Crea sito

Possiamo imparare dagli Hunza, ma non le bufale!

Quella sugli Hunza è una bufala molto vecchia. Girava su siti come disinformazione.it, ma ancora oggi è “gettonata” e viene proposta da famosi motori di ricerca. Penso che però sia interessante per capire alcune cose sullo stile di vita.

Gli Hunza, tante etnie in una valle

Partiamo dal principio: chi sono gli Hunza? Gli Hunza abitano nell’omonima valle in Pakistan. Fin dalla fine dell’ottocento, gli Hunza sono descritti come un popolo longevo. A mano a mano, la loro storia è stata sempre più romanzata, fino ad arrivare alle bufale degli alternativi, secondo cui gli Hunza vivono fino a 130-140 anni. La prima cosa che salta all’occhio è che queste bufale sono diffuse dagli alternativi che sono contro la società moderna. La popolazione degli Hunza, in generale, viene descritta come una tribù mistica che vive lontana dalla tecnologia e dal comfort dell’occidente, che non conosce le malattie e nemmeno la medicina, nutrendosi di acqua pura (alcalina?) e prodotti vegetali. Ebbene, quasi nulla di tutto questo è vero. Innanzitutto, il popolo degli Hunza, per la maggior parte, appartiene a una corrente islamica liberale, i cosiddetti ismaeliti. Liberali perché si possono vedere molte donne in giro con abiti decisamente più “emancipati” rispetto ad altri tipi di islam. Già se si va in alcune zone confinanti, l’estremismo islamico è dominante e vige un profondo odio verso gli Stati Uniti e Israele. Inoltre, gli Hunza non sono affatto una tribù mistica come vogliono descrivere gli alternativi, ma vivono nelle città, esattamente come facciamo noi in occidente. La città principale della valle è Karimabad e ha circa 10 mila abitanti. Non sarà una metropoli come New York, ma molte valli in Italia, al confronto, sono disabitate. Esistono diverse etnie nella valle dell’Hunza, che parlano altrettante lingue. Quindi, per comodità e metonimia, continuerò a chiamarle tutte Hunza, ma sappiate che è tecnicamente sbagliato. Non esiste una “popolazione Hunza”. Esistono diverse etnie che abitano la valle, con diverse lingue, ma una “popolazione Hunza” non esiste.

Nonostante quella degli Hunza sia una bufala, c’è un dato vero: l’aspettativa di vita degli Hunza è sorprendentemente alta. Ma alta di quanto? Alla fine, è un’aspettativa di vita del tutto paragonabile a quella che c’è da noi. Infatti, gli Hunza non sono nemmeno citati nelle zone blu internazionali, cioè le aree locali con un’aspettativa di vita più alta della media mondiale. Più interessante scoprire perché esiste questa aspettativa di vita. E non è merito di pratiche come il digiuno o l’alimentazione a base di vegetali, bensì proprio delle innovazioni che gli alternativi disprezzano. La valle dell’Hunza ha ricevuto finanziamenti per l’agricoltura e l’economia. Anche l’alfabetizzazione è alta (alcune fonti, tra cui Wikipedia, riportano il 90%). È una valle rigogliosa e verde, ma per niente povera e isolata. È una valle molto frequentata dai turisti e attraversata dalle strade, come quella di Karakorum che permette di assistere a panorami mozzafiato. Certo, magari non andranno in giro con macchine e smartphone, ma dire che vivono come delle specie di eremiti è una falsità bella e grossa. Grazie ai finanziamenti attuati dall’Aga Khan (il loro equivalente di governatore), gli Hunza hanno guadagnato un certo benessere. E quando c’è più benessere, si sa, si tende di più ad essere gioviali come lo sono gli Hunza. La popolazione degli Hunza è stata documentata da Levison Wood, il famoso esploratore britannico che ama fare viaggi lunghi a pedi attraverso luoghi impervi o pericolosi (nello specifico, gli Hunza vengono citati nella serie “Sentieri himalayani”). E fa vedere proprio quanto ho appena detto, cioè che gli Hunza hanno raggiungo un sufficiente livello di benessere per raggiungere l’aspettativa di vita che abbiamo noi. Non è che non conoscono le malattie e la medicina. Semplicemente, la loro vita non ha le piaghe di altre zone cosiddette povere. E non le hanno perché hanno guadagnato maggior benessere. Secondo me, se parlassimo a qualche Hunza delle bufale sul loro conto, si metterebbe a ridere! Gli Hunza sono tutt’altro che santoni o mistici illuminati.

Ma ci insegnano qualcosa?

Cosa possiamo davvero imparare dagli Hunza? Che la tecnologia è fondamentale per essere longevi. Che poi, nella nostra società, la tecnologia sia stata deviata, è un altro conto. L’ho spiegato anche in questo articolo: non è la tecnologia ad essere negativa, ma il modo in cui l’uomo la usa. Oltre alla tecnologia, ovviamente, è molto importante mantenersi attivi. Modernamente, possiamo parlare di sport. Molti abitanti della valle continuano tranquillamente a scalare le montagne a 80 anni. Tutto questo è ben diverso dal quadro decritto dagli alternativi. Gli alternativi citano spesso gli Hunza per vendere la loro ideologia, di solito quella vegetariana o vegana o contro i vaccini, contro la medicina ecc. Lasciate perdere tutto questo e concentratevi su un corretto stile di vita. Dagli Hunza, sì, possiamo imparare questo. In sostanza, l’errore è credere che i popoli primitivi muoiano di fame e di malattie, che abbiano un’elevata mortalità infantile. Diamo per scontato che solo il nostro modello di società sia il migliore in assoluto. Non vuol dire che gli Hunza non se la passano mai male e non è tutto oro quel che luccica, visto che, come detto, gli Hunza non appartengono alle zone blu. Ma se loro non se la passano male è perché, evidentemente, non sono affatto così “primitivi” o isolati. E, naturalmente, il turismo ha il suo bel ritorno economico per valorizzare la valle e fornire più benessere agli abitanti locali. Siamo noi ad essere troppo arroganti e imporre il nostro stile di vita come il sommo possibile. A dimostrazione di ciò, anche nel Medioevo si poteva benissimo vivere a lungo come oggi in occidente. Erano persone che, rispetto al resto della popolazione, potevano godere di più benessere. Ed è una situazione, con i dovuti accorgimenti e le dovute differenze, paragonabile agli abitanti della valle dell’Hunza. Sì, anche sul Medioevo, e in generale sulle epoche passate, ci sono errate convinzioni.

Riassunto delle mie parole: no alle bufale, ma impariamo ad uscire dall’orticello!

Attenzione alla credunoleria!
Giornalisti e ricerche da budinocerebrati

L’illusione del naturale
La pericolosità della medicina alternativa
Selvaggio a chi?

La tecnologia rende stupidi?

La prima volta in cui mi sono soffermato con spirito critico sull’utilità della tecnologia risale ai tempi dell’università. Dovevamo andare in escursione e stavamo raggiungendo il luogo d’incontro prefissato. Un nostro compagno usava il navigatore ma, incredibilmente, sbagliò strada! Errare è umano, si può dire, ma quello che destò scalpore anche ad altri fu che c’era il cartello stradale con la direzione giusta! Lui però insisteva “ma il navigatore diceva così!”

Poi, qualche giorno fa, è uscito l’ennesimo articolo sull’ANSA che parla della dipendenza dalla tecnologia. Nulla di nuovo sotto il sole. I ragazzi sono dovunque sui social e usano continuamente le app. Sembra che smanettino come il miglior hacker ma poi, dal vivo, non sanno chiedere informazioni o hanno problemi con la cassiera del supermercato. Il tema è molto ricorrente e anche serie come X-Files e Doctor Who segnalano il problema. La gente non sa più comunicare, è sempre china sul cellulare o sta troppo ai videogame. Devo dire che, essendo figlio dell’internet degli anni ’90, pur condividendo la preoccupazione sulla tecnologia, non si è individuato il nocciolo della questione:

la colpa non è tanto della tecnologia, ma di un generale impoverimento d’animo.

