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Runner africani forti o italiani pigri e sedentari?

I runner africani sono più forti dei bianchi? La risposta alla domanda è: “ni”. Ora però mi spiego. È evidente che la quasi totalità dei record mondiali appartengono a runner africani o di colore, ma il fatto che ci siano anche atleti bianchi tra i record porta a dover approfondire il discorso. La Radcliffe detiene il record femminile nella maratona ed è bianca (2h15’25”). Un altro grande campione bianco fu il nostro Francesco Panetta, che già nel 1989 corse la 10 mila metri piani in 27’24”. Quello di Panetta è un record che va visto in base al periodo, nel senso che oggigiorno sarebbe già un tempo mediocre rispetto ai migliori in assoluto, ma per il 1989 era stratosferico. Il record di Panetta ci dice che c’è qualcosa in più della mera constatazione per cui i runner africani sono i più forti.

È sempre paragonabile al discorso della differenza tra bianchi e neri, ma al contrario. In molti infatti ritengono che i neri siano più stupidi, ma fisici competenti come Clifford Johnson e Neil deGrasse Tyson (quello del programma “Cosmos: Odissea nello spazio”) ci dicono che non è affatto vero. Ecco, per la corsa il discorso è lo stesso, al contrario. Dove sta la spiegazione? La spiegazione sta nel fatto che:

gli africani sono abituati alla corsa fin da bambini!

È sicuramente vero che campioni si nasce. Benedetta genetica, questa sì che influisce e sarebbe sciocco negarlo, se ci confrontiamo con i record mondiali. Ma è anche facile notare che gli africani sono più abituati a macinare chilometri, poiché si ritrovano a percorrere decine di km per andare a scuola. E quindi, a mano a mano tanti di loro decidono di iniziare a correre. Pertanto, in pieno rispetto della legge dei grandi numeri, trovare campioni geneticamente dotati è più facile. Non ho la pretesa di fare una ricerca scientifica ad hoc, ma non è necessario. Basta saper osservare e avere lo spirito critico. Da noi, i nostri bambini sono tenuti imbacuccati come degli eschimesi anche con 12 gradi. Non diamo più la libertà di giocare all’aperto e li piazziamo alla TV, mentre magari si ingozzano di patatine o merendine e ingrassano. Rimangono attaccati allo smartphone o ai videogame. Ci sono tanti bambini che non sanno più neanche da che parte è la “gobba” della Luna crescente (a destra nell’emisfero boreale, n.d.r.) o il profumo di una viola. Niente, nulla di nulla, un vero e proprio paese allo sbando. La mia tesi diventa ancora più vera se andiamo a notare che, una volta, gli italiani stessi erano tra i migliori al mondo in atletica. Lo dimostra il medagliere alle Olimpiadi di Roma 1960, dove l’Italia giunse al terzo posto! Terzo posto nel medagliere, dietro solo alle superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica. Il Regno Unito giungeva dodicesimo, mentre adesso la situazione è capovolta. Non è che gli altri sono diventati più bravi (anche, ma non solo). È che noi non facciamo più sport! Vedi anche “Rio 2016, lo sport non è in Italia“.

Sono sicuro che, se facessimo anche noi sport come lo fanno i runner africani, torneremmo a essere competitivi in atletica. D’altronde è più o meno lo stesso discorso che fa Neil deGrasse Tyson nel discorso razziale tra bianchi e neri. E cioè, prima di dire che uno è inferiore o superiore, si dovrebbe dare opportunità eguale a tutti. Un discorso decisamente diverso rispetto ad altri neri che la prendono sul vittimismo, ma razionale, sensato, intelligente (d’altronde, Neil è Neil!). Allora, e solo allora, si potranno fare dei distinguo, ma ora no. Ecco, per la corsa è la stessa identica cosa. Come possiamo competere con i runner africani se per noi italiani è già tanto camminare per 2 km in 20′? Come facciamo a competere con i runner africani se c’è ancora tantissima gente che odia correre e stare all’aperto, andandone praticamente fiera? La Radcliffe, con il suo 2h15’25” in maratona, ci dice che quello che sostengo è vero.

Perché i neri sono forti nell’atletica e i bianchi nel nuoto?

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