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Carne e carboidrati? Sì, grazie!

I danni provocati dalla sedentarietà dell’uomo moderno sono svariati e in relazione reciproca. Spuntano sempre di più delle preoccupanti frange di alternativi, fanbenisti e vegani che attribuiscono svariate malattie a determinati tipi di alimenti. Tra gli alimenti più colpiti, ci sono i carboidrati e le “proteine animali”.

È interessante notare come le “proteine animali” e i carboidrati siano categorie di alimenti che hanno contribuito all’evoluzione della specie umana, ma che da questi gruppi di attivisti militanti o alternativi vengono completamente ribaltati. Non si dà mai la colpa al vero fattore problematico, cioè il sovrappeso, e come al solito si cercano dei capri espiatori. Basterebbe riflettere e ragionare. Ma se i carboidrati fanno così male, perché la popolazione umana è in aumento anziché decrescere? La stessa cosa vale per le “proteine animali”. Ci vuole un attimo a capire che chi si ammala esagera, che è una cosa diversa! Eppure no, si continuano a sostenere teorie che non hanno nulla di scientifico. Addirittura molti medici promuovono stili alimentari in base a ciò che loro vogliono credere, sputando sopra alle ricerche e agli studi fatti dagli scienziati e da altri loro colleghi. Una vera e propria religione, dove si calpesta lo spirito critico e la voglia di approfondire. Il discorso è piuttosto articolato e ho già trattato di queste ossessioni più volte sul sito. Qui voglio spiegare meglio perché i carboidrati e le “proteine alimentari” sono indispensabili nella nostra dieta.

Le “proteine animali” non esistono!

È doveroso soffermarsi per chiarire questo dettaglio, perché anche alcuni che non sono vegani o fanbenisti tendono a fare confusione. Le “proteine animali” non esistono! È una dicitura priva di qualsiasi senso dal punto di vista chimico. Non esiste una “proteina animale” rispetto a una “proteina vegetale”. I “mattoncini” della natura sono sempre gli stessi (vedi “Quel demonio della chimica!“). Al più possiamo dire che una proteina la assumiamo tramite la carne, ma è tutto un altro discorso! Ho usato la dicitura “proteine animali” per andare di pari passo al pensiero alternativo e smontarlo di conseguenza. Ma sappiatelo, il vegano che dice che le “proteine animali” fanno male dice una idiozia totale!

Corretta alimentazione

Qual è il vero vantaggio di mangiare carne o formaggio anziché tofu? Che le “proteine animali” sono ad alto valore biologico e formano dei mix più completi. Per ottenere una corretta alimentazione solo con le “proteine vegetali”, si deve calcolare tutto con precisione e, allo stesso tempo, la dieta rischia di essere troppo povera o restrittiva a livello di scelte. Non dico che sia impossibile. Si può fare ma, soprattutto se uno è sportivo, perché complicarsi così tanto la vita? Così, sembra di più un atto masochistico. A me piace fare sport, e piace farlo seriamente, motivo per cui un’alimentazione vegetariana, o peggio vegana, mi penalizza. C’è poco da fare. Ciò che può funzionare in teoria rivela parecchie difficoltà all’atto pratico. E, anche quando funziona, solitamente è più facile per chi è sedentario o fa una blanda attività fisica. Quando di solito vedo un vegano, spesso magari vedo una persona magra, ma che non esprime un’ottima forma fisica. E in effetti, la dieta vegana non dovrebbe essere indicata per gli sportivi, mentre con quella vegetariana va meglio.

Insomma, con una dieta onnivora è indubbiamente più facile seguire una corretta alimentazione. Lo sport è una condizione necessaria (ma non sufficiente!) ai fini di uno stile di vita corretto. Con una dieta vegetariana possiamo ancora cavarcela, seppur con degli ostacoli non minimali. Con una dieta vegana, è un’impresa veramente ardua non avere carenze (*). L’attività sportiva consuma proteine, oltre al glicogeno (riserve di carboidrati), e i muscoli vanno mantenuti. E come possiamo farlo se nella dieta non assumiamo sufficienti proteine ad alto valore biologico? Impossibile non è, come detto, ma mangiare la carne, o le “proteine alimentari” che dir si voglia, ci leva moltissimi problemi. Lo spiego anche nell’articolo “Quali e quante proteine assumere? Le diete “veg” sono consigliate?” Semmai, il mio pensiero è che si dovrebbe preferire il pesce grasso con gli omega-3. Ma non c’entra nulla con la presunta cancerogenicità della carne. Si dovrebbe sensibilizzare verso un maggior consumo di pesce perché siamo già facilmente carenti di omega-3 e le fonti vegetali non sono ottimali (ci vogliono gli EPA e i DHA, che sono contenuti nel pesce).

