seme dell’odio. I fascisti, dopo la guerra, mica sono magicamente spariti. Dovevano andare da qualche parte, senza dichiarare esplicitamente di esserlo. Il partito che lo permise fu la Democrazia Cristiana che, non a caso, ha molto in comune con la Lega di Salvini. Se avessimo considerato il problema all’epoca, oggi non saremmo a questo punto, con il timore che chi ha vissuto le tragedie del nazifascismo muoia per vecchiaia e non possa più testimoniare.

* Il pensiero è vero in parte, ma ne viene distorto il senso. I rom hanno molti elementi diversi dalla società per così dire “civile” e fanno fatica ad adattarsi. Ma è anche vero che molti rom vorrebbero mandare i figli a scuola per integrarsi. Invece succede che vengono sgomberati, senza dare una soluzione al problema. Risultato? Finiscono per unirsi alla criminalità, così la destra può dire che i rom spacciano, rubano e stuprano. Sono rom che vivono anche da 20 anni in Italia, con figli nati in Italia e a tutti gli effetti italiani (ma non vengono riconosciuti come tali). Passando per “invisibili”, questi figli è come se fossero già segnati a diventare criminali della successiva generazione. La destra vede il comportamento illegale di molti rom, dando per scontato che nessuno o quasi nessuno voglia integrarsi.

Il negazionismo di oggi nasce da tante dinamiche. Intanto perché, appena finita la guerra, troppo facilmente si è dato un colpo di spugna. Ma dove pensiamo che vadano i vecchi fascisti? Che scompaiano come nulla fosse? Questi vecchi fascisti si sono fatti delle famiglie, con figli e nipoti. Hanno votato Democrazia Cristiana e sono arrivati fino ad oggi votando la Lega. Inoltre, abbiamo commesso l’errore di non voler sapere perché era tutto troppo brutto per sapere. Ed è stato un doppio colpo sia per la democrazia futura (cioè di oggi) sia per i sopravvissuti. Quasi nessuno si è filato Primo Levi, reputato troppo sempliciotto come autore per essere considerato. Oppure si ragionava con il “non raccontare che è troppo brutto e non vogliamo sapere”. Tutti grossissimi errori che hanno lasciato campo libero al nazifascismo di oggi e al negazionismo. Alessandro Barbero, in una puntata di “Passato e presente”, dice che ancora poco è stato analizzato degli archivi statali di quel periodo e che scopriremmo molte cose interessanti se lo facessimo. Sono d’accordo con lui. Non abbiamo voluto indagare fino in fondo per svariati motivi ma, per evitare il negazionismo e il ripetersi di certi fatti, è una cosa da fare. Ecco perché ho scritto un articolo sulla giornata della memoria e un altro sul perché è importante ricordare. Le statistiche dicono che il 19.8% degli italiani ritiene che Mussolini è stato un grande leader che ha solo connesso qualche sbaglio. È un dato che dovrebbe allarmare e spiega come ci sia ancora un fascismo non minimale. Non sarà la maggioranza, ma vuol dire che, su 5 italiani, 1 negherà l’Olocausto, voterà Lega o minimizzerà gli atti di odio. Ciò tiene il paese schiavo di una mentalità bigotta e retrograda, mentre altri paesi guardano avanti.

Notate come il negazionismo sia una strategia comune alle dittature in generale. L’esempio lampante è la Turchia, che nega il genocidio armeno. Secondo il governo turco, sono stati gli armeni a provocare una rivolta e i turchi furono obbligati a sopprimerla. Insomma, la colpa è sempre degli altri.

Come eliminare la pancetta (e i fianchi)

Questo articolo non parla di pancia, ma di pancetta. La differenza c’è e non è di poco conto. La pancetta è quella su cui, ad esempio, ti prendono in giro gli amici perché bevi troppa birra. La pancetta è quel “filo”, che si nota se si fa particolare attenzione. La pancia, invece, è quella veramente prominente. La differenza non è solo estetica, ma anche salutistica:

la pancia è sempre indice di sovrappeso!

