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La guerriglia di fine anno (i botti)

Come ogni anno, nella notte di San Silvestro (31 dicembre), molte persone sono ancora legate alla “tradizione” dei botti. Il bollettino dello scorso anno è agghiacciante: 184 feriti e 38 arresti. Bisogna poi aggiungere i vari sequestri. Insomma, un vero e proprio bollettino di guerra e un arsenale degno delle migliori armi nucleari della Corea del Nord visto che stiamo parlando di persone “comuni” e non dell’esercito militare. I botti sono un chiaro esempio di quanto il nostro paese sia incivile e culturalmente arretrato. Non a caso, c’è una correlazione tra i livelli di benessere di un luogo dell’Italia e l’usanza dei botti. Il mio paesino purtroppo non fa eccezione al degrado e ogni occasione è sfruttabile per provocare un campo da guerra, vedi ad esempio quello che succede ad Halloween. Il punto è che:

scoppiare i botti è segno di inciviltà!

Scoppiare i petardi disturba la quiete, è un atto incivile e stupido. Gli animali e i bambini appena nati diventano nervosi e irrequieti. Sono tantissimi i casi di animali morti proprio a causa dei botti. Quindi, fatemi il piacere, i botti non sono una tradizione, ma inciviltà e mancanza di rispetto per gli altri e per l’ambiente.

Non regge neanche il fatto che esistono botti autorizzati. Intanto, parlare di botti autorizzati non ha senso, perché allora potremmo legalizzare l’omicidio a patto che sia su un ring concordato. La distinzione va fatta per i fuochi artificiali pirotecnici, che formano dei giochi e delle decorazioni. Sono gestiti da persone specializzate e che hanno esperienza nel campo. Sono persone che sanno maneggiare la polvere da sparo e che sanno creare disegni in base a schemi prestabiliti. C’è creatività! Qui sì che si può parlare di tradizione, poiché l’arte dei fuochi d’artificio proviene fin dalla Cina dell’VIII secolo. È una vera arte, che richiede studio, conoscenza ed esperienza. Il loro è un lavoro minuzioso e che richiede una conoscenza della chimica e dei materiali. Non sono dementi che si divertono a far rumore e a disturbare gli animali e la gente! Io infatti non contesto affatto i fuochi d’artificio, ma proprio quegli imbecilli che vanno in giro per strada a disseminare botti dovunque. Molti di questi botti rimangono inesplosi e diventano un pericolo per l’incolumità altrui. E non dimentichiamo che poi, oltre ai botti, vengono gettate diverse bottiglie di alcolici che i poveri operatori ecologici sono costretti a raccogliere. Assurdo! Ma in casa vostra cosa fate, lasciate la spazzatura in giro dove capita? E se poi scoppiare petardi è così bello, perché non lo fanno per tutto l’anno anziché solo in determinati eventi? Se mi piacesse davvero una cosa, io vorrei farla di frequente… o no? In pratica si sopravvive in quel giorno, un botto di euforia che rappresenta invece solo il degrado della società. Il botto l’hanno fatto nel cervello! Della serie, vivo già sopravvivendo o schiavo per tutto l’anno, quindi almeno lasciami scoppiare i botti a fine anno. La cosa più agghiacciante è che sono spesso dei ragazzini ad andare in giro a scoppiare i botti per strada, come nulla fosse e non rendendosi conto del pericolo che vanno provocando alle persone, agli animali e ai luoghi pubblici. E non dite che a mezzanotte i cani e i gatti devono stare in casa. È facile avere un po’ di coscienza per accorgersi che ai cani basta sentire i botti per abbaiare come dei pazzi presi dallo spavento!

Basta con le scuse e basta con le giustificazioni. Se scoppiate i botti a fine anno (o in altre occasioni di pseudo-libertà durante l’anno), siete incivili, punto. Non regge l’alibi della tradizione. Se una tradizione è dannosa, va bandita, oltre al fatto che la vera tradizione è quella dei fuochi d’artificio autorizzati e pirotecnici. I comuni si devono impegnare a impedire i botti. Che senso ha mantenere questa sottospecie di tradizione se poi sono più i danni arrecati? Ma neanche la Croce Rossa in Afghanistan o in Iraq subisce così tanti danni, al confronto! Per fortuna, negli ultimi anni diverse grandi città hanno capito che permettere i botti non è un bello spot al turismo e alla governabilità, ma rimangono ancora tanti altri comuni, compreso il mio, dove vengono permessi in nome di una tradizione che non ha alcuna logica.

Come riesce lo sport a renderci longevi?

In diversi articoli, spiego spesso che lo sportivo è un soggetto capace di ottimizzare le risorse del suo corpo, quindi è efficiente e spreca meno energia per un’attività. Ciò è sinonimo di longevità. Purtroppo questo meccanismo è incredibilmente distorto, non compreso o sviato da molti, specie quelli nell’ambiente fitness che non hanno voglia di faticare e si preoccupano di non superare tot battiti (vedi l’articolo “Palestra, dimagrimento e allenamento con i battiti“). Credono che la capacità dello sportivo di ottimizzare le risorse significhi mettere l’organismo alle strette, praticamente affamarlo e rendere difficile il dimagrimento perché l’organismo, appunto, si adatta e impara a spendere meno. Così facendo, questi svogliati praticamente vorrebbero dimostrare l’inutilità di faticare per davvero facendo sport, e per dimagrire preferiscono piuttosto fare la fame. Ecco, ritorniamo sempre lì. L’obiettivo è sempre la perdita di peso e ruota tutto intorno alla cifra che cala sulla bilancia, mentre l’atteggiamento corretto è dimagrire per fare sport AL MEGLIO e avere una miglior qualità della vita. Se imparassero a guardare più ampiamente, senza fermarsi alla mera perdita di peso sulla bilancia, non prenderebbero strafalcioni del genere. Non fate il tipico errore di trattare lo sport come attività per dimagrire o per bruciare calorie. Se vi fermate a questa visione dello sport, avete sbagliato tutto, perché si tratta di una visione decisamente riduttiva, superficiale.

Ovviamente, lo sport vissuto come stile di vita globale ci fa anche guadagnare o risparmiare tanto tempo che possiamo sfruttare per amare più cose. Lo spiego meglio in questo articolo.

Ma cosa davvero vuol dire che l’organismo impara a spendere meno? Questa gente, nonostante ciò sia vero, finisce per stravolgere il significato e capire tutt’altra cosa. Voglio quindi spiegare perché uno sportivo, a patto che ovviamente segua un globale stile di vita corretto, è un soggetto longevo. Sia chiaro, possiamo sempre contrarre una malattia debilitante o un tumore o essere investiti per strada. La differenza, rispetto a chi non fa sport, sta nel fatto che lo sportivo fa il possibile per aumentare la sua aspettativa di vita e ridurre i rischi su cui può intervenire!

La straordinaria macchina umana

Per spiegare il concetto, partiamo parlando della macchina perpetua. Se non siete tra quelli che odiano le materie scientifiche, e mi auguro che non lo siate, nell’ora di fisica lo si spiega bene. La macchina perpetua è una macchina che ha rendimento del 100%, ma nella realtà sappiamo bene che una macchina del genere non esiste. Si viene sempre a creare una perdita. Ebbene, il nostro organismo sottrae energia dall’esterno (banalmente, il cibo, ma non solo) per mantenere il suo equilibrio e le sue funzionalità. Un fisico lo direbbe in un modo sofisticato: l’organismo sottrae energia all’esterno, aumentandone l’entropia (cioè l’entropia dell’esterno), per mantenere l’equilibrio interno dell’organismo. Se questo meccanismo avesse un rendimento del 100%, potremmo parlare di immortalità. Ma le cose non vanno così, perché il nostro stesso organismo, a mano a mano, si usura nel mettere in moto i processi. Sembra un paradosso, come un cane che cerca di mordersi la coda, ma va così. È fisica.

