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Come correre in inverno

Mentre in estate lo spauracchio è la disidratazione, l’inverno è forse più interessante dal punto di vista della fobia. È inutile negarlo, tantissimi italiani sono tendenzialmente amanti del “bel tempo” e quindi, in inverno, alcuni di loro arrivano addirittura a cessare ogni attività sportiva, con il risultato che così non si mantengono costanti i benefici dello sport. Altri continuano a fare jogging, ma il modo in cui affrontano l’attività fisica è eccessivamente timoroso. Occorre invece avere un approccio positivo e razionale nei confronti del freddo. Paradossalmente, è proprio chi ha un comportamento più ipocondriaco che si ammala di più! Imparate quindi a non andare in crisi o in depressione a causa dell’inverno. Il trascorrere delle stagioni, a meno di non essere all’equatore (dove però l’umidità è alle stelle!), è un evento fisico e naturale, che non deve spegnere le velleità sportive. Chi teme l’inverno scappa dalle situazioni e, prima o poi, comunque nella vita sarà chiamato ad affrontare le situazioni difficili. Imparate quindi a fortificarvi mentalmente.

Consiglio importante:

non trascurate il riscaldamento!

Partire a freddo e al freddo predispone di più agli infortuni. Se occorre, piuttosto che infortunarvi, dedicate qualche minuto in più al riscaldamento.

È di buon senso e intelligente non allenarsi con ghiaccio o neve non spalata via. In questo tipo di condizione, si rischia seriamente di cadere o avere distorsioni. Solo chi è drogato di corsa vuole correre con questi assurdi rischi e parliamo dunque di sportivi decisamente non equilibrati. Fondi ghiacciati o con neve sono però condizioni di momentaneo disagio, che non giustificano uno stop stagionale che per un runner è devastante e paragonabile a un grave infortunio.

Gli italiani sono purtroppo ancora molto fobici nei confronti del freddo. È incredibile come ci sia gente che fa jogging solo quando è primavera (basta che non faccia troppo caldo!) o quando ci sono le saltuarie giornate di sole in inverno. Nei paesi scandinavi è tutto completamente diverso. Lì, si esce tranquillamente con temperature sotto zero in collant o si va a correre. Oppure ci sono persone che vanno in bicicletta con gomme fatte apposta per andare sulla strada scivolosa. Certo, qualcuno dirà che è una cultura diversa, ma personalmente credo che abbiamo solo da imparare dagli scandinavi. Cambiare approccio verso il freddo ci insegnerà a fortificare la nostra personalità e vivremo meglio ciò che facciamo in senso globale nella vita! Alcuni runner preferiscono addirittura la stagione fredda per puntare alle prestazioni, segno che il freddo non scoraggia affatto come si crede. Personalmente, soffro molto di più il caldo e l’afa, ma anche in questo caso continuo a correre perché sono abituato.

Adattamento

Come ho spiegato anche su come correre in estate, bisogna sempre dare tempo all’organismo di adattarsi. Il tempo di adattamento è di circa 2 settimane. In questo periodo di tempo, oltre a quanto detto finora, può essere ragionevole rallentare il ritmo. Attenzione, ho detto che bisogna rallentare il ritmo (in attesa di adattarsi), ma mantenendo la stessa frequenza! Se ci alleniamo di meno, poi diventa facile mollare sempre di più e smettere. Bisogna andare più piano, ma non correre di meno! È un fattore psicologico. Si ha difficoltà ad affrontare il clima (psicologicamente), si cala la frequenza e, in circolo vizioso, alla fine si arriva a mollare. Io stesso dedico un primo periodo di adattamento a ogni cambio di clima, ma mantengo sempre la normale frequenza. Poi, per carità, potrà sempre capitare un momento in cui riduciamo gli allenamenti, ma non per il clima!

Come per l’estate, abbiate sempre un approccio psicologico positivo. Io ho corso anche con la neve che stava venendo giù, con la strada ancora libera. Faceva freddino e, dopo un po’, avevo le gambe che iniziavano a coprirsi di neve (porto i pantaloncini anche in inverno). Non era la bufera di una volta, ma si può fare per divertirsi un po’ e mettere alla prova la propria resilienza.

