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Rime of the Ancient Mariner (Iron Maiden)

Canzone: Rime of the Ancient Mariner
Artista: Iron Maiden
Album: Powerslave (1984)

Un esempio di come sia sbagliato associare il metal alla figura dello sbandato. Anzi, è un perfetto esempio di come il metal ci possa allargare gli orizzonti letterari. La canzone, infatti, deriva dall’omonimo componimento letterario di Samuel Taylor Coleridge. Praticamente, si tratta di un riassunto dell’opera dello scrittore originario del Devon. Quello che colpisce è che, nonostante sia un riassunto, è come se i versi fossero davvero scritti da Coleridge anziché dagli Iron Maiden. La cultura e la sportività di degli Iron Maiden sono ormai due loro qualità riconosciute e, in questa canzone, la prima si riconosce bene. Il fine morale di Rime of the Ancient Mariner può sembrare banale, dato che si basa sul principio di rispettare ogni creatura vivente, che sia un albatros o un serpente. Tuttavia, al giorno d’oggi non credo che sia così scontato trasmettere questo insegnamento. Basta guardare come la gente riduce le panchine anche se, tre centimetri, c’è un cestino. In sede live, Bruce Dickinson ha scherzato su questa mancanza di rispetto. “Questo è ciò che non dovete fare se un uccello vi scagazza in testa!” è la frase pronunciata durante alcuni live. Il riferimento è al fatto che, nell’opera di Coleridge, il marinaio uccide l’albatros “senza motivo”. E l’albatros si vendica! Insomma, anche in chiave ironica, è una canzone bellissima, dotata di una poeticità che gli amanti dell’inglese potranno apprezzare sicuramente. Ovviamente, l’invito è quello di leggersi l’opera integrale! Alcune espressioni, come quando i membri dell’equipaggio “cadono uno per volta”, mettono i brividi. O quando viene descritta la scena in cui stanno morendo di sete, eppure l’acqua di mare li circonda dovunque. L’acqua è lì, ma non si può bere. Le due scene sono descritte con gli stessi versi di Coleridge. Poesia pura, appunto. E tremenda, tremenda vendetta della natura quando non viene rispettata. Infine c’è il finale, che è una chiara invettiva contro l’ipocrisia della religione (per inciso, Coleridge era cristiano, ma detestava gli ipocriti!).

Testo

Hear the rime of the ancient mariner
See his eye as he stops one of three
Mesmerises one of the wedding guests
Stay here and listen to the nightmares of the sea.

And the music plays on, as the bride passes by
Caught by his spell and the mariner tells his tale

Driven south to the land of the snow and ice
To a place where nobody’s been
Through the snow fog flies on the albatross
Hailed in god’s name, hoping good luck it brings

And the ship sails on, back to the north
Through the fog and ice and the albatross follows on

The mariner kills the bird of good omen
His shipmates cry against what he’s done
But when the fog clears, they justify him
And make themselves a part of the crime

Sailing on and on and north across the sea
Sailing on and on and north ‘til all is calm

The albatross begins with it’s vengeance
A terrible curse a thirst has begun
His shipmates blame bad luck on the mariner
About his neck, the dead bird is hung

And the curse goes on and on at sea
And the curse goes on and on for them and me

“Day after day, day after day,
we stuck nor breath nor motion
As idle as a painted ship upon a painted ocean
Water, water everywhere and
all the boards did shrink
Water, water everywhere nor any drop to drink”

There calls the mariner
There comes a ship over the line
But how can she sail with no wind in her sails and no tide

See… onward she comes
Onward she nears out of the sun
See, she has no crew
She has no life, wait but here’s two

Death and she life in death,
They throw their dice for the crew
She wins the mariner and he belongs to her now
Then… crew one by one
They drop down dead, two hundred men
She… she, life in death.
She lets him live, her chosen one

“One after one by the star dogged moon,
Too quick for groan or sigh
Each turned his facce with a ghastly pang
And cursed me with his eye
Four times fifty living men
(And I heard nor sigh nor groan)
With heavy thump, a lifeless lump,
They dropped down one by one”

The curse it lives on in their eyes
The mariner wished he’d die
Along with the sea creatures
But they lived on, so did he

And by the light of the moon
He prays for their beauty not doom
With heart he blesses them
God’s creatures all of them too