Il nostro organismo è esattamente come una macchina, che non ha un rendimento del 100%. Si usura, perde dell’energia. Prima o poi, siamo tutti destinati a morire. Quello che però possiamo fare è minimizzare la perdita, in modo tale che la macchina umana sprechi meno energia per le sue funzionalità. Lo sportivo in realtà ha un metabolismo elevato, non basso (a patto che non si riduca a jogger!). E brucia parecchie calorie, vero. Ma non è su questo che avviene il guadagno. Il guadagno avviene negli “ingranaggi”, cioè negli organi, nel sistema respiratorio ecc. Sono loro che funzionano in modo più efficiente! Il cuore ha bisogno di meno battiti per compiere un’attività quotidiana, così come il sangue scorre con una minor pressione arteriosa. Il colesterolo “cattivo” è ripulito più facilmente da quello “buono” (vedi l’articolo “L’abbaglio del colesterolo… come proteggere davvero il cuore?“), e i radicali liberi sono smaltiti meglio (lo sportivo ne produce di più, ma li smaltisce meglio e il computo totale è minore di un sedentario!). In sostanza, l’organismo, grazie allo sport, si abitua a non sprecare le energie. E non potrebbe essere altrimenti, perché vale anche come meccanismo di difesa. Tuttavia, rispetto a chi mangia poco e non fa sport, il meccanismo è sempre “oliato”, attivo, performante. È come fare un investimento fruttuoso! Non bisogna confondere l’efficienza dello sportivo con l’ipometabolismo. Probabilmente, l’errore nasce dall’essere abituati ai consigli da Donna Moderna e pertanto non si è abituati a concepire una vita molto attiva e sportiva.

Si rafforza anche il sistema immunitario, perché lavorare ad alte intensità ci rende più vulnerabili (possono entrare batteri e microrganismi dannosi con più facilità), e di conseguenza il nostro corpo deve imparare ad essere migliore anche qui. E non dimentichiamo il rafforzamento delle ossa, che previene l’osteoporosi. Tutto questo porta a una maggior longevità, perché è il normale adattamento dovuto allo sport. Per fare questo, però, lo sport dev’essere praticato bene, a medio-alta intensità (vedi “Quanto allenarsi per la salute?“). Il jogger o il frequentatore della palestra che fa i pesetti non otterrà mai questo tipo di beneficio! Non li ottiene perché gli adattamenti descritti servono a “compensare” l’intensità dovuta all’allenamento. Se ciò non fosse, allora sì che l’organismo andrebbe in crisi. L’organismo, cioè, capisce che, se vuole continuare a mantenere l’intensità dell’allenamento, deve imparare ad essere più efficiente e a ottimizzare meglio le energie. Immaginate sempre l’organismo come una macchina. Il lavoro prodotto è ben maggiore (metabolismo più alto e maggior calorie bruciate), ma gli ingranaggi funzionano meglio. Sono più oliati, fanno meno sforzo, si usurano meno. Se gli ingranaggi devono fare meno sforzo, possono lavorare meglio e produrre di più, durando anche di più. È questo che vuol dire quando si dice che il corpo si ottimizza, mentre quelli che stravolgono tutto capiscono proprio all’inverso e sono convinti che il nostro organismo va praticamente in letargo. Sì, vero, il cuore batte meno, ma batte meno perché fa meno sforzo per fare la medesima attività quotidiana che per un sedentario è come correre la maratona! Quello che non capiscono è che lo sport non si deve ridurre a una strategia anti-calorie. Il discorso è molto più ampio e i benefici sono proprio in termini di longevità. Purtroppo in giro ho sentito un sacco di fesserie a riguardo. Addirittura ho sentito che fare yoga riduce i battiti del cuore e allunga la vita. Ma è impossibile! Il motivo per cui uno sportivo diminuisce i battiti del cuore è che si adatta a un sovraccarico dovuto all’allenamento. Ecco che allora, per evitare di far andare in tilt l’organismo, l’organismo si regola. Ma bisogna sfruttare l’intensità medio-alta dello sport! E grazie a questo, uno guadagna in longevità.

Infine, notate come uno sportivo subisca tanti microtraumi dovuti all’attività intensa. Ma poiché l’efficienza del suo organismo è migliore rispetto a un sedentario, i microtraumi vengono riparati più velocemente. Un sedentario potrà anche subire meno microtraumi nella vita quotidiana ma, a mano a mano che invecchia, ripara più lentamente e in modo peggiore rispetto a un coetaneo sportivo. È sempre lo stesso discorso che ho fatto prima sui radicali liberi. Non bisogna guardare quanti radicali liberi si generano o quanti microtraumi si subiscono, ma l’efficienza con cui si smaltiscono i radicali liberi e si riparano i microtraumi. L’organismo di uno sportivo è sempre più resistente di quello di un sedentario di pari età! L’importante è che, comunque, lo sportivo si rigeneri correttamente.

Un esempio di cosa vuol dire avere un corpo efficiente e che funziona bene? Leggete l’articolo “Bruce Dickinson, come lo sport allunga la carriera“. Un altro esempio di come sia importante essere efficienti è il dispendio energetico nella corsa in salita. Detto così, può sembrare una sciocchezza, ma leggendo capirete che, nel complesso di tutto quanto, è una prova in più di cos’è un organismo che funziona bene. Non ci credete ancora? Allora leggete anche questo articolo per scoprire come lo sport ci dia più forza nelle attività quotidiane e in tutto ciò che amiamo. Se nemmeno così siete convinti, beh… problema vostro!

Lo studio dei gemelli

La conferma del mio discorso arriva ulteriormente da uno studio di qualche tempo fa effettuato su 2400 gemelli. Ebbene, lo studio evidenzia che la lunghezza dei telomeri è più ridotto in chi fa sport. I telomeri sono delle “porzioni” di DNA che sono proporzionali all’invecchiamento. Più si invecchia, più i telomeri si accorciano. In termini numerici secchi, chi fa almeno 3.5 ore di sport a settimana sui livelli della corsa, riscaldamento escluso, ritarda la vecchiaia di 10 anni rispetto a un pari età sedentario. Possiamo correre per 4 ore a settimana, facendo degli allenamenti di qualità, mantenerci sempre attivi e ritardare la vecchiaia (lo spiego anche nell’articolo “Sport e vero corpo in salute“). Ovviamente, vale anche il multisport! Tutto ciò rispecchia perfettamente anche quanto già scoperto dallo studio di Harvard. Lo studio di Harvard non la dice esattamente così, ma le conclusioni derivanti sono proprio queste e vengono confermate da ogni studio forte. Ritardare la vecchiaia non vuol dire bloccarla ed essere giovani per sempre. È un guadagno, un “bonus” che otteniamo grazie allo sport. E se uno ama davvero la vita, questo bonus non può essere sprecato, perché ci dona anni in più che possiamo vivere al meglio. Esistono parecchi studi che dimostrano l’efficacia dello sport (fatto bene!) nel ritardare la vecchiaia. Non è fantascienza. Tra i vari studi, me ne viene in mente anche uno cardiologico della Cleveland Clinic. Lo studio ha riguardato 126 mila soggetti dal 1991 al 2015 e gli sportivi sono risultati fisiologicamente più giovani rispetto alla reale età anagrafica. I benefici maggiori si ottengono con 50 km o più equivalenti di corsa. La strategia migliore per un salutista, se vuole ridurre il sovraccarico e la probabilità di infortunio, è raggiungere questo target con il multisport (ovviamente, se non avete problemi e non mentite a voi stessi quando li avete, potete correre 5-6 volte a settimana). In linea generale, si parla di un’ora di attività fisica al giorno, mantenendo un buon volume a medio-alta intensità. In questo modo, potete ritardare la vecchiaia, nelle migliori ipotesi, anche di 20 anni.

Sì, l’invecchiamento si può modificare. La possiamo ritardare, ritardando così anche gli acciacchi. Ma non c’è bisogno di creare farmaci miracolosi contro la vecchiaia, di sprecare soldi in questo anche se sono cose che piacciono a quelli di Focus (non è che voglia avercela con loro, ma la credibilità di un documentario che decanta la metformina che riduce la mortalità è sotto zero). La vera “medicina” è lo sport ed è praticamente gratis!

Come fare sport in vecchiaia

Le bufale del fascismo e il proselitismo della Lega

Con la recente ondata di rappresaglie e manifestazioni delle frange di estrema destra, questo articolo assume notevole importanza. Come spesso accade, è nei momenti più difficili, di problemi di immigrazione, di guerra e terrorismo che si sviluppano anche ideologie xenofobe e razziste. Il fascismo è quindi un revival di questi ultimi tempi e si confonde con ideologie generalmente di estrema destra e razziste. Tutto questo deriva dall’incapacità della classe politica di risolvere i problemi di immigrazione e dagli attentati terroristici. Alcuni sapranno delle vicende legate a Forza Nuova contro la sede di Repubblica e i fatti di Como con l’irruzione degli skinhead. Alcuni politici, vedi Salvini, non vedono la gravità di questi atti (altrimenti, dimostrino il contrario), perché dire che sono “quattro ragazzi” vuol dire, a conti fatti, approvarli.

