Crea sito

Quale nome per l’Italia? Come cambiare il paese?

Votare è importante per il futuro del paese. Anche fosse in bianco per mostrare lo sdegno verso tutti i partiti, bisogna recarsi in seggio. Anche se non sono molto ottimista per rimediare allo sbando degli ultimi anni, vediamo comunque com’è messa la nostra situazione politica per poter operare una scelta consapevole e razionale. Premetto che ho scritto questo articolo per le elezioni del 2018, ma la situazione è sempre più o meno la stessa. I partiti ora in gioco servono cioè anche a saper avere spirito critico, a riflettere su cosa stiamo facendo e su chi votiamo senza avere paraocchi. Detto questo, non sono tra coloro che danno sempre tutta la colpa ai politici. Se abbiamo certi politici, quindi, è specchio di un popolo mediocre. O viceversa, che dir si voglia: il concetto non cambia. Ma siccome non voglio fare il solito che ripete che tutti i politici sono uguali e corrotti, voglio spiegare cosa non va e quali devono essere i criteri per votare un partito, ma anche come agire come cittadini attivi.

PD e Renzi
Non c’è molto da dire. Solo in due casi si può votare per il PD e Renzi: lesioni cerebrali o appartenenza alla casta. Lo sguardo di Renzi quando parla dice già tutto, ed è traducibile in qualcosa del tipo “votatemi, tanto vi sto pigliando tutti quanti per il culo!” Probabilmente in pochi l’hanno notato perché l’italiano medio pecca in spirito critico, ma uno come Renzi è il classico furbastro che vuole infinocchiarci e rubarci i soldi. Il problema è che una grossa fetta di popolo dei vecchi continua a votare PD, impedendo all’Italia di diventare moderna. I media e lo stesso PD ha parlato di tracollo dopo le elezioni di marzo 2018. Ma non è affatto così. Qualunque paese con amor proprio lascerebbe fuori questa gentaglia dal parlamento. Invece no, c’è ancora chi crede nel PD. O semplicemente fa parte della casta. Il calo netto c’è stato, ovvio, ma la percentuale resta elevata in termini di cambiamento del paese.

Di Berlusconi, mi rifiuto proprio di parlare. Qualunque persona intelligente dovrebbe considerare un personaggio del genere come tossico per la società. Tutti gli altri partiti o sono troppo piccoli e basati sull’utopia (vedi LeU) o appartengono sempre alla vecchia politica fallimentare, magari schiava della Germania e di una UE che ha dimostrato, tra le altre cose, totale inefficienza sulla crisi della Catalogna.

Il problema dell’estremismo

La Lega
La Lega ha avuto il pregio di discutere sul problema dei migranti direttamente, senza buonismi, in modo duro. I lati positivi della Lega finiscono qui, poiché anche il problema migranti è più profondo di come descrive Salvini (ne parlo nell’articolo linkato). La Lega ribadisce lo slogan “prima gli italiani”. Bene, allora mi domando perché la Lega continui a dire sui migranti e nulla o quasi sul resto. Esistono pensionati e disabili, esiste la criminalità locale, c’è troppa inciviltà e non c’è giustizia. Ci sono persone con problemi psicologici che vengono trattate come subumani. I nostri giovani sono sempre più asini e sedentari, cresce l’obesità infantile, mancano professori che sappiano insegnare ecc. Gente come Salvini dà più l’impressione di voler cacciare gli immigrati piuttosto che interessarsi degli italiani. Chi crede che la Lega si stia occupando degli italiani è un illuso. Inoltre Salvini sembra quasi approvare le irruzioni squadriste, con il risultato che l’estremismo e le aggressioni agli immigrati sono cronaca. Decisamente palese è l’omofobia del partito, cosa inaccettabile visto che anche la cattolicissima Irlanda ha votato un premier omosessuale dimostrando di essere un paese moderno. Le gravi posizioni omofobe della Lega non sono poi così diverse dall’Islam che loro osteggiano. Personaggi come Fontana sono pericolosi, perché vogliono riportare la società indietro dopo le lotte degli ultimi 50 anni. Ovviamente, “l’allarme razzismo” è presente e non è una “invenzione della sinistra” (all’epoca c’erano i comunisti che mangiano bambini…). Ma in pochi criticano l’arretratezza della Lega in svariati aspetti sociali, dove nutre sempre una qualche forma di violenza, odio e pregiudizio. Non a caso, la Lega è consolidatissima al Nordest, cioè nelle regioni del nord (Veneto) più tradizionaliste e cattoliche. Poi, si parla di sicurezza, ma allora che dire della criminalità giovanile e degli psicopatici in giro di cui la Lega non ha interesse, tranne se sono immigrati? Per non dire della visione antiquata sul mondo del lavoro (vedi sul reddito di benessere universale, che non è quello di cittadinanza del M5S, sui robot e sulla possibilità di smettere di lavorare). Concordo sull’evidenziare il problema dell’immigrazione e le critiche a un’Europa incapace di ascoltare. Non condivido i toni, troppo aggressivi e sciovinisti. Per il resto, la Lega ragiona con una mentalità arretrata anche per il medioevo. Anche la facciata di ipocrisia non è da sottovalutare. Si dà contro quello che succede a Roma, ma poi molti membri della Lega sono coinvolti in simili tipi di corruzione. Non mi riferisco solo alla vicenda di Legnano, ma anche a quello che succede nelle mie zone. Sbagliatissima anche l’idea della flat tax, di cui ho discusso a parte. Chi sminuisce il fanatismo della Lega ha i paraocchi. Anche di Hitler dicevano che era solo un pazzo che sproloquiava!

