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Come allenarsi in strada

In questi ultimi giorni, il campione di motociclismo Nicky Hayden è in condizioni gravi dopo essere stato investito da un automobilista. Hayden si stava allenando in bici e la sua situazione è attualmente critica (*). Come al solito, tantissimi chiacchieroni da bar iniziano a dire la propria sulla vicenda. C’è chi condanna l’investitore e chi invece dà la colpa a Hayden e a tutta la categoria dei ciclisti. Personalmente, non trovo giusto discutere su argomenti di cui non si sa o si sa solo superficialmente. Questo è compito della magistratura. Quindi, se spesso nemmeno gli investigatori riescono a fare chiarezza su episodi difficili o dubbi, come possiamo credere noi di sapere la verità? Comunque sia, la cosa agghiacciante è che Nicky Hayden non è la sola vittima della strada balzata alle cronache. Chris Froome (per fortuna vivo), Michele Scarponi, Julia Viellehner (al 23 maggio 2017, nello stesso ospedale dov’è stato ricoverato Hayden a Cesena), e non dimentichiamo la bergamasca Marica Messi lo scorso anno. E come loro, tanti altri sconosciuti ogni giorno di cui nessuno sente parlare. Non può essere un caso, gli episodi avvengono troppo sovente.

Il giorno 22 maggio 2017, viene data la notizia che Hayden è deceduto dopo 5 giorni di coma. Il centauro americano, campione del mondo nel 2006, non è riuscito a sopravvivere.

Cosa dice il codice della strada

Partiamo da qui. Se non conosciamo la legge, non possiamo sapere come agire correttamente. Il codice della strada prevede che, nella carreggiata, non possono esserci manifestazioni sportive e, in generale, non si devono usare mezzi “non idonei”, come anche pattini, skateboard ecc. Sfortunatamente, i marciapiedi non sono sempre agevoli e il runner rischia di infortunarsi sul marciapiede che è un terreno di fondo veramente pericolosissimo per correre, oltre alla presenza di normali pedoni, passeggini, ingressi a cancelli e box e via dicendo. Altrettanto è evidente che un ciclista non può stare sul marciapiede. Il problema è che la sensibilità per lo sport è bassa e, spesso, mancano le corsie apposite. Dove sta la soluzione? La soluzione sta nel correre al lato della strada, oltre la riga bianca che, appunto, delimita la zona che non fa parte della carreggiata. In quello spazio, si può tranquillamente correre o andare in bicicletta. Non è quindi vietato correre o andare in bici per strada! È vietato fare sport in mezzo alla carreggiata, che è una cosa diversa. Inoltre, si deve sempre attraversare sulle strisce pedonali e, se esse non sono presenti, la precedenza è sempre dei mezzi a motore. Non ci si può allenare in carreggiata ma, come detto, in strada si può al di là della riga bianca, dove l’accesso è vietato proprio ai conducenti motorizzati. O al limite ci si tiene al margine più possibile, soprattutto se le strisce non lasciano sufficiente spazio per un normale pedone o se la strada è molto stretta. La distinzione può apparire “avvocatese”, ma è la classica domanda da esame di teoria della patente che viene dimenticata una volta superato l’esame. Eppure, sapere questa distinzione è importante. Il divieto è sulla carreggiata, non sulla strada! Più avanti, dò dei consigli per evitare il più possibile i rischi in strada, perché purtroppo siamo un paese incivile o manca anche solo il semplice buon senso. Forse sono io l’ingenuo, ma chi fa sport per la salute dubito che tenti il suicidio allenadosi in piena carreggiata o buttandosi contro un’auto nei punti dove non ci sono le strisce. Ne deriva che, se si rispettano le regole dette, è il conducente che ha sbagliato e non c’è ragione che tenga. Ma qui torniamo sempre a un discorso di arretratezza culturale, dove ha ragione chi è più bullo in sorta di homo homini lupus. Certo è che, se due ciclisti si mettono a cazzeggiare in doppia fila, allora sono d’accordo che te le cerchi. Ma appunto, forse l’ingenuo sono io e credo che chi decide di fare sport per migliorare la qualità della sua vita non tenti il suicidio così.