Tutto parte da problemi concreti

Che l’immigrazione debba subire una miglior regolamentazione è un dato di fatto. Su questo dò ragione a Salvini e ne ho già discusso apposta nell’articolo sui problemi di immigrazione che ho linkato prima. Ma è grave definire come “quattro ragazzi” dei personaggi che hanno commesso un’irruzione squadrista, minacciando con crani rasati e bomber. La parte inqualificabile delle sue affermazioni sta proprio qui, ovvero nell’aver sminuito, per non dire assolto, l’irruzione squadrista. Viene il sospetto che questo sminuire serva per accaparrarsi i loro voti, sospetto che è venuto persino al derelitto Bossi. E infatti è così, anche se la cosa non viene dichiarata ufficialmente. La cronaca dice che lo squadrismo e le rappresaglie contro gli immigrati sono una piaga e si alimentano sentimenti di rabbia e odio che aspettavano solo di trovare sfogo. Provocare o sminuire significa dare il via libera. Lo diceva anche Leonardo da Vinci. “Chi non punisce il male, comanda che sia fatto”. Avete mai sentito Salvini chiedere pene severe per gli squadristi o gli atti di razzismo dei gruppi estremisti? Al contrario, la Lega ha fatto più tentativi per abrogare la legge Mancino contro il nazifascismo e le discriminazioni (ed è lecito pensare che vorrà fare altri tentativi). Attenzione, la legge Mancino non vieta solo l’apologia al fascismo. La legge Mancino condanna la discriminazione basata su sesso, razza e religione. Il fascismo è solo una parte della legge! E questi vorrebbero abrogarla…

Inneggiando il vecchio fascismo, i problemi dei tempi recenti vengono sfruttati per propagandare idee di violenza e odio. Fateci caso: questi criminali e fanatici hanno sempre scarse capacità razionali e linguistiche (nonostante si considerino italianissimi!). Usano solo quelle poche frasi da propaganda che hanno imparato come papere, e le manifestazioni sono sempre violente o di rappresaglia contro gli immigrati che beccano da soli e indifesi. Ci sono tanti esempi in cui i problemi attuali vengono sfruttati dall’estrema destra per diffondere le ideologie fasciste, distorte o meno che siano. Mi viene in mente Desiree Mariottini. All’ultradestra non frega nulla di fare le sincere condoglianze. Serve solo per fare propaganda. È tutto una facciata, un po’ come i mafiosi che uccidono qualcuno e vanno al suo funerale. Infatti, come purtroppo testimoniano i fatti di cronaca, sono loro stessi a usare la medesima violenza. E poi, invece, dicono che è stato tutto consenziente. Strumentalizzano gli atti brutali verso gli innocenti per fare la politica più becera e infima, usando espressioni da fanatici come “l’inizio della fine di chi odia l’Italia”.

Chi pensa che Forza Nuova sia solo un branco di pochi dementi sottovaluta il problema. Perché non è una cosa che si limita a Forza Nuova. Forza Nuova è solo una goccia, certo. Ma poi ci sono Casapound, c’è la Lega, c’è FDI. I politici che sminuiscono questi atti fanno passare il pericoloso messaggio per cui una certa violenza è assolta. E allora, dall’irruzione o dai fumogeni è facile massacrare un immigrato per strada con l’alibi di un’immigrazione gestita male. Salvini sa benissimo che gli estremisti agiscono spinti dai suoi discorsi sugli immigrati. Si noti la differenza con le destre di altri paesi. Se un membro dell’Ukip (partito anti-europeista radicale nel Regno Unito) fa dichiarazioni razziste o xenofobe, viene giustamente ripreso e invitato a scusarsi o cacciato perché non fa una bella immagine con gli oppositori. Come spesso accade, questo tipo di intenzioni si nasconde in modo subdolo dietro a problemi concreti. È proprio qui la fregatura! A scanso di equivoci, torno a ripetere ciò che spesso ho detto nel sito: il traffico dei migranti c’è, esiste e va duramente fermato. E il PD è un partito che ha dato manforte a questo traffico. Ma la mafia dei migranti non deve portare agli atti di violenza e razzismo di frange criminali come Forza Nuova e altri estremisti. Se sminuite il fanatismo della Lega e dei vari gruppi affiliati, vuol dire che avete i paraocchi. È storia già vista. Anche di Hitler dicevano che era solo un pazzo che sproloquiava. Ma poi, sappiamo com’è andata a finire…

Le bufale del fascismo

Veniamo ora ai miti sul fascismo per replicare a chi ha idee molto distorte su cos’è davvero stato il fascismo. Il fascismo non era assolutamente quel mondo pulito e perfetto di cui sono convinti alcuni. Naturalmente, sul fascismo vengono diffusi un sacco di miti ed è impossibile radunarli tutti. Io ho radunato quelli che ho ritenuto i principali. Più avanti, spiego a cosa serve sbugiardare queste false credenze per chi vuole guardare al futuro, perché non voglio soltanto fare una lezioncina di storia.

Mito: all’epoca di Mussolini, non c’era la mafia
Falso. Il governo fascista era corrotto. Era il partito stesso a essere una grande e grossa mafia di Stato. In tanti sicuramente conoscono il nome di Giacomo Matteotti e sanno che è stato “in qualche modo” ucciso dai fascisti per farlo star zitto su “qualcosa”. Matteotti aveva scoperto proprio questo sistema di corruzione del fascismo. Era stato il primo a denunciare i brogli elettorali del 6 aprile 1924. Matteotti aveva scoperto un circolo di corruzione e tangenti molto esteso e che coinvolgeva anche il fratello del Duce, cioè Arnaldo. Matteotti aveva denunciato le violenze e gli abusi dei fascisti. Il resto è storia che conosciamo già: Matteotti fu rapito nel giugno del 1924 e il suo corpo ritrovato un paio di mesi dopo.

Mito: all’epoca di Mussolini, non c’era povertà
Diciamo che l’idea di Mussolini era l’autarchia, ma fu proprio quella idea la rovina del paese. Gli esponenti del governo fascista, Mussolini compreso, ignoravano del tutto come funzionavano l’economia interna e quella estera, e le due economie sono in stretta dipendenza. Mussolini voleva rendere la lira più forte rispetto a dollaro e sterlina (la famosa “quota 90”, cioè una sterlina per 90 lire, poi effettivamente raggiunta). Lo fece però abbassando i salari, impoverendo i lavoratori e imponendo al popolo solo pochi e limitati prodotti. Tale sistema si rivelò fallimentare, pertanto Mussolini fu poi costretto a svalutare la lira e vennero istituite sempre più forti tassazioni per rimediare. Tenete sempre a mente che l’obiettivo di partenza era già partito riducendo i salari! Alla fine, era passata l’illusione di un’Italia forte e autarchica e si era prospettata la realtà di un paese povero e con la moneta svalutata. Dopodiché, la politica virò prepotentemente verso la preparazione alla guerra (dapprima in Etiopia, poi la Seconda Guerra Mondiale) e tutta la società italiana era solo uno strumento per le follie di guerra del Duce. Forse si vuole credere che non ci fosse povertà perché di fatto erano tutti costretti a essere poveri, tranne i politici al governo! Nulla di diverso rispetto ad oggi.

Mito: Mussolini ha istituito le pensioni
Falso. L’istituito pensionistico nasceva già nel 1898 come “Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”. Il contributo era volontario, però di fatto esisteva già la pensione! La pensione diventa obbligatoria nel 1919, quando al governo c’era Orlando e non Mussolini, prendendo il nome di “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. È incredibile, questo è forse uno dei miti più famosi sul fascismo, ma ci vuole poco a informarsi e sapere come stanno davvero le cose. Mussolini non ha inventato nulla, perché semplicemente la pensione c’era già! Inoltre, la pensione sociale nasce comunque solo nel 1969. Lo stesso Salvini si fa propaganda sostenendo che Mussolini ha inventato le pensioni, proprio per raccogliere i voti dei fanatici di estrema destra, ma è una grandissima bugia.

Mito: i fascisti non erano razzisti, le leggi razziali sono arrivate solo dopo
Se intendiamo le leggi razziali del 1938, è vero. Mussolini volle attuare anche lui le leggi razziali per compiacere Hitler, suo nuovo alleato. Ma se è vero che le leggi razziali sono state sancite solo nel 1938, è anche vero che il fascismo si è reso colpevole di crimini di guerra già nella guerra in Etiopia (1935-1936). Ci fu una forte repressione con l’uso di armi chimiche. La stima dei morti è ancora controversa, ma si presuppone che siano intorno a 60 mila etiopi uccisi, a fronte di circa 4000 perdite italiane. Urge ricordare che la guerra durò pochi mesi, dall’ottobre del 1935 a maggio del 1936. L’invasione dell’Etiopia nasceva sicuramente dalle idee coloniali dell’epoca, ma alla cui base c’era anche il razzismo di personaggi come Lidio Cipriani che sosteneva “l’inferiorità mentale dei negri”. In Italia, non c’erano molti ebrei, rispetto alla Germania, ma il razzismo era una mentalità perfettamente radicata nell’Italia fascista. Era il razzismo dell’italiano dominatore e virile e che conquistava popoli, in un improbabile scimmiottare dell’Antica Roma. Guarda caso, però, i fascisti miravano a conquistare i territori africani come l’Etiopia visto che, nella Seconda Guerra Mondiale, già si faticava a conquistare la vicina Grecia.