Abbigliamento

Tantissime persone si abbigliano in modo sbagliato in inverno! Non è affatto raro vedere jogger conciati con berretto e sciarpa. Una volta, nel mio paese, ho visto addirittura due ragazze con berretto, sciarpa e… giacca! Il tutto nella pia illusione di affrontare il freddo nel miglior modo, ma con un approccio evidentemente sbagliato perché vede nel freddo una condizione troppo penalizzante. Ecco quindi poche, ma semplicissimi regole su come vestirsi per correre in inverno:

– il berretto non è necessario, tranne che per i calvi o per temperature da -10 °C in giù;
– coprite le parti sensibili, come fronte, orecchie e mani;
– la sciarpa non è affatto necessaria, poiché da noi non vengono mai raggiunte temperature così basse da giustificarla (forse giusto nelle valli da -15 °C in giù!);
– la maglia a maniche lunghe sarebbe obbligatoria solo con temperature inferiori ai 5 °C (vedi sulla sudorazione).

Da evitare anche l’abbigliamento a strati. Ho visto tanta gente correre con pantaloncini e, sotto, la calzamaglia stile Pippi Calzelunghe. È vero che vi dà quella sensazione di essere più al caldo, ma aumentando l’allenamento vi fa anche sudare più del dovuto. Tra l’altro, vestirsi a più strati impedisce anche di avere una corretta libertà delle ginocchia e la cosa può portare agli infortuni. Infatti, chi si concia a modalità Pippi Calzelunghe è uno che, spesso, corre a ritmo da jogging. L’abbigliamento che vedo spesso già quando neanche fa molto freddo (ottobre-novembre) è: maglia lunga termica, passamontagna, pantaloni lunghi con sopra addirittura i pantaloncini. C’è una fobia spropositata verso il freddo, ma ovviamente sono gli stessi che non uscirebbero neanche sotto tortura se fa caldo con 30 °C. Quindi, il problema non è il freddo, ma la scarsa capacità di adattarsi al clima da parte della gente che non ha resilienza. La calzamaglia è da sconsigliare, perché blocca la mobilità alle articolazioni. I calciatori indossano la maglia lunga, in inverno, ma sotto hanno sempre i pantaloncini per correre meglio. Perché non dovrebbe essere così anche per i runner? Se la temperatura è così fredda da esigere i pantaloni lunghi (dovremmo essere ampiamente sotto zero), occorre riflettere se sia sensato uscire a correre o riposare. Io ho corso tranquillamente in pantaloncini (estivi!) anche a -3 °C. Vale lo stesso discorso dell’estate. L’atteggiamento deve restare positivo, ma senza esasperare. A proposito di estate, i raggi UV sono relativamente potenti anche in alcune giornate di sole invernale. In inverno, quando c’è molto sole anche se fa freddo, tra le 12 e le 14, i raggi UV possono essere potenti quasi quanto il tardo pomeriggio dell’estate!

I guanti non sono un optional, perché effettivamente il freddo alle mani può essere molto pericoloso a causa della vasocostrizione da freddo. Nei casi estremi, e gli esploratori alpinisti lo sanno bene, la situazione è così grave che si può arrivare anche all’amputazione dell’arto. Ovviamente il runner che corre in Italia a 0 °C non si deve preoccupare di casi tanto estremi, ma non bisogna sottovalutare la protezione delle mani. Ah sì, dite che non riuscite a maneggiare il cellulare? Beh, allora date un’occhiata all’articolo su chi si allena con il walkman. Per correre, non vi serve il cellulare. Vi basta un cronometro, che anche con i guanti è facilmente maneggiabile.

Il freddo non fa ammalare, la paura (e gli errori) sì!