Era doveroso fare chiarezza dal punto di vista giuridico in quanto ho notato che sono in tanti ad avere dubbi. E considerando i tristi episodi di cronaca, se conosciamo la legge, sappiamo meglio come comportarci e come tutelarci dai conducenti che già fanno ben poco per convivere civilmente con ciclisti e runner. È vero che siamo molto indietro come diritti (e non solo riguardo allo sport), ma è nostro dovere imparare la legge e tutelarci come possiamo. I dubbi sorgono ai runner che, giustamente, fanno notare la grave carenza del codice della strada che non distingue il normale pedone dal runner, come se la categoria runner “non esistesse” (e allora, come si allenano i maratoneti per le Olimpiadi che gli stessi conducenti sedentari, poi, inneggiano in caso di vittoria?). Ma la scappatoia c’è: se non ci sono le corsie apposite per pedoni e ciclisti, bisogna stare al di là della riga bianca, ovviamente avendo fiducia che non tutti i conducenti diventano dei killer appena vedono un runner o un ciclista.

Inciviltà italica a 4 ruote

Tuttavia, l’episodio mi è utile per trattare quello che è a tutti gli effetti un vero problema dell’Italia. La RAI, poco fa, trasmettendo il Giro, l’ha definita esattamente come una “vergogna” degli italiani, riferendosi al vizio tutto italico di considerare i runner e i ciclisti non come utenti deboli, ma addirittura come impiccio già solo per il fatto che esistono e respirano. Ho sentito dei commenti veramente assurdi da parte di molti automobilisti. C’è stato uno che sosteneva che i ciclisti sono praticamente dei criminali perché arrivano in centro cittadino sparati a 75 km/h. Sì, e poi c’era anche la marmotta che confezionava la cioccolata. Squallido e patetico tentativo di ribaltare la colpa, un po’ come quando una donna viene stuprata e non è la donna a essere stata stuprata, ma è la donna ad aver provocato! I runner non se la passano meglio. Non sai mai se ti ritrovi l’automobilista che capisce che non puoi buttarti in un fosso (che magari non c’è) per far passare il conducente motorizzato o se è quello che deve a tutti i costi passare. Ci sono conducenti che sembra che ti vogliano depilare un braccio pur di passare. Chi corre dovrebbe imparare a non scansarsi a lato come se stesse scappando, ma farsi vedere. Non ci si deve buttare contro la macchina, ovvio, ma almeno “far capire” che siamo in carreggiata, altrimenti alla macchina verrà spontaneo cercare a tutti i costi di infilarsi. Dovete farvi notare, che è una cosa diversa dal gettarsi contro l’auto! Sfortunatamente, è anche vero la segnaletica non viene spesso rispettata e non è raro vedere gentaglia che sfreccia a 80 km/h su una interurbana dove sono segnati dossi e limite di 30 km/h. Quindi, prudenza non è solo uno slogan, ma una parola d’ordine. Qualche giorno fa, stavo facendo un 12×400 m come allenamento. Ero sulla strada principale e correvo su percorso ciclabile e pedonale che a quell’ora era vuoto. Le strade erano interurbane e paesane e quindi si doveva andare piano (tranne i soliti ubriachi della discoteca…). Arriva una macchina che deve immettersi nella strada principale dove stavo correndo, fermandosi allo stop. La macchina ovviamente non si è fermata e sono stato io ad avere i riflessi per evitare lo scontro. In questi casi, l’automobilista dice sempre per fisso che l’altra persona è sbucata fuori all’improvviso, ma a questo punto mi domando se chi guida abbia i riflessi, se abbia degli occhi, se sappia fare due calcoli per capire che, se sono davanti a te di 2 cm, non ce la fai a passare. Se ciò non fosse, è assurdo che abbiano la patente. Io i riflessi per evitare lo scontro l’ho avuto, mentre chi guidava la macchina faceva come nulla fosse anche quando ero di fronte a lei! Oltre al fatto che la precedenza era in ogni caso mia. In tutti i casi di cronaca che sono finiti nei notiziari, si vuole sottolineare che è stato effettuato l’alcoltest con esito negativo. Ma non è necessariamente l’alcol a provocare questi incidenti, anzi spesso il motivo è di ben altro genere: distrazione, mancanza di riflessi e attenzione, irresponsabilità e senso di protezione dentro quella scatola di latta rispetto al runner o al ciclista. In generale direi che si tratta proprio di maleducazione e inciviltà. Paradossalmente, tante volte si ha più pazienza con un trattore che occupa tutta la carreggiata e va più lento di quando faccio un lento! E ovviamente, anche se è vietato dalla legge, non dimentichiamo chi messaggia e parla al telefono mentre guida. In teoria è vietato dalla legge, ma nella pratica ci sono ancora tantissimi incivili che lo fanno. Tutti questi comportamenti fanno parte di un grosso problema, quello del fare sempre più strade, ma se ne parla meglio in questo articolo.

