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Mancanza di tempo o svogliati?

Nella nostra società, si sa, ci sono diverse attività obbligatorie che ci tengono impegnati. Quella che pesa di solito di più è il lavoro, che per cinque giorni a settimana ci porta via 7-8 ore di giornata, ma non dimentichiamo le pulizie casalinghe. Se poi aggiungiamo la famiglia, ecco che il tempo in cui dedicarsi allo sport, e quindi alla salute, praticamente non c’è. Ma è davvero così? Lo sport è necessario ai fini di uno stile di vita corretto, e non un semplice consiglio, eppure sembra che le direttive salutistiche ci vogliano prendere in giro perché, tra una cosa e l’altra, il tempo per lo sport manca! Ebbene, io sono convinto che il tempo per lo sport ci sia eccome, ma manca proprio la voglia di dedicarsi con passione. E questo lo si paga a caro prezzo salutisticamente, non necessariamente in tempi brevi ma invecchiando. Ad esempio, il metabolismo cala, si deve mangiare sempre meno, spesso con scarsi risultati, per mantenere il peso. O arrivano gli acciacchi, come male alle ginocchia, alla schiena ecc. Se vogliamo i massimi benefici dello sport, dobbiamo correre per un equivalente 50 km o più. È un volume che possiamo raggiungere anche con il multisport. Per questo motivo, bisogna imparare a vedere lo sport come una priorità. Bisogna avere la voglia di faticare, senza vedere ciò che si fa come un sacrificio (spero che la differenza tra fatica e sacrificio sia chiara!). Senza questa predisposizione a faticare, a “essere tosti”, otterremo poco. Non adagiatevi al fitness!

Qualche tempo fa, ho incontrato una persona dopo diverso tempo. Siccome mi rompevo a rimanere in casa, sono uscito a correre alle 2 di notte (abito in un paesino piccolo, tranne qualcuno che rientra dopo il sabato sera a discoteche le strade sono vuote). Sono rientrato dopo i soliti 10 km, ho fatto la doccia e come “recovery meal” mi sono cucinato un piatto di spaghetti alle vongole. Ho poi dormito qualche ora e alle 8:40 sono salito sul treno per Brescia, dove abbiamo camminato per gran parte della giornata. Al ritorno, il treno si è rotto e quello successivo ha fatto ritardo. E la giornata è andata via così. In tutto questo, il tempo per fare sport l’ho trovato eccome. Non dico affatto che tutti si devono allenare alle 2 di notte, ma basterebbe anche solo considerare chi si allena alle 6 del mattino e poi corre a lavoro. Oppure lo fa di sera, alle 18:00-18:30. Sinceramente, sono convinto che chi dice di non avere tempo per lo sport sia svogliato e con una bassa priorità per lo sport. La mia tesi è confermata dal fatto che chi contesta la mancanza di tempo non si fa problemi ad andare al corso serale di spinning o di nuoto. Per carità, nulla contro lo spinning, ma se lo spinning è l’unica occasione in cui si fa del movimento è il caso di rivedere le proprie abitudini. E il nuoto? Il nuoto viene considerato lo sport completo, quello che viene sistematicamente consigliato a chi ha tanti chili di sovrappeso o è obeso. Peccato che non se ne veda uno che riesca a percorrere 100 vasche in almeno un’ora! In sostanza, chi fa nuoto deve inizialmente apprendere la tecnica e questo, anche se la tecnica è difficile da apprendere, non comporta un grosso dispendio di fatica fisica, non fa venire il fiatone. Per contro, chi ha già buona tecnica sfrutta l’acquaticità, ma alla fine della nuotatina arriva fresco come dopo una passeggiata. Ed effettivamente il suo esercizio fisico è stato equivalente a una passeggiata, ma il nostro svogliato sarà contento perché psicologicamente sa di aver fatto del movimento. Però no, il tempo per uscire a correre o a farsi una pedalata no, e poco importa se per recarsi in palestra o in piscina si deve lo stesso fare un’ora di tragitto tra andata e ritorno.

Penso, poi, che molte persone non solo siano svogliate, ma manchino di quella spiritualità verso la vita che porta a fare sport come stile di vita globale. Se si lega la spiritualità al divino o a fantomatiche filosofie orientali da zen e roba varia, lo trovo assurdo. Ma se si parla di vita, di emozioni e di conoscenza vere, ecco che è già un’altra cosa. Ecco, è questo che manca a tante persone per poter davvero apprezzare lo sport. Chi ama la vita, vuole vivere a lungo e coltivare al massimo e il più a lungo possibile i suoi oggetti d’amore, inevitabilmente amerà anche lo sport. Ne farà una religione vera e propria. E allora, altro che bugie come il tempo che non c’è! Visto in questo senso, lo sport non è mai noioso. Offre sempre delle motivazioni, si vuole approfondire, studiare, scoprire qualcosa di nuovo. E si mantengono gli stimoli.

Sei vecchio o tosto?

La svogliatezza a mio avviso è sinonimo di essere vecchi. Non c’entra l’età anagrafica, perché comunque chi invecchierà male si vede già da quando ha 30 anni. Il vecchio è uno che tira i remi in barca, non regge un paio di rampe di scale, non è particolarmente attivo e ogni attività un po’ impegnativa richiede ingente sforzo. È la condizione anche della maggior parte dei miei vecchi compagni di scuola che, con la scusa del lavoro e della famiglia, hanno l’efficienza fisica di un 90enne. Se siete tosti, buttatevi in pista. Fate anche solo 1 km, ma fatelo al massimo. Arrivate stravolti. Fregatevene del tempo, visto che pure io sono una scamorza. Quello che conta è avere un pensiero costante: “Io non voglio essere uno zombie!” Gli zombie sono quelli che hanno una scarsa forza di volontà, che non escono per due gocce di pioggia o per il freddo, che preferiscono l’auto anziché fare quel tragitto di mezzo chilometro appena a piedi. Gli zombie sono quelli che apprezzano esteticamente la natura, ma il mondo non è mai così colorato da camminare per otto ore tra le colline e conoscere tutti gli animali che fanno parte del bosco, vedendoli come amici così come succede a me quando, correndo nel mio paese, riconosco ogni gatto della zona oppure so le sfumature del cielo perché, non correndo con il walkman a passo da jogging per anestetizzarmi e sopportare la seduta, ho il tempo ogni tanto per buttare l’occhio sui dettagli di ciò che mi circonda. Insomma, voi volete essere tosti o degli zombie, cioè dei fenoneni al negativo rispetto a uno come Robert Marchand che, a 105 anni, non ne vuole sapere di smettere di fare sport?

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