Sapete perché proprio chi teme il freddo come un ipocondriaco si ammala molto di più? Perché è proprio così che, senza usare la razionalità, si arriva a compiere degli errori banali, errori banali che però portano a risultati tremendi. Ad esempio, se voi usate la sciarpa, come ve la togliete il sudore rimane ancora lì ed ecco che il colpo di freddo ve lo prendete. Risultato: vi ritrovate a letto con la febbre e gli occhi da zombie. Io corro tranquillamente con i pantaloncini in inverno e spesso non mi serve neanche la fascia per le orecchie. Non ho mai preso un malanno, poiché lo sport (fatto bene!) aumenta le difese immunitarie. Purtroppo, noto che anche diversi runner abbastanza “bravini” si conciano con il passamontagna come se fossero al polo. Invece, ci sono ancora 12 °C e sole! Questa cosa è interessante, perché decenni fa c’era più freddo e nevicava di più, ma c’era anche meno fobia nei confronti del freddo e delle intemperie. Certo, all’inizio è normale sentire un po’ di freddo, ma pian piano ci si scalda e si è così concentrati nell’allenamento da dimenticare il freddo. È quello che io chiamo condizionamento psicologico retroattivo. Non è una strana forma di effetto placebo. Nel caso di chi fa jogging con la sciarpa, è un condizionamento negativo: preso dalla paura di ammalarsi, ecco che arriva a compiere proprio degli errori pratici che lo portano esattamente ad ammalarsi! Io non mi ammalo non perché sono “beato tu”, come se ci fosse dietro qualche magia o vantaggio genetico. Non mi ammalo perché affronto le avversità climatiche e il sistema immunitario si rafforza!

Sudorazione

Sì, anche in inverno si suda! Molto meno rispetto all’estate, ma si suda. In genere, se in estate ci sono runner ben allenati che sudano meno di 1 l in un’ora (quindi, spesso si sopravvalutano i disagi del caldo), in inverno è possibile non sudare quasi per nulla. Però si suda! Intendo al netto del glicogeno muscolare e dei grassi, a cui si lega sempre l’acqua (ricordate che essere ben allenati vuol dire attingere meglio anche un po’ dai grassi). Una corretta sudorazione è importante per avere prestazioni migliori ed evitare crolli o inutili affaticamenti. Tante persone cercano rimedi quando fa caldo, ma in pochi spiegano che la sudorazione è importante anche in inverno. Quando fa freddo, sopra i 5 °C si dovrebbe sempre indossare una maglia a mezze maniche. Magari di tipo invernale, ma sempre a mezze maniche. Alcuni dicono di vestirsi come se ci fossero 10 gradi in più. È la stessa cosa. Se fuori ci sono 6 °C, con 10 gradi in più diventano 16 °C. Se soffrite il freddo, piuttosto fate il riscaldamento al coperto, cioè in casa o in palestra. La piacevole sensazione di caldo iniziale, infatti, diventa spiacevole quando l’organismo si è scaldato e si rischia di sudare troppo! In molti si stupiscono di vedermi a mezze maniche in inverno, ma in realtà è la scelta giusta (orario pomeridiano con la luce). Ma la cosa più curiosa è che se ne stupiscono gli altri runner, mentre le vecchiette sempre in giro sanno benissimo che sto facendo correttamente e mi scaldo. È vero che le persone non sudano allo stesso modo ma, se avete l’abbigliamento sbagliato (troppo coperto o fobico), suderete più del dovuto e non riuscirete a correre al meglio. O, addirittura, vi ammalerete! Ma non vi ammalerete per il freddo, bensì a causa degli errori dovuti alla paura del freddo.

In questo articolo, se volete più chiarimenti sulla termoregolazione, è spiegato meglio come funziona il consumo energetico nella corsa.

Il buio

Un altro problema dell’inverno è che le ore di luce sono più ridotte. Questo implica che chi si alza presto per correre o fa il classico fondo progressivo post-lavoro incontra inevitabilmente il buio. Anche in questo caso, è assurdo non correre a causa del buio. La soluzione è correre su percorsi con buona illuminazione artificiale. Se ciò proprio non fosse possibile, utilizzate una di quelle giacche catarifrangenti. Da Decathlon, potete trovare delle lampade frontali, che sono d’obbligo su percorsi senza illuminazione artificiale. Le lampade frontali fanno luce davanti, quindi per farsi notare da dietro è tassativo indossare la giacca catarifrangente. Purtroppo comunque non c’è la sicurezza assoluta e bisogna considerare i riflessi dei lampioni o la nebbia. Ciò però non deve sfociare in atteggiamenti ipocondriaci! Correre al buio è possibile, ma bisogna essere pronti, cauti, e trovare sempre la soluzione più adatta e ragionevole. Se potete, cercate di correre in un parco adibito, in pista o su ciclabili che in inverno, con il freddo, non sono frequentate. Nel senso che correre in strada di giorno non è affatto come correre in strada con il buio! In ogni caso il percorso dev’essere ben noto, così da sapere dove stanno buche e ostacoli. E questo anche avendo la lampada frontale con sé, perché ricordo che comunque la conoscenza del percorso è sempre importante per praticare sport correttamente. Ah sì, lo ripeto ancora. Se già è stupido correre di giorno con il walkman, lo è ancora di più con il buio. Non credo che ci sia da spiegare perché, è puro e semplice buon senso. Come al solito, per chi non può sfruttare il primo pomeriggio o la fascia oraria dalle 8:00 alle 9:00 c’è sempre il fine settimana per praticare al meglio la corsa, allenandosi durante i giorni infrasettimanali nei limiti delle proprie possibilità.

