Crea sito

Electric Eye (Judas Priest)

Canzone: Electric Eye
Artista: Judas Priest
Album: Screaming for Vengeance (1982)

Anno 1982, i Judas Priest irrompono con uno dei loro album più aggressivi ed heavy. La prima canzone dell’album è Electric Eye, anticipata dall’intro The Hellion. È una geniale e al contempo inquietante anticipazione dei tempi. La canzone è un tributo al romanzo 1984 di George Orwell. L’electric eye di cui si parla nella canzone è il controllo che il governo esercita sulla popolazione. Siamo tutti controllati e osservati. Non abbiamo più libertà. L’occhio elettrico dovrebbe servire per mantenere pulito il paese dalla criminalità, ma il tono della canzone fa capire che è tutta una scusa. I Judas Priest ci spiegano quanto sia pericoloso usare nei modi sbagliati la tecnologia. Non è sbagliato progredire, ma le scelte che noi facciamo, come umanità, ci indirizzano verso un futuro migliore o negativo. La critica si percepisce bene dai termini usati e dalle espressioni. L’occhio elettrico, ad esempio, è orgoglioso di controllare i segreti della gente. I suoi circuiti “risplendono”. Il tutto indica una forma di narcisismo e appagamento per il potere che deriva dallo spiare la popolazione. Non è uno strumento usato per proteggerci, ma usato dai politici e dal governo per soggiogarci. I Judas Priest lo dicevano nel 1982 e lo diceva Orwell. Non abbiamo ascoltato nessuno di loro e adesso siamo completamente dementi con app e social che, appunto, sono gli “occhi elettrici” della nostra società.

Testo

Up here in space
I’m looking down on you
My lasers trace
Everything you do
You think you’ve private lives
Think nothing of the kind
There is no true escape
I’m watching all the time

I’m made of metal
My circuits gleam
I am perpetual
I keep the country clean

I’m elected electric spy
I protected electric eye

Always in focus
You can’t feel my stare
I zoom into you
You don’t know I’m there
I take a pride in probing
all your secret moves
My tearless retina takes
pictures that can prove

I’m made of metal
My circuits gleam.
I am perpetual
I keep the country clean

I’m elected electric spy
I protected electric eye

Electric eye, in the sky
Feel my stare, always there
Theres nothing you can do about it
Develop and expose
I feed upon your every thought
And so my power grows

I’m made of metal
My circuits gleam
I am perpetual
I keep the country clean

I’m elected electric spy
I protected electric eye

Protected, detective, electric eye

La malattia di essere giudici della società

Uno dei peggiori difetti dell’umanità è quella di ergersi a giudici della società, di questo e di quello, di tutto l’esistente. Ne sentiamo di ogni genere, dai tifosi al bar a quelli che hanno capito tutto di un crimine in cui non hanno direttamente fatto parte delle indagini. Ciò che accomuna questi individui è il non conoscere l’episodio, spesso per mancanza sia di competenza che di esperienza. Non si può dire di conoscere un fatto solo per sentito dire o dalla televisione. Il giudizio, pertanto, sarà entro questo limite. È possibile farlo in questo modo, ma senza andare oltre. Purtroppo, tanta gente va oltre e offre giudizi estremistici o semplicistici, senza vie di mezzo.

La storia di Jim Morrison

L’ispirazione per questo articolo mi è venuta pensando a Jim Morrison. Da un lato, abbiamo lo schieramento di chi lo bolla come uno sbandato che ha avuto quello che si è meritato. Dall’altro lato, abbiamo chi, invece, lo considera una leggenda. Beh, innanzitutto, chiarisco che non è di musica che voglio parlare. I The Doors possono piacere o no (molte canzoni sono belle). La domanda è: chi ha ragione tra le due parti? Beh, nessuno dei due. Spiego perché.

È vero, Morrison è morto in conseguenza ai suoi eccessi. Non rappresentava un esempio di persona equilibrata, contrariamente agli Iron Maiden. In questo senso, nessun genitore vorrebbe che un figlio segua le orme di chi, di fatto, si è suicidato. Tuttavia, è dovere della nostra società comprendere quello che girava nella testa di Morrison, cioè quello che lo ha spinto a diventare uno sbandato. Troppo facile prendere una persona come lui e imbottirlo di farmaci, perché ciò significa negare le responsabilità a monte. Genetica? Troppo semplicistico. La genetica non determina se sei uno sbandato. Esistono dei geni che, in risposta all’ambiente, possono portare a problemi come le dipendenze o la depressione. Ma non c’è un gene che ti dice che sarai depresso o alcolizzato. Scientificamente, è una falsità. Uno degli eventi che hanno contribuito a formare la personalità di Morrison è un’esperienza di morte vissuta all’età di 4 anni. Lui stesso lo racconta:

La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all’alba, e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un’altra macchina o non so cosa, ma c’erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi… ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati… io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento… penso davvero che in quel momento l’anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi. È qualcosa che ha un significato profondo per me.

Tra l’altro, Morrison, agli inizi, era una persona intelligente e andava bene a scuola. Non è stato da sempre uno sbandato puro. Ribelle sì, ma è una cosa diversa. Solo in seguito i voti sono calati. Qualcuno ha mai provato a domandarsi perché? Non è un modo per compatire e giustificare quello che ha fatto in seguito. L’insegnamento è che, se un genitore vuole che il figlio sia meno predisposto ad avere alcuni problemi, gli deve spiegare sulla vita. Non può educarlo a fatine, cicogne, rose e fiori. Ecco perché non condivido assolutamente la maniacale censura di alcune serie televisive. D’accordo, ci sono serie che è meglio evitare di far vedere ai bambini, ma se arriviamo a mettere il parental control ad NCIS qualcosa non va. Così come c’è qualcosa che non va se ci si scandalizza perché, in Buffy o altri programmi televisivi, ci sono coppie di omosessuali. Si potrebbero fare parecchi esempi, il tutto per dire che ci vuole una continua comunicazione tra genitori e figli. Poi, dopo che questa comunicazione è mancata, ci si stupisce se il figlio si caccia nei guai. Vedi il caso di Finnegan Elder. Non dico nulla dal punto di vista della morte del carabiniere. Sotto questo aspetto, si può dire tutto o nulla. Ecco dove sta il giudizio rispetto al pregiudizio. Non so e non metto becco. Finnegan Elder ha tutto il diritto di sostenere la sua tesi per difendersi, così come l’accusa di sostenere la sua. Ciò che è evidente è che, comunque, Finnegan Elder non è uno stinco di santo. Questo è un dato di fatto, come testimoniano i conoscenti. La madre cade dal pero su questo suo lato… evidentemente, non ha imparato a conoscere suo figlio ed è mancata la comunicazione reciproca. Quanto detto su Jim Morrison vale anche l’altro celebre suicida della musica: Kurt Cobain. Cobain, al pari di Morrison, non è di certo un tipo da emulare, ma provare a comprendere il suo animo regala delle sorprese e delle utili chiavi di lettura per la vita. Vedi anche su Marco Pantani.