Notare la differenza tra l’Italia e alcuni paesi del nord. In Inghilterra ad esempio i marciapiedi sono spesso enormi, mentre da noi, quando ci sono, sono stretti o scomodi, cioè un terreno su cui è facile farsi male. Anche chi va in bici per spostarsi sembra che debba volare da qualche parte perché la strada è solo per le auto (e le faide tra di loro, naturalmente). E la legge, molto spesso, penalizza proprio il pedone e, ancora di più, il runner. In sostanza, viene definito l’utente debole della strada a livello teorico, ma nella pratica quotidiana l’utente debole è poco tutelato dal codice della strada. Purtroppo da noi siamo ancora molto indietro, e la cosa è correlata allo stile di vita per cui gli italiani danno poca importanza all’attività fisica e allo sport. Correlata a questo e a una generale mancanza di civiltà alla base. Ci lamentiamo del governo che ci deruba, dei politici corrotti, ma poi come possiamo pretendere che le cose “grandi” migliorino quando non sappiamo rispettare pedoni, runner e ciclisti per strada? Ma sono anche tante piccole cose che testimoniano l’inciviltà dei conducenti (macchine o camion che siano). Spesso i conducenti ti passano a pochi centimetri anche in piena e disabitata zona paesana, giusto per farti capire il concetto che tu, pedone, runner o ciclista, sei quello che in strada non conta nulla. L’unica cosa da fare per cambiare la situazione è quella di coinvolgere le persone nello sport con il passaparola tra amici e conoscenti, senza farne una battaglia ma semplicemente spiegando che si sta meglio in salute. Utopia che tutto cambi in breve, ma intanto si agisce da cittadini impegnati e responsabili.

Ah, comunque per favore non allenatevi con il walkman. Allenarsi con il walkman è di base segno di un’alienazione per un’attività non del tutto gradita. Ma è anche una questione di sicurezza. La strada non è comunque tutta nostra, quindi correre con il walkman ci toglie attenzione e riflessi, e allora gli incivili diventiamo noi: non facciamo lo stesso errore di chi non porta rispetto per noi mancando poi noi di rispetto e civiltà. Ci sono balordi che salgono sul marciapiede perché hanno fretta o che non rispettano lo stop anche quando sei davanti a loro. Se quindi uno è distratto con le cuffie, è difficile dire di essere esenti da colpe.

Consigli per chi si allena in strada

Per chi si allena su strada, voglio fornire dei consigli. I seguenti consigli valgono più che altro per i runner, ma possono essere adoperati, con i dovuti accorgimenti, anche dai ciclisti. Il consiglio più logico e banale sarebbe quello di stare attenti. Come, però? I consigli sono sostanzialmente tre, ma importantissimi e che fanno la differenza, o almeno minimizzano i problemi con i killer della strada.

1) Scegliete sempre strade poco trafficate o allenatevi negli orari non di punta, cioè quando il traffico è ridotto;
2) Scegliete percorsi con pochi attraversamenti e cambi di direzione;
3) Non correte in senso opposto al senso di marcia;
4) Non cercate mai lo sguardo diretto con il conducente.

L’ideale sarebbe correre su banchine di buona larghezza, ma sfortunatamente gran parte dei comuni italiani non ha questa sensibilità di capire che esiste anche chi fa sport. I consigli derivano dalla mia esperienza (ho fatto ciclismo per tutti gli anni del liceo e adesso corro).

Per quanto riguarda il punto 1), se voi vi allenate nel pieno della città alle 7:30 del mattino, quando tutti escono per andare a lavoro, beh, non so quanto senso abbia lamentarsi degli automobilisti incivili. Si sa che a quell’ora sono tutti arrabbiati per andare a lavoro. E vi investono senza patemi! Ma attenzione anche nel classico orario di uscita da lavoro, quando il rischio è del tutto paragonabile a quello degli ubriachi del sabato sera. Forse non ci fate caso, ma all’uscita da lavoro sono tutti nervosi per tornare a casa e dimenticano la presenza di qualunque pedone o ciclista in strada. A prescindere. Alcuni corrono alle 5, quando infatti non c’è quasi nessuno che va a lavoro. Io prediligo la serata in estate, ma mai al sabato per ovvi motivi. Occorre usare un po’ di ingegno e sapersi adattare. Dicesi anche resilienza. Molti runner corrono dopo le 19 o dalle 8 alle 9 di sera per non trovare traffico. Sanno che sono tutti a cenare e modificare un po’ gli orari diventa accettabile rispetto alla cura della salute. Essere sportivi vuol dire anche usare la creatività! Per i più coraggiosi, se la zona in cui si abita è ideale, ci sarebbe anche la corsa a tarda sera! A New York, nella città che non dorme mai, c’è chi lo fa a mezzanotte anche in inverno!