In sostanza, c’è tecnologia e tecnologia. Un conto è adoperare internet per informarsi, un altro diffondere bufale per creare panico, diffidenza, odio e risentimento. Ma sono elementi che esistono già e che sono sempre esistiti (vedi l’articolo sul Medioevo). L’errore è stato quello di assecondare questo carattere umano con la tecnologia sbagliata, quando invece si doveva indirizzare la gente verso un uso più utile di essa. Si possono fare parecchi esempi oltre a quello che mi è accaduto all’università. Ad esempio, si va a correre con il cardiofrequenzimetro e lo smartphone, salvo poi non essere capaci di gestire il ritmo ascoltando il proprio corpo. Si usa la mappa di Google per trovare una via, ma così non impariamo a guardarci intorno e, paradossalmente, non impariamo mai la strada. C’è sempre meno voglia di faticare e studiare e poi è ovvio che siamo allo sbando. Usiamo le app per gestire la dieta, ma poi non sappiamo valutare gli alimenti attraverso lo studio. Ovviamente, chi usa questi mezzi dirà che sono utili, che ci semplificano la vita ma, a conti fatti, rimangono handicappati. Ma non è finita qui. Ormai esistono decine di social network, ma nessuno sa fare un discorso, tanto che Twitter permette un numero limitato di caratteri (beh, certo, anche la sintesi è un dono, ma è diverso dall’assecondare un difetto!). E poi, invece, non si sa più scrivere una mail. Ecco, la mail è un esempio molto utile per capire quello che voglio dire. La mail è tecnologia. Il cartaceo è bellissimo, ma è indubbiamente vero che la mail è spesso più comoda. Ma quante persone scrivono ancora mail? Tutti sui social network a postare stati e link, ma le mail sono state ormai abbandonate. Eppure la mail ha segnato una importante rivoluzione tecnologica, permettendo una comunicazione più facile ed economica. Quindi, non si deve puntare il dito contro la tecnologia, bensì bisogna recuperare la capacità di comunicare, che sia tramite una mail o di persona. In alcuni casi, la tecnologia ci aiuta a farlo, mentre in altri no. I cellulari sono utili, ma se stiamo tutto il tempo chini ad aspettare qualche notifica qualcosa non va. La tecnologia non è mai intrinsecamente positiva o negativa. Siamo noi che possiamo decidere come usarla e, purtroppo, è vero che la stiamo usando male o con superficialità negli ultimi anni. Sono concetti che ho espresso anche in altri articoli, come sulla TV o sui robot. Evidentemente, il problema è più ampio e affonda nel come l’umanità si evolve (nel bene e nel male). Se l’umanità si evolve (o forse dovremmo dire devolve?) impoverendosi d’animo, il circolo vizioso proseguirà e saremo sempre più dipendenti da certi strumenti che solo in teoria ci facilitano la vita. Nel senso che ce la facilitano, sì, ma annientano anche la capacità di comunicare, di problem solving, di avere spirito critico. Ricordatevi sempre l’esempio della mail. La tecnologia, se usata bene, è positiva e ci migliora come esseri umani. La scelta è sempre nostra!

La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!

Essere mossi dall’emozione non è di per sé negativo. Tutto dipende da cosa quell’emozione ci suscita e ci porta a compiere. Se in un periodo storico abbiamo bisogno di un’emozione, è perché quello effettivamente ci serve. Pensiamo al “I have a dream” di Martin Luther King. King ripete questa espressione per ben otto volte nel suo discorso. Discorso che, in realtà, non offre un’analisi impeccabile del problema razzismo. È un’emozione, appunto. Ma è un’emozione che ha permesso di agire concretamente non solo per i diritti dei neri in America, ma anche contro la guerra. Non voglio affatto sminuire King, perché il discorso emotivo ha raggiunto il suo scopo. Ed era uno scopo positivo.

Anche in Italia abbiamo la politica dell’emozione. Purtroppo, spesso l’emozione è negativa o porta a reazioni negative. Quello che ho notato è che non siamo vittime di ciò solo da parte della destra radicale, ma da parte di tutti i partiti. Sì, anche quelli che dicono di voler fare rivoluzione. Ecco quello che hanno provocato i partiti politici al governo negli ultimi anni.

Destra violenta
Scagliarsi contro gli immigrati non è una gran genialata. Però funziona sempre, anche nei paesi più avanti come la Svezia (vedi quello che è avvenuto alle elezioni del 2018). Quando un paese è in crisi e non si hanno valide soluzioni, è facile prendersela con gli immigrati. Non nego che la forma dell’immigrazione debba essere rivista, ma il vecchio trucco di prendersela con gli stranieri scatena un odio e un risentimento in assenza di ideali politici moderni. Se voi guardate in concreto, la Lega non sa attuare nessuna politica di cambiamento positivo. Parli di stupri? L’unica cosa che Salvini sa dire è che gli stupratori vanno castrati. Si parla di baby gang? L’unica cosa che Salvini sa dire è che bisogna togliere la patria potestà. A questo punto, tagliamo pure la mano a chi ruba, no? Ah già, dimenticavo che Salvini odia gli islamici. La Lega concentra l’emozione (negativa) sull’immigrazione, che comunque è un problema vero, così da non ammettere che su tutto il resto non sa fare nulla o governa male. L’atteggiamento della Lega è quello tipico di chi sfrutta la miseria dei cittadini per profitto personale, foraggiando una ideologia dell’odio. Vedi anche “Gli insulti a Liliana Segre e la tattica dell’elettore spaventato“. I risultati di questa forma “politica” ha delle testimonianze locali su cui si deve riflettere. Una è Verona. Si pensi alla zona della stazione, dove i semafori sono sincronizzati male da anni, con gli automobilisti che passano spesso con il rosso. E il rosso, per i pedoni, arriva quando si è ancora a metà attraversamento, con il rischio di essere messi sotto perché le auto scorrono veloci. Nonostante questa cattiva gestione del traffico, alla giunta comunale interessa solo che i barboni non dormano sulle panchine! Ovviamente non interessa dare loro un tetto, che tanto ci pensano i frati a fare l’elemosina, ma che non dormano sulle panchine. Verona, come detto, è un esempio e l’ho menzionata perché la conosco, ma in generale è quello che avviene in molti comuni a stampo leghista o di centrodestra. Vedi quello che è accaduto a Trieste quando un comunale ha gettato la coperta di un senzatetto.

La (finta) rivoluzione del M5S
Il partito è giovane e credo che ci sia una buona parte di teste che sanno pensare con modernità. Ma gente come Di Maio si mette in bocca la parola “cambiamento” e, con quel sorriso, ci prende beatamente per i fondelli. L’emozione è quella di combattere la casta e riempirci di promesse di cambiamento. Poi però scopri che il reddito di cittadinanza è una farsa e non sta cambiando granché. “Più tutto cambia e più tutto rimane uguale” dicevano gli americani dopo la Guerra Civile. Però la gente si concentra sulla guerra contro la casta e crede che il paese andrà meglio. Ma alla fine, il ruolo del M5S è stato sotto le aspettative. Avete notato che il sorrisetto di Di Maio è identico a quello di Renzi che poi ci fregava i soldi a mani basse? Capisco che sia impossibile pretendere un cambiamento in breve. E alcuni aspetti sono da apprezzare, come la lotta contro i vitalizi e il senso di educazione anziché di punizione. Ma la bufala sul reddito di cittadinanza è inaccettabile, un insulto all’intelligenza dei cittadini.

Il PD dei ladri
Il risultato del Vaffanculo Day? Altra gente che ci deruba. Il PD ci indottrina che l’Italia si è indebitata a causa dei Berlusconi che hanno governato prima. Ci coltivano (sì, uso appositamente questo verbo) con lo spirito europeo. E se non facciamo come dicono, ci spaventano con la minaccia di levarci anche quella misera ciotola di cibo. Incredibile ma vero, gran parte degli italiani ha paura dello spread che sale e delle ripercussioni da parte della UE se non ci soggioghiamo alla Germania o ad altri potenti. Il sentimento europeo, sì. Tutti dobbiamo sentirci europei, uniti e solidali. Così nel frattempo restiamo sempre gli zimbelli e personaggi come Renzi si arricchiscono, mentre noi dobbiamo accettare al più di sopravvivere.

