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Commedie per aspiranti stalker e violenza sulle donne

Avrei potuto intitolare questo articolo con il titolo “Violenza sulle donne”, senza la prima parte, ingraziandomi così la parte femminista dei lettori. Ma sarebbe stato fuorviante. È sicuramente corretto sensibilizzare sul problema e discuterne. Ma come al solito, i media trattano sempre i problemi in modo sciatto e superficiale. Nessun media infatti ha voluto realmente scendere, incredibilmente, nella causa che fa scaturire la violenza sulle donne. Si fanno slogan, su Facebook ognuno posta messaggi di sensibilizzazione. Si invita a denunciare la violenza, ad aprirsi. Ma nessun media, e dico davvero nessuno, è andato alla causa del problema. Prendete le seguenti frasi:

– “Senza di te, non vivo”;
– “Sei tutta la mia vita”.

Bene, se il vostro partner vi dice cose del genere preoccupatevi! È quindi chiaro dove sta l’ingranaggio guasto: nella nostra società, è presente una concezione patologica dell’amore. La frase giusta dovrebbe invece essere qualcosa del genere:

– “Tu migliori la qualità della mia vita; prima ero felice, ma con te lo sono di più!”

Oppure, se si era immaturi e il partner ha aperto gli occhi, si potrebbe dire “una volta non capivo molte cose, ma adesso mi hai migliorato”.

Vedi anche su “Essere ‘profiler’ nella vita quotidiana“. Le frasi soprastanti esprimono concetti notevolmente, nettamente, diversi! Se uno dice che non vive senza la sua ragazza, è facile intuire che, nel momento in cui viene lasciato, possa reagire uccidendola! Sì, qualcuno controbatterà dicendo che, ad esempio, la pornografia non necessariamente istiga allo stupro. Verissimo, ma c’è una differenza sostanziale: l’amore malato viene proprio incentivato nella nostra società, la pornografia decisamente no! In TV girano continuamente film “sentimentali” dove l’uomo si inginocchia davanti alla donna chiedendole di sposarlo con in mano il costosissimo anello. O basta pensare alle tipiche commedie all’italiana dove la lezione di vita dice che in amore si soffre e bisogna saper perdonare, che si deve scendere a compromessi per non rovinare un matrimonio. E un sacco di altre idiozie colossali del genere che non finiscono più. In pochi riflettono su tutto quello che non va in questi gesti e in queste espressioni. Tutti pronti a immolarsi per amore, a compiere gesti estremi, ed è tutto visto addirittura come normale o incoraggiato. E ci stupiamo se poi qualcuno arriva a uccidere? Ipocrisia pura! La violenza sulle donne viene interpretata in modo riduttivo. Se ne fa un gran parlare, ma si dicono anche un sacco di sciocchezze o mezze verità. Perché evidentemente dire davvero la verità non conviene. L’immaginario della violenza sulle donne, per molti, è ancora quello del marito che picchia la moglie, cosa che di fatto avviene, certo, ma solo nei paesi meno avanzati come quelli islamici o al sud Italia (intendo come statistica, sia chiaro). La verità è invece ben più vasta e drammatica! Ci sono programmi che trattano l’argomento violenza sulle donne (vedi “Amore criminale”). Programmi che drammatizzano molto le storie e attirano, ma poi si trascura tutta una serie di dinamiche che sono ben più comuni di quello che si crede. Si descrivono queste storie come qualcosa di terribile, e lo sono, ma come se fosse distante dalla vita quotidiana. Nulla di più falso!

Trovate romantico l’uomo che si inginocchia davanti alla donna chiedendole di sposarlo? A me un uomo del genere fa pena, è uno che non sa vivere e che non ha dignità. E un uomo che non ha dignità per se stesso non sa averla nemmeno per gli altri, compresa la partner. Ma cosa vuol dire inginocchiarsi davanti a qualcuno? Mi inginocchio davanti a te, cioè rimetto la mia vita a te. Benissimo, quindi se mi molli, visto che viene meno ciò che dà senso a tutta la mia vita, ti ammazzo!

Autosufficienza ed emancipazione

Sarà spiacevole da dire, e sicuramente le Asia Argento di turno mi criticheranno. Ma purtroppo, il problema è che spesso sono le stesse donne ad essere attratte dalla “variante” malata dell’amore (mi viene davvero arduo usare la parola “amore”, perdonate). Sono donne che vivono con il mito del principe azzurro, bello ed elegante sul cavallo bianco, e invece finiscono per essere vittime di questo stesso ideale e degli uomini sbagliati. Bisogna insegnare alle donne non a diffidare degli uomini, al contrario di ciò che fanno diversi movimenti femministi, ma a saper essere autosufficienti e a non sentirsi senza valore se non si sposano o se non hanno in generale un partner. La capacità di amore è globale e non bisogna limitare la felicità al solo amore di coppia e tutto il resto è al massimo secondario. Questo sì che sarebbe un grandissimo progresso, per tutti e non solo per le donne. E invece no, purtroppo mi è capitato di confrontarmi con donne che hanno subito violenze e che però continuavano imperterrite a credere nell’ideale del principe azzurro e della felicità nell’amore di coppia. E quindi, senza tutto questo, erano sempre infelici, con un vuoto dentro, ma allo stesso tempo anche facilmente predisposte a incontrare l’uomo violento (di nuovo). In questo, sicuramente c’è un concorso di colpa. Non c’è concorso di colpa nell’essere uccisi da un uomo da cui ci si è già allontanati non appena questi dimostra comportamenti sospetti. Questo è bene chiarirlo. Vedi in merito alle frasi di prima, o anche gli scatti di gelosia. Già, la gelosia… chi crede che la gelosia sia segno d’amore non ha assolutamente capito nulla! Ecco, però, sicuramente c’è un concorso di colpa quando, pur con questi “indizi”, si continua la relazione anziché staccarsi. Ma allora ritorniamo sempre lì: occorre spiegare alle donne, fin da bambine, che è importante ottenere la propria indipendenza, piuttosto che accasarsi e farsi mantenere dal marito! Una volta, avevo discusso con una ragazza che difendeva i pari diritti delle donne, ma poi pretendeva che fosse sempre l’uomo a prendere l’iniziativa, ad aprire lo sportello della macchina. Che senso ha parlare di pari diritti delle donne quando poi, per comodo o condizionamento, è sempre in qualche modo l’uomo a “dover” essere la figura dominante? Quindi, sveglia, finiamola con i messaggini d’amore delle commediucole italiane, o con i “grandi classici” che si concludono con il lieto fine dopo il gran gesto finale dell’uomo. Il danno che fa questo tipo di condizionamento è ENORME, ma non si ha il coraggio di dirlo. E invece no, anche i giocattoli per bambini condizionano già le bambine, con le bambole, a calarsi nel ruolo di mogli e madri. Il che non è di per sé un male, ma quando rispecchia una via prestabilita del ruolo della donna nella società è sbagliato. Questo spiega perché, anche se in aumento, la violenza delle donne sugli uomini (sì, esiste anche la controparte, ma non se ne parla) è sempre statisticamente inferiore. Le donne crescono più inibite a causa dei condizionamenti, quindi diventano più inclini ad essere vittime dell’uomo violento rispetto all’opposto. Tra l’altro, è lo stesso motivo per cui le donne tendono di più ai disturbi alimentari piuttosto che a problemi più “maschili” (sì, ci sono anche anoressici maschi).

