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So’ ragazzi… dementi!

Ieri è stata la serata di Halloween e sono uscito ad allenarmi per delle ripetute perché era il giorno già prefissato. Qualcuno immaginerà Halloween stile all’americana, con i bambini che escono di casa travestiti per fare “dolcetto o scherzetto”. Purtroppo le cose stanno diversamente e mi chiedo sempre più spesso quale “destino” abbia il nostro paese. A Modena tre ragazzini minorenni, con la scusa del “dolcetto o scherzetto”, hanno compiuto un furto domestico. Nel mio paese invece sembrava di stare peggio che nei quartieri malfamati di Milano, Roma o Napoli. La cosa è che, appunto, non stiamo parlando di delinquenti stile serial killer, spacciatori o stupratori, ma di ragazzini minorenni, spesso delle scuole medie. 13enni che vanno in giro a rompere bottiglie di birra facendo rischiare agli automobilisti di forare o che non si fanno problemi a scoppiarti un petardo in faccia. E se ammazzano qualcuno, hanno anche il coraggio di dire che è stato uno scherzo. Mi è venuto spontaneo pensare che è tutta marmaglia da mandare a zappare, ma sfortunatamente sono così decerebrati che non sanno neanche cosa sia una zappa. E i genitori dove sono in tutto questo? “Ma sono ragazzi!” Ecco, questa è la tipica risposta che mi sento ripetere. Ma sarà anche perché i genitori di adesso sono quelli più o meno della mia età e che hanno fatto i ribelli tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90. E che pertanto trasmettono la parte peggiore di questa ribellione ai ragazzini di oggi, questi ultimi che poi finiscono per andare in giro da arroganti e deturpando o facendo bullismo, senza avere rispetto per niente e nessuno. Ecco, sicuramente la responsabilità è dei genitori (vedi l’articolo “I bisogni di un figlio e come educarlo“). Gente che dovrebbe aver trasformato la ribellione dell’epoca in un comportamento adulto e maturo, e che invece va in giro con “bigiotteria” da 4 soldi per illudersi di avere ancora 20 anni. Per carità, di per sé nel tatuarsi o nel fare la tinta non c’è nessun male, anzi, i tatuaggi possono davvero essere una forma d’arte. Il problema sta nel come tutto questo viene assimilato, cioè come un pacchiano e ridicolo tentativo di nascondere le rughe dietro chili di trucco. E quindi, alla fine, che messaggi trasmettono ai loro figli? Genitori sbandati e col cervello bacato, figli sbandati e con il cervello bacato. È la stessa cosa che ho spiegato anche sul binge drinking nell’articolo sui danni dell’alcol.

