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No alla musica per studiare e allenarsi!

Va sempre più di moda associare la musica alle attività giornaliere, in particolare lo sport e lo studio. Abbinare la palestra o la corsa alla musica in cuffia è così comune che poi finisco per risultare io quello strano. E sinceramente, non riesco nemmeno a studiare con su anche le band metal e rock che più mi piacciono. Insomma, o ascolto musica o studio o faccio sport, per ottenere il massimo dell’impegno in quella determinata attività. Purtroppo il multitasking è uno dei difetti della nostra società. È comunissimo non solo che qualcuno studi con la musica per “rilassarsi”, ma è altrettanto comune vedere gente che cammina guardando lo smartphone piuttosto che la strada. E questo provocando incidenti seri, che troppo superficialmente vengono additati come “cose che capitano”. Chi si allena in strada con il walkman è un incosciente e bisogna assolutamente evitare di farlo! Ma per questo argomento ho dedicato l’articolo “Come allenarsi in strada“. Il multitasking dev’essere di altro genere, cioè rivolto alle attività di gestione come ad esempio le pulizie. In questo caso, lo scopo è funzionale e ci fa risparmiare tempo per poterci dedicare a ciò che amiamo. Capite che, però, stiamo parlando di una cosa diversa!

Il fatto curioso è che tanti di quelli che studiano o fanno sport con su la playlist non sanno granché di musica. Io sono un appassionato e ho partecipato a tanti concerti nella mia vita. Ma se devo studiare o fare sport, la musica è “bandita”!

Ma poi, cos’è davvero il multitasking? Quello che alcuni credono sia il multitasking non è altro che il passaggio da un compito all’altro. Quindi, se state ascoltando musica mentre studiate, o vi state concentrando sulla musica e trascurate lo studio o viceversa. Al massimo la musica fa da “sottofondo”, ma non state ascoltando musica e studiando contemporaneamente! Quello che è interessante è scoprire perché c’è questo bisogno di “staccare” da un compito. Finché si tratta delle attività di gestione, può starci ed è sinonimo di saper ottimizzare il tempo. Ma se uno dice che gli piace fare sport, ma ha bisogno di mettere su la playlist, c’è qualcosa che non va!

Quando hai bisogno di “distrarti”

Sostanzialmente, il principale motivo per cui la gente mette su la musica per fare qualcosa è che:

non vive pienamente ciò che fa!

Attenzione, non sto dicendo che con la musica non si rende, ma che con la musica non si rende al meglio. È la comprensione della dicitura “al meglio” che fa la differenza. Certo, capisco che oggigiorno ormai sia comunissimo rimanere attaccati al cellulare mentre parliamo con qualcuno, quindi perché prendersela con la musica mentre si fa jogging o si sfogliano le pagine del libro da studiare? Il fatto è che concentrarsi pienamente in quello che si fa vuol dire entrare in totale sintonia. Con la musica, succede che invece si vive come in un mondo alternativo. E in questo caso non è positivo perché, siamo sinceri, chi si perde via ad ascoltare davvero la musica non starebbe a fare altro, bensì presterebbe attenzione a ogni nota. Cosa che chi mette su la musica mentre “studia” o fa jogging non fa! D’altronde, quando la mia mente è tutta concentrata a sentire il mio corpo mentre corro, a fare attenzione al ritmo e al percorso, non ho assolutamente motivo di ascoltare la musica. Oppure sono così coinvolto in quei calcoli e in quelle dimostrazioni che, se la musica è accesa, neanche la sento. E quest’ultima cosa è proprio ciò che hanno finito per ammettere diverse persone fermamente convinte che la musica “aiuta”. La musica come sottofondo? Sì, ma allora, se poi ammetti che tanto praticamente non l’ascolti… non fai prima a spegnerla definitivamente? Tutto questo l’ho sperimentato in prima persona. C’è stato un periodo delle scuole superiori dove avevo bisogno di mettermi le cuffie per fare sport. Era una cosa che non avevo mai fatto prima di allora. E infine ho capito perché, anche se a posteriori non è che ci volesse un genio a capirlo: mi annoiavo, e fare sport in quella fase della mia vita mi pesava terribilmente e dovevo in qualche modo arrivare alla fine. Ecco, è esattamente ciò che fa il classico jogger con il walkman. Si annoia, per lui fare quella corsettina di mezz’ora pesa troppo, è un supplizio così enorme da necessitare di un anestetico. Non sarebbe meglio imparare a fortificarsi e vivere con più coinvolgimento quello che si fa? Stessa cosa vale per lo studio. Come fate ad ascoltare musica quando siete concentratissimi? Mi vengono in mente tutte quelle persone che infatti non sopportano lo studio, e quindi magari sono degli analfabeti matematici. E allora mettono su la musica, nella speranza di “darsi la carica” o di riuscire a reggere lo studio, non assimilando in realtà quasi nulla. Non sarebbe meglio comprendere che chi è ignorante vivrà male? Non si deve studiare per il voto o per superare l’esame, ma per la vita. Chi è stupido non combina granché! Non si studia per imparare a memoria le nozioni e prendersi il voto. Si studia per vivere meglio, imparando anche dalle bocciature.