Esistono persone dalla costituzione magra, ma con una grossa pancia. Se salgono sulla bilancia, hanno sempre un IMC superiore a quel dello peso forma. Non c’è santo che tenga: bisogna dimagrire!

Per quanto riguarda la pancetta, bisogna capire il tipo di situazione in cui ci si ritrova. Ce ne sono due:

– sedentarietà e scarsa ottimizzazione della massa grassa;
– inestetismo provocato dalla perdita di peso.

Le due situazioni possono anche essere concomitanti. Succede quando si segue una dieta ipocalorica, magari protratta a lungo, senza che sia abbinata un’attività fisica rilevante. Quindi, una volta che il peso è stato perduto, quello che resta è l’inestetismo. Se i chili persi sono davvero tanti, come nei grandi obesi, l’unica via è la chirurgia. La chirurgia non è da prendere sotto gamba e potrà lasciare delle cicatrici, ma è l’unica via per un problema del genere. Nei soggetti tipicamente in sovrappeso, il problema è lo stesso, ma minimale. Il fatto è che il cosiddetto “six pack” dipende anche dalla storia di una persona. Ci sono persone che non sono mai state in sovrappeso e mostrano il pacco da sei con una massa grassa del 12% (*). Altri, con un passato di obesità, devono fare molta palestra e scendere almeno al 10% di massa grassa. Poi ci sono i runner esperti con un passato in sovrappeso, i quali non fanno palestra e non hanno il pacco da sei con il 7% di massa grassa. Il 7% di massa grassa, con un IMC di 20! E continuano a non avere il pacco da sei, perché la percentuale di massa grassa può ingannare. Va benissimo se non si superano le soglie salutistiche, ma uno può avere una bassa percentuale di massa grassa e pochi muscoli, soprattutto se non è ben allenato. Diciamo che il pacco da sei non dev’essere sopravvalutato. Non vi dà doti magiche. È pura estetica per le foto da spiaggia. Non vi riduce la probabilità di infortunio e non vi fa correre più veloci. Se la vostra esigenza di eliminare la pancetta si basa sul desiderare il pacco da sei… beh, forse dovreste avere un diverso tipo di autostima.

* È il massimo consentito per considerarsi in salute. Come si può notare, non conta solo perdere peso, ma anche avere una massa grassa ottimizzata. Per le donne, la massa grassa non deve superare il 20%.

Pancetta e fianchi

Ci tenevo a chiarirlo. Qui si sta parlando di pancetta perché si chiede spesso a riguardo. Ma lo stesso discorso vale per i fianchi, tallone d’Achille per le donne. Non cambia nulla. Stiamo sempre parlando di grasso localizzato, che è sempre l’ultimo ad andarsene. E le strategie da adottare sono praticamente uguali.

La strategia

Se avete la pancetta perché siete sedentari, datevi da fare e iniziate a fare uno sport seriamente, a medio-alta intensità. Può darsi che dovrete dimagrire ancora di qualche chilo, ma ci vorrà lo sport. Poi, una volta che sarete dimagriti a sufficienza di quei 2 o 3 chili, potete fare un potenziamento in palestra. E vedrete che la massa grassa si ottimizzerà. Tra l’altro, la pancetta (e non la pancia!), può anche derivare da un difetto posturale. Se fate sport, tenderete in ogni caso a correggere questi difetti posturali. Nella corsa, per dire, si usano eccome le braccia e ciò vi aiuterà a restare più “dritti”. Quanto detto per la corsa vale anche per gli altri sport, così sapete che, se non vi piace la corsa, esistono le alternative. Ricordatevi che il fisico si modella con lo sport e con l’alimentazione. Entrambi i fattori sono importanti e non devono mancare. Altrimenti, i risultati saranno parziali. Premesso che l’alimentazione perfetta in assoluto non esiste (nel senso che conta non fare alcuni errori). In breve:

prima si dimagrisce, poi si riempono gli spazi con il muscolo.