Un po’ diverso è il discorso per chi si allena in tarda serata, ma ne ho dedicato un articolo a parte.

Correre con la pioggia

Ma allora, la corsa è sconsigliata?

Nel sito, si potrà leggere spesso che la corsa è uno sport traumatico. Ho anche avuto modo di spiegare, nell’articolo sugli infortuni, che chi corre impatta sul terreno con una forza che è di 3-4 volte il proprio peso (la metà o più del morso di una tigre che morde a 4000 N!). Questo potrebbe sembrare un controsenso rispetto a quello che il sito promuove per la salute. D’altronde giusto qualche giorno fa ho litigato con un tizio che sosteneva che la corsa è controindicata e che è meglio camminare. A parte il fatto che il tizio pretendeva di avere a disposizione degli studi che in realtà non aveva affatto, in realtà si deve considerare che una cosa può essere fatta bene o male. È quest’ultimo fattore che fa la differenza! Sempre nell’articolo sugli infortuni, ho anche riportato una statistica: correndo per 4 ore a settimana, abbiamo 1 infortunio ogni 2 anni nel migliore dei casi e 4 all’anno nel peggiore (Patricia Brill e Caroline Macera). Come per ogni statistica, ovviamente, ci vuole la corretta chiave di lettura (già data nell’articolo sugli infortuni). In sintesi: è vero, la corsa è traumatica, ma da qui al non correre in modo assoluto, a causa di questo timore, ne passa! La corsa, se la conosci, se la rispetti, se mantieni l’equilibrio mentale e conosci i rischi, non fa male. Anzi, tutt’altro!

Faccio però due parentesi importanti. Il sovrappeso è uno dei fattori che maggiormente aumenta la probabilità di infortunio e danni permanenti. Se uno corre con 10 kg di zavorra, la colpa non è della corsa, ma dei chili in più! Se avete un IMC superiore a 27 (25 le donne), per favore non correte e dimagrite inizialmente con la camminata. Per molti, quindi, non è tanto il correre che provoca problemi, ma il sovrappeso! Sfortunatamente, il sovrappeso è un fattore ancora spesso sottovalutato e sono in tanti a non capire quanto sia un grave handicap. Il sovrappeso rischia di provocarci dei danni seri e permanenti, penalizzando drammaticamente la qualità della vita. Soggetti di 70 kg e alti 170 cm sono considerati normopeso dalle vecchie ed obsolete tabelle degli IMC, ma per fare sport sono chili di troppo che pesano come dei macigni. E ovviamente, se non si fa sport non si è in salute! La seconda è che gli allenamenti di qualità ci vogliono, ma occorre curare anche il fondo lento, il recupero sia attivo che passivo. Il perché lo spiego, anche qui, nell’articolo sugli infortuni.

Il plus della corsa è di essere poco tecnico rispetto ad altri sport come il ciclismo, lo sci di fondo e il nuoto di fondo. Cioè, anche la corsa ha il suo importante lato tecnico, ma non c’è tutta quella dovizia per il mezzo fisico o per la bracciata. Il che comporta che, a livello di dispendio calorico, con la corsa non è possibile “barare”. Il difetto della corsa è però anche quello di essere traumatico per le articolazioni e questo è vero. Quello che però la gente non sa fare è quantificare questo trauma. Imparate sempre a dubitare di chi si limita solo ai discorsi qualitativi e non fornisce numeri! È ovvio che, se sono agli inizi e devo ancora imparare a correre i 10 km in un’ora, già fare 2-3 allenamenti a settimana è il mio limite. Di più rischierò di infortunarmi per forza! Ma anche per chi è già andato ben oltre, la corsa è bellissima, utilissima, porta grandi vantaggi e benefici, ma:

la corsa va saputa praticare nel corretto modo!

