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Campioni si nasce, e debosciati?

Nonostante il mio approcio verso la corsa sia agonistico e nonostante mi alleni con una certa scientificità, mi definisco sempre un runner mediocre, se non addirittura una scamorza. Questo non vuol dire che non abbia la mia dignità di tapascione. Corro sempre dando il massimo, ma certamente un Bekele su una 10 km non riesce a doppiarmi semplicemente perché la distanza è insufficiente per poterlo fare! Ma cosa si intende, esattamente, per sportivo mediocre?

Campioni si nasce, debosciati lo si vuol essere!

Essere sportivi mediocri significa che un soggetto “medio” (mediocre) ottimizza la sua prestazione in un determinato range dove cade la maggioranza, a patto di allenarsi comunque bene. Ad esempio, questo range di solito va da 42′ a 52′ per la 10 km nella corsa (vedi anche “Corri, ma che età fisica hai?“). Cioè, in pochissimi corrono al di sotto dei 30′ sulla 10 km e altrettanto in pochissimi la corrono sopra i 52′. Questa è la prova del fatto che campioni si nasce, così come veri problemi genetici o fisici che impediscono una normale attività sportiva sono altrettanto rari. In sostanza, dalla maggior parte della popolazione non ci si deve aspettare prestazioni da professionisti, ma un’attività sportiva improntata alla salute, che però chiaramente dev’essere sempre curata al meglio. Pensateci bene, prima di aspettarvi che vostro figlio diventi un campione. È meglio indirizzarlo preferibilmente allo sport per la salute, per evitare anche il fatto che il successo sia il motivo per cui fa sport, e non come conseguenza di una genetica più sviluppata rispetto alla media. Tanto per intenderci, sapete quali sono le probabilità di essere dei campioni sportivi? Le probabilità di essere dei campioni sportivi sono di 1 su 10 mila! Probabilità di poco più o poco meno in base ai dati di partenza, sia chiaro. D’altronde è facile scoprirlo. Quante persone giocano a calcio in Italia? Eppure quelli che giocano a livello professionistico sono pochi. Non rari, questo no, ma decisamente pochi rispetto alla totalità. Per altro, molti di questi non seguono nemmeno uno stile di vita corretto e indubbiamente sprecano molto di ciò che madre natura ha dato!

Il valore della prestazione l’ho spiegato anche in questo articolo. Se abbiamo capito che il campione è raro, gli amatori dovrebbero divertirsi a fare sport per la salute, dove la prestazione è in questa chiave e più piacevole.

I debosciati

Se però campioni si nasce, è anche vero che non si nasce debosciati. Ora, indagare sul perché uno non riesce davvero a correre al di sotto di un certo tempo una 10 km, pur allenandosi seriamente, sarebbe un discorso interessante e da approfondire (ad esempio ha una malattia congenita, è un nano ecc, ma anche un’età avanzata di 60-70 anni!), ma non è questo il contesto. A livello statistico, questi soggetti sono pochi così come sono pochi i campioni. Il senso di questa gaussiana è semplicemente che chi non riesce a correre una 10 km, che so, in 50′ a 30 anni e dice che che “nessuno” ci riesce, che è esagerato e per ossessionati, beh, sta solo inventando un alibi per negare che è una specie di svogliato o scansafatiche, con una bassa priorità per lo sport e per la salute (vedi “Mancanza di tempo o svogliati?“). Questi soggetti di solito non hanno una gran soglia psicologica della fatica. Spesso corrono a passo da jogging con il walkman, magari saltuariamente e solo con la bella stagione, avendo costantemente paura di disidratarsi anche dopo 20′ in estate o premurandosi di indossare sciarpa e berretto in inverno solo quando giustamente si è particolarmente di buon umore. Di fatto non esiste scusa per cui un soggetto sano corra così piano! A questi soggetti, i consigli sono i seguenti:

– imparate ad alzare la vostra forza di volontà, senza farvi prendere dalla nevrosi (cioè dovete amare ciò che si fa);
– vedete la fatica non come pena o sacrificio, ma come gratificazione per ciò che amate;
– date priorità allo sport, e dare priorità allo sport vuol dire dare priorità alla vostra salute, cioè a voi stessi.

Purtroppo so che, comunemente, è difficile uscire fuori a correre e dare il massimo così, giusto per, perché piace e basta. Siamo abituati che le priorità sono quelle classiche del bravo ragazzo (buon lavoro, buona famiglia, ogni tanto buoni amici con cui ogni tanto si torna a casa un po’ brilli in base al semel in anno licet insanire…). Siamo abituati che dobbiamo fare sempre qualcosa in cambio di un successo materiale (vittoria ai concorsi, stipendio), e non per amore, dove tutto il resto del “plus” è una piacevole conseguenza, ma non il leit motiv. In tal caso, se non si cambia il proprio punto di vista, non c’è comunque speranza.

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