La stessa soluzione del sedentario può essere adottata da chi è già sportivo. Se l’IMC è ancora ai limiti superiori (tipo intorno al 22 per i maschi), potete provare a dimagrire un po’ e, in seguito, fare un potenziamento in palestra. Tuttavia, per chi è già sportivo resta da vedere se è utile adottare questa soluzione. Se uno ha avuto un trascorso di sovrappeso, probabilmente è la pelle che ha quello spessore e quella consistenza. È solo un problema estetico che, per altro, con lo sport e un peso corretto, si noterà poco. Se uno vuole eliminare questo piccolo inestetismo, dovrà seguire una dieta dimagrante e aumentare l’attività fisica. Ma, resta chiaro, sarebbe tutto per estetica. Fidatevi che, se siete sportivi e avete un peso corretto, avrete una buona massa muscolare. E vi basterà per la salute, a prescindere dal pacco da sei. Non fate cose che vi portano alla nevrosi, soprattutto se non ha un vero fine salutistico. Vale anche per gli addominali. Non pensate che fare 10 mila addominali al giorno potrà servire a qualcosa. Alcuni pensano che si faccia così per avere il pacco da sei perché hanno l’immagine di Cristiano Ronaldo, ma è un’immagine falsa. I personal trainer più esperti sanno che gli addominali non servono. Meglio fare esercizi che allenino davvero la forza, come ad esempio trazioni e sollevamento pesi… ma non gli addominali!

Come avete potuto notare, il grasso localizzato, come lo è anche quello ai fianchi per le donne, si elimina con l’attività fisica. Fare addominali non serve a nulla. Bisogna dimagrire, tenendo presente che:

il grasso localizzato è sempre l’ultimo ad andarsene!

È l’ultimo ad andarsene, sia che si tratti della pancia che della pancetta. Purtroppo va così. Personalmente, mi sento di dire che, a meno che non vi piaccia spontaneamente fare molto sport, un piccolo inestetismo non deve preoccupare. Non dovete aspirare al fisico dei sogni, ma valorizzare le vostre capacità. Il pacco da sei, dal punto di vista salutistico, non serve a niente. È più importante avere delle analisi ottimali e fare sport a medio-alta intensità, con un livello sufficiente di prestazione. È di questo che dovete gioire, anziché frustrarvi perché non avete il pacco da tre per due!

Accettare se stessi

Il discorso è identico a quello fatto per i danni di salute dell’anoressia. Quando perdiamo molti chili, è normale che la pelle rimanga un po’ “grossa”, dando l’effetto della pancetta. È lo stesso inestetismo che hanno anche gli obesi, i quali hanno bisogno della chirurgia per rimuovere la pelle in eccesso perché è veramente tanta. Chi ha perso molti meno chili di un obeso potrebbe abbinare l’attività sportiva di resistenza alla palestra, ma sarebbe tutto a scopo estetico. Il consiglio è quello di non ossessionarsi ad avere il fisico perfetto, bensì accettare alcuni inestetismi. La perfezione non esiste! Lo sport elimina o minimizza gli inestetismi, ma dobbiamo saper accettare di essere quello che siamo e andarne felici. L’importante è verificare che il peso sia corretto, con gli IMC moderni e non quelli vecchi di decenni. Fate sport e, se volete, la palestra. Fianchi o pancetta miglioreranno eccezionalmente ma, se rimane qualcosa, accettatelo. Nessuno è perfetto e, anzi, la ricerca della perfezione vi porterà ad essere sempre infelici.

20-30′ al giorno, attività bruciagrassi… meglio lasciar perdere!
Palestra, dimagrimento e allenamento con i battiti

La flat tax è una bastonata per i poveri

Spesso, i politici parlano di voler fare la flat tax. Di solito, è un’idea proposta dalla destra o da parte da chi (anche di sinistra) tende a promuovere le industrie e i cantieri.