Insomma, che sia la destra o la sinistra, questi sono esempi di come i politici ci fregano con le emozioni. Sicuramente, i media non aiutano, poiché le notizie sui giornali o siti come l’ANSA riportano ciò che si vuole far credere. Ad esempio, adesso che siamo con la Lega al governo, si parla molto di razzismo e immigrazione, ma poco o nulla sulla mancanza di modernità della Lega riguardo al lavoro o al modello della famiglia. Forse perché questo vorrebbe dire parlare male anche dell’opposizione? E la trovata del fare più figli per combattere l’invasione degli immigrati, andando in barba ai problemi ambientali causati dalla sovrappopolazione? Forse perché questo vorrebbe dire accusare anche i buonisti, magari del PD, che sbavano come decerebrati sulle orazioni del papa? I media sono parte attiva dell’emotività! Ci fanno tutti quanti il lavaggio del cervello e ci fregano. La colpa è però anche dei cittadini, che continuano a credere alle parole dell’imbonitore di turno. Se torniamo più indietro, possiamo anche citare Berlusconi e i comunisti che rappresentavano il male assoluto. Il male assoluto per le aspirazioni di potere e immagine del nano, ovviamente. Ma è così che Berlusconi riusciva ad accalappiare il voto di chi voleva essere come lui. Tanti comunissimi individui che sognavano di diventare dei piccoli Berlusconi. Non ci riuscivano? Colpa dei comunisti!

La politica dell’emozione (o forse della violenza?):

– distrae l’attenzione dai problemi seri;
– trova soluzioni semplicistiche senza risolvere i problemi.

Il M5S si è accanito sulle pensioni d’oro dei politici, ma ha dimenticato di dire che il problema nasce dalla popolazione. Una popolazione che ha il tipico vizio italiano di volersi arricchire sempre di più, fenomeno negativo a cui non si sottraggono anche i più poveri della classe. Salvini parla di ruspe qui e lì e attribuisce quasi sempre la colpa agli immigrati, ma la sicurezza si ottiene educando la popolazione alla civiltà e al rispetto (i genitori e la scuola sono elementi fondamentali). Tutti questi meccanismi di risonanza distraggono da come la società è degradata. Oppure non si discute a dovere del grave problema ambientale che i politici non vogliono prendere sul serio. Anzi, mentre gli studenti scioperano per sensibilizzare sul clima, sia la destra che la sinistra premono per cementificare sempre di più. Il discorso della politica dell’emozione vale anche per altri paesi. Trump non ha la più pallida idea di come si governa bene un paese, che sia nel verso conservatore (quale è) o liberale. È stato votato in un clima politico di crisi e rabbia sociale. E allora cosa fa? Dichiara la guerra alla Cina, ai media e, ovviamente, si accanisce sugli immigrati.

Non fatevi fregare dagli imbonitori. Guardate che cosa concretamente ha fatto o fa un partito politico. Se fa poco rispetto a quello che promette, votate un altro partito! Certo, ci può stare che qualcuno si opponga al cambiamento e quindi non sia del tutto colpa del partito scelto. Vedi il caso di Fico (comunque appartenente al M5S) contro le pensioni d’oro, che ha ricevuto l’opposizione di chi con la pensione d’oro faceva il pascià. Ma se un Di Maio promette una cosa e quello che fa è una bufala, vi state facendo prendere per i fondelli. Se un Salvini promette sicurezza e sa quasi solamente accanirsi sugli immigrati, vi state facendo prendere per i fondelli. Se il PD e le vecchie caste vi spaventano sullo spread che sale, vi state facendo prendere per i fondelli.

“Scusi, lei è uno spacciatore”?

Quando si parla di politica dell’emozione (o risonanza sentimentale), un esempio forte è il caso di Salvini che citofona a un ragazzo tunisino chiedendogli se è uno spacciatore. La versione di Salvini è che una “mamma coraggio” si è fatta avanti per raccontare la storia del figlio morto a causa della droga. Premesso che bisogna contrastare gli spacciatori, la versione vera (vedi sulle bufale del fascismo), tra l’altro raccontata dalla stessa madre, è che il figlio soffriva di SLA e si è suicidato con un’overdose. No, anche se c’è sempre di mezzo la droga, non è affatto uguale! La Lega cosa fa? Strumentalizza e addita la colpa allo spacciatore di turno, ovviamente immigrato perché è più facile prendersela. È più comodo così. Altrimenti, si dovrebbe aprire un dibattito molto complesso sul suicidio, che vede molte sfumature e nessuna soluzione giusta o sbagliata in assoluto. E tutto ciò non porta voti di massa, perché vuol dire sforzarsi di capire e approfondire. Allora si dà la colpa a qualcuno con cui è facile prendersela. Mamma coraggio? Mamma egoista, direi. Capisco il dolore per un figlio perduto, cosa bruttissima ma, prima di sfociare ad additare qualcuno gratuitamente, la donna dovrebbe comprendere lo stato in cui viveva il figlio. Se suo figlio soffriva così tanto da comprarsi una dose con cui uccidersi, evidentemente c’è qualcosa che non va nel come viene trattata la vita in Italia (infatti, scrivo sempre papa con la minuscola!). Parlare dei meccanismi legati al suicidio è più complesso e difficile, un tabù, ma è questa la vera soluzione, non l’arroganza di chi, in ogni caso, del popolo se ne frega beatamente e vuole solo i voti. È così che nascono le dittature, come spiego anche nell’articolo sulle bufale del fascismo.

Non stupitevi più di tanto di queste manipolazioni. Una volta riconosciute (l’ho spiego nell’articolo sugli insulti a Liliana Segre), sappiamo come difenderci. Sono le medesime strategie alla base dell’elezione di Trump o della Brexit. Anche nella civilissima Scandinavia vengono usate, ma lì sono mediamente più furbi.

L’emergenza Coronavirus

Anche il Coronavirus è stato sfruttato senza pietà per fare campagna emotiva. Il paragone è stato fatto con la guerra, ma il virus è un nemico non visibile ad occhio nudo. Ecco che, allora, è stato inventato il nemico del runner o del passeggiatore, untori manzoniani del terzo millennio. Ma dell’argomento ho parlato molto approfonditamente (l’articolo è abbastanza lungo, ma merita) qui. In estrema sintesi, prendersela con il runner o il passeggiatore serve a distrarre dalle lacune di anni in cui sono stati fatti tagli alla sanità o dove la mafia si è arricchita a danno della salute della gente (Lombardia compresa, che non è affatto un’eccellenza).

Siamo ancora nel Medioevo?

Come cacciare Salvini e i bambini a cui si negano le risposte

Salvini non perde mai occasione di dimostrare di avere un quoziente intellettivo inferiore a quella di un bambino di 4 anni. Qualcuno dice che alcune sue idee sono condivisibili (e lo dice pure il sottoscritto), ma che imparerà. Ecco, il punto è proprio il “imparerà”. Io mi domando come si può permettere a gente come Salvini di governare se lui è il primo da educare.

L’ennesimo episodio in cui Salvini dimostra di essere un cretino è quello su un esercizio scolastico, in cui un bambino ha domandato come cacciare Salvini. Apriti cielo, il nostro bambinone con la barba colta dice che vuole “andare fino in fondo”. Non ci sta più, si sente attaccato, sta sulla difensiva. L’ha presa con l’orgoglio ferito. Vuole trovare il responsabile, vuole punire, vuole sapere chi sono gli insegnanti o i genitori che hanno commesso il gravissimo crimine di voler chiedere come si caccia Salvini.

