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Il diritto di suicidarsi e l’eutanasia

Quanto sto per dire è in controtendenza rispetto al comune buon senso. Ebbene, per me, ciascuno ha ampiamente il diritto di suicidarsi. Ci indottrinano che bisogna sorridere alla vita e la vita ti sorriderà, che la vita è un bene prezioso da tutelare. Purtroppo, la realtà è diversa e capita che la vita sia infelice. Per questo motivo, chi ritiene che non ci sia altra via per sfuggirne deve essere libero di suicidarsi. Ovviamente, il mio non è un invito alle persone che soffrono a suicidarsi e non lo dico solo perché l’istigazione al suicidio è un reato. La mia non è una condanna morale. Non è morale perché una morale assoluta non esiste e ciascuno ha il diritto di perseguirla (*). Di contro, va ammesso che quasi sempre la soluzione c’è, ma è ritenuta non praticabile quando non inesistente. Ciò significa che il suicidio denota comunque il fallimento esistenziale di chi l’attua. Insomma, il concetto è che ne possiamo parlare, poi spetta a ciascuno decidere cosa fare.

Il suicidio come scelta sbagliata, ma libera

Il mio pensiero è che uccidersi rimane una scelta strettamente personale. Non voglio dire che “la vita è bella” e frasi simili che denotano una gran superficialità. Piuttosto, occorre far vedere, con i fatti e con gli esempi, che la vita non è solo nera, ma che ha migliaia di sfumature belle per cui vale la pena andare avanti. Se poi uno vuole continuare a essere convinto di uccidersi, starà a lui, dato che costringere qualcuno a vivere è un puro atto di violenza (**). Credo che vedere qualcuno che si vuole uccidere non sia solo omissione di soccorso, quindi un reato, bensì disumano. Siamo uomini per questo. Ma ciò non vuol dire che dobbiamo negare la libertà di una scelta a questa persona. Altrimenti, diventa un TSO, ovvero un “regime” fortemente sbagliato.

* Il diritto a perseguire la propria morale non vale per chi segue una morale che danneggia oggettivamente il prossimo. Se mi suicidio, i miei cari possono essere tristi, ma suicidarmi è una mia personale scelta e i miei cari devono capire che per me la situazione è insostenibile. La morale di un pedofilo (sì, anche il pedofilo può reclamare la sua morale!) è da censurare perché non può fare a meno di abusare di chi ancora non ha raggiunto l’età del consenso.

** La violenza è l’uso della forza in modo eticamente non accettabile al fine di piegare un soggetto alla propria volontà. Dove la forza non è solo fisica, ma anche psicologica, diretta, indiretta!

Preciso che il diritto al suicidio vale se l’aspirante suicida non intralcia l’ordine pubblico. Il caso tipico è quello di chi vuole buttarsi sotto un treno, provocando un disturbo da stress post-traumatico all’eventuale conducente. Queste cose non si fanno e, se uno si salva, non dovrebbe stupirsi se il conducente gli fa causa (d’altronde soffre anche lui per un gesto, in un caso di questo tipo, egoista e incosciente). Se siamo tu ed io e proviamo a discutere, allora va bene. Ti spiegherò perché non farlo, poi scegli tu.

Eutanasia e biotestamento

Recentemente (dicembre 2017), è stata finalmente approvata la legge del biotestamento. Purtroppo la legge nasconde sempre delle falle ed è stata approvata pur con parecchi no. Quindi, la strada verso una legge veramente giusta sul biotestamento è ancora lunga, lunghissima, poiché di fatto, come con l’aborto, è più facile incappare negli obiettori di coscienza che fanno di tutto per allungare i tempi e la sofferenza del malato. Vorrei che però fosse chiaro che stiamo parlando di una condizione diversa. Il suicidio è un fallimento esistenziale. Nessuno che è felice si suicida! Quando però si è in condizioni di malati terminali, ecco che l’eutanasia, la “dolce morte”, dev’essere garantita dallo Stato. Chi è depresso e vede la vita nera e negativa non ha diritto di chiedere ad altri di fare un’azione del genere. Ma chi soffre perché è affetto da una malattia “irreversibile” deve avere diritto all’eutanasia, altrimenti è solo sadismo. Possiamo discutere sul concetto di “irreversibilità” ma, una volta stabilite le regole, il diritto all’eutanasia deve esistere. Purtroppo siamo in un paese credente, di comodo o meno, e si parla di misericordia, di bontà cristiana. Assurdità! A me pare che sia solo sadismo, un atto di ulteriore violenza verso chi già soffre parecchio. La differenza tra il suicida depresso e il malato terminale sta nel fatto che il depresso non deve pretendere che un altro abbia il coraggio che lui non ha, mentre nel caso del malato terminale è dovere dello Stato garantire una “dolce morte”.

L’intolleranza di papa Bergoglio

Il nuovo papa (sempre volutamente minuscolo), alias Jorge Bergoglio, dietro alla sua faccia da buono dimostra di essere un intollerante. Ecco la sua sparata di fine 2014:

“Da molte parti – ha osservato il Pontefice – la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al ‘benessere’, alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde – relazionali, spirituali e religiose – dell’esistenza […] in realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre di qualità”.

Osceno. Dire che la vita umana è sempre di qualità è un’evidente affermazione di chi ha sempre vissuto in panciolle senza vedere come stanno, ad esempio, coloro che soffrono di malattie neurodegenerative o gravi malformazioni. Facile starsene lì ricoperti d’oro, trovando sempre cibo e ricchezza, a sparare idiozie e giudizi senza guardarsi in casa propria. Sono il primo a dire che la vita è da apprezzare, ma cerchiamo di non essere ottusi e vediamo anche le cose brutte che purtroppo capitano. E fra le cose brutte, c’è chi ha perso la sua dignità e la sua autosufficienza. Vi consiglio il film “Amour” di Michael Henke per capire cosa voglio dire. E che il papa stia zitto per non fare figuracce, una buona volta.

Nessuno può valutare quanto un’altra persona soffra, o avanzare pretese sulla vita di quella persona: che si tratti di condannarla a morte o impedirle di suicidarsi. L’idea che il suicidio sia una violenza è estremamente riduttiva e semplicistica. In primo luogo, la morte può essere preferibile ad alcune situazioni, nelle quali l’individuo pur essendo vivo non si sente libero, non sente di appartenere alla realtà che ha attorno e quindi si riduce a “soprav-vivere”. Spesso le persone che si suicidano sono quelle che più cercano la vitalità: non è infatti detto che nella morte ci sia l’inferno, o il male. Se qualcuno si sente pronto o necessitato o semplicemente desideroso di intraprendere una via simile, sta a lui. La morte può significare l’ingresso in una nuova realtà, o semplicemente il compimento della vita. Bisogna avere un’idea molto limitata della vita, della morte, della libertà e anche di Dio per negare il diritto al suicidio. Ma sono convinta che qualora uno decidesse di uccidersi per l’impulso della rabbia o di un’apice di frustrazione, allora bisognerebbe invitarlo a calmarsi e riflettere, darsi un po’ di tempo prima di saltare a una decisione tanto grande. Il suicidio non deve scaturire da una crisi repentina ma dovrebbe piuttosto essere ponderato con consapevolezza e calma, dovrebbe essere l’esito di una lunga riflessione.

k.

Premesso che il suicidio rimane pur sempre una violenza contro se stessi, ineccepibile.

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