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Ricerche spurie e articolisti gossippari

NOTA Questo articolo è correlato con l’articolo “Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati” e che invito altrettanto a leggere. Altro utile articolo: “Governo e fake news“.

Ogni tanto mi piace dare un’occhiata al sito di Focus per vedere che aria butta. Stavolta mi ha attirato un articolo che spiega perché è pericoloso stare allo smartphone mentre si cammina per strada. Non obietto assolutamente che ci siano i rischi, e infatti, se molti conducenti dovrebbero avere la patente ritirata a vita (vedi “Come allenarsi in strada“), se uno chatta con lo smartphone e non presta attenzione a dove mette i piedi è un idiota. Quello che invece obietto è l’esperimento che è stato preso in ballo per spiegare quello che viene definito come cecità da disattenzione. L’esperimento è famoso, ma probabilmente alcuni non lo conosceranno. Si tratta di contare quanti passaggi con la palla di basket si scambiano delle persone. Ecco il video.

Tutto facile? Non così come sembra. Infatti nel video passa un tizio travestito da gorilla. L’avete visto? L’autrice dell’articolo, Elisabetta Intini, già non nuova ad articoli da gossip o che non arrivano mai a delle conclusioni concrete (che serietà può avere una che mette come titolo “cinghiali radioattivi”?), dà per scontato che la risposta sia no. Secondo lei è proprio la risposta che è no, come se fosse quella “giusta”. Beh, peccato che io il gorilla l’abbia notato eccome! Mi è stato decisamente più difficile contare i passaggi, perché i palloni sono due e quindi confondono. Ma anche così comunque non è affatto difficile accorgersi che c’è “qualcosa che non va”, una “presenza”. Non è che sono io a riuscire a fare più attenzione della media, anzi, vi assicuro che la mia capacità di attenzione è piuttosto scarsa. È questo il punto. Immaginate quindi chi ha maggior capacità di attenzione rispetto a me! L’esperimento in realtà non dimostra affatto che, se si contano i palloni, non ci si accorge del gorilla. Io me ne sono accorto eccome, appunto! L’esperimento dimostra che il nostro cervello seleziona le cose a cui dare importanza. Il che è comprensibile. Nessuno può ricordare tutto o badare attenzione a tutti i dettagli. Checché se ne dica, il “vero” multitasking è impossibile, e se si fanno più cose vengono naturalmente perdute delle informazioni, che spesso sono anche importanti. Semmai, una forma di multitasking, anche se non è realmente tale, è accettabile per risparmiare tempo nelle attività di gestione, come ad esempio le pulizie, in modo da avere più tempo per ciò che amiamo! Ma è una cosa diversa!

Un altro esempio di questi test fasulli è quello di guardare un’immagine con due donne sedute e un bambino che gioca. Secondo gli autori del test, esistono dei dettagli che fanno capire chi è la madre tra le due donne. Peccato che, se io guardo quell’immagine, l’unico vero elemento che mi può (PUÒ) far capire chi è la madre è lo sguardo rivolto al bambino di una delle due. Ma non è detto. Ve lo devo proprio spiegare perché non è detto (*)? Diciamo che questo test, che gira per Facebook e forum di cazzeggio, vorrebbe scimmiottare le teorie, realmente esistenti, della serie televisiva Lie to Me (ovviamente, nella realtà è più complesso, non immediato come nella serie!). Scimmiottare, appunto.

* Può benissimo non essere la madre quella che guarda il bambino perché la madre vera se ne frega e l’amica (?) è quella che desta più preoccupazione per quello che fa il bambino. Non credete che sia così raro. Per chi non ci fosse arrivato, ho usato il pensiero laterale, cioè la capacità di ragionare “a posteriori” su un evento rispetto ai dati realmente disponibili. Gli investigatori fanno così per risolvere i crimini!

Ho voluto scrivere su questo ennesimo articolo pseudoscientifico apparso su Focus come dimostrazione della scarsa proprietà di spirito critico della gente, dell’incapacità anche di chi siti per così dire “seri” di spiegare i concetti e le tematiche (*). Spesso vengono proposti esperimenti che vorrebbero dimostrare qualcosa, ma sono errati alla base, condizionati, spuri. Vedi il famoso esperimento dei cani di Pavlov. Non è che l’esperimento dei cani di Pavlov fosse un’idiozia. Pavlov ha dimostrato che i cani possono essere condizionati ad avere dei comportamenti (la salivazione al campanello). Ma la stessa cosa vale per gli esseri umani! Pensate infatti alla pubblicità che vedete in televisione o sui cartelloni. E fidatevi, quando poi fate la spesa al supermercato, vi “ricordate” eccome di quel prodotto! L’esperimento di Pavlov però ha i suoi limiti, cioè è chiaro che il cane, se non è tenuto a bada, non sviluppa la salivazione al suono del campanello. Corre direttamente a prendersi il pasto, altro che campanello! Meno grave delle cavolate che girano su Focus, ovvio, ma facendo queste precisazioni ho voluto farvi capire che anche con gli esperimenti “unanimi” occorre saper riflettere e capire realmente cosa ci sta dietro. Esistono tante ricerche “pilotate”, a volte in buona fede e a volte in cattivissima fede. 30 anni fa andava anche molto di moda bombare i ratti con qualsiasi sostanza per bollarle come cancro. Magari l’avessero fatto anche con l’acqua, visto che anche l’acqua, in eccesso, fa male e provoca morte!

* Notate la differenza tra il canale televisivo e il sito. Il canale televisivo ha meno porcheria, perché effettivamente montare un video è più complicato. Sul sito, è più facile svegliarsi e scrivere la prima cazzata che agli articolisti passa per la testa. La Intini non è infatti mica l’unica a scrivere boiate… almeno 5-6 gossippari o che la sparano grossa come lei ne ho individuati! Tutto questo nonostante il canale Focus, con il passaggio a Mediaset, abbia perso moltissimo del suo approccio didattico (meglio Dmax, che può trasmettere i documentari del vecchio Focus perché i diritti appartengono e Discovery, e RAI Scuola). Fare un video per la televisione è sicuramente più laborioso e richiede tempo.

L’errore tipico è confondere la correlazione con la causa-effetto. A volte è fatto intenzionalmente, altre volte invece non ci si accorge. Sì, ci sono sicuramente ricercatori in buona fede a cui è sfuggito qualcosa. Capita, errare è umano. O magari capita perché ci si innamora della propria idea, cosa che uno scienziato deve evitare di fare! Certo è che, se si tende un po’ troppo spesso a fare questo errore, è meglio che il ricercatore cambi lavoro! Se poi ci si mettono anche i giornalisti a fare questi strafalcioni, siamo belli che fritti.

Il fatto è che il giornalismo di oggi è penoso e ridicolo in accordo con lo scadimento intellettivo delle nuove generazioni. Non è una cosa limitata al giornalismo. Da una generazione di stupidi, anche il giornalismo va di pari passo con la stupidità della popolazione. Lo stesso sito di Focus, pur con i suoi difetti, era sicuramente più credibile 10-15 anni fa. Adesso c’è gente che vorrebbe parlare di scienza ma descrive il Big Bang come l’origine dell’universo, non sapendo che invece il Big Bang è solo una “evoluzione” dell’universo che già esisteva sotto una forma che oggigiorno non conosciamo… ed è una cosa molto diversa! Ma ormai siamo a questi livelli e sembra che più si è ignoranti e più si vince un premio. Il problema è che se questi ignoranti sono coloro che fanno informazione è un’aggravante imperdonabile e che trasmette messaggi del tutto errati o fuorvianti anche a tutti gli altri! Ormai gran parte di quello che si legge, anche nei siti che si spacciano per seri e scientifici (vedi Focus), è una totale porcheria che anche un dromedario cestina in due picosecondi al massimo.

Alcuni esempi

Ecco quattro esempi di ricerche spurie, tanto per iniziare a masticare un po’ di spirito critico.

1) La dieta vegetariana e la dieta vegana sono le migliori per la salute
Falso. I vegetariani e i vegani fanno mediamente più attenzione rispetto agli onnivori, questo è innegabile. Ma vegani e vegetariani non sono affatto più in salute degli onnivori che seguono una corretta alimentazione. Anzi, a me è capitato di vedere vegani ridotti a zombie rispetto a me che faccio sport e mangio carne!

2) Le donne fanno meno incidenti degli uomini, quindi guidano meglio
Questa è vecchia, ma gira ancora, specie negli ambienti sessisti. Gli uomini fanno statisticamente più incidenti perché guidano di più! In realtà c’è veramente poca differenza tra come guidano donne e uomini, e parlo in termini di irresponsabilità. Non sapete quante donne “distratte” hanno rischiato di stendermi fermandosi a malapena allo stop e pur avendomi a 2 cm di distanza. Cose che voi umani…

3) I grassi saturi fanno male
Le ricerche che hanno rilevato problemi di salute correlati all’introito di grassi saturi identificano in realtà un eccesso a priori. Non sono quindi i grassi saturi a far male. È l’eccesso che porta ad assumere troppi grassi saturi, che è ben diverso come concetto! Dei grassi saturi, parlo comunque in questo articolo.