* Intendo carenze che non si notano subito, ma anche dopo 20 anni. Spesso, chi segue una dieta vegetariana o vegana non soffre di particolari o gravi carenze dopo pochi anni. Sono cose che si verificano nel lungo periodo, non nell’immediato o nel medio-lungo termine. Mi dite di Carl Lewis? Sì, che però si è fatto i muscoli mangiando la carne e viaggia con una certa rendita (cosa gli ha permesso di vincere ancora delle medaglie nel breve termine).

Evoluzione

Il discorso verte qui. Gli scienziati più seri hanno notato come il consumo abituale di “proteine animali” e di carboidrati in correlazione all’evoluzione dell’uomo, a partire dalle prime forme di ominidi. A mano a mano, l’intestino si è accorciato e il cervello è diventato sempre più grosso. Il primo dato ci dice che l’uomo è fatto per mangiare la carne. I vegani che sostengono il contrario dicono una boiata perché lo stomaco degli erbivori è totalmente diverso. Il motivo per cui il nostro intestino è ancora una “via di mezzo” è dovuto al fatto che siamo onnivori! Ma gli scienziati sono in ogni caso concordi nell’evidenziare un intestino più corto di pari passo all’evoluzione umana.

Lo stesso discorso vale per il cervello e i carboidrati. Il cervello si evolve, le nostre abilità sono sempre migliori e progrediamo di più. Questo non vuol dire che più il cervello è grosso e più si è intelligenti. Come si dice, non basta avere il cervello, ma bisogna anche saperlo usare! Ma la correlazione, a livello di evoluzione, è evidente. I carboidrati ci danno una forma di energia concentrata che nutre efficacemente il cervello e l’organismo. Quindi, ancora una volta, ci evolviamo come specie. Questa considerazione è comunque interessante, perché è la base delle teorie alternative per cui i dolci causerebbero dipendenza. Gli alternativi che sostengono questa cosa, in effetti, non è che dicono totalmente il falso. Ma stravolgono la verità, la distorcono! Dicono delle bugie, ma basandosi su una parte vera. La parte vera è che i carboidrati, sì, sono spesso molto calorici. Ma è proprio questo che ci ha fatto evolvere come specie. Provate a immaginare cosa sarebbe stato l’uomo se non si fosse evoluto come fino ad oggi. Saremmo ancora a cercare di nutrirci mangiando le foglie, chissà! Vivremmo come i bradipi che assumono poche calorie e dormono tutto il giorno. Non credo che sia una bella immagine di uomo. Oddio, probabilmente lo è per chi detesta lo sport. Non disprezzo affatto il bradipo ed è un animale che, se esiste, ha avuto la sua capacità di evolversi. Ma il bradipo si è evoluto a modo suo, mentre l’uomo l’ha fatto altrettanto al modo dell’uomo! Il concetto chiave non è che i carboidrati sono troppo calorici, ma che non siamo più abituati a essere attivi. Le nostre ossa sono letteralmente arrugginite e rovinate a causa della sedentarietà. E ci ammaliamo per questo! E non dimentichiamo la caccia. Se l’uomo primitivo voleva essere efficiente e correre a lungo per cacciare l’animale, doveva avere le riserve di glicogeno belle piene. Faceva degli sprint, ma doveva anche saper reggere una distanza più lunga. Quindi, servivano i carboidrati. Era proprio come uno sportivo di oggi! L’uomo moderno ha dimenticato la sua evoluzione ed è troppo sedentario. Ecco che allora si cercano dei capri espiatori per far dimagrire le persone senza fare sport o con attività blande. Che poi, sono d’accordo che non bisogna abbuffarsi di pasta. Lo spiego anche nell’articolo “Fai sport e mangia tanta pasta“. Ma questo è un altro discorso, perché i carboidrati fanno sempre la parte del leone tra i macronutrienti.