Non so se a Salvini abbia dato alla testa il ruolo governante o se il suo scarso quoziente intellettivo si palesi con l’averlo messo al governo. Fatto sta che lui è il classico esempio di governante che accusa e “vuole andare fino in fondo” anziché domandarsi dove lui sbaglia. A scanso di equivoci, purtroppo sono sempre costretto a precisare che ho criticato ferocemente anche il PD per lo stesso motivo. Mi ci sono accanito per altri discorsi, ma sempre per il fatto che non si sa mai fare autocritica. Quindi, quelli che credono ciecamente nella destra e bollano chi li contesta come creduloni o buonisti stiano calmi: il difetto della destra è uguale a quello della sinistra. È mai possibile che la colpa sia sempre degli altri? Possibile che politici come Salvini o quelli del PD non si interroghino mai sul perché ci sia gente che non li vuole? Sul quaderno del bambino, le domande poste riguardavano diverse tematiche, fra cui:

– come risolvere la desertificazione;
– come guarire molte malattie;
– come smettere la guerra.

Ho mantenuto la dicitura nel quaderno per dare idea del linguaggio solo in apparenza ingenuo di un bambino (meglio dire “come CURARE molte malattie”). Sono problematiche del tutto legittime, che dimostrano sensibilità verso il futuro del pianeta e della società. Ma ai nostri politici non frega nulla, perché quello che è passato è che, fra i quesiti, c’era anche quello su come cacciare Salvini. Ma Salvini è capace di fare un po’ di autocritica o deve fare sempre la vittima (vedi il suo tag #colpadisalvini) anche quando un immigrato viene ucciso per motivi razziali? E ora dico di Salvini ma, come ho già precisato, in passato era il PD e in futuro sarà un altro. Come possiamo creare una generazione positiva e migliorare il paese se, ai disagi e ai dubbi dei nostri bambini, reagiamo sulla difensiva perché ciò che ci interessa è “andare fino in fondo”? I bambini vanno ascoltati. Se esprimono il disagio nei confronti di personaggi come Salvini, non è il caso di chiedere perché Salvini non piace? Questa è una delle ragioni per cui ci ritroviamo un popolo di bravi ragazzi (che non è la stessa cosa del ragazzo bravo!) o sopravviventi. Non si domanda mai ai figli sul loro stato d’animo. Non si spiega mai i perché. I figli devono fare quello che gli adulti comandano seguendo il modello del genitore padrone, quando invece ai figli dev’essere data l’opportunità di comprendere il mondo. Evidentemente, però, a gente come Salvini, al PD, al papa (volutamente in minuscolo) serve che le future generazioni siano formate da tanti bravi ragazzi che, come dei soldati in guerra, eseguono ciò per cui sono stati condizionati. “Non ci voglio credere” lamenta Salvini. Io vorrei non credere che continuiamo ad avere un popolo di tonti, governato da politici opportunisti che sfruttano la stupidità del popolo per farsi votare e guadagnare. Anni fa, fu Renzi a sfruttare questa stupidità per farsi votare e dare l’illusione di esserci liberati del “nano malefico” (una speranza del tutto vana). Dopo Renzi, è arrivato Salvini, che in coppia con Di Maio descrive l’apice della stupidità italica. Di Maio bacia il presunto sangue di San Gennaro e Salvini con il rosario come la nonnina super credente… ma dove vogliamo andare con politici così?

La preoccupazione è che questo andazzo politico si aggravi sempre di più. Vedi sulla finta lotta alle fake news, che in realtà è solo un pretesto da parte del governo di diffondere le proprie fake news. E vedi i molteplici tentativi della Lega di eliminare la legge Mancino che condanna i crimini a sfondo razziale. Perché oggi c’è Salvini che vuole dare carta libera a Forza Nuova di ammazzare gli immigrati senza essere puniti, ma nel frattempo la rubrica di alimentazione di Super Quark è peggio dei vecchi siti del tipo disinformazione.it. E del domani, come si dice, non v’è certezza… nel senso che non si sa cosa ancora di peggio accadrà!

La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!

Aiuto, ci sono gli untori! Questione vaccini, glutine ecc…

Gli untori erano coloro che, nel ‘500 e nel ‘600, si credeva che diffondessero la peste attraverso unguenti venefici. Il fenomeno è descritto bene da Manzoni ne “I promessi sposi”, che prende in giro i cacciatori untori nella loro stupidità e nelle loro credunolerie.

La cosa interessante da notare è che, a distanza di secoli, il concetto di untore è ancora attuale. Chi sono gli untori di oggi? Oh, ne abbiamo. Anzi, per certi versi è più grave oggi, perché all’epoca gli untori causavano “solo” la peste. È vero, all’epoca venivano messo in ballo il demonio, ma oggigiorno gli untori sono dovunque. Dove stanno gli untori di oggi?

– Non mangiare carboidrati che fanno ingrassare e alzano la glicemia;
– non mangiare i grassi saturi, che ti fanno venire il cancro;
– non mangiare la pasta, che ti provocano la celiachia.

Questi sono gli untori di oggi. E per rimanerne immuni, anche i supermercati si sono adeguati decantando claim come “no glutine” o “vegan” (claim che, a volte, sono addirittura falsi visto che in un cioccolato fondente, teoricamente sempre vegano, a volte dicono che possono esserci sostanze animali o di derivati animali!).

Il caso dell’autismo

Il caso più clamoroso di untori è quello legato ai vaccini. Non esiste nessuna, ma proprio nessuna, prova che i vaccini causano l’autismo. Eppure, tra gli alternativi questa teoria è gettonatissima. A tal punto che esiste ancora una frangia della popolazione che li vuole eliminare, senza rendersi conto che un mondo senza vaccini è praticamente un mondo senza vaccini.

L’autismo è un disturbo psichiatrico, di cui soffrono da 5 a 50 persone su 10 mila. È un’incidenza abbastanza alta. Anche nel peggior studio di riferimento, è una malattia purtroppo comune. La gravità non è la stessa per tutti ed è doveroso precisare che esistono diversi gradi di autistico, pertanto l’autismo dev’essere trattato in modo personalizzato in base al tipo di caso.

I bambini autistici provano una svariata tipologia di sentimenti ed emozioni: rabbia, paura, ansia, gioia, diffidenza. In tutto questo, non c’è di per sé nulla di male, perché sono emozioni e sentimenti comuni in qualunque bambino. Quello che avviene nell’autistico è amplificare il vissuto.

Tutto questo c’entra con i vaccini? Ovviamente no! I vaccini sono una bufala molto cattiva che hanno messo in giro gli alternativi. Non hanno voluto ascoltare le ragioni dei loro figli e hanno messo in giro queste voci, a cui poi altri hanno beceramente creduto. In pratica, il trattamento dell’autismo si basa sulla capacità di ascolto del bambino. Si basa su un processo terapeutico che lo porti ad essere più consapevole del mondo e di se stesso. Per fare questo, ci vuole un processo terapeutico.

Cosa fanno gli untori di oggi, invece? Danno la colpa ai vaccini!

L’importanza della mentalità scientifica

Non credete mai agli accusatori di untori di oggigiorno. Mangiatevi pure il vostro piatto di pasta. La pasta non vi farà alcun male, perché ci che fa male è l’eccesso. Gli sportivi hanno bisogno di mangiare la pasta. Lo sport è necessario ai fini di uno stile di vita corretto, quindi demonizzare i carboidrati vi farà molto male. I dolci non fanno male, ma fa sempre male l’eccesso calorico. E, sì, lo dico molto coraggiosamente:

i grassi saturi non fanno male!

Vedi anche l’articolo “I grassi saturi non fanno male!” Piuttosto, credo che non si mangi abbastanza pesce grasso che contiene omega-3. Ma questo non c’entra con i grassi saturi, perché il male non è provocato dai grassi saturi, bensì dalla mancanza di omega-3… che è una cosa completamente diversa! E no: non c’è nessuna prova che la carne provoca il cancro. Semmai, l’evoluzione ha stabilito una correlazione tra l’incremento del cervello attraverso il consumo di carne e carboidrati. Vedi “Carne e carboidrati? Sì, grazie!” State alla larga dai cacciatori di untori!

Naturalmente, spero che abbiate capito che anche l’autismo non c’entra proprio nulla con i vaccini. Se ancora credete nelle scie chimiche, nei vaccini che provocano l’autismo o nel glutine che provoca la celiachia, vi resta solo una speranza: il trapianto di cervello.

