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Vegani e vegetariani che uccidono animali

I vegetariani e i vegani (che per comodità chiamerò anche veg) che sono tali NON per preferenza alimentare (*) hanno la nomea di appartenere a una categoria di esseri sensibili verso gli animali, una specie superiore a tutti coloro che, dispregiativamente, definiscono come “mangiacadaveri”. Esattamente come ogni religione, però, le loro ideologie sono pericolose e incoerenti e, proprio come in ogni religione, chi vi aderisce, anche alla luce delle falle evidenziate, pilatescamente spegne il cervello e continua a credere. Il punto è che la coerenza, come dico sempre, è alla base di un’etica che non sia di cartapesta e l’incoerenza ne prova l’invalidità.

* Se non si vuole mangiare la carne perché non piace, va benissimo. Contrariamente a come fanno spesso i veg rivolgendosi agli onnivori, non sono contro la dieta vegetariana a prescindere o per partito preso. Se uno è magro, fa sport ed evita le carenze nutrizionali, la scelta personale è sempre lecita.

Adesso non è mio scopo mettere in evidenza episodi dove i veg lanciano sassi contro le macchine degli allevatori o sabotano le linee ferroviarie per sostenere la loro causa alla stessa stregua dei terrorisisti. Mi voglio invece concentrare sull’incoerenza per far riflettere i più aperti a riconsiderare questo movimento. Voglio quindi fare ai veg le seguenti domande.

– Come fanno a sapere se, quando guidano in una strada di campagna, non stanno investendo un ranocchio?
– Come fanno a sapere che non stanno calpestando una formica, uccidendola?
– Perché nutrono i loro amici a quattro zampe con la carne?
– Come fanno a verificare che un cioccolato fondente o qualsiasi altro prodotto sia davvero vegano?

Insomma, sulla carta la loro ideologia può anche sembrare molto bella, ma all’atto pratico non funziona. Certo, alle prime due domande, un veg risponde che loro cercano di fare del loro meglio anziché come gli onn… ehm, i mangiacadaveri che non hanno rispetto per la vita (degli animali, i vegetali sono giustamente vite di serie B). Ma allora il problema è legato al fatto che un ranocchio investito per sbaglio o una formica calpestata non si vede, a differenza del povero vitello al mattatoio. Occhio non vede, cuore non duole. E che differenza c’è con chi non vede il macellaio mentre uccide l’animale? È tutta questione di patosensibilità: colpisce il dolore che si vede, mentre quello che non si vede non ci interessa. Il prefisso “pato” indica bene il concetto, cioè la patosensibilità è una forma distorta della vera sensibilità. Tutti quei video che trasmettono dei mattatoi non sono altro che un condizionamento veg basato sulla risonanza sentimentale. A questo punto, perché non far vedere video di come i ranocchi vengono barbaramente schiacciati dalle vetture dei veg? Bisogna essere veramente più che maniacali per seguire la filosofia veg. Alla terza domanda, i veg rispondono che cani e gatti sono per natura carnivori. Ogni volta che usano questo alibi, mi cascano le braccia, perché dimostrano che a parole possiamo essere tutti bravi, salvo scendere a compromessi con improbabili motivazioni quando ci fa comodo. L’ultima domanda non faccia ridere. Esistono dei costosissimi cioccolati fondenti con il claim “vegano” che in realtà non sono vegani. A prescindere dal fatto che un vero cioccolato fondente è vegano per definizione, non è raro trovare alcuni cioccolati fondenti che inseriscono la dicitura “può contenere tracce di latte”. Ed esistono molti vegani che non si prendono la briga di spulciare le etichette.

L’uccisione della biodiversità

Potrei fare altri esempi di incoerenza veg, ma questo è quello sicuramente più significativo. Se dovessimo eliminare tutti i prodotti di origine animale, comunque dobbiamo pur nutrirci di qualcosa e, allo scopo, servono campi di coltura. Ma per fare questo si deve purtroppo deforestare. E deforestare significa uccidere la biodiversità delle specie selvatiche. Dunque, i veg, per non uccidere animali, arrivano esattamente a uccidere gli animali. Certo, è una uccisione indiretta. Certo, non fa risonanza sentimentale come quando si vede un capretto che sgorga sangue a testa in giù. Ma rimane sempre un’uccisione. E per di più, un’uccisione che aumenta l’antropizzazione, che distrugge la natura selvaggia con le sue specie selvatiche, il tutto per fare spazio ai campi. E non è finita qui. Come gestire il fatto che comunque ci saranno animali a minacciare le coltivazioni? Si useranno pesticidi? Alcuni veg hanno attivato il cervello e hanno capito il profondo errore, vedi ad esempio il naturalista Claudio Bertonatti. Queste nel quote sono le parole di Bertonatti.