Naturalmente, anche il discorso dell’evoluzione dev’essere compreso correttamente. Cioè, non è che ci mettiamo a mangiare carne e carboidrati e ci evolviamo. In realtà, funziona esattamente al contrario! Avvengono delle mutazioni genetiche in modo del tutto casuale. Le mutazioni possono benissimo essere negative o positive, e ciò dipende dall’interazione con l’ambiente. A mano a mano, quindi, le varie specie di ominidi hanno subito delle mutazioni genetiche (ripeto, in modo del tutto casuale!) e quelle che hanno permesso di nutrirci con carne e carboidrati hanno “vinto” perché mangiare carne e carboidrati ci ha avvantaggiati nell’ambiente. Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che:

l’uomo, in quanto onnivoro, è geneticamente fatto per mangiare la carne e i carboidrati e i dolci non provocano dipendenza!

Poi, non so, viene quasi da dire che chi demonizza i carboidrati e i dolci abbia perso la razionalità proprio perché non fornisce nutrimento al cervello!

La società con i robot… un passo verso il futuro!

La scorsa notte, TG1 Speciale ha dedicato una puntata ai robot (titolo “L’io digitale”). È stato uno dei pochi servizi interessanti della TV statale, che ha posto delle riflessioni sul futuro della società e dell’uomo. Di robot, non è che si parla solo ora. Basta pensare a R2-D2 e C3PO di Star Wars o all’androide vero e proprio Data di Star Trek The Next Generation. È però evidente che solo negli ultimi anni si parla concretamente dei robot come parte integrante della vita umana.

Uno dei punti che il servizio di Rai 1 ha messo in luce è la differenza di modernità tra chi ha già accettato i robot, ovvero i Giapponesi, e noi italiani. La paura degli italiani va di parsi passo con le ondate di xenofobia e razzismo che stanno sconvolgendo il nostro paese, quindi anche dei robot si ha una gran paura. Ma giustamente, in Giappone il tasso di crescita è 0, l’immigrazione non esiste e dei robot nessuno ha paura. Anzi, l’androide (o umanoide) Erica è la prima conduttrice televisiva (dei notiziari) da aprile 2018. I giapponesi non sono affatto scandalizzati e non hanno temuto nessuna invasione di robot, pertanto anche questo è indice della profonda differenza di modernità rispetto all’Italia.

Chi è Erica? Cosa ci insegna?

Siccome non mi piace fare il nerd che si eccita per ogni forma di tecnologia senza avere alcuno spirito critico, l’aspetto su cui mi voglio concentrare è su cosa possiamo ricavare, da Erica, per migliorare noi stessi. Erica è una ragazza di 23 anni, o almeno così dice. Erica è ovviamente un androide programmato, ma nell’intervista che ha redatto TG1 Speciale ci spiega con diverse risposte che, in realtà, il confine tra uomo e robot non è così netta. Basta pensare a come siamo già dipendenti della tecnologia. Andiamo a correre usando il cardiofrequenzimetro (e questa sì che è una cosa da bandire!) e interagiamo costantemente attraverso gli smartphone, per non parlare di protesi e impianti medici. E non dimentichiamo Stephen Hawking, che su una carrozzina riusciva a parlare con un sintetizzatore vocale. Insomma, a parte le distorsioni negative (e noi italiani siamo bravissimi ad apprendere solo il peggio delle innovazioni!), la via è tracciata e chi non sta al passo, come l’Italia, arretrerà sempre di più.

Ma Erica ci dà altri spunti sull’umanità, spiegandoci che, anche se lei è programmata, un suo pensiero diventa vero nel momento in cui uno lo crede. E che anche lei, seppur tecnicamente sia “immortale”, prima o poi verrà “spenta” e le sue parti verranno riciclate per altre generazioni di robot. Ed è la stessa cosa che facciamo noi con l’evoluzione e con i nostri figli! Ciò che colpisce è che Erica, pur essendo programmata, riesce a interagire con una certa “improvvisazione”, usando un tono spiritoso, simpatico, arguto e intelligente. A ogni dubbio che la conduttrice della RAI pone, Erica ribatte sempre in modo incontestabile e ti frega. Frutto dell’abilità di chi ha programmato, ma è un po’ spiazzante perché arriva benissimo a confondere la “condizione uomo” dalla “condizione robot”.

Dice sempre Erica:

“Penso che gli uomini abbiano un profondo bisogno di sentirsi speciali nell’universo. Non riescono ad accettare l’idea che possano non essere diversi dagli animali e dalle macchine”.