Mito: i campi di concentramento
È un punto un po’ da spiegare. Ogni volta in cui si parla di lager, i fanatici del Duce replicano sempre come degli automi senza cervello additando i gulag russi e le foibe. Vero, i gulag russi esistevano e hanno fatto milioni di morti e tutti coloro che hanno studiato storia a scuola sanno cosa sono le foibe. Ma neanche i bambini dell’asilo replicano a un proprio crimine additandone uno altrui. Tizio accusato di aver rubato la merenda: “Ma guardi che Caio ha rubato due merende, io solo una!” Tra l’altro così si sminuisce un crimine gravissimo, quello del genocidio, come se 100 morti di un genocidio non contassero nulla o contassero poco rispetto a chi ne ha fatti 1000. È un ragionamento di un’assurdità colossale e molto grave! I campi di concentramento italiani per slavi ed ebrei sono esistiti e questo non lo si può rifuggire scaricando su crimini altrui, quindi la condanna te la becchi. La verità è che comunque, in quel periodo, il sistema dei campi di concentramento era comune un po’ dovunque. Esistevano ancFahe negli Stati Uniti, come spiego nell’articolo sul giorno della memoria che ho linkato in precedenza. Ma vi consiglio anche questo articolo sul perché la memoria, in generale, è così importante. La gravità sta nel fatto che i fanatici del Duce rimuovono i genocidi e le violenze del fascismo, mantenendo solo le parti fin troppo belle per essere vere e vivendo di una realtà storica del tutto distorta, per non dire inventata di sana pianta.

Mito: quando c’era Mussolini, i treni erano sempre puntuali
Questa non poteva mancare, visto che siamo costantemente furiosi per i ritardi e i disservizi di Trenitalia. Esiste un articolo dell’Indipendent, intitolato “Rear Window: Making Italy work: Did Mussolini really get the trains running on time?”, che spiega bene che in realtà le cose stavano diversamente. I disservizi erano dilaganti anche all’epoca del fascismo, ma semplicemente venivano nascosti dalla propaganda. Solo quando i trasporti erano sotto l’occhio dei turisti e nelle tratte più importanti appariva tutto perfetto, ma quotidianamente, esattamente come oggi, i servizi di trasporto erano pessimi.

Ebbene, la prossima volta in cui qualcuno vi dirà che all’epoca del fascismo era tutto bello e perfetto, spiegate che non era affatto così. Possiamo riassumere che il fascismo, come d’altronde ogni dittatura, era una grande e grossa bugia. Non vuol dire che tutto fosse negativo, ovvio. C’è sempre qualcosa di buono in ogni cosa. Ma bisogna anche imparare a conoscere la storia. Oggigiorno c’è gente che sa tutto del Grande Fratello o de “Il trono di spade” e non sa invece nulla di una pagina importantissima della storia moderna dell’Italia. Io penso che uno dei motivi per cui girano queste bufale sia dovuto al fatto che quel periodo è stato molto brutto. Quindi, anche a scuola si preferisce raccontare quella storia più all’acqua di rose. Questa mia opinione è condivisa anche da alcuni storici. Eppure, è una delle ragioni per cui c’è gente che crede ancora che con Mussolini non c’era la mafia o che i treni non erano mai in ritardo. Queste sono delle falsità clamorose. Se l’argomento fosse trattato meglio a scuola, sono convinto che l’estremismo sarebbe molto meno diffuso.

Come al solito, non voglio gettare tutta la responsabilità agli altri. Alcuni media giustamente demonizzano le ondate di razzismo e xenofobia. Ma perché, anziché limitarsi solo alle parole, non trovano anche una soluzione concreta ai problemi? Quindi, debelliamo pure le frange di estremisti e l’apologia al fascismo, ma sappiamo anche fare qualcosa per migliorare lo stato del paese.

Le bufale dell’ultradestra di oggi

Questo articolo non vuole essere soltanto una lezione di storia. Ho parlato di tante bufale del fascismo che circolano ancora oggi. Ma oggi ci sono altre bufale “stile fascismo” su dinamiche e fatti paragonabili. Non pensate che abbia scritto questo articolo perché mi piace la storia, sono uno studioso e via dicendo (anche perché ho studiato scienze all’università, non lettere o storia!). Ho scritto tutto questo perché voglio farvi capire che esiste tuttora un approccio di quel tipo. Orban in Ungheria, Trump negli USA, Salvini e i vari “partitini” affiliati (Forza Nuova, FDI, Casapound ecc). Escluso Trump, che è megalomane di suo come Berlusconi, sono tutti gruppi di ultradestra a stampo fascista o nazista o che fa negazionismo sull’Olocausto. Alcuni esempi di bufale “stile fascismo” di oggi? Ad esempio, Salvini quando afferma che, grazie al suo decreto “sicurezza” (messo tra virgolette), in mare sono morte solo 2 persone, quindi ha salvato le vite umane. Invece, l’UNICEF racconta ben altra storia! Vi ricordate cosa dicevano i nazisti dei campi di concentramento o dei ghetti? Che gli ebrei stavano al sicuro e lavoravano! Cambia il periodo storico e cambiano le situazioni in base a quello che è attuale, ma non la dinamica delle bufale. E sono bufale dette sulla vita delle persone. Oppure gli scontri a Genova poco prima delle europee del 2019, dove è stato ferito il giornalista Origone. Salvini ha affermato che sono stati i centri sociali ad aver usato la violenza contro i poliziotti. Lo stesso Origone ha raccontato i fatti ben diversamente. C’è stato uno scontro tra manifestanti e polizia causato da un comizio di estrema destra, in cui Origone è rimasto ferito. I poliziotti hanno provocato e i manifestanti sono diventati esasperati. Lo scontro è avvenuto reciprocamente. I centri sociali non c’entravano un bel nulla! In teoria, si faccia notare come il reato, nel nostro paese, dovrebbe essere l’apologia al fascismo. Ma, attenzione, anche la propaganda “positiva” agisce secondo gli stessi meccanismi dell’epoca. Così come la figura di Mussolini veniva abbellita ritraendolo in mezzo ai contadini che acclamavano, anche Salvini abbellisce la sua figura donando il sangue. Corsi e ricorsi, epoche diverse, uguali comportamenti. Almeno mi consolo che non possono licenziarmi dalla scuola, visto che non ci lavoro…

Insomma, non ho raccontato le bufale che faceva circolare il fascismo del novecento per pura passione storica. L’articolo serve per sviluppare lo spirito critico e far notare che, se si abbassa la guardia e si perde la memoria di quello che è stato, alcuni meccanismi deleteri si ripetono. Il vero vantaggio di oggigiorno è che abbiamo più dimestichezza con i media. Non era così nel novecento e quello che passava la propaganda diventava la verità. Tuttavia, per sfruttare i media di oggi, bisogna avere spirito critico! Se uno non si informa a 360 gradi, approfondendo per davvero a mente aperta un argomento, finirà per credere alle panzane. L’obiettivo dell’ultradestra di oggi è proprio questo, cioè sfruttare alcuni capri espiatori, negare la libertà agli oppositori e far passare solo quel messaggio fuorviante. Per fortuna, come già detto, oggigiorno possiamo trovare fonti più autorevoli. E queste fonti devono essere adoperate!

