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Elezione Trump… siamo sicuri di non essere come gli americani?

Nonostante le critiche, le polemiche e gli slogan “not my president”, ho pensato bene di scrivere questo articolo per spiegare che l’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti è, volenti o nolenti, del tutto “normale”. Certo, le voci di protesta sono quelle che risaltano di più per una sorta di “effetto risultato” (cioè gli altri tacciono!), ma se leggerete con attenzione il mio articolo capirete che non c’è nessuna frode nella sua elezione. Ma spiegherò anche che ha poco senso criticare gli americani, se noi italiani non siamo tanto diversi da loro. E questo lo spiego appositamente a fine articolo.

Personalità violenta

Gli americani sono indubbiamente personalità violente. Sono vietati gli ovetti kinder, ma possedere un’arma è molto facile. Trump rispecchia perfettamente la personalità violenta dell’americano medio che, con i suoi soldi e la sua prepotenza, si sente in diritto di comandare su tutti. A molti ha destato scalpore il modo in cui Trump ha fatto vestire la moglie e la figlia per l’incontro con il papa, come se fossero le vedove e le parenti donne della tipica famiglia mafiosa. Beh, non farà piacere al movimento femminista, ma l’americano preferisce un Trump “vero uomo” piuttosto che una donna, la Clinton, che si fa tradire sotto gli occhi dal marito con la segretaria, in una scena così stereotipata da sembrare quasi da non credere. Questo fatto è rilevante, perché denota la stupidità della Clinton nei confronti di quello che ha combinato il marito all’epoca. Come può un paese reggersi su una donna debole e ingenua come la Clinton? Lo stesso discorso vale per l’elezione di Obama. Obama non è stato eletto presidente perché nero, ma perché rappresentava una figura forte, decisa e che trasmetteva speranza in un periodo difficile per gli americani a causa del terrorismo.

Fanatismo

Caso lampante, quello del negazionismo sul surriscaldamento globale. A noi può sembrare strano, ma purtroppo non tutti i paesi sono convinti degli sconvolgimenti climatici e dello scioglimento dei ghiacciai. Già in Inghilterra il negazionismo è molto comune. Per gli americani è una vera e propria tendenza. Lo si vede bene in una puntata di Law & Order serie madre, dove i fanatici sono quelli che sostengono il surriscaldamento globale. Ma non vale solo per le questioni ambientali. Basti pensare alle sette. Le più famose hanno sede proprio negli Stati Uniti, vedi Scientology. E il razzismo? Beh, quando Trump ha dato la colpa a entrambe le parti nei recenti episodi di rappresaglia e razzismo, in base alla costituzione non ha detto nulla di sbagliato. Infatti negli Stati Uniti è perfettamente legale promuovere idee razziste per il concetto di libertà di parola ed espressione. Viene condannato il gesto, ma non la promozione dell’idea. Di che ci stupiamo, quindi? È il grandissimo paradosso degli Stati Uniti, e non a caso anche nelle serie TV viene citato questo diritto come un absolutum, evidenziandone gli aspetti che non funzionano quando si tratta di fare giustizia.

Insomma, “not my president”? Sì, sicuramente è così per LeBron James e altri come lui sia tra i famosi che tra la gente comune. Purtroppo, però, Trump è stato comunque eletto da una parte della popolazione che si rivede nella sua figura. Cos’aveva la Clinton per contrastare Trump? Nemmeno i democratici se la sono davvero sentita di votare una personalità per niente forte, ma con slogan deboli e nessuna concreta soluzione. Trump è un mentecatto, razzista, negazionista, ma ha dato delle soluzioni e chi condivideva le sue idee l’ha votato. Gli “avversari” non hanno saputo avere nulla per opporsi, così Trump si è preso anche i voti degli “indecisi”! Insomma, non è grave solo che Trump governi un paese. È grave anche che il partito oppositore abbia presentato la Clinton, che rappresenta sempre la vecchia e fallimentare politica. Evidentemente agli americani va bene anche andare in rovina, pur di non volerne più sapere della vecchia e incapace politica.

Noi come gli americani!

Visto che, tutto sommato, l’America è l’America e noi siamo europei ed italiani, arriviamo al punto cruciale. Ebbene, non pensate che da noi ci siano problemi così diversi rispetto agli americani. Ad esempio, a causa del problema migranti, anche da noi si sta diffondendo un’ondata preoccupante di razzismo e intolleranza. E il fatto che il papa continui a promuovere l’accoglienza totale (perché giustamente a lui servono più fedeli possibili, e non importa se tra loro ci sono anche islamici e terroristi, tutto fa brodo!) non aiuta ma, anzi, non fa altro se non suscitare odio verso gli immigrati o le posizioni che simpatizzano per gente come Salvini che fa discorsi senza capo né coda. Il fanatismo? Ma guardatevi intorno. Cosa ci si può aspettare da un paese che crede nell’astrologia? Santo cielo, ogni volta in cui spiego che è assurdo credere che le nostre vite siano segnate in base a un pianeta o a una costellazione, che tanto in cielo tutto si sposta e quindi un “Acquario” non è realmente un “Acquario”… niente, il cervello si disattiva e si girano tutti dall’altra parte dando a me del matto oppure ottuso. E sarebbero gli americani che non credono al surriscaldamento globale a essere stupidi? Per non parlare poi degli antivaccinari, anti-OGM, vegecazzari e compagnia bella. Ma per favore! Descriviamo gli americani basandoci sugli stereotipi classici, ma uno che in Italia è convinto che i vaccini provocano l’autismo fa una figura da asino totale. Anzi, un asino è decisamente più intelligente e non merita questo infame confronto!

