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Il potere mediatico del camice bianco

Ogni tanto, leggo il sito di Dario Bressanini. Non commento mai, perché mettersi a farlo vuol dire impegnarsi parecchio e, spesso, i commenti diventano nuove discussioni. Non ho però potuto fare a meno di riportarvi un suo articolo mercoledì 26 ottobre 2016. Il titolo del suo articolo si chiama, appunto, “Il potere mediatico del camice bianco”, dove Bressanini ci dice quanti medici abusino della loro posizione per abbindolare le persone sugli OGM, sulla celiachia e tanto altro. Il risultato è un pericoloso “effetto domino” che rende la popolazione ignorante. Ma tanto… “lui è un medico ed è in TV, vuol dire che dice la verità”. A voi la lettura.

Non ci volevo andare a quel dibattito. Non ci dovevo andare a quel dibattito. Evito sempre come la peste i dibattiti dove c’è un “pro” e un “contro”. Sia che io debba sostenere la parte del pro oppure del contro. Questo tipo di dibattiti credo serva quasi a nulla al pubblico, che esce spesso più confuso di prima, o semplicemente rimane con le proprie convinzioni, oppure viene convinto dal più simpatico, dal più loquace, dal più piacione, dal più autorevole, ma non necessariamente da chi spiega correttamente, senza allarmismi o esagerazioni, le cose come stanno.

medicoA volte però mi faccio fregare e mi strappano un sì, e quindi quella sera mi trovavo, dopo la proiezione di un pessimo film sugli OGM, a doverlo commentare condividendo il palco con una nota nutrizionista radiofonica e televisiva. Il film era infarcito di tutte le più diffuse bufale sul tema: dai semi sterili ai suicidi dei contadini indiani fino ad arrivare a misteriose allergie. Volevo andarmene, ma ormai avevo accettato.

“Dobbiamo evitare di mangiare il fruttosio transgenico”, esordiva la nutrizionista sotto il mio sguardo allibito. Il fruttosio viene prodotto a partire dal glucosio che a sua volta deriva dall’amido che a volte può arrivare da mais geneticamente modificato. Ma il fruttosio è fruttosio, non importa da dove arrivi. Ho chiesto, poco cavallerescamente lo ammetto, se l’avessero mica bocciata all’esame di chimica, perché una molecola mica può essere geneticamente modificata, senza ottenere risposta. Ma il peggio doveva ancora venire, con citazioni di improbabili e misteriosi studi che “non vogliono siano pubblicati” e gli immancabili semi sterili, fino ad arringare il pubblico scongiurandolo di non consumare OGM – che poi da noi mica si trovano da mangiare, ma non importa– perché “poi arrivano nel nostro intestino e modificano il nostro DNA tramite il trasferimento genico orizzontale”.

Alle mie vibranti proteste che stava dicendo, per dirla con un eufemismo, delle fesserie, lei, guardando il pubblico, disse “Io queste cose le so! Io sono un medico!”.

Punto, set, partita. Aveva vinto lei. Era un medico, quindi che ne sapevo io, povero chimico? Lei sì che sapeva. Come usavo metterla in dubbio? Era un medico! Lavorava in ospedale (diceva). Aveva il camice bianco. E andava in TV. Me ne andai consapevole che per quella sera non c’era più nulla da dire o da fare.

Mesi dopo ero lì nel mio candido lettino (cit.) a leggere un libro su come dimagrire. A un certo punto l’autore, un medico, parlando dei cereali afferma che

…questi sono diventati la base della nostra alimentazione, creando non pochi danni. Sono in molti gli esperti che sostengono che si tratta di alimenti a cui l’uomo non è geneticamente adatto, visto che, scarsi in natura e non digeribili senza lavorazione e cottura, sono stati introdotti con l’agricoltura.

“L’uomo non è geneticamente adatto”? Ma che dice? Secondo questo bislacco ragionamento noi non saremmo geneticamente adatti neppure a mangiare patate, pomodori, mele, e la stragrande maggioranza di ciò che consumiamo tutti i giorni.

Ma continua imperterrito:

“l’esempio più concreto della bontà di questa teoria –ossia il mancato adattamento ad alcuni di questi cereali– è la celiachia, disturbo che affligge sempre più individui […]

Alcuni dati indicano che anche chi non è celiaco può avere una reazione infiammatoria a livello intestinale in risposta all’esposizione al glutine a conferma che i cibi non previsti dalla nostra storia evolutiva lasciano tracce pesanti nell’organismo.”