Notate come, su Finnegan Elder, non emetta né una colpevolezza né una innocenza, nonostante quanto raccontato dai media e nonostante diversa gente abbia già la sentenza pronta (Salvini in primis come a solito, mi raccomando). Vorrei che il concetto fosse chiaro. Sì, è vero, Finnegan Elder è uno sbandato, ma bisogna evitare di emettere giudizi su cose che non si sanno. Bisogna imparare ad approfondire. Se manca l’opportunità di approfondire, è meglio fermarsi prima. Finnegan Elder dice che voleva difendersi? L’accusa fa notare che ha riempito di pugnalate il carabiniere. Ma Finnegan non dice una cosa falsa. Se la sua mente era alterata (dalla droga o da altro), può benissimo sostenere che avergli inflitto così tante coltellate era un modo per essere sicuro di aver scampato il pericolo. So che molti di voi si scandalizzeranno, ma è ciò che avviene anche in molti film per essere sicuri che il mostro di turno è veramente morto. Chi dice che Finnegan non l’abbia vista in questo modo? Non lo sappiamo, ma è plausibile e, se uno ha le prove, ha tutto il diritto di sostenere una teoria simile. Per quanto sia scandalosa, è verosimile. A mio parere, è molto più scandaloso sancire, da parte di un tribunale, che uno stupro non è credibile perché la vittima è reputata brutta…

L’insegnamento

In sintesi:

non è sbagliato giudicare, ma avere pregiudizi.

Non abbiate paura ad avere un giudizio. Se è sbagliato, è da intelligenti correggerlo, ma fatevi la vostra idea. Chi dice che non giudica mai gli altri sta dicendo una cosa piuttosto falsa. Tutti, nel bene o nel male, in qualche modo, giudichiamo. Tuttavia, evitate di cedere alla malattia di essere giudici della società. Mi vengono in mente quelli che danno della poco di buono a una ragazza che è stata stuprata, giusto per il fatto che si ubriacava o aveva la minigonna. A prescindere dal fatto che uno stupro è sempre uno stupro, e come tale va duramente condannato, magari dietro a quegli atteggiamenti c’è dell’altro che questa gente non conosce affatto. Quella persona può essere alcolizzata, ma anche sensibile e intelligente. Imparate a vedere anche voi la vita in questo modo. Abbiate un giudizio, ma flessibile, sotto diversi punti di vista. Non abbiate giudizi sempre ferrei. Non stiamo parlando di dire se la Terra è piatta o rotonda, perché su questo è evidente che la Terra non sia piatta (*). Ragionate e utilizzate una mente scientifica, ma con buon senso e sensibilità.

* In realtà, la Terra non è nemmeno rotonda, bensì un geoide.

Se fate caso, spesso nel sito ho criticato l’Europa o paesi come la Francia, la Germania (nel problema dei migranti) e l’Inghilterra. Al contempo, però, ho pesato le critiche accanto agli aspetti positivi, da cui gli italiani dovrebbero imparare parecchio. Non ho fatto come gli italiani sulla difensiva che criticano gli altri paesi e non si guardano allo specchio. Ho riconosciuto che anche gli americani tante qualità positive, nonostante soffrano la diffusione delle armi o dell’obesità. Ma non dimentichiamo gli Hutu e i Tutsi in Ruanda, che si sono massacrati a vicenda per decenni e ora, seppur con difficoltà, si sono riappacificati. Nell’articolo sull’immigrazione e i migranti, ho raccontato la loro storia perché è stato fatto qualcosa che, in occidente, tanta gente non comprende. Così come è un errore dare la colpa solo ai giovani se sono tonti e mandano allo sbando il paese (vedi su analfabetismo matematico, sull’imparare divertendosi e perché siamo allo sbando). E potremmo dire anche sull’alcol e il binge drinking e via dicendo su innumerevoli argomenti.

Un altro esempio di come bisogna assicurarsi di essere informati prima di dire qualcosa? Eugenia Cooney. La ragazza, classe 1994, appare visibilmente troppo magra nelle foto, a tal punto da essere additata come anoressica. Molte sono state le petizioni per bannarla dai social network. Eugenia ha ricevuto molte critiche e molti insulti per via della sua magrezza. Lei, d’altro canto, non ha mai ammesso chiaramente di avere disturbi alimentari. Le si può credere? Risposta: sì! Esiste una malattia, la lipodistrofia, che provoca una magrezza estrema. In Italia ci sono circa 200 casi e le donne vengono colpite maggiormente da questa malattia. Quindi, è una malattia poco comune, ma i casi non sono neanche 1 su milione. E se Eugenia Cooney avesse questa malattia? Non ci è dato sapere e non si possono fare ipotesi basate sul nulla. Inoltre, se si guarda bene a quello che propone sui social network, Eugenia mostra una spiccata dote creativa. Ha talento artistico e non diffonde mai messaggi pro ana. E, se devo essere onesto, vedo molti più messaggi deleteri sul peso in alcuni forum di obesi che cercano di dimagrire! La cosa da comprendere è che bisogna evitare di avere una sentenza senza aver approfondito. Sarò ripetitivo ma, come si dice, repetitia iuvant.

Keeper of the Seven Keys (Helloween)

Canzone: Keeper of the Seven Keys
Artista: Helloween
Album: Keeper of the Seven Keys – Part II (1988)

Una canzone che ci vorrebbe proprio per questi tempi di cattivismo. Già la prima strofa ci fa capire cosa vuole trasmetterci Weikath (chitarrista e autore del testo). L’espressione “fai che le persone incrocino le mani tra di loro e riempano i loro cuori di verità” mette già i brividi. Perfetta sintesi tra parole e musica. A volte, la difficoltà sta nel comprendere che sono pur sempre tedeschi, quindi può scapparci un’incomprensione. Ad esempio, il primo bridge (si dice così) può far pensare male. Weikath vuole semplicemente metterci in guardia dall’odio, perché l’odio porta le persone a dimenticare ciò che siamo stati. Poi va beh, il bridge si chiude con la tipica espressione di uccidere Satana che non vuole che siamo ciò che vogliamo. Sappiamoli capire. Weikath all’epoca aveva 26 anni, l’album è un  capolavoro e ci stanno queste goliardate che non sminuiscono affatto il brano (musicalmente e liricamente, si intende). Sarà banale il concetto di lotta tra luce e malvagio, ma soo le parole usate a rendere bellissima questa canzone. Il ritornello è ovviamente un capolavoro, quindi vi riporto il testo in modo che potrete leggerlo con le vostre personali sfumature.