La morte della libertà di Internet

Con un mio amico, ci diciamo che rivogliamo le vecchie faccine di MSN Messenger. Dietro l’apparente banalità del commento, c’è una realtà che si è sviluppata negli ultimi tempi:

internet non è più libero e imparziale!

Sono entrate in vigore delle nuove leggi, in teoria per tutelarci dalle fake news. Purtroppo, come ho già spiegato qui, la lotta alle fake news è la giustificazione con cui i “potenti” hanno deciso di prendersi il monopolio della rete, promuovendo le loro fake news. Ammazzandone la libertà. Uso internet dagli anni ’90 e ho percepito la differenza. All’epoca, strano ma vero, c’era molta più innovazione. Internet era visto come il futuro dell’umanità e del libero scambio di informazione. A distanza di parecchi anni, con le nuove leggi, ho provato a fare delle ricerche a random ed è stato terribile scoprire che i risultati sono inferiori. E non solo sono inferiori, ma sono stati declassati tutti i siti e i blog amatoriali, che dicono anche cose interessanti. Praticamente, i risultati di primo piano sono di grandi istituzioni, giornali e media nazionali, aziende con sponsor ricchi o importanti. Il punto è che gran parte di questi siti è di pessima qualità. O ci sono numerosi contenuti, ma spazzatura, o ci sono poche e inutili cose da leggere. Si contesta la diffusione delle bufale, poi però vai sull’Ansa e trovi immondizia totale che parla di frutta e verdura antiage. Ci casca pure Super Quark che, da programma di qualità che resta sempre, ha però la rubrica di scienza in cucina più ridicola dei siti di alternativi. Quindi, la smettano di mentire: la lotta alle fake news è una motivazione di facciata, la scusa perfetta per annientare l’imparzialità della rete. Google è uno dei maggiori artefici di questa autarchia. Infatti, mediamente si trovano metà dei risultati rispetto a Bing. Life Trek stesso ha solo metà delle pagine indicizzate rispetto a Bing. Solo che Bing è ancora poco usato, quindi per effetto domino anche il mio sito, che già non è che avesse molte visite, è di fatto sparito dalla rete. Ciò è dovuto al fatto che l’analisi da parte di Google è umana, non più con un algoritmo automatico. L’algoritmo automatico poteva anche dare dei risultati strambi, ma almeno era imparziale e si trovavano più voci su cui ognuno poteva scegliere liberamente.

Penso che internet sia progredito a tal punto da dare l’illusione di diventare famosi. Basta pensare a Facebook, che ci fa sentire tutti dei VIP. Ma il progresso della rete è stato proprio nella sua imparzialità. È vero che si potevano trovare le sciocchezze degli alternativi (vedi disinformazione.it, tra l’altro sparito pure questo), ma al prezzo di molte più informazioni utili e costruttive. Per evitare le sciocchezze degli alternativi, è sufficiente avere spirito critico. Invece no, i politici e i legislatori hanno optato per una censura, perché evidentemente l’intento non era la tutela dalle fake news. Se davvero l’intento fosse stato quello di combattere le fake news, sarei stato il primo a dare il sostegno. Ma le cose non stanno così, perché per siti autorevoli si intendono quelli che hanno più soldi e quindi si possono avanzare nelle indicizzazioni. I contenuti, come detto, non è vero che sono di qualità. Alcuni lo sono, ma la maggior parte di essi è veramente penosa. E attenzione, non ho nessun motivo per fare teorie del complotto. Io stesso ho una sezione dedicata alle bufale e gli alternativi non mi sono mai stati simpatici. Li ho sempre contestati, spesso duramente. Proprio questo rende agghiacciante quello che sta accadendo, perché è una realtà che sa di fulmine a ciel sereno.

L’esempio di Dazn

Un esempio di come i colossi abbiano agito per prendersi il monopolio è Dazn. La Gazzetta dello Sport ne ha fatto una pubblicità quasi da stalking, ossessiva. Ogni giorno esce qualcosa su Dazn. Dazn qui, Dazn lì, Dazn praticamente dovunque. Ma cos’è Dazn? È semplicemente un servizio di streaming per vedere lo sport in diretta (compresi gli scatti e le interruzioni mentre il vicino di casa ha già esultato), ma a pagamento. La beffa è che i normali siti di streaming gratuiti funzionano meglio di Dazn, ma per chi ha preso questo mercato è più importante farci sapere quant’è bella Diletta Leotta. Sui disservizi, invece, il classico “risolveremo al più presto” e poi silenzio. Dazn è un flop totale come servizio, ma qualche fesso che si abbona, purtroppo, si trova sempre. E loro ci guadagnano. Per la Gazzetta dello Sport, il flop è stato rivisitato con un veloce “luci e ombre”, puntando tutto sull’immagine della bella Leotta per istigare il clickbait (e personalmente, preferisco una donna che abbia un QI un po’ più alto della Leotta).

L’azione delle persone

Cosa fare? Quando ci sono di mezzo i potenti, credo che la guerra sia già persa. Anzi, Google è anche capace che, leggendo questo articolo, mi cancelli il sito. Ma credo anche che sia giusto continuare a dire la propria in rete, con disinteresse e onestà. Se trovate un sito interessante, sfruttate il passaparola. Mi viene in mente il blog di Dario Bressanini. Sui suoi articoli, ci sono centinaia di commenti. E a volte, per sua stessa ammissione, i commenti sono anche più interessanti dell’articolo stesso. Eppure, se provo a chiedere a 100 persone a caso, quasi nessuno conosce Dario Bressanini. E stiamo parlando di uno scienziato che ha fatto pure qualche comparsata alla RAI, non del tipico demente che attira like su YouTube. Insomma, proviamo a vedere il lato positivo. Recuperiamo quel carattere che aveva internet una volta, diciamo anche un po’ di nicchia. Pubblichiamo meno foto su Facebook e interagiamo di più per dire la nostra opinione. Non c’è bisogno di cercare la notorietà. Lo scopo è ricostruire internet per quello che dev’essere: libero e imparziale.

Siamo ancora nel Medioevo?

Addio, mia natura selvaggia!

Negli anni ’90, era la raccolta differenziata. Oggigiorno, abbiamo dichiarato guerra alla plastica, tanto che nei supermercati i sacchetti per la frutta e la verdura costano 1 centesimo. Ed è così che pensiamo di avere un’etica per l’ambiente. Certo, se pensiamo agli americani che negano il surriscaldamento globale, siamo avanti. Peccato che tutte queste soluzioni siano:

come una cura del dolore per un cancro nella metastasi finale.

È un’affermazione durissima, ma purtroppo è la realtà. Non ci devono ingannare le iniziative dei comuni che aprono dei nuovi parchi, perché nel frattempo hanno sottratto molto più territorio alla natura selvaggia. È un po’ quello che è accaduto ai nativi americani. Prima li hanno sterminati, e poi hanno chiuso quelli che sono rimasti nelle riserve. Eppure, i veri americani sono loro. Mi preme chiarire che non sono veg e nemmeno un alternativo. Anzi, non provo alcuna simpatia verso di loro e li critico parecchio. Per me, la difesa della natura segue un approccio completamente diverso, che dev’essere razionale e coerente. Quindi, questa precisazione rappresenta la mia onestà nel trattare un argomento così delicato.

Quasi nessuno riesce a vedere la graduale, ma inesorabile, morte della natura selvaggia. Esistono numerosi comuni italiani dove non c’è più traccia di natura selvaggia e il territorio è andato perduto per sempre. Pensate che riguardi solo le grandi città? No, per niente. Se ci può stare che il fenomeno interessi Milano, anche centri abitati come Peschiera del Garda e Desenzano sono completamnte ridotte a cemento. La presenza del lago e del turismo non devono ingannare, perché Peschiera e Desenzano hanno praticamente rubato il territorio originale e ci hanno costruito sopra una natura totalmente artificiale. Che senso ha così? Io conosco bene Desenzano del Garda. Il lago è bellissimo, ma sempre brulicante di navigatori a tal punto che non si nota più il lago. C’è un lungolago splendido dove spesso si incrociano dei jogger e qualche runner più serio. Peccato che sia tutto artificiale. A Desenzano del Garda non c’è più traccia di natura incontaminata. È tutta una costruzione dell’essere umano che ha sradicato la natura che esisteva e poi ci ha edificato sopra. Certo, nel ventennio fascista poteva avere un senso l’opera di bonificazione dell’Italia. Peccato che il troppo stroppi sempre e non mi pare che le Everglades in Florida siano state bonificate, anzi, sono state lasciate intatte con i suoi milioni di alligatori!