Il punto due? Beh, gli attraversamenti e i cambi di direzione sono delle trappole mortali che possono provocare gli scontri. È chiaro che ogni incrocio diventa, sia per il ciclista che per il runner, un terno al lotto. Un conto è continuare ininterrotti sullo stesso lato e per tutto l’allenamento e un altro è dover cambiare improvvisamente lato o fare calcoli di fisica per capire come e quando attraversare a un incrocio. È ovvio che così si rischi. Per i ciclisti, è sicuramente più difficile perché, mentre un runner può scegliere un quartiere tranquillo dove correre e considerarlo come circuito, il ciclista ha bisogno di un percorso più ampio. Ma se non si abita in grandi città, non è comunque difficile uscire un attimo fuori e trovare dei percorsi che rispettino i consigli detti. Chi corre è bene che trovi un percorso in parchi adibiti o su ciclabili non frequentate in inverno al buio. Si tratta però di un differente discorso, cioè di illuminazione!

Sulla 3), rispetto ad alcuni che lo consigliano, personalmente trovo più rischioso correre in senso opposto al senso di marcia. Intanto, correre non è come camminare. Chi cammina può facilmente cambiare direzione ed evitare le auto, mentre per il runner non è così. Ma sia per normali pedoni che per runner è pericoloso andare in senso opposto al senso di marcia semplicemente perché molti conducenti non fanno nulla per allargare un attimo la traiettoria anche su carreggiate sufficientemente larghe. Tra l’altro, se invece la strada è un po’ stretta, l’automobilista di solito allarga alla sua destra in caso dovesse arrivare un’altra auto dalla direzione opposta. È pertanto evidente che, se io corro sulla sinistra, in senso opposto al senso di marcia, sono fritto. Correte sulla destra, quindi, restando ovviamente sempre a margine come sappiamo già da inizio articolo. Chi arriva dietro di voi impreca perché siete in mezzo? E lasciate fare, sono come quei tizi che suonano il clacson anche se c’è una fila chilometrica e stanno tutti bloccati. Non accettate le provocazioni, perché quello che vi deve interessare, se agite nel giusto della legge, è il vostro allenamento. Ignorate e andate avanti (altrimenti, si fa prima a chiamare i carabinieri…). Se il conducente ha fretta perché è uscito tardi, è un problema suo e impara ad uscire prima. Chi è civile comprenderà che due secondi di lieve disagio non cambiano la vita. Da notare che il codice della strada prevede che, se la via è a senso unico, magari appunto stretta, si deve comunque sempre tenere la sinistra.

L’ultimo consiglio è di stampo psicologico. Spesso infatti l’automobilista tende a “sfidare”, un po’ come alcuni animali che vedono nello sguardo diretto uno scontro. E quindi hanno il brutto vizio di “vedere” se e quanto ci metti a farli passare. Dunque, evitate gli sguardi diretti e proseguite come nulla fosse. Non accettate la “sfida” e proseguite ad allenarvi, facendo finta di nulla o nascondendovi dietro la visiera del berretto. Insomma, anche se in realtà state facendo la massima attenzione e sapete benissimo quello che vi circonda (e, ripeto, NON dovete avere le cuffie!), date sempre l’impressione che non avete occhi né orecchie. Il corretto modo di agire è quello di farsi vedere, senza buttarsi addosso alla macchina, e allo stesso tempo fingere di non vedere. Fingete di guardare per terra, che guardate il paesaggio accanto, nascondetevi dietro la visiera del berretto ecc. Insomma, ci siamo capiti (basta che NON usiate il walkman!). Altrimenti, vorranno “testare” se e quando vi scansate, cercando di infilarsi a tutti i costi con il rischio serio di essere malamente buttati a lato.

