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Turismo sportivo e turismo gastronomico

Viaggiare per conoscere una nuova città perché si è amanti della cultura o per andare al mare o in montagna perché si ama la natura sono motivi validi per viaggiare. Bisogna però essere veramente amanti in questi ambiti. Chi va a visitare il Louvre giusto perché c’è la Gioconda e “ci vanno tutti” non è di certo un amante della cultura. E lasciamo poi perdere coloro che vanno alle Maldive perché dire Maldive “fa figo” o per rosolarsi su un fazzoletto di spiaggia a Rimini a fare quel cruciverba o Sudoku che basta per tutto l’anno. Ci sono però altri due motivi molto validi per fare turismo, ognuno con dei vantaggi e delle utilità di non poco conto.

Turismo sportivo

Negli ultimi anni, sta prendendo molto questo tipo di turismo, che fa girare l’economia locale offrendo molti posti di lavoro e fa conoscere le bellezze delle località che si attrezzano allo scopo. Il turismo sportivo serve sostanzialmente a chi, in ferie o nel fine settimana, si reca in un luogo più adatto per la pratica sportiva. Infatti, se si abita in città, nei giorni infrasettimanali di lavoro si dovrà correre al parco, ma al sabato e alla domenica si potrà andare in campagna con la famiglia e praticare meglio il proprio sport. Oppure, quando si è in estate, si sfrutterà quel mese di agosto di ferie per andare ad allenarsi al fresco della montagna, dove si potrà fare ciclismo su salite impegnative e serie o anche per correre con più fresco nelle zone di valle. Da notare che il turismo sportivo non cancella affatto i “bonus” della classica vacanza. In base allo sport che si pratica, alle proprie preferenze e al proprio stile di vita, si deciderà la meta più adatta per il turismo. Ad esempio, Nizza e la Costa Azzurra sono mete ideali per correre nei mesi più freddi, l’isola d’Elba nelle stagioni “di mezzo” va bene per qualunque tipo di sport, la montagna in inverno per sciare e in estate per correre o fare ciclismo con più fresco. Inoltre, il turismo sportivo ben si adatta anche agli amanti della natura. Infatti, chi ama la montagna potrà godersela bene con una giornata di trekking o di mountain bike, mentre chi ama il mare potrà praticare pesca subacquea. Il concetto principale è rendere attiva la vacanza, senza che essa sia dedicata all’appisolamento. Chi sfrutta le vacanze per appisolarsi è uno stanco della vita, che nel resto dell’anno sopporta o sopravvive le situazioni e non fa nulla per avere di meglio: uno zombie!

Un consiglio:

il turismo va fatto DOPO l’evento sportivo!

Può sembrare un consiglio banale, ma non lo è. Soprattutto nel caso in cui la gara sia la maratona, è assolutamente impensabile passare il giorno prima della gara camminando per ore o chilometri in giro per una città o in generale un luogo. Arrivate sul posto, ambientatevi un attimo, fate la gara e POI approfittatene per beneficiare dei tipici comfort del turismo.

Turismo gastronomico

Andrew Zimmern e Tony Bourdain sono indubbiamente tra i pioneri del turismo gastronomico. Ognuno ha poi sviluppato dei programmi televisivi molto famosi. Zimmern ha condotto Bizarre Foods (la traduzione italiana in “Orrori da gustare” è di cattivo gusto, il programma è ben diverso!), mentre di Bourdain voglio ricordare No Reservation. La caratteristica di questi programmi è di far conoscere, un po’ in forma di diario di viaggio, le abitudini gastronomiche dei paesi del mondo. Entrambi camminano e faticano molto durante i loro viaggi, con lo scopo di entrare in contatto con i locali. E il cibo, si sa, è uno dei modi più efficaci per farlo. Gli italiani purtroppo hanno spesso il brutto vizio di andare all’estero e aspettarsi gli spaghetti della mamma, salvo poi disgustarsi e dare per scontato che tutto ciò che non è nostrano fa schifo. Si tratta di un becero e infame pregiudizio tipico di persone ottuse. A questo punto, viene da domandarsi perché vanno all’estero. Analogamente al turismo sportivo che offre anche modo di immergersi nella natura per chi l’ama, il turismo gastronomico è anche un bel “bonus” per chi ama viaggiare da amante della cultura. Io condivido il pensiero di Zimmern secondo il quale nulla unisce più del cibo. Non so se non esista altro che unisca allo stesso modo. Credo di sì, ma indubbiamente il cibo è un metodo più che efficace per unire i popoli. Anche per il turismo gastronomico, però, si tratta di trasformare la vacanza in qualcosa di attivo, senza rimanere chiusi per gran parte della giornata in albergo. Si esce, si esplorano le bancarelle e i supermercati locali. Insomma, c’è uno sforzo fisico che occupa l’intera giornata, cosa non di poco conto perché permette anche di smaltire il cibo consumato. Non importa se si va in Cina piuttosto che tra i viottoli di San Gimignano. Quello che conta è… esplorare, conoscere, approfondire e gioire di ciò che fa parte del mondo, vedendo il mondo tutto colorato e non solo esteticamente piacevole e sereno.

Naturalmente, si possono abbinare insieme il turismo sportivo e il turismo gastronomico: a mio parere, questo è il top.

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