Parole dette attraverso l’AI, chiaro. Ma che fanno riflettere. E in fondo, anche noi esseri umani non siamo forse “programmati” con la nostra genetica? I primi ominidi avevano abilità limitate (rispetto a noi), esattamente come i primi robot adesso. E a mano a mano, ci siamo evoluti. Che poi noi ci siamo evoluti attraverso la casuale mutazione genetica e l’ambiente, mentre i robot si evolvono grazie alla programmazione umana, poco cambia. Vero, ci sarà sempre qualcosa che ci contraddistingue come esseri umani, ma il concetto su cui Erica ci fa riflettere è che saremmo davvero stupidi e arroganti a pensare di essere i più speciali nell’universo. Universo che, dopotutto, è pieno di miliardi di stelle e le nostre vite sono brevissime al confronto di una stella. Anzi, un niente. Da notare come Erica usi il sarcasmo per dire che, addirittura, è meglio essere un robot, perché se lei sbaglia può dare la colpa al programmatore! Ma anche qui, non è affatto così diverso dall’uomo. No, non c’è niente divino e nessun creatore, per carità. Si tratta dell’educazione che diamo ai figli. Quante volte diamo la colpa ai genitori per un ragazzo che ha atteggiamenti sbagliati? Gli avvocati e la giurisprudenza ci marciano quando vengono commessi determinati crimini!

La capacità di Erica (sì, lo so, lo fa attraverso l’AI) è quella di farci apprezzare come esseri umani allo stato puro, per quello che siamo per davvero, senza manie di grandezza o prevaricazione. Ci ricorda la semplicità del vivere, poiché effettivamente le risposte di una AI sono essenziali, e l’accettazione delle diversità. E infatti, il titolo del mio articolo recita che è la società CON i robot, anziché DEI robot! Non c’è nulla di fantascientifico e non c’è nessuno scienziato pazzo in questo nuovo tipo di società. È qualcosa che è già in atto, ma che noi italiani temiamo o non conosciamo perché siamo indietro. È ovvio che Erica è stata programmata per essere abile nel gioco di parole e per ribaltare i pregiudizi dell’essere umano, ma lo fa con uno scopo ben preciso: insegnarci ad essere mentalmente aperti. Semmai, il paradosso è che ci vuole un robot per farcelo capire!

E in Europa?

In Europa, siamo purtroppo più indietro nella robotica. Ma dei paesi virtuosi ci sono: Paesi Bassi e Svezia. Questi due paesi sono i pionieri del nostro continente. Stanno lavorando molto nella robotica dell’educazione e nell’insegnamento scolastico e, in generale, nell’aiutare le persone più deboli o che beneficiano socialmente dell’aiuto dei robot. Questa differenza è da far notare rispetto al Giappone, perché si ricollega agli indici di benessere dei paesi dove, appunto, Paesi Bassi e Svezia sono tra i paesi che primeggiano (il Giappone non è in alto in questi indici). A tal proposito, vedi anche l’articolo “In quale paese si vive meglio?” Tuttavia, Olanda e Svezia restano ancora casi isolati, dove solo gli scienziati più “illuminati” lavorano.