4) Mangiare di notte fa ingrassare
Gira spesso nei siti stile Donna Moderna o dilei.it. Mangiare di notte di per sé non fa ingrassare (e né dimagrire!). Questo infatti si basa sul presupposto che la gente compie le attività di giorno. Ma se uno va a dormire alle 6 del mattino come i lavoratori con turno di notte, perché mangiare di notte dovrebbe a priori stabilire che si ingrassa? Vedi anche “Come e quanto dormire bene” e “Essere nottambuli fa male?“.

Ecco un altro articolo di Focus che conferma l’inaffidabilità del sito: “Le bufale di Focus… mangiare meno o fare sport?

L’illusione del naturale
L’onere della prova
La pericolosità della medicina alternativa

I dolci causano dipendenza e fanno male?

Il caso dei dolci che causano dipendenza è un argomento gettonatissimo e che ancora porta molta gente a credere in una teoria del genere nell’ambiente degli alternativi. In tanti si divertono anche a scrivere fiumi di libri con lo scopo di identificare gli zuccheri in generale come veleno e causa di un una innumerevole serie di problemi di salute. Ma partiamo dal principio. Il dolce è uno dei 5 gusti fondamentali (gli altri sono amaro, aspro, salato e umami). I gusti vengono percepiti attraverso dei recettori. Secondo gli studi:

il dolce è il gusto a cui abbiamo la soglia di percezione più alta!

Il dolce viene infatti recepito a 1 parte su 200. Per confronto, il chichino, un alcaloide amaro, viene percepito ad appena 1 parte su 2 mln. Il che porta l’uomo a essere naturalmente attratto dal dolce. I neonati mostrano particolarmente preferenza di cibi ad alto contenuto di zuccheri, mentre non è la stessa cosa se aggiungiamo sostanze più amare nel contenuto del biberon.

La spiegazione per cui l’uomo rifiuta l’amaro ed è invece attratto dal dolce, secondo gli studiosi, è legato al fatto che, nell’ambiente naturale, l’amaro indica tendenzialmente sostanze tossiche, mentre il dolce energia. Dunque, sviluppare di più il gusto del dolce ha portato l’uomo a sopravvivere. Questo è avvenuto per una nostra fisiologia, e infatti i gatti, che sono nettamente carnivori, non sentono affatto il dolce. I felini in generale non sentono il dolce, siccome, appunto, il loro organismo necessita di carne e quindi non ha senso essere attratti dal dolce a differenza nostra.

Dunque, il problema è che la fisiologia umana è rimasta di fatto invariata, ma al contempo l’uomo non deve più combattere per sopravvivere: è diventato sedentario. L’assurdità degli alternativi è quello di trasformare una nostra evoluzione genetica in… una dipendenza, in qualcosa di negativo! Non è l’uomo che è dipendente dallo zucchero, ma è l’uomo che si è evoluto per trarre energia dai carboidrati: è questa la verità. Non a caso, il cervello consuma glucosio e i cali di zuccheri (ipoglicemia) ci causano vertigini, svenimento, morte. Se ci mancano riserve di carboidrati (glicogeno), il nostro corpo, pian piano, cannibalizza i muscoli, fino ad arrivare alla morte. Anche per un sedentario, la maggior parte dell’energia di una dieta deriva dai carboidrati. Questo fatto è incontestabile e testimoniato da tutte le ricerche nel corso dei decenni. Il motivo per cui, crescendo, sviluppiamo piacere anche per gusti che “naturalmente” non apprezziamo è dovuto alla cultura, ed ecco che allora impariamo ad apprezzare il caffè… che però, guarda caso, difficilmente assumiamo amaro! Il caso del dolce è interessante, perché è un altro esempio di come, se si vuole dire una stronzata, basta dire le cose giuste nel modo giusto per deviare le persone. Come direbbe Dario Bressanini, si raccontano bugie dicendo la verità! Per intenderci, un alternativo demente dirà più o meno le stesse cose che ho detto io, ma rigirerà tutto il discorso. Vi dirà ad esempio che i dolci hanno tante calorie, e noi siamo attratti dal dolce. Quindi il dolce ci fa ingrassare, causando dipendenza, e se vogliamo mantenere la salute dobbiamo bandire gli zuccheri. Per convincervi di questa boiata, vi diranno di provare a immaginare un dolce senza zucchero, sostenendo che così il dolce non ci piace più. E ciò vi farà sembrare credibile la teoria dello zucchero che causa dipendenza: cioè, se il dolce non avesse lo zucchero, non ci attrarrebbe così tanto, e quindi è vero che lo zucchero causa dipendenza! Non so se la cosa sia più un paradosso o solo una idiozia. Probabilmente entrambe le due cose, più la solita confusione di chi non ha conoscenza della materia. Magari, se non si evitasse sistematicamente i dolci, arriverebbe sufficiente glucosio al cervello per ragionare meglio. Ma il punto, come detto, non è dei dolci, quanto piuttosto che non siamo più attivi come i nostri antenati. Infatti il nostro organismo è anche capace di percepire quando siamo sazi, quando ne abbiamo troppo: lo stomaco si “chiude” e abbiamo nausea. Infatti la soglia di percezione verso il dolce è più alta, ma poi comunque c’è! Ovviamente, per chi ha compulsioni, c’è realmente un problema, ma qui entrano in gioco altri fattori meramente psicologici. Ed è questo che rende l’uomo a modo suo. Cioè, in gioco, c’è anche l’aspetto mentale. Ma se fosse vero che i dolci causano dipendenza, TUTTI dovrebbero avere compulsioni nei confronti dei dolci, cosa che non è! D’altronde, uno stato di vera dipendenza, come da cocaina o eroina, ma anche alcol, causa effetti collaterali molto gravi che con i dolci non abbiamo. Dire che i dolci provocano dipendenza è un insulto a chi combatte la tossicodipendenza o l’alcolismo.

Anche la frutta contiene zuccheri!

Un’altra cosa che i detrattori dei dolci pilatescamente ignorano o non dicono è che la frutta non è affatto così innocua come si crede. La frutta contiene zuccheri, e gli zuccheri sono zuccheri. Punto. Non ha senso dire che gli zuccheri di una torta fanno male e quelli della frutta sono diversi. Sono sempre zuccheri! Tuttavia, l’OMS dice di non contare come zuccheri liberi quelli contenuti nella frutta. Se tale distinzione sia giusta o sbagliata non saprei e mi interessa relativamente, perché il vero problema è quello che spiego nel successivo paragrafo.

Lo zucchero è dovunque!

Il fatto è che:

lo zucchero sta dovunque… e chi se ne e frega!

È difficile eccedere con gli zuccheri con una dieta normocalorica, facendo sport. Lo zucchero è nei piselli (sì, avete capito bene!), sta nei piatti agrodolci della nonna e sta nei dolci “mascherati”. Zucchero, zucchero e c’è sempre zuccchero. Ma provate a farvi due conti. Io, tempo fa, non ci pensavo proprio. Poi mi sono fatto due conti e mi sono accorto che non cambia niente. Su una dieta da 2400 kcal, tra tutti gli alimenti “incriminanti” o quelli della nonna, non supero mai il 10% delle linee guide nutrizionali. A proposito, lo zucchero NON è contenuto nel salmone affumicato! Magari il prosciutto cotto può contenere lo zucchero, perché viene usato come starter o come conservante (ricordate che esiste anche il cotto senza nitrati!). Ma stiamo parlando di 1 g nel peggior caso. Siccome una porzione di cotto non sarà di 100 g, vuoi che faccia la differenza? Non ha senso esagerare con le demonizzazioni, perché con il buon senso è quasi impossibile eccedere. Va bene, i dolci contengono zucchero. Uno lo sa e sa che non può mangiare troppi dolci al giorno.

Sapete qual è il vero alimento a cui prestare attenzione per lo zucchero? Il pane in cassetta! Non i dolci, ma proprio il pane in cassetta. Ciò va mediato con il fatto che è morbido e molto appetibile. Eccedere con il pane in cassetta è facile se si è particolarmente ghiotti. Poi va beh, se beviamo sempre succhi di frutta e Coca Cola, siamo sempre fregati. Ma fin qui credo che lo sappiamo tutti.

Il problema è l’eccesso!

