Crea sito

Electric Eye (Judas Priest)

Canzone: Electric Eye
Artista: Judas Priest
Album: Screaming for Vengeance (1982)

Anno 1982, i Judas Priest irrompono con uno dei loro album più aggressivi ed heavy. La prima canzone dell’album è Electric Eye, anticipata dall’intro The Hellion. È una geniale e al contempo inquietante anticipazione dei tempi. La canzone è un tributo al romanzo 1984 di George Orwell. L’electric eye di cui si parla nella canzone è il controllo che il governo esercita sulla popolazione. Siamo tutti controllati e osservati. Non abbiamo più libertà. L’occhio elettrico dovrebbe servire per mantenere pulito il paese dalla criminalità, ma il tono della canzone fa capire che è tutta una scusa. I Judas Priest ci spiegano quanto sia pericoloso usare nei modi sbagliati la tecnologia. Non è sbagliato progredire, ma le scelte che noi facciamo, come umanità, ci indirizzano verso un futuro migliore o negativo. La critica si percepisce bene dai termini usati e dalle espressioni. L’occhio elettrico, ad esempio, è orgoglioso di controllare i segreti della gente. I suoi circuiti “risplendono”. Il tutto indica una forma di narcisismo e appagamento per il potere che deriva dallo spiare la popolazione. Non è uno strumento usato per proteggerci, ma usato dai politici e dal governo per soggiogarci. I Judas Priest lo dicevano nel 1982 e lo diceva Orwell. Non abbiamo ascoltato nessuno di loro e adesso siamo completamente dementi con app e social che, appunto, sono gli “occhi elettrici” della nostra società.

Testo

Up here in space
I’m looking down on you
My lasers trace
Everything you do
You think you’ve private lives
Think nothing of the kind
There is no true escape
I’m watching all the time

I’m made of metal
My circuits gleam
I am perpetual
I keep the country clean

I’m elected electric spy
I protected electric eye

Always in focus
You can’t feel my stare
I zoom into you
You don’t know I’m there
I take a pride in probing
all your secret moves
My tearless retina takes
pictures that can prove

I’m made of metal
My circuits gleam.
I am perpetual
I keep the country clean

I’m elected electric spy
I protected electric eye

Electric eye, in the sky
Feel my stare, always there
Theres nothing you can do about it
Develop and expose
I feed upon your every thought
And so my power grows

I’m made of metal
My circuits gleam
I am perpetual
I keep the country clean

I’m elected electric spy
I protected electric eye

Protected, detective, electric eye

Si impara attraverso il divertimento (la morte di Super Quark)

È intricato spiegare il declino dell’Italia. Ci sono molti difetti, ma anche molti meccanismi contorti e non immediati da comprendere. Sono cose di cui ho già provato a discutere in questo articolo, ma il discorso è più ampio. Uno dei motivi per cui l’Italia è mediocre dal punto di vista della cultura scientifica e dello spirito critico è che non viene suscitato il giusto interesse. Ultimamente, ho provato a mettere a confronto i documentari a regia italiana con quelli a regia britannica e americana. Si notano subito delle differenze importanti:

– i documentari italiani sono tediosi, trattati in modo troppo accademico o semplicistico;
– i documentari anglosassoni, pur con stili diversi, accalappiano l’interesse del pubblico medio.

Mi viene in mente Super Quark nelle ultime stagioni. La parte più interessante è il documentario iniziale a regia straniera, che poi viene trasmesso anche su Rai Scuola. Il resto è noioso e, spesso, viene dato grande spazio agli sviluppi della medicina, ma senza coinvolgere lo spettatore. Viene a mancare il lato ludico dell’imparare e l’esperto di turno non ha un approccio entusiastico. Ironicamente, l’unico esperto veramente appassionato, insieme a Paco Lanciano, è Barbero. A Barbero, però, vengono concessi pochissimi minuti. In effetti, forse, ai nostri politici non fa piacere che uno storico di casa nostra dica che, quando il re francese scappa, in realtà ottiene proprio quello che voleva e gli italiani non hanno affatto vinto. Cattiva propaganda, non si fa! Il fatto è che Barbero è uno storico imparziale, che fa quello che uno con la sua professione deve fare. Però è vero altrettanto che lo fa con tono stuzzicante o provocatorio. Mi viene in mente quando presenta un documentario sul Neanderthal e dice che, sostanzialmente, non si sa come il Neanderthal si è estinto. Secondo alcune teorie, il Neanderthal si è estinto con l’arrivo del Sapiens. Ecco, vedete cosa vuol dire imparare? Barbero la rigira e dice di provare a pensare come questa teoria può essere strumentalizzata dalla politica. Sostiene che si può dire che noi, Sapiens, siamo arrivati in Europa e abbiamo soppiantato il Neanderthal, cioè il bianco (vedi sul razzismo). Ecco, allora non mi stupisco che la “vigilanza” metta un po’ in riga Barbero quando finisce a Super Quark, che è un programma visto da tutti e non solo dalla nicchia. Peccato che questo è il miglior modo per… renderci tutti ignoranti! Non a caso, uno degli elementi che contraddistingue la dittatura è la censura delle informazioni.