Testo

Make the people
hold each other’s hands
and fill their hearts with truth
you made up your mind
so do as divinedPut on your armour
ragged after fights
hold up your sword
you’re leaving the light
make yourself ready
for the lords of the dark
they’ll watch your way
so be cautious, quiet and hark

You hear them whispering
in the crowns of the trees
you’re whirling ‘round
but your eyes don’t agree
will ‘o’ the wisps
misguiding your path
you can’t throw a curse
without takin’ their wrath

Watch out for the seas of hatred and sin
or all us people forget what we’ve been
our only hope’s your victory
kill that satan who won’t let us be–kill!

You’re the keeper of the seven keys
that lock up the seven seas
and the seer of visions sais before he went blind
hide them from demons and rescue mankind
or the world we’re all in will soon be sold
to the thone of the evil payed with Lucifer’s gold

You can feel cold sweat
running down your neck
and the dwarfs of falseness
throw mud at your back

Guided by spells
of the old seer’s hand
you’re suffering pain
only steel can stand

Stay well on your way and follow the sign
fulfull your own promise and do what’s divined
the seven seas are far away
placed in the valley of dust heat and sway

You’re the keeper of the seven keys
that lock up the seven seas
and the seer of visions said before he went blind
hide them from demons and rescue mankind
or the world we’re all in will soon be sold
to the throne of the evil payed with Lucifer’s gold

Throw the first key into the sea of hate
[Solo: Mike/Kai]
throw the second key into the sea of fear
throw the third key into the sea of senselessness
and make the people hold each other’s hands
the fourth key belongs into the sea of greed
and the fifth into the sea of ignorance
Disease, disease, disease my friend
for this whole world’s in devil’s hand
Disease, disease, disease my friend
throw the key or you may die

On a mound at the shore of the last sea
he is sitting, fixing your sight
with his high iron voice causing sickness
he is playing you out with delight
man who do you just think you are?
a silly bum with seven stars
don’t throw the key or you will see
dimensions cruel as they can be
don’t let him suck off your power
throw the key. . .!An earthquake, squirting fire, bursting ground
Satan’s screaming, and earth swallowing him away!

You’re the keeper of the seven keys
you locked up the seven seas
and the seer of visions can now rest in peace
there ain’t no more demons and no more disease
and, mankind, live up, you’re free again
yes the tyrant is dead, he is gone, overthrown
you have given our souls back to light

Perché è bello scrivere

Tempo fa, avevo raccontato di frequentare alcuni forum dedicati alla scrittura. Avevo anche spiegato di essermene allontanato, perché erano ambienti morbosamente alla ricerca di applausi o di un editore (che avrebbero anche pagato, pur di venire pubblicati).

Stavolta, non voglio impuntarmi su quei forum, quanto piuttosto dirvi perché ritengo che sia bello scrivere. In breve:

scrivere è una forma artistica che ci permette di liberare ed esprimere una parte di noi stessi.

Fin qui, in tanti condivideranno. Altri contesteranno che è impossibile che tutto di noi venga fuori e ci sarà qualcosa di distorto, sempre e comunque. Ci sta e non lo nego. Fatto sta che lo scopo dello scrivere è questo. Ma se scrivessimo solo ed esclusivamente per noi, tenendo tutto nel cassetto, credo che non avrebbe senso. Ci dev’essere un lettore (o spettatore). Questi lettori entrano intimamente nel nostro mondo. Condividono con noi quelle emozioni. Ci ringraziano di averli smossi in qualcosa o per qualcosa e noi che scriviamo li ringraziamo per aver compreso o accettato un nostro aspetto. Sarà un amico, sarà la madre, sarà il fidanzato. Non importa chi. Lo scopo dell’avere il lettore rimane ancorato qui.

Dove sta la differenza con chi scrive per gli applausi o per essere pubblicato? Che la scrittura avviene “a prescindere”. Il pubblico ci può essere o no, ma siamo già contenti di averlo fatto. D’altronde, qualcuno diceva che, se solo una vecchietta o un cane leggesse il suo libro, sarebbe andato bene lo stesso.

È un po’ come quando parlo spesso di corsa. Quando volete migliorare la prestazione, non dovete farlo per un agonismo esasperato. Non lo dovete fare per vincere un salame scaduto a una gara. Lo dovete fare perché questo vi permetterà di divertirvi fino alla vecchiaia. Se cercate il successo fin dai primi anni, il successo vi corroderà, con il rischio di farvi mollare. Nella corsa è l’infortunio, nella scrittura è la crisi di nervi. Tutto questo lo dico da amante della scienza perché, come dice il mio amico Richard Feynman, la scienza fa apprezzare di più l’arte, non il contrario!

Tuttavia, per fare quello che ho detto finora, vi invito a non stare chini sulla scrivania, ma ad uscire fuori a vivere. Vivete, anziché rintanarvi. Viaggiate, vedete posti. Innamoratevi, soffrite e siate felici. Sbagliate e imparate. Mi viene in mente Foscolo. La produzione di Foscolo è ampia, ma anche paradossalmente inferiore a quella di altri. Evidentemente, a Foscolo piaceva di più litigare con chi gli capitava…

Attenzione, non sto negando che non bisogna essere pubblicati. Ci sono scrittori, come Stephen King o la Rowling, che sarebbe un crimine non pubblicare. Ma non partite con l’obiettivo di questo successo. Probabilmente non avverrà. La scrittura non si basa sulla ricerca del successo, esattamente come tutto il resto nella vita. Vedi la corsa e lo sport in generale, che mi piace usare come metafore. E nemmeno bisogna ricercare la perfezione stilistica, perché quello che conta è avere qualcosa da dire. Mi ricordo un sito dove si diceva come scrivere, ma gli esempi di racconti facevano schifo (per usare un eufemismo). Certo, non è che bisogna scrivere come Moccia ma, insomma, ci siamo intesi.

Ah, finora ho parlato di scrittura. Ma quanto detto vale per ogni forma di arte, che sia musica, teatro o scultura ecc.

Perché è così importante la memoria

Negli ultimi tempi, il presidente Mattarella ha parlato spesso del ricordo come valore del paese. Ma cosa vuole davvero esprimere? Beh, innanzitutto, l’ha fatto per combattere la violenza del recente sovranismo europeo o del nazifascismo tornato in voga. Cosa può fare la memoria? Ah, la memoria può fare tantissimo. Molte problematiche sulla mancanza di memoria le ho scritte nell’articolo sull’olocausto ebreo, che porta con sé parecchie conseguenze inimmaginabili e variegate di cui noi europei, per ignoranza o dolo, conosciamo solo parzialmente. Vedi anche sullo scenario del Vicino Oriente.