Questo vuol dire che, se si parte da zero, si deve andare gradualmente e raggiungere il target salutistico è del tutto fattibile. Quello che arriva di più viene valutato in base alle esigenze e alle capacità di ognuno, fermandosi quando si presentano i problemi.

Insomma, è il classico concetto del “troppo che stroppia”. Io ritengo la corsa effettivamente indicata a quasi tutti i soggetti, anche a quelli che hanno danni cronici ma che ancora permettono di correre per distanze brevi (10 km), distanze tuttavia ampiamente sufficienti per la salute. Infatti, la maggioranza della popolazione è in grado di:

– correre per 10 km in almeno un’ora;
– fare almeno 3 sedute settimanali di un’ora.

In realtà, chi è vulnerabile ai danni ortopedici o si allena troppo poco avendo scarse doti di recupero, e allora deve aumentare il carico gradualmente (il fondo lento è importante!), o si allena troppo. Dalla mia esperienza, ho notato che sono proprio questi i due errori, opposti, che vengono commessi da chi è sempre rotto. Ci si allena al week-end e poi per il resto della settimana non si fa nulla, quindi si passa il lunedì e il martedì senza riuscire a chinarsi. Oppure ci si ostina a voler correre questa o quella mezza, esagerando con i lunghi e dimenticando che conta prima di tutto essere veloci.

D’altro canto, non si può negare che c’è chi ha subito una certa irreversibilità della sedentarietà (cioè proviene da 20 anni di inattività sportiva e inizia a mezza età). In questo caso, si faranno sedute di un’ora, però si correrà. Privilegiate la frequenza, e le articolazioni saranno salve. Pensateci: è meglio fare 4 sedute di un’ora piuttosto che ammazzarsi di km su 2 o 3 sedute! Magari si andrà più piano, ma basterà per la salute ed è ciò che conta davvero. Se proprio uno ha davvero delle esigenze ortopediche e vuole proteggersi con una buona sicurezza, si hanno due opzioni e ognuno può scegliere come si trova meglio:

1) correre per 2-3 volte a settimana e aggiungere altri sport per raggiungere il target salutistico, mantenendo una corretta parte di qualità;
2) fare 3 allenamenti con il semplice programma del fondo progressivo e aggiungere la camminata per il restante.

Se uno ha problemi ortopedici “decenti” per cui non è necessaria la chirurgia (altrimenti è meglio accettare l’operazione!), non ha senso che rinunci a correre. Come detto, gioverà invece la frequenza. È meglio correre per 4 volte piuttosto che massacrarsi con 3 allenamenti più lunghi. E facendo in questo modo, l’irreversibilità migliorerà sensibilmente rispetto a cure palliative e sintomatiche. La prima opzioneè quella del multisport che, se c’è la possibilità, invito sempre a considerare.

Quando si dice che la corsa è traumatica, è vero, ma se vi dicono che per questo la corsa non è adatta all’uomo sbaglia. Non c’è giustificazione per cui si debba impedire di correre normalmente per la salute. Per metà delle persone, infatti, è controindicata anche la distanza della mezza maratona e diverse persone non riescono a correre, per svariati motivi, per più di 14 km senza avere problemi. Ma stiamo parlando di distanze abbondantemente oltre il livello salutistico. Sicuramente, ci sono soggetti con una distanza critica maggiore della media, ma va sempre scoperto attraverso tentativi graduali e smettendo quando ci si accorge che è troppo. Sfortunatamente, i tipici fissati vogliono insistere lo stesso sulle lunghe distanze e piangono dopo. Gli studi dicono che la 10 km è la distanza migliore su cui misurarsi per la salute, proprio perché mette d’accordo anche chi non è portato per distanze maggiori.