Tuttavia, nonostante la responsabilità dei genitori sia chiara, è anche un errore continuare con questa scusa del “sono ragazzi”. Vedi anche quello che ho scritto nell’articolo “Untori, baby gang e “giornalismo” demenziale“. Nell’articolo appena linkato, spiego che comunque ci sono altri meccanismi, ad esempio la sociopatia, che è più comune di quello che si crede. Il punto è: ma ragazzi che? Hanno 12 anni, alcuni di loro 17 e altri sono appena maggiorenni. Quindi il cervello di capire le cose ce l’hanno! Hanno una testa e sanno bene quello che fanno, ma semplicemente non gliene frega nulla perché così sono stati “educati”. “Educati”, cioè ineducati, a poter fare tutto quello che pare, a non avere rispetto, e a passarla liscia perché “sono ragazzi”. Sì, e poi quando cresceranno diventeranno nel migliore dei casi i tipici neet. Saranno i fannulloni della prossima generazione e faranno andare ancora di più allo sbando il nostro paese. Ci sono dei ragazzini veramente molto stupidi in giro e che vanno praticamente fieri di essere dei totali analfabeti o di non sapere le tabelline, di essere ignoranti in matematica. Nel peggiore dei casi il petardo scoppiato per “divertimento” diventa criminalità più grave. Il petardo diventerà la pistola, la bottiglia rotta per strada diventerà lo stupro. Tutte forme di eccesso di una situazione che è già grave e problematica alla radice. E allora smettiamola, per favore, con l’alibi del “sono ragazzi”. E se pensate che sia eccessivo parlare di fenomeni come lo stupro, beh, aggiornatevi sui fatti di cronaca. Andate a vedervi l’episodio dei turisti polacchi, dove lui è stato malmenato e lei stuprata. Episodio in cui questi ragazzini, non ancora soddisfatti delle loro gesta, hanno violentato anche un trans peruviano. Erano ragazzini, appunto. E per favore, non fatene una questione di stranieri o immigrati, perché se uno non ha imparato il rispetto e la civiltà non l’ha imparato nemmeno se è italiano e infatti la realtà testimonia che sia italiani che stranieri hanno gravi lacune di rispetto e civiltà. Troppo facile dare sempre la colpa allo straniero, cioè la stessa cosa che i nazisti facevano con gli ebrei. I ragazzini che a Roma hanno massacrato un bengalese erano italianissimi, non zingari o romeni. E però, appunto, sempre ragazzini! E che dire delle baby gang? Un’espressione che vuole quasi raddolcire, come a dire sempre che “so’ ragazzi”. Eh no, sono minorenni, sì, ma sono anche criminali e come tali vanno trattati! Che abbiano 15 anni, non cambia assolutamente nulla, perché la ferocia è la stessa degli adulti. Un 15enne che ha il “coraggio” di accoltellare chi è più grande per un cellulare (vedi l’episodio a Napoli di dicembre 2017) non è un bambino che fa la marachella, ma un criminale a tutti gli effetti. E no, le baby gang non sono prerogativa solo del sud, vedi l’episodio della madre aggredita davanti al figlio avvenuto a Grugliasco (provincia di Torino). La “colpa” della donna? Aver detto ai ragazzini di non essere scurrili! Il fenomeno è molto grave, e non deve essere minimizzato. Impariamo a responsabilizzare questi ragazzini. Trattiamoli da adulti, non da incapaci di intendere e di volere. Mettiamoli di fronte alle conseguenze dei loro gesti. Altrimenti andremo sempre, e sempre di più allo sbando. Un ragazzino di 13 o 17 anni sa distinguere il bene dal male. Quando compie un crimine, sa benissimo cosa sta facendo, che sia anche “solo” rubare. Non è un handicappato mentale! È perfettamente dotato della facoltà di intendere e volere. Non stiamo parlando di uno schizofrenico che ha perso le medicine o a cui le medicine non fanno effetto (può succedere). Stiamo parlando di chi non viene mai responsabilizzato per i suoi gravi gesti. È assurdo che un ragazzino che brutalmente dà alle fiamme, stupra o picchia una persona venga considerato come uno che ha solo fatto una marachella. No, non ci siamo.

Il passo dei genitori

Il primo passo sta nei genitori. Sono loro che per primi devono capire che stanno completamente sbagliando con i loro figli. Ah no, dimenticavo. Dimenticavo che da “madri” che si preoccupano di più di andare a farsi la tinta e spettegolare c’è poca maturità da aspettarsi. Così come da questi “padri” che all’epoca erano loro stessi i bulletti o razzisti della scuola. I ragazzini di oggi non hanno fatto altro, se non imparare dai genitori facendo “meglio”. Mi ricordo perfettamente com’erano i miei coetanei. È vero che non c’era ancora il cellulare e si poteva giocare all’aperto trovando un po’ tutti in giro. Non era ancora la vera epoca dei fannulloni senza passioni né nulla. Ma c’era anche una parte marcia che stava “emergendo” in modo preoccupante. L’auspicio è che i genitori che hanno davvero a cuore i loro figli agiscano e si confrontino a vicenda e con gli insegnanti per venirne fuori. Ma non riesco ad essere ottimista, perché spesso chi ha un figlio che sta prendendo cattive strade fin da ragazzino risponde con le tipiche frasi da risentimento, come ad esempio “mio figlio è un bravo ragazzo, “io so cos’è bene per mio figlio”. E tutti gli altri genitori sembrano invece così impotenti, o magari si ritrovano a dover piangere il figlio perché un coetaneo l’ha accoltellato per un cellulare. Vero, non tutti i genitori sono i bulli dell’epoca che trasmettono i loro “insegnamenti” ai figli. Molti genitori sono assenti e non si accorgono di quello che fanno i figli, chi frequentano. Ma allora, che cosa ci stanno a fare? Il lavoro non può essere un alibi. Chi fa il genitore deve saper essere presente, fa parte del suo ruolo. Alcuni di questi genitori si svegliano come d’improvviso, ritrovandosi in un incubo reale e drammatico. Ammettono i loro sbagli, ma ormai il danno è stato fatto. E ammettere di aver sbagliato non cambierà il peso di avere un figlio criminale o assassino. Sì, purtroppo sono pessimista quando si tratta di questi argomenti, ma per me è più realismo che pessimismo quando vedo la media della popolazione. È veramente difficile cambiare qualcosa che nella società è così radicata ed epidemica. Una cosa che però so è che comunque tutto questo di certo non cambierà il tempo che ho da dedicare a ciò che amo, perché probabilmente, giunti a questi livelli, il paese è spacciato e non mi riguarda più.

Una scuola senza valori

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