Per quanto riguarda noi europei, la mancanza di memoria diffonde sempre di più il più becero sovranismo di individui come Orban e Salvini. Ecco perché è importante la memoria. Non me voglia Barbero, che personalmente seguo sempre e, ogni volta in cui lo vedo, pendo dalle sue labbra perché ha una capacità eccezionale di narrare la storia. In questo caso, intendo la memoria di ciò che più ci tocca. Alcuni canali televisivi propongono documentari molto interessanti, diversi dal solito, mostrando sfumature poco note delle due grandi guerre. Altri, purtroppo, a causa dell’attuale governo, hanno suscitato polemiche per aver fatto un servizio che inneggia il duce (scritto volutamente in minuscolo). Molta colpa di quello che sta avvenendo è della scuola, che tratta questi argomenti all’acqua di rose. L’avevo già detto in altri articoli e lo ripeto adesso, affinché il concetto sia chiaro. Si perde molto tempo su altri argomenti di storia, ma poi si tratta la seconda guerra mondiale come qualcosa da finire in fretta e furia perché è una pagina troppo oscura della storia recente. E la seconda guerra mondiale è importante, perché ci tocca da vicino, indirettamente o indirettamente. Oltre al fatto che, in quel periodo dell’anno scolastico, spesso si avvicinano gli esami e la seconda guerra mondiale sembra d’impiccio. Inutile dire che:

la memoria esiste quando qualcuno ce la trasmette!

Se nessuno trasmette la memoria, la memoria, a mano a mano, si perde. E se la memoria si perde, non c’è modo di contrastare le derive cattive. Vedi tutti quei balordi di Casapound o Forza Nuova o tutti quegli pseudo-fascisti della Lega che credono in bufale come che all’epoca di Mussolini non c’era la mafia e i treni erano puntuali. Gente che, tra l’alto, crede che siano gli immigrati a stuprare. Sì, andatelo a dire alla 36enne di Viterbo, a cui è stato detto di stare zitta perché tanto non l’avrebbe sentita nessuno. Il loro slogan, eppure, è sempre stato “difendila”. Le loro sono tutte bufale, colossali, belle e grosse. Ma bisogna dire queste cose e ci dev’essere un’interazione reciproca tra canali media, educazione familiare e scuola. Altrimenti, lo sciovinismo prenderà sempre più piede. Bisogna imparare a dire che Mussolini non è diventato razzista nel 1938 con le legge razziali, ma che era già uno psicopatico assetato di potere, a cui non fregava nulla di mandare gli italiani al macello. E non gliene fregava nulla di inflazionare la Lira per una ridicola e folle politica di autarchia.

Sì, vero, ci sarà sempre chi dice che “Mussolini ha fatto anche bene”. Mica lo nego. Anche un Saddam Hussein ha fatto del bene. Chiunque è capace di fare qualcosa di bene. In questo bene, però, di certo non ci sono le pensioni, perché esse sono nate prima, nel 1919. Le pensioni sociali, come le conosciamo oggi, sono nate addirittura nel 1969. Mussolini era morto da 24 anni! Semmai, possiamo dire che è stata fatta una discreta (ma dispendiosa) campagna di bonifica. Ma, anche qui, non sono sicuro che sia sta una buona idea, perché ha messo in testa agli italiani che, più si cementifica, più otteniamo progresso. Il che, come dice anche l’esperto Mario Tozzi, è più che fasullo. In Florida, nessuno si mette in testa di bonificare le Everglades, così come nessuno lo vuole fare per l’Atchafalaya in Louisiana. Non avrebbe senso. Ci hanno provato, ma non ha funzionato perché hanno un ruolo ecologico. In Italia no, Mussolini ci dice che bisogna bonificare tutto e costruire le città fantasma o coprire con il cemento. Assurdo.

In sintesi, quando Mattarella parla di memoria, ha ragione. Ma deve dirlo su qualcosa di specifico e che ci tocchi nei tempi più recenti. Personalmente, grazie ancora una volta a Barbero, mi sono appassionato al Medioevo, che è un’epoca storica, in proporzione, molto più moderno di quello di oggi. Nel discorso di Mattarella, tuttavia, c’è tutta una serie di meccanismi che deve coinvolgere la scuola, le famiglie, i media, i politici e le istituzioni in generale. L’obiettivo è che l’ondata di sciovninismo venga ricacciato indietro per evitare una nuova guerra. Guerra che, localmente, sta già avvenendo! Dal Donbass in Ucraina-Russia alla primavera araba, dalla Libia al Sud del Sudan, fino a tutti i quei paesi in cui non c’è ufficialmente la guerra ma ci sono persecuzioni e stupri di guerriglia. Ecco a cosa serve la memoria.

Aggiungo un’altra cosa sulla memoria. Sapere la storia è importante. È fondamentale che alcuni episodi non vengano mai dimenticati, per permettere alle future generazioni di non commettere gli stessi errori. Ma la memoria non deve sfociare nell’ammorbamento. Cosa intendo dire? L’ho spiegato nell’articolo sull’immigrazione (che ho linkato prima), quando parlo di come gli Hutu e i Tutsi, in Ruanda, si sono riappacificati.

Selvaggio a chi?

Due documentari, uno fotocopia dell’altro, ma molto interessanti. Mi riferisco a “Selvagghi a chi?” (il titolo dell’articolo), in lingua originale Meet the Natives e di produzione britannica. L’altro è “Esplorazioni al contrario”, di produzione francese. La serie britannica ha 3 puntate, mentre quella francese ne ha 2. L’idea di questi due documentari, divisi a puntate e quindi serie, è originale. Anziché essere noi occidentali ad andare in luoghi sperduti e selvaggi, sono loro a venire da noi. È un modo davvero geniale di guardarci attraverso l’esterno, offrendo un nuovo punto di vista. Lo stile dei due documentari è quello tipicamente britannico: divertente, a tratti frivolo, ma con ricchi spunti di riflessione e insegnamenti. Se non ci fosse quel lato divertente, sicuramente non sarebbe la stessa cosa e lo spettatore si annoierebbe. Ma questo è lo stile britannico. Ed è uno stile che fa risultare tutto onesto e spiazzante allo stesso tempo. La serie britannica ha cinque protagonisti provenienti dalle Vanuatu, precisamente dal villaggio di Tanna: Albi, Posen, Joel, Yapa e Jimmy Joseph. Quest’ultimo è il narratore. La serie francese vede, invece, due protagonisti della Papua Nuova Guinea: Polobi e Mundeya. Le provenienze non sono casuali, perché sono correlate ai paesi in cui i protagonisti fanno visita. Le due serie differiscono per le trame, che vi lascio scoprire con la visione per apprezzare meglio i contenuti.