Then the spell starts to break
The albatross falls from his neck
Sinks down like lead into the sea
Then down in falls comes the rain

Hear the groans of the long dead seamen
See them stir and they start to rise
Bodies lifted by good spirits
None of them speak and they’re lifelesss in their eyes

And revenge is still sought, penance starts again
Cast into a trance and the nightmare carries on

Now the curse is finally lifted
And the mariner sights his home
Spirits go fromhe long dead bodies
Form their own light and the mariner’s left alone

And then a boat came sailing towards him
It was a joy he could not believe
The pilot’s boat, his son and the hermit,
Penance of life will fall onto him

And the ship sinks like lead into the sea
And the hermit shrieves the mariner of his sins

The mariner’s bound to tell of his story
To tell this tale wherever he goes
To teach god’s word by his own example
That we must love all things thaat God made

And the wedding guest’s a sad and wiser man
And the tale goes on and on and on

Wild Frank e i piccoli, grandi problemi quotidiani

Ogni tanto, la televisione offre qualcosa di buono anche in questa epoca di fake news di governo. Mi ha molto colpito il programma Wild Frank, che vede come protagonista lo spagnolo Frank Cuesta. Cosa mi ha colpito di Cuesta? Sembrerà banale, ma tutto si riassume in un concetto: la semplicità. È proprio questo che fa riflettere sui problemi che la gente vive quotidianamente. Si può pensare che vita quotidiana e documentario naturalistico non c’entrino, ma non è così. Frank Cuesta non è straordinario perché va in cerca del mamba nero, lo tiene in mano e lo bacia (!). Questa è effettivamente roba da suonati. E lui stesso ammette di essere suonato per far capire che, nella vita, comunque non bisogna prendersi troppo sul serio o prendere troppo seriamente un problema. Notate la differenza tra Cuesta e altri naturalisti che ci hanno lasciato le penne. Questi ultimi, anche involontariamente, hanno agito come se l’uomo fosse capace di dominare la natura. Cuesta, invece, spesso si rende ridicolo e, cercando di mimare i gesti degli animali, vuole convincere un gruppo di rinoceronti che è troppo cretino per attaccarlo! È comico a vederlo, ma è questo che lo fa uscire dai guai. Non ha la pretesa di dominare la natura, bensì la rispetta umilmente. Pensate che non c’entri con quello che accade comunemente? Non direi. Episodi come il crollo del ponte di Genova o le alluvioni di questi ultimi anni (dovute al surriscaldamento globale) sono il risultato di un uomo che vuole dominare sulla natura, arricchendosi e consumando il suolo oltre misura, anziché adattarsi e rispettarla. Ed è questo che rende straordinario quello che fa Cuesta. Frank ci fa apprezzare la semplicità del vivere, anziché rimuginare su quello che non va bene delle nostre giornate. Andiamo a lavoro ogni giorno e siamo costretti a stare a contatto con colleghi e superiori incapaci o violenti. Bene, allora cambia lavoro, no? E già qui la gente inizia a dire che no, non è così semplice, che non si può capire la situazione ecc. Oppure prendiamo un brutto voto a scuola e ci disperiamo perché, cresciuti in un ambiente di competitività, ci sentiamo dei falliti. Non è così che deve funzionare la scuola. La scuola serve per imparare a vivere, non a prendere il bel voto per far felice la propria o l’altrui autostima. Oppure dovremmo pensare meno all’avere sempre maniacalmente in ordine la casa. Non c’è tempo per pensare troppo a pulire la casa se hai una vita piena di oggetti d’amore. Insomma, dovremmo imparare a dare la giusta priorità alle cose, coltivando i sentimenti semplici e profondi. Ed è importante avere degli ideali, perché molti problemi di violenza e degrado a cui stiamo assistendo deriva anche dalla mancanza di ideali veri e solidi. Difendere l’ambiente vuol dire che si ha a cuore qualcosa di importante che influisce nella nostra vita, sia direttamente che indirettamente. Cuesta ci trasmette questo valore. E ci riesce bene perché non la butta sul serioso, ma con una personalità simpatica e divertente (facendo cose da suonato, appunto). Difendere l’ambiente, come ho già spiegato altre volte, non è l’utopia di chi si batte per l’albero ignoto dell’Amazzonia. Vuol dire agire, nella vita di tutti i giorni, per il bene proprio e della comunità. Nessun politico che promuove le “grandi opere” ha ideali per il benessere dell’uomo.

