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Razzismo francese, integrazione, Iwobi… quale insegnamento?

I casi di razzismo da parte della Francia stanno passando sotto l’attenzione mediatica nei tempi recenti. L’ultimo episodio è quello della migrante trascinata per braccia e gambe giù da un treno. Siccome il discorso migranti e immigrazione è un problema importante, vorrei discutere su dove stanno le responsabilità vere della Francia. Insomma, ho letto e sentito in giro che c’è indignazione. E ci mancherebbe altro, il comportamento dei francesi è degno erede del ku klux klan o della polizia americana che ancora oggi crivella di pallottole i neri disarmati. La cosa che però mi ha lasciato allibito è che nessuno ha avuto il coraggio di sviscerare e dire da dove è partito tutto questo.

Per capire il discorso, prendiamo Toni Iwobi, il primo senatore afroitaliano. E che appartiene alla Lega. A prescindere dal fatto che sia una scelta di propaganda derivante dal “bisogno” di non apparire razzisti (e il termine “bisogno” spiega cosa ci sta dietro), è facile capire perché Iwobi è un ottimo spot. Iwobi è un uomo di cultura, con doppia laurea (una a Manchester), in Italia dal 1977. È sposato con una donna italiana e ha due figli. Insomma, si è integrato così bene che addirittura organizza corsi di dialetto bergamasco! Ecco che allora è tutto più chiaro:

gli episodi di razzismo della Francia derivano da una mancata politica di integrazione.

Ovviamente, se qualcuno non considera Iwobi un italiano perché è di colore è il caso che si faccia revisionare il cervello. Chi fa una contestazione del genere non merita replica: ha dei seri problemi di razzismo!

Sembra un paradosso, perché per i francesi in teoria vige il “liberté, egalité, fraternité”, ma poi nella pratica c’è ancora un forte sentimento colonialista. Andate a vedere come vivono gli immigrati in alcune zone malfamate di Marsiglia o Parigi. Sono praticamente delle città parallele, isolate, con leggi interne proprie (ad esempio islamiche). A peggiorare la situazione, è il fatto che in Francia c’è lo ius soli. E cosa si aspettano, allora? È normale conseguenza che le migranti incinte cerchino di attraversare il confine per partorire in Francia! E queste sono cose che nessuno ha avuto il coraggio di dire. Anzi, anche da noi addirittura c’era gente che proponeva lo ius soli. In sostanza, se la Francia si preoccupa dei migranti che attraversano il confine, c’è un concorso di colpa da parte della Francia! Con che coraggio trascinano le migranti incinte in quel modo se lo ius soli è la loro legge?

Iwobi e Phaim… capire le differenze!

È giusto spiegare perché non bisogna farsi ingannare dall’esempio di Iwobi. Lo sfruttamento di Iwobi per la propaganda leghista (e razzista) è evidente se si confronta la sua storia con quella del regista Phaim Bhuiyan (autore del film Bangla). Iwobi è emigrato in Italia quando era già maggiorenne, mentre Phaim è nato a Roma ed è sempre vissuto in Italia. Iwobi, spesso, fa affermazioni intolleranti verso gli africani. Phaim usa l’ironia, come appunto nel film Bangla, per approfondire i rapporti (tante volte positivi) tra gli immigrati e gli italiani. Iwobi sostiene ideologie tipicamente leghiste come il federalismo italiano (*). Phaim basa la sua opera artistica per trasmettere sensibilità e comprensione tra le persone. Iwobi, in qualche modo, dal suo partito (la Lega) verrà sempre considerato un semplice naturalizzato. Phaim, invece, è un regista italiano di origini bengalesi (stesso discorso che può valere per il calciatore Andrea Pirlo, che è di origine sinti). Non si tratta del fatto che Iwobi era già maggiorenne quando è arrivato in Italia, ma di una visione che hanno gli uni rispetto agli altri. Se non si comprende questa differenza, sarà facile essere ingannati.

* Il federalismo non è giusto o sbagliato a prescindere. Gli Stati Uniti sono un paese troppo grande per essere gestito con il centralismo, quindi adottano il sistema federale. In Spagna, si è scelto di garantire le comunità autonome dopo che la dittatura franchista aveva represso le differenze locali. Il federalismo italiano, anche se non esplicitamente ammesso, ha sempre quella tipica mentalità di separare i cittadini di serie A da quelli di serie B. I suoi promotori lo negano, ma il non detto risulta lampante dall’atteggiamento.

Insegnamenti per l’Italia

Ok, comunque i francesi sono francesi. Ma se ho parlato dei francesi, l’ho fatto perché è una questione che riguarda anche noi (la stessa cosa che ho fatto con l’elezione di Trump). Dal contesto francese, sono due i parametri che dobbiamo tenere a mente:

1) non basta controllare i confini per risolvere i fenomeni migratori;
2) l’accoglienza è reale solo se si fanno delle concrete politiche di integrazione.

Premesso, chiaramente, che lo ius soli sia una idiozia e quanto sta accadendo in Francia lo dimostra inequivocabilmente. Il punto 1) dice che non è possibile far arrivare dei barconi ogni giorno, ma allo stesso tempo non tutti tra coloro che vogliono arrivare qui sono criminali, stupratori ecc. Queste persone meritano di essere accolte e non esiste solo la guerra come situazione di indigenza (vedi sui cambiamenti climatici). Ma affinché queste persone siano davvero accolte, bisogna saperle integrare correttamente. Si usa tanto questo termine (integrazione), ma poi nessuno fa chiarezza e nessuno propone delle vere iniziative. L’integrazione non va fatta solo a parole o slogan di risonanza sentimentale.

