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Fallimento dell’Europa, autodeterminazione ed esempio catalano

Si è iniziato a parlare di Europa “unita” da oltre mezzo secolo, almeno da dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’idea era quella di restare insieme ed evitare i conflitti che in precedenza avevano martoriato il nostro continente e il mondo. Oggi, far parte dell’Unione Europea è sinonimo di far parte della democrazia, opponendosi ai regimi, alla violenza. È sinonimo di voler dialogare, di entrare in sintonia con i paesi. Ecco, bella utopia! Peccato che all’atto pratico le cose stiano diversamente. I recenti episodi della crisi catalana e la Brexit testimoniano che il quadro è assai diverso da quello che vorremmo credere nascondendoci dietro la bandiera blu a stelle d’oro.

Una politica che non ascolta i cittadini

Quello che risulta evidente dalla Brexit e dalla Catalogna è che la politica che abbiamo finora conosciuto è vecchia, da rottamare. Non funziona più e non sa risolvere gli attuali problemi, con la tensione che sale sempre di più sfociando, infine, in gesti eclatanti come la Brexit e il referendum in Catalogna. I britannici hanno compiuto un deciso atto di dissenso nei confronti della politica tradizionale che ogni giorno non fa altro che riempirci di chiacchiere ma che, all’atto pratico, non sa che pesci pigliare e mostra interventi incoerenti. È sufficiente pensare alla differenza di opinione tra la crisi catalana e la Russia. Perché le sanzioni alla Russia sì e sulla crisi catalana invece sostegno alla Spagna? Non dovrebbe ricevere sanzioni anche la Spagna? D’accordo, se disobbedisci, è lecito aspettarsi che ci siano feriti e, purtroppo, morti. Ma cos’è questo silenzio nei confronti della Guardia Civil che ha riempito di botte persone che hanno organizzato eventi culturali e sociali e che hanno alzato le braccia in segno di resa? Nulla, zero, silenzio di tomba. Dopo aver comunque sostenuto la Spagna, quindi di fatto approvando la violenta repressione del regime di Madrid. Ma allora come concordare questo con le sanzioni alla Russia? Incoerenza pura. E allora non stupiamoci se i britannici non ne vogliono sapere di far parte di un’Europa di pagliacci e incompetenti, anzi, tanto di cappello!

Parliamoci chiaro, Brexit e referendum catalano derivano dall’incapacità di una certa politica, al comando, di ascoltare i cittadini. In realtà, chi ha votato Brexit nel Regno Unito, contrariamente a quello che si crede, non l’ha fatto perché è xenofobo come forse faremmo noi italiani al loro posto. Ha votato Brexit perché è stufo di questa Europa di pagliacci! Troppo banale e semplicistico accusare di populismo. I cittadini devono essere ascoltati sui propri problemi, dall’immigrazione ai benefit sociali, dal terrorismo al lavoro ecc. E la politica tradizionale questo non ha saputo farlo. Conseguenza? Brexit e referendum catalano. Con la figuraccia sulla crisi catalana perché di fatto si è concesso terreno libero a Madrid di prendere a manganellate persone che alzavano le braccia o banchettavano. La gente è stufa di essere continuamente infinocchiata, di sentirsi promettere qui e lì ma zero fatti. Non a caso, chi è contrario alla Brexit è spesso chi vorrebbe i confini incondizionati, in una utopica visione di fratellanza e unione che però non corrisponde alla realtà perché ci sono diverse popolazioni che si scontrano tra di loro. D’altro canto, come detto prima, i britannici ragionano a modo loro. Essendo che il Regno Unito è parte del Commonwealth, non hanno quelle ideologie tipicamente autarchiche come la Lega. La Brexit è stata votata più per un sentimento di Europa che non ascolta che per odio verso l’Europa. La stessa cosa dei catalani nei confronti di Madrid. Il movimento di indipendenza della Catalogna quasi non esisteva diversi anni fa, ma è cresciuto a mano a mano che il governo centrale ignorava i catalani. Giustamente, gli irlandesi (che sono più felici dei tedeschi!) hanno la loro visione del mondo e non saranno d’accordo con le motivazioni inglesi. Ma i problemi di vicinato tra inglesi e irlandesi sono un altro paio di maniche. E non è finita qui. Se è vero che la Brexit è stata votata per motivi diversi dalla xenofobia, è altrettanto vero che i giovani britannici si sentono europei (vedi il capitolo finale in cui spiego perché, pur criticandola, rimango a favore dell’Europa).