Non esiste alcuna evidenza scientifica che rileva un rapporto di causa-effetto tra dolci e sovrappeso o problemi di salute. Non esiste nulla, ma proprio nulla di tutto questo in letteratura. Quello che esiste è la CORRELAZIONE (che è una cosa diversa!) tra chi eccede e il consumo di dolci. Cioè, tra una riduzione calorica con i dolci e una riduzione calorica senza dolci si ottiene sempre un dimagrimento. Quindi il problema non sono i dolci. Banale, diranno alcuni, ma evidentemente non per tutti. Il problema è l’eccesso! Una persona non in sovrappeso e sportiva può concedersi anche 400-500 kcal al giorno dai dolci (*), cioè l’equivalente di 150-200 g di gelato alla crema (260 kcal/100 g). È un quantitativo ragionevole e che permette una dieta varia ed equilibrata. Io mangio molti dolci, da quelli al cioccolato alle crostate, o le brioche ripiene ecc. Indubbiamente mi piacciono, ma siccome faccio sport la mia è quasi una necessità. Uno sportivo ha bisogno di recuperare il glicogeno speso in allenamento e i dolci danno un grosso aiuto insieme ai carboidrati ad alto indice glicemico in generale. Per un soggetto in pesoforma e che pratica un’attività sportiva continuativa come stile di vita non esiste un’evidenza scientifica per cui i dolci fanno male. Quindi, finiamola con le solite stupidaggini sui dolci che ormai sono stucchevoli all’inverosimile. Mangiateli senza problemi, a patto di seguire uno stile di vita corretto e di fare sport. Si deve cercare di mangiare un po’ di tutto, come al solito dice il buon senso, ma nessuna ricerca ha dimostrato che i “troppi” dolci fanno male in chi segue uno stile di vita corretto e fa sport! È il sedentario che deve ridurre i dolci, semplicemente perché ha un fabbisogno calorico già basso, specie se non è più giovane. Questo è il discorso: l’eccesso fa male, non i dolci e gli zuccheri! Siamo sempre lì, cioè non sono i dolci che fanno male, bensì il sovrappeso e la sedentarietà, per cui mantenersi nei limiti è difficile. La regola vera e propria per chi segue un corretto stile di vita è semplicemente quella di mangiare un po’ di tutto e variare, né più né meno. A loro i dolci non faranno MAI male, perché di fatto fanno sport, mangiano bene, non fumano e non eccedono con gli alcolici! In pratica, la soluzione corretta non è quella di bandire i dolci e gli zuccheri per chissà quale teoria alternativa, per chissà quale malattia che provocano. La soluzione corretta è cercare di evitare bibite come la Coca Cola e non esagerare con i cornetti o le brioche a colazione. Ma fin qui è il semplice buon senso che ce lo dice!

* Attenzione agli yogurt alla frutta o al caffè, vaniglia ecc. Non sono dei veri yogurt, ma vanno considerati dei dessert, cioè come dei dolci! Lo yogurt è solo e soltanto quello intero bianco. No preferibilmente anche agli yogurt magri o dolcificati, perché hanno meno calorie, ma il risparmio è tutto sommato irrisorio e non apportano la sazietà dello yogurt intero bianco!

Come spiego anche nell’articolo sull’alimentazione di qualità (che ho linkato già prima), quello che bisogna evitare è consumare i prodotti dove viene aggiunto lo zucchero per mascherare la scarsa qualità o con dolcificante (per le bibite l’aspartame ci può anche stare se non vi schifa…). Leggetelo e troverete anche il punto sui dolci.

NOTA IMPORTANTE!

Io parlo, indicativamente, di 400-500 kcal dai dolci. Si dovrebbe invece parlare di zuccheri liberi, che le linee guida tradizionali definiscono come gli zuccheri aggiunti, ma anche quelli naturalmente contenuti nel miele e nei succhi di frutta. Se io prendo, ad esempio, un qualunque yogurt alla frutta o da dessert ipocalorico, scopro che i limiti delle linee guida tradizionali corrispondono proprio a circa 400-500 kcal di dolci nella dieta di uno sportivo.

I grassi non hanno sapore!

Di solito sono i dolci ad essere accusati di provocare dipendenza, ma esistono tantissime persone che credono che ciò valga altrettanto per i grassi. Questo è scientificamente scorretto, perché i grassi, di per sé, non hanno nessun sapore! Quando voi sentite un sapore assaggiando un olio o un burro, non è il grasso che dà gusto, ma lo danno i vari composti aromatici contenuti. Ho voluto specificare questa cosa dei grassi giusto per chiarezza e completezza nel discorso. Chi vi dice che i grassi causano dipendenza e che un dolce fa schifo senza grassi, tecnicamente dice una cosa sbagliata. Il gusto proviene da altro, non dal grasso direttamente. I grassi forniscono sazietà a lungo termine (ma non a breve termine, per questo occorrono verdure e proteine), ma non danno gusto. Ciò non nega che un eccesso di grassi faccia male e causi sovrappeso, ma vedete, ancora una volta, come sia facile prendere cantonate?

Attenzione alla credunoleria!
Carne e carboidrati? Sì, grazie!
Giornalisti e ricerche da budinocerebrati

L’illusione del naturale
La pericolosità della medicina alternativa
Le più grandi bufale alimentari

Quel demonio della chimica!

Il titolo è infelice, ma volutamente provocatorio. La cosa realmente infelice, però, è che c’è gente che crede realmente che la chimica sia il demonio. Quante volte mi è capitato di sentire frasi come “io non mangio questo perché è roba chimica!” Ma cosa vuol dire che è “roba chimica”? Come se naturale fosse sinonimo automaticamente di sano. Sì, certo, quindi i funghi velenosi che troviamo nei boschi ce li possiamo mangiare, ora? E cosa c’è di più naturale della morte? Insomma, da anni sentiamo sempre e costantemente questo andazzo. La chimica, la chimica… questa odiata chimica che entra nella nostra vita e ci fa tutti quanti ammalare! Eppure noi stessi siamo fatti di chimica, quindi, ripeto, cosa vuol dire “roba chimica”? Non ha alcun senso! Noi tutti siamo fatti di molecole, di atomi. E avete una vaga idea di quante cellule formano il nostro organismo? Intorno ai 100 mila miliardi per un adulto. Il nostro corpo umano è formato da glucosio, carbonio, proteine, idrogeno, alcol etilico, fosfati e chi più ne ha più ne metta! I “mattoncini” della chimica, cioè della natura, sono sempre gli stessi. Non c’è nulla di artificiale, in realtà. Al massimo noi umani possiamo in qualche modo manipolare, ma la chimica è sempre la stessa e i “mattoncini” rimangono altrettanto gli stessi.

La prossima volta in cui sentite parlare di chimica con tono terroristico, limitatevi a sorridere. Da anni, poi, i gruppi di attivisti militanti riportano sistematicamente “analisi” delle patatine del McDonald’s, elencando decine di sostanze in esse contenute e, per questo motivo, le patatine del McDonald’s sarebbero la prova di come ci stanno contaminando. Questa autentica panzana viene incredibilmente e assurdamente riportata anche da testate “importanti”, come ad esempio “Il corriere della sera” o Focus, quindi non solo dai soliti siti vegan, di complottisti e, permettetemi il termine perché ci sta alla grande, tutti gli altri cazzari sui generis. Una lista spaventosa di sostanze, e giù di articoli spazzatura che parlano di “patatine al silicone” e castronerie da far venir voglia già a me di chiedermi il perché di questo mondo. E io non sono assolutamente un chimico, quindi immaginate un chimico come reagirebbe! Il punto è che non esiste la molecola della patata. E non esiste la molecola della mela, così come non esiste una molecola dell’arancia. Non esiste la molecola della carne, non esiste la molecola delle zucchine… non esiste nulla di tutto questo! Ogni alimento è fatto da una miriade di sostanze, anche nocive come i nitriti naturalmente contenuti in diversi vegetali, o le aflatossine nei legumi. Se vi dico che le fave contengono 3,4-diidrossifenilalanina, che causa vomito, inappetenza e anoressia, ecco che qualcuno inizierà a parlare delle “fave che causano l’anoressia”. Ovviamente a molti la cosa pare subito assurda, ma è proprio così che vi fregano. Si usano le giuste parole, si rivelano le giuste teorie e si declamano fonti che ovviamente non esistono, si trova il cattivo di turno e il gioco è fatto.

Insomma, probabilmente chi ha fatto queste fantomatiche “analisi” delle patatine del McDonald’s (sempre che le abbia davvero fatte) ha solo confermato che nelle patatine del McDonald’s ci sono semplicemente… le patate! Questo non vuol dire che non esistono gli imbroglioni e che l’industria alimentare non se ne approfitti. Ma chi se ne approfitta c’è anche nell’ambito veg e per così dire “alternativo”. Avete provato a vedere quanto vi fanno pagare tutti quei prodotti biologici, con il cartone che reca i disclaimer sul riciclo e sull’etica? Ecco, vi lamentate del McDonald’s e poi vi fate fregare come dei polli su altre cose? Suvvia. Non contesto che alcuni usano davvero, per dire, i polifosfati per gonfiare le patatine prefritte del supermercato, ma imparate ad avere spirito critico e a misurare quello che vi propinano. Imparate a indagare, a trovare delle falle nella teoria venduta, verificate le fonti.

