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La vera autostima non dipende dall’esterno

Avere autostima è un caposaldo per essere persone forti nel mondo. Incredibilmente, però, questo caposaldo è assimilato nel modo sbagliato da molti, ovvero dipende dall’esterno. Proviamo a domandarci quante volte ci sentiamo falliti o scarsi per le seguenti situazioni:

– per non aver superato un esame;
– per non aver vinto una partita;
– per non essere accettati dal partner o dai genitori;
– per non riuscire a perdere peso;
– per non aver ottenuto una promozione;
– per una relazione fallita;
– ecc.

Per “non”, per aver fallito. E pensiamo a quante volte ci siamo sentiti appagati per l’esatto contrario degli scenari descritti. No. Non è questa l’autostima vera. Questo è solo un surrogato dell’autostima e, tolto il surrogato, non ci resta nulla. La vera autostima è quella che proviene da dentro di noi. Questo tipo di autostima dipende non dal risultato ottenuto, ma dall’impegno che ci abbiamo messo. Ovvero, strano a dirsi, non conta il raggiungimento dell’obiettivo, ma quanto “cuore” ci mettiamo. Rivediamo gli scenari descritti in precedenza e diamo una risoluzione cambiando il punto di vista.

1) Non sono riuscito a superare un esame? Pazienza, si vede che devo metterci più impegno e studiare meglio. Se non ho passato, avrò avuto delle lacune e posso porvi rimedio al prossimo appello.
2) Capita di perdere. Se ho perso, è stato perché l’avversario ha mostrato di essere più forte di me. Ne ho tratto una lezione. Mi allenerò di più e proverò a migliorarmi, altrimenti sono già felice di giocare dando il massimo e di amare quello che faccio.
3) I genitori che non mi accettano sono genitori con cui non si andrà d’accordo. Meglio proseguire sulla propria strada e staccarsi rendendosi autonomi. Il partner non ci apprezza? È meglio essere single piuttosto che danneggiarsi nel tentativo di farsi approvare da chi non ha intenzione di farlo.
4) Si dimagrisce per la salute. La nostra felicità non dipende dal numero sulla bilancia, ma da quello che stiamo facendo per amore di noi stessi. Se non riesco a dimagrire, magari non faccio sufficiente attività fisica o sbaglio qualcosa nella dieta.
5) Se non ho ricevuto una promozione, vuol dire che un altro è stato più capace di me. È stato raccomandato? Vuol dire che, prima o poi, provocherà dei casini. Se lui ha scalato di grado, ha meno tempo da dedicare a se stesso e rimane più stressato, io no e quindi ci ho guadagnato.
6) Se una relazione è fallita, vuol dire che qualcosa è andato storto. Anziché deprimermi, colgo l’opportunità di capire cosa non va di me e nella persona con cui sono stato. Ne trarrò insegnamento e non ripeterò gli stessi errori, scegliendo una persona più compatibile a me se capiterà un’altra storia.

Il concetto chiave nella rivalutazione degli scenari proposti è nell’avere la coscienza a posto. Certo, possiamo migliorare e correggere gli errori ma, se in quella circostanza abbiamo tirato fuori il meglio di noi stessi, non abbiamo nulla su cui recriminare e disperarci. Alcuni vivono la situazione con particolare nevrosi, ad esempio tirando fino ad alba con litri di caffè per arrivare pronti all’esame. Altri sviluppano disturbi veri e propri, come la dipendenza affettiva nel caso di chi cerca “disperatamente” di farsi accettare dal partner o l’anoressia per chi cerca di perdere peso, per non dire di chi si suicida dopo la fine di una relazione. Sono tutti casi di persone che non sanno vivere con equilibrio e che non possiedono una vera autostima. A loro dico: cambiate!

Ci tengo a dirvi un’altra cosa, poi: chi vale non ha bisogno di dimostrarlo.

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