“Cibi non previsti dalla nostra storia evolutiva?” Ero allibito. Per carità, il libro poi dava anche consigli sensati su come perdere i chili di troppo e migliorare la nostra alimentazione, ma perché diavolo ti devi mettere a parlare di cose che non conosci solo perché sei un medico e stai parlando di cibo? Hai letto tutti gli studi sulla celiachia e la cosiddetta sensibilità al glutine? No, altrimenti non avresti scritto quelle cose.

Una sera ero a casa di mia madre e la televisione era accesa su un canale dove con fare molto convinto un medico rispondeva alle telefonate degli ascoltatori. Barba bianca e occhi spiritati, mi sono bastati pochi minuti per identificarlo: era l’autore di un bestseller che racconta la favola di come noi dovremmo mangiare cibi adatti al nostro gruppo sanguigno. Una cosa totalmente priva di senso e senza nessun supporto scientifico. Una cagata pazzesca per dirla alla Fantozzi (quando ci vuole ci vuole). “Se lo chiamano in televisione vuol dire che sa il fatto suo” mi apostrofava mia madre vedendo che inveivo contro il teleschermo. “Lui parla per la sua esperienza, gli studi che ha fatto, dopotutto è un medico, saprà quello che dice!”. Scoprì poi che quel medico era un ospite fisso in quella trasmissione e probabilmente anche grazie a questo il suo libro è da anni nelle prime posizioni delle classifiche di vendita dei libri. Ma non nella sezione “fantascienza” come dovrebbe.

Trasmissione che per altro spesso invita anche molto più rispettabili medici e chirurghi a parlare degli ultimi ritrovamenti nei rispettivi campi. Ma come può uno spettatore distinguere chi dice sciocchezze da chi invece racconta fatti accertati dalla comunità scientifica? Sono tutti medici, tutti col camice bianco.

Un ultimo episodio, anche se potrei continuare: i miei figli, da bambini, si sono sempre ammalati pochissimo. La pediatra si stupiva di vederli solo ogni paio di anni o giù di lì. Una volta dovetti portare il figlio maggiore dalla pediatra, non ricordo più per quale disturbo. Fatto sta che la pediatra suggerì di utilizzare un preparato omeopatico. Sgranai gli occhi. Potete immaginare la discussione che ne seguì. Se mio figlio aveva davvero bisogno di un farmaco che gli prescrivesse un farmaco vero, e non delle palline di zucchero senza alcun principio attivo. Altrimenti voleva dire che sarebbe guarito da solo. Uscii senza alcuna prescrizione. Per fortuna non abbiamo mai chiesto il parere della pediatra quando abbiamo deciso di vaccinare i figli, sia con le obbligatorie che quelle suggerite, o temo sarebbero volati gli stracci.

Certo è facile sul Web prendere per i fondelli le cosiddette “mamme informate” che sostengono che i vaccini fanno male, o che gli OGM fanno male, o che il glutine fa male a tutti, o che lo zucchero raffinato fa male solo perché raffinato, o che il glutammato fa male. Ma mamme e papà “informati” non si inventano queste cose da soli. Se la disinformazione si diffonde è anche e soprattutto colpa di chi abusa della fiducia che il pubblico ripone nella sua figura professionale e si mette a fare affermazioni senza fondamento scientifico.

Non è mica una novità che ci siano un sacco di medici e pediatri che sconsigliano di vaccinare i bambini. La causa principale del calo delle vaccinazioni sono, io credo, soprattutto loro. Non Internet, non Facebook, non i gruppi di “mamme informate”. Avete una serpe in seno, cari amici medici. E so bene che nella stragrande maggioranza dei casi singolarmente fate un lavoro egregio e difficile. Ma permettete, come ordini professionali e associazioni, a dei vostri colleghi di fare affermazioni non dimostrate scientificamente, o addirittura false. E, una volta amplificate dai media, di fare dei danni.

Certo, ogni categoria ha le proprie pecore nere: noi chimici nel nostro armadio abbiamo persino premi Nobel negazionisti dell’AIDS, o sostenitori delle terapie a base di dosi massicce di vitamina C. Ma nessuno crede a un chimico solo perché è un chimico (casomai è il contrario, se è un chimico c’è da diffidare). I medici invece sono una categoria a parte. Tutti noi prima o poi gli dobbiamo affidare la nostra vita o quella di un nostro caro. Non possiamo neanche ipotizzare che stiano dicendo un mare di cazzate. E quindi ci fidiamo. Ci dobbiamo fidare. Non possiamo permetterci di non fidarci. Ed ecco perché le affermazioni fatte da un medico pesano di più. E quindi se sono errate combinano più guai.