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Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati

La pericolosità della medicina alternativa

Danacol, l’Oscar della pubblicità del terrore

20 anni fa, le pubblicità si basavano di più sul concetto di genuino. Per genuino, non si intendeva il bio, gli OGM free, il no glutine e altra roba a cui siamo abituati oggi. L’immaginario era quello dell’allegra famiglia della Mulino Bianco, e poi non importa se comunque quei prodotti fossero delle porcherie. Quei tempi sono passati e anche la Mulino Bianco si è adeguata alla moda di oggi. La moda di oggi si basa molto sulla demonizzazione e sul terrore. Vedi il caso dell’olio di palma, in attesa che anche questa passi e si trovi qualcos’altro. Ho deciso di dare l’Oscar della pubblicità del terrore alla Danacol, perché a mani basse scatena una preoccupazione nella gente nei confronti della salute senza paragoni. La pubblicità della Danacol ci violenta psicologicamente dicendoci che, con un colesterolo totale superiore a 200 mg/dL, corriamo rischi per la salute e quindi dobbiamo comprare il suo prodotto che contiene fitosteroli per abbassare il colesterolo. La pubblicità è tutta costruita sul terrore e descrive la testimonianza di persone di una certa età che non davano importanza al colesterolo, ma che hanno dovuto correre ai ripari per evitare, fra le righe, di morire per problemi cardiovascolari. È incredibile, il limite del colesterolo a 200 mg/dL come soglia di problemi cardiovascolari è vecchio di 20 anni. Quello che infatti conta è l’indice di rischio cardiovascolare (IRC), che si calcola dividendo il colesterolo totale per quello buono (HDL).

L’indice di rischio cardiovascolare dev’essere inferiore a 5 per gli uomini e inferiore a 4.5 per le donne.

Sul colesterolo, leggete anche l’articolo sul grande abbaglio del colesterolo. Semplicisticamente, il colesterolo buono o HDL ha il ruolo di “spazzino”, cioè va a ripulire dal colesterolo cattivo o LDL. Tanto più gli spazzini sono numerosi rispetto alla quantità di foglie da rimuovere, tanto più il sistema di pulizia è efficiente. Quindi uno può benissimo avere il colesterolo totale a 232 mg/dL e, contrariamente a quanto dice la pubblicità della Danacol, essere in salute come un pesce! Mentre uno che ha colesterolo totale a 190 mg/dL, se ha il colesterolo buono basso, può essere a rischio. Un cattivo stile di vita, che non prevede sport aerobico a medio-alta intensità, è spesso associato a un basso livello di colesterolo buono o HDL, inferiore a 50 mg/dL. Se io ho colesterolo totale di 204-220 mg/dL e colesterolo buono a 45 mg/dL come tanti soggetti in sovrappeso e sedentari, sono a rischio. Ammettiamo che lavori sulla dieta e scenda a 190 mg/dl di colesterolo totale. Se non faccio sport, il livello di colesterolo buono magari si abbassa anche a 35 mg/dl. Come risultato, sono ancora a rischio perché l’IRC è di 5.4! Tanti sportivi, raggiungono un livello di colesterolo buono di 60-65 mg/dL su un colesterolo totale di 260 mg/dL. Lo sport, infatti, innalza il colesterolo buono, per conseguenza aumentando anche il colesterolo totale, ma l’IRC rimane basso! Leggete l’articolo sul vero corpo in salute per saperne di più. Se sto ad ascoltare le minacciose parole della pubblicità della Danacol e non ho spirito critico, mi faccio prendere dal terrore, quando invece è la Danacol che sta raccontando una bugia seminando terrore nella gente. Questa è a tutti gli effetti pubblicità ingannevole. È curioso notare che lo yogurt della Danaos (sempre della stessa azienda) all’epoca fu ritirato dal mercato perché diceva che un vasetto di yogurt copriva il 50% del fabbisogno totale di calcio quando invece le direttive vere e proprie testimoniano che il prodotto forniva “solo” il 40% del fabbisogno di un adulto (e ancora meno di un anziano!). La Danacol, invece, con le sue bugie da terrorismo mediatico continua ancora ad esistere come nulla fosse.

Negli sportivi, l’IRC è spesso inferiore a 4 per gli uomini e inferiore a 3.7 per le donne. Per la Danacol, però, la soluzione non è dimagrire e fare seriamente sport a medio-alta intensità, bensì spendere per acquistare i suoi prodotti a base di fitosteroli e, con la pillolina magica, illudersi di essere salvi. Ma tra 20 anni passerà anche questa e nessuno darà più importanza alle baggianate della Danacol. Da ultimo, una cosa fondamentale: solo il 20% del colesterolo che abbiamo nell’organismo viene dalla dieta e, quanto più colesterolo assumiamo, tanto più il nostro organismo si regola da solo. È dunque ottimistico limitarsi alla dieta per contrastare un colesterolo alto. È molto più produttivo seguire uno stile di vita corretto, perché se non si è magri e non si fa sport la colpa non è di certo di quell’uovo alla coque in più per colazione.

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Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati

L’illusione del naturale
La pericolosità della medicina alternativa

L’onere della prova

C’è un comportamento sistematico e preconfezionato tipico dei ciarlatani. Che si tratti di chi millanta di saper leggere nel pensiero o di guarire la gente con un pendolo o ancora di riuscire a trovare l’acqua nel deserto con un pezzo di legno, tutti hanno una caratteristica in comune: sfuggire all’onere della prova e ribaltarlo. Per intenderci, si tratta di un errato approcio che hanno anche gli avvocati che accusano: “Io ti accuso, quindi tu dimostra di non aver fatto ciò che io dico che invece hai fatto!” Infatti, molti avvocati non sono molto diversi dall’essere dei ciarlatani. L’onere della prova sta a chi afferma. Quindi, se uno dice di saper leggere nel pensiero, deve dare le prove per dimostrare le sue capacità. Ed è proprio per questo che è stato istituito il CICAP, che secondo i ciarlatani è addirittura un’organizzazione inquisitoria: un concetto piuttosto distorto di inquisizione, direi…

Lo shaolin che buca il vetro con un ago

L’ispirazione per questo articolo mi è venuta da un episodio che, nel programma televisivo “Te l’avevo detto”, ha giustamente vinto il premio di miglior video. Cos’ha di particolare il nostro shaolin? Molto semplice. In apparenza, fa qualcosa di incredibile, quasi da risultare paranormale, cioè riesce a bucare un vetro con un ago e far scoppiare un palloncino posto oltre il vetro. Guardi il video e la sensazione che hai subito è qualcosa del tipo: “Ma che diavolo è successo?” Quello che sembra paranormale non lo è, ma è una tecnica appresa con ben 15 anni di esercizio. Decisamente non una cosa da poco. Eppure il principio fisico è… quasi banale! Come riesce lo shaolin a bucare il vetro? Sfruttando la pressione dell’ago stesso sul vetro. Un ago, infatti, è molto appuntito. Pertanto, la superficie di pressione diminuisce e, diminuendo la superficie di pressione, aumenta la pressione stessa sull’area. Risultato? Dopo 15 anni di esercizio, il nostro eroe shaolin riesce a bucare il vetro con un ago, facendo passare quest’ultimo dall’altra parte del vetro e scoppiando un palloncino posto oltre il vetro. Incredibile? No, fisica! Certo, l’esercizio è un altro paio di maniche… o di aghi!

L’onere della prova

Lo shaolin che ha bucato il vetro con l’ago, consapevole di avere davvero la dote esibita, non si è tirato indietro all’onere della prova e ha ripetuto l’esperimento con una videocamera ad alta velocità per capire cosa stesse succedendo, se fosse reale quanto visto. Cosa fanno i ciarlatani, invece? Si tirano indietro! Le scuse che usano sono di solito per ribaltare l’onere della prova sono le seguenti:

– ti accusano che sei chiuso mentalmente;
– scivolano via dicendo di andare tu a informarti.

Sono tutti tentativi di spostare altrove il discorso, di sviare, un po’ come fanno i prestigiatori (un prestigiatore NON è un mago!) che ti fanno vedere una cosa mentre ne stanno facendo un’altra di nascosto per compiere il trucco. Con il primo stratagemma, si difendono per risentimento. Con il secondo stratagemma, fanno invece perdere tempo e fatica alla controparte. Troppo comodo così: mentre loro impiegano due secondi a millantare una stronzata e se ne restano a bearsi, tu dovresti spendere un sacco di tempo ad “approfondire” su una cosa che, appunto, è una stronzata senza dimostrarti nulla? Ma per favore! Va detto che non tutti sono realmente dei ciarlatani. Alcuni sono “solo” dei deliranti, convinti di avere davvero dei poteri magici, ma tendenzialmente usano sempre i due metodi detti sopra per ribaltare l’onere della prova. Ma se uno sa di avere una determinata capacità, perché deve scappare all’onere della prova? Sarà allora per questo che il famoso milione di dollari messo in palio dallo sbugiardatore di ciarlatani James Randi non è ancora è stato riscosso da nessuno. In ogni caso, è intuibile la pericolosità, diretta o indiretta, di questi soggetti se non vengono opportunatamente controllati e tenuti a bada.

