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Tempi impossibili, sopravvalutati e bari nella corsa

“I giornalisti di una volta non ci sono più” è la frase del secolo. Purtroppo, con rammarico, nella maggior parte dei casi il giornalismo di oggi è davvero di una scarsezza e pochezza da far rabbrividire. L’argomento dell’articolo parte da qui, anche se non è immediato arrivarci. Il campo dello sport e dell’alimentazione è sicuramente uno dei più tartassati dall’ignoranza, da gente che non sarebbe utile nemmeno a zappare. L’ultimo episodio di “bufala” a cui sono andato incontro proviene da un articolo sulla Gazzetta dello Sport, dove l’ex velina Marina Graziani, in un’intervista, ha affermato di aver corso una maratona in 4h45′, una mezza in meno di 2 ore e che il suo personal best sulla 10 km è di 46′. A un non esperto questi tre dati non diranno nulla. A un non esperto, appunto! Uno che fa la 10 km in 46′, di sesso femminile, in teoria vale 1h40′ in mezza. Quindi o non ci si è allenati bene per le distanze maggiori (plausibile) o qualcosa non va in quei 46′.

Il mistero dei “tempi impossibili”

Sono andato a controllare i risultati della terza frazione della staffetta alla Milano Marathon del 2016 (dove si dice di aver fatto il record) ed ecco che allora il mistero dell’incongruenza è stato svelato. La frazione non era di 10 km, ma di 9.2 km! Non ci si può togliere 800 m e dire che quello è il proprio record sulla 10 km. A questo punto posso togliermi anche io quanti km voglio e dire che valgo 36′, 40′ sulla 10 km in base a come mi fa comodo! Questo denota superficialità. Manca la conoscenza vera, la capacità di approfondire ed entrare nel dettaglio delle cose, fattori che determinano un vero oggetto d’amore. Un amatore da 5’/km percorre a passo medio un 800 m in 4′, che non sono di certo bruscoletti. Chiedete pure a Kipchoge o a Bekele se riesce a migliorare di 4′ il suo record sulla maratona… penso che loro saranno ben più simpatici (perché amano davvero quello che fanno e ne hanno conoscenza), rispetto alla difensiva della signora Graziani quando ho fatto notare l’incongruenza dei 46′ (46’38”, per la precisione), e sorrideranno amichevolmente. Che poi, anche senza “togliersi” quegli 800 m il tempo sarebbe salutisticamente buono lo stesso. Ma, si sa, nel mondo di oggi, dove si appare e c’è una competitività malata e violenta, è “utile” sopravvalutarsi e far credere di essere più di quello che si è. Ma è proprio questo che fa perdere la dignità alla propria fatica. Preferisco dire di aver corso in 60′, arrivando al traguardo moribondo e gioioso lo stesso, piuttosto che barare, togliermi 4-5′, e offendermi pure accampando alibi, fingendo che quegli 800 m siano poca cosa. Ma sì, certo, forse se prima di una gara si mangiasse normale e con qualche grasso in più, senza bombarsi di riso e pollo sperando di andare più forte (vedi l’articolo “Alimentazione prima e dopo l’allenamento“), il cervello funzionerebbe meglio per capire quei 4′ non possono essere tolti così a random.

Ovviamente, visto che mi piace dire la verità ed essere onesto, dalla discussione sulla Gazzetta dello Sport sono stato bannato e chi ha scritto l’articolo (si firma gmancini), pur avendo fatto notare l’errata informazione, non ha provveduto. Certo, è meglio continuare a mentire. Quella sezione già è così ridicola, sui livelli di Donna Moderna, che non se la fila quasi nessuno. Un commento costruttivo dovrebbe quindi essere apprezzato e si dovrebbe correggere gli errori per non perdere faccia e credibilità. Macché…

Per altro, qui stiamo parlando di 46′, un tempo mediocre e comune a moltissimi runner amatori ben allenati. Neanche si stesse barando per vincere l’oro alle Olimpiadi!

