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Il vero concetto di stagionalità

Si fa un gran parlare di stagionalità, soprattutto da parte degli enti slow food e nelle varie trasmissioni alla Eat Parade. Ma nessuno chiarisce che cosa si intende in modo chiaro per stagionalità. E incredibilmente, nessuno lega il concetto di stagionalità a quello di territorio. Ad esempio, la banana non proviene di certo dall’Italia. È un frutto esotico, che da noi non cresce, ma nel suo luogo d’origine è di stagione per definizione. La banana è originaria dell’Asia, poi è passata in Africa, nei Caraibi e nell’America Centrale. Di certo la banana non è un prodotto locale dell’Europa! Curioso che però molti nutrizionisti alla slow food parlino di stagionalità, ma poi per una “dieta equilibrata” facciano lo strafalcione di consigliare la banana come spuntino o l’ananas, altro frutto esotico, per “bruciare grassi” o “drenare” (?) dopo un’abbuffata. L’Italia è cioè una banana republic in senso metaforico, ma sfortunatamente non abbiamo le piantagioni di banane come prerogativa del nostro paese.

Verdura

Personalmente, ho deciso di legare la stagionalità e la territorialità all’Italia, e in secundis all’Europa quando conviene. La stagionalità è legata soprattutto alla frutta e alla verdura, ma è chiaro che ci siano anche dei prodotti ittici che sono migliori in un periodo piuttosto che un altro, vedi infatti le seppie o le vongole. In quest’ultimo caso è però una sfumatura, pertanto il discorso importante è sulla frutta e sulla verdura. Va detto che non necessariamente un prodotto sotto casa costa meno di un prodotto che viene dall’estero. Basta pensare ai paesi del nord, dove coltivare alcune verdure nelle loro serre costerebbe inevitabilmente di più, quindi fanno provenire asparagi e pomodori dal Cile e dal Marocco. Tutto sommato, anche loro dovranno pur mangiare frutta e verdura, no? In Italia, il problema è decisamente di poco conto e possiamo coltivare, sul nostro territorio o da paesi almeno relativamente vicini (vedi la Spagna con i pomodori), una svariata gamma di frutta e verdura. Cardi, coste, cavolfiori e broccoli in inverno, zucchine, pomodori, melanzane e peperoni in estate, asparagi in primavera, funghi, castagne e zucca in autunno e parte dell’inverno. Eccetera, eccetera, credo che il concetto sia chiaro. Due sono gli scopi del seguire quanto più possibile la stagionalità:

1) il portafoglio;
2) l’amore per il cibo.

Per quanto riguarda l’economia domestica, rimando all’articolo linkato. Meno banale è invece il discorso sull’amore per il cibo, in questo caso per frutta e verdura. Succede perché la maggior parte delle persone dà poca importanza alla propria alimentazione, quindi per non conoscere una parte importante di uno stile di vita corretto usa la scorciatoia di preparare solo quella poca verdura che riesce a cucinare: pomodori, peperoni, melanzane e zucchine. Non immagina che invece si possono fare meraviglie con i cardi o con la zucca, o addirittura fatica a tagliare a cimette un cavolfiore. Io taglio 200-225 g di cavolfiore a cimette in un minuto e mezzo al massimo. Sapendo che un’alimentazione corretta prevede di mangiare tanta frutta e verdura, e che si deve anche risparmiare, ho imparato il valore della verdura nella sua globalità (per la frutta, lo ammetto, ho una idiosincrasia). Certo, non mi piace il 100% dei prodotti orticoli (fatico ad esempio con le carote), ma nel mio menù, a seconda della stagione, c’è una vasta scelta di verdura dove posso decidere cosa mangiare e dove sono libero di gestirmi come voglio. Chi non riesce ad apprezzare in questo modo la stagionalità avrà una dieta piuttosto povera, avara di nutrienti, con un portafoglio più vuoto e magari ripiegherà sui cibi già pronti che spesso costano quanto della buona verdura ma sono ipercalorici e con sostanze nocive o di scarsa qualità. A questo punto, non conviene imparare a conoscere il mondo della frutta e della verdura e amarlo apprezzando il dono di ciò che la natura e l’orto ci offrono? Sinceramente, quando mi va di mangiare la frutta, non penso alle banane (che al massimo mi piacciono frullate nello yogurt già pronto) o all’ananas, ma a delle buone ciliege che arrivano in primavera.

Sia chiaro che ci possono essere delle eccezioni. Ad esempio, dei pomodori acquistati dalla Spagna non fanno differenza rispetto a dei pomodori che vengono dalla Sicilia per me che abito al nord Italia. Spesso poi ci sono dei peperoni buoni in offerta anche inverno. E allora ci può stare. Il punto è che così diventa una scelta consapevole, con delle motivazioni, e un’eccezione calcolata che ha il suo senso, dove alla base c’è sempre la volontà di seguire il ciclo delle stagioni. E si può anche decidere di mangiare banane e ananas, ma sapendo che sono concessioni al di fuori delle abitudini locali e della stagione. Io sinceramente preferisco guardare prima di tutto a ciò che ho vicino a me, anziché pensare a ciò sta tra un continente e l’altro.

La strategia utile

Una strategia che adotto è quella di dedicare una settimana o più ad alcuni tipi di verdura. In realtà, inizialmente lo facevo per smaltire tutta la verdura comprata. Non potevo prendere diversi tipi di verdura per la settimana, perché poi avrei inevitabilmente buttavo via parecchio cibo. Così, mi capita di mangiare anche per settimane intere broccoli o coste. Non ci vedo alcun problema. Prendete due piccioni con una fava: risparmiate e, allo stesso tempo, mangiate la verdura. L’importante è basarsi sulle stagioni! Non andate a cercare i broccoli in estate o i pomodori in inverno. Non ha senso, a parte magari i peperoni in inverno che, strano ma vero, sono decenti. Occorre darsi uno “switch”, per permettere al nostro organismo di assumere un po’ tutto. Non bisogna ragionare che l’organismo deve ricevere quotidianamente un cocktail preciso di alimenti e verdura per non incappare nelle carenze. È un’assurdità. Conta quello che fate nel lungo periodo e, inoltre, fidatevi che abbiamo più potenziale di quello che ci fa sembrare l’attuale società sedentaria.

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