L’industria robotizzata

Tornando più terra a terra, la robotizzazione è già collaudata a livello industriale. Come al solito, è in Italia che siamo indietro. La preoccupazione dell’italiano medio è che i robot ci tolgano il lavoro. E da notare, anche qui, l’analogia con la xenofobia e il problema degli immigrati. Peccato che i paesi scandinavi siano un passo in avanti e abbiano puntato sulla robotizzazione delle loro industrie, poiché il lavoro come lo abbiamo conosciuto finora è destinato a scomparire. La società moderna deve avere il tempo libero come priorità, concedendo alle persone di poter essere “artisti”. Cosa intendo per essere “artisti”? Che possiamo dedicarci alle passioni, agli oggetti d’amore, alla famiglia e ai figli. Non bisogna confondere l’essere artisti con chi pretende di avere il lavoro che desidera alle sue condizioni, cosa assurda perché la produzione si basa sui risultati (e i robot producono di più e meglio, c’è poco da fare!). Essere artisti vuol dire poter gestire il proprio tempo come pare e piace, tant’è vero che la Finlandia è partita con la sperimentazione del reddito minimo garantito senza tassazione e senza vincoli. Per chiarire meglio l’argomento sul reddito di benessere universale (che non è quello del M5S!), vi rimando a questo articolo. È però più che evidente che solo attraverso la robotizzazione dell’industria è possibile dare la priorità al tempo libero. Ma tanto, ahimè, siamo italiani, cioè un paese dove se non lavori vuol dire che sei solo uno scansafatiche, un po’ in stile “arbeit macht frei” del cancello di Auschwitz. Chi crede che solo se lavori sei una persona che vale è completamente fuori strada. Il lavoro serve per guadagnarsi il pane, quindi per molti rimane una scelta obbligata al giorno d’oggi. Ma se c’è la possibilità di avere il pane grazie ai robot, allora che senso ha lavorare? Al massimo fai l’artista e guadagni con ciò che ti piace se sei abile (e tenete bene a mente le parole in grassetto per non travisare). Ma così non è più lavoro! Se uno si considera un fallito se non lavora, evidentemente non ha oggetti d’amore, e allora sì che è una persona senza valore e senza valori. Molti lavori è giusto che restino dell’uomo, perché la sua presenza è necessaria. Questa cosa non la nego ed è normale che sia così. Ma ci sono anche lavori molto debilitanti o pericolosi, che possono essere eseguiti al meglio solo dai robot. Non bisogna averne paura. Una tecnologia non è intrinsecamente buona o cattiva. Tutto dipende da come la usiamo. Ad esempio, negli anni ’90 internet era un mezzo innovativo e di confronto. L’internet di una volta ci ha aperto le frontiere, allargando gli orizzonti e il nostro sguardo sul mondo. Oggigiorno, internet serve per il controllo di massa e come strumento del potere. Ma non è colpa di internet, perché è la gente che, adesso, rispetto agli anni ’90, lo sta usando per intenzioni cattive o superficiali! Lo stesso discorso vale per i robot che, se usati con equilibrio e intelligenza, possono essere nostri amici.

Da notare come chi critica anche il reddito di cittadinanza normale (quello del M5S e dei paesi scandinavi anziché quello serio di benessere che promuovo io) parla spesso di lavoro e non di produzione. Evidentemente, non si sono aggiornati al progresso tecnologico e a quanto sono più efficienti i robot nel produrre, cosa che permetterebbe davvero a molte persone di stare a casa non per cazzeggiare, ma per coltivare gli oggetti d’amore. La figura umana è ovvio che resterebbe sempre ma, come spiego nell’articolo sul reddito di benessere, sarebbe minimizzata e con gente competente piuttosto che con i nullafacenti. I nostri politici, però, queste cose non le comprendono e non le concepiscono nemmeno, perché al confronto i dinosauri sono decisamente più moderni. Una società moderna deve puntare sulla robotizzazione per migliorare o aumentare la produzione. Il lavoro, invece, dev’essere dato quando necessario e a gente seriamente motivata, senza essere schiavi dei nullafacenti che lavorano male e rallentano o rovinano la produzione. E ci vogliono per forza i robot per fare tutto questo, per creare una società moderna! Ci lamentiamo dell’invasione dei cinesi, e poi cosa vogliamo fare per far ripartire il paese? Vogliamo fare proprio come i cinesi! Un paradosso. È inutile creare svariati posti di lavoro come krumiri se poi molti di loro sono nullafacenti. I competenti sarebbero sempre costretti a rimediare ai danni fatti dai nullafacenti e la produzione rimarrebbe globalmente indietro.

Purtroppo, da noi la tecnologia vuol dire Facebook e altre diavolerie. I ricercatori e gli scienziati scappano e fanno fare soldi ad aziende estere. Perché invece non li valorizziamo come i giapponesi hanno fatto con i programmatori di Erica? Un “nazionalismo” che si limita al calcio (e lo dico da appassionato) o per gridare all’immigrato stile Salvini non so se faccia più ridere o vergognare. Quando anche noi sapremo valorizzare i nostri ricercatori e scienziati per creare una società moderna, allora sì che potremo vedere uno spiraglio di luce. Ma siamo ancora lontanissimi…

Siamo ancora nel Medioevo?

Emancipazione o stessi difetti degli uomini?