I nostri politici furbescamente sanno che c’è comunque un sentimento nei confronti dell’ambiente. E quindi cosa fanno? Ci ingannano che il nuovo parco in mezzo a tanti vecchi palazzi storti sia indice di sensibilità per l’ambiente. Nulla di più ridicolo e penoso. Un nuovo parco al posto di un intero bosco. Mi sembra più che palese chi ci rimette davvero! Un consiglio, signori. Quando dovete votare un politico, non fatevi fregare dalle belle parole. Guardate alla sua attenzione per l’ambiente. Se non si batte per l’ambiente, e non intendo a slogan o stile Vittoria Brambilla, lasciatelo perdere! Oggigiorno, è il M5S che vorrebbe incarnare l’etica ambientale, ma si scontra sia con i cittadini che credono che l’Expo ci faccia guadagnare sia con l’opposizione favorevole alla politica, pardon mafia, del cemento.

Come spiego nell’articolo sul cemento e in quello sul surriscaldamento globale, l’ultima parola è sempre della natura. Noi esseri umani non la rispettiamo e la distruggiamo, ma alla fine siamo noi a soccombere. La natura esisterà benissimo anche senza l’uomo. Ma allora, perché non darci da fare per evitare il peggio? Perché far vivere male i nostri figli e nipoti?

Addio rondini, addio vespe!

Non pensate che questo sradicare la natura selvaggia sia privo di conseguenze. Le conseguenze sono gravissime, ma non lo vogliamo vedere o non ce lo vogliono far vedere. Si parla di aria irrespirabile e smog, ci lamentiamo del caldo torrido delle estati degli ultimi anni. Ecco, tutto questo è provocato dall’eccessivo intervento umano, dall’inquinamento dovuto alla sovrappopolazione, dal consumo di suolo. Ah sì, dimenticavo i parassiti e gli insetti fastidiosi. Ovvio che ci tormentino o portino nuovi focolai: sono le specie più resistenti! Si estinguono i loro naturali predatori o gli insetti che eliminano in qualche modo i parassiti, ma questi ultimi e gli insetti fastidiosi si adattano benissimo. E ci tormentano. Le vespe, che a volte sembrano darci fastidio quando facciamo un picnic all’aperto, sono un esempio di insetti che controllano i parassiti. Nel mio comune, che non è defunto come Desenzano e Peschiera, credo di non averne visto uno da anni.

Anche le rondini si “estinguono” (nel senso che quelle che ci sono ancora vanno altrove). Una sola rondine non ha mai fatto primavera, vero. Ma ormai, chi le vede più le rondini? Faccio l’esempio della rondine perché è un uccello che una volta era molto comune e amato e veniva citato nei detti popolari. Al giorno d’oggi, le rondini non si vedono quasi più. È un chiaro segnale del cambiamento climatico, dovuto alla spropositata cementificazione che annienta l’habitat naturale delle rondini. E le rondini eliminano gli insetti che ci danno fastidio.

Come al solito, ai nostri politici non interessa tutto questo. Meglio continuare con il cemento e poi essere in lutto per la tragedia del ponte di Genova. Il ponte di Genova (ne parlo nell’articolo sul cemento) è proprio l’esempio di mafia edilizia che sta distruggendo l’ambiente e l’uomo stesso. Ah, ma tanto a loro, così come ai cittadini che li eleggono, non interessa quello che succede all’ambiente perché saranno i nostri figli e i nostri nipoti a pagarne le conseguenze. Piangiamo i morti di Genova, ma ricordatevi che qualcuno permette ai Benetton di turno di fare quelle cose. E coloro che lo permettono sono i politici, a loro volta votati dalla gente. Quindi, ribadisco e pensateci bene alle prossime elezioni:

non votate politici che non hanno a cuore l’ambiente!

La sesta grande estinzione (cambiamento climatico)
Moon Day, che cosa davvero ci lascia esistenzialmente?
Non abbiamo bisogno di altre strade!
Wild Frank e i piccoli, grandi problemi quotidiani

Perché i neri sono forti nell’atletica e i bianchi nel nuoto?

Non resisto. Focus continua la sua allucinante diffusione di bufale e l’impulso di beccarle e abbatterle è sempre forte. Sarà che picchio sulla gravità di queste bufale perché un canale così quotato e venduto non può riportare questa gran quantità di idiozie. È praticamente una specie di fake news di governo.

Stavolta si parla di sport, cioè uno dei miei argomenti preferiti. L’autore non si è firmato (meglio per la sua reputazione) e cerca di dare una risposta al perché nel nuoto i campioni sono bianchi, mentre nell’atletica sono neri. Inizialmente, l’autore considera che ci sono delle ragioni sociali e politiche, per cui nei “ghetti neri” degli USA non ci sono piscine disponibili. Mah, teoricamente un fondo di verità c’è, ma non si può limitare il discorso ai soli Stati Uniti. E si passa alla genetica. Anche qui, ci può stare. Lo diciamo pure sul nostro sito che campioni si nasce. Ma l’articolo di Focus finisce come al solito per prendere cantonate. Infatti, nell’articolo si scrive che i neri possiedono più fibre veloci, adatte a prestazioni brevi ed esplosive. Al contrario, i bianchi possiedono più fibre rosse. Allora, intanto le fibre rosse non è che sono meno elastiche (chi ha pubblicato l’articolo è evidente che sa ben poco di sport), bensì contengono un’alta concentrazione di mitocondri. Il che implica che le fibre rosse migliorano la resistenza aerobica. Se uno vuole correre le distanze della mezzofondo, la mezza e la maratona, deve avere un ottimo sviluppo delle fibre rosse. Il nostro autore è però già partito per la tangente, dimenticando che proprio in queste distanze primeggiano sempre i neri.

Qual è la vera spiegazione? Semplice:

la cultura sportiva di un paese e i mezzi disponibili.

Praticamente, è quello che ho spiegato nell’articolo sui runner africani. Paesi come la Giamaica e gli Stati Uniti hanno ottimi sprinter neri, poiché le loro scuole incentivano questa disciplina e si segue un’alimentazione più incentrata verso lo sviluppo delle fibre bianche. Al contrario, in paesi africani come Kenya ed Etiopia sono abituati a correre anche per andare a scuola, pertanto saranno specialisti della maratona. Inoltre, è comunque vero che i neri americani non fanno nuoto, mentre i bianchi sì. Tutto questo discorso non c’entra niente con la genetica dei bianchi e quella dei neri. A parte che non esistono solo le fibre rosse e le fibre bianche, ma anche le fibre intermedie, le quali sono in grado di adattarsi agli stimoli dell’allenamento che vogliamo fare (sono intermedie, appunto).

Nemmeno reggono le spiegazioni della densità ossea e della percentuale di massa grassa. La densità ossea tra un soggetto nel peggiore dei casi e uno nel migliore dei casi (diciamola così) è del 3%. Quindi, statisticamente è una differenza irrilevante, che non giustifica un concreto e statistico vantaggio basato sulla densità ossea. Per quanto riguarda il secondo punto, non è vero che i nuotatori hanno più massa grassa e per questo galleggiano meglio. Se sì, vuol dire che sono dei pessimi atleti o che sono in sovrappeso! I nuotatori hanno muscoli più morbidi e affusolati, ovvero hanno la forma adatta al nuoto. È invece vero che i nuotatori non hanno lo stesso massimo consumo di ossigeno dei ciclisti e dei runner, poiché ciclisti e runner devono sviluppare una maggior potenza per avanzare (la gravità, l’attrito, la resistenza dell’aria). E ciò va proprio a conferma della cantonata sulle fibre.