Per approfondimenti sui meccanismi della dipendenza affettiva, vedi anche il relativo articolo.

Se non ci fossero le avances, ci estingueremmo!

Visto che fa parte di me andare controcorrente, andiamo fino in fondo. Con il caso Weinstein, si è scatenata una specie di caccia ai molestatori (ho avuto l’istinto di dire caccia alle streghe, ma forse qualche femminista mi avrebbe accusato di sessismo). Tutti vengono accusati, sotto il tag “me too”. Nessuno si salva, in pratica si dovrebbe creare il tag “siamo tutti molestatori” o qualcosa del genere. Per legge, la molestia viene identificata come un gesto per petulanza o per altro biasimevole motivo che riconduca alla petulanza. Quindi, potrà anche essere riprovevole, un uomo che chiede a una donna se vuole fare sesso non è una molestia, ma lo diventa se l’azione viene ripetuta, sfociando magari in vero e proprio stalking. Le Asia Argento vedono molestie dovunque. Se un regista dice a un’attrice che, per recitare in un film, deve andarci a letto, si può sempre rifiutare, ma diventa stupro se il regista insiste e si prende con la forza quello che vuole. Se l’attrice ci va a letto, non c’è nessun reato. È una libera scelta dell’attrice, non c’è costrizione né nulla. Da notare come in molti non avrebbero da ridire se la medesima richiesta viene fatta da una donna manager nei confronti di un giovane che vuole fare carriera. Le Hope Solo (che ha accusato Blatter) e le Asia Argento scatenano un vero e proprio razzismo sessuale. Il loro intento non è quello di rendere le donne consapevoli e tenerle alla larga dagli uomini violenti, ma indurre una sorta di isteria contro gli uomini. Per carità, non nego che possono essere persone che hanno avuto brutte esperienze, ma vediamo anche di mantenere la giusta misura. Che poi, se i diritti delle donne devono essere rappresentati da chi ha dovuto risarcire un minorenne per molestie sessuali (la Argento), non ci siamo proprio. Mi viene in mente un episodio di Special Victims Unit, che a quanto pare è geniale nella sua verosimiglianza. Nell’episodio, c’era un pedofilo che partecipava pubblicamente alla lotta contro la pedofilia, ma rivelandosi lui stesso un pedofilo!

Ah, dimenticavo. Per chi contesta il titoletto sulle avances, sappiate che ho riportato il pensiero di Catherine Deneuve. Le parole della Deneuve sono le seguenti: “Sì alle avance, espressione della libertà sessuale, no alla caccia alle streghe”. Direte che forse è la Deneuve a essere la traditrice contro i pari diritti delle donne, e invece è in buona compagnia. Dice la Gerini: “Giorni fa un amico, prima di abbracciarmi, mi ha chiesto di firmargli la liberatoria. Scherzava, ma si respira ormai un clima di diffidenza. Lo scandalo Weinstein ha avuto il merito di far scoppiare il bubbone degli abusi e dei ricatti sessuali, ma le giuste proteste femminili rischiano di trasformarsi in una caccia alle streghe che, paradossalmente, indebolisce proprio noi donne”. Non credo che ci sia molto altro da aggiungere, le loro parole spiegano esattamente il mio pensiero. È corretto chiedere giustizia per le vere molestie e gli abusi, ma quando una Hope Solo accusa di molestie per una pacca diventa ridicolo e infama proprio le donne che lottano per la loro libertà e per i loro diritti. Mi viene da fare una provocazione: non è che le Asia Argento o le Hope Solo denunciano di molestie qui e lì perché non hanno le capacità e il fascino di una Deneuve? Non sono la Gerini e la Deneuve a essere “lobotomizzate” (epiteto usato dalla Argento), ma è quel gruppo di attiviste che ha smarrito la ragione. Basta già sottolineare il termine “lobotomizzata” con cui viene definita la Deneuve, rimandando a un rancore non solo verso gli uomini, ma anche verso le donne che la pensano diversamente da loro.

Persino gli americani!

A chi ulteriormente contesta la mia posizione, faccio presente che addirittura quei super religiosi degli americani trattano il problema in modo diretto e ad ampio raggio. Vedi la serie televisiva Special Victims Unit (appartenente franchigia Law & Order). Da un lato, giustamente si punta il dito contro le brutalità degli uomini violenti. Ma dall’altro lato, duramente si evidenzia anche l’incapacità della donna di essere davvero emancipata, continuando a dipendere economicamente ed emotivamente dal partner violento. Questo l’ha capito benissimo una pornostar quale Valentina Nappi che, dietro alle provocazioni che implica il suo tipo di lavoro, pone dei ragionamenti veritieri. In sostanza, se nella società la donna non ha bisogno di dipendere dall’uomo, l’uomo violento non ha senso di esistere. Nei tipici media italiani, credo di non aver mai sentito nessuno dire una cosa del genere. Come può essere che una “svergognata” come la Nappi ci arrivi, mentre ci sono ancora tante donne malate dell’ideale di amore di coppia? E che continuano sempre questa malattia anche dopo una storia di abusi? Com’è possibile che non sappiano ritrovare se stesse, perdonatemi il gioco di parole, ripartendo da se stesse?

Guida per un’alimentazione di qualità

Come ho spiegato nell’articolo “La dieta perfetta non esiste!“, è inutile sperare che una corretta alimentazione ci faccia andare in paradiso. È ridicolo e non ha senso. È invece più importante evitare di fare errori e le carenze (tutto spiegato nell’articolo appena linkato). Io di base sostengo che è meglio mangiare pane e formaggio tutti piuttosto che complicarsi la vita con le manie. In questo articolo voglio spiegare come non scegliere male gli alimenti, per avere un comportamento nella spesa che ci porti a essere consapevoli di quello che mangiamo ma senza sfociare in posizioni tipicamente maniacali. Gli alimenti che dovremmo limitare drasticamente, o addirittura bandire, sono quelli che contengono sostanze obiettivamente nocive o che sono di scarsa qualità. La scarsa qualità non è sinonimo di nocività, però è bene rammentare che potremmo fare scelte migliori. La regola principale è la solita:

è la dose che fa il veleno!