È sempre interessante fare il parallelismo con l’Italia. Da noi, Ulisse è ormai diventato così “chic” da far mancare i contenuti rispetto ad anni fa. Ma il peggio del trash è forse Geo, che quotidianamente trasmette servizi di luoghi sperduti e isolati per farci vedere come, lì, sia tutto naturale, felice e spensierato. Una visione decisamente idealizzata per fare un eufemismo. Per inciso, ai tempi della Colò, Geo era davvero istruttivo. I due documentari francese e britannico ribaltano le situazioni e ci mostrano come siamo. Il loro punto di vista è efficace, perché riesce ad essere distaccato attraverso quel carattere ingenuo e disincantato, ma anche critico e preoccupato. Vi riporto alcuni spunti che i sette “avventurieri” ci propongono. Non rivelo chi ha detto cosa. Bisogna vedere le due serie! Quello che mi preme ora è evidenziare come, pur non avendo la nostra conoscenza, riescono a individuare benissimo i meccanismi della società cosiddetta occidentale.

Sistema fiscale – Da loro, non esistono persone particolarmente ricche, ma nemmeno povere. È la riforma fiscale, che crea disparità tra poveri che diventano sempre più poveri e super ricchi che diventano sempre più ricchi. Già in questo articolo ho fatto notare come solo gli scandinavi abbiano una riforma fiscale efficace. Spesso, si parla di flat tax. Ma flat tax per chi? Per i super ricchi, ovviamente. Le aliquote attuali provocano disparità sociale. Poi arriva il Salvini di turno che propone la flat tax, ignorando che una società egualitaria si deve basare sulla limitazione del profitto eccessivo. Non è sbagliato guadagnare. È sbagliato guadagnare troppo! E intanto c’è chi dorme per strada, sotto lo sguardo degli altri che se ne fregano, come se tutto fosse addirittura “giusto”. Ovviamente, loro non hanno idea di cosa sia una flat tax, però notano che c’è questa disparità tra poveri e ricchi. Una disparità così scioccante ai loro occhi tanto quanto per noi è crudelmente normale.

Lavoro – Incredibile ma vero, i “nativi” hanno compreso quanto sia sbagliata la nostra visione del lavoro. Loro ci dicono che non andiamo a visitare i vecchi perché temiamo di perdere il lavoro. Però andiamo a lavorare e guadagniamo i soldi per pagare gli ospizi per i vecchi. In un modo o nell’altro, si pensa solo al lavoro. Ed è un circolo vizioso, un “cane che si morde la coda”. Anche io ho sempre sostenuto che dobbiamo cambiare il concetto di lavoro. Loro lo hanno capito subito, dimostrando di avere più spirito critico di noi perché non hanno i nostri condizionamenti.

Felicità – Girando per le strade che pullulano di traffico e gente che cammina, loro ci fanno notare che non sorridiamo mai. Loro sorridono e noi non accenniamo minimamente a ricambiare. Camminiamo dritti e ignoriamo tutti gli altri. Oppure al mattino ce la facciamo ad augurare un “buon giorno”, ma al ritorno a casa non spicciamo una parola. E loro si chiedono, giustamente, che senso abbia vivere così. Abbiamo i comfort e la tecnologia, ma non abbiamo migliorato la qualità della vita e non siamo felici.

Non me ne vogliate per avere usato i termini “loro” e “noi”. Non ho usato questi termini per vederli come estranei, anzi. I termini sono stati usati per focalizzare di più il parallelismo e mettere sotto critica (positiva o meno che sia) il nostro modo di essere.

Contrariamente ai servizi sui luoghi imbucati di Geo, l’intento dei produttori britannici e francesi non è quello di spingerci a vivere nella foresta senza tecnologia e senza nulla. Non avrebbe senso e sarebbe assurdo. Lo scopo è farci riflettere su alcuni valori a cui non prestiamo attenzione o che abbiamo dimenticato. Riflettere sull’insensatezza di alcuni comportamenti, che trovano forse l’esempio emblematico nel non sapere nemmeno perché ci uccidiamo e facciamo la guerra. Loro dicono che smettono appena muore qualcuno, mentre noi continuiamo in mezzo ai morti. Ecco perché “selvaggio a chi?” Loro non hanno la tecnologia e la medicina con cui noi abbiamo aumentato l’aspettativa di vita. Ma quello che abbiamo non serve se non siamo felici, se soffriamo la sedentarietà e il cattivo stile di vita. Non serve se ci facciamo la guerra, se ci sono senzatetto che dormono per strada nell’indifferenza. Mi sa tanto che i veri selvaggi, alla fine, siamo noi.

Come gli inglesi dominano ancora mezzo mondo

Rime of the Ancient Mariner (Iron Maiden)

Canzone: Rime of the Ancient Mariner
Artista: Iron Maiden
Album: Powerslave (1984)

Un esempio di come sia sbagliato associare il metal alla figura dello sbandato. Anzi, è un perfetto esempio di come il metal ci possa allargare gli orizzonti letterari. La canzone, infatti, deriva dall’omonimo componimento letterario di Samuel Taylor Coleridge. Praticamente, si tratta di un riassunto dell’opera dello scrittore originario del Devon. Quello che colpisce è che, nonostante sia un riassunto, è come se i versi fossero davvero scritti da Coleridge anziché dagli Iron Maiden. La cultura e la sportività di degli Iron Maiden sono ormai due loro qualità riconosciute e, in questa canzone, la prima si riconosce bene. Il fine morale di Rime of the Ancient Mariner può sembrare banale, dato che si basa sul principio di rispettare ogni creatura vivente, che sia un albatros o un serpente. Tuttavia, al giorno d’oggi non credo che sia così scontato trasmettere questo insegnamento. Basta guardare come la gente riduce le panchine anche se, tre centimetri, c’è un cestino. In sede live, Bruce Dickinson ha scherzato su questa mancanza di rispetto. “Questo è ciò che non dovete fare se un uccello vi scagazza in testa!” è la frase pronunciata durante alcuni live. Il riferimento è al fatto che, nell’opera di Coleridge, il marinaio uccide l’albatros “senza motivo”. E l’albatros si vendica! Insomma, anche in chiave ironica, è una canzone bellissima, dotata di una poeticità che gli amanti dell’inglese potranno apprezzare sicuramente. Ovviamente, l’invito è quello di leggersi l’opera integrale! Alcune espressioni, come quando i membri dell’equipaggio “cadono uno per volta”, mettono i brividi. O quando viene descritta la scena in cui stanno morendo di sete, eppure l’acqua di mare li circonda dovunque. L’acqua è lì, ma non si può bere. Le due scene sono descritte con gli stessi versi di Coleridge. Poesia pura, appunto. E tremenda, tremenda vendetta della natura quando non viene rispettata. Infine c’è il finale, che è una chiara invettiva contro l’ipocrisia della religione (per inciso, Coleridge era cristiano, ma detestava gli ipocriti!).