Quello che però in pochi sanno è che già ora abbiamo una forma di flat tax. Fino al 1974, l’aliquota sopra i 600 mila euro era del 74%. Attualmente, l’aliquota è del 23% sui redditi fino ai 15 mila euro, mentre per quelli superiori ai 75 mila è del 43%. Il fatto è che, per proporre una flat tax ancora più “piatta”, ci sono due soluzioni:

1) tagliare le spese da un’altra parte per poter dare una flat tax “per tutti”;
2) alzare le aliquote dei redditi più alti, senza tagliare le spese altrove.

Secondo voi, i politici nostrani quale delle due soluzioni vogliono adottare? La prima, ovviamente, perché i redditi più ricchi non possono essere toccati. Loro fanno gli investimenti, producono, assumono, fanno crescere il paese (io, veramente, direi che lo cementificano sempre di più!). Ciò significa creare una sistema fiscale sempre più simile a quello americano, dove la sanità richiede assicurazioni e molte malattie, anche gravissime, non hanno cure esentate. Oppure si deve spendere tantissimo per mandare i figli all’università, indebitando le famiglie che, magari, sono costrette a sacrificare gli studi di altri figli. Non è possibile creare una flat tax “per tutti” in questo modo. Come stabilisce la fisica, “nulla si crea e niente si distrugge”. Quindi, se non si vogliono toccare i redditi più alti perché devono creare profitto (ma profitto per chi, visto che a me non viene in tasca realmente nulla?), si dovranno tagliare le spese dei servizi. Sanità, trasporti, pensioni e via dicendo saranno in crisi, come se già non bastasse l’attuale clima di sopravvivenza. I politici che propongono questa flat tax dicono che non toccheranno le pensioni ma, gira e rigira, qualcosa dovranno toccare. E, se anche non saranno le pensioni, sarà la sanità o la scuola. Si creerà più disparità sociale, perché solo i più agiati riusciranno a beneficiare dei servizi. Le critiche verso la flat tax derivano da qui. Se nulla si crea e niente si distrugge, e se non si vogliono colpire i più ricchi o i plutomani, si dovranno penalizzare i più poveri o i deboli.

La flat tax di cui parlano i nostri politici è radicalmente opposta al vecchio modello di Keynes. Keynes proponeva l’intervento statale per garantire che le persone tornassero all’occupazione. Questo sistema, naturalmente con le sue evoluzioni nei tempi moderni, è stato mantenuto nei paesi scandinavi, dove i redditi più alti pagano una maggior aliquota. Anche i redditi “medi” hanno un’aliquota un po’ più alta rispetto all’Italia, ma ciò serve per finanziare proprio gli interventi statali per le fasce più deboli. Gli scandinavi sono ben lieti di questo sistema fiscale, perché permette di diminuire la disparità sociale. Mediamente, sono tutti più o meno sullo stesso livello. Chi rimane ai margini ha l’occasione di tornare produttivo o di essere aiutato, con il beneficio di tutto il paese. E i servizi, grazie alle tasse che la gente è felice di pagare, sono migliori. Attenzione, ho espresso anche il concetto di essere aiutato (i malati che non possono lavorare, ad esempio). Sì, perché non si tratta solo di produzione o lavoro. Un cittadino sano e in salute è un vantaggio per tutto il collettivo, banalmente perché richiede un minor dispendio economico. Sembra un paradosso, perché per renderlo in salute o accettabile ci vuole una spesa pubblica. Eppure è così, fidatevi. È il principio della solidarietà sociale. Siamo noi italiani che vogliamo sempre tutto pronto e servito, senza faticare, e non lo capiamo. È un discorso che, inevitabilmente, si riallaccia anche al reddito di benessere universale, su cui ho scritto ampiamente un articolo a sé. Ai politici nostrani che promuovono la flat tax non frega nulla di chi ha bisogno. Infatti, le loro frasi tipiche sono “choc per far ripartire l’economia”. La flat tax non è solamente un modello economico sbagliato, ma anche un’ingiustizia sociale.

