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Cura dell’obesità

L’obesità è sempre più un fenomeno dilagante e, di pari passo, altrettanto è comune trattarlo nel modo sbagliato, in modo superficiale o banalizzandolo con una mera prescrizione dietetica con consiglio di attività fisica. Il punto è che questo tipo di approcio classico è fallimentare e quasi sempre si finisce per scatenare quel circolo vizioso di perdita e riacquisto del peso, e ogni volta si riparte stando peggio dal punto di vista fisico e mentale. In molti, poi, trovano nel chirurgo e nell’intervento bariatrico la salvezza, non capendo che, senza il giusto materiale didattico e senza il corretto sostegno psicolgico e medico, non si va lo stesso granché lontani. D’altronde non è raro vedere persone obese operate che si trascinano per 10-20 anni con il loro problema, dopo aver magari perso inizialmente peso molto peso. Questi interventi, in teoria, non sono di facile accesso, ma poi è pur vero che un chirurgo che si è specializzato in questo, se non opera, non lavora e quindi non fa carriera! In sostanza, gli interventi bariatrici dovrebbero essere riservati a chi concretamente è in uno stato grave che può ucciderlo anche all’indomani. E purtroppo, in questi casi l’intervento spesso non riesce lo stesso a salvare la vita. Come a dire, chi ne ha davvero bisogno non riesce purtroppo lo stesso a vincere contro la morte, mentre con troppa superficialità si opera chi, per quanto si debba faticare e il percorso sia lungo, altrettanto spesso con un intervento si complica di più la vita. La soluzione al problema dell’obesità è cioè più complessa, ma soprattutto faticosa e non si limita solo a un’educazione alimentare e allo stimolo di seguire comportamenti più sani. Possiamo dire che, accanto ai controlli salutistici di routine (colesterolo, glicemia, trigliceridi), sono due i punti cardine per la cura dell’obesità.

Psicoterapia

Sembra assurdo, ma spesso è proprio dal desiderio di perdere peso che si sviluppa una futura anoressia. Ciò succede perché non solo il peso viene percepito come qualcosa di invalidante e che mina i rapporti con gli altri, ma perché è anche un fattore mentale, dove ci sono sensazioni di disagio, di bassa autostima, di traumi che in casi gravi riguardano violenze familiari, stupri, ma anche gravi malattie come tumore, in generale mancanza di amore da parte dei genitori. E via dicendo. Questi disagi che l’obeso avverte devono essere trattati nel modo giusto. Purtroppo l’obesità ancora non viene considerata come una vera malattia e sono pochi i centri specializzati dove viene seguita una terapia multidimensionale che comprende anche la cura della psiche. Di solito, ci si ferma a una prescrizione medica o a una dieta per chi ha subito interventi bariatrici con regolari controlli per il tipico “come va”. Non viene data importanza ai meccanismi mentali del paziente né nulla, il quale è tenuto a dover gestire emozioni e sentimenti che non ha mai imparato a gestire in vita sua. Assurdo.

Educazione alimentare

Anche qui, il quadro è sconfortante. Essendo rare le figure professionali competenti, la cosiddetta “industria delle diete” prende il sopravvento e usa le debolezze di chi già è fragile, illudendolo che con quel metodo miracoloso perderà peso facilmente, in breve, senza fatica. Inizialmente si otterranno anche dei risultati incoraggianti, ma poi il metabolismo sarà calato, ci si arresterà e si svilupperà il celeebre effetto yo-yo. Strano ma vero, spesso è proprio a partire da una dieta dimagrante e dal desiderio di perdere peso che si finisce… esattamente per ingrassare! Dopo i primi risultati incoraggianti, infatti, succede che viene persa quella gratificazione derivante dal cibo, a causa della restrizione. Si sente fame, quindi si ha sempre più frustrazione e si fa insistente la tentazione di cedere. È quindi chiaro che tutti quei metodi da Donna Moderna siano fallimentari. D’altronde basta applicare il “ma se”: se questi metodi funzionassero, tutti li applicherebbero e l’obesità non esisterebbe! E ciclicamente, ogni stagione oppure ogni anno non si vedrebbe la necessità di “inventare” un nuovo metodo per soppiantare quello vecchio. Su come gestire correttamente una dieta ho comunque scritto un vademecum apposito, con i dovuti rimandi per approfondire man mano i vari argomenti.