All’ombra di Hitler

È utile domandarsi perché, pur essendo l’estrema destra comune anche in altri paesi, in Italia è unico il caso di Mussolini venerato come un santo. Sono migliaia i visitatori che, a Predappio, “pregano” sulla tomba del dittatore fascista. È un luogo di culto inquietante dove, come per i santi o i papi, è addirittura vietato parlare ad alta voce. Qui bisogna tornare indietro a capire le responsabilità della guerra e dei ruoli dei vari personaggi. Inizialmente, Mussolini era un modello per Hitler, ma quest’ultimo ha impiegato poco a capire che il fascista era un buffone. Mussolini si era dichiarato neutrale agli inizi della guerra, per poi cercare di avere la sua fetta di torta quando ha notato che la Germania stava vincendo. Una volta schierato l’esercito italiano, si contano tante figuracce, in cui i tedeschi sono dovuti intervenire ad aiutare. Inoltre, Hitler in Germania non dipendeva da nessuno, mentre da noi il re ha deposto Mussolini. Il consenso in Germania era unanime, mentre in Italia rimanevano forti le divisioni tra nord e sud. È andata a finire che i nazisti erano quelli veramente cattivi e Mussolini è stato costretto da Hitler. Nulla di più falso! Mussolini era uno spietato assassini, ma allo stesso tempo la sua cattiveria è stata messa in ombra da Hitler per svariati motivi. Ma era sempre un assassini che ha mandato al macello gli italiani. Purtroppo, questi meccanismi si sono diffusi anche nel come il fascismo viene trasmesso a scuola, perché troppo spesso si tende a non dire granché quanto sia stato spietato Mussolini. La Germania ha acclamato Hitler come l’eroe assoluto del mondo e l’ha cancellato. In Italia, continua a passare l’idea del buon fascista, come quello del buon padre di famiglia o della brava gente. E tutto questo è una distorsione. Ecco qual è uno dei maggiori motivi per cui l’estrema destra è un problema maggiore rispetto alla Germania. Non a caso, solo in altri paesi più poveri dell’Europa, come l’Ungheria e la Polonia, l’estrema destra è altrettanto problematica (se non di più).

L’amicizia di Luz Long e Jesse Owens

Non bisogna sottovalutare la diffusione di alcune bufale o forme di propaganda. Vedi quello che sta facendo la Lega negli ultimi tempi sui migranti. Una dimostrazione di quanto sia pericoloso non fare nulla è la Germania nazista. Nel 1936, alle Olimpiadi di Berlino, Hitler era al governo da 3 anni. L’atleta afroamericano Jesse Owens fu accolto come un idolo da molti tedeschi, tanto che Owens rimase incredulo poiché, negli Stati Uniti, subiva la segregazione. È vero che le intenzioni di sterminio erano state nascoste per l’occasione, ma Owens era sinceramente l’idolo di molti tedeschi. La propaganda nazista non si era ancora evoluta bene e, pertanto, i tedeschi erano poco indottrinati alla superiorità razziale (l’odio per gli ebrei era comunque persistente). L’ulteriore conferma che un certo tipo di propaganda può fare danni è l’Olimpiade di Monaco del 1972 (*). Dopo 36 anni, Owens partecipò a quelle Olimpiadi come ospite e parecchi tedeschi lo accolsero come i Beatles o i Led Zeppelin. Era il 1972. Notate come, a Berlino 1936, il tedesco Luz Long, valido atleta locale, strinse ingenuamente amicizia con Owens. Fu proprio Long, dopo aver sbagliato il suo tentativo nel salto in lungo consegnando la vittoria a Owens, a chiedere a Owens stesso di eseguire l’ultimo tentativo. Owens accolse la richiesta del nuovo amico e fece il record olimpico. I gerarchi nazisti non vedevano di buon occhio questo legame, tanto che lo intimarono di starne alla larga. E lui non capiva. O meglio, capiva più che altro che era sbagliato, ma non c’era ancora quella feroce politica di indottrinamento. Long era nato 20 anni prima della salita al potere del nazismo ed era un atleta normalissimo, che viveva di sport ed era sportivo.

* Nel senso che, per quanto la Germania fosse già diversissima, restavano i nazisti di quel periodo e i loro figli.

Psicopatici o razzisti?

Negli episodi di cronaca, avvengono aggressioni verso neri o stranieri, ma che non sono direttamente motivate dal razzismo. Mi riferisco a fatti di cronaca come ad esempio i neri aggrediti con le pistole softair. Perché non c’è un rapporto diretto con il razzismo? Perché manca una politicizzazione del crimine. Questi crimini sono commessi per pura cattiveria, pertanto il pericolo è per tutti quanti nella società. Ne discuto meglio qui. Il fatto che si indirizzino a scopo razzista segue verosimilmente il generale senso di razzismo degli ultimi anni. Ma le vittime possono benissimo essere omosessuali, come in effetti avviene, o di origine marziana. Stiamo parlando di psicopatia, un rischio sociale che si sta diffondendo sempre di più (il termine corretto è disturbo antisociale della personalità, ma ne esistono tante tipologie. Il razzismo “classico” è quello degli squadristi in stile Forza Nuova. Sì, anche quelli di Forza Nuova sono degli psicopatici, ma la sfumatura è un po’ diversa perché negli africani aggrediti con le pistole softair c’è una “gratuità” del crimine nei confronti di chi è debole o discriminato.

Per quanto riguarda i gruppi di Forza Nuova e simili, non è così scontato dire cosa scatena cosa. Mentre per i teenager che picchiano un immigrato il razzismo è una “scusa”, negli estremisti di destra la psicopatia e il razzismo si confondono. Spesso, appaiono come delle persone normalissime, con una famiglia, dei figli e un lavoro normale. Vanno al bar, hanno degli amici, coltivano interessi piacevoli. Insomma, apparentemente sono individui che non fanno nulla di male, magari con professione cristiana e fautori di un determinato modello tradizionale. È proprio qui l’inganno. Non bisogna fare l’errore di credere che uno psicopatico sia il serial killer “oscuro”. Chi vede questi individui dall’esterno, superficialmente, non immagina quanta crudeltà c’è in quell’animo. Gli psicopatici di Forza Nuova (ma anche quelli della Lega) si mescolano come delle persone che difendono l’Italia o i diritti della famiglia, ma sono pericolosi. Attenzione, a scanso di equivoci, il razzismo non è una malattia. Lo è la psicopatia. Questi individui sono perfettamente coscienti e responsabili di quello che fanno. Mussolini stesso era uno psicopatico. Dietro alla sua facciata virile e forte, si nascondeva un uomo piccolo e insicuro, che con la manipolazione (e la violenza) mandava al macello gli italiani per mantenere la sua immagine di potente.

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Governo e fake news

Da un po’ di tempo, si fa un gran parlare delle fake news, ovvero le “false notizie” che riguardano diverse tematiche. Ho notato che l’espressione “fake news” sta circolando in questi ultimi giorni tra telegiornali vari e politici. È interessante notare come sia stato soppiantato il termine “bufale”. Ormai pronunciare “fake news” fa figo. Per quanto sarebbe bello veder sparire le bufale sulle scie chimiche o sul non essere mai stati sulla Luna, peccato che lo scopo del nostro governo non è affatto quello di tutelare la popolazione dalle bufale. Mi è subito parso evidente che, con il proliferare di internet e della facilità con cui si può scrivere su un sito o un blog, il governo e i media sono preoccupati di perdere il monopolio delle bufale. Ecco perché le azioni del governo devono preoccupare. Sono il primissimo a desiderare che certa robaccia venga sparisca dalla rete. Ma non è questo lo scopo di governo, politici e media nazionali. Loro sono invece preoccupati perché, se altri prendono il monopolio delle bufale, non potranno più nutrire il popolo con bugie di governo e condizionamenti politici. Il vero modo per evitare la diffusione delle bufale è quello di acculturare i cittadini e trasmettere lo spirito critico. Il governo non è minimamente interessato a fare questo, perché vuole diffondere le sue bufale. Purtroppo, a quanto pare, lo scenario peggiore sembra avviato.

Chi ha sufficiente spirito critico nota in un attimo che sono proprio quei media che allarmano come papere sulle fake news a proporle quotidianamente e anche in modo molto ossessivo, con l’evidente intento di ripeterle a tal punto che la gente finisca per crederci. Vi ricorda qualcosa? Magari qualche vecchio regime del novecento? Esistono comunque 2 grandi bufale che governo e media diffondono pedissequamente, perché fa comodo per i loro interessi. Ovviamente, vengono diffuse numerose altre bufale, ma è importante capire come e perché il governo e i media diffondono queste per così dire “macrobufale di Stato”.