Onere della prova ed esistenza di Dio

Da notare che il ribaltamento dell’onere della prova, a volte, è usato anche in ambito religioso per contestare un ateo: “Io credo in Dio, so che esiste, sei tu che devi dimostrare che Dio non esiste!” Posizione assurda, più assurda che mai! Come si fa a dimostrare qualcosa che, per definizione, non esiste? Provarci sarebbe da stupidi, perché se qualcosa non esiste… non esiste! Il che dimostra quanta irrazionalità ci sia nella fede e nel credere in Dio. Un ateo non crede in Dio perché nulla nella vita gli fa pensare che esista Dio. Si può comprendere il credere in Dio all’epoca degli antichi romani o degli antichi greci, dove non esistevano le conoscenze scientifiche di oggi. Ma oggi, appunto, con le conoscenze che abbiamo, non ha senso credere in Dio. Come si può dire che un ladro è entrato in casa nostra se vediamo che tutto è a posto e non c’è nulla di concreto che ci faccia pensare a un ladro? Credere che sia entrato un ladro sarebbe da paranoici.

Attenzione alla credunoleria!
Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati

L’illusione del naturale
La pericolosità della medicina alternativa

Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati

NOTA Questo articolo è correlato con l’articolo “Ricerche spurie e articolisti gossippari” e che invito altrettanto a leggere. Altro utile articolo: “Governo e fake news“.

È veramente incredibile come i giornalisti e i media riportino risultati in modo distorto o scorretto. Certo, a volte capita di sbagliare, di non accorgersi di un meccanismo importante. Nessuno è perfetto. Ma è anche vero che, spesso, è tutto fatto per pilotare. Lungi da me dal parlare di complottismo, altrimenti non esisterebbe la sezione sulle bufale. Ma quando continui a leggere certe castronerie, ti girano a tal punto che ritieni necessario spendere qualche parola. Esistono interessi svariati e ben precisi sul perché si pilotano i risultati delle ricerche. Voglio dunque riportare tre casistiche che reputo particolarmente importanti e da cui stare in guardia. Tengo a precisare che sto parlando del comportamento dei giornalisti e dei media, e non ad esempio dei vegani che raccontano la famosa bugia di Harvard che toglie latte e derivati dall’alimentazione! I campi di azione hanno delle strategie rispetto ad altri campi, ma è ovvio che alcune strategie si intreccino tra di loro. Descriverò man mano le strategie spiegando i campi di azione.

1) Marketing salutistico

È il campo probabilmente più colpito insieme a quello sportivo. Ho già discusso sull’olio di palma e sui grassi saturi. Ma gli esempi sono a bizzeffe. I trucchi maggiormente utilizzati sono quelli della seminformazione e sull’inganno. La seminformazione riguarda il dire qualcosa di vero, ma attorniato da un discorso e da terminologie che indirizzano la persona ad agire come il mittente desidera. Ad esempio, se voglio convincere la gente a non mangiare carne rossa, farò uno studio che analizza un campione di soggetti che mangiano carne rossa, indistintamente, rilevando che questi soggetti sono meno in salute rispetto a soggetti che non consumano carne rossa. Tuttavia, si scopre che il campione di soggetti meno in salute mangia sì carne rossa, ma conservata con sostanze nocive come i nitriti (würstel, prosciutti, pancetta ecc). E di solito, soggetti di questo genere tendono di loro a non curarsi molto della salute. Ma chi legge l’articolo penserà che deve bandire la carne rossa dall’alimentazione! L’inganno è invece quello della pubblicità della Danacol che fa una autentica campagna terroristica nei confronti del colesterolo. Soprattutto per uno sportivo, non è difficile avere un colesterolo superiore a 200. Questo perché bisogna considerare il rapporto tra colesterolo totale e colesterolo buono. Per essere protetti dalle malattie cardiovascolari, il rapporto dev’essere inferiore a 5 per gli uomini e a 4.5 per la donna, con gli sportivi che arrivano a 4 gli uomini e a 3.7 le donne. Se io ho 280 di colesterolo totale e 80 di quello buono, sono super protetto, ma la Danacol mi dice che sono malato! Questo è puro e totale inganno, una menzogna che non ha altro se non il fine di lasciare la gente sedentaria, convincendola poi che, se compra certi prodotti anziché fare quasi gratuitamente una sana corsa, starà meglio.

2) Lo sport che fa male

Questo campo si basa sulla psicologia di chi è sedentario e non ha voglia di sbattersi a fare sport per migliorare la salute. È risaputo che chi si allena a medio-alta intensità per almeno 3 volte a settimana (ad esempio corsa e ciclismo) compie il minimo indispensabile per avere benefici. Ma c’è anche chi non ha voglia di prendersi questo impegno, a partire dal medico di mezza età ormai infiacchito dalla pigrizia, che però sente di non poter avere la coscienza del tutto sporca e consiglia i classici 20 minuti di camminata o esercizio blando da palestra per assolvere se stesso e chi non regge prima di tutto mentalmente a sforzi di intensità maggiore. Chiunque riesce a fare 10 km in almeno un’ora e ci sono maratoneti anziani che scendono molto al di sotto delle 4 ore a differenza di tanti 20enni che non ci riescono. E sono maratoneti che non hanno mai vinto un’Olimpiade, quindi persone normalissime, non dotate geneticamente. Allora, per non dire che chi non fa sport è salutisticamente spacciato, si pubblicano articoli dove si dice che bisogna camminare e non correre perché camminando si bruciano i grassi. Vero (seminformazione), peccato che camminando brucio 100 kcal e correndo per un’ora brucio 500-600 kcal! Meglio due biscotti o un ricco piatto di pasta in più? Oppure pubblicano articoli dove si dice che il gruppo di soggetti che si allenano dalle 3 alle 10 ore a settimana sta salutisticamente peggio rispetto a coloro fanno 30′ di camminata veloce. Questo è lo stratagemma di scegliere opportunatamente il campione che più fa comodo. C’è infatti una abissale differenza tra l’allenarsi 3 ore a settimana e fare magari dei bigiornalieri per 5 volte a settimana! Considerando che ci sono tante persone che si allenano male o cercano di andare oltre il proprio limite fisiologico con allenamenti da militari, questo fa concludere al nostro giornalista sedentario che lo sport fa male. Un’altra assurdità che ho spesso letto in giro è che bisogna camminare e non correre perché dopo uno sforzo intenso come la corsa si brucia così tanto che si è affamati da rischiare di eccedere. Bugia, evidentemente chi l’ha detto non ha mai corso in vita sua sputando sangue. Io dopo una faticosa e intensa corsa non ho subito fame. Mi viene fame gradualmente e nel giusto modo, perché prima di tutto il mio pensiero è farmi la doccia e ricaricare le energie non solo fisiche ma anche mentali. È invece dopo una “piacevole” passeggiata che mi viene più fame, al confronto.

3) Correlazioni spazzatura

Questo è il bidone, dove viene racchiuso di tutto e di più. Sono i tipici articoli che vengono pubblicati sulle riviste alla Donna Moderna o su quei siti sponsorizzati dai motori di ricerca come Virgilio. Ne ho lette di ogni genere. Le donne intelligenti bevono, le donne fanno meno incidenti degli uomini, gli intelligenti dormono meno, i vegani sono più in salute e chi più ne ha più ne metta. La strategia qui utilizzata per pilotare l’opinione e le convinzioni delle persone è quella della correlazione. C’è una profonda differenza tra correlazione e causa-effetto, una differenza che purtroppo anche tanti medici non conoscono. Si spaccia cioè per causa-effetto ciò che in realtà è solo una coincidenza, se vogliamo chiamarla così. Basterebbe la banalissima arma del “ma se” per contraddire le “tesi” proposte da questo ammasso di budinocerebrati. Ma se le donne intelligenti bevono, come mai in discoteca si vedono così tante “donne” che bevono e che a malapena riescono a fare 2 più 2 o spicciare italiano? Ma se i vegani sono più in salute, come mai se ne vedono tanti sovrappeso o sedentari che, visivamente, hanno una pelle più vecchia di 10-20 anni rispetto a chi mangia carne ma fa sport? O basta comunque imparare ad approfondire una tematica. Le donne non fanno meno incidenti degli uomini. Semplicemente, guidano meno degli uomini. È ovvio che, più uno guida, più rischia di fare incidenti. Imparate quindi un altro elemento: la probabilità in successione. Se ho il 90% di probabilità di farla franca dopo un furto, al settimo furto di fatto corro seriamente il rischio di farmi prendere (0.90^7 = 0.48, cioè 48%). Per concludere con gli esempi fatti poco fa, dormire poco non è indice di intelligenza. Sono invece gli intelligenti che tendono a diminuire le ore di sonno perché sono concentrati nelle loro attività. Ovviamente, Donna Moderna e Virgilio vi diranno che se siete donne e bevete siete intelligenti o che siete più in salute se siete vegani. Da notare come queste riviste e questi siti pubblichino così tante schifezze che arrivano spesso a contraddirsi…

Devo dire che i campi salutistico e sportivo sono probabilmente i più colpiti, ma è stato giusto fare anche altri esempi per far capire di stare attenti a un po’ tutto ciò che ci viene propinato. È importante avere spirito critico ed essere razionali, a dubitare di promesse che sembrano troppo belle e che magari promettono di faticare poco o per nulla. E naturalmente, il “ma se” è davvero un’arma potente, perché permette di smascherare bufale senza avere 10 lauree. Potremmo definire il “ma se” come una specie di evoluzione del buon senso.