Nel senso che un conto è cucinare occasionalmente un primo piatto con pancetta che ha nitriti, un altro è mangiare quotidianamente biscotti a colazione, panino con mortadella a pranzo, merendine, pizza ecc. Posta quindi la regola sulla dose che fa il veleno, ecco le 8 direttive su cui basare una spesa etica, affinché essa sia davvero consapevole e responsabile.

1) Nitriti e nitrati
I nitriti (E249, E250) sono stati unanimemente riconosciuti come cancerogeni. Sono prevalentemente contenuti nei salumi e nella carne conservata. Si salvano pochi marchi, come ad esempio il crudo di San Daniele e quello di Parma per quanto riguarda il prosciutto crudo, più altri marchi di nicchia che vanno scoperti da zona a zona. I nitrati (E251, E252) di per sé non fanno male come i nitriti, tranne se quando vengono sottoposti a calore o esposti all’aria. Ergo, se una pancetta non contiene nitriti (praticamente mai!), ma i nitrati sì, non è una buona scelta. I nitriti aumentano la probabilità di cancro al colon-retto, allo stomaco e all’esofago. Inoltre, riducono anche le funzionalità respiratorie. La cosa agghiacciante è che i nitriti vengono usati anche per fissare il colore (quel rosso intenso che all’occhio piace…). La dose giornaliera di nitriti che si può considerare sicura è di 0.06 mg/kg al giorno. Vuol dire meno di 4 mg per un soggetto di 60 kg. Se noi consideriamo che un normale salume può avere 5 mg di nitriti per 100 g, è facile comprendere che questa categoria di alimenti sia a rischio. Se il consumo è sporadico, non corriamo rischio, ma l’invito è cercare di acquistare il meno possibile questi prodotti. Dall’altro, però, non vorrei che la cancerogenicità dei nitriti fosse sovrastimata. Ho chiarito tutto in questo articolo. Personalmente, ritengo che il motivo principale per bandire i nitriti sia di carattere etico. La situazione più deleteria è con prodotti come il salame e la bresaola, perché abbiamo il micidiale “combo” del tanto sale più i nitriti. Oggigiorno, vengono proposti nel mercato alcuni salumi senza nitriti nella categoria della mortadella e del prosciutto cotto. Purtroppo, poiché la quantità di sale è più bassa rispetto a un San Daniele o Parma crudo, in un modo o nell’altro sono sempre presenti i nitriti. È una specie di paradosso. Se non si usano i nitriti, si dovrà abbondare con il sale per la conservazione e, se non si usa troppo sale, si dovranno usare i nitriti. Tant’è vero che, anche se non ci crederete, per legge il prosciutto cotto è solo quello con nitriti. In quelli senza, che usano diciture diverse per scavalcare le leggi, si usano gli estratti vegetali o i brevetti sono segreti, rendendo la produzione ignota. Questi prodotti, in più, costano tanto, spesso non meno di 40 €/kg. Personalmente, non acquisterei una mortadella o un cotto della Naturals dalla consistenza plasticosa, fatta con metodi di produzione non chiari o che contengono nitriti in altri modi cosiddetti “naturali”. Sono prodotti che, poi, vengono venduti a un prezzo molto alto. La soluzione migliore è ridurre il consumo dei salumi e cercare fonti di proteine più efficaci.

2) Metabisolfiti
Sono anch’essi cancerogeni. Sono naturalmente contenuti nel vino, ma vengono anche usati come conservante per prodotti ittici, specialmente i gamberetti. Trovare dei gamberetti surgelati senza metabisolfiti è raro. Qualcosa si trova, ma magari con un quantitativo eccessivo di sale (cosa che, per un surgelato, non ha senso!). Il discorso dei metabisolfiti è interessante, perché fa capire che un alimento ipocalorico o dietetico non è affatto sinonimo di garanzia. I gamberetti vengono demonizzati per il contenuto di colesterolo, ma il colesterolo non c’entra un bel niente. I gamberetti sono alimenti di scarsa qualità perché vengono trattati in modo poco genuino, non per il colesterolo.

3) Polifosfati
Sono contenuti nel prosciutto cotto o in tanti prodotti da forno come brioche e biscotti. La sigla che li contraddistingue sono E450, E451, E452. Servono per “gonfiare” un prodotto a tutto vantaggio dell’azienda che risparmia nei costi di produzione. Inoltre, i polifosfati riducono l’assorbimento di alcuni minerali, tra cui soprattutto il calcio di cui già è facile essere carenti.

4) Zuccheri aggiunti
Gli zuccheri di per sé non sono affatto il male assoluto come vogliono farci credere gli alternativi (vedi “I dolci causano dipendenza e fanno male?“). Il cervello stesso si nutre di glucosio! Tuttavia, è anche vero che lo zucchero viene spesso usato per “sofisticare” un prodotto scarso. Attenzione quindi ai legumi in scatola (sì, avete capito bene, la vostra scatola di piselli in scatola può essere a rischio!) o alle marmellate. Le marmellate di ottima qualità hanno il 40% di zuccheri (ottima la gamma Fiordifrutta della Rigoni di Asiago), al limite il 50% (a percentuale inferiore diventa un’altra cosa…). Purtroppo la maggior parte delle marmellate in commercio ha il 60% o più di zucchero, cioè in pratica vi mangiate zucchero al sapore di frutta!

5) Dolcificanti
Anche qui, i dolcificanti vengono usati non tanto perché servono davvero, ma perché, spesso in prodotti poveri di grassi, c’è bisogno di rendere l’alimento dal gusto più attraente. Anche se in realtà il gusto non viene mai davvero migliorato! Se ogni tanto volete bervi una bibita con aspartame, ci sta se davvero non vi schifa, ma assolutamente da bandire gli yogurt magri o qualunque dolce con dolcificante. Ho visto purtroppo cose davvero assurde, come la “cioccolata” calda fatta con latte scremato e, appunto, dolcificante. Oppure anche torte con aspartame al posto del normale zucchero. Mai più obbrobri del genere!

6) Etichette ingannevoli
Da quando abbiamo superato la fame del dopoguerra, la nostra spesa al supermercato è diventata più fobica. Diffidate di etichette e slogan che propongono dei presunti plus. Presunti plus che però nascondono cose ben peggiori. Vedi la classica dicitura “no olio di palma”. Sì, non c’è l’olio di palma, ma poi ci mettono grassi ben peggiori! Per fare la scelta opportuna, valutate il prodotto senza il presunto plus. Scoprirete che è meglio lasciarlo lì! Altre diciture ingannevoli sono ad esempio “80% latte”, “tutto frutta”, “meno grassi”. Alla fine si scopre che metà del latte è in polvere, che la frutta è solo il 20-30% e che ci sono meno grassi, sì, ma ci sono anche polifosfati e nitriti. Il principio delle etichette ingannevoli si basa su un benefit dietetico decantato a caratteri cubitali, ma che in realtà vuole mascherare altre porcherie più gravi.