A partire dagli anni ’80, il modello di Keynes è stato contestato da Laffer, uno dei primi autori della flat tax. Gli unici paesi ad aver mantenuto il modello keynesiano sono quelli scandinavi che, guarda caso, sono tra i più felici al mondo. La teoria di Laffer è considerata spazzatura dagli economisti più esperti, ma ancora si continua a voler proporre la flat tax.

La flat tax, anche se piace il nome per fare propaganda, è una vera bastonata per i poveri!

C’è un solo vero motivo per cui chi guadagna tanto non è disposto a pagare più tasse: l’egoismo sociale. Non è sbagliato arricchirsi. È sbagliato arricchirsi troppo, specialmente se ciò comporta la sofferenza dei più bisognosi. Il modello corretto si basa sull’alta tassazione per i redditi più alti, che finanziano maggiori servizi e la possibilità, per i più deboli e bisognosi, di entrare a produrre nella società o di essere aiutati. Ciò che funziona è l’opposto della flat tax!

Non è un caso se, negli Stati Uniti, la sanità è vincolata da un’assicurazione. Essendo il paese della flat tax per definizione, si deve far tornare i conti da qualche altra parte. Gli americani hanno deciso che questi introiti devono provenire dalle spese sanitarie, che in alcuni casi mandano le famiglie al collasso finanziario. Oppure si spendono mutui per le università, provocando debiti per tutta la vita. È vero che le università e i medici negli USA offrono il meglio (contrariamente all’Italia) ma, con una tassazione più giusta, farebbero meglio e in modo più equo.

I soldi finti dei minibot

Nel 2019, il governo ha proposto i minibot per applicare la flat tax. I minibot non sono altro che i titoli di stato in formato “mini” (a piccolo taglio). Quindi, lo Stato si indebita nei confronti dei cittadini. C’è solo un problema. È un po’ come creare soldi che non ci sono, perché lo Stato si indebita per applicare la flat tax. Ma non funziona e, verosimilmente, questi soldi non verranno mai restituiti ai cittadini. Il cittadino darà i soldi al governo e, quest’ultimo, si indebiterà, senza tuttavia restituire i soldi perché non può restituire quello che non ha. Chi ci perde è sempre il cittadino. Insomma, ancora una volta siamo nel “nulla si crea e niente si distrugge”. La flat tax, in qualche modo, manda sempre in perdita qualcuno, esclusi i più ricchi e i plutomani (che tanto hanno soldi a valanga). Il nocciolo non è se qualcuno potrà perderci, ma chi nello specifico ci perderà. È un metodo completamente sbagliato di usare i titoli di stato, perché ciò che esce o entra deve rientrare e viceversa. Il governo può decidere di essere in obbligo verso il cittadino per coprire alcuni debiti. Il fatto è che, in questo caso, stiamo parlando di un’obbligazione del governo a fondo perduto da parte del cittadino. E lo è perché la flat tax non permette un ritorno nelle casse dello Stato. È come il cane che cerca di mordersi la coda. Applicare la flat tax vuol dire creare un debito. Il debito viene pagato inizialmente dai cittadini. Ma, poiché la flat tax ha bisogno di autofinanziarsi (il riccone non paga le tasse), il debito non viene mai risaldato! E questo non lo dico io, ma gli esperti che hanno capito cosa non va nella flat tax. Gli economisti non contestano la flat tax per andare contro il governo, ma perché sanno che la flat tax è una rovina. Tutto questo a prescindere dal fatto che, già ora, il sistema fiscale è una mezza flat tax.

Non abbiamo bisogno di altre strade!

Il trasporto gommato è uno dei capisaldi dell’Italia. L’apertura dell’autostrada del sole, durante il “boom italiano”, fu accolto come l’avvento del messia. Tutto stava cambiando, la gente viaggiava e raggiungeva più facilmente luoghi lontani.