La personalità del sopravvalutato

Chi bara nello sport è disprezzato nell’ambiente, proprio perché uno fatica e deve dare dignità alla sua fatica, che faccia una 10 km in 60′ piuttosto che in 37′. Ed esistono diversi casi di furbastri ben più gravi dell’ignoranza della Graziani, cioè casi di dolo veri e propri dove c’è il concreto tentativo di imbrogliare attraverso piani architettati. Errore!

L’errore sta nel credere che questi casi di oggettivo dolo siano dei casi isolati, quando in realtà non sono altro se non esplosioni estreme di personalità già non equilibrate.

Cioè, cosa costa dire che si vale 51-52 minuti sulla 10 km piuttosto che 46′? E perché non dire “mi sono allenato con tanta fatica, ce l’ho messa tutta, e sono soddisfatto per aver fatto quasi 2h in mezza”? Forse dire “ho corso la mezza sotto le 2h” fa più scena, visto che anche 1h01′ è tecnicamente sotto le 2 ore! È proprio questo il punto. Occorre essere consapevoli delle proprie capacità e dei propri limiti. Ed è giusto sfidare se stessi, ma bisogna anche avere l’onestà, la modestia e la dignità di non mostrarsi superiori a quello che si è. Tant’è vero che io stimo di più chi mi dice di aver corso la 10 km in 60′, ma per fare quei 60′ ce l’ha messa tutta e, al traguardo, si accascia come un morto. Non stimo invece chi fa ad esempio 40′ e lo fa passare come un grande risultato (cosa che non è rispetto ai migliori al mondo o ai campionati nazionali). Non è un inno ai tapascioni, perché le parole chiavi sono: fatica E dignità.

Qualcuno può credere che, alla base di chi si sopravvaluta, ci sia solo una personalità apparente. Sicuramente c’è l’apparenza, ma nella pratica c’è una combinazione di più personalità critiche. Nel caso della Graziani, abbiamo una personalità superficiale, frutto dei condizionamenti e della vetrina di Facebook e dello showbusiness. Per un soggetto del genere, 800 m in più o in meno non fanno differenza. 800 m in meno diventeranno il record sulla 10 km, mentre 800 m in più diventeranno giustamente un lento in preparazione a una mezza. Allo stesso modo, un violento farà una 10 km in 48′ e sbandiererà di aver fatto “poco più” di 45′, vantandosi di questa prestazione con tutti quelli che sono più deboli di lui. Oppure, uno svogliato correrà in meno tempo quella gara perché la distanza è stata calcolata al ribasso, senza che se ne sia accorto (e succede!) ma, siccome non ha “voglia” di approfondire il perché ha corso così più velocemente rispetto agli allenamenti, dopo 20 anni continuerà a dire di aver fatto un “tempo impossibile” in quella gara. Diffidate sempre di chi si sopravvaluta!

La popolarità della corsa

Da ultimo voglio dire una cosa. Ho scritto questo articolo per la corsa, ma in linea teorica vale anche per gli altri sport. Ho scelto però di dedicarlo alla corsa perché, innegabilmente, negli ultimi anni la corsa è diventata uno sport gettonato, praticabile da chiunque. Sicuramente, è positivo che si dia importanza a uno sport così versatile e “facile” come la corsa (un corso in palestra costa mensilmente di più!). D’altro canto, però, quanto più qualcosa diventa di massa, tanto più ci si affaccia con i lati negativi. Siccome è difficile vedere sezioni enciclopediche sul ciclismo o sul nuoto nei siti e nelle riviste di salute e sport, la corsa è purtroppo più sensibile ai fenomeni negativi legati alla moda, di competitività malata e violenta, di superficialità e apparenza.

Dimmi come fai (o non fai) sport e ti dirò chi sei…
Maratona di New York per apparenti e modaioli

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