I difetti della nuova politica

M5S
Le tematiche del M5S sono la lotta alla corruzione e agli sprechi, la difesa dell’ambiente (vedi “La crisi dell’edilizia e delle ‘grandi opere’ per salvarci!“) e il reddito di cittadinanza. Purtroppo, quest’ultimo non solo non è quello di benessere universale che propongo io, ma è un’autentica farsa. La potremmo chiamare “la bufala del reddito di cittadinanza”. Il M5S non ha ancora la capacità di sensibilizzare ed educare globalmente le persone ai valori moderni e positivi. Funziona troppo a “macchia di leopardo”. In alcuni posti, si è cercato di fare degli interventi, ma con scarsi risultati e non del tutto per colpa del Movimento. Vedi a Roma, dove il solo sentir parlare della raccolta differenziata sembra che sia un crimine. Altrove, l’inesperienza ha provocato l’autoattentato a Torino in occasione della finale di Champions League del 2016: organizzazione approssimativa, leggi infrante, panico di massa e migliaia di feriti come risultato! Così come alla Lega non basta alzare la voce sui migranti, al M5S non bastano solo le parole di modernità. Il M5S ha iniziato a dire qualcosa di più nuovo rispetto ai vecchi partiti (ma non per i paesi progrediti come ad esempio la Svezia). Ha iniziato a dire qualcosa di diverso, ma è ancora troppo superficiale o di comodo, come nel discorso legalità che fa più giustizialismo piuttosto che colpire i quotidiani atti di illegalità o inciviltà. E il reddito di cittadinanza, che è il più grande fallimento (o delusione) del M5S? Propagandato con tanto clamore mediatico, il reddito di cittadinanza del M5S è solo presa in giro in nome di un cambiamento fasullo. Ne ho comunque parlato meglio sia nell’articolo sulla possibilità di smettere di lavorare che in quello sul reddito di benessere universale. Le intenzioni possono anche essere buone per cambiare il paese, ma se poi annunci il cambiamento e le azioni sono perlopiù di risonanza (vitalizi, migranti) significa che è solo un po’ meglio della vecchia politica. La sensazione è che, nel M5S, ci sia chi ragiona con modernità e chi no. A me sembra che, dicendo di voler cambiare il paese e giocando sui temi di risonanza, il M5S non solo non mantenga le promesse, ma le snaturi completamente e faccia peggio di chi c’era prima. La smettano di parlare del reddito di cittadinanza e di promuoverlo come cambiamento epocale, visto che è una buffonata. Non so se avete notato, ma Di Maio ha lo stesso “sorrisetto” di Renzi quando ci prendeva per i fondelli. Personalmente, rispetto a Di Maio, ritengo che la mente equilibrata del M5S sia Fico, che però è osteggiato da Salvini e non ha quella faccia da celebrità che attira i like. Altri del M5S ragionano meglio e sanno fare bene, ma un partito che funziona in alcuni posti sì e in altri no deve ancora lavorare tanto.

Il “governo del cambiamento”

In breve: siamo ben lontani dal cambiamento vero!

