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Il problema dei migranti e dell’immigrazione

L’immigrazione è un tema delicato su cui noto che in pochi hanno un punto di vista equilibrato, razionale ed intelligente. Questo tema diventa scottante proprio in questo periodo dove il fenomeno dei migranti dilaga e siamo spaventati dal terrorismo. Sostanzialmente, ci sono due posizioni sbagliate, contrapposte, di concepire l’immigrazione.

1) La Lega e la destra classica che, partendo da posizioni condivisibili, finiscono per sfociare nel razzismo. Razzismo che, ricordo, è una forma di violenza di cui ho già discusso. Generalmente, il razzismo della Lega è ben visibile dai discorsi di discriminazione nei confronti dei meridionali e dei neri che hanno la “colpa”, appunto, di essere meridionali e neri, non considerando che un uomo va giudicato in base a quello che è come persona e non per la sua etnia.

2) La sinistra e gli “hippie” che sono a favore dell’integrazione a oltranza, non capendo che questa visione dell’integrazione è una forzatura perché ci saranno sempre gruppi di persone che, se messi nella stessa gabbia, finiranno per ammazzarsi. Se volete sapere cosa intendo per vera integrazione, leggete questo articolo.

Riflettendo sul punto 1 e sul punto 2, se ne desume che una corretta immigrazione si ha quando si ha modo di entrare in contatto tra popoli che traggono beneficio da un contatto. Questo è ovvio tra un italiano e uno svedese (anche se, in realtà, gli italiani in Svezia non sono ben visti perché hanno un grado di civiltà inferiore, anche se accettabile). Ma proviamo a prendere un africano cristiano. La Lega qui già insorge. Un africano cristiano è perfettamente compatibile alla nostra società. La mia posizione sulla religione è negativa, ma ora questo discorso è relativo. Checché se ne dica, l’Italia, che siano credenti di comodo o veri, è per maggioranza a stampo cristiano. Ho scelto di fare l’esempio dell’africano cristiano perché spiega bene il discorso della compatibilità. L’Africa è un continente enorme. Ci sono popoli islamici, popoli cristiani, popoli violenti e popoli tranquilli. Discriminare l’Africa facendone un “unicum” non ha senso. Chi prova fastidio perché l’africano cristiano ha danze “strambe” ha seri problemi di intolleranza e razzismo, visto che anche noi abbiamo usanze che possono essere reputate strambe anche da una regione all’altra, come il mangiare le lumache o il travestirsi per carnevale o la polenta che è gradita al nord Italia ma non al sud. Quelli di sinistra integrazionisti però non esultino, perché il discorso non vale per un islamico. Un islamico entrerebbe in netto contrasto con il mondo occidentale, banalmente anche solo per questioni alimentari visto che esistono sostanze provenienti dal maiale tranquillamente usate in prodotti vegetariani. Figuriamoci poi stupidaggini come il burkini, un goffo tentativo di far convivere sotto uno stesso tetto due culture che non possono andare d’accordo. Abbiamo già noi i nostri bigotti cristiani, e se mettiamo insieme anche gli islamici creiamo una nuova guerra santa. Non a caso, gli islamici che riescono a convivere pacificamente da noi sono quelli di comodo, che non si fanno scrupoli a vendere pizze con würstel e alcolici.

In sostanza, per quanto riguarda l’Islam, un’integrazione è teoricamente possibile attraverso la laicizzazione. Ci sono però due problemi:

1) l’Italia crea già lo scontro religioso con la devozione al papa (volutamente in minuscolo) e i crocifissi in aula, prova del fatto che l’Italia, all’atto pratico, non è affatto un paese laico;
2) il mondo islamico è ancora al “suo” medioevo in termini di importanza religiosa (qualcosa si smuove, ma è ancora pochissimo).

A scanso di equivoci, non si sta dicendo che islam e cristianesimo sono assolutamente incompatibili. Affinché la convivenza possa esistere, si deve creare una società laica, in cui la religione è vissuta nella sfera personale. Come arriva la Lega di turno a decantare l’Europa cristiana, la convivenza è impossibile anche se l’islamico è un credente parziale. Si viene a creare uno scontro, che non permette di convivere. La destra italiana non accetta la diversità culturale, negando l’opportunità agli islamici moderati di convivere tutti insieme.