Attenzione alla credunoleria!
L’illusione del naturale
L’onere della prova
La pericolosità della medicina alternativa
Le bufale di Focus… mangiare meno o fare sport?

Il potere mediatico del camice bianco

Ogni tanto, leggo il sito di Dario Bressanini. Non commento mai, perché mettersi a farlo vuol dire impegnarsi parecchio e, spesso, i commenti diventano nuove discussioni. Non ho però potuto fare a meno di riportarvi un suo articolo mercoledì 26 ottobre 2016. Il titolo del suo articolo si chiama, appunto, “Il potere mediatico del camice bianco”, dove Bressanini ci dice quanti medici abusino della loro posizione per abbindolare le persone sugli OGM, sulla celiachia e tanto altro. Il risultato è un pericoloso “effetto domino” che rende la popolazione ignorante. Ma tanto… “lui è un medico ed è in TV, vuol dire che dice la verità”. A voi la lettura.

Non ci volevo andare a quel dibattito. Non ci dovevo andare a quel dibattito. Evito sempre come la peste i dibattiti dove c’è un “pro” e un “contro”. Sia che io debba sostenere la parte del pro oppure del contro. Questo tipo di dibattiti credo serva quasi a nulla al pubblico, che esce spesso più confuso di prima, o semplicemente rimane con le proprie convinzioni, oppure viene convinto dal più simpatico, dal più loquace, dal più piacione, dal più autorevole, ma non necessariamente da chi spiega correttamente, senza allarmismi o esagerazioni, le cose come stanno.

medicoA volte però mi faccio fregare e mi strappano un sì, e quindi quella sera mi trovavo, dopo la proiezione di un pessimo film sugli OGM, a doverlo commentare condividendo il palco con una nota nutrizionista radiofonica e televisiva. Il film era infarcito di tutte le più diffuse bufale sul tema: dai semi sterili ai suicidi dei contadini indiani fino ad arrivare a misteriose allergie. Volevo andarmene, ma ormai avevo accettato.

“Dobbiamo evitare di mangiare il fruttosio transgenico”, esordiva la nutrizionista sotto il mio sguardo allibito. Il fruttosio viene prodotto a partire dal glucosio che a sua volta deriva dall’amido che a volte può arrivare da mais geneticamente modificato. Ma il fruttosio è fruttosio, non importa da dove arrivi. Ho chiesto, poco cavallerescamente lo ammetto, se l’avessero mica bocciata all’esame di chimica, perché una molecola mica può essere geneticamente modificata, senza ottenere risposta. Ma il peggio doveva ancora venire, con citazioni di improbabili e misteriosi studi che “non vogliono siano pubblicati” e gli immancabili semi sterili, fino ad arringare il pubblico scongiurandolo di non consumare OGM – che poi da noi mica si trovano da mangiare, ma non importa– perché “poi arrivano nel nostro intestino e modificano il nostro DNA tramite il trasferimento genico orizzontale”.

Alle mie vibranti proteste che stava dicendo, per dirla con un eufemismo, delle fesserie, lei, guardando il pubblico, disse “Io queste cose le so! Io sono un medico!”.

Punto, set, partita. Aveva vinto lei. Era un medico, quindi che ne sapevo io, povero chimico? Lei sì che sapeva. Come usavo metterla in dubbio? Era un medico! Lavorava in ospedale (diceva). Aveva il camice bianco. E andava in TV. Me ne andai consapevole che per quella sera non c’era più nulla da dire o da fare.

Mesi dopo ero lì nel mio candido lettino (cit.) a leggere un libro su come dimagrire. A un certo punto l’autore, un medico, parlando dei cereali afferma che

…questi sono diventati la base della nostra alimentazione, creando non pochi danni. Sono in molti gli esperti che sostengono che si tratta di alimenti a cui l’uomo non è geneticamente adatto, visto che, scarsi in natura e non digeribili senza lavorazione e cottura, sono stati introdotti con l’agricoltura.

“L’uomo non è geneticamente adatto”? Ma che dice? Secondo questo bislacco ragionamento noi non saremmo geneticamente adatti neppure a mangiare patate, pomodori, mele, e la stragrande maggioranza di ciò che consumiamo tutti i giorni.

Ma continua imperterrito:

“l’esempio più concreto della bontà di questa teoria –ossia il mancato adattamento ad alcuni di questi cereali– è la celiachia, disturbo che affligge sempre più individui […]

Alcuni dati indicano che anche chi non è celiaco può avere una reazione infiammatoria a livello intestinale in risposta all’esposizione al glutine a conferma che i cibi non previsti dalla nostra storia evolutiva lasciano tracce pesanti nell’organismo.”

“Cibi non previsti dalla nostra storia evolutiva?” Ero allibito. Per carità, il libro poi dava anche consigli sensati su come perdere i chili di troppo e migliorare la nostra alimentazione, ma perché diavolo ti devi mettere a parlare di cose che non conosci solo perché sei un medico e stai parlando di cibo? Hai letto tutti gli studi sulla celiachia e la cosiddetta sensibilità al glutine? No, altrimenti non avresti scritto quelle cose.

Una sera ero a casa di mia madre e la televisione era accesa su un canale dove con fare molto convinto un medico rispondeva alle telefonate degli ascoltatori. Barba bianca e occhi spiritati, mi sono bastati pochi minuti per identificarlo: era l’autore di un bestseller che racconta la favola di come noi dovremmo mangiare cibi adatti al nostro gruppo sanguigno. Una cosa totalmente priva di senso e senza nessun supporto scientifico. Una cagata pazzesca per dirla alla Fantozzi (quando ci vuole ci vuole). “Se lo chiamano in televisione vuol dire che sa il fatto suo” mi apostrofava mia madre vedendo che inveivo contro il teleschermo. “Lui parla per la sua esperienza, gli studi che ha fatto, dopotutto è un medico, saprà quello che dice!”. Scoprì poi che quel medico era un ospite fisso in quella trasmissione e probabilmente anche grazie a questo il suo libro è da anni nelle prime posizioni delle classifiche di vendita dei libri. Ma non nella sezione “fantascienza” come dovrebbe.

Trasmissione che per altro spesso invita anche molto più rispettabili medici e chirurghi a parlare degli ultimi ritrovamenti nei rispettivi campi. Ma come può uno spettatore distinguere chi dice sciocchezze da chi invece racconta fatti accertati dalla comunità scientifica? Sono tutti medici, tutti col camice bianco.

Un ultimo episodio, anche se potrei continuare: i miei figli, da bambini, si sono sempre ammalati pochissimo. La pediatra si stupiva di vederli solo ogni paio di anni o giù di lì. Una volta dovetti portare il figlio maggiore dalla pediatra, non ricordo più per quale disturbo. Fatto sta che la pediatra suggerì di utilizzare un preparato omeopatico. Sgranai gli occhi. Potete immaginare la discussione che ne seguì. Se mio figlio aveva davvero bisogno di un farmaco che gli prescrivesse un farmaco vero, e non delle palline di zucchero senza alcun principio attivo. Altrimenti voleva dire che sarebbe guarito da solo. Uscii senza alcuna prescrizione. Per fortuna non abbiamo mai chiesto il parere della pediatra quando abbiamo deciso di vaccinare i figli, sia con le obbligatorie che quelle suggerite, o temo sarebbero volati gli stracci.

Certo è facile sul Web prendere per i fondelli le cosiddette “mamme informate” che sostengono che i vaccini fanno male, o che gli OGM fanno male, o che il glutine fa male a tutti, o che lo zucchero raffinato fa male solo perché raffinato, o che il glutammato fa male. Ma mamme e papà “informati” non si inventano queste cose da soli. Se la disinformazione si diffonde è anche e soprattutto colpa di chi abusa della fiducia che il pubblico ripone nella sua figura professionale e si mette a fare affermazioni senza fondamento scientifico.

Non è mica una novità che ci siano un sacco di medici e pediatri che sconsigliano di vaccinare i bambini. La causa principale del calo delle vaccinazioni sono, io credo, soprattutto loro. Non Internet, non Facebook, non i gruppi di “mamme informate”. Avete una serpe in seno, cari amici medici. E so bene che nella stragrande maggioranza dei casi singolarmente fate un lavoro egregio e difficile. Ma permettete, come ordini professionali e associazioni, a dei vostri colleghi di fare affermazioni non dimostrate scientificamente, o addirittura false. E, una volta amplificate dai media, di fare dei danni.

