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I fenomeni al contrario… e quei tristi salutisti!

Comunemente, siamo abituati a pensare che i dissoluti siano i soggetti che vivono allo sbando dedicandosi all’abuso di alcol, alla droga e al sesso. E questo non voglio di certo smentirlo. Quello che però viene poco considerato è che esistono gradi di dissolutezza più blandi, che nel breve periodo non causano problemi ma a lungo andare sì. Mi riferisco al sovrappeso e all’assenza di un’attività sportiva continuata (equivalenti a 4 ore di corsa che si possono anche suddividere tra più sport). Eppure queste persone dicono di sentirsi benissimo. Non capiscono che un conto è sentirsi benissimo e un altro esserlo per davvero! Chi dice di sentirsi bene lo deve anche dimostrare a fatti, sul campo. Non serve a nulla sentirsi benissimo se poi, come mi capita tante volte, quella persona fatica a fare una rampa di scale. Chi ritiene che la dissolutezza sia limitata al consumo di alcol e droga e all’essere dipendenti dal sesso sbaglia e ha una visione limitata, perché in base ai parametri stabiliti dall’OMS il sovrappeso da solo toglie 7.4 anni di vita e la sedentarietà da sola toglie 3.3 anni di vita. Questo vuol dire che, se abbiamo un potenziale di vita di 100 anni, da sedentari e con il sovrappeso ne viviamo appena 90. Ma questo solo scorrelando le condizioni! Cioè, nella pratica, chi è sovrappeso e sedentario ha anche colesterolo alto e ipertensione, il che fa scendere l’aspettativa di vita ai classici 80-85 anni di cui gli ultimi ovviamente vissuti con un pannolone in ospedale. Chi non riesce ad avere un IMC non superiore a 22 (20 le donne) e dice che un IMC simile sia troppo basso, da malati, beh… non so, io vedo che il campione di atletica Kipchoge ha un IMC addirittura inferiore a 19. Intanto però Kipchoge ha corso la maratona di Londra (2016) in 2h3’05”, mentre chi parla di IMC troppo basso e da malati ha il fiatone già per 200 metri tirati al massimo. Chi è il malato? Secondo il ragionamento di chi parla di IMC troppo basso e da malati, Kipchoge dovrebbe essere già schiattato da un pezzo! E come lui, tutti gli altri runner che non hanno sicuramente le doti genetiche del campione keniota ma tengono un IMC di 20-22 (18-20 le donne).

Chi mi contesta che avere uno stile di vita corretto sia “triste e azzardato” è incapace di vedere, o non vuole farlo, che gli arzilli ottuagenari con un corretto stile di vita sono molto più energici di questi 20-30enni. Un vecchio ottuagenario con uno stile di vita corretto lo vedo di solito camminare 5 km per andare a fare la spesa, dedicarsi al giardino, leggere, insomma avere delle giornate piene dove la capacità di amare è coltivata in ogni aspetto. Se invece vedo un 20-30enne che mi accusa che uno stile di vita corretto come il mio sia triste, beh, non so se sia triste svegliarsi il giorno dopo con il mal di testa per la sbronza e dover riposare per forza o aver già smaltito l’allenamento del giorno prima ed essere pronti per girare in città per tutto il giorno camminando, per poi godersi una bella cena al ristorante senza avere l’ossessione di dover mantenere la linea. Solo chi è in malafede o è stupido direbbe che il primo caso sia sinonimo di vita vissuta alla grande! La scappatoia del dissoluto è che per ora sta bene e non vede motivo di dover cambiare. Ma il punto è questo. A lungo andare avrà comunque dei problemi, ma a quel punto la realtà dice che sarà troppo tardi e si potrà solo limitare i danni. Non serve a niente continuare a vivere da sbandati e poi accorgersi a 40-50 anni che è il caso di cambiare rotta, perché a quest’età i danni causati dallo stile di vita cattivo sono quasi sempre irrimediabili. Infatti, chiunque, fino ai 60 anni, può riuscire a correre piuttosto agevolmente i 10 km in almeno un’ora dopo almeno sei mesi di allenamento, ma se nel frattempo ci siamo già rovinati con sovrappeso e sedentarietà le articolazioni e il fisico sono già compromessi. In sostanza, chi non previene fin da giovane e aspetta che sorgano i primi seri problemi per correre ai ripari è solo uno stupido con scarso amore per se stesso e per il proprio corpo. La sedentarietà, infatti, se proseguita troppo a lungo è per certi versi irreversibile. Cosa vuol dire questo? Che il 50enne che ha vissuto male per i 10-15 anni precedenti può superare il test dei 10 km in almeno un’ora, ma questo sarà verosimilmente il massimo a cui potrà aspirare perché si è già perso degli anni di vita e il suo obiettivo non è più quello di ritardare la vecchiaia, ma di contenere i problemi che già si è causato senza peggiorarli.

I 30enni vecchi e gli ultracentenari giovani

Ho già parlato in diversi casi del francese Robert Marchand, arzillo 105enne e vedovo da oltre 70 anni che, di recente, ha stabilito un record nel ciclismo per la sua età. Marchand ha appena stabilito il suo record percorrendo, in un’ora, 22 km. Non so se 22 km sia il massimo a cui un 105enne possa aspirare. Mi viene da dire di no, ma non ho dati significativi per dirlo con certezza. Ma non è questo che mi interessa, tant’è vero che Marchand è andato meglio nella prova nel 2014, quando fece quasi 27 km in un’ora, rispetto al 2012 quando ne fece poco più di 24. Quello che mi è interessa è far notare come tanti 30enni si facciano battere da questo tizio di 105 anni con i capelli grigi e le rughe. Eccezionale e geneticamente dotato lui? Alibi ridicolo. La verità è che Marchand non è un fenomeno, ma sono questi 30enni sbandati ad essere dei fenomeni al contrario. Marchand non ha nulla di speciale rispetto a noi e non è mai stato uno sportivo professionista. Semplicemente, Marchand è uno spirito vitale, che ha capito che l’amore di coppia non è necessario alla felicità (al più è una possibilità!) e quanto sia importante mantenersi sempre attivi anche in età non più giovane. Insomma, nulla di miracoloso e nessun segreto misterioso. Quando andavo all’università, le facce, soprattutto dopo il fine settimana dei bagordi, erano di persone per la maggior parte stanche, depresse, affaticate, stressate. Alcuni lamentavano mal di testa, ansia. E contestavano l’aver dormito poco, a mio avviso non tanto per lo studio forsennato (anche io, prima degli esami, facevo delle gran tirate di studio!) quanto piuttosto per i loro bagordi e la mancanza di attività sportiva che rendeva il loro fisico più molle del burro a temperatura ambiente. Mi sembrava di assistere a un plotone di zombie (*) e non di gente che stava lavorando per il proprio futuro.

* In realtà, almeno gli zombie degli horror hanno una ragione di “vita”, cioè andare in cerca di cervelli da mangiare.

Poi vedo un 105enne molto più smagliante e sorridente di loro e capisco che tutto questo non sia normale. Ma loro stano benissimo, io e gente come Marchand invece siamo tristi. Chissà se non ci sia anche una punta di invidia nelle loro ingenuità.

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