Non vi è alcuna specie animale la cui sopravvivenza non comporta la morte di altri animali, direttamente o indirettamente.
[…]
Molti vegani e persone che indossano solo cotone sembrano credere che non causano alcuna morte, ma lo fanno. Frumento, riso, mais. La maggior parte dei vegani mangiano queste cose.
[…]
Se si mangia carne, si uccidono gli animali, ma li si uccide anche mangiando piante. Un sacco di persone che hanno a cuore le questioni ambientali cercano buoni e cattivi, ma non è così: è molto più complicato.

Le parole di Bertonatti sono un duro colpo che riporta sulla Terra coloro che pensavano di seguire una filosofia basata sul rispetto e la sensibilità. Ma sono convinto che la frangia maggioritaria, violenta ed estremista, farà come il credente che, dopo che gli si sono dimostrate le incoerenze e l’inconsistenza del suo credo, mostra la sua incapacità razionale con il più classico dei “ma io credo lo stesso!”

L’azione concreta

Francamente, non comprendo come uno che decide di non mangiare carne o derivati possa considerarsi così sensibile e attento all’ambiente rispetto a un carnivoro, se poi per nutrire il proprio cane delega sempre qualcun altro per uccidere altri animali. Così come non comprendo come può essere credibile chi contesta gli allevamenti intensivi e poi usa la carta che è stata prodotta abbattendo alberi sui cui vivevano diversi insetti o uccelli. È un fatto di coerenza. Non è indice di sensibilità non mangiare carne, quanto piuttosto è importante essere consapevoli e avere rispetto per ciò che abbiamo in tavola o indossiamo. È sulla crudeltà gratuita che bisogna battersi, non contro il cuoio o la carne. Se io macello un animale per mangiarlo, è giusto che ad esempio usi la sua pelliccia per non sprecare nulla del “dono” fatto dalla natura. Diverso sarebbe usare la pelliccia per puro sfoggio di vanità! Le filosofie veg non sono altro che una gran fiera dell’ipocrisia. Fanno le manifestazioni contro l’industria del cuoio e sono le stesse persone che se ne fregano bellamente delle uccisioni indirette che provocano in altri modi. Sono i primi a chiudere volutamente gli occhi sulle uccisioni su cui possono decidere di non vedere, illudendosi di essere migliori e sensibili. Ah beh…

La natura è molto più complessa di come la vogliono descrivere i veg. E sono loro a dire di amare la natura, anzi no, gli animali. Non si può relegare la natura a una visione in bianco e nero, cioè mangiare la carne è male e mangiare i vegetali è ok. Questo tipo di visione è troppo semplicistica. Non funziona così, perché nel ciclo della vita avvengono svariati meccanismi di reciproca interazione e, in qualche modo, si uccidono sempre animali ed esseri viventi in generale. I vegetariani e i vegani riconoscono, come lo faccio anche io, che spesso la gente è incivile e non rispetta niente e nessuno. Il problema è che adottano una soluzione o reazione che non li fa vivere serenamente. E finiscono, paradossalmente, per fare più danni di quello che vorrebbero salvare. Dicono che fanno la loro parte, che è meglio di niente, ma fatto sta fanno più danni che bene, magari senza nemmeno accorgersi. Non è un caso se, in Canada, sono gli stessi cacciatori a lottare per l’ambiente. Il veg, infatti, è troppo impegnato a fustigarsi per aver schiacciato un insetto! Se la smettesse con questa estrema sensibilità, cioè la patosensibilità, potrebbe salvare tante specie di cui ignora l’esistenza o il ruolo ambientale. Gli animali da difendere non solo solo quelli a quattro zampe, pelosi come i cani o carini come l’agnellino pasquale.