7) Lista degli additivi troppo lunga
È normale ad esempio utilizzare addensanti o la lecitina di soia come emulsionante (vedi mousse, cioccolato). Moltissimi additivi sono del tutto innocui (salvo casi di allergia), come ad esempio il gluconato ferroso come conservante nelle olive nere o il carbonato di magnesio come anti-agglomerante. Ma anche, a discapito della terrificante nomenclatura, i mono e i digliceridi degli acidi grassi. Tuttavia, alcune aziende usano così tanti additivi da snaturare il prodotto. Alcuni additivi devono invece essere banditi per la loro pericolosità, come l’acido ortofosforico di alcune barrette. Capite bene cosa significa il discorso. Se io prendo un ripieno di tortellini, è normale che vengano usati tanti ingredienti. Quello che non è normale è avere una lista dove gli additivi ricoprono una parte rilevante degli ingredienti! Fate sempre attenzione anche a come vengono riportati gli additivi. È infatti facile mascherare quell’unico additivo nocivo in mezzo a tanti altri innocui: è un trucco scorretto molto adoperato! Attenti, però, a non farvi fregare dalle diciture anche all’inverso. Ad esempio, a volte leggerete l’ingrediente del destrosio. Ebbene, il destrosio altro non è che il glucosio, ma in una forma diversa (per la precisione, dicesi enantiomeri). Il problema non è del destrosio o del glucosio, ma nella bontà di un’azienda di rispettare la qualità. Se ci sono troppi ingredienti “estranei”, evitate. Il problema non è l’ingrediente singolo, ma il troppo.

8) Qualità della carne
La carne non fa male e non è assolutamente cancerogena (a meno che non contenga nitriti e, se cotta, anche i nitrati). Nemmeno quella rossa tanto demonizzata e potete anche mangiare 100 g di carne al giorno. È però vero che ci sono alcuni tipi di carne a rischio ormoni e medicinali. Di solito è la carne più magra ad esserlo, quindi pollame e vitello. Il vitello andrebbe proprio bandito del tutto dall’alimentazione, poiché le condizioni dell’animale sono spesso infime, con una bombatura indicibile di antibiotici e anabolizzanti. È vero, il residuo non c’è nella carne consumata, ma è una questione etica. Mangiare carne NON vuol dire che l’animale dev’essere trattato male! Vale per il pollo, per il vitello, per il tacchino e, spesso, tutti quegli animali considerati dietetici. Bisogna cercare fonti sicure di approvvigionamento. Sono consapevole che non è facile trovare carne di qualità o almeno decente, per svariati discorsi etici e salutistici. Volendo, tuttavia, possiamo metterci un po’ di pazienza e trovare qualcosa. Tra i supermercati, Esselunga è quello che offre la maggior garanzia (vedi la linea della Naturama). Va ammesso che la carne più rischiosa, e quindi tendenzialmente da evitare, è quella del pollo e dei volatili allevati. Tacchino e pollo, anche se piacciono per la magrezza, non dovrebbero essere consumati se non vi è la certezza che l’animale è stato trattato bene. Di solito, si tende a vedere male la carne rossa ma, a parte il vitello, rispetto alla carne cosiddetta magra, si dovrebbe fare il contrario. Strano ma vero, il pollo è una carne di lusso. Un pollo allevato bene, in condizioni salutari, costa! Il discorso sulla carne è importante anche in termini di risparmio economico. Inoltre, non sono convinto che rivolgersi ai produttori locali sia una garanzia a prescindere e, anzi, in questo capisco un po’ i vegetariani e i vegani. Quindi, preferisco dare la priorità al pesce grasso per evitare la carenza di omega-3, mantenendo la carne come alternativa.

Come potete notare, si può mangiare scorrettamente solo scegliendo gli alimenti sbagliati, alimenti che comunque si identificano facilmente. È bene conoscere questi alimenti, ma per evitarli basta un minimo di conoscenza. Non è affatto una cosa difficile né maniacale! Ricordatevi che, se i prodotti sono scarsi e nocivi, boicottandoli potete cambiare il mercato e costringere le aziende ad offrire prodotti migliori. Purtroppo, ancora tanta gente demonizza il fast food, ma si compra il bel salame nazionale con nitriti…

Ovviamente, non dimentichiamo i grassi idrogenati, ma credo che ormai tutti sappiano che i grassi idrogenati devono essere del tutto banditi e il mercato si è adeguato a furia di insistere nel boicottaggio. Oggigiorno esiste la margarina senza grassi idrogenati, ma non ha senso sostituire il burro con una specie di sbobba dalla consistenza di un sapone. È ora di capire che il burro vaccino non fa male, ma sfortunatamente decenni di campagna minacciosa hanno già fatto il danno. Discorso simile per l’olio di palma, su cui si sta facendo una assurda demonizzazione senza capire veramente le cose. E il glutammato? Beh, il glutammato, nonostante tutte le leggende metropolitane che sono girate nei decenni, è un insaporitore come un altro al pari del sale. È contenuto anche nel Parmigiano! Quindi vale solo l’accortezza di capire quando il glutammato sta mascherando un prodotto scarso o no, ma allora questo vale per tantissimi altri prodotti arricchiti con zuccheri e sale comune! Quindi:

non è il glutammato che dev’essere processato, ma il suo utilizzo con ingredienti scarsi!

Il fatto è che non dobbiamo illuderci che, essendo in Italia, tutto ciò che mangiamo è per forza di qualità. Le cose, purtroppo, non stanno così. Molti salumi tradizionali (bresaola, speck, salame ecc) e addirittura il caffè sono scadenti. Non andate a pensare che solo negli States mangiano schifezze, perché fareste un errore. I prodotti di qualità esistono, ma vanno cercati. Si può benissimo ripiegare su prodotti di medio-bassa fascia, ottimi dal punto di vista salutistico, ma si deve stare attenti ai tantissimi prodotti pessimi (anche quelli a marchio DOP e simili!).

Il consiglio

Bisogna tenere a mente che l’industria alimentare non ha interesse a vendere prodotti di qualità, per svariati motivi. I prodotti di qualità richiedono competenza ed esperienza, cose che, spesso, nemmeno il produttore locale possiede. Se anche l’industria alimentare propone prodotti di qualità, se li fa pagare parecchio. Pertanto, il mio consiglio è quello di semplificare la propria dieta. Il problema non è la chimica, bensì il farsi fregare da cibi scadenti fatti passare per buoni, come ad esempio da tanti anni fa la Nutella. Si può benissimo mangiare lo scatolame, ma c’è differenza tra la carne in gelatina e un salmone con acqua e sale (a patto che non sia troppo sale). Se volete fare preparazioni elaborate, potete preparare in anticipo e congelare, ma evitate di acquistare il barattolo di ragù con pochi grammi di carne e chili di sale. Oppure potete fare abbinamenti veloci, come pesce, verdura e pane e via dicendo.