È notizia di questi giorni che un noto medico antivaccini, autore di diversi libri e molto seguito nella comunità dei genitori che non vogliono far vaccinare i propri figli, ha fatto un plateale dietrofront dopo la minaccia dell’ordine dei medici di radiazione dall’albo. A quando un provvedimento analogo per quelli che prescrivono costosissime pillole di zucchero ai propri pazienti?

Il pubblico non può mai sapere se il medico che ha davanti stia correttamente riportando l’opinione corrente della comunità scientifica (sempre passibile di revisione, ovviamente) o se sta solamente dando le sue personali opinioni, magari senza basarsi su uno straccio di prova. Il pubblico la sera del mio incontro non aveva modo di capire se a dire sciocchezze ero io o era la nutrizionista. Ma chi pensate abbia scelto? Così come non è possibile dubitare del medico che, con la sua autorità e autorevolezza, consiglia di non vaccinare, o di usare l’omeopatia, o di usare lo zucchero mascobado invece di quello bianco “che fa male”, o di non usare la farina 00 “che è un veleno” e così via.

È quello che chiamo “il potere mediatico del camice bianco”, quando si parla di salute. Lo sa bene la pubblicità che per convincerci a comprare dentifrici e detergenti intimi piazza sempre un camice bianco, meglio se con uno stetoscopio al collo, come testimonial davanti alla telecamera.

Quindi, cari giovani che volete fare i divulgatori – sì, questo articolo fa parte della serie dei consigli non richiesti ai giovani divulgatori – ricordatevi questo potere, soprattutto se fate o farete parte della categoria dei camici bianchi: quando parla un medico ha una autorevolezza, e quindi una responsabilità presso il pubblico, superiore a quella di qualsiasi altra categoria professionale. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. “È un medico, lui lo sa”. E non è un caso se spesso la televisione adora trasformare dei medici, anche bravissimi nel loro specifico ma spesso limitatissimo campo professionale, in opinion maker, esperti da intervistare anche quando si parla inceneritori, di inquinamento, di farine, di pesticidi o di biotecnologie.

Ma ricordatevene anche se, come me, non fate parte di questa categoria perché quando capiterà, se mai vi capiterà, di scontrarvi in un dibattito pubblico, sappiate che partite già con le mani legate dietro la schiena e i piedi piombati.

Se vi capiterà di dover replicare a delle affermazioni bislacche o peggio, come è capitato a me, false, l’unica cosa che potete fare è chiedere le prove. Ma è molto più facile argomentare scrivendo un articolo o ancor meglio un libro che non su un palco di un teatro o in un dibattito TV.

“Dove sono le prove di quello che dice? Dove sta scritto? Che pubblicazioni scientifiche può portare a suffragio delle sue tesi?”.

Ci ho provato, ovviamente. “Le pubblicazioni che dicono queste cose vengono censurate. Non vogliono che si sappia. Ma io queste cose le so. Io sono un medico”.

Dario Bressanini

Fonte

Per riflettere sulle parole di Bressanini, posso personalmente dire che la categoria dei medici è una contro cui ho spesso litigato. Per carità, penso che ci siano davvero degli eccellenti medici, a cui metterei in mano la mia vita ben consapevole delle loro capacità. Purtroppo però, quando si parla di scienza, di ragionare sulle ricerche, è assurdo il modo in cui sembrano diventare degli autentici dementi. Un episodio che ricordo è quello di una studente di medicina che se ne usciva dicendo che la frutta e la verdura fanno bene perché lo dicono gli studi. E insisteva, insisteva, insisteva. A parte il fatto che un eccessivo consumo di frutta e verdura può rallentare o bloccare il dimagrimento, a questa ragazza era ignota la differenza tra correlazione e causa-effetto. Non è la frutta e la verdura che fanno bene, ma la frutta e la verdura fanno bene in un contesto di dieta equilibrata. Tutto questo dall’alto dei suoi chili di troppo ma per cui si considerava normopeso. Di recente, invece, una “dottoressa” in erboristeria (ma esiste davvero una cosa così oscena?) sosteneva che, essendo dottoressa (?), aveva studiato molto e quindi sapeva che l’aglio previene cancro e depressione. No comment. Ho trovato questo messaggio davvero vergognoso e un insulto a chi si ammala di cancro e depressione. Trovo assurdo che nessuno intervenga nei confronti di questi soggetti che, giusto perché medici o dottori, si sentono in diritto di dire le più totali castronerie, sfruttando la mancanza di conoscenza e approfondimento della parte più sensibile e debole dei cittadini, i quali finiscono per crederci perché lo dice un camice bianco.

Attenzione alla credunoleria!

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