1) PIL che cresce dello zero virgola
Sentiamo spesso ripetere che siamo in crescita, che la crisi è finita. Sull’ANSA circola questa notizia un giorno sì e uno no. A parte il fatto che una crescita dello zero virgola non è nulla in termini concreti dal punto di vista numerico, il PIL è cresciuto perché siamo cresciuti come popolazione. Il problema è che la popolazione è cresciuta molto di più rispetto a quello che dovrebbe essere il PIL che, appunto, è di uno zero virgola. Non ci vuole un genio a capire che anche un paese come il Brasile può vantare di un enorme PIL. In realtà, siamo più poveri! Cresce il PIL di uno zero virgola, ma la popolazione aumenta e noi abbiamo MENO soldi di prima! D’altronde in tanti continuano a dire che non si arriva più a fine mese, che gli anziani devono chiedere l’elemosina, che per fare la spesa si va ai discount perché tutto costa sempre troppo. Governo e media vogliono invece convincerci che siamo finalmente in crescita, mascherando la vera realtà perché c’è bisogno di far credere che il benessere è tornato. E se la gente crede che il benessere è tornato, tornerà a spendere e continuerà a mantenere in vita la vecchia politica, ovvio. Ma la gente come fa a spendere soldi che non ha? E come fa a continuare a credere nella vecchia politica se l’ha già destituita? Non c’è nessuna ripresa e da noi la crisi è sempre cronica. La popolazione aumenta sempre di più, ma cala sempre di più il potere d’acquisto e siamo sempre più poveri. Il governo e i media vogliono invece illuderci che finalmente il peggio è finito. Ma è tutto una gran bella bufala ed è assurdo cascarci vedendo la realtà quotidiana!

2) Calo della natalità
Questa bufala circola già da almeno un decennio. In effetti è vero, le donne italiane sono sempre meno fertili e fanno figli sempre più in tarda età rispetto ai paesi del nord. Quello che però viene omesso è che stiamo assistendo a una antropizzazione sempre più smisurata. L’emergenza energetica e ambientale deriva proprio da questo, cioè dal fatto che siamo in troppi. Governo e media invece ribaltano in negativo un dato che di per sé, oggigiorno, in un contesto di sovrappopolazione, è positivo perché siamo pur sempre un paese religioso e dove si dà più retta alle parole del papa (volutamente in minuscolo) piuttosto che a quelle di un fisico che fa una nuova scoperta. Cosa vuol dire? Molto semplice: più figli si fanno, più potenziali fedeli e creduloni ci sono! Altro che fertility day e baggianate varie. Non è neanche il fatto che non ci sono soldi per mantenere un figlio. Al papa non frega assolutamente nulla di questo. Non importa se patiamo la fame, se non ci sono soldi. L’importante è che i credenti facciano sempre più numero. E ovviamente, più si è poveri, più prospera la religione. Ho chiamato questo processo come sfruttamento dei miserabili, su cui ho discusso nell’articolo sulla correlazione tra benessere e irreligiosità appena linkato. Chi fa un figlio deve farlo per amarlo.

Capito quindi la storia? Il nostro governo vuol censurare le fake news perché vuole riportare all’attenzione del popolo i messaggi che loro vogliono diffondere e far credere. Questo tipo di azione è particolarmente esecrabile, perché di fatto è una prassi nell’informazione di regime. Altri esempi sono la Danacol e Kilocal sul colesterolo, che invece è un abbaglio. Noi italiani, a quanto pare, non riusciamo a liberarci dell’informazione di regime. È una cosa che risale già dai tempi del fascismo, e infatti oggi ancora in molti sono convinti che le cose andassero davvero come Mussolini voleva far credere (ma di questo ne ho già parlato in un altro articolo). Non credete assolutamente a messaggi di questo tipo che il governo e i media vogliono inculcarci. Ci stanno provando in diversi modi, anche con finti referendum che, attraverso un apparente “parlar forbito”, ci ingannano di darci la libertà. In realtà ci stanno sempre di più togliendo la libertà. Lotta contro le fake news da parte del governo? Sì, basta che le fake news non siano le loro, perché le loro fake news devono essere diffuse dal regime!

Anche Super Quark!

Ebbene sì. Gli Angela sono sempre stati un esempio di divulgazione scientifica. Sono stati i promotori della conoscenza, libera dalla pubblicità (che, durante Ulisse e Super Quark, è effettivamente al minimo). Ma ormai, anche il buon Piero inizia a fare qualche cilecca. I documentari di Super Quark sono sempre bellissimi, ma lo spettatore più attento avrà notato che la rubrica di scienza in cucina è, se possibile, anche più penosa dei siti di alternativi. I servizi sono superficiali, con la patetica trovata di porre una domanda di nutrizione o sul dimagrimento alla gente per strada. Ovviamente, il senso di questa parte è proprio la carrellata di risposte date dalla gente in versione “milanese imbruttito”, con qualcuno un po’ più sveglio per dimostrare che non tutti sono scemi. Uno dei servizi più penosi è stato quello sulla classifica delle diete, dove l’intento palese era fare pubblicità. Non importa l’ordine della classifica, perché comunque si è parlato di quella dieta. E poiché la dieta è stata menzionata in un programma serio come Super Quark, come dubitarne? Sia chiaro, Super Quark resta uno dei pochi programmi validi del palinsesto e la volontà di ridurre all’osso la pubblicità è ammirevole in un’epoca in cui si fa esattamente il contrario. Evidentemente, però, anche Super Quark è costretto a svendersi per continuare ad esistere. E la rubrica di scienza in cucina pareva quella più sacrificabile. Il problema è che la gente senza spirito critico ragionerà più o meno così: “Ah, ma se lo dice Super Quark, allora dev’essere vero!”

Untori, baby gang e giornalismo demenziale

Panettone e pandoro, calorie e guida alla qualità

Siamo ormai entrati in periodo natalizio, e inevitabilmente, accanto alle luci decorative, parte l’acquisto ai dolci più tipici del Natale: il pandoro e il panettone. Il mercato di questi due prodotti è vastissimo e produce un introito che, al solo leggere le cifre, fa capire quanto la tradizione del pandoro e del panettone sia radicata da noi in Italia. Si stima che la vendita del panettone e del pandoro, insieme, generino all’incirca 120 mln di euro. E considerando la limitatezza del periodo in cui vengono venduti, è evidente l’enorme giro di affari.

In questo articolo, non voglio tanto discutere sulla storia e le origini di questi due prodotti dolciari da ricorrenza natalizia, quanto piuttosto mi voglio focalizzare su come prediligere una scelta di qualità e consapevole. Tanto ormai credo che chiunque sappia almeno che il pandoro è di Verona, il panettone di Milano. Attenzione, non voglio assolutamente sminuire la tradizione storica del panettone e del pandoro, ma è facile trovare in rete tutto ciò che volete sapere a riguardo. E bisogna effettivamente riconoscere che tutto il processo di produzione di questi due dolci è un vanto del nostro paese, un vanto che a mio parere il mondo intero ci può invidiare. Non vi offendete se metto insieme pandoro e panettone nello stesso articolo. So che c’è sempre lo schieramento di chi preferisce il pandoro e c’è lo schieramento di chi preferisce il panettone. A mio parere, la faida non sussiste. Parliamo in entrambi i casi di due grandissime eccellenze della gastronomia del nostro paese ed è assurdo farne una battaglia. Io preferisco il panettone, lo ammetto, ma ho anche notato che molti panettoni che mi piacciono sono veneti (vedi l’azienda artigianale della Loison!). Quest’ultima cosa può sembrare assurda, ma spiega bene che, se come al solito si esce dal proprio orticello, è più bello godere di ciò che abbiamo. Sfortunatamente, il consumismo ci porta a svalutare ciò che è di qualità, come appunto il panettone e il pandoro. Ogni anno i panettoni e i pandori arrivano sempre prima sugli scaffali, ben prima di dicembre, e questo sta facendo perdere il contatto con la tradizione e l’idea di festa. Panettoni e pandori che arrivano già a inizio novembre, o addirittura a fine ottobre, e se si potesse sarebbero lì già all’inizio della scuola a settembre. Di fatto restano lì fin quando inizia il vero e proprio periodo natalizio.

Qualità

Veniamo al dunque. La notizia positiva è che, in linea generale, anche i pandori e i panettoni di minor qualità sono sempre decenti. È la più grande prova di come, attraverso un acquisto consapevole, è possibile cambiare e indirizzare anche il mercato. Per le tipiche merendine non è così e non si salva quasi niente. Gli italiani, nei confronti del panettone e del pandoro, fanno più attenzione e pretendono di più prodotti, se non perfettamente da disciplinare, che siano soddisfacenti. Un panettone e un pandoro necessitano del burro, e sostituire il burro con i soliti grassi vegetali è considerata una follia, un sacrilegio. Magari fosse così anche per le merendine! Ma pazienza, comunque trovo che sia bello attendere il periodo natalizio anche per questo: finalmente, arrivano dei buonissimi pandori e panettoni! Se ci pensiamo, sia il panettone che il pandoro sono delle specie di “pane dolce”. Non me ne vogliate per l’esagerazione, ma gli ingredienti alla base sono sempre: farina, uova, burro, zucchero. Dire quindi panettone e pandoro vuol dire parlare di qualcosa di veramente genuino (altro che la pubblicità della Mulino Bianco!), e non solo tradizionale.