Tantissimi problemi ortopedici gravi sono risolvibili in modo drastico, ma efficace, cioè con la chirurgia. Ma allora non bisogna accampare ad alibi o a scuse per non operarsi o non correre. Il peso dell’intervento chirurgico permetterà successivamente di migliorare la qualità della vita. Bisogna capire che, se quei problemi impediscono davvero di correre, prima o dopo saranno fortemente debilitanti anche nella vita quotidiana. Insomma, spesso chi dice che non può correre usa solo un alibi per non faticare. I veri problemi fisici, nel breve o nel lungo periodo, non impediscono solo di correre, ma anche di vivere una vita normale! È questo il punto. E allora, se è possibile, anziché cercare scuse è meglio risolvere (chirurgia). Che poi, ormai anche chi non ha una gamba può correre, vedasi la Paralimpiadi. Troppo spesso problemi e acciacchi ortopedici sono solo l’alibi per il “delitto perfetto”: non fare sport.

Riassumendo, chi corre per la salute dovrebbe:

– tenersi sufficientemente lontano dalla propria distanza critica (settimanale e sulla seduta);
– evitare di correre spesso tirando al limite (è per questo che propongo il progressivo!).

Il concetto di distanza critica è personale, ma in ogni caso si riesce quasi sempre a rientrare nel range salutistico. L’unica cosa da fare è provare a piccoli passi e fermarsi quando si provano dei particolari fastidi articolari o ai muscoli (che, lo preciso, NON sono quelli da principiante). Il fermarsi dev’essere tassativo, perché avere i postumi anche per “solo” 2 giorni non è normale per chi non è più principiante. Chi fa sport per la salute, anche se ha piazzato le dovute giornate di riposo, deve sempre essere potenzialmente pronto a correre entro 24 ore. Se ciò non avviene, vuol dire che si è esagerato! Personalmente, ritengo che chi corre debba fare delle attente riflessioni e stabilire con quale obbiettivo corre: per la salute o a livello agonistico? A meno di non essere fenomeni, la vera motivazione dev’essere la salute. Questo vuol dire che impuntarsi su distanze come la maratona o correre per 100 km a settimana è troppo. Non ci piove e, vedendo quanti runner sono rotti statisticamente, è impossibile contestarmi. La corsa è una brutta bestia, come si usa dire. Anche io amo correre ma, siccome so riconoscere i miei limiti e lo faccio per la salute, mai mi sognerei di correre anche “solo” una mezza. Per molti non sono un vero runner, ma salvo le articolazioni e corro fino alla vecchiaia. A tal proposito, vedi anche “Fanatici delle lunghe distanze e novelli Rambo” e “Il record di Kipchoge… ma la maratona si corre come la 10 km?

La corsa non è una “invenzione” dell’era moderna, un qualcosa di innaturale (mah!). Lo spiego anche nell’articolo sulla carne e i carboidrati. L’uomo preistorico non solo camminava in cerca di cibo, ma correva anche per inseguire le prede o faceva scatti. Si può azzardare che l’uomo primitivo era già predisposto alla mezzofondo. Non sapeva cosa fosse la mezzofondo, ma correva quel tipo di distanze per cacciare e sopravvivere. Effettivamente, la corsa è un gesto, seppur dispendioso rispetto agli animali a quattro zampe, a cui l’uomo si è perfettamente adattato. Siamo noi che, nell’era moderna, quella del sedere sul divano, ci siamo dimenticati come si corre. L’uomo primitivo poteva macinare parecchi km al giorno per cacciare, di cui una buona parte di corsa. E non intendo solo di sprint, ma anche continuata! Pertanto, sì, lo dico, lo confermo e lo sostengo con prove concrete: l’uomo è fatto per correre e la corsa non è sconsigliata. È sconsigliato, e questo dovrebbe essere di semplice buon senso, esagerare!

La giusta misura

Bisogna capire che c’è sempre una misura per tutto. Anche mangiare ci serve e fornisce le basi energetiche all’organismo, ma è banale sapere che, se si mangia troppo, si va in sovrappeso e quindi si hanno problemi di salute. Quindi, visto che c’è chi mangia troppo, dobbiamo evitare di mangiare? Sarebbe follemente assurdo! E questo discorso è del tutto assimilabile alla corsa (e a tutto il resto nella vita!). Se iniziamo a diventare dipendenti dai chilometri o pensiamo alla maratona già dopo pochi mesi, e questi in effetti sono errori tipici di chi si fa prendere troppo, l’infortunio è praticamente garantito. L’intelligenza sta nel capire da che punto in poi si può parlare di un rischio che diventa serio e per fare questo occorre sempre essere molto, molto graduali, che però è un atteggiamento opposto rispetto a chi vuole arrivare subito agli obbiettivi (e così ovviamente arriva il crack). E poi la probabilità di infortunio non è mica prerogativa solo della corsa. Anche i ciclisti soffrono di dolori alle ginocchia e alla schiena. Quindi che facciamo, bandiamo il ciclismo e tutti gli altri sport?

