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Arminio

Testo

Veneriamo il potere e le conquiste
di popoli sconfitti e dominati.
Elogiamo l’impero che si espande
e le grandezze, ignorando gli eccidi.
Ma il cherusco brandiva al dittatore
conservando i ricordi nella stirpe.
Ti vollero in catene e da soldato
tornasti a fare schiavi i tuoi fratelli.
Eppure tu sapevi e crebbe l’odio:
il barbaro è colui che di lusinghe
si riveste e converte guerra in pace.
Mentivi all’impostore e ti credettero
per la viltà di padroni alterigi
e la condanna li attese fatale.

Non solo divulgavi la sommossa.
Amavi, e contro il nemico Segeste
fuggivi per sposarti fedelmente.
E l’amavi, oh se amavi, più del padre
che si vendette come servitore.
A lei giuravi unione e per la patria
indossavi l’effigia dei romani.
Non fosti eroe per volontà gagliarda,
ma umilmente per dare libertà.
E se pure il codardo ti sdegnava,
la foresta dannò legioni e schiere
nel tranello che a Varo conducesti.
La vendetta ruggiva negli scrosci,
salvando solo chi a morte si volse.

La fortuna ti fu beffarda, Arminio.
In dolce attesa cadde prigioniera
Thunselda per suo stesso genitore.
Per quanta sofferenza ti pervase,
continuasti a ferire l’oppressore
finché per tradimento ti sconfissero.
E mi diranno che Roma fondava
le strade e gli acquedotti, ma dirò
che altrettanto regnava coi soprusi.
Ogni coscienza declina al crepuscolo,
come l’inglese regime al Mahàtma.
E in quella selva, tetra di vessilli,
una ragazza facendosi pietra
tese il fato all’augusta discendenza.

6 marzo 2021

Commento

Stavolta, rispetto a Cavallo Pazzo, ho introdotto una figura di eroe un po’ più classica. Solo in apparenza, almeno, perché Arminio non è l’eroe che passa mille peripezie (vedi Ulisse) e alla fine riesce a trionfare. E non è neppure l’eroe sventurato, ma glorioso e valoroso che merita lodi e canti. Arminio è un barbaro, strappato dalla tribù dei cherusci per esserve servo di Roma e che torna in patria per tenere sotto controllo la sua stessa gente. È così che si sviluppa il suo risentimento, non avendo dimenticato che resta sempre un cherusco. Attenzione a capire bene il messaggio che voglio trasmettere. La ribellione di Arminio non è semplicemente quella di chi deve difendersi dall’invasione straniera. È qualcosa di molto più profondo e riguarda l’opposizione di chi è debole verso un potente che lo soggioga. Arminio, anche se indossa i vestiti di un romano, è pur sempre sotto le catene di Roma. Ecco il perché del parallelismo con Gandhi (Mahàtma è trisillabo, perché si pronuncia con la “h” aspirata, a differenza di come invece spesso fanno gli occidentali… per questo ho sottolineato l’accento sulla seconda “a”). Gli storici sanno bene che l’impero britannico era già in crisi agli inizi del ‘900. Tuttavia, Gandhi e Arminio condividono le stesse motivazioni per ribellarsi. Allo stesso tempo, l’impero britannico e quello romano hanno tratti simili. Entrambi hanno portato innovazione e tecnologia, è vero, ma l’altra faccia della medaglia sono il genocidio e la schiavitù. Ancora oggi si decanta la Roma antica come foriera di cultura e ingegneria, ma si dimentica di dire quasi sempre che non è tutto oro quel che luccica. È pertanto un mito da abbattere quello di Roma grande culla della civiltà. O meglio, tutto questo è vero ma parzialmente. Io stesso inserisco dei latinismi (senza farli notare e cercando di non risultare aulico), ma la natura degli imperi è sempre a due facce. A proposito di lingua, “viltà” non significa codardo, bensì è un termine letterario o arcaico per indicare qualcuno dal valore scarso. A volte mi piace fare questi giochini linguistici per far capire quanto l’italiano sia ricco di sfumature.

Quando parlo del tranello in cui cade Varo, intendo la famosa battaglia di Teutoburgo, in cui le milizie romane sono state massacrate. È quello che, prima o poi, succede a chi è troppo borioso. Arminio non finisce bene e viene ucciso dai suoi stessi fedeli diverso tempo dopo la battaglia di Teutoburgo. Tuttavia, il destino di Roma è segnato. Roma finirà comunque per cadere sia per la sua tracotanza sia per gente come Arminio (ricordiamo Budicca, Vercingetorige, Spartaco, Annibale, Alarico ecc). Da qui l’immagine della “ragazza” (cioè in realtà una conformazione rocciosa nella foresta) che si accovaccia annunciando il destino di Roma. Ho scelto di parlare di Arminio perché mi intrigava anche per la vicenda amorosa con Thunselda, a cui il padre di quest’ultima si opponeva e, anzi, proprio per il tradimento del padre la donna viene fatta prigioniera dai romani.

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