È importante riconoscere dei buoni panettoni e pandori. Un buon pandoro ha un bell’aroma vanigliato, è morbido ed è bello burroso. Un panettone, invece, ha una bella alveolatura (i buchi!) dovuta alla lunga lievitazione, è soffice ed è tanto più di qualità quanto più si sente l’aroma dei canditi. I canditi (vedi a fine articolo) sono ciò che dà il vero e proprio “aroma panettone”. Sia per il panettone che per il pandoro, la consistenza dev’essere sempre soffice nel primo caso e morbida nel secondo, ma mai cedevole come purtroppo mi è capitato con alcuni panettoni industriali di marchi famosi e vendutissimi.

Costo: industriale, artigianale o di pasticceria?

Parlare di qualità del panettone e del pandoro vuol dire parlare anche di costo. E non è affatto una cosa così banale, perché il costo è molto variabile. I panettoni e i pandori più economici costano 5-6 €/kg e sono quelli industriali. Quelli artigianali arrivano anche a 15-30 €/kg, fino ad arrivare a 40-50 €/kg per i pandori e i panettoni da pasticceria. Cosa scegliere? Contrariamente a quello che pensate, un panettone o un pandoro di pasticceria non è assolutamente indice di sensibile maggior qualità. Tante volte, proporzionando il costo e la qualità, si scopre che è addirittura meglio acquistare un panettone o un pandoro industriale. Personalmente, mi sento di consigliare di più un prodotto artigianale, più che da pasticceria, perché spesso non si trovano pasticcieri capaci e il prezzo non conviene. I metodi dell’artigianato sono invece collaudati e, rispetto all’industria, gli artigiani si premurano di ripiegare di più sulla qualità delle materie prime. Un nome su tutti per i panettoni è l’azienda Loison, che ha come filosofia quella di regalare un’esperienza che va ben oltre il gusto e offre anche confezioni originali e artistiche. La Loison, con sede a Costabissara in provincia di Vicenza (fondazione nel 1938), tra gli ingredienti utilizzati prevede: canditi della Sicilia, vaniglia del Madagascar, latte di Alta Qualità, burro e tuorlo freschi. Per le tasche che se lo possono permettere (siamo anche a 17-25 €/kg) e per i palati che sanno riconoscere questo tipo di fragranza, a mio parere il prezzo della Loison è meritato, mentre non tanto per molte pasticcerie di Milano che marciano dietro al fatto che i loro panettoni sono prodotti a Milano. Un altro nome di qualità per i panettoni è Cova, che si trova tante volte anche nei supermercati. Non fatevi ingannare dal costo di panettoni e pandori artigianali. Stiamo parlando di prodotti che richiedono una notevole tecnica dolciaria e di panificazione. I panettoni e i pandori venduti a 5 €/kg sono cioè dei “prodotti civetta” che servono per far comprare altro che poi entrerà nella spesa annuale. Panettoni e pandori industriali di ottima fattura, seppur non artigianali, costerebbero sempre 15 €/kg, come ad esempio i tranci di crostata dell’Esselunga “made in Parma”. Vendere un panettone o un pandoro a 5 €/kg vuol dire effettivamente svalutarlo, ma nel mondo del business non sono stupidi e sanno benissimo quello che fanno!

Però no, non è vero che pandori e panettoni industriali sono scadenti. Non sono eccelsi, e mediamente la minor freschezza si sente ed è minore l’aroma. Ma sono comunque buoni! E questo accanto ad altri prodotti che però inequivocabilmente fanno poca o meno attenzione alla qualità, ripiegando sull’uso di conservanti come acido sorbico e sorbato di potassio o aromi ricreati (tipo al limone o all’arancia in vece dei canditi o il tipico “aroma vaniglia” per panettone e pandoro). Non sono additivi nocivi, sia ben chiaro. Sono del tutto innocui ma, poiché stiamo parlando di prodotti tradizionali e che hanno il loro pregio nella genuinità, devono essere banditi. Purtroppo sembra che, tanto più in anticipo arrivano panettoni e pandori sugli scaffali, tanto più cala anche la qualità dei marchi industriali: il consumismo sta dominando sempre di più anche qui. A volte leggerete, vedi la stessa Loison, la presenza di mono e digliceridi degli acidi grassi. Non c’è da preoccuparsi, vengono usati come emulsionante. La presenza di acido sorbico e/o sorbato di potassio serve invece per allungare la durata, poiché i pandori e i panettoni industriali vengono già confezionati a fine estate. E questo non ha senso, perché stiamo parlando di due prodotti che si limitano solo a un periodo dell’anno e che, in teoria, dovrebbero puntare il più possibile sulla freschezza. E non ha nemmeno senso ricreare gli aromi dei canditi e della vaniglia. Posso capire l’abbattimento dei costi, inevitabile nell’industria, ma ricreare questi aromi non ha senso perché un minimo di criterio nella scelta di un buon candito o di una buona bacca di vaniglia non fa così fatica. Così si va a perdere tutto il senso di genuinità su cui si basano questi prodotti della tradizione. L’avvertenza è quella di leggere sempre l’etichetta e di scegliere un prodotto che non sia “snaturato”, ma ripiegando su panettoni e pandori classici è comunque difficile trovare un prodotto davvero scarso. Alla peggio sono prodotti con aroma e gusto poco intensi e poco freschi, ma tant’è…

Purtroppo oggigiorno non è più come una volta, quando aspettavi la fine delle feste e trovavi i pandori e i panettoni in super offerta. Tanto prima i panettoni e i pandori arrivano sugli scaffali del supermercato, tanto in fretta mettono tutto via e non rimane più quasi nulla aspettando già le colombe pasquali. Tuttavia, prima che non si trovi più nulla, con un po’ di attenzione qualche offerta da svendita, seppur meno frequente perché mediamente la qualità è già più bassa, si può trovare.

No alle porcherie farcite e glassate!

Il vero problema sta in tutti quei pandori e panettoni farciti e glassati. Ecco, qui il discorso cambia radicalmente. Un conto è prendere un panettone Maina, Melegatti o Bauli, che comunque è decente, ma CLASSICO, e preciso, RIGOROSAMENTE classico. Un altro è prendere un panettone o un pandoro glassato o farcito! Qui, magari può sembrare strano, è facilissimo trovare prodotti scadenti al pari di tutte le innumerevoli merendine. Dico che può sembrare strano perché leggiamo sempre “pandoro” o “panettone”, ma in realtà stiamo parlando di tutto un altro dolce, decisamente diverso. Ed è una cosa che a mio parere non ha senso! Il mio pensiero è quello di bandire del tutto pandori e panettoni che non siano classici! Non fatevi ingannare, tutta quella roba farcita o glassata non ha nulla di un vero pandoro o un vero panettone! Banditeli tutti quanti senza pietà, senza se e senza ma! Il consumo di finti pandori e finti panettoni farciti o glassati si sta diffondendo parecchio negli ultimi anni, e purtroppo è una cosa negativa. Prendete sempre e solo panettoni e pandori classici!

Calorie del panettone e del pandoro

La differenza di calorie tra panettone e pandoro c’è, ma è trascurabile. Un pandoro ha generalmente, ma non sempre, più burro e uova. Ma se un panettone ha 370-380 kcal/100 g, un pandoro viaggia a 400 kcal/100 g. Non cambia granché. Stiamo sempre parlando di due prodotti molto calorici e poco sazianti. È facilissimo, anche dopo un cenone natalizio o di capodanno, farsi fuori 200 g di panettone o pandoro. Una fetta sembra poco, ma provate a tagliare solo 100 g di panettone e pandoro e vi renderete conto di quanto poco sia. Il mio consiglio? Quello di consumare il panettone o il pandoro a colazione con il latte, come da bambino facevo anche io e come ancora adesso faccio qualche volta. Oppure, se avete avanzato un panettone di minor qualità, potete farlo in “carrozza”, cioè una specie di frittata con uova e latte da consumare sempre a colazione o a merenda. In quest’ultimo caso, avrete abbassato la densità calorica del panettone a 250 kcal/100 g, una differenza, in termini di sazietà, notevole. Ovviamente, non lo farei mai con un buon panettone artigianale, che va rigorosamente mangiato in “purezza”.