L’astinenza non è la soluzione!

Quello che mi preme sottolineare ora è che sicuramente, in un obeso, si genera una dinamica che vede il cibo come gratificazione e quindi ha un effetto simile a quello della dipendenza da droga o alcol. Ma l’astinenza, come si vede fare in alcuni gruppi detti di “mangiatori compulsivi anonimi”, non è la soluzione giusta, perché stiamo parlando di cibo e di nutrienti fondamentali alla salute dell’organismo. Inoltre l’astinenza non ha senso perché il nostro corpo è fatto per mangiare, per assaporare i gusti. Quindi, un’astinenza diventa fallimentare perché innesca sempre quel meccanismo di frustrazione, crisi e quindi inevitabilmente si finirà per cedere e abbuffarsi, e questo, appunto, causerà sempre scadimento dell’autostima, con nuove abbuffate. Cioè, inizialmente, se ci sono degli alimenti problematici (di solito i dolci), è funzionale evitarli, ma a lungo andare non è questa la via perché non fa altro che insabbiare, e invece si dovrebbe affrontare il problema.

Il ruolo della società e dell’ambiente

A complicare le cose, non va dimenticato il ruolo della società e dell’ambiente. Il concetto di dieta, ancora oggi, è visto come qualcosa per cui provare vergogna e imbarazzo. Chi lo fa viene, direttamente o indirettamente, additato come povero scemo, con l’idea del pollo e insalata (idea per altro scorretta). Per contro però, se uno è grasso, viene ribadito che deve mangiare meno, e se lo si fa si viene sabotati con frasi del tipo “ma sì, tanto è inutile, rassegnati!” Tutto questo avviene non necessariamente per cattiveria, ma anche da familiari che magari sono altrettanto a dieta e cercano di dimagrire. In più, soprattutto al sud Italia, se non mangi il piattone di pummarola e non sei grasso, non sei in salute, quindi il grasso, in alcuni casi, è addirittura socialmente “incoraggiato”. In passato ho conosciuto una famiglia calabrese che faceva mangiare a forza il piattone di pasta alla propria figlia, che giustamente reagiva contrariata e non voleva, mostrando già segni di obesità infantile. Insomma, tra società e ambiente, il mettersi a dieta viene visto un po’ come motivo di derisione, un po’ come per sfigati, un po’ come per gente senza volontà, e allo stesso tempo per molti “grasso è bello” in base a una mentalità tipica del dopoguerra. È ovvio che, in un contesto del genere, gli elementi che remano contro sono parecchi e si accavallino, mandando in confusione e tilt e rendendo l’obiettivo della salute particolarmente difficile. Inoltre, per molti il cibo diventa l’unico collante in assenza di veri oggetti d’amore da condividere. Se non ci fosse il cibo, non vedremmo mai quelle persone, quindi socialmente, in un modo o nell’altro, viviamo con il pensiero del cibo e ogni ritrovo sociale diventa motivo di stress per chi vuole migliorare la sua condizione.

La lunga via della salute

Da quanto detto finora, bisogna accettare il fatto che guarire dall’obesità e ritrovare la salute è un percorso molto lungo. Quindi, se il problema vi riguarda, non scattate a pensare a un intervento bariatrico e non limitatevi alla sola prescrizione medica di una dieta. Andate più a fondo, fatevi aiutare da un team preparato, con a capo un obesiologo che conosce bene le dinamiche, il senso di colpa per quando non si vedono i risultati, l’autostima che porta a confortarsi con il cibo. Rivolgetevi a un nutrizionista che vi spieghi bene la teoria e non si limiti a un “come va” di 20′. Fate attività fisica e prendetevi le dovute pause dalla dieta dimagrante consueta. Ci vorranno anni per fare questo percorso. La strada è faticosa, tortuosa, ma con i giusti professionisti, con la corretta preparazione, lavorando tutti in team, se ne verrà fuori.

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