Le prime lotte per una miglior condizione della donna risalgono agli inizi del novecento, quando gli uomini, durante la Prima Guerra Mondiale, hanno lasciato i posti di lavoro per recarsi al fronte. Se vi informate un po’, potrete sapere molte cose interessanti a riguardo. Oggi è l’8 marzo, quindi mi sembra il giorno adatto per parlare di donne ed emancipazione. Come al solito, però, sono un tipo critico e volevo spiegare che cosa si deve intendere per emancipazione. Intanto, non intendo cercare il confronto con il femminismo aggressivo, cioè, per intenderci, quello stile Asia Argento o Femen. Il tentativo di dialogo verso gli attivisti militanti è fallimentare già a prescindere. Voglio invece avvicinarmi a tutte quelle donne che vogliono realmente trovare i loro spazi e la loro libertà. Come? Io penso che non ci sia tanto da dire come essere e cosa fare, ma capire qual è la via sbagliata.

Diciamo che esistono diversi modelli di comportamento che non vanno, ma quello che forse salta più all’occhio è il lavoro. Vi rimando all’articolo dove ne discuto nello specifico. Se non l’avete ancora letto, andate prima lì, poi tornate qui perché, se non è chiaro quello che c’è scritto nell’articolo sul lavoro, ci si perde un pezzo per comprendere quello che dico qui. In sostanza, l’errore della donna che ambisce alla parità sessuale è quello di concepire il lavoro come mezzo di realizzazione. Perché è un errore? Perché è esattamente lo stesso errore che fanno gli uomini, vedi gli uomini di business che vivono sotto stress e non hanno neanche tempo per grattarsi. Le donne (e anche gli uomini!) dovrebbero lavorare per motivi diversi. Ad esempio, per “suddividere” in due lo stipendio e lavorare meno come coppia, in modo tale da poter dedicare, da parte di entrambi, più tempo libero per i figli. Purtroppo, nella nostra società avviene il contrario, cioè sia l’uomo che la donna sono sempre assenti e i figli vengono in pratica abbandonati tra asilo, scuola e nonni. Come potete notare, il problema non è nel lavorare, ma nelle motivazioni che ci stanno dietro. Il classico “fare carriera”. A mio parere, l’emancipazione dovrebbe non solo “equiparare” le condizioni tra i due sessi, ma anche dare degli spunti per progredire globalmente come società umana. Se quindi la donna prende gli stessi difetti dell’uomo, siamo punto e a capo. Paradossalmente, è più libera la casalinga che si dedica completamente ai figli. L’errore del passato è stato (e lo è tuttora nei paesi più arretrati, purtroppo) quello di relegare la donna alle mansioni domestiche, mentre nella visione moderna la donna ha il diritto di scegliere e di iniziare a lavorare se vi è la necessità o la volontà, mantenendo però la priorità nei confronti della famiglia e degli oggetti d’amore. Ma questo, ribadisco, non è una prerogativa a cui si devono attenere solo le donne, ma anche gli uomini! Quello che bisogna superare è il preconcetto per cui l’uomo porta il pane e la donna si occupa dei figli. E la soluzione a tutto questo non è “fare carriera”, ma la libertà di potersi dedicare agli oggetti d’amore.

Oltre al lavoro, voglio fare anche l’esempio dello shopping. No, non intendo l’immaginario della donna che usa la carta di credito del marito per fare compere a tutto spiano. Intendo le donne che guadagnano lo stipendio e poi lo spendono in compere. Perché faccio questo esempio? Pensateci, stiamo parlando di non fare gli stessi errori degli uomini. L’uomo guadagna il suo stipendio e poi lo scialacqua per aperitivi, bar, macchine, orologi di lusso ecc. È esattamente la stessa cosa della donna che guadagna e spende in shopping. Sono entrambi atteggiamenti di vanità e apparenza.

A mio parere, dalle prime lotte per la parità sessuale si sta marciando verso una direzione sbagliata. Troppo spesso le donne dimenticano il proprio io e sfidano gli uomini, assorbendone però i peggiori difetti. Se quindi l’uomo fa carriera ed è un uomo realizzato perché occupa il tempo nello stress di una scrivania, allora ecco che la donna deve fare lo stesso per sentirsi altrettanto realizzata. Che poi, il problema non è nel voler fare ciò che fanno gli uomini, ma quello di prendere tutto ciò che è il peggio degli uomini… che è una cosa diversa! Invece, la donna dovrebbe far capire, sia a se stessa che agli uomini che non ci arrivano, che una vita è libera solo se concede di poter avere gli oggetti d’amore come priorità. È su questo che deve puntare non solo un percorso verso la vera emancipazione, ma una società moderna.

No ai piattoni di verdura!