Processionarie contro cani e gatti

Andiamo fino in fondo con il discorso. Se i vegani o i vegetariani possiedono un gatto o un cane, cosa farebbero se ci fosse un’invasione di processionarie? Qui da me, qualche anno fa c’è stato e anche in altre zone d’Italia sono una piaga. Soprassediamo sul fatto che delegare ad altri l’uccisione degli animali per nutrire l’amico a quattro zampe è incoerente (con la scusa che è la natura del cane e del gatto…). Ma come si comporterebbero i veg quando portano a spasso il loro cane con il rischio delle processionarie? Le processionarie sono velenose e letali. Sono innocue solo per pochi giorni in cui vivono da falene, ma per il resto del ciclo vitale sono velenose. I veg lascerebbero morire il proprio cane pur di “rispettare la vita animale”? Stare attenti non è garanzia che il cane non ingerisca un pelo o che non entri in contatto con il veleno. Spero tanto che, se il cane muore, non vengano a dire che “è la natura” (notare l’analogia religiosa del “è la volontà di Dio”). Non è un caso se l’invasione delle processionarie è da combattere per legge. Il mio non è un esempio estremo ma, come si usa dire, è facile fare i moralisti quando un problema non ci tocca direttamente,

Il rispetto per gli animali

I vegetariani e i vegani non comprendono che il rispetto degli animali non implica che non si possa mangiarli. Il loro è un problema di patosensibilità, cosa che non ha nulla a che vedere con il rispetto per gli animali. Anche una leonessa che caccia lo fa con “rispetto” verso la gazzella, perché sa che una “vittoria” non è affatto scontata. Il problema dei vegani è di stampo emotivo, una cattiva gestione del dolore e della morte. Un conto è protestare contro la crudeltà gratuita, e allora sono d’accordo. Un altro conto è scagliarsi contro il mangiare carne, e su questo non sono d’accordo perché di per sé non identifica una crudeltà. Nutrirsi è corretto, la crudeltà no! E no, almeno per quanto mi riguarda, da sportivo mi è impossibile seguire una dieta senza carne (il perché lo chiarisco qui e qui). Se siete tra coloro che fanno fitness in palestra o la camminata, allora va bene, fate come volete. Ma io sono uno che corre e che vuole farlo seriamente per essere in salute, per cui una dieta senza carne sarebbe (per me) troppo complicata da gestire. E questo non perché sono insensibile, bensì perché non sono masochista! Appunto, ne faccio una questione di rispetto e qualità. Scindo la questione dall’emotività. Di solito, privilegio il consumo di pesce grasso per evitare la carenza di omega-3. Ragiono in senso positivo, mangiando la carne come alternativa al pesce e cercando delle fonti sicure (i produttori locali non sono da prendere come garanzia a occhi chiusi!).

Non bisogna fare confusione. Non scambiate l’emozione patosensibile con il vero animalismo. Quanti vegetariani o vegani si battono per impedire la caccia agli squali? Li vedi inteneriti per l’agnello che mangiamo a Pasqua, ma nulla sulla caccia agli squali. Gli squali sono animali che svolgono un ruolo importantissimo nell’ecosistema marino. Praticamente vanno a fare un ruolo di “controllo”, permettendo che il mare sia quello che è. Senza gli squali, sarebbe tutto diverso. Chi li caccia vende le pinne in Cina e fa soldi con il bracconaggio. Eppure degli squali non frega a nessuno! Anzi, se imparate a conoscere gli squali, scoprirete che sono loro ad essere diffidenti verso l’uomo e gli attacchi sono rari, in caso di minaccia o panico. Solo che, complice anche Spielberg, gli squali hanno una cattiva reputazione rispetto all’agnellino pasquale. Esistono popoli che cacciano le foche e li accusiamo perché l’effetto è sempre quello: sono animali carini! Non capiscono che quei popoli vivono in uno stato di sopravvivenza e, poiché sono in pochi, l’impatto è minimo. Gli squali? Loro no, sono brutti e cattivi e ci attaccano quando andiamo al mare, compresi i vegani e i vegetariani. Ma dico squali così come potrei dire i rinoceronti e le zebre in Africa. Quel dolore è lontano e non ci tocca. E ce ne freghiamo, nonostante lì il business del bracconaggio sia fortissimo. Facile così.

Cani o gatti?
I “mangiacadaveri” che conoscono gli animali

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