La vera integrazione

Può sembrare banale, ma alla resa dei conti si scopre che non si agisce correttamente. E cioè,

l’integrazione va fatta con azioni concrete!

Se non si fa integrazione con delle azioni concrete, è chiaro che i risultati saranno lo scontro e la segregazione reciproca. Integrazione non è dare menù senza carne di maiale a scuola. Un conto è avere l’opportunità di mangiare kebab nel centro di Brescia come conoscenza della diversità o comodità, un altro è permettere che siano gli islamici ad islamizzare il paese. Per carità, ognuno dovrebbe seguire la religione in cui crede, ma deve farlo nel privato. È questo il senso di uno Stato laico. Si fanno discorsi buonisti e vaghi da un lato e fanatici dall’altro. L’esigenza di menù senza carne di maiale a scuola è fuorviante, un po’ come preoccuparsi di un brufolo mentre abbiamo la gamba rotta.

Ma cosa si intende per vera integrazione? L’integrazione c’è quando uno straniero, senza per forza rinnegare le proprie origini (*), abbraccia gli usi e i costumi del paese che lo ospita, fino ad arrivare ad essere a tutti gli effetti italiano come Iwobi. Provate a pensarci. Perché ci piacciono molti nordici che sposano persone italiane? Proprio perché, pur andando fieri delle proprie origini, si sono innamorati dell’Italia. E allora ci piacciono, appunto. Penso anche al ferrarista Sebastian Vettel, che è pure tedesco e noi e i tedeschi non andiamo storicamente d’accordo. A molti (dire tutti sarebbe esagerato), Vettel piace perché tenta di imparare l’italiano, ringrazia con frasi in italiano dopo una bella gara e ama il buon cibo italiano. E ovviamente, ama la Ferrari.

* È una cosa purtroppo non compresa da molti. I fenomeni migratori hanno sempre contraddistinto l’umanità. Oggigiorno, i mezzi ci permettono di viaggiare di più, abbattendo i confini. Tutto ciò porta ad avere, spesso, più cittadinanze e scegliere un’unica vera patria è difficile. Ma è giusto così. Il mondo è uno solo. Possiamo amare l’Italia e allo stesso modo un altro paese che ci adotta. I confini sono artificiali e alla natura non frega nulla se parliamo una lingua o un’altra. Quello che conta è la capacità di integrarsi con un popolo. Se poi lo facciamo con 10 popoli, è tanto di guadagnato!

Alla resa dei conti, in Italia va solo un po’ meglio della Francia. Anche da noi si stanno generando sempre di più queste “comunità parallele”, isolate. Penso ad esempio alle zone cinesi di Milano, che sono chiuse e dove spesso c’è diffidenza per gli italiani. Non si può parlare di accoglienza se gli stranieri stessi che arrivano qui non accettano, che so, matrimoni “misti”. Può sembrare brutto e politicamente scorretto da dire, ma è quello che ho notato spesso in comunità cinesi o indiane tanto quanto nei peggiori ambienti bigotti del Veneto o del sud Italia. Più si crea questa divisione e più prolifica il razzismo, come avviene anche in Francia. Ma dall’altro lato, è pure evidente che nemmeno gli italiani si impegnano in azioni CONCRETE di integrazione. Integrazione che, ripeto, non è il menù senza carne di maiale a scuola! Quante persone si impegnano a fare come Iwobi dando corsi di italiano (di dialetto è ancora eccessivo) o di usi e costumi del nostro paese? No aspetta, in effetti è un po’ difficile spiegare i nostri usi e costumi se un “italiano italianissimo” non sa più cos’è il pesto e mangia solo sushi! Ora la sto buttando sul sarcasmo, ma non ridete troppo perché è terribilmente più vero di quello che sembra…

Il pregio dei francesi

Paradossalmente, il marcato razzismo nella terra dell’illuminismo è anche il suo valore. Dove non interviene ancora bene la politica, interviene lo sport. Ingenuamente, tanti italiani pensano che la Francia vinca medaglie o titoli nel basket e nel calcio sfruttando le ex colonie. Non è così. Mica sono tutti degli Iwobi sfruttati dalla propaganda leghista! È proprio lo sport che permette di integrare le culture diverse e le varie estrazioni sociali. È un po’ quello che avviene anche con lo sport americano. Le banilieu di città come Marsiglia e Parigi sono popolate da tanti immigrati poveri, che sono a rischio di criminalità. Ed è qui che entra in gioco lo sport come opportunità di condividere qualcosa insieme, per allontanarsi dalle cattive strade. Lo sport fa molto più quello che si crede a livello sociale! Si gioca a calcio e a basket in strada e vengono scoperti nuovi campioni. A scuola, l’attività sportiva serve per capire che siamo tutti uguali, per coltivare lo spirito di unione e fratellanza. Grazie allo sport, i francesi lottano contro il bullismo e contro il razzismo. Noi italiani siamo ancora molto lontani da questa cultura. E chi riesce a farcela, vedi Thuram e Griezmann, continua a diffondere il messaggio, in modo tale che i giovani lo coltivino altrettanto, poiché l’esempio dei grandi campioni è sempre molto forte ed efficace. Qualcuno sottovaluterà lo sport, ma forse che dobbiamo restare passivi come in Italia?

La Germania post-nazismo

So che i tedeschi non sono molto amati dagli italiani, e direi per alcuni motivi a ragione. Tuttavia, è da riconoscere il loro merito sull’essere molto più consapevoli sul problema del razzismo e del passato storico. Poiché è importante capire in cosa i tedeschi hanno saputo distinguersi rispetto agli italiani, pur avendo problemi di ultradestra, ho chiarito la faccenda alla fine dell’articolo sul giorno della memoria.

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