L’insegnamento degli Hutu e i Tutsi

Persino in alcuni paesi africani, vedi il Ruanda con i Tutsi e gli Hutu, sono riusciti a conciliare (non senza difficoltà) etnie che si sono sempre sterminate a vicenda. Al contrario, non ci riescono i protestanti e i cattolici nell’Irlanda del Nord, e sono persone della stessa nazionalità. Accettare che la religione non è una questione di Stato, ma solo privata, è l’unica via per la convivenza. In Italia, siamo ancora molto lontani da questo traguardo! Da notare come la suddivisione tra Hutu e Tutsi sia puramente artificiale, proveniente dai colonizzatori tedeschi e belgi (vedi l’articolo sul razzismo). È molto curioso il modo in cui Hutu e Tutsi, seppur con difficoltà e resistenze, sono riusciti a riappacificarsi. Molti Hutu e Tutsi, dopo essersi uccisi a vicenda, si ritrovano al bar ridendo e scherzando. Ciò è ben testimoniato da una puntata di Overland 20 che ho visto. L’italiano in viaggio in Ruanda rimaneva scandalizzato dal loro modo di scherzare. Uno diceva che non aveva ucciso l’altro perché quel giorno non aveva mira. L’altro, per contro, replicava di essere stato bravo a schivarlo e, per questo, si meritava la birra! A noi questa cosa scandalizza, ma a mio parere è corretto il punto di vista dei ruandesi che scherzano al bar. Loro vanno avanti, mentre noi dobbiamo ancora combattere i residui del fascismo. Il Ruanda ha imparato a superare le divergenze attraverso l’educazione e la cultura, senza il timore di fare scelte che un occidentale potrebbe ritenere assurde. Noi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, abbiamo agito più per vendetta che per giustizia (vedi il processo di Norimberga). Non abbiamo educato le generazioni per convivere civilmente e con rispetto o abbiamo smesso di farlo. Perché, no, il razzismo non è un disturbo mentale e si può limitare con l’educazione. Il viaggiatore di Overland 20 non ha messo cattiveria nel suo scandalizzarsi. Si tratta di un suo imprinting educativo, che però prende il problema dal verso sbagliato. È proprio per evitare di cadere in queste forme di imprinting che ho scritto l’articolo sulla malattia di essere giudici della società. Come ho scritto nell’articolo sul Vicino Oriente, bisogna evitare le varie forme di colonialismo, errore molto più comune di quello che si crede.

Hutu e Tutsi non sono l’unico esempio di riconciliazione in Africa. La stessa politica è stata adottata dal primo ministro etiope, Abiy Ahmed Ali. Probabilmente, le sue visioni democratiche e di riconciliazione (nello specifico verso l’Eritrea) sono dovute anche al fatto di essere nato da padre musulmano e madre cristiana ortodossa. Ad ogni modo, le politiche pacifiste di Abiy Ahmed Ali sono state così importanti da fargli avere il premio Nobel per la pace nel 2019. La Spagna ha usato la mano dura con i catalani, che per questo si sono ribellati ancora a ottobre 2019. Noi occidentali abbiamo molto da imparare!

E i migranti?

Il discorso dei migranti, a mio avviso, è un caso su cui si sfocia facilmente in patosensibilità. Sono disperati o solo i più abbienti tra i disperati, che hanno potuto permettersi il viaggio? Perché non pensiamo a chi è ancora costretto a rimanere nel paese d’origine? Chi soffre di più? Chi rimane nel paese d’origine o chi riesce a sbarcare in Europa? Quindi, piantiamola con il buonismo. Quello che a me stupisce è che vogliamo curare gli interessi di chi è arrivato qui con il barcone, fregandocene però della situazione nel paese d’origine. Questa è pura ipocrisia. Perché i governi non si impegnano ad aiutare questi paesi direttamente? Aiutare la gente che ha più mezzi per fare un viaggio in barcone è inutile. I paesi più deboli e poveri vanno aiutati concretamente, con una seria legislazione che imponga a ogni cittadino di contribuire in base al principio di solidarietà sociale. Dev’essere fermamente bloccata l’immigrazione senza limiti e senza regole, ma allo stesso tempo bisogna fare sforzi politici per aiutare i paesi più poveri a progredire, senza che debbano migrare o invadere in massa altri paesi. Ma come al solito, ai governi questo non interessa e ci accontentiamo, spinti dalle pubblicità progresso, di salvare quelle poche anime a discapito di milioni di altre che continuano a soffrire. Alla fine, ai poteri più alti fa comodo che gran parte del mondo rimanga nella povertà e nella fame, facendo poi campagne di accoglienza o di lotta all’immigrazione che in entrambi i casi sono delle pagliacciate. Vedete dove sta l’assurdità dei regolamenti internazionali? Se in un paese africano c’è povertà e da questo subiamo un’immigrazione ingestibile e fuori controllo, va bene. Se però al presidente americano non piace che la Corea del Nord abbia il nucleare, allora la guerra è giustificata. Per carità, non nego affatto la pericolosità del nucleare della Corea del Nord o dell’Iran. Ma è evidente che i regolamenti internazionali non funzionino. L’accoglienza di per sé non è sbagliata e ci sono tanti paesi poveri perfettamente compatibili con la civiltà occidentale. Il problema è che non si fa nulla per migliorare le condizioni dei paesi più poveri affinché non ci sia bisogno di migrare come dei disperati. Accettiamo che si faccia la guerra per mantenere un qualche fantomatico potere geopolitico, ma non va bene aiutare chi è più debole. Ci mettiamo in bocca paroloni come “spirito di accoglienza”, ma non facciamo nulla per far arrivare il benessere dove esso manca. E allora amen, che l’umanità riposi in pace.