Certo, ogni categoria ha le proprie pecore nere: noi chimici nel nostro armadio abbiamo persino premi Nobel negazionisti dell’AIDS, o sostenitori delle terapie a base di dosi massicce di vitamina C. Ma nessuno crede a un chimico solo perché è un chimico (casomai è il contrario, se è un chimico c’è da diffidare). I medici invece sono una categoria a parte. Tutti noi prima o poi gli dobbiamo affidare la nostra vita o quella di un nostro caro. Non possiamo neanche ipotizzare che stiano dicendo un mare di cazzate. E quindi ci fidiamo. Ci dobbiamo fidare. Non possiamo permetterci di non fidarci. Ed ecco perché le affermazioni fatte da un medico pesano di più. E quindi se sono errate combinano più guai.

È notizia di questi giorni che un noto medico antivaccini, autore di diversi libri e molto seguito nella comunità dei genitori che non vogliono far vaccinare i propri figli, ha fatto un plateale dietrofront dopo la minaccia dell’ordine dei medici di radiazione dall’albo. A quando un provvedimento analogo per quelli che prescrivono costosissime pillole di zucchero ai propri pazienti?

Il pubblico non può mai sapere se il medico che ha davanti stia correttamente riportando l’opinione corrente della comunità scientifica (sempre passibile di revisione, ovviamente) o se sta solamente dando le sue personali opinioni, magari senza basarsi su uno straccio di prova. Il pubblico la sera del mio incontro non aveva modo di capire se a dire sciocchezze ero io o era la nutrizionista. Ma chi pensate abbia scelto? Così come non è possibile dubitare del medico che, con la sua autorità e autorevolezza, consiglia di non vaccinare, o di usare l’omeopatia, o di usare lo zucchero mascobado invece di quello bianco “che fa male”, o di non usare la farina 00 “che è un veleno” e così via.

È quello che chiamo “il potere mediatico del camice bianco”, quando si parla di salute. Lo sa bene la pubblicità che per convincerci a comprare dentifrici e detergenti intimi piazza sempre un camice bianco, meglio se con uno stetoscopio al collo, come testimonial davanti alla telecamera.

Quindi, cari giovani che volete fare i divulgatori – sì, questo articolo fa parte della serie dei consigli non richiesti ai giovani divulgatori – ricordatevi questo potere, soprattutto se fate o farete parte della categoria dei camici bianchi: quando parla un medico ha una autorevolezza, e quindi una responsabilità presso il pubblico, superiore a quella di qualsiasi altra categoria professionale. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. “È un medico, lui lo sa”. E non è un caso se spesso la televisione adora trasformare dei medici, anche bravissimi nel loro specifico ma spesso limitatissimo campo professionale, in opinion maker, esperti da intervistare anche quando si parla inceneritori, di inquinamento, di farine, di pesticidi o di biotecnologie.

Ma ricordatevene anche se, come me, non fate parte di questa categoria perché quando capiterà, se mai vi capiterà, di scontrarvi in un dibattito pubblico, sappiate che partite già con le mani legate dietro la schiena e i piedi piombati.

Se vi capiterà di dover replicare a delle affermazioni bislacche o peggio, come è capitato a me, false, l’unica cosa che potete fare è chiedere le prove. Ma è molto più facile argomentare scrivendo un articolo o ancor meglio un libro che non su un palco di un teatro o in un dibattito TV.

“Dove sono le prove di quello che dice? Dove sta scritto? Che pubblicazioni scientifiche può portare a suffragio delle sue tesi?”.

Ci ho provato, ovviamente. “Le pubblicazioni che dicono queste cose vengono censurate. Non vogliono che si sappia. Ma io queste cose le so. Io sono un medico”.

Dario Bressanini

Fonte

Per riflettere sulle parole di Bressanini, posso personalmente dire che la categoria dei medici è una contro cui ho spesso litigato. Per carità, penso che ci siano davvero degli eccellenti medici, a cui metterei in mano la mia vita ben consapevole delle loro capacità. Purtroppo però, quando si parla di scienza, di ragionare sulle ricerche, è assurdo il modo in cui sembrano diventare degli autentici dementi. Un episodio che ricordo è quello di una studente di medicina che se ne usciva dicendo che la frutta e la verdura fanno bene perché lo dicono gli studi. E insisteva, insisteva, insisteva. A parte il fatto che un eccessivo consumo di frutta e verdura può rallentare o bloccare il dimagrimento, a questa ragazza era ignota la differenza tra correlazione e causa-effetto. Non è la frutta e la verdura che fanno bene, ma la frutta e la verdura fanno bene in un contesto di dieta equilibrata. Tutto questo dall’alto dei suoi chili di troppo ma per cui si considerava normopeso. Di recente, invece, una “dottoressa” in erboristeria (ma esiste davvero una cosa così oscena?) sosteneva che, essendo dottoressa (?), aveva studiato molto e quindi sapeva che l’aglio previene cancro e depressione. No comment. Ho trovato questo messaggio davvero vergognoso e un insulto a chi si ammala di cancro e depressione. Trovo assurdo che nessuno intervenga nei confronti di questi soggetti che, giusto perché medici o dottori, si sentono in diritto di dire le più totali castronerie, sfruttando la mancanza di conoscenza e approfondimento della parte più sensibile e debole dei cittadini, i quali finiscono per crederci perché lo dice un camice bianco.

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L’illusione del naturale

Parliamo di naturale. Il naturale viene associato a concetti di buono, moralmente giusto, benefico, sano, sicuro, ecosostenibile, incontaminato… e chi più ne ha più ne metta! Dato che c’è ancora parecchia ignoranza sull’argomento, ho trovato necessario stendere un articolo per chiarire che non ha assolutamente senso parlare di naturale. Per carità, non mi illudo di convincere i fanatici che vedono il naturale come una religione. No, sarei troppo ottimista. Questa frangia di attivisti militanti veri e propri non cambierà mai idea, sostenendola anche quando messi davanti a una inoppugnabile confutazione delle loro argomentazioni perché, tanto, a loro non interessa lo stesso: l’importante è difendere a spada tratta le loro convinzioni. Mi voglio invece rivolgere alle persone semplicemente dubbiose che, con un po’ di spirito critico, hanno la possibilità di non farsi fuorviare dalle sette di attivisti militanti.

Innanzitutto, la domanda è: che cos’è naturale? I fautori del naturale dicono che è naturale ciò che è prodotto dalla natura e innaturale ciò che è creato sinteticamente dall’uomo, sottintendendo che il naturale abbia caratteristiche buone e il sintetico no, è brutto e cattivo. Questa è una, passatemi il termine, vaccata colossale. Beh, se il naturale è così buono, allora intossicatevi con del botulino. Eppure il botulino è una sostanza naturalissima, oltre che tra le più tossiche al mondo. Potete provare a usarlo per far lievitare i vostri dolci: che ne dite? Poi è più bello da sentire rispetto al lievito chimico… botulino. Il rotenone è contenuto nelle radici di alcune piante tropicali delle leguminose. È stata accertata nei ratti l’induzione al Parkinson. La solanina è naturalmente presente nelle patate. La sua intossicazione provoca diarrea, nausea, vomito, crampi allo stomaco, emorragie. Di cosa stiamo parlando, dunque? Come può essere il naturale così buono se ci mette quotidianamente “a disposizione” tutte queste sostanze tossiche o potenzialmente cancerogene? Giustamente poi ci si deve lamentare degli OGM anche se aumentano l’efficienza di una coltivazione rispetto a un prodotto bio che però ha una scarsa efficienza e quindi peggiora il degrado ambientale, la deforestazione, distruggendo in maggior modo la biodiversità delle specie. E il vino? In quanti comprano bio e naturale e poi si bevono quel bicchiere di vino a pasto? Ma il vino non esiste in natura. Se fosse la natura, si formerebbe aceto, mentre è l’uomo a originare il vino. Il riso Carnaroli, tanto elogiato dagli intenditori e dallo slow food? Non esiste il riso Carnaroli. L’ha creato l’uomo incrociando il Vialone e il Lencino nel 1945. Lo sapevate?