Politica incoerente e inaffidabile

La differenza nella presa di posizione tra la crisi catalana e la Russia è fondamentale. Un politico è affidabile quando sa dimostrare coerenza nel perseguire le sue idee. Non si tratta di essere perfetti in assoluto, no, non è di questo che si sta parlando. Si sta parlando di come uno reagisce negli eventi o nelle decisioni più importanti. E in questo, l’Europa ha fallito. Un politico incapace di essere coerente è un pessimo politico, che non sa dare solidità e giustizia al popolo. Il Regno Unito è uscito, gli scandinavi, tranne la Finlandia, non hanno neanche l’euro e la Norvegia è solo nei trattati di Schenghen. Vorrà pur dire qualcosa, ed evidentemente una sottospecie di Europa dominata dalla Germania, con i suoi paesi “vassalli” (quelli dell’ex Unione Sovietica o sotto ex influenza comunista), non ha senso. Non c’è una convergenza nelle linee politiche, né per quanto riguarda la politica interna né per quanto riguarda la politica estera o al di fuori dell’Europa. Niente, zero, si fa e si dice il contrario di tutto. Ma che prospettive ha l’Europa di avanzare così?

Ah, e ovviamente non dimentichiamo quello che accade in Siria, che è solo un altro esempio di come i politici classici che ci governano sono da mandare via.

Incompatibilità politica

Se fossi stato britannico, avrei votato anche io per la Brexit. Se fossi stato catalano, avrei votato per l’indipendenza. Perché? Perché quello che a molti sfugge è che esistono delle incompatibilità politiche e sociali che giustificano la separazione. Troppo facile fare discorsi di “siamo tutti uniti”, “conta l’Europa”, “conta la Spagna”. Facile, ma poi a conti fatti ci si scontra e andare tutti d’accordo è un’impresa titanica. Prendiamo il caso della Catalogna vs Spagna. La Spagna ha la monarchia ed è frutto dei discendenti franchisti. La Catalogna è “popolare”, predilige la Repubblica. Per “popolare” non si si intende né di destra né di sinistra, come chiariscono anche i catalani. Basta notare anche la differenza nello sport tra il Real Madrid, che mira a centralizzare tutto, e il Barcellona, che invece confida sull’azionariato popolare. Mettete insieme tutto e ottenete una netta incompatibilità tra le rispettive due visioni politiche. Da notare che, nella crisi catalana, comunque in tanti non si sarebbero staccati, ma con la repressione violenta tanti indecisi o per il NO hanno cambiato il voto in SÌ. Certo, poi magari finisce come con la Scozia che ha votato NO per la scissione dal Regno Unito per oltre il 50%. Ma questa è la chiave. Far capire che così non va, che la vecchia politica è da rottamare, da cambiare drasticamente fin dalle radici, dovunque. Non stupiamoci dell’elezione di Trump negli USA. La Clinton rispecchiava proprio questa politica vecchia e fallimentare che abbiamo in Europa e gli americani, piuttosto, hanno preferito un demente, sì, ma un demente che ha saputo essere deciso e fuori dal coro, cosa che tanti popoli stanno chiedendo negli ultimi anni. Chiaro, l’indipendenza non significa che non si possa fare trattati comunitari. Ma questo lo fa già la Norvegia che, guarda caso, è tra i paesi più progrediti al mondo. Obbligare due mondi che non vanno d’accordo a restare insieme è un atto violento e contro la democrazia. Violento perché si fa un uso della forza che non coincide con il rispetto etico di una incompatibilità tra due parti. Forse che voi accettereste di essere fidanzati a forza con qualcuno che la pensa al vostro opposto? Tra l’altro, nel caso della Catalogna non si capisce la critica sull’affluenza al referendum del 38%. Forse che noi italiani facciamo diversamente? Spesso noi italiani mandiamo al governo gente con molti meno voti o addirittura ce li facciamo scegliere da chi è già in parlamento! Inoltre nel caso catalano va anche considerata la massiccia repressione attuata da Rajoy, un dettaglio che forse sfugge ad alcuni. Però no, parlano addirittura di referendum illegale, dimenticando che, seguendo un simile ragionamento, tutti i vari patrioti dovrebbero essere considerati come criminali, compresi Garibaldi e coloro che hanno liberato l’Italia dal nazifascismo. Non avremmo la rivoluzione francese, i pari diritti, l’aborto, il divorzio ecc. Purtroppo in pochi ragionano senza essere condizionati. Parlano a vanvera di democrazia e unione, senza accorgersi che invece stanno sputando sopra questi valori.