Sul fallimento dell’Europa così com’è oggi, ho comunque discusso nell’articolo “Fallimento dell’Europa, Brexit ed esempio catalano“.

Un’altra cosa che non si dice sui migranti è che i politici favorevoli alla fantomatica “accoglienza” intascano delle tangenti per questo genere di “attività”. In realtà, è una vera e propria attività criminale gestita tra la mafia italiana, i politici corrotti e i trafficanti locali senza scrupoli. Quindi, piantiamola di nasconderci dietro allo spirito di accoglienza. Qui non c’è alcuno spirito di accoglienza, ma una tratta di esseri umani che arrivano come disperati in paesi dove non riescono a integrarsi. Lo spirito di accoglienza è un’altra cosa! Si accolgono i migranti per foraggiare la mafia, i politici corrotti e i criminali, non facendo però niente per aiutare queste popolazioni “in casa loro”. Con che coraggio si vorrebbe parlare di accoglienza? Chiamiamo questa cosa con il vero nome: schiavismo. Una volta c’erano le navi che trasportavano i neri. I primi a contrastare la tratta degli schiavi neri furono i britannici. Benissimo, perché oggigiorno non si fa qualcosa di simile per risolvere un problema di tale gravità internazionale? Stiamo parlando di esseri umani che vengono usati come merce per la criminalità… altro che accoglienza, è sfruttamento! Purtroppo, in Italia questo problema sfocia nel razzismo e la xenofobia (*). Vedi il caso del maliano ucciso in Calabria, che deriva da una situazione pregressa di sfruttamento. È ovvio che, più ci sono sbarchi, più ci sono braccianti da sfruttare. I migranti sono il nuovo schiavismo del terzo millennio. Possibile che i buonisti non ci arrivino? La mafia dei migranti esiste ed esiste il traffico illegale dei migranti che arrivano con il barcone. Non limitatevi alla visione tipica di Forza Nuova. Sono d’accordo che questi individui di estrema destra dovrebbero essere rinchiusi in galera buttando via la chiave, ma la mafia che gestisce i migranti c’è e dev’essere fermata.

* Non è del tutto vero! La Francia è molto più intollerante dell’Italia e la Germania ha gravi problemi di neonazismo. Anche l’Austria, recentemente, sta prendendo sempre più caratteri intolleranti.

Sicuramente, se la sinistra classica vive di un ingenuo buonismo sull’accoglienza sempre e comunque, un Salvini non ha nelle politiche la solidarietà sociale, ma l’odio, a volte esplicito e altre volte mascherato da slogan fasulli. Se un paese vuole essere moderno, deve attuare il principio della solidarietà sociale. Nessun razzismo, cioè quello tipico della Lega, e nessun buonismo che favorisce l’accoglienza totale (o utopica?). Ma sì alla solidarietà sociale tra i paesi attraverso accordi internazionali, che permette di portare il benessere dove manca.

Le responsabilità dell’Europa

In molti paesi dell’Africa e dell’Asia, le guerre civili sono conseguenza del vecchio colonialismo europeo. Nel passato, quindi, l’occidente ha avuto influenza nelle dinamiche poi sviluppatesi a mano a mano dov’è venuta a mancare la democrazia “all’improvviso”. Oggigiorno l’Europa sembra svegliarsi di colpo e accorgersi che c’è questo problema, ma la situazione non è un problema di oggi. È un problema che deriva da secoli indietro. Non si tratta di accoglienza o di respingere. Respingere è facile, ma la radice di quanto sta accadendo è più profonda e l’Europa ha contribuito. Non si sta dicendo che è tutta colpa dell’Europa, ma che indubbiamente ha avuto il suo peso. È vero che non si può fare una politica di totale e scriteriata accoglienza (sarebbe una follia, visto che non sono tutti compatibili con l’occidente!), ma l’Europa che ora si preoccupa dei migranti dov’era prima? Se a Salvini si possono imputare toni esagerati e che istigano continuamente il razzismo, è altrettanto vero che l’Europa di oggi è un fallimento totale, penosa e ridicola. È un’Europa che non è mai intervenuta seriamente nel problema, lasciando che fosse la sola Italia a sobbarcarsene. Un’Europa che ha sempre fatto solo gli interessi dei paesi più potenti come la Francia o la Germania. E sono paesi che si sono lamentati dell’Italia, ma nel frattempo facendo anche peggio. Ricordatevi sempre di quello che è avvenuto con il genocidio ruandese tra Hutu e Tutsu, di cui ho parlato meglio nell’articolo sul razzismo. Il concetto di razza o etnia, prima del colonialismo, non esisteva in Ruanda. Il genocidio ruandese è uno dei maggiori esempi di responsabilità dell’Europa sui problemi dei paesi poveri.