Testo

Hear the rime of the ancient mariner
See his eye as he stops one of three
Mesmerises one of the wedding guests
Stay here and listen to the nightmares of the sea.

And the music plays on, as the bride passes by
Caught by his spell and the mariner tells his tale

Driven south to the land of the snow and ice
To a place where nobody’s been
Through the snow fog flies on the albatross
Hailed in god’s name, hoping good luck it brings

And the ship sails on, back to the north
Through the fog and ice and the albatross follows on

The mariner kills the bird of good omen
His shipmates cry against what he’s done
But when the fog clears, they justify him
And make themselves a part of the crime

Sailing on and on and north across the sea
Sailing on and on and north ‘til all is calm

The albatross begins with it’s vengeance
A terrible curse a thirst has begun
His shipmates blame bad luck on the mariner
About his neck, the dead bird is hung

And the curse goes on and on at sea
And the curse goes on and on for them and me

“Day after day, day after day,
we stuck nor breath nor motion
As idle as a painted ship upon a painted ocean
Water, water everywhere and
all the boards did shrink
Water, water everywhere nor any drop to drink”

There calls the mariner
There comes a ship over the line
But how can she sail with no wind in her sails and no tide

See… onward she comes
Onward she nears out of the sun
See, she has no crew
She has no life, wait but here’s two

Death and she life in death,
They throw their dice for the crew
She wins the mariner and he belongs to her now
Then… crew one by one
They drop down dead, two hundred men
She… she, life in death.
She lets him live, her chosen one

“One after one by the star dogged moon,
Too quick for groan or sigh
Each turned his facce with a ghastly pang
And cursed me with his eye
Four times fifty living men
(And I heard nor sigh nor groan)
With heavy thump, a lifeless lump,
They dropped down one by one”

The curse it lives on in their eyes
The mariner wished he’d die
Along with the sea creatures
But they lived on, so did he

And by the light of the moon
He prays for their beauty not doom
With heart he blesses them
God’s creatures all of them too

Then the spell starts to break
The albatross falls from his neck
Sinks down like lead into the sea
Then down in falls comes the rain

Hear the groans of the long dead seamen
See them stir and they start to rise
Bodies lifted by good spirits
None of them speak and they’re lifelesss in their eyes

And revenge is still sought, penance starts again
Cast into a trance and the nightmare carries on

Now the curse is finally lifted
And the mariner sights his home
Spirits go fromhe long dead bodies
Form their own light and the mariner’s left alone

And then a boat came sailing towards him
It was a joy he could not believe
The pilot’s boat, his son and the hermit,
Penance of life will fall onto him

And the ship sinks like lead into the sea
And the hermit shrieves the mariner of his sins

The mariner’s bound to tell of his story
To tell this tale wherever he goes
To teach god’s word by his own example
That we must love all things thaat God made

And the wedding guest’s a sad and wiser man
And the tale goes on and on and on

Wild Frank e i piccoli, grandi problemi quotidiani

Ogni tanto, la televisione offre qualcosa di buono anche in questa epoca di fake news di governo. Mi ha molto colpito il programma Wild Frank, che vede come protagonista lo spagnolo Frank Cuesta. Cosa mi ha colpito di Cuesta? Sembrerà banale, ma tutto si riassume in un concetto: la semplicità. È proprio questo che fa riflettere sui problemi che la gente vive quotidianamente. Si può pensare che vita quotidiana e documentario naturalistico non c’entrino, ma non è così. Frank Cuesta non è straordinario perché va in cerca del mamba nero, lo tiene in mano e lo bacia (!). Questa è effettivamente roba da suonati. E lui stesso ammette di essere suonato per far capire che, nella vita, comunque non bisogna prendersi troppo sul serio o prendere troppo seriamente un problema. Notate la differenza tra Cuesta e altri naturalisti che ci hanno lasciato le penne. Questi ultimi, anche involontariamente, hanno agito come se l’uomo fosse capace di dominare la natura. Cuesta, invece, spesso si rende ridicolo e, cercando di mimare i gesti degli animali, vuole convincere un gruppo di rinoceronti che è troppo cretino per attaccarlo! È comico a vederlo, ma è questo che lo fa uscire dai guai. Non ha la pretesa di dominare la natura, bensì la rispetta umilmente. Pensate che non c’entri con quello che accade comunemente? Non direi. Episodi come il crollo del ponte di Genova o le alluvioni di questi ultimi anni (dovute al surriscaldamento globale) sono il risultato di un uomo che vuole dominare sulla natura, arricchendosi e consumando il suolo oltre misura, anziché adattarsi e rispettarla. Ed è questo che rende straordinario quello che fa Cuesta. Frank ci fa apprezzare la semplicità del vivere, anziché rimuginare su quello che non va bene delle nostre giornate. Andiamo a lavoro ogni giorno e siamo costretti a stare a contatto con colleghi e superiori incapaci o violenti. Bene, allora cambia lavoro, no? E già qui la gente inizia a dire che no, non è così semplice, che non si può capire la situazione ecc. Oppure prendiamo un brutto voto a scuola e ci disperiamo perché, cresciuti in un ambiente di competitività, ci sentiamo dei falliti. Non è così che deve funzionare la scuola. La scuola serve per imparare a vivere, non a prendere il bel voto per far felice la propria o l’altrui autostima. Oppure dovremmo pensare meno all’avere sempre maniacalmente in ordine la casa. Non c’è tempo per pensare troppo a pulire la casa se hai una vita piena di oggetti d’amore. Insomma, dovremmo imparare a dare la giusta priorità alle cose, coltivando i sentimenti semplici e profondi. Ed è importante avere degli ideali, perché molti problemi di violenza e degrado a cui stiamo assistendo deriva anche dalla mancanza di ideali veri e solidi. Difendere l’ambiente vuol dire che si ha a cuore qualcosa di importante che influisce nella nostra vita, sia direttamente che indirettamente. Cuesta ci trasmette questo valore. E ci riesce bene perché non la butta sul serioso, ma con una personalità simpatica e divertente (facendo cose da suonato, appunto). Difendere l’ambiente, come ho già spiegato altre volte, non è l’utopia di chi si batte per l’albero ignoto dell’Amazzonia. Vuol dire agire, nella vita di tutti i giorni, per il bene proprio e della comunità. Nessun politico che promuove le “grandi opere” ha ideali per il benessere dell’uomo.