Il problema è che il troppo stroppia sempre. La gente inizia a viaggiare troppo in macchina, dimenticando, se non l’aereo, il treno. Per conseguenza, aumenta anche il traffico. I nostri politici, finora, a questa “esigenza” (tra virgolette!) hanno reagito costruendo più strade. Peccato che, costruendo più strade, il traffico sia aumentato di più. È un circolo vizioso, che provoca non solo stress e perdite di tempo per le persone, ma soprattutto dei gravi danni ambientali. Si consuma più suolo, c’è più inquinamento e viviamo peggio. Pensiamo di migliorare, ma non è così.

Il meccanismo con cui si verifica l’aumento di traffico è ben noto (si parla anche di paradosso di Braess). Eppure, mi sono accorto che la stragrande maggioranza dei cittadini continua a credere che il traffico si risolva costruendo più strade. Ecco perché ho scritto questo articolo.

Se tu costruisci una strada, è chiaro che l’intento sia usarla. Più strade, però, implicano anche più incroci e svincoli, detti punti critici. Ognuno, quindi, per un motivo o per un altro, vorrà prendere un incrocio o uno svincolo, creando però ingorgo. Non ci sarebbe alcun problema se le auto in circolazione fossero poche. Peccato che le nuove strade vengano costruite proprio perché ci sono tante macchine da smaltire. Per questo motivo, si parla appunto di paradosso. Tutti vogliono arrivare prima, tutti vogliono prendere una scorciatoia e la situazione non migliora affatto ma, anzi, il contrario. Considerando anche chi non può avere la patente, come i minorenni, ogni italiano possiede quasi un’auto a testa. Spesso ce ne sono due in una famiglia. Sono veramente tantissime auto. E creando più strade non smaltisci il traffico, bensì incentivi di più ad usare l’auto, aggravando una situazione che già lo era prima.

Quella dell’auto, in Italia, è ormai diventata una follia. La si usa sempre, anche per andare sotto casa a prendere il pane o in banca. Eppure, come spiega bene anche il geologo Tozzi nel suo programma Sapiens (bellissimo, rivolto ai giovani ma dovrebbero imparare anche gli adulti!), esistono alternative ben più efficienti e meno costose. Posso capire che i treni siano inefficienti in Italia, ma allora è per questo che ci dobbiamo battere. Prendere l’auto, di fatto, è un atteggiamento da pigri o ignavi. Se i treni funzionano male, anziché eliminare i presunti “rami secchi”, bisogna lottare affinché siano migliorati. Invece no, si eliminano i “rami secchi”, prendiamo tutti l’auto e il treno è solo la TAV per farsi belli e ricchi. Non fatevi fregare dai politici che favoriscono lo “sblocca cantieri”, inneggiando alla costruzione della TAV o di nuove strade. E sono politici sia di destra che di sinistra. Quindi, entrambe le fazioni, teoricamente opposte, si ritrovano “alleate” quando c’è da fare profitto con il cemento e il consumo di suolo. L’esempio di come le soluzioni ci siano eccome è anche qui a Bergamo. Per andare in città, si può andare in macchina o in treno (o in bus, ma voglio semplificare il discorso). Da me sono circa 10 km. Ebbene, se prendo la macchina, ora che arrivo in centro posso impiegare anche più di mezz’ora. Nelle ore di punta, non ci provo assolutamente. In treno ci metto 10′ circa. I treni italiani non saranno all’avanguardia, ma risparmio almeno 2/3 di tempo! Però tutti ci vogliono andare in auto, perché siamo abituati così e non vogliamo guardare a cos’altro c’è. Non usciamo dall’orticello e ci sta bene ciò che si è sempre fatto finora, anche se fa scadere la qualità della vita. Un altro esempio è l’autostrada BreBeMi (Brescia, Bergamo e Milano). All’epoca sono andati tutti fieri della quarta corsia, ma il traffico è peggiorato rispetto a prima! La quarta corsia è stata un’opera di totale fiasco, che però ha arricchito i mafiosi dell’edilizia (politici e non, si intende).