Le navi Ong

Ultimamente, si parla molto delle navi Ong che trasportano i migranti. È interessante come in tanti non abbiano capito a riguardo. Non sono trafficanti perché l’intento è teoricamente buono. I trafficanti con il barcone, purtroppo, esistono e sono da contrastare. Le navi Ong salvano le persone dai trafficanti, che altrimenti sarebbero lasciati a morire in mare. L’errore delle Ong, però, è che si limitano a salvare quelle persone pretendendo lo sbarco, ma non si battono come si deve sul problema. Onore e merito per salvare tante persone a cui nessuno si interessa, ma devono anche scendere in piazza per chiedere un intervento internazionale dei governi. Perché il viaggio in mare, con navi inadeguate, è sempre rischioso. Tante volte, le Ong sono subdole, perché avanzano la pretesa di sbarcare giocando sulla patosensibilità verso i migranti. C’è una notevole differenza tra la solidarietà sociale che coinvolge tutti i governi e l’atteggiamento da disperati delle Ong. Nessuno nega che bisogna salvare le persone in mare, ma bisogna farlo con criterio e un programma serio internazionale. Gli americani sono scesi in piazza per i migranti messicani. Le proteste in piazza contro Trump in favore del Messico sono di tutt’altro livello rispetto agli aspiranti madre Teresa di Calcutta delle Ong. Se voi leggete l’articolo sulla solidarietà sociale, capirete che cosa voglio dire e che aspirare ad essere dei madre Teresa di Calcutta non è affatto un complimento. Chi scappa da situazioni difficili o di guerra deve poter essere accolto portando la valigia e in sicurezza. Con i traghettamenti, le condizioni di salute sono precarie e le persone rischiano sempre la vita, pertanto gli sbarchi non sono una soluzione efficace. È chiaro che non bisogna essere indifferenti o razzisti. Io sono favorevole alla cosiddetta accoglienza, ma dev’essere ben gestita. Se le soluzioni non sono attuate con la sinergia dei governi e un piano di vera solidarietà sociale, avremo sempre caos e sfruttamento. Battevi per questo (ad esempio attraverso il voto) e abbandonate la patosensibilità fine a sé!

Riconosco che molti comandanti sono in buonafede. Operano scelte coraggiose e umane. Per fortuna, non esiste solo gente che aspira egoisticamente alla santità, quindi non si può additare in tal modo tutte le navi che portano i migranti. Alcuni cercano di diventare dei madre Teresa di Calcutta, nutrendo in realtà solo il proprio ego. Altri agiscono per motivi etici condivisibili, spinti da un genuino sentimento di bontà. Il punto è che l’azione non dev’essere alla disperata, raffazzonata e precaria. Bisogna battersi affinché i governi si interessino del problema, senza sfociare nel pericoloso sciovinismo di Salvini, Orban, Trump e chi come loro.

Aggiungo un’altra cosa sulle navi. L’innominabile (lo chiamo così) ha detto che, grazie alle sue misure, sono morte solo 2 persone in mare nei primi mesi del 2019. È obiettivamente una bufala. Cercate i dati e scoprirete che sono morte parecchie persone. Il fatto è che, proprio per colpa sua, le navi Ong perdono completamente il senno e lo vedono come una sfida, facendo rischiare ancora di più la vita ai migranti. L’atteggiamento dell’innominabile sa tanto di quel nazismo che sbandierava di far lavorare gli ebrei, che nei campi concentramento (secondo la loro propaganda) stavano bene. Sostegno che non si può far viaggiare queste persone in nave a simili condizioni, clandestinamente. Ma non si può neanche affrontare l’immigrazione con la violenza e il razzismo. Diminuire gli sbarchi non vuol dire che le navi non ci sono. Quindi, non vedere gli sbarchi non vuol dire che in mare non muore la gente. Anche un cane capisce che l’innominabile ha detto una cavolata, mentre molti italiani, carenti di spirito critico e razionalità, ci credono (magari perché presi dalla foga del “sovranismo”). L’UNICEF dice 365 morti nei primi tre mesi del 2019. A livello assoluto, siamo ad oltre il 60% rispetto a tutti i morti nel 2018. Non direi proprio che stanno salvando le vite. Se proprio dobbiamo trovare qualcosa di positivo in questo “sovranismo”, credo che almeno ora sappiamo che c’è un problema. Bisogna imparare ad aprire gli occhi. Le soluzioni “sovraniste” sono sbagliate, perché con la violenza e la discriminazione non si risolve nulla.