Il caso del pandoro e del panettone

Un esempio di come, partendo da un’etica più consapevole e migliore del consumatore, si costringe anche la produzione a cambiare, è dato dal panettone e del pandoro. Difficilmente vorremmo un pandoro o un panettone senza burro, ma con grassi vegetali! Ne ho dedicato un articolo a sé. Il caso del pandoro e del panettone dovrebbero servire come esempio affinché anche biscotti, merendine e brioche seguano questa linea. Ma tutto parte dall’etica del consumatore!

Le più grandi bufale alimentari

Indice glicemico e irrisione delle calorie

Siamo quasi a fine 2017. Ogni anno esce fuori un nuovo libro con un nuovo metodo di dimagrimento, e così avanti ogni anno. Alla fine, però, ci sono alcuni elementi che continuano a funzionare sempre. Due di questi sono:

– l’indice glicemico;
– l’irrisione delle calorie.

Questo a mio parere è un’altra delle conseguenze dell’analfabetismo matematico della popolazione. Partiamo dall’indice glicemico. Detto in termini spiccioli, l’indice glicemico misura la velocità in cui lo zucchero entra nel sangue. Ecco, e fin qui non c’è nessun male. Vedete come cambia la percezione che uno ha in base a come una cosa viene detta? Non fatevi ingannare! Non c’è nessun effetto negativo o positivo a prescindere nell’indice glicemico. I vari alternativi, vegetariani, fanbenisti ecc invece ti dicono che un alimento ad elevato indice glicemico fa ingrassare. A parte il fatto che ormai sanno quasi tutti che l’indice glicemico dipende anche dal metodo di cottura e dagli abbinamenti, cioè i grassi ad esempio lo abbassano, quello che bisogna considerare è lo scopo che ha l’indice glicemico. In una situazione di riposo, è infatti meglio preferire che gli zuccheri siano rilasciati più lentamente, così da evitare il fatidico “meccanismo perverso dell’insulina” che porta a sentirsi abbioccati e ad avere fame dopo un’ora. Vero, però conta anche QUANTI carboidrati vengono assunti. Assumere 70 g di cereali raffinati è decisamente meglio che assumere 150 g di cereali integrali, a meno che non sia conteggiato nel fabbisogno calorico! Provate a chiedere a chi vende teorie sull’indice glicemico e sulle calorie che non contano, che bisogna mangiare cibi integrali ed evitare i grassi saturi, una cosa di questo tipo: “Ma allora, visto che conta solo l’indice glicemico e che le calorie non contano, posso abbuffarmi di qualunque cibo ‘consentito’?” Ovviamente vi diranno sempre qualcosa del tipo “ma no, comunque ti devi limitare, non è che puoi abbuffarti”. Bingo! Allora le calorie contano eccome! A questo punto i fautori delle calorie che non sono tutte uguali ti dicono che 1000 kcal dalla pizza non sono come 1000 kcal di un alimento “saziante”. Doppio bingo! Allora lo vedi che quello che conta davvero è la densità calorica del piatto, che è una cosa del tutto diversa? La pizza ha infatti 250 kcal/100 g se va bene, mentre un primo piatto ipocalorico con verdure, anche con cereali ad alto indice glicemico, ha 100-120 kcal/100 g. Nel secondo caso mangi di più, mastichi di più, rimani più a tavola e sei più soddisfatto. Anche se hai mangiato carboidrati ad alto indice glicemico! Nel secondo caso lo stomaco non si riempe e mangiare 100 g di pizza è come fare due bocconi, altrimenti si assumono troppe calorie. Non a caso, chi demonizza i carboidrati ad alto indice glicemico, guarda un po’, non demonizza affatto le carote e la zucca che, sì, hanno un indice glicemico elevato. Perché ovviamente non hanno la stessa densità calorica della pizza!

È la solita solfa. Prima si irridono le calorie, ti dicono che le calorie non contano o che le calorie non sono tutte uguali. E alla fine cosa fanno? Ritornano sempre alle calorie! E attraverso restrizioni più o meno dure, attraverso l’uso di capri espiatori (vedi olio di palma, colesterolo o grassi saturi), attraverso discorsi artificiosi e solo in apparenza scientifici, dicendo che contano le combinazioni, dicendo che non siamo tutti uguali e bla bla, riescono a farti mangiare meno calorie. Ma allora perché continuare a vendere tutte queste teorie strampalate e alternative? Evidentemente, appunto, è più facile vendere così. Spiegare che invece bisogna imparare a fare sport, e farlo seriamente, non attirerebbe l’amante del divano che vuole dimagrire e rimanere in salute senza fare troppa fatica. E allora si usano queste strategie per cui sinceramente mi sentirei preso in giro. I carboidrati ad alto indice glicemico sono utilissimi in due particolari situazioni:

– al mattino dopo il digiuno notturno;
dopo un’attività sportiva.

Sono utili al mattino perché chiaramente, dopo il digiuno notturno, bisogna ricaricare le energie e il glicogeno epatico che è stato consumato di notte dormendo. Dopo un’attività sportiva perché l’intervallo ideale per nutrirsi dopo una bella corsa o una pedalata è di un’oretta, e in questa fascia oraria assumere carboidrati ad alto indice glicemico è molto più utile rispetto agli alimenti integrali. Questo anche perché, dopo un allenamento intenso, spesso la fatica è un po’ faticosa e tende ad arrivare tardi. I carboidrati ad alto indice glicemico aiutano in questo senso, cioè a dare una bella “iniezione” di carboidrati! Se fate caso, i promotori dell’indice glicemico si basano sempre su soggetti sedentari, o donne di mezza età che faticano a dimagrire anche con 1300 kcal perché stanno sempre sul divano. Eh, ma allora, caro mio, sei non fai sport sei comunque spacciato! In breve: i carboidrati ad alto indice glicemico non fanno così male come si crede!

Ormai girano un sacco di “teorie” strampalate, scientificamente non verificate. Potremmo dire che il capostipite sia stato Barry Sears, passando per i vari Pierre Dukan, la dieta Mayo, gli slogan ingannevoli di Jillian Michaels ecc. Il problema credo che vada ben al di là del discorso alimentare, motivo per cui vi rimando anche alla sezione sulle bufale per capire di più. Nella nostra società c’è spesso un forte bisogno di farsi guidare, di seguire il santone di turno che ha la bacchetta magica per risolvere i nostri problemi. E così, non riusciamo più a usare la nostra testa, arrivando a credere quasi ciecamente in ideologie che persino il mio gufo riconosce come assurdità.

“Ma le calorie non sono tutte uguali!”