Prima di parlare di differenza genetica tra neri e bianchi, si deve verificare cosa avviene a parità di condizioni, cioè potendo misurare lo stesso numero di bianchi e lo stesso numero di neri che praticano quella disciplina. Solo allora si può valutare l’ipotesi delle differenze genetiche tra bianchi e neri.

L’omosessualità è innaturale? E sulle adozioni?

Le idee che uno ha sull’omosessualità sono una prova (tra le tante) di modernità per un paese. Purtroppo, l’Italia fallisce la prova. E non solo la fallisce ma, dopo aver dato il ministero della famiglia a Fontana, palesemente omofobo, retrocede drammaticamente. La super cattolica Irlanda, in questo senso, è più avanti. Leo Varadkar non è di certo stato eletto perché omosessuale, ma proprio questo dimostra il progresso di un paese che, teoricamente, dovrebbe osteggiare gli omosessuali. In antitesi con l’Italia, che sulla carta è laica ma nella pratica c’è sempre il papa (volutamente in minuscolo) che pontifica in modo arrogante su chi e come dev’essere una famiglia.

Discorso adozioni

Sulle adozioni da parte degli omosessuali si può essere d’accordo o meno e ci sta. È un terreno di discussione. Personalmente, sono contrario, ma non perché un figlio ha bisogno di un padre e una madre. Sarebbe assurdo sostenere questa tesi, sebbene sia gettonata da chi discrimina gli omosessuali, per non concedere l’adozione a chi non è eterosessuale. È assurdo, perché tantissimi figli con genitori di diverso sesso vengono comunque educati male o hanno problemi per lacune varie. Io sono contrario perché la prima cosa da fare è rivedere il sistema delle adozioni, che attualmente funziona male, pertanto non c’entra nulla con l’orientamento sessuale.

A dirla tutta, non capisco perché un omosessuale non possa essere genitore. Molti di coloro che lo dicono sono i tipici religiosi o tradizionalisti che magari picchiano i figli, per poi andare in chiesa come della gente perbene. Sono questi i genitori eterosessuali che dovrebbero essere considerati idonei? Come detto, la motivazione per negare le adozioni agli omosessuali dev’essere di altro genere, cioè bisogna andare indietro nel sistema e correggere lì quello che non va. Ad esempio, molte coppie vogliono un figlio come se fosse uno sfizio e troppo facilmente riescono ad adottarne uno. Allargare le adozioni anche agli omosessuali vorrebbe dire aumentare di più questo rischio. Ma, ripeto, non c’entra nulla con l’orientamento sessuale!

Essere omosessuali è innaturale?

Veniamo all’innaturalità. Ecco, queste sono tra le cose detestabili di certa gente. E non riguarda solo l’argomento che sto trattando ora, vedi quello che ho scritto sull’illusione del naturale nella sezione dedicata alle bufale. Non ha senso parlare di innaturalità, poiché:

quando qualcosa esiste, già per definizione è naturale!

La morte è naturale. Uccidere è naturale. La nostra società condanna gli assassini perché ciò che è naturale non vuol dire che sia positivo (altro errore, tra l’altro, degli alternativi). La differenza con l’uccidere è che gli omosessuali non arrecano danno in quanto tali! Se volete, è un’altra faccia della legge fisica per cui “nulla si crea e niente si distrugge”. Al massimo possiamo trasformare, ma non creare o distruggere! Mi fermo qui, per evitare di perdermi parlando di fisica.

La presenza di orientamenti non etero è provata dagli studi scientifici. L’ha già fatto Bruce Bagemihl nel 1999. Almeno 1500 specie, compresi i primati, hanno comportamenti omosessuali. Bagemihl sostiene che:

il regno animale lo fa con molta più diversità sessuale – tra cui omosessualità, bisessualità e sessualità non riproduttiva – di quanto la comunità scientifica e la società abbiano voglia di ammettere.

Parliamo di uno studio risalente al secolo scorso, ormai tantissimi anni fa. Ed è assurdo che tuttora circolino ideologie violente e discriminatorie. Fate attenzione anche alle parole in grassetto. C’è scritto “sessualità non riproduttiva”, quindi non vale nemmeno la tesi di chi sostiene che essere omosessuali è innaturale perché non si può procreare.

La storia di Roy e Silo

Roy e Silo sono diventati famosi per essere una coppia omosessuale di pinguini. I due pinguini risiedevano nello zoo di Central Park a New York. A dover di chiarezza, non è stato riscontrato un vero e proprio atto sessuale, ma sono stati visti corteggiarsi. Roy e Silo hanno però provato a covare un sasso come se fosse un uovo. Può far sorridere, ma questo spiega che gli omosessuali hanno le stesse inclinazioni genitoriali che hanno gli etero. Alla fine, i gestori dello zoo hanno dato a Roy e Silo un uovo di una coppia che non aveva la possibilità di far schiudere l’uovo stesso. È nata una femmina, chiamata Tango, che in seguito ha instaurato un rapporto con un’altra femmina di nome Tanuzi.

Sì, lo so. Chi considera deviati gli omosessuali prenderà questo episodio per dire che le coppie omosessuali deviano i figli facendoli diventare altrettanto omosessuali! In realtà, la storia non finisce qui. Roy e Silo hanno “rotto” la loro relazione e Silo si è messo con una femmina! No, questo non vuol dire che gli omosessuali possono o devono essere “corretti” (e cosa vorrebbe dire correggere?), ma serve a far capire che i legami e la sessualità sono molto più complessi della visione bigotta di Chiesa (maiuscola per differenziarla dal luogo fisico) e leghisti. Un altro caso di pinguini omosessuali è stato documentato a San Francisco: Harry e Pepper.

Non potendo controbattere sugli studi scientifici, molti di coloro che continuano a sostenere l’innaturalità dell’omosessualità avanzano che, negli animali, si è omosessuali solo in particolari condizioni, mentre noi siamo esseri umani e non è paragonabile (è accaduto veramente che qualcuno insistesse così!). Si tratta di un tentativo di argomentazione risibile. Intanto, l’uomo stesso è un animale, e in quanto tale è anch’egli soggetto alle leggi della biologia, dell’evoluzione e della natura. E, come abbiamo visto, esistono numerose specie in cui si riscontrano comportamenti omosessuali (o anche bisessuali). Inoltre, se vogliamo differenziare l’uomo dalle altre specie animali, praticamente diciamo che proprio per questo motivo l’omosessualità non può essere innaturale! L’uomo ha la capacità di amare e di pensare in modo complesso o astratto. È la sua dote evoluzionistica. Quindi, così come ci si può amare tra eterosessuali, ci si può amare anche tra omosessuali. Questi ultimi che sono per conseguenza liberissimi di definirsi una famiglia. Lo si è detto in precedenza: gli (altri) animali stessi non hanno la concezione della sessualità solo a fini riproduttivi! È l’uomo che, nel corso dei secoli e a causa della religione, ha relegato la sessualità al mero aspetto riproduttivo, ma di per sé può benissimo essere solo piacere e, in questo, non c’è alcun male. Ovviamente, una persona inibita e con problemi di sessualità penserà male del sesso per puro piacere anche in una solida coppia etero.

Non è finita qui. Affermare che bisogna distinguere l’uomo dagli altri animali, ritenendo innaturale l’omosessualità, vuol dire che l’uomo è inferiore. Le grandi religioni monoteiste hanno però sempre sostenuto il contrario! Il punto è che non ha senso parlare di inferiorità o superiorità. È un concetto scientificamente sbagliato. Posto che la scienza dimostra che l’omosessualità non è innaturale, se anche parliamo di “superiorità”, è proprio per questo motivo che è sbagliato discriminare gli omosessuali. In natura è comune anche il cambio di sesso, come in alcuni pesci, ed è una strategia evolutiva efficace. Siamo noi umani, purtroppo, a essere così impegnati nel definirci superiori che non usciamo dall’orticello.