La bufala dello spread

Una delle maggiori farse dell’Europa è lo spread, a cui i giornali, di recente, dedicano almeno un articolo al giorno. Non voglio entrare granché nei dettagli tecnici. Ma basta far notare che la misura è basata sulla differenza rispetto alla Germania. Ok, l’economia è importante, ma allora perché non fare uno spread sul benessere? Forse perché si scoprirebbe che i normalissimi irlandesi sono più avanti di potenze come la Germania e la Francia? In pratica, lo spread fa parte di quel sistema che privilegia pochi e non porta globalmente il benessere al cosiddetto “ceto medio”. Ogni volta, i giornali mettono su titoloni come “Sale lo spread, Italia in crisi” (o varianti simili per dirci, fra le righe, che dobbiamo essere i pecoroni dell’Euro-Germania o ce la fanno pagare). E c’è gente che ci casca. Bene, se l’acquisto di titoli italiani non conviene, allora si comprino quelli tedeschi, no? Semplice. La tattica dello spread è usata dalla Germania e dall’UE per scoraggiare il cambiamento. Non interessa, in questo caso, dire se il cambiamento è positivo o negativo (la Lega porta un cambiamento negativo). Quello che conta è far notare che lo spread serve per minacciare chi è stufo di essere schiavo e di farsi prendere per i fondelli dalla vecchia politica. Ormai, anche la Francia e la Germania sono in crisi ed ecco che si usa lo spread come ultima, disperata arma per tenere buono chi si vuole ribellare a questo tipo di Europa fallimentare. Non dico che bisogna uscire dall’UE. Ci si potrebbe benissimo sedere a tavolino e accettare i cambiamenti, se lo si vuole e si vuole migliorare. Se invece ci si comporta come con la crisi catalana, la rabbia di gruppi come i gilet gialli in Francia (che sono sia di destra che di sinistra!) crescerà sempre di più. Ogni volta che leggo i titoloni sull’ANSA dello spread che sale, mi viene da ridere, perché è un’idiozia, ma purtroppo c’è sempre chi, non avendo spirito critico, si fa prendere dallo spavento e non si unisce alla ribellione. Come sottolinea anche il M5S, non c’è bisogno di essere “sovranisti”, di uscire dall’UE. Bisogna lavorare per cambiare l’Unione Europea com’è adesso. In pratica lo spread crea una sorta di debito immaginario. Quando un governo tenta una manovra rivoluzionaria, nel bene o nel male che sia, lo spread viene fatto sistematicamente salire. L’intento è spaventare la gente che la nuova manovra ci farà diventare poveri. Come appena detto, la manovra può essere giusta o sbagliata. L’atto esecrabile è quello di non fermarsi a discutere sui cambiamenti, usando questi mezzi di ricatto e minacce. Se proprio non volete perdere soldi, comprate pure i titoli tedeschi e finita lì, senza il bisogno di spaventare il popolo. E di per sé, nessuno è obbligato, con la pistola puntata alla tempia, a comprare o vendere titoli.

Scimmiottare i potenti

Purtroppo vorremmo un’Europa che compete con forze mondiali come Stati Uniti e Cina. Già la bandiera europea è un emblema. La bandiera dell’UE a me ricorda la bandiera a stelle e strisce degli USA e quella a stelle d’oro della Cina. Solo un caso? A pensar male, come si dice, spesso ci si azzecca. Quello che però si dimentica pilatescamente è che il primo è un paese con pochi super ricchi che campano alle spalle dei tanti poveri, dove l’università è solo per chi ha tanti soldi e quindi d’élite. Il secondo invece è un paese sotto dittatura dove vigono la censura e il controllo delle informazioni, dove l’operaio viene sfruttato e non ha diritti. L’Europa, se davvero vuole essere competitiva, deve puntare su qualcosa di diverso, vedi il modello scandinavo. Così non fa altro che fare concorrenza ai potenti mondiali, ma finisce solo per rendersi ridicola e incoerente, per scimmiottare. Brexit e referendum catalano confermano proprio questa incapacità di cui una buona fetta della popolazione è stufa marcia. Allo stato attuale delle cose, l’Europa ha malamente fallito.

Ma sei contro l’Europa?

Può sorgere questo sospetto, leggendo tutto quello che ho scritto finora. La risposta è: no, affatto. Non sono contro l’Europa. Sono sempre stato europeista e credo che l’Europa sia qualcosa di speciale. L’Europa fa sentire alcuni paesi meno soli e meno isolati, come la Svezia e l’Irlanda, sviluppando un senso di condivisione. La maggioranza degli svedesi vi dirà che, pur non avendo adottato l’Euro, è felice di far parte dell’UE. Quindi, non fatevi fregare da quello che vedete nel vostro orticello. Uscite e guardate fuori, perché non esistono solo Orban, Salvini e altri “sovranisti”. Siamo europei e dobbiamo restare europei.

Il fatto è che essere europei non vuol dire restare con le braccia conserte quando ci sono problemi. Non vuol dire che non si può criticare ciò che non funziona o è stato fallimentare. L’Europa di oggi ha obiettivamente parecchi problemi e chi governa non ascolta come dovrebbe. Non è una novità. Anche gli Stati Uniti hanno vissuto una terribile guerra civile. Noi non arriveremo a questo punto, ma la rottura c’è. Da un lato, gli sciovinisti come Salvini e Orban. Dall’altro, la Germania e i suoi “vassalli” che vogliono imporre un’Europa teutonica. E continuo a credere che il voto resti un’arma potente, in qualunque modo lo facciate. Ma è un’arma che va usata bene, altrimenti qualcuno ci toglierà la democrazia. La stessa Svezia, che si sente fortemente europea, critica il modo in cui si è affrontato il problema dell’immigrazione. Alcuni di loro sostengono che è mancata la solidarietà tra i paesi dell’Unione a riguardo. Lo dicono gli svedesi, che mai vorrebbero uscire dall’UE perché hanno questo senso della condivisione e di unità.

In sintesi:

non bisogna cancellare l’Europa, ma bisogna cambiarla!

La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!

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