Classico slogan in ambito alternativo, fanbenisti, fitness. Questi nuovi inventori della fisica e della chimica sostengono spesso che le calorie non sono tutte uguali. Ma cosa??? Ma che cavolo stanno dicendo? Come fanno le calorie a non essere tutte uguali? Una caloria è SEMPRE una caloria, perché un’unità di misura è SEMPRE tale! La caloria misura l’energia, in questo caso degli alimenti ingeriti. Vuoi forse dire che 1200 kcal dal pane integrale diventano 1000 kcal o 700 kcal? E che 1200 kcal di un cereale raffinato mettono su ciccia? Alla faccia, questi a quanto pare sono così intelligenti che, dopo secoli di scienza moderna, sono riusciti a dimostrare che il principio di conservazione dell’energia non vale più! Alla faccia, giusto, irridiamo pure Newton ed Einstein già che ci siamo, non solo le calorie! Il punto è che sicuramente l’assimilazione dei macronutrienti è diversa. Carboidrati, proteine e grassi non hanno lo stesso metabolismo. E questo è vero. Ma cosa c’entra questo con le calorie? Se io assumo 1000 kcal dal pane integrale, 1000 kcal rimangono, punto e basta. E se assumo 800 kcal dalla pasta raffinata, 800 kcal rimangono, punto e basta. Da questa cosa NON SI SGARRA! 800 kcal non diventano a piacimento 700 kcal o 900 kcal. Non si può, non esiste! Quello che conta è non sforare dal proprio fabbisogno calorico o diminuirlo se si vuole dimagrire. Ma anche qui, questo non c’entra assolutamente nulla con le calorie che non sono tutte uguali. È una cosa che non ha assolutamente senso. O forse che hanno inventato la molecola del cereale integrale piuttosto che la molecola del cereale raffinato? Ma non esiste una cosa del genere! Follia pura! Per dimagrire, bisogna semplicemente assumere meno calorie, puntando su alimenti sazianti, che è tutt’altra cosa, e imparare a fare sport. Non si scappa. Però, ricordatevelo:

le calorie sono SEMPRE tutte uguali!

Incredibilmente, lo slogan delle “calorie che non sono tutte uguali” fa presa, seppur sia una idiozia colossale. E ci mancherebbe altro, se uno non sa neanche cos’è una caloria, non ha sufficiente spirito critico e frequenta i tipici ambienti fitness ci casca. E anche se la metabolizzazione dei vari nutrienti non è uguale, abbiamo un margine irrilevante in termini globali (una manciata di calorie… hai voglia a dire che dimagrisci così!). Inoltre, quando si dice che un carboidrato ha 4 kcal, si fa sempre una media, che “mediamente”, appunto, funziona per gestire un regime dietetico. Un tal carboidrato può avere 3.7 kcal e un altro carboidrato può avere 4.3 kcal. Ma 3.7 kcal o 4.3 kcal che siano, rimangono SEMPRE 3.7 kcal o 4.3 kcal. L’apporto energetico è SEMPRE quello e NON cambia. Non può essere che cambi, perché stiamo andando a misurare un apporto energetico e un apporto energetico è misurato… non può cambiare a piacimento! Sarebbe come dire che 5 kg non sono 5 kg, ma 3 kg o 6 kg! Quindi, non ha nessun senso stare a distinguere caloria e caloria. Così, anzi, l’alimentazione rischia di diventare molto maniacale. La negazione della frase di cui sopra vuol dire o avere confusione in testa o essere in malafede. Nel primo caso, vi invito alla lettura del mio vademecum per l’alimentazione corretta. Nel secondo caso, non c’è possibilità di dialogo e amen.

Io posso sostenere che ogni macchina è efficiente in modo diverso. È vero, lo dice anche la fisica. Una Ferrari non avrà la stessa efficienza di una Panda. Tutto questo è verissimo. Quando faccio benzina, però, un litro è sempre un litro! Gli alternativi vogliono far passare la “teoria” che non è così, che il modello delle calorie non funziona. Ed è un’assurdità! Semmai cambia la sazietà tra i vari macronutrienti o per via della densità calorica. Ma che c’entra tutto questo? Proprio nulla, cioè non contraddice la validità del modello a calorie. Se anche le proteine inducono una termogenesi più alta rispetto ai carboidrati, complessivamente la differenza è minima. A meno che uno non voglia mangiare solo il pollo per dimagrire…

Il modello a calorie di Atwater

Il fatto è che:

non basta contare le calorie per dimagrire o mantenere il peso!

La frase soprastante significa che possiamo discutere su quale alimento sia più o meno saziante. Possiamo discutere su come cambia tra un piatto di pasta con verdure e uno senza. Su tutto questo possiamo discutere. Ma la calorie sono quelle e non cambiano. Conoscere le calorie non è una condizione sufficiente. È ovvio che dovranno servire altre capacità per gestire una dieta. È ovvio che dovremo imparare a cambiare le abitudini se siamo in sovrappeso. Ma non si può dire che una caloria non è una caloria o che le calorie sono diverse. È una sciocchezza dal punto di vista scientifico. Anche Wilbur Olin Atwater, che ha elaborato il modello delle calorie, sapeva benissimo che noi non siamo una fornace. Sapeva benissimo che le proteine possono avere 3.7 kcal o 4 kcal e qualcosa, che c’è un errore. Sapeva benissimo che l’organismo non assimila il 100% dei nutrienti (*). Ma le calorie restano sempre quelle. Il suo è un modello approssimato (ma non approssimativo!), che funziona come qualunque altro modello fisico. Mi viene da citare la meccanica classica rispetto a quella quantistica. No, non è che abbiamo scoperto la quantistica e la meccanica classica non funziona più. La meccanica classica funziona benissimo per quello che deve servire! Se io cambio lo scenario, devo passare a un altro modello, tutto qui. Nel caso delle calorie, gli errori diventano importanti quando la dieta è fortemente sbilanciata. Ma, anche ammesso questo, una caloria è però sempre una caloria!

* Sarebbe preoccupante se non l’avesse saputo. È una legge fondamentale della termodinamica: non esiste una macchina con il 100% dell’efficienza. Ma questo non vuol dire affatto che le calorie sono diverse!

Atwater ha dedicato la vita al suo modello delle calorie. Ha analizzato migliaia di alimenti e ha capito qual è l’approssimazione che funziona. Purtroppo, oggigiorno arriva il genio o guru di turno che, in un attimo, anche per far colpo e vendere, pretende di cancellare quanto fatto da veri scienziati.