Intanto, iniziamo a crearlo e non solo a livello di nomine politiche. Il PD, ad esempio, ha preso una bella botta di sfiducia. Ma il potere è rimasto e ci sono ancora troppi italiani che credono in valori così deboli, superati e che al massimo fanno sopravvivere (ma non vivere) gli italiani. Finché la vecchia politica, nonostante sia stata sfiduciata, continua in qualche modo a comandare, è impossibile fare un “governo del cambiamento”. Per non dire dell’assurda riabilitazione di Berlusconi, che lo rende nuovamente candidabile. In un paese serio e civile, un personaggio del genere sarebbe almeno interdetto a vita. Invece no. Il fatto è che non solo la vecchia politica e i media non vogliono il cambiamento, ma c’è ancora una grossa fetta di popolazione che crede in gente come Berlusconi o nel PD.

La cosa positiva è che un contratto Lega-M5S è stato fatto per concordare dei punti o per colmare le lacune dei rispettivi partiti. Il problema è che ci sono ancora tanti italiani legati alle vecchie idee, alla vecchia politica, all’estremismo o incivili. È positivo che siano venuti a galla diversi problemi che sono stati trascurati (legalità, immigrazione). Meglio rispetto al passato, d’accordo, ma non basta e, allo stato attuale, stiamo addirittura peggiorando. È un approccio ancora troppo soft o da bravo ragazzo (M5S sul lavoro e sulla legalità) o basato su slogan di risonanza (Lega sui migranti, M5S sui vitalizi – in ogni caso, è giusto eliminare i vitalizi).

Per quanto riguarda lo spread, di cui si fa un gran parlare di recente, non fatevi fregare. Ne ho discusso meglio nell’articolo sul fallimento dell’Europa e vi rimando lì.

Il fatto è che un paese non si cambia da un giorno all’altro. Io rimango scettico, ma non per i motivi che hanno i vecchi politici, i quali temono solo per se stessi. Alcune riforme del contratto sono buone e lo riconosco. Il problema è che l’italiano medio non è ancora del tutto pronto ad accogliere la modernità. Non diamo sempre la colpa ai politici e ai “poteri”, ma guardiamo anche a come noi cittadini ci comportiamo. E mediamente, ci comportiamo ancora troppo male. Sicuramente, la frangia estremista, violenta, incivile e vecchia dell’Italia resta un problema dell’Italia. Quindi, continuo a rimanere scettico. Affinché si abbia davvero un cambiamento, bisogna far calare la percentuale della parte marcia della popolazione. Ma, nel medio-breve periodo, è un’impresa molto ardua.

L’impressione è che più tutto cambia e più rimane tutto uguale, come si dice negli Stati Uniti sulla Guerra Civile. Il reddito di cittadinanza non è un vero reddito di cittadinanza. Salvini è contro il vaccino obbligatorio e sia lui che altri esponenti della Lega manifestano pensieri omofobi inaccettabili. Governo del cambiamento? Rimango scettico.

Essere cittadini attivi

Sono convinto che dovremmo pensare prima di tutto a cambiare noi come popolo, e solo poi potremo vedere qualche cambiamento positivo in politica. Sì, perché non serve entrare in politica direttamente. Basta che impariamo a essere cittadini attivi e a diffondere le idee moderne e rivoluzionare attraverso il passaparola. Ma la strada per fare questo è lunga, molto lunga. Per quanto riguarda l’oggi, io uno che possa governare il paese proprio non lo vedo, e lo dico, più che con sfiducia, con realismo. Sono sicuro che mi inimicherò molte persone che ritengono che i problemi siano “altri”. E questo non lo nego. Ma se non si sa fare lo sforzo di gettare le lattine nel cestino e di rispettare i pedoni sulle strisce, come si può pretendere di risolvere i problemi più grossi? Queste sono regole di base della civiltà e del rispetto. La Raggi, a Roma, ha fallito non perché è incapace come dicono i media, bensì perché si è scontrata contro un muro di cittadini incivili e un’amministrazione che si preoccupava di avere le Olimpiadi. E questo discorso vale per tutta l’Italia, anche nella “padanissima” provincia di Bergamo, dove continuo a vedere moto sui percorsi ciclabili, o a Verona, dove al semaforo della stazione Porta Nuova le macchine passano bellamente con il rosso (e il verde, per i pedoni, dura solo una manciata di secondi). Tutte amministrazioni di destra o leghiste, ma che sono incapaci di far rispettare le norme più basilari. Il problema è che:

se gli ingredienti sono scarsi (la gente), il piatto è altrettanto scadente (il paese)!