In conclusione, sull’argomento ong, in realtà le navi non sono affatto illegali. Possiamo ribattere che alcuni lo fanno per sentirsi qualcuno, ma legalmente le navi non sono illegali. È una legge di mare, che è perfettamente chiarita. Le navi hanno tutto il diritto di salvare le persone in mare, portandole in un porto sicuro. Anzi, non solo è un diritto, ma è anche un obbligo (così dice la legge). La Lega dice che sono illegali, ma è una bufala. Le navi che vogliono uno sbarco stanno rispettando la legge. Non sono le navi che salvano le persone ad essere illegali, ma i mafiosi locali ed europei che trasportano le persone sui barconi. Salvini o chi per lui può mettere qualunque multa vuole, ma legalmente è diritto di mare salvare le persone e cercare un porto sicuro. Piaccia o no ai leghisti, le ong non stanno violando nulla. Le multe si scavalcano con estrema facilità. L’immigrazione clandestina è una cosa, mentre è un’altra rispettare le leggi di mare che prevedono l’obbligo di salvare le persone. Tale obbligo ha la priorità sulle multe e qualunque giudice imparziale le renderebbe nulle. Il problema nasce alla radice, cioè nello sfruttamento delle popolazioni povere. Ma su questo, come detto in precedenza, l’Europa ha le sue responsabilità.

L’Italia è stata lasciata sola?

La risposta è: non esattamente. I paesi che non si affacciano sul Mediterraneo non hanno compreso quanto sia grave il problema degli sbarchi. La Germania l’ha compreso solo di recente. Ma non è corretto dire che è l’Italia che si becca tutti i migranti e gli sbarchi. Malta viene accusata dalla Lega di non concedere mai gli sbarchi, ma non è vero. Malta è un piccolo paese, con un territorio che, complessivamente, è circa un terzo del territorio comunale di Roma (316 km² per l’arcipelago della piccola repubblica sul mare). Vuol dire che Malta prende quel poco che può prendere e gli altri devono per forza essere mandati altrove. Anche la Grecia subisce molti sbarchi. Inoltre, una buona parte dei migranti arrivati in Italia, appena può, fugge proprio nella tanto criticata Germania (i tedeschi saranno arroganti quanto volete, ma la Germania si prende eccome parecchi migranti). È una bugia bella e grossa quella che dice la Lega, con lo scopo di creare sentimenti di odio. È la Germania stessa ad essere il secondo paese al mondo con più immigrati, preceduta solo dagli Stati Uniti. La Germania può essere accusata di non aver capito la gravità del problema degli sbarchi, mentre è un’assurdità sostenere che l’Italia si prende sempre gli immigrati e i tedeschi no. I paesi scandinavi criticano l’Europa, o almeno alcuni paesi di essa, per il dilagante egoismo. Loro vedono un’opportunità nell’Europa per essere tutti più vicini e, quando assistono agli egoismi, si arrabbiano. La Svezia è uno dei paesi storicamente più umanitari al mondo ma, per essere davvero tutti uniti, occorre che tutti i paesi membri dimostrino solidarietà. I governi sovranisti non vogliono unire i paesi per affrontare l’immigrazione con equilibrio, bensì distruggere l’Europa e promuovere l’odio.

Ma non vogliono integrarsi!

Uno degli esempi che si fanno in merito è quello dei rom. Da un lato, è vero che ci sono i rom che sfruttano i bambini per fare accattonaggio. C’è poco da dire su questi soggetti: vanno messi in galera, togliendo l’affidamento dei figli. Ma non bisogna farne un discorso assoluto. Esistono anche i rom che vivono come degli “invisibili”. Arrivano a un livello di disperazione che li porta ad accendere un falò per cacciare gli animali selvatici. La disperazione li porta a mangiare la frutta dagli alberi nella zona. Molti di loro sono malati. Ma, rispetto a quelli che sfruttano i bambini, vorrebbero che i figli andassero a scuola. E gli sgomberi di alcuni governi fanno perdere i diritti in questo verso. Quindi, una Meloni di turno dice che loro non vogliono integrarsi per giustificare l’odio. Alcuni di loro non vogliono, altri sì ma vivono come dei disperati a cui basterebbe insegnare le norme civili e far andare i figli a scuola.