Funzione evolutiva dell’omosessualità

Esistono tante teorie sul perché dell’omosessualità in natura. Qui entriamo nella speculazione, ma neanche poi tanto. A me, viene da pensare che in qualche modo l’omosessualità sia necessaria per mantenere un certo controllo delle nascite. Se magari le risorse calano, è chiaro che essere in troppi sia dannoso. Alcuni animali praticano il controllo delle nascite uccidendo i cuccioli che non possono sopravvivere. Esistono diversi metodi, non solo uno, per controllare le nascite. Quindi, perché anche l’omosessualità non può essere un metodo? Ma è solo una mia opinione, che non ha alcuna pretesa di essere una verità scientifica. Che poi, anche nella società umana non mi pare assolutamente che siamo in via d’estinzione (*) ma, anzi, la popolazione cresce e le risorse sono carenti in molte zone del pianeta.

* Il governo e i media ci bombardano sul calo demografico, spingendoci a sposarci e fare figli secondo il vecchio adagio dell’andate e moltiplicatevi. Ma se tutte le famiglie italiane avessero una villetta “standard” da 100 m², l’intero territorio nazionale sarebbe cementificato! Morale: il calo demografico è in realtà positivo per scongiurare, semmai, l’estinzione della natura selvaggia!

Un’altra ipotesi, sempre del tutto personale, è che l’omosessualità serve per ridurre la competizione. Anche questo può sembrare un controsenso. L’errore è sempre quello di ragionare con i condizionamenti umani. Se c’è troppa competizione, la specie rischia di spendere più energia nella competizione piuttosto che nell’accoppiamento. Riducendo la competizione, gli altri riescono più facilmente ad accoppiarsi. Le due ipotesi sono due facce della stessa medaglia e hanno un senso evoluzionistico.

Al di là di quale sia la spiegazione evolutiva, il compito degli scienziati è qui. Non si deve più considerare l’omosessualità come innaturale, ma piuttosto bisogna indagare sul perché la natura ha adottato questa opportunità. Ci si può riuscire o meno. Si può trovare una spiegazione o se ne possono trovare altre. L’importante è provarci!

Ah già, dimenticavo. Poiché la scienza dimostra inequivocabilmente che l’omosessualità non è innaturale (e come detto, parlare di innaturale è privo di senso in ogni contesto!), chi insiste nel ritenerla da malati o deviati mi dirà che faccio parte della “lobby dei gay”. Nonostante io stesso sia eterosessuale e abbia detto (seppur non per motivi di orientamento sessuale) di essere contro le adozioni da parte degli omosessuali. Oibò, tu guarda se nel terzo millennio ci devono ancora essere gli esaltati di Forza Nuova che gridano alla “omofollia”. Suppongo, ahimè, che siano i nuovi sviluppi delle teorie complottistiche, come anche anche su Josephine e il complotto dei migranti.

Siamo ancora nel Medioevo?

Josephine e il complotto dei migranti? No, scarse doti psicologiche!

Le teorie sui complotti funzionano con diversi meccanismi. Un fattore determinante è la paura, e la paura a sua volta segue il momento attuale della società. Qualche tempo fa, ad esempio, era il periodo delle scie chimiche perché si aveva paura del governo che ci controlla. Con il governo Lega-M5S, abbiamo avuto un governo populista, quindi muta anche il tipo di paura. Una delle paure incitate da questo tipo di governo, ma in ogni caso già insita nella popolazione, è quella verso i migranti. Non è questo l’articolo giusto per discutere in modo approfondito sull’argomento. Lo faccio qui. L’unica cosa che voglio precisare è che, in realtà, la mia posizione è più di destra che di sinistra (*). Non lo voglio precisare per sfizio, ma per testimoniare che non me ne viene niente a favore sull’argomento.

* Mi riferisco al discorso sui migranti. In un paese moderno, come spiego in quest’altro articolo, distinguere tra destra e sinistra non ha senso. Conta la politica del benessere!

Secondo le nuove “evoluzioni” sul complottismo, i migranti sono arrivati per invaderci, convertirci, soppiantare la razza bianca ecc. Non voglio discutere a riguardo, perché siamo nella sezione sulle bufale e ho già detto a riguardo nell’articolo linkato. Chi sostiene il “complotto dei migranti” lo fa riportando episodi di cronaca reali, ma completamente distorti e interpretati male. Uno di questi episodi è il salvataggio di Josephine, immortalata con lo smalto alle unghie. Sono ovviamente circolati molti post razzisti, ma quello che ora voglio sottolineare è un’altra cosa:

la gente ha scarse doti psicologiche e di comprensione degli altri.

Cosa vuol dire la frase sopra in merito al salvataggio di Josephine? Non sono un profiler di professione, perché altrimenti farei un altro lavoro (vedi anche “Essere ‘profiler’ nella vita quotidiana“). Ma ci ho messo un attimo a capire perché Josephine aveva lo smalto, senza che l’ANSA avesse il bisogno di scrivere un articolo per spiegarlo (e comunque, almeno per stavolta, considerando la scarsezza del popolino medio, l’ANSA ha fatto una cosa buona facendo chiarezza). Josephine aveva lo smalto perché era una forma di distrazione. Avere lo smalto, per lei, era un modo per dimenticare, anche solo per un istante, il dramma da cui stava scappando. È interessante notare come questa teoria del complotto nasca da un difetto tipicamente occidentale. Lo smalto è spesso un atto di pura vanità da noi, a cui si dedicano le ragazze viziate. O almeno siamo abituati così per lo stereotipo (sbagliato o meno che sia). Ma ciò non vuol dire che debba essere così per tutti e occorre contestualizzare. Josephine non si stava “dilettando con lo smalto”. O meglio, non lo stava facendo secondo l’accezione occidentale. Stava cercando di non pensare alle brutte esperienze per qualche istante, di dedicarsi a qualcosa che la facesse stare bene in quell’odissea che, purtroppo, si porterà dietro per tutta la vita. A chi non è capitato un lutto e di ripiegare su attività per distrarsi o dimenticare? Vorreste forse dire che a voi non è capitato, che so, di fare sport o cambiare acconciatura dopo una relazione in cui siete stati mollati? O di curare i gerani dopo aver perso un caro? Di ascoltare musica per non sentire qualcosa che vi fa star male? Insomma, delle attività in apparenza frivole, ma che in un determinato contesto hanno un senso.

Le teorie del complotto sui migranti (effettivamente, quelli sugli ebrei rischiavano di stufare) non attaccano solo Josephine. Altri fanno notare che i migranti scappano dalla guerra, ma hanno il cellulare. L’errore è sempre lo stesso. A quanto pare, alcuni usano il cellulare per postare selfie e messaggi sui social network con strafalcioni linguistici che nemmeno i migranti farebbero. I migranti in fuga dalla guerra possono avere anche due cellulari, se è per questo. Uno viene usato per far vedere di essere a posto e assecondare le leggi di un regime (sì, postando anche sui social network… i terroristi islamici li usano!), mentre l’altro è un cellulare di emergenza che rimane attivo nella speranza di risentire un caro disperso. Essere in guerra non vuol dire essere privi di tecnologia ma, anzi, la tecnologia in guerra è fondamentale per sopravvivere. Un altro esempio sul “grande complotto dei migranti” è quello legato al surriscaldamento globale, che ho spiegato nell’articolo, già linkato prima, sull’immigrazione.

Sia chiaro, non sto esprimendo nessun giudizio sull’accoglienza o meno. Questo discorso non c’entra niente con ciò di cui si sta parlando adesso. Uno può essere favorevole o meno all’accoglienza, non importa, ma bisogna stare attenti alla fobia di massa e alle teorie del complotto. Ma più che altro, bisogna avere spirito critico e approfondire le cose o si prendono delle clamorose cantonate. D’altronde è questo lo scopo della sezione sulle bufale, cioè motivare la gente ad avere spirito critico e a non fermarsi alla superficie. Parlare dei migranti mi è convenuto per dare degli spunti in più.

Attenzione alla credunoleria!
Giornalisti e ricerche da budinocerebrati

Gli insulti a Liliana Segre e la tattica dell’elettore spaventato
L’illusione del naturale
La pericolosità della medicina alternativa
Perché la memori è importante