I due esempi

Gli anglosassoni agiscono in modo diverso. Gli inglesi hanno il loro carattere e gli americani altrettanto, ma l’obiettivo è centrato. Faccio un nome a testa di documentari che spiegano la scienza. Per gli americani, cito Sport Science e per i britannici The Story of Maths.

Sport Science
È la classica “americanata”. Ti ritrovi il campione delle arti marziali che fa lo sborone tutto il tempo e si vanta di essere il più forte. Oppure il giocatore di hockey che si toglie i guanti e tira pugni sul punchball, ricreando la situazione in cui alcuni giocatori di hockey si tolgono davvero i guanti per fare a botte (venendo espulsi, ovviamente). Sì, sono americani. Non ne possono fare a meno. Per loro è tutto uno show e più lo show è grande e più viene acclamato. Americani, appunto. E, omaggiando il Jackass dei vecchi tempi, c’è pure l’idiota di turno (viene epitetato proprio così) che accetta di farsi tirare una palla da baseball ai genitali! D’accordo, Sport Science non fa solo esempi di idioti e violenti, ma è lo stile che fa la differenza. È adatto al pubblico americano e, dietro al mega show, vengono spiegate le leggi più importanti della fisica. Sono concetti anche piuttosto complessi, diciamo da scuola superiore, ma che vengono fatti passare nel modo giusto per un americano.

The Story of Maths
Diverso è lo stile della BBC. Lo potremmo definire per certi versi kitsch. Marcus du Sautoy vuole spiegare la somma dell’inverso dei quadrati e, per farlo, si reca in Russia e usa dei bicchieri riempiti di vodka. Omaggio alla Russia e omaggio all’alcol, amatissimo dagli inglesi. In un’altra scena, il matematico tira giù dei drink di troppo insieme a un gruppo di altri amanti della matematica, tra cui un discendente di Bernoulli e uno di Euler. In un’altra puntata della serie (in tutto, le puntate sono quattro), si parla dei matematici orientali e la BBC decide di piazzare una musichetta allegra del genere di quel paese. Musichetta pop cinese per spiegare i matematici cinesi, e la stessa cosa avviene per quelli indiani e per quelli arabi. Kitsch, sì. È lo stile inglese. Eppure queste cose piacciono agli inglesi e attirano. E non è un caso se gli inglesi dominano ancora mezzo mondo.

Insomma, la caratteristica comune è che c’è il divertimento. Lo scopo non è quello di andare a scovare il futuro scienziato del CERN, ma di acculturare la gente media. E, per conseguenza, più attiri tra la gente media e più opportunità hai di avere uno scienziato importante. In Italia, abbiamo la pessima abitudine di porre una barriera tra gli esperti del settore e il pubblico medio. I primi stanno troppo spesso sul piedistallo, come se fossero gelosi delle proprie conoscenze. Il pubblico medio è poco interessato, ma lo è perché non viene stimolato nel modo giusto. È come se, da noi, gli esperti di turno fossero più interessati a un certo status quo, al pari dei politici attaccati alle poltrone. Non possiamo pensare che ognuno possa fare da solo. Non possiamo pensare che un bambino si appassioni spontaneamente alla scienza e, se non ci riesce, è una capra senza speranza. No, bisogna stimolare e il miglior modo per farlo è il divertimento. Inoltre, l’abilità dei programmi che ho citato è che ti spiegano a cosa serve la scienza nella vita quotidiana. Che sia come dividere una mela o sapere qual è il pugno più forte, sono tutti esempi concreti. Non sono formule scritte che, spiegate come nelle nostre scuole, sembrano qualcosa di astratto.

È tutto così negativo da noi?

Negli ultimi anni, a opera del digitale terrestre, qualcosa si sta muovendo in Italia. Trovo interessanti i programmi stile Memex di cui i conduttori, guarda caso, sono giovani. Mi ha colpito il modo in cui parlano dell’IgNobel, che è tutt’altro che un premio “ignobile”. È divertente, appunto, ma è anche un argomento su cui riflettere. Ancora non basta, purtroppo. Stiamo sempre parlando di cose più di nicchia. Inoltre, spesso vengono giocoforza chiamati in causa degli esperti anziani, che però non sempre discutono con passione e sembra che stiano parlando dietro a una cattedra universitaria. Non basta, appunto. C’è ancora tanto da fare, considerando che, comunque, i canali principali escludono questi programmi.

In internet, si trovano il blog e il canale YouTube di Dario Bressanini. Bressanini è stato furbissimo a capire come sfruttare la cucina per spiegare la chimica. La cucina calza a pennello, perché il buon cibo è l’amore per eccellenza degli italiani. Anche Bressanini, tuttavia, ha un campo limitato. Non è di certo popolare quanto i maggiori divulgatori americani, come ad esempio Neil deGrasse Tyson che presenta il revival di Cosmos (a proposito, vedetelo perché, grazie anche alle animazioni, è un programma meraviglioso!).

Insomma, in casa nostra c’è ancora tanto da lavorare per avvicinare le persone alla scienza…

Analfabetismo matematico e fallimento scolastico