Certo, si potrebbe ribattere dicendo che esistono le piste apposite, ma per molti è indubbiamente scomodo e già il tragitto da e per la pista è un onere che scoraggia. Non solo, la pista non è nemmeno un terreno ideale per i mezzofondisti, e ancora meno è adatta per i maratoneti (la pista va bene per i velocisti). Alla fine, è il solito discorso: in Italia manca la cultura dello sport, cosa che porta a vedere i runner e i ciclisti come d’intralcio e si fa ben poco per aiutarli concretamente nella loro attività. Allenarsi in strada è spesso un obbligo per lo sportivo ed è comodo quando si tratta di aree comunali a bassa densità, con poco traffico motorizzato. Già ci lamentiamo che il lavoro e la famiglia ci tolgono tempo. Si dovrebbe educare le persone a convivere con i runner, anziché vedere questi ultimi come d’intralcio per infilarsi a tutti i costi. Pochi secondi di pazienza non cambiano la vita, ma per risparmiarli molte auto o camion rischiano di ammazzare qualcuno. E non parliamo di chi ha così scarsa pazienza che arriva addirittura a salire sul marciapiede! In Olanda e in Danimarca, che sono paesi progrediti, va all’opposto, quindi perché non ci modernizziamo anche noi?

Siccome non tutti siamo fortunati ad abitare in campagna o ad avere un parco comunale con piste ciclabili e pedonali serie, la strategia è quella di trovare sempre strade poco trafficate, anche a livello di fascia oraria (c’è chi corre all’alba a Milano in strada!). Siccome, spesso, i comuni e i conducenti non hanno la giusta sensibilità verso gli sportivi in strada, è l’unico modo per minimizzare ogni tipo di rischio.

Non solo ubriachi!

Quando un pedone, un ciclista o un runner viene investito in strada, giustamente si devono fare verifiche per accertarsi se c’è o no droga o alcol nel sangue. L’errore è però credere che questi incidenti debbano essere per forza scatenati da ubriachi o fatti del sabato sera. In realtà questi incidenti sono solo una parte. Le statistiche dicono che la maggior parte degli incidenti mortali in strada sono provocati da sonnolenza, stanchezza e distrazione del guidatore, oltre ovviamente ad alcol e droga. Questo discorso è correlato allo stile di vita, che non è legato solo a un discorso di alcol e droga. È sbagliato credere che solo ubriachi e fatti creino le mattanze. Una grossa fetta di chi stende un pedone è rappresentata da persone “normalissime”, che però non hanno la testa o l’attenzione per guardare in strada o si sentono troppo onnipotenti dentro quelle scatole di latta. Mentre mi alleno, non mi è mai capitato di rischiare la vita a causa di un ubriaco o un fattone, ma proprio a causa di questi debosciati che dovrebbero reputare inidonei alla guida tanto quanto chi ha problemi di alcol o tossicodipendenza.

Automobilisti e stereotipi

È sempre importante non andarsele a cercare allenandosi con le cuffie o nelle ore di punta nel traffico. Oltre a questo, però, bisogna anche stare attenti a non dare per scontato che l’automobilista ci rispetti spontaneamente. Sarebbe veramente da presuntuosi. Quando andate ad allenarvi, quindi, fate sempre attenzione, occhi aperti e udito sempre ricettivo. Girano davvero dei pazzi. Il truzzo non si fa problemi a buttarvi nel fosso anche quando c’è ampio margine in carreggiata. E, checché se ne dica, sarà pure maschilista, ma è vero che molte donne guidano come incapaci. Fidatevi, a me è capitato tante volte di essere steso da donne alla guida che inspiegabilmente decidevano di svoltare, nonostante fossero allo stop, proprio quando mi ritrovavo appena davanti a loro! E anche gli anziani tendono tante volte ad avere i riflessi scadenti. Ergo, sempre pronti e cercate di ridurre il concorso di colpa, perché siete voi a rimetterci la pelle e non chi è protetto nell’abitacolo! Sì, ovvio, ci saranno sempre i soliti imbecilli che obietteranno dicendo che sono solo stereotipi. Fanno come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia per negare la propria responsabilità. Ma non è a loro che mi sto rivolgendo. Mi sto rivolgendo a chi pratica sport, il quale è tenuto anch’egli, e forse soprattutto, a fare il possibile per tutelarsi quando si allena in strada. Purtroppo siamo in Italia, non a Copenaghen dove c’è un’etica migliore per la salute e per l’ambiente! Spesso gli automobilisti tendono a rimuovere la presenza di chi si muove a piedi.

Perché identifico i vari tipi di personalità che guidano? Perché essere consapevoli del tipo di soggetto ci farà agire di conseguenza ed evitare di rischiare la vita.

Prima del governo, manca la civiltà dei singoli

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