Dimagrire mangiando al McDonald’s

Termino l’articolo con una storia simpatica. Agli inizi degli anni 2000, mi ricordo che alcuni mi parlavano dello pseudo-documentario Super Size Me, in cui il protagonista prende i menù più grandi e ci si sfonda. Ovvia la conseguenza: ha messo su peso e ha sviluppato del problemi di salute! Uno Spurlock all’italiana avrebbe potuto fare la stessa cosa mangiando due pizze ogni giorno più dessert e avrebbe ottenuto la stessa cosa. Ma non è ovvio che, se ti sfondi di cibo fino a vomitare, metti su peso? John Cisna, circa 10 anni dopo Super Size Me, ha fatto esattamente il contrario. Ha mangiato dal McDonald’s per tre mesi a pranzo, colazione e cena, evitando però gli hamburger e le patatine quotidianamente (ha mangiato hamburger e patatine, ma non tutti i giorni). Il risultato, evidentemente, non è ovvio per chi non comprende la “teoria delle calorie”. Cisna è dimagrito di 17 kg (partendo da 130 kg), abbassando i livelli di colesterolo totale da 240 a 170 e riducendo quello cattivo del 34%. Come ha fatto a dimagrire mangiando al McDonald’s? Semplice. Ha messo sotto controllo gli alimenti più calorici, camminando per 45′ al giorno e assumendo non più di 2000 kcal. 2000 kcal, appunto. È la prova che una caloria è sempre una caloria e non esistono calorie “diverse” o quant’altro. Direte che 17 kg sono poca cosa rispetto ai 130 kg di partenza. Ma perché, le diete degli alternativi non fanno la stessa cosa? Poi, possiamo anche dire che gli ingredienti del McDondald’s sono scadenti (e lo sono), ma è un altro discorso.  La simpatica storia di John Cisna che, non a caso, è un professore di scienze, ci dice che le calorie non sono una “bufala”. Quando andavo all’università, io ho fatto non una dieta ipocalorica dal McDonald’s come Cisna, bensì ipercalorica. Era il periodo in cui facevo parecchie gite e mangiavo due pizze intere a fine giornata o 5-6 panini del McDonald’s in una volta. Ed ero capace di ritornare a casa dimagrito!

Le più grandi bufale alimentari

So’ ragazzi… dementi!

Ieri è stata la serata di Halloween e sono uscito ad allenarmi per delle ripetute perché era il giorno già prefissato. Qualcuno immaginerà Halloween stile all’americana, con i bambini che escono di casa travestiti per fare “dolcetto o scherzetto”. Purtroppo le cose stanno diversamente e mi chiedo sempre più spesso quale “destino” abbia il nostro paese. A Modena tre ragazzini minorenni, con la scusa del “dolcetto o scherzetto”, hanno compiuto un furto domestico. Nel mio paese invece sembrava di stare peggio che nei quartieri malfamati di Milano, Roma o Napoli. La cosa è che, appunto, non stiamo parlando di delinquenti stile serial killer, spacciatori o stupratori, ma di ragazzini minorenni, spesso delle scuole medie. 13enni che vanno in giro a rompere bottiglie di birra facendo rischiare agli automobilisti di forare o che non si fanno problemi a scoppiarti un petardo in faccia. E se ammazzano qualcuno, hanno anche il coraggio di dire che è stato uno scherzo. Mi è venuto spontaneo pensare che è tutta marmaglia da mandare a zappare, ma sfortunatamente sono così decerebrati che non sanno neanche cosa sia una zappa. E i genitori dove sono in tutto questo? “Ma sono ragazzi!” Ecco, questa è la tipica risposta che mi sento ripetere. Ma sarà anche perché i genitori di adesso sono quelli più o meno della mia età e che hanno fatto i ribelli tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90. E che pertanto trasmettono la parte peggiore di questa ribellione ai ragazzini di oggi, questi ultimi che poi finiscono per andare in giro da arroganti e deturpando o facendo bullismo, senza avere rispetto per niente e nessuno. Ecco, sicuramente la responsabilità è dei genitori (vedi l’articolo “I bisogni di un figlio e come educarlo“). Gente che dovrebbe aver trasformato la ribellione dell’epoca in un comportamento adulto e maturo, e che invece va in giro con “bigiotteria” da 4 soldi per illudersi di avere ancora 20 anni. Per carità, di per sé nel tatuarsi o nel fare la tinta non c’è nessun male, anzi, i tatuaggi possono davvero essere una forma d’arte. Il problema sta nel come tutto questo viene assimilato, cioè come un pacchiano e ridicolo tentativo di nascondere le rughe dietro chili di trucco. E quindi, alla fine, che messaggi trasmettono ai loro figli? Genitori sbandati e col cervello bacato, figli sbandati e con il cervello bacato. È la stessa cosa che ho spiegato anche sul binge drinking nell’articolo sui danni dell’alcol.

Tuttavia, nonostante la responsabilità dei genitori sia chiara, è anche un errore continuare con questa scusa del “sono ragazzi”. Vedi anche quello che ho scritto nell’articolo “Untori, baby gang e “giornalismo” demenziale“. Nell’articolo appena linkato, spiego che comunque ci sono altri meccanismi, ad esempio la sociopatia, che è più comune di quello che si crede. Il punto è: ma ragazzi che? Hanno 12 anni, alcuni di loro 17 e altri sono appena maggiorenni. Quindi il cervello di capire le cose ce l’hanno! Hanno una testa e sanno bene quello che fanno, ma semplicemente non gliene frega nulla perché così sono stati “educati”. “Educati”, cioè ineducati, a poter fare tutto quello che pare, a non avere rispetto, e a passarla liscia perché “sono ragazzi”. Sì, e poi quando cresceranno diventeranno nel migliore dei casi i tipici neet. Saranno i fannulloni della prossima generazione e faranno andare ancora di più allo sbando il nostro paese. Ci sono dei ragazzini veramente molto stupidi in giro e che vanno praticamente fieri di essere dei totali analfabeti o di non sapere le tabelline, di essere ignoranti in matematica. Nel peggiore dei casi il petardo scoppiato per “divertimento” diventa criminalità più grave. Il petardo diventerà la pistola, la bottiglia rotta per strada diventerà lo stupro. Tutte forme di eccesso di una situazione che è già grave e problematica alla radice. E allora smettiamola, per favore, con l’alibi del “sono ragazzi”. E se pensate che sia eccessivo parlare di fenomeni come lo stupro, beh, aggiornatevi sui fatti di cronaca. Andate a vedervi l’episodio dei turisti polacchi, dove lui è stato malmenato e lei stuprata. Episodio in cui questi ragazzini, non ancora soddisfatti delle loro gesta, hanno violentato anche un trans peruviano. Erano ragazzini, appunto. E per favore, non fatene una questione di stranieri o immigrati, perché se uno non ha imparato il rispetto e la civiltà non l’ha imparato nemmeno se è italiano e infatti la realtà testimonia che sia italiani che stranieri hanno gravi lacune di rispetto e civiltà. Troppo facile dare sempre la colpa allo straniero, cioè la stessa cosa che i nazisti facevano con gli ebrei. I ragazzini che a Roma hanno massacrato un bengalese erano italianissimi, non zingari o romeni. E però, appunto, sempre ragazzini! E che dire delle baby gang? Un’espressione che vuole quasi raddolcire, come a dire sempre che “so’ ragazzi”. Eh no, sono minorenni, sì, ma sono anche criminali e come tali vanno trattati! Che abbiano 15 anni, non cambia assolutamente nulla, perché la ferocia è la stessa degli adulti. Un 15enne che ha il “coraggio” di accoltellare chi è più grande per un cellulare (vedi l’episodio a Napoli di dicembre 2017) non è un bambino che fa la marachella, ma un criminale a tutti gli effetti. E no, le baby gang non sono prerogativa solo del sud, vedi l’episodio della madre aggredita davanti al figlio avvenuto a Grugliasco (provincia di Torino). La “colpa” della donna? Aver detto ai ragazzini di non essere scurrili! Il fenomeno è molto grave, e non deve essere minimizzato. Impariamo a responsabilizzare questi ragazzini. Trattiamoli da adulti, non da incapaci di intendere e di volere. Mettiamoli di fronte alle conseguenze dei loro gesti. Altrimenti andremo sempre, e sempre di più allo sbando. Un ragazzino di 13 o 17 anni sa distinguere il bene dal male. Quando compie un crimine, sa benissimo cosa sta facendo, che sia anche “solo” rubare. Non è un handicappato mentale! È perfettamente dotato della facoltà di intendere e volere. Non stiamo parlando di uno schizofrenico che ha perso le medicine o a cui le medicine non fanno effetto (può succedere). Stiamo parlando di chi non viene mai responsabilizzato per i suoi gravi gesti. È assurdo che un ragazzino che brutalmente dà alle fiamme, stupra o picchia una persona venga considerato come uno che ha solo fatto una marachella. No, non ci siamo.