O, per dirla in inglese, garbage in, garbage out. Ecco spiegato il mio scetticismo verso il “governo del cambiamento” promosso dal M5S. Non perché le idee siano scarse, anzi, molte sono buone. Sono scettico perché la gente non recepisce questi atti di civiltà e rispetto delle leggi. A questo punto, vale sempre il detto di D’Azeglio, che in realtà ha detto che “non si fanno gli italiani” (e non che “bisogna fare gli italiani”, il concetto è diverso!).

A tal proposito, vedi anche “Prima del governo, manca la civiltà dei singoli“.

Una politica né di destra né di sinistra

Del M5S, sicuramente è positivo il non fare distinzione tra destra e sinistra. E infatti, destra e sinistra sono concetti che si devono superare, perché conta il benessere del popolo. Funziona così in quasi tutti i paesi più progrediti e moderni. In Svezia, ad esempio, c’è la Socialdemocrazia (SAP), che non è un partito di sinistra anche per il fatto che alcune idee sono associabili alla destra classica. Ma, appunto, non è di destra perché non c’è quel carattere tipicamente estremista della destra. L’errore della sinistra classica è quella di essere troppo buonista e troppo politicante, mentre l’errore della destra classica è quello di essere razzista. In entrambi i casi, i partiti agiscono secondo una politica vecchia di 50 anni, che non funziona più e che dev’essere abbandonata. Purtroppo, acculturare i cittadini ai valori moderni è molto difficile e qui sta la vera difficoltà per partiti teoricamente progressisti come il M5S. Ma non me la sento di dire che sia tutta colpa del Movimento, perché effettivamente è difficile trasmettere alcuni valori di educazione e civiltà (vedi l’ambiente) dove mancano cronicamente, come un cancro nello stadio più grave di metastasi.

La politica moderna deve cessare con le vecchie distinzioni di destra e sinistra. Devono contare le esigenze del popolo e, per adesso. Certo, possiamo avere partiti più conservatori, ma prima di tutto si devono mettere davanti le esigenze del popolo. La vecchia politica si è completamente disinteressata di questo per troppi anni e quindi è giusto che vada via (cosa che ancora non avviene, purtroppo, anzi). Attualmente, è il M5S che incarna questa nuova idea della politica non legata alla distinzione tra destra e sinistra. Ma per arrivare davvero a una politica moderna come quella scandinava, per via di tutti i punti deboli descritti sia nella Lega che nel M5S, c’è ancora parecchia strada da fare.

Chi votare?

Veniamo alla questione: chi votare? Come esprimere delle intenzioni di voto costruttive e coerenti? Come avete potuto comprendere, non si vota parteggiando destra o sinistra, ma vedendo chi fa i veri interessi del popolo. Se vi interessa il problema immigrazione, votate pure Lega, ma sapendo che resterebbero tanti altri gravi problemi. Diciamocelo, per quanto apprezzi la necessaria linea dura sui migranti, non esiste che Salvini provochi con il tag #colpadisalvini sul maliano ucciso in Calabria. Io credo che Salvini sia abile a mettere in discussione i parametri europei che non vanno e già più volte ho detto come l’attuale Europa sia un fallimento. Fin qui va bene e condivido. È giusto che l’Italia si faccia sentire e non sia più schiava della Germania o altri. Ma c’è un limite. La gente cova già una rabbia di fondo e le uscite forti o provocatorie istigano in qualche modo a reazioni violente in soggetti “predisposti” (l’ambiente fa il suo, come si dice). Qualche anno fa, la crisi aveva portato la Svezia a votare i conservatori. Era il bisogno immediato dell’epoca. Quando però i conservatori hanno esagerato secondo i parametri di democrazia svedese, alle successive elezioni è tornata la consueta socialdemocrazia (che, per inciso, NON è socialismo o comunismo!). Personalmente, ritengo che la corruzione, gli sprechi e l’ambiente siano i problemi fondamentali del paese. In particolare, l’ambiente è un problema gravemente ignorato e su cui c’è pochissima educazione. Vogliamo tutti diventare dei Berlusconi e intanto distruggiamo la natura senza ritegno e per arricchirci, di cui il risultato è la strage del ponte di Genova (ne ho parlato nell’articolo sull’edilizia che deve andare in crisi). Pertanto, alle elezioni di marzo 2018 ho votato M5S, perché è il partito che ha iniziato a dire qualcosa di più moderno rispetto al passato. C’era bisogno di mettere da parte i vecchi politici come Berlusconi e il PD, anche se purtroppo questo scopo non è stato per niente raggiunto. Inoltre, apprezzo l’onestà del M5S nel dire che un paese non cambia in poco tempo, ma che ci vogliono anni e bisogna fare educazione. Sentire un politico che ha il coraggio di dire questa cosa è positivo, perché le sanzioni non risolvono nulla se manca la cultura dei cittadini. La scelta non è stata del tutto buona per via della delusione sul reddito di cittadinanza, ma l’intento era almeno promuovere una tendenza che vuole abbattere i vecchi politici alla PD o Berlusconi. La Lega non è un’opzione valida. Apprezzo l’aver messo in luce il problema dei migranti, ma non voglio che l’Italia, già indietro rispetto ai paesi del benessere, ritorni a dover manifestare per i diritti conquistati duramente decenni fa. Sia ben inteso, non si deve tornare a votare i partiti classici. Se lo fate, siete doppiamente scemi. Ah no, aspetta, votare ancora PD e Forza Italia è quello che già gran parte degli italiani fa: ok, rimarremo spacciati ancora a lungo.