Ma penso anche alla salute e ai problemi della vecchiaia. Ti stanno a dire che c’è altro, che il lavoro toglie tempo, che c’è anche la famiglia. Così si accetta di avere quei 3-4 kg di troppo, specialmente superati i 30 anni. Non solo, quei 3-4 kg diventano addirittura un vanto. A mano a mano, quei 3-4 kg diventano 10 kg e arrivano i primi problemi di salute. Però niente, per lo sport non c’era tempo, non c’è e non ci sarà (vedi “Difficoltà nella programmazione sportiva?“). Tanto, quando si è vecchi, è normale essere moribondi! Ma anche chi fa sport, spesso, si pone troppi problemi laddove tutto è molto più soft. Fa freddino, siamo sui 10 °C. E vedi i runner che escono con calzamaglia, pantaloncini sopra la calzamaglia, passamontagna (ho approfondito meglio su come correre in inverno). E invece vedi Frank sempre in giro con i pantaloncini e il cappellino anche con il freddo! Per molti, se arriviamo a 0 °C, non se ne parla proprio di uscire, anche se ciò può voler dire saltare giorni e giorni di allenamento. Viceversa per l’estate. Insomma, in inverno no perché fa freddo, l’estate no perché fa caldo, l’autunno no perché piove e nemmeno la primavera perché c’è il polline. E allora, quando si va a correre? Mai, ovviamente. O, al massimo, solo per il jogging dopo le abbuffate festive.

Ho detto dello sport ed è un tipo di argomento. Si può parlare di un argomento completamente diverso. Che dire, ad esempio, dell’immigrazione? Sono più che d’accordo che il terrorismo islamico sia un problema serio, che dev’essere duramente combattuto. Quando però sento gente come Salvini che attribuisce i problemi di sicurezza ai “negozietti etnici”, rimango perplesso. Purtroppo, al giorno d’oggi c’è ancora tanta gente che discrimina per il colore della pelle (ma poi dice di no, ovviamente). Vedi anche l’articolo sul razzismo. Gente che non comprende che, fra 200 anni, saremo così mischiati che il concetto odierno di “razza” sarà scomparso. L’uomo si è sempre evoluto così, emigrando e mischiandosi. L’homo sapiens proveniva dell’Africa, poi è giunto in Europa e si adatto al clima freddo (diventando bianco). E si è mischiato con il Neanderthal. Il nostro è un pianeta grande e bellissimo, ma è anche piccolo rispetto a tutto l’universo. Siamo noi che troviamo e ci inventiamo problemi o guerre per sentirci importanti o potenti. Il punto è che questo è il modo sbagliato per darci valore. Il discorso è allargabile ad altre forme di discriminazione. Nella nostra italica società bigotta, ancora in tanti credono che l’uomo abbia il suo lavoro e la donna il suo in casa. Poi guardi guardi Wild Frank e vedi delle donne guerrigliere che combattono contro i bracconieri, uscendo dai pregiudizi e dalle differenze di genere sessuale. E, incredibile ma vero, Frank, con la sua simpatia, riesce addirittura a farle sorridere! Far sorridere gente che non è di certo abituata a farlo per motivi intuibili. Sì, un sorriso sincero strappato in questo modo è un successo ben maggiore di tutte quelle boiate su PIL a zero virgola, spread ecc dei vari politicanti da quattro soldi (di destra o di sinistra che siano).

E quando vedo Cuesta che mangia noodles bolliti alla buona da un pentolino sotto il cielo buio e stellato dell’Africa, mi sovvengono in mente tutti quelli che aspettano mezz’ora solo per entrare in un ristorante. O a quelli che, per farsi la birra al sabato sera (e a me la birra piace, sia chiaro!), a malapena riescono a muoversi in mezzo alla massa o a parlare con il vicino per via del baccano. Tutto ciò è tipico di persone povere d’animo, senza veri oggetti d’amore, che hanno bisogno di passare il tempo in attesa della fine dei loro giorni. Basta molto meno di quello che pensiamo per vivere davvero da leggenda. Per Frank è un pentolino di noodles peggio del cibo da mensa a lavoro, mentre è distratto da uno scorpione con cui si diverte a giocare. Io provo le sue stesse emozioni quando vedo dei fossili di foraminieferi nelle vicine rocce dei monti lombardi che i più non sanno nemmeno cosa siano. Non c’è stato bisogno di andare in Africa a provare queste emozioni. Sono emozioni che trovo qui vicino, ma le trovo allo stesso modo di Cuesta. Siamo ormai così assuefatti dai social network e dall’apparenza che ci siamo dimenticati come essere veri e semplici. Dovunque si vada, vogliamo a tutti i costi apparire e pubblichiamo selfie per metterci in mostra. Fatevi un giro sulla Gazzetta dello Sport e vedrete come le Leotta, i Cristiano Ronaldo o le Giorgia Rossi di turno non possono fare a meno di apparire anche quando dicono di no. E Frank Cuesta che fa, invece? Lui se ne sta in pantaloncini corti, cappellino e ciabatte rosa! Non serve altro, ma solo l’amore per ciò che si fa.

Sì, lo so. Ci sarà sempre qualcuno che mi dirà: e allora perché non te ne vai pure tu in Africa con Cuesta? Basta vedere gli insulti che ha ricevuto Silvia Romano nell’episodio del suo rapimento e, purtroppo, non rimango sorpreso di una simile aggressività. Ecco, è proprio questo tipo di soggetti che è incapace di migliorare la propria vita. L’ho appena detto. Non si tratta di andare in Africa o in Thailandia a fare i suonati come Frank Cuesta, bensì di dare importanza a ciò che davvero conta nella vita. L’universo è troppo vasto per preoccuparsi di alcune sciocchezze che, al confronto, appaiono come un misero brufolo. Dovremmo imparare ad andare oltre, anziché vedere sempre problemi e impedimenti. E se anche i problemi non ci sono, siamo abituati a inventarceli! Ci inventiamo i problemi e ci inventiamo i nemici. È esattamente lo stesso discorso che ho fatto su Chris McCandless. Non serve allontanarsi dalla civiltà per trovare la via della felicità. Siamo noi che, quotidianamente, anche andando a lavoro, dobbiamo saper riscoprire quei valori di semplicità e capacità di amare che migliorano noi e chi ci sta accanto.

Moon Day, che cosa davvero ci lascia esistenzialmente?
Selvaggio a chi?