L’errore verso i rom sta sia nella sinistra buonista che nella destra xenofoba. Il buonista di sinistra vedrà un bambino che fa accattonaggio e gli darà l’euro. Lo xenofobo di destra discriminerà, indistintamente, tutti i rom. Le cose non stanno così e bisogna saper distinguere il singolo. Se un rom sfrutta i bambini, non bisogna dare l’euro, ma sbatterlo in galera. Se un rom vuole che suo figlio vada a scuola, ed esistono eccome questi rom, dev’essere concessa questa opportunità. Inoltre, non dimentichiamo alcuni meccanismi della criminalità. Ci sono rom che vogliono cambiare vita ma, venendo emarginati e discriminati, tornano nella criminalità, alimentando il circolo vizioso. In questo modo, il pregiudizio si rinforza, quando invece vanno puniti solo i rom che sfruttano i bambini e gli anziani per fare accattonaggio (o altri crimini, si intende).

Ho fatto l’esempio sui rom perché vengono menzionati spesso, ma il discorso vale per tutte le forme di pregiudizio.

Il senso dell’asilo politico

Ovviamente, non esistono solo i cosiddetti “migranti economici”. Vedi il drammatico scenario del Vicino Oriente. Ma si tratta di un argomento difficile e che ha soluzioni a sé, quindi per approfondire vi rimando all’articolo sul Vicino Oriente. I profughi dalla guerra o dalle persecuzioni arrivano da tanti paesi, ma forse oggigiorno, con il terrorismo e la primavera araba, conosciamo di più quelli dalla Siria e dall’Afghanistan. Per questo, valeva la pena dire qualcosa sul Vicino Oriente. C’è chi è e abituato agli slogan degli estremisti e vede tutto il male nell’invasione dei migranti. Se quelli “economici” (o forse meglio dire della mafia?) sono da contrastare duramente, non è che si parla di asilo politico per fare i santi. Ci sono situazioni veramente ardue da risolvere, nel Vicino Oriente, in Africa o altrove. E, come tengo sempre a ribadire, qui i paesi occidentali devono intervenire per fornire il corretto aiuto. Non è un discorso legato al mero “spirito di accoglienza”, che detto così, alla buonista, non vuol dire proprio niente e sfocia nell’ipocrisia. Vuol dire trasmettere valori di democrazia e bontà, cercando di portarlo globalmente dove ancora tutto questo non c’è. Non importa se sono guerre dichiarate o persecuzioni nel sud del Sudan. Il discorso è paragonabile e si tratta sempre di violenze su cui è doveroso fornire aiuto. È facile dire “aiutiamoli in casa loro”, ma poi quale paese occidentale lo fa? Lo dice spesso la destra, ma ovviamente non lo fa! Mi viene difficile immaginare una Meloni o un Salvini che si batte per inviare insegnanti in Somalia per dare istruzione ai bambini. Anzi, finora il loro “aiutiamoli in casa loro” era un piano per costruire dei campi di concentramento in Libia! Assurdo…

Chi richiede l’asilo politico deve comunque essere distribuito nei paesi dell’Europa. Altrimenti sono troppi da gestire per un solo paese. E sono troppi tanto quanto lo sono le situazioni di gravità in diversi paesi. L’importante è che non solo ci sia una ridistribuzione equa dei richiedenti asilo, ma che si faccia anche una corretta e vera integrazione (l’integrazione è tuttora una lacuna in alcuni paesi decantati per essere multiculturali come la Francia…). C’è bisogno di rimettere le cose in ordine, non di violenza, rabbia e risentimento. Quella di Salvini e altri populisti di destra è la più classica politica dell’emozione, che prende gli applausi da chi è privo di spirito critico, ma che a conti fatti non risolve niente (o addirittura peggiora la situazione, vedi le ondate di violenza contro i migranti). È vero che siamo stufi del buonismo di sinistra, ma chi prende a calci un nero non è neanche paragonabile a un animale. Ovviamente, un Salvini di turno non usa alcune sue tipiche espressioni, come ad esempio “infami”, verso questi soggetti… chissà perché!