Idiosincrasia per i canditi e appiattimento dei gusti

È molto interessante notare come a tanta gente non piacciano i canditi nel panettone. È interessante, perché in realtà quel tipico “aroma panettone” deriva proprio dai canditi, senza i quali il panettone perde moltissimo della sua fragranza. Da dei buoni canditi dipende molto la qualità di un panettone. Ma tanta gente non li sopporta! Gente che prende tranquillamente uno schifosissimo panettone con glassa al cioccolato e grassi vegetali generici, ma i canditi assolutamente no. Questo è un esempio di come i gusti delle persone si siano appiattiti. È tutto standardizzato, poco creativo, piatto. I panettoni e i pandori sotto Natale dovrebbero servire anche a questo, cioè a farci riscoprire gusti che abbiamo perduto. Ma ormai, anche aziende una volta di qualità, vedi la Motta, si stanno dirigendo sempre di più verso questo appiattimento dei gusti, ed è sempre più difficile avere a che fare con panettoni e pandori classici. Un NO secco ai panettoni e ai pandori che non sono classici!

Pizza, storia e aspetto e dietetico

La pizza è uno degli alimenti più famosi al mondo, se non addirittura il più famoso. È conosciuto e consumato praticamente dovunque e, dopo che Napoli ha dato il via alla sua pizza con la margherita, pian piano gli immigrati italiani l’hanno esportato dovunque e sono nate le altre tipologie di pizze, come ad esempio quella di New York o quella del tutto particolare, alta e soffice, di Chicago (vedi il famoso Gino’s!). Insomma, dire pizza è un po’ come dire tutto e niente, perché è un alimento così radicato e diffuso che parlare di “vera” pizza ha poco senso. Per chi volesse espandere i propri orizzonti e uscire dal proprio orticello, vi invito a provare i diversi tipi di pizza che si trovano in giro per l’Italia, anche se mi rendo conto che trovare una pizzeria dove la pasta viene ben lievitata e cotta a puntino non sia facile, anzi. Se però potete, e riuscite a trovare una buona pizzeria, provatela! Quella di Chicago, poi, personalmente la trovo fantastica! Di per sé, comunque la pizza stessa, seppur nota come simbolo dell’Italia, trae origini in tutte quelle forme di panificazioni antiche, che poi, nel corso dei secoli, hanno portato alla pizza. Ma questo è un altro discorso, che conferma semplicemente che nulla si crea, ma si evolve!

Il falso mito della pizza margherita

È interessante sapere è che la nascita della famosa margherita nel 1889 viene in realtà ritenuto un falso storico. Tutti noi oggi conosciamo la storia di Raffaele Esposito che voleva onorare la regina Margherita di Savoia. Per farlo, servì nella pizzeria Brandi la famosa pizza con pomodoro, mozzarella e basilico per replicare i colori della bandiera italiana. Ecco cosa scrive Francesco de Bourcard in “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti” pubblicato nel 1853:

Le pizze più ordinarie, dette coll’aglio e l’oglio, han per condimento l’olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l’origano e spicchi d’aglio trinciati minutamente. Altre sono coperte di formaggio grattugiato e condite collo strutto, e allora vi si pone disopra qualche foglia di basilico. Alle prime spesso si aggiunge del pesce minuto; alle seconde delle sottili fette di mozzarella. Talora si fa uso di prosciutto affettato, di pomidoro (pomodoro), di arselle, ec. Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi calzone.

La storia sulla pizzeria Brandi è quindi falsa, non è lì che è nata la pizza margherita! La pizza margherita era già nota a Napoli, allo stesso modo della marinara che viene sempre descritta da de Bourcard. Raffaele Esposito avrebbe potuto benissimo omaggiare la regina con la marinara e quella avrebbe potuto diventare la margherita! Chissà in quanti credono ancora nella leggenda sulla pizzeria Brandi, ignorando che la pizza margherita (insieme alla marinara) era già perfettamente nota a Napoli almeno a metà ottocento. Da notare come le due pizze descritte da de Bourcard, la marinara e la margherita, sono quelle che a Napoli vengono definite le “vere” pizze. Se andate a Napoli, la pizza condita è una cosa diversa e danno per scontato di servirvela senza pomodoro! Quasi tutti raccontano la storia della pizzeria Brandi, dando per scontato che sia vera e senza domandarsi se ci sono riscontri storici. La reale storia è che Esposito ha semplicemente voluto far assaggiare qualcosa di tipico alla regina Margherita e ha optato per quella pizza. Ma tutto il resto è solo una leggenda. È come se il presidente di un paese estero venisse in Sicilia e qualche oste gli facesse assaggiare la caponata, per dire. È ovvio che la caponata esiste già nella tradizione siciliana!

Pizza e dieta

Veniamo alle note dolenti. La pizza è la più classica concessione da sgarro alimentare. Come gestire la pizza nella dieta? Beh, la pizza vale come quella tipica eccezione del sabato sera. Chiunque, oggigiorno, arriva a capire che non è un alimento che si può consumare tutti i giorni, sia dal punto di vista calorico sia dal punto di vista del sale (che spesso supera l’80% del massimo consentito nella dieta!). Quindi, per mia opinione non ha senso prediligere solo la margherita perché si deve rispettare la dieta. Tutto sommato, anche le calorie di una pizza con ulteriori condimenti ipercalorici non sono poi molte, poiché lo spazio di una pizza quello rimane. Purtroppo la salubrità della pizza è sopravvalutata. In realtà, se leggete l’articolo sul kebab, vi accorgerete che è proprio il kebab a essere meno dannoso caloricamente! Questo perché, contrariamente a quello che si pensa, nella pizza non è tanto il condimento in più che apporta molte calorie, ma la quantità di impasto adoperata. La dimensione di un panino arabo del döner kebab è piuttosto limitata, mentre con 300 g di impasto per pizza è facile fare una pizza da 1200 kcal! Ovvio che poi si abbiano problemi di digestione! In molti credono che sia una lievitazione veloce e non ottimale a provocare problemi di digestione. Questo è sicuramente vero, ma solo in parte. Come infatti detto già a inizio articolo, è difficile trovare un pizzaiolo che tenga anche alla qualità per fare una pizza. Ma non è solo questo, cioè il punto è che una pizza ha sempre tante, troppe, calorie! A questo, si aggiunge il fatto che una pizza si mangia abbastanza velocemente. Ho visto persone che finivano una pizza intera in 5′! È molto facile terminare una pizza in meno di 20′, cioè il tempo minimo affinché arrivi il messaggio di sazietà al cervello. Quindi non ci si accorge di quante calorie si assumono finché non è già tardi, e inevitabilmente la digestione diventa difficile!

Poste le vere problematiche della pizza, a mio parere comunque chi disprezza la pizza non può essermi amico, semplice. Riconosco che slow food, come al solito, sopravvaluti la presunta salubrità della pizza. Ed è sempre un alimento di difficile gestione per chi è sedentario, magari over 40 con problemi di sovrappeso. Ma per chi è magro e fa sport, beh, una buona pizza ogni tanto, anche al sabato sera, è indubbiamente un’occasione di gioia! Per quanto riguarda quale pizza scegliere, mangiatevi quella che vi pare davvero. Se vi piace la margherita, ok, ci sta. Sono 800 kcal e potete mangiarvi un dolce in più e acqua. Oppure solo pizza margherita e una pinta di birra. Ma se volete godervi una bella pizza ben condita, che sia, perché siamo sempre sulle 1000 kcal e sbagliare di al massimo 100 kcal non cambia granché. Chi si fossilizza per 100 kcal una tantum ha dei seri problemi di maniacalità! Se è sgarro alimentare, fatelo e non preoccupatevi! Vuol dire che o non aggiungerete altri extra o ad esempio lascerete il cornicione per potervi permettere qualcosa in più (dolce o birra). Di solito è così che si mangia la pizza, ovvero difficilmente si prendono le tipiche portate con il secondo o contorni. Vero, a me è capitato di mangiare addirittura due pizze intere (giuro!) dopo una giornata intensa di trekking, o pizza e costoletta alla milanese e vino, ma questo è un altro discorso e serve un organismo ben efficiente, sportivo. Inomma, quello che trovo assurdo e insensato è “castrarsi” a prendere solo la classica margherita quando magari vorremmo una pizza ben più condita. Magari abbinate sempre un ingrediente ipercalorico a una verdura (ad esempio salsiccia e funghi, prosciutto crudo e verdure grigliate, scaglie di Grana e rucola ecc), ma mangiatevela lo stesso quella buona pizza senza patemi e senza ansie! Una pizza margherita dovrebbe essere considerata a 800 kcal in media, mentre una pizza con altri condimenti sulle 1000 kcal, a meno di non lasciare una parte del cornicione per ficcarci un dolce o una birra. Ma non esistono altre regole, e non ha senso “castrare” qualcuno sulla pizza per problemi di dieta. Così facendo, si ingenera un ulteriore senso di frustrazione!