Le nostre gambe sono fatte per correre (e in generale per fare sport). Sono il dono che ci ha fatto madre natura, e la tecnologia odierna ci permette di fare sport anche senza arti. Il problema è che siamo diventati anche troppo sedentari, pertanto abbiamo dimenticato come usare le gambe. Poi, certo, ogni cosa si può fare bene o si può fare male. Il troppo fa sempre male e questo vale anche per la corsa. Non esagerate mai e aumentate i carichi solo a piccole dosi, fino ad arrivare al target salutistico, e vedrete che ho ragione a dire che la corsa è naturale per l’uomo.

Insomma, se amate la corsa, correte liberamente, rispettando il vostro corpo, i vostri limiti e i giusti tempi di recupero. A patto di correre così, nel modo giusto ed equilibrato, a perderci saranno quelli che sono convinti di rimanere in salute facendo i 20-30 minutini di camminata o la mezz’ora al massimo sul tapis roulant mentre sfogliano la rivista. Chi vorrebbe sostenere che la corsa è controindicata a me pare che sia il solito debosciato che non sa ancora nemmeno correre 10 km in un’ora e detesta probabilmente ogni forma di sport, non solo la corsa. E allora prende i professionisti o chi esagera per darsi ragione e cercare di autoconvincersi (è la solita storia della volpe e dell’uva), senza capire che qualunque cosa può essere fatta bene o male e, come per una laurea, anche per praticare la corsa ci vuole uno studio delle principali basi della fisiologia dello sport e dell’alimentazione. Se non sappiamo fare questo, saremo sempre spacciati, infortuni o meno che siano. Un runner abbastanza esperto, dotato di buon senso e che si conosce sa quando fermarsi per qualche giorno per evitare infortuni a lunga degenza e altrettanta riabilitazione. Purtroppo è il masochista che, essendo prigioniero della sua nevrosi, bypassa i segnali di allarme dell’organismo e persevera, facendosi male. Ma se uno impara a conoscersi, sa come agire correttamente e con buon senso!

Correre è bello, crea benessere, fa venire le farfalle allo stomaco. Ma bisogna evitare di essere dei drogati di km o esagerare con la qualità. Se non siete geneticamente portati o professionisti, è meglio preparare una distanza più salutistica come la 10 km. Fidatevi che è più difficile migliorare di 1′ il personal best sulla 10 km che finire una maratona! È vero, io ho una filosofia più da wellrunner, anche se le mie ripetute belle toste me le faccio eccome. Ma è proprio ragionare da wellrunner che porta i più sedentari (che hanno buona voglia!) a convincersi che la corsa è anche per loro e agire.

Lo dice anche Focus!

Da ultimo, se ancora non foste convinti di quanto detto, sappiate che un numero di Focus (2019) dice praticamente le mie stesse cose. Il titolo in copertina è “Nati per correre”. Il numero di Focus ripercorre l’evoluzione umana, spiegando come l’attività fisica (soprattutto la corsa) non ci fa solo bene, ma è anche scritta nei nostri geni. Secondo il numero di Focus, tutto inizia “milioni di anni fa con la caccia”. Quello che ho detto, pertanto, non è solo una mia opinione. Che poi il troppo faccia male, beh, mi pare ovvio.

Le specie che ci hanno preceduti non erano da subito in grado di correre. A mano a mano, come ci insegna Darwin, sono avvenute delle mutazioni genetiche. Esse ci hanno portato a saper correre, migliorando questo gesto con lo stile di vita e la tecnologia moderna (scarpe, allenamenti ecc). Correre si è rivelato un’ottima strategia di adattamento, che ha dato quel plus per l’evoluzione umana. Siamo adatti a correre perché è nel nostro DNA. Non abbiamo imparato a correre perché l’abbiamo inventato dopo, bensì perché è l’evoluzione ci ha trasmesso questa capacità.