Chi voterò la prossima volta? Onestamente, non lo so ancora. Dovrò verificare chi ha davvero a cuore l’educazione dei cittadini, il vero rispetto dell’ambiente e della civiltà quotidiana, cioè quella che non agisce per risentimento o capri espiatori bensì con azioni che partono dal piccolo per arrivare a quelle grandi. Dobbiamo batterci e schierarci dalla parte dei politici che hanno a cuore l’ambiente. Battersi per l’ambiente vuol dire dare un futuro ai figli e ai nipoti! Ricordatevelo, quando andrete in seggio. Verdi o M5S che sia, votare chi è interessato con serietà all’ambiente (ho detto con serietà!) vuol dire votare anche per la famiglia. Ai figli e ai nipoti, non si può lasciare in eredità un mondo dove si respira nel cemento e nello smog, dove i boschi in cui passeggiare scompaiono. Ecco perché votare per l’ambiente vuol dire votare per la famiglia e il futuro dei figli e dei nipoti! Non metto il becco su chi bisogna votare nello specifico. Sarà compito vostro informarvi e decidere chi vi sta più congeniale. Quello che conta è il concetto, l’ideale che vi deve smuovere. Sostanzialmente, per quanto mi riguarda, penso che il movimento #FridaysForFuture abbia i suoi difetti. È comprensibile, dato che è nato tra i giovani e, per quanto loro abbiano aperto gli occhi, hanno ancora quella tipica inesperienza (e anche contraddizione, direi). Ma sono anche convinto che questa sia la via. Il messaggio dev’essere di questo tipo, ovvero non farsi più prendere in giro né dalla vecchia politica né da chi millanta un cambiamento che non avverrà mai in positivo. Il #FridaysForFuture sarà pure un movimento inesperto e, per certi versi, ingenuo. Se devo essere onesto, non condivido alcune utopie del movimento, come l’eliminazione dei combustibili fossili. Non è possibile farlo in modo assoluto, bensì è corretto smettere di essere dipendenti dal petrolio come lo siamo ora (spero che sia chiara la differenza!). Tuttavia, è un’azione forte e intensa, che chiede un vero cambiamento positivo. Dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale sarebbe un primo successo, perché finora i problemi ambientali sono stati trattati solo negli aspetti che convenivano. Ci sono riusciti nel Regno Unito, ma ora tocca anche all’Italia e ad altri paesi.

La gente non vi vuole!

Al più, se siete delusi o disprezzate chiunque, andate a votare lo stesso. Votate in bianco, ma andate in seggio ed esprimete che i politici vi fanno schifo. Infatti, se in pochi vanno a votare, i politici con basse percentuali di voto continueranno sempre a dire che è ciò che vogliono gli italiani. Ma come si fa a dire che con il 30% è ciò che l’Italia vuole? Guardatela all’opposto. Non è il 30% degli italiani che ha votato a favore, ma è il 70% degli italiani che non vuole quei politici! Ma questo va fatto vedere e bisogna inculcarlo in testa ai politici affinché chi non fa il bene del popolo sia rottamato. Come può un partito salire al governo con il 17-20% dei voti? Io la trovo un’assurdità.

Come cacciare Salvini e i bambini a cui si negano le risposte
La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!
Ma l’Italia è razzista? Il vero problema è la mentalità vecchia!

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.