Ad ogni modo, per evitare di scadere negli stereotipi, la guerra non è solo in Africa. Agli inizi degli anni 2000, Ucraina e Russia sono entrate in crisi, fino a giungere alla guerra vera e propria nel 2014. Da allora, la guerra del Donbass ha fatto circa 10 mila morti e il conflitto non accenna a fermarsi. Se ne parla poco, ma abbiamo la guerra non troppo lontana da noi, come fu anche nella ex Jugoslavia negli anni ’90. Come detto, poi, non scordiamoci dei paesi dove non c’è ufficialmente la guerra, ma è come se ci fosse. Cito l’Honduras come esempio perché è attuale. Se è vero che non si possono accettare, in massa, milioni di profughi honduregni, nemmeno bisogna perdere l’umanità, magari facendo paragoni improbabili. Paesi come l’India, infatti, pur avendo ancora molti problemi di povertà e disuguaglianza, hanno un governo sufficientemente stabile da aver sviluppato un nazionalismo (intendo tralasciando il fatto che anche lì c’è una terribile corruzione e si distrugge l’ambiente senza pietà, provocando anche suicidi). Bene, in Honduras il governo praticamente non esiste. La corruzione dilaga e la legge è dettata dalle bande (che poi vendono droga agli americani, per inciso). Per questo motivo, l’Honduras è uno dei paesi più pericolosi al mondo, con un elevato tasso di omicidi. Il dovere dei paesi occidentali dovrebbe essere non tanto accogliere indiscriminatamente tutti gli honduregni (ovviamente non si può), bensì trovare una soluzione percorribile nei limiti, ma seria e concreta, per tirare fuori questo paese dalla criminalità. San Pedro Sula, la città da cui è partita la famosa carovana nel 2018, è la città più pericolosa al mondo. Persino Baghdad ha un tasso di omicidi di 10 volte inferiore! San Pedro Sula, la seconda città dell’Honduras dopo la capitale Tegucigalpa, è dove sono stati rimpatriati (o scaricati?) molti criminali honduregni dagli Stati Uniti. Quindi, non solo i barconi nel Mediterraneo, ma una serie di problematiche migratorie a cui non si dà la giusta importanza. La situazione dell’Honduras è una di quelle tipiche che vengono ignorate. Solo di recente, con la carovana, qualcuno ha iniziato a parlare anche di questo paese, ma le dinamiche sono molto difficili per pensare che un paese messo così male ce la faccia da solo.

La storia che non insegna

Sarebbe più corretto dire che la storia non può insegnare se non la si conosce. È quello che ho spiegato anche nell’articolo sul giorno della memoria e in quello sul perché la memoria è importante. La stessa mancanza di solidarietà dell’epoca è quella che ci affligge oggigiorno. Nessuno dice che bisogna accogliere in massa gli immigrati di tutto il mondo. Ma non vanno bene l’egoismo e lo sciovinismo a cui stiamo gravemente assistendo. Gli ebrei dell’epoca fuggivano a causa di riforme volte a cacciarli. Infatti, non da subito è partito lo sterminio. È uno scenario non molto diverso da oggi, con i vari decreti sicurezza, che hanno lo scopo di emarginare gli indesiderati (che non sono soltanto gli stranieri, anzi!). Non importa se alcune norme non passano, poiché è chiaro l’intento. Ebbene, gli ebrei a inizio novecento furono respinti anche dai paesi alleati, da Cuba… da dovunque! Gli ebrei hanno cercato di essere accolti dovunque e da tutti sono stati rifiutati. Moltissimi di loro sono morti nei campi di concentramento per cecità verso il problema.

Il vantaggio degli anni 2000 è che possiamo informarci e capire come sono le situazioni in alcuni posti. Il problema è che, dopo quanto accaduto agli ebrei nel novecento, non abbiamo imparato granché. La memoria non è un valore fine a sé. Ci serve. Ci serve per imparare e migliorare la società. Ma la storia va trasmessa per poterne ricavare un’utilità!

Immigrazione e surriscaldamento globale

Quando si parla di immigrazione, vengono menzionati svariati aspetti. Un aspetto di cui però si tace o si parla pochissimo è il surriscaldamento globale. In questo articolo, ho detto come lo scioglimento dei ghiacciai dell’Hindu Kush metterà a rischio, direttamente o indirettamente, circa 1.5 mld di persone. Sì, avete capito bene: un miliardo e mezzo di persone! E “solo” ai piedi dell’Hindu Kush. Ciò provocherà una migrazione senza eguali. Adesso, i “sovranisti” gonfiano il petto perché chiudono i porti e i confini, con la sicumera di aver portato più sicurezza. Stanno ancora comodi e viziati e possono permetterselo. Ma tra 20 o 50 anni, quando il surriscaldamento globale sarà sempre più drammatico, non ci sarà alcun “sovranista” che tenga. Purtroppo, al surriscaldamento globale non c’è soluzione. Siamo già nel punto di non ritorno (come spiegato nell’articolo linkato). Adattarci sarà complicato e sarebbe azzardato riportare una soluzione semplicistica ora. Quello che è certo è che anche l’ondata del “sovranismo” sarà abbattuto e ci attenderanno tempi duri. E chi non riuscirà a scappare dalla fame sarà lasciato a morire, dato che ad alcuni partiti non interessa affatto “aiutarli in casa loro”.