Naturale

Potrei andare avanti e parlare ad esempio del peperone (che non sempre è esistito come oggi!), della carota (idem come per il peperone!) e di tante altre cose che reputiamo come normali ma che, una volta, non lo erano o almeno non come le conosciamo oggi. Una volta, le carote erano viola e solo negli ultimi secoli è diventata arancione per intervento umano. Ancora oggi, alcuni supermercati vendono le carote con il loro colore originale. Pensateci, ogni volta in cui vedrete una bella carota arancione con etichetta “bio e naturale”. Credo che comunque, se siete minimamente intelligenti, avrete capito il concetto. Il punto è che nulla realmente si crea o si distrugge. Come spiego anche nell’articolo “Quel demonio della chimica!“, i “mattoncini” che compongono tutto ciò che esiste quelli sono e restano. Non c’è nulla di davvero artificiale! Le molecole e gli atomi sono sempre tali e quali. Possiamo dire che avvengono trasformazioni e manipolazioni, ma quelle molecole e quegli atomi rimangono. Che poi, vorrei chiedere una cosa a chi sostiene la religione del naturale. Come dev’essere vista una molecola sintetica che però si produce anche in natura? Una molecola che si produce in natura è chimicamente identica a una molecola sintetica. Quelli sono gli atomi, quelli sono i legami. Al microscopio, sono indistinguibili. Questa cosa forse non è granché chiara ai profani della chimica, e a dire il vero nemmeno io sono un esperto in chimica. Però so che una molecola di acqua può provenire dalla pioggia così come dalla combustione del carburante di un aereo (e generando così le famose scie di condensa, che in tanti credono siano le famose “scie chimiche”). Se noi prendiamo le due molecole di acqua, rimane sempre H20. Con la stessa medesima struttura. Voglio fare un altro esempio: il fruttosio. Il fruttosio viene prodotto a partire dallo zucchero della frutta, penserete (uva, mele, ciliege). E invece no, perché sarebbe troppo costoso. Arriva spesso dall’amido di mais. Dall’amido di mais, si estrae il glucosio e, dal glucosio, attraverso altre trasformazioni, si arriva al fruttosio. Ma la molecola di fruttosio è esattamente identica a quella “naturale” dalla frutta. Non vi è alcuna differenza. Che senso ha distinguere tra la molecola di acqua dalla pioggia dalla molecola di acqua dagli scarichi di un aereo? Il fruttosio della frutta dal fruttosio dall’amido di mais? Alla cieca, nessuno sa distinguere la differenza. Qual è la molecola naturale e quale quella creata sinteticamente dall’uomo? Vi sfido. Probabilmente, leggendo questo articolo, molto di voi si sentiranno truffati. Ed effettivamente è così, se non si conosce bene la materia e facendosi costantemente bombardare da messaggi errati e fuorvianti. Però, se avete compreso le mie parole, la prossima volta al supermercato non vi farete più ingannare dagli slogan in etichetta. È chiaro che esistono prodotti che non vengono prodotti naturalmente in natura, vedere ad esempio le bottiglie di plastica. Questo però non vuol dire che questi prodotti siano tossici in quanto non esistenti naturalmente in natura. La materia prima è sempre la stessa: l’atomo. E la tossicità di una sostanza dipende non dalla provenienza (umana o dalla “natura vera”), bensì dalla proprietà stessa della sostanza.

Attenzione alla credunoleria!
Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati

L’onere della prova
La pericolosità della medicina alternativa

La bufala della cottura passiva

Da qualche anno, sta andando diffondendosi un rivoluzionario metodo di cottura per la pasta. I toni con cui viene descritto sono sensazionalistici. La scoperta del terzo millennio, un’invenzione geniale e magistrale, che solo una mente geniale come quella di Elio Sironi poteva ideare, cambiando tutta la nostra visione nei confronti della pasta. Ma cosa riguarda la cottura passiva? Prevede di cuocere la pasta per 2 minuti dopo che ha ripreso il bollore, terminando poi il resto della cottura, seguendo la durata scritta sulla confezione, a fuoco spento tenendo il coperchio. Eccezionale e incredibile rivoluzione o bufala? Bufala, ovviamente. Bufala, clamorosa bufala innanzitutto perché la cottura passiva non ha senso. Come può una cottura essere passiva, suvvia? La cottura può essere per convezione, per irraggiamento, ma passiva no. No, perché la cottura per definizione è SEMPRE (!) attiva!Pasta Giustamente però si deve dare un titolo assurdo per destare scalpore e attenzione. In secundis, la gelificazione degli amidi della pasta avviene a 90°, quindi per cuocere la pasta, con risultati più o meno piacevoli, non è affatto necessario che l’acqua sia a 100°. D’altronde è quello che si fa in montagna. Diciamo che, grossolanamente, la temperatura di ebollizione dell’acqua (per fare i pignoli, se vogliamo, possiamo anche considerare la quantità di soluti presenti) diminuisce di circa un grado ogni 300 metri. Ciò significa che, a 3000 m di altitudine, l’acqua bolle a 90°, ovvero la temperatura da cui parte la gelificazione degli amidi. Elio Sironi si considera un genio inventore, quando in realtà ha inventato una cosa che hanno inventato migliaia di amanti della montagna quando cucinano la pasta in escursione con il classico fornellino portatile. Tanto per intenderci, probabilmente la scoperta dell’acqua calda è molto più rivoluzionaria di questa fantomatica cottura passiva. Certo, i risultati sono diversi rispetto a una cottura “normale” della pasta, ma allora ritengo più interessante come si trasforma il mio Gorgonzola in frigo nel corso dei giorni. Sfido a trovare una reale differenza tra le due cotture, in cieco! La cosa più assurda è che ho letto in giro diversi articoli scopiazzati tra di loro che dicono che la cottura passiva rende la pasta più digeribile. Santo cielo, ma è possibile che a scuola ancora tengano le ore di religione quando converrebbe di più fare più ore di chimica (e di scienze in generale)? Ma se la cottura passiva mantiene più “integri” gli amidi, al massimo la pasta con la cottura passiva è MENO digeribile! Questo ammesso che sia vero che la perdita di sostanze nutritive di cui parla Sironi sia davvero significativa, ma peccato che non ci abbia fornito nessuno studio e nessun dato su questa teoria. È risaputo che la cottura di base comporta una perdita di sostanze nutritive, ma è anche vero che rende i cibi più sicuri e non sempre danneggia le suddette, visto che, se mangiate un pomodoro crudo, il licopene in esso contenuto finisce negli scarti della vostra digestione. Penso che chi crede nella bufala della cottura passiva, di cotto, abbia il cervello…

Per cuocere la pasta a fuoco spento, sicuramente si può fare. Ma lo trovo complicato, un voler complicarsi la vita per vantaggi tutti da dimostrare in termini percepibili e quantitativi. E non sono neanche convinto che si risparmi poi così tanto, visto che comunque, per non diminuire la temperatura dell’acqua, occorre un quantitativo maggiore di acqua, che giustamente deve essere portata a ebollizione e ciò richiede ovviamente energia. In un modo o nell’altro, la cottura passiva è una bufala, la cottura a fuoco spento è fattibile ma nutro i miei dubbi che sia davvero vantaggiosa. A meno che non siate in campeggio e quindi il fornello quello è, ma questo è tutto un altro discorso!

Per sapere i veri trucchi su come cuocere correttamente la pasta, leggete pure qui.

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Giornalisti e ricerche da budinocerebrati

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Perché le donne vivono più degli uomini?

Ogni tanto, girano articoli spazzatura che continuano a ripetere che le donne vivono più degli uomini. Statisticamente, chissà perché questi articoli compaiono su riviste e siti per lettori al femminile. Dato che il numero di articoli a riguardo sta crescendo, dopo che me n’è passato sotto agli occhi un altro, ho deciso di tagliare la testa al toro e smascherare questa bufala. L’articolo in questione voleva spiegare la longevità delle donne tirando in ballo vantaggi ormonali, arrivando addirittura ad astruse spiegazioni legate alla tipologia di cromosomi. Peccato che in nessun articolo si spieghi per filo e per segno il processo di causa-effetto di come la tipologia di cromosomi dovrebbe rendere la donna più longeva o non si faccia nemmeno i nomi di questi fantomatici e incriminati ormoni. Sarebbe sufficiente questa banale riflessione per mettere in dubbio la teoria proposta. Il mio invisibile cane che non ho, alla lettura, ha subito scosso la testa per tanta idiozia cerebrale, sia dell’articolista (che non ha firma: forse vuole evitare le pernacchie del mio cane invisibile) sia nei commenti (di specie femminile e maschile, si intende).

Il motivo della longevità delle donne è molto semplice. Le donne centenarie o ultracentenarie di oggi sono donne nate a inizio ‘900. All’epoca, la donna era ancora reputata alla mansione della casa, della moglie e dei figli. Ci sono voluti diversi decenni per ottenere un’emancipazione comunque ancora non del tutto completa (e che spesso si trasforma nella forma contraria al maschilismo, vedi proprio questo articolo spazzatura) ma, una volta che anche la donna ha iniziato a lavorare, ha preso lo stress dell’uomo, né più né meno. Inoltre, oggigiorno anche le donne hanno preso i maggiori vizi degli uomini. Basta notare quante ragazze si impasticcano in discoteca o tornano a casa ubriache da vomitare. Basta notare quante ragazze, ancor prima di essere maggiorenni, fumano già come ciminiere, mentre all’epoca il fumare era considerato figo quando lo faceva il maschio. Stessa cosa per l’alcol. Quanti film dell’epoca fanno vedere il maschio di turno che fuma una sigaretta dopo l’altra e poi si fa il whisky? Tutto questo non era concesso o ben visto alle donne, mentre ora l’emancipazione ha visto, purtroppo, anche questo lato negativo. Non c’è da scomodare la genetica, gli ormoni, i cromosomi, stress ossidativo e baggianate simili.

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