Il discorso fatto per le strade vale anche per i parcheggi. In un vecchio articolo sulla Gazzetta, c’erano i soliti che sentivano il “problema parcheggio” e chiedevano di fare più parcheggi. Ovviamente. Per fortuna, c’erano anche persone coscienti di dove sta il vero problema.

Più parcheggi fai e più non trovi parcheggio!

A meno che le auto non siano poche. Ma i parcheggi sono fatti proprio perché ci sono più auto che cercano parcheggio! Il paradosso di Braess.

Insomma, noi italiani dobbiamo cambiare abitudini. Come detto, se i treni funzionano male, la soluzione non è usare l’auto, ma battersi per migliorare i regionali anziché finanziare la TAV. Vale anche per i camionisti. Come dice sempre Tozzi in Sapiens, per andare da Genova a Palermo, è più efficiente ed economica la nave. Poi si faranno i tragitti locali su strada, ma il viaggio lungo si può fare in nave. Le soluzioni ci sono. Bisogna imparare a sfruttarle, senza restare pigri. Non a caso, la Pianura Padana è una delle zone in Europa con il più alto tasso di inquinamento. E, non a caso, è una zona con alta concentrazione di traffico. Ovviamente, l’inaudito inquinamento della Padania non deriva solo dalle dalle auto, ma avere più auto è una diretta conseguenza della situazione.

Meno strade e meno parcheggi, più salute!

Il blocco delle auto viene usato come strumento di emergenza quando le polveri sottili sforano dai limiti. È risaputo che il blocco delle auto, in questo specifico problema, fa ben poco rispetto all’uso del riscaldamento. Tuttavia, non bisogna sminuire il blocco delle auto. Anzi, sarebbe da incentivare il più possibile come fanno molte città dei paesi nordici (vedi Amsterdam, Stoccolma). I benefici stanno in termini di qualità della vita e salute. Togliere un parcheggio non vuol dire penalizzare i cittadini ma, al contrario, che si possono mettere più ciclopedonali. Così la gente può spostarsi in bicicletta o correre! Dobbiamo insistere per avere trasporti pubblici migliori e più capillari, così da non aver più bisogno dell’auto per andare a lavoro. I pedoni, i runner e i ciclisti non sarebbero costretti a respirare il fumo dalle marmitte. Anche gli investimenti si ridurrebbero, perché 500-600 morti per investimento all’anno sono un numero troppo alto. Sono circa 2 morti al giorno, che non mi sembrano affatto spiccioli rispetto ad altri tipi di reati come l’omicidio (i reati per omicidio sono la metà di quelli per investimento). Per non dire dell’inquinamento acustico dovuto ai clacson, alle ruote che scorrono e ai motori. Senza l’inquinamento acustico delle auto, riporteremmo un silenzio verso cui abbiamo perso la sensibilità in questa società frenetica. È la testa delle persone che deve cambiare. È assurdo prendere l’auto per comprare il pane o le sigarette nella via accanto. Spesso, anche se c’è il parcheggio lì appresso, la gente piazza beatamente l’auto in mezzo alla strada perché non vuole fare lo sforzo di camminare solo 2 metri in più. Sono tutte cose insostenibili dal punto di vista ambientale e della salute. È inutile lamentarsi dell’obesità e della sedentarietà se non ci si batte per cambiare l’ambiente in cui viviamo. Se le strade fossero più a misura dello sportivo, di sicuro ci sarebbe meno gente sedentaria! Ma dobbiamo iniziare a chiederlo ai politici, perché starsene con le mani in mano ci farà ammalare sempre di più dove altri fanno soldi.

Dovremmo agire concretamente. È meglio uscire a fare del sano sport. Così non usiamo la macchina e, stando fuori, riduciamo anche il riscaldamento in inverno, imparando ad essere resilienti. In un solo colpo, grazie a uno stile di vita attivo, abbiamo ridotto il problema delle polveri sottili. E meno auto vuol dire anche meno traffico e meno investimenti.