Il surriscaldamento globale spiega bene perché non è possibile un’accoglienza totale. Non possiamo accogliere miliardi di persone da tutto il mondo. È pura follia, oltre al fatto che “il mondo è bello perché vario”. Possiamo accogliere solo una parte di queste popolazioni. Ma è proprio questo che spiega perché è necessario un intervento internazionale. I paesi più poveri o in difficoltà devono disporre dei mezzi per affrontare il cambiamento climatico. Come dice bene anche il movimento #FridaysForFuture, non dobbiamo cambiare il clima, ma il sistema!

Alcuni contestano le migrazioni dovute al cambiamento climatico notando che, sulle navi, ci sono donne africane in sovrappeso con bambini. È lo stesso discorso del caso di Josephine. Se tu hai un bestiame e hai mangiato fino a ieri, adesso arriva il surriscaldamento globale. Nel giro di pochi anni, come in alcune zone della Somalia, zone rigogliose si trasformano in deserto. Quindi, non fai in tempo a morire di fame, ma ad esempio di dissenteria. Ormai siamo così assuefatti dal sovranismo e dal “complotto dei migranti” da non riuscire a capire i vari meccanismi. Ci manca la sensibilità prima di tutto. Quello che è vero è che, sì, chi resta è l’ultimo degli ultimi. Pertanto, ripeto:

ci vuole una soluzione integrata e internazionale, cessando le forme di sovranismo.

Non bisogna sottovalutare la disperazione legata ai cambiamenti climatici. Quello che stiamo vivendo è ancora nulla. Se non iniziamo ad adottare delle politiche internazionali, le migrazioni saranno devastanti. E non ci sarà porto chiuso che tenga! A questi popoli, non frega nulla se rischiano di morire nel deserto o annegati. Laddove sentiranno che c’è anche solo uno zero virgola percento di possibilità, vorranno rischiare.

Immigrazione e razzismo

Purtroppo in Italia è ancora molto difficile trovare qualcuno che ragiona correttamente. E spesso si fa confusione tra il volere un’immigrazione gestita meglio e il razzismo. È giusto dire che da noi l’immigrazione dev’essere rivista e che ci vogliono dei regolamenti migliori. Ma è altrettanto becero che questo diventi motivo per fare razzismo. Un recente episodio (novembre 2017) di una ragazza minorenne di origini africane, ma con madre italiana, ha messo alla luce questa incapacità di attivare il cervello dell’italiano medio. Metà delle persone in pratica arrivava a “giustificare”, attraverso tutto un giro di sviamenti, il 60enne che ha picchiato la ragazza minorenne. È un atteggiamento molto pericoloso. Regolarizzare meglio l’immigrazione sì, razzismo no! È invece veramente incredibile come gran parte degli italiani reputi le due cose di fatto come sinonimi e sfoghi la rabbia e la violenza su chi è innocente. Quindi, anche se magari può sembrare scontato, attenzione a non usare l’immigrazione deficitaria come una “scusa” per sfogare il razzismo. I “veri” patrioti, visto che viene tirato in ballo il patriottismo in queste vicende, sono persone che diffondono messaggi di democrazia e si difendono quando necessario, ma non prevaricano e non sfogano violenza. Sono persone che studiano, vanno all’università e danno un contributo sociale. O sono persone che semplicemente insegnano ai propri figli la capacità di amare. I razzisti non c’entrano nulla con il patriottismo, sono solo dei mentecatti!

Se pensate che il razzismo non c’entra, basta pensare ai menu vegetariani nelle scuole. Molti vegetariani e vegani sono persone violente, che vogliono imporre le loro ideologie e usano epiteti dispregiativi e di odio verso gli onnivori. Ma, siccome non si vuole dare la colpa alla sedentarietà, i media e i politici cedono alle loro visioni. Quando però si chiedono i menu halal, scatta lo sdegno e si ribatte che siamo una cultura cristiana. Peccato che la cultura cristiana fonda le sue basi sul mangiare carne e pesce! Per me hanno tutti il diritto di avere la loro dieta, se è possibile, ma è evidente la discriminazione.

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