Jihad (Slayer)

Canzone: Jihad
Artista: Slayer
Album: Christ Illusion (2006)

Questa è la tipica canzone che fa degli Slayer una band di successo. Nonostante siano politicamente scorretti e provocatori, riescono anche a far riflettere su quello che viviamo nella nostra società. Qui si parla di terrorismo islamico e viene descritto il punto di vista di un estremista islamico. Non si può dire che sia un testo di eccezionale poesia. C’è molta rabbia nelle atmosfere e nelle melodie, com’è nello stile del thrash metal dei vecchi tempi. Ma è proprio questa durezza che ci fa riflettere e vedere un problema attuale sotto un diverso punto di vista. Hanneman e Araya (gli autori del testo) non emettono giudizi. Non dicono se sia giusto o sbagliato, ma fanno il tentativo di immedesimarsi in coloro che, invocando Dio e la religione, compiono stragi e attentati. Io aggiungo che è interessante far notare come non sia direttamente menzionato l’Islam, cosa che rende il punto di vista del testo applicabile a quello che erano i cristiani stessi durante le guerre sante del medioevo. C’è anche un documentario di Rai Storia, presentato dal professor Barbero, che mette in evidenza questa analogia, arrivando a dire che islamici e cristiani si odiavano (e odiano?) proprio perché sono simili. Gli Slayer sono stati criticati per questa canzone (a dire il vero, gli Slayer vengono criticati per almeno una decina di canzoni). Qui sta il loro successo. Non c’è nessun incitamento al terrorismo islamico, ma hanno capito che il buonismo o il politicamente corretto non ci porta a riflettere sui problemi. Tant’è vero che King asserisce che “noi siamo gli Slayer e dobbiamo essere diversi”.

Testo

I have witnessed your death
I’ve see it many times
Your tortured screams
Your decrypted little mind
A father’s son
With pathetic eyes that bleed
Twins in the end
Begin and let the brothers fall

I will see you burned alive
Screaming for your God
I will watch you die again for him

God won’t touch what I’ve done
He cries upon my feet
A privilege pain
Beneath buried are your dead
On splintered bones I walk
Sifting through the blood
Besieged in fear
Await the coming of the God

I will watch you die again for him

Blood is raining downward
The stain reflects the sun
Conquer divide within
Terrorize the mind
I have seen the end it’s yours
Rosary in hand
Your selfish flesh it melts
Spilling from the sky

I will see you burn alive
Screaming for your God
I will watch you die

This is God’s War
God’s War
This is God’s War
God’s War

War of holy principles
I’m seeking God’s help in your destruction
Slit the throat of heaven man
And let his blood dilute the water
Bury your dead

Fuck your God erase his name
A lady weeps insanewith sorrow
I’ll take his tower from the world
You’re fuckin’ raped upon your deathbed

This is God’s War
God’s War
This is God’s War
God’s War
Fucking Holy War

Be optimistic, happy and calm
Show no fear or anxiety
Smile at the face of God
And your reward will be eternity
Holy warriors
Your patience will be justified
Everything is for him
You must not comfort the animal before you kill it
Strike as champions at the heart of the nonbelievers
Strike above the neck and at all extremities
For it’s a point of no return for almighty God
God will give victory to his faithful servant
When you reach ground zero you will have killed the enemy
The great Satan

One Rode to Asa Bay (Bathory)

Canzone: One Rode to Asa Bay
Artista: Bathory
Album: Hammerheart (1990)

Va premesso che il testo sembra un po’ una traduzione dallo svedese. Allo stesso tempo, però, la narrazione è molto poetica ed evocativa. Nonostante il genere estremo della band (o di Quorthon, visto che faceva quasi tutto lui), non c’è nessuna volgarità nel testo. Anzi, a mente aperta ci si lascia trascinare dal racconto. La tematica è la cristianizzazione dei popoli scandinavi e spiega, tra l’altro, perché in quei paesi il cristianesimo è diverso rispetto a quello da noi. Ha infatti più elementi pagani, che non sono mai stati sradicati del tutto e, anzi, sono ancora forti nella tradizione. Questo dovrebbe far riflettere coloro che credono che esista una sola religione “vera”. Quorthon descrive bene la contraddizione della religione cristiana che, arrivata in Scandinavia per salvare tutti, reagiva con violenza verso chi non si convertiva. Diciamo che c’è un po’ di mitizzazione sulle violenze dei “conquistatori” cristiani in Scandinavia (non erano i conquistadores spagnoli nell’America latina, per intenderci), ma si comprende come viene vissuta la conversione dalla parte opposta. Quello che è vero è che comunque si parlava di salvezza, ma poi la fede non portava la gloria come gli dei scandinavi, bensì sudore, fatica e sofferenza. Ed ecco l’incoerenza, perché Odino offriva la gloria, un posto nel Valhalla. Il cristianesimo offriva la salvezza attraverso la conversione e il battesimo, ma era una religione con tanti divieti e bigottismo.

Testo

One man rode the way through the woods
Down to Asa bay
Where dragon ships had sailed to sea
More times than one could say
To see with own eyes the wonder
People told of from man to man
The God of all almightyness
Had arrived from a foreign land

The rumours told of a man
Who had come from the other side the seas
Carrying gold cross around neck in chain
And spoke in strange tongue of peace
He had come with strange men in armour
Dressed in purple shirts and lace
Smelling not of beer but flowers
And with no hair in face

And the bold man carrying cross
Had told all one of Asa bay
The God of all man woman child had come
To them all save
And to thank Lord of Heaven
One should build to God a house
And to save one’s soul from Hell
One should be baptised and say vows

A man of pride with the Hammer told new God
To build his house on own
And spoke loud of the Gods of their fathers
Not too long time gone
The rumours said the man with a beard like fire
And the Hammer in chain
By men in armour silenced was and by
Their swords was slain

Those who did not pay the one coin
Of four to man of new God
Whipped was twenty and put in chains then locked
By their neck to the log (To the log…)
And so all of Asa bay did build
A house of the cross
Every hour of daylight they did sweat
Limbs ached because faith does cost

And on the day two hundred
There it stood white to the sky
The house of the God of the cross
Big enough to take two dragon ships inside
And all of Asa bay did watch
The wonder raise to the sky
Now must the God of the cross be pleased
And satisfied

Just outside the circle of the crowd
One old man did stand
He looked across the waters
And blotted the sun out of his eyes with one hand
And his old eyes could almost see
The dragon ships set sail
And his old ears could almost hear
Men of great numbers call out Oden’s hail

And though he did know already
Though he turned face towards sky
And whispered silent words forgotten
Spoken only way up high
Now this house of a foreign God does stand
Now must they leave us alone
Still he heard from somewhere in the woods
Old crow of wisdom say
“People of Asa land, it’s only just begun”