Quello che ho detto finora non vuol dire che se mettete su la musica verrete bocciati all’esame. Vuol dire che non state dando il massimo. Questo vale anche quando si è i più scarsi, perché nella vita non conta vincere per forza ma impegnarsi secondo le nostre potenzialità vere. L’atteggiamento del dare tutto manca proprio a chi ha “bisogno” della musica per fare qualcosa. Io dò il massimo anche quando faccio un fondo lento, quindi quando parlo di dare il massimo lo faccio in senso ampio. Il fondo lento fa parte del programma di allenamento e va eseguito come si deve. Pertanto sono così concentrato che usare le cuffie lo trovo scomodissimo, altro che “carica”! E non è un fatto soggettivo, ma quello che accade a chiunque sta pienamente vivendo quello che fa. Questo smentisce chi contesta affermando che alla maratona di New York hanno bandito le cuffie perché dopanti. Al massimo “esalta” chi è psicologicamente scarso, per gli altri invece la prestazione peggiora!

Non c’è veramente ragione per ficcarsi le cuffie nelle orecchie. Quando io corro, non ho bisogno di essere distratto dalle note musicali. Preferisco ascoltare musica in sede separata e dandole la giusta importanza! Ho imparato a conoscere me stesso, a capire il ritmo delle mie gambe. Il cronometro serve solo come verifica, per correggere quando vado troppo piano o troppo veloce. Ci sono invece tantissime persone che non riescono a capirci nulla e hanno sempre bisogno di app! Ecco, imparate a conoscere voi stessi, il vostro corpo e ciò che amate. Perché, se non imparate a farlo, dovrete sempre in qualche modo estraniarvi e userete la musica. Userete la musica per un’attività che non è del tutto gradita o non è vissuta del tutto al massimo. E questo è un peccato, un grande peccato, perché ci toglie molte opportunità di vita.

Gli studi

Sono sicuro che non avrò comunque convinto i più “irriducibili” della musica per fare sport o studiare. Termino quindi facendo presente che esistono diversi studi che evidenziano la dannosità del multitasking e alcuni addirittura rilevano un deficit nel quoziente intellettivo. Professori e ricercatori come Eyal Ophir, Earl Miller e Clifford Nass arrivano tutti alla conclusione che fare più attività le fa fare tutte male o addirittura comporta dei deficit cognitivi. Se penso alla classica casalinga che fa mille cose insieme, personalmente ho sempre l’immaginario di una persona distratta, un po’ fusa, che tante volte dimentica le cose. Bene, questo vale anche per chi studia o fa sport con la musica. Se impariamo a concentrarci solo su una cosa per volta, riusciamo automaticamente a farla meglio, in modo più veloce ed efficiente. Certo, se uno è psicologicamente debole… allora il discorso è un altro e spero che cambiate approccio. Ecco un articolo del sito che spiega perché il multitasking (quello non delle attività di gestione) è impossibile: “Ricerche spurie e articolisti gossippari“.

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