Il passo dei genitori

Il primo passo sta nei genitori. Sono loro che per primi devono capire che stanno completamente sbagliando con i loro figli. Ah no, dimenticavo. Dimenticavo che da “madri” che si preoccupano di più di andare a farsi la tinta e spettegolare c’è poca maturità da aspettarsi. Così come da questi “padri” che all’epoca erano loro stessi i bulletti o razzisti della scuola. I ragazzini di oggi non hanno fatto altro, se non imparare dai genitori facendo “meglio”. Mi ricordo perfettamente com’erano i miei coetanei. È vero che non c’era ancora il cellulare e si poteva giocare all’aperto trovando un po’ tutti in giro. Non era ancora la vera epoca dei fannulloni senza passioni né nulla. Ma c’era anche una parte marcia che stava “emergendo” in modo preoccupante. L’auspicio è che i genitori che hanno davvero a cuore i loro figli agiscano e si confrontino a vicenda e con gli insegnanti per venirne fuori. Ma non riesco ad essere ottimista, perché spesso chi ha un figlio che sta prendendo cattive strade fin da ragazzino risponde con le tipiche frasi da risentimento, come ad esempio “mio figlio è un bravo ragazzo, “io so cos’è bene per mio figlio”. E tutti gli altri genitori sembrano invece così impotenti, o magari si ritrovano a dover piangere il figlio perché un coetaneo l’ha accoltellato per un cellulare. Vero, non tutti i genitori sono i bulli dell’epoca che trasmettono i loro “insegnamenti” ai figli. Molti genitori sono assenti e non si accorgono di quello che fanno i figli, chi frequentano. Ma allora, che cosa ci stanno a fare? Il lavoro non può essere un alibi. Chi fa il genitore deve saper essere presente, fa parte del suo ruolo. Alcuni di questi genitori si svegliano come d’improvviso, ritrovandosi in un incubo reale e drammatico. Ammettono i loro sbagli, ma ormai il danno è stato fatto. E ammettere di aver sbagliato non cambierà il peso di avere un figlio criminale o assassino. Sì, purtroppo sono pessimista quando si tratta di questi argomenti, ma per me è più realismo che pessimismo quando vedo la media della popolazione. È veramente difficile cambiare qualcosa che nella società è così radicata ed epidemica. Una cosa che però so è che comunque tutto questo di certo non cambierà il tempo che ho da dedicare a ciò che amo, perché probabilmente, giunti a questi livelli, il paese è spacciato e non mi riguarda più.

Una scuola senza valori

Perché nella corsa si usano i minuti al km?

Nei vari articoli in cui parlo di corsa, avrete sicuramente notato che si parla di minuti al chilometro. È la misura di velocità adoperata dei runner. Per i novizi farà sicuramente un po’ strano questa misura della velocità, al pari di come nel ciclismo la prestazione si misura in watt (vedi “Potenza, andature e prestazione nel ciclismo“). Ci tenevo quindi a spiegare perché noi runner parliamo di minuti al chilometro, ad esempio 5’50”/km per un fondo lento, 4’30”/km per la soglia anaerobica ecc.

Comodità nel monitoraggio

Il motivo è molto semplice: è più facile il monitoraggio con il cronometro da polso. Negli ambienti fitness si fa sempre il classico allenamento con il cardio e anche il tapis roulant si regola con una velocità, eventualmente con pendenza. Nel running no, si usa la velocità in minuti al chilometro perché è facile fare i passaggi di un circuito e guardare il cronometro per capire la propria andatura. Se si usasse la velocità in km/h, non sarebbe altrettanto semplice. Ovviamente, bisogna sempre anche imparare ad ascoltare corpo e fiato, ma il riferimento cronometrico è basato sui minuti al chilometro. Sbagliare di 10”/km vuol dire spesso gettare via un allenamento. Nel senso che o diventa deallenante o, se si parte troppo veloci, si finisce inevitabilmente per scoppiare e si deve rallentare o, peggio, terminare la gara strisciando.

A dover di cronaca, il runner usa l’inverso della velocità e non la velocità. Se io dico x’/km, dico un tempo sulla distanza, mentre la velocità è lo spazio sul tempo. 5’/km vuol dire andare a 10 km/h, ma se ho in mano il cronometro è più facile tenere a mente 5’/km.

Certo, capisco che possa sembrare strano, ma lo è solo per chi è alle prime armi o abituato all’ambiente fitness. Imparare a misurare la velocità in minuti al chilometro vuol dire imparare a conoscere un percorso, ad avere dei riferimenti, insomma vuol dire entrare nella profondità delle cose. Chi fa il classico jogging con il walkman non riesce a monitorare allo stesso modo, è distratto, in sostanza corre a casaccio e non ha la più pallida idea di quello che sta facendo. E andare a casaccio non è un granché, perché poi rischia di far perdere le motivazioni, i progressi e via dicendo. Ognuno deve quindi imparare a capire quello che sta facendo per poter praticare correttamente, in questo caso, la corsa, ma vale per tutto nella vita con altri tipi di parametri. È incredibile, spesso vedo gente che corre portandosi appresso smartphone, cardio, walkman, insomma, tutto un ambaradan di tecnologia. È una vera e propria assuefazione da tecnologia, ma solo per chi non ha ancora imparato a conoscere se stesso e ciò che in teoria dovrebbe appassionarci o dovremmo amare. In realtà, alla fine si scopre che nella corsa basta semplicemente un cronometro da polso, strumento ancora efficacissimo ma a quanto pare non di moda oggigiorno.