Vedi anche la sezione “Smaschera la bufala“.

Noi abbiamo avuto il Berlusconi ai tempi. Ma ne vogliamo un altro o ci vogliamo dare una svegliata? Vogliamo ancora farci infinocchiare da Renzi che, mentre ci illude che risaliremo, se la ride perché è riuscito a fregarci? E che dire del sentimento razzista di gente come Cenerini che inorridisce se una cameriera di colore, che parla benissimo l’italiano ed è un’ottima atleta e persona (*) rispetto alle Pellegrini e ai Tamberi di turno, indossa il costume di ampezzano? Per la violenza, è la stessa cosa. Basta pensare ai linciaggi nei fatti di cronaca, dove decidiamo e condanniamo già tutti senza avere nemmeno le basi di come si investiga. O ai gruppi di attivisti militanti, di destra e di sinistra, che vogliono imporre le loro ideologie con attentati, sassi gettati contro le macchine degli allevatori, pestaggi contro gli immigrati o auto nei rave messi a forma di svastica nazista (come successo qualche tempo fa a Verona). Ma come possiamo sentirci superiori agli americani se noi facciamo tutte queste oscenità? Se non cambiamo e non ci ribelliamo a tutto questo, è inutile contestare la scelta degli americani. Anzi, loro in qualche modo sono stati coerenti. E noi sprofondiamo, sprofondiamo sempre di più (vedi “In quale paese si vive meglio?“).

*Chi contesta dicendo che Suaila Sà non ha la stessa popolarità della Tamberi e della Pellegrini è probabilmente affetto da un problema di apparenza. Uno sportivo è tale anche dal punto di vista umano. Un Tamberi che passa più tempo non solo da infortunato, ma soprattutto a sparare a zero dovunque, e una Pellegrini che attira di più per le vicende amorose, beh, rappresentano ben altro rispetto all’essenza dell’atletica.

Anche il problema della violenza sui neri è paragonabile a problemi simili da noi. Negli Stati Uniti, soprattutto al sud, c’è ancora una mentalità schiavista. Tante persone non si sono evolute rispetto alle marce degli anni ’60 e, se indossano una divisa, non si fanno scrupoli a crivellare di pallottole un nero anche se non è per niente armato né minaccioso. Ecco, critichiamo gli americani per questo e ci indigniamo, ma da noi abbiamo le cosiddette “morti bianche”. Vedi il caso Cucchi. A distanza di anni, si è scoperto ciò che già si sapeva: che Cucchi è stato brutalmente pestato fino alla morte da gente psicopatica con la divisa. E, a parte il fatto che non è arrivata alcuna scusa sincera da Salvini (in veste di ministro degli interni), chissà quanti altri Cucchi aspettano giustizia. Esattamente come i neri degli Stati Uniti che vengono ammazzati dagli psicopatici razzisti in divisa.

Eppure, abbiamo da imparare!

Nonostante tutti i difetti e i gravi problemi, penso che abbiamo anche da imparare dagli americani. Gli americani sono coloro che hanno impiegato più di 100 anni, dopo la fine della Guerra Civile, a dare i pari diritti ai neri. E ancora adesso restano parecchie lacune. Ma loro hanno lottato, hanno marciato e sono scesi in piazza per ottenere i progressi che ci sono adesso. Lo fanno anche di recente. Protestano contro Trump, chiedono giustizia per le donne che subiscono violenza, per i neri uccisi dai poliziotti razzisti del sud e contro l’industria delle armi. Questo significa che loro hanno degli ideali e credono in un paese o mondo migliore. Noi italiani è da molto tempo che non scendiamo più in piazza. Intendo seriamente, come si faceva nel ’68. Siamo abituati a chiedere e a volere, ma tutto sommato senza fare troppo sforzo. Ci si lamenta dei politici, ma si finisce sempre votare qualcuno della casta o per tornaconto. A mio parere, il “sogno americano” è un po’ un falso mito, nel senso che poi vengono fuori gli scheletri nell’armadio. Ma ammiro il coraggio degli americani nello scendere in piazza e nel marciare per avere un futuro migliore. Da noi, la Lega voleva abrogare la legge Mancino che condanna le discriminazioni e solo in extremis l’intento non è riuscito. Nessuno è duramente intervenuto prima! Queste sono cose che accadono, come direbbe Dante, a causa di un popolo di ignavi. A noi italiani mancano ideali solidi. Siamo assuefatti dai selfie e dai sociali network dove ognuno si mette in mostra ma, quando si tratta di agire in prima persona per qualcosa di importante, ci si tira indietro. Gli americani saranno pure quelli che mangiano troppi hamburger e diventano obesi. Ma sono anche quelli che sanno scendere in piazza e contestare ciò che non va nella società.

A cosa servono le marce degli americani? In tempi recenti, ad esempio, a rendere il linciaggio un reato federale, cioè di maggior gravità e con pene più severe. I crimini d’odio sono presi più seriamente, il tutto dopo una lotta di un secolo e di tentativi falliti per dare importanza a un problema che, specialmente negli stati del sud, è ancora drammatico. Gli americani non diventano di colpo un paese del benessere, questo decisamente no, ma almeno dimostrano di avere ideali positivi per cui battersi. La rabbia sociale degli italiani non c’entra nulla con quello che fanno loro. La nostra rabbia sociale si sfoga sui politici e sugli immigrati, ma non porta sul tavolo proposte positive per migliorare il paese. Quando c’è da fare sul serio, diventiamo omertosi o egoisti (quando non violenti). È vero, criticare Trump vuol dire che gli italiani e gli americani hanno molte cose negative in comune. Però loro hanno anche della qualità positive che dovremmo prendere.

La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!

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