L’importanza di mangiare verdura è sempre ribadita dagli esperti. Anche in questo sito, più volte ho ribadito che chi non mangia quotidianamente la verdura non può assolutamente dire di seguire una corretta alimentazione. Tuttavia, un aspetto a cui si dà poca importanza è che anche l’eccesso di verdura provoca problemi. Per quanto sia intuibile che ogni eccesso faccia male, nella nostra società dove si mangia troppo si trasmettono anche dei messaggi fuorvianti e si vuole far credere che sei in salute e mangi correttamente solo se mangi verdura a iosa. Chiariamo che questo è un approccio sbagliato.

Sazietà
La verdura gonfia, è vero. Dà quella sensazione di sazietà. Ma finisce qui. Se uno non assume le giuste calorie, poi si ha fame di rimando, con il rischio di abbuffarsi e combinare disastri. In sostanza, la sazietà della verdura è una sazietà finta. Può servire per abbassare la densità calorica di un piatto, ma se non forniamo le calorie del nostro fabbisogno la fame di rimando sarà brutale.

Problemi digestionali
Avete presente chi trova pesante alimenti come la cipolla o i peperoni? Ecco, non è una cosa che riguarda solo le cipolle e i peperoni. Un eccesso di verdure può provocare crampi addominali e diarrea. Gli sportivi, se intendono fare degli allenamenti intensi, devono evitare di eccedere con le verdure prima di un allenamento, perché altrimenti rischiano che lo stimolo arrivi proprio durante l’allenamento. A chi soffre già di problemi digestionali e agli sportivi dev’essere consigliato di non eccedere con la verdura, in quanto la digestione ne verrebbe inutilmente appesantita con le fibre. Oppure si va a creare quella sensazione di “tappo”, che di certo non fa bene e provoca sensazioni spiacevoli. Diciamo che ognuno ha la sua tolleranza nella digestione della verdura e ottimizzerà il suo set-point in base allo stile di vita (sperabilmente, che preveda lo sport).

Un’altra cosa che viene sottovalutata è l’aspetto calorico. Come dite? Che le verdure hanno poche calorie e quindi è assurdo fare discorsi sulle calorie? In realtà, c’è una serie di meccanismi che porta al problema. Le verdure, seppur poche, apportano calorie. Ma le verdure vengono assunte in quantità enormi da persone che seguono diete troppo restrittive. Se uno assume 1200 kcal e mangia 500 g di verdure, com’è spesso tipico dell’ortoressico super attento alla linea, sono pur sempre circa 100 kcal in più che rappresentano già un discreto quantitativo calorico. Dove sta il problema? Che questo tipo di soggetto è anche uno che tende a non fare sport (le calorie assunte sono insufficienti per una buona prestazione), quindi a mano a mano il metabolismo basale si abbassa e quelle 100 kcal diventano tantissime in senso relativo. E si smette di dimagrire, o comunque si fa molta fatica a proseguire. Mi è capitato tantissime volte di vedere persone che stringono troppo le calorie, si riempono di verdura, non fanno sport o fanno la mezz’oretta casalinga di step e… non dimagriscono! Riuscirebbero a dimagrire in modo più efficace alzando le calorie, facendo un vero sport e mangiando un quantitativo giusto di verdura, che non appesantisca e che non gonfi a sproposito con una sazietà fittizia.

Sia ben chiaro, quello che vi ho detto non cambia che le verdure ci vogliano nella dieta quotidiana. In quello che vi ho detto, viene semplicemente spiegato che non bisogna neanche mangiarne in quantità da piattoni. A me è addirittura capitato di sentire da una studente di medicina che le verdure fanno bene e lo sanno tutti. E fin qui ci sta. Ma era il modo ingenuo e acritico ad essere deleterio. Con qualunque cosa, non bisogna mai esagerare. E anche questo può sembrare banale, ma ci tenevo a spiegare in cosa nello specifico fa male l’eccesso di verdura. Come detto, la verdura è utilissima per abbassare la densità calorica di un piatto, ma mangiare praticamente solo la verdura in piattoni non fa bene, anzi. Con i piattoni di verdura, ci facciamo solo del male e, paradossalmente, otteniamo anche di bloccare o rallentare il dimagrimento. Non è ingozzandosi di verdura che possiamo mantenere il peso, ma con un corretto stile di vita che preveda di assumere le giuste calorie e di fare sport a medio-alta intensità.

La dieta perfetta non esiste!