Ma penso anche alla salute e ai problemi della vecchiaia. Ti stanno a dire che c’è altro, che il lavoro toglie tempo, che c’è anche la famiglia. Così si accetta di avere quei 3-4 kg di troppo, specialmente superati i 30 anni. Non solo, quei 3-4 kg diventano addirittura un vanto. A mano a mano, quei 3-4 kg diventano 10 kg e arrivano i primi problemi di salute. Però niente, per lo sport non c’era tempo, non c’è e non ci sarà (vedi “Difficoltà nella programmazione sportiva?“). Tanto, quando si è vecchi, è normale essere moribondi! Ma anche chi fa sport, spesso, si pone troppi problemi laddove tutto è molto più soft. Fa freddino, siamo sui 10 °C. E vedi i runner che escono con calzamaglia, pantaloncini sopra la calzamaglia, passamontagna (ho approfondito meglio su come correre in inverno). E invece vedi Frank sempre in giro con i pantaloncini e il cappellino anche con il freddo! Per molti, se arriviamo a 0 °C, non se ne parla proprio di uscire, anche se ciò può voler dire saltare giorni e giorni di allenamento. Viceversa per l’estate. Insomma, in inverno no perché fa freddo, l’estate no perché fa caldo, l’autunno no perché piove e nemmeno la primavera perché c’è il polline. E allora, quando si va a correre? Mai, ovviamente. O, al massimo, solo per il jogging dopo le abbuffate festive.

Ho detto dello sport ed è un tipo di argomento. Si può parlare di un argomento completamente diverso. Che dire, ad esempio, dell’immigrazione? Sono più che d’accordo che il terrorismo islamico sia un problema serio, che dev’essere duramente combattuto. Quando però sento gente come Salvini che attribuisce i problemi di sicurezza ai “negozietti etnici”, rimango perplesso. Purtroppo, al giorno d’oggi c’è ancora tanta gente che discrimina per il colore della pelle (ma poi dice di no, ovviamente). Vedi anche l’articolo sul razzismo. Gente che non comprende che, fra 200 anni, saremo così mischiati che il concetto odierno di “razza” sarà scomparso. L’uomo si è sempre evoluto così, emigrando e mischiandosi. L’homo sapiens proveniva dell’Africa, poi è giunto in Europa e si adatto al clima freddo (diventando bianco). E si è mischiato con il Neanderthal. Il nostro è un pianeta grande e bellissimo, ma è anche piccolo rispetto a tutto l’universo. Siamo noi che troviamo e ci inventiamo problemi o guerre per sentirci importanti o potenti. Il punto è che questo è il modo sbagliato per darci valore. Il discorso è allargabile ad altre forme di discriminazione. Nella nostra italica società bigotta, ancora in tanti credono che l’uomo abbia il suo lavoro e la donna il suo in casa. Poi guardi guardi Wild Frank e vedi delle donne guerrigliere che combattono contro i bracconieri, uscendo dai pregiudizi e dalle differenze di genere sessuale. E, incredibile ma vero, Frank, con la sua simpatia, riesce addirittura a farle sorridere! Far sorridere gente che non è di certo abituata a farlo per motivi intuibili. Sì, un sorriso sincero strappato in questo modo è un successo ben maggiore di tutte quelle boiate su PIL a zero virgola, spread ecc dei vari politicanti da quattro soldi (di destra o di sinistra che siano).

E quando vedo Cuesta che mangia noodles bolliti alla buona da un pentolino sotto il cielo buio e stellato dell’Africa, mi sovvengono in mente tutti quelli che aspettano mezz’ora solo per entrare in un ristorante. O a quelli che, per farsi la birra al sabato sera (e a me la birra piace, sia chiaro!), a malapena riescono a muoversi in mezzo alla massa o a parlare con il vicino per via del baccano. Tutto ciò è tipico di persone povere d’animo, senza veri oggetti d’amore, che hanno bisogno di passare il tempo in attesa della fine dei loro giorni. Basta molto meno di quello che pensiamo per vivere davvero da leggenda. Per Frank è un pentolino di noodles peggio del cibo da mensa a lavoro, mentre è distratto da uno scorpione con cui si diverte a giocare. Io provo le sue stesse emozioni quando vedo dei fossili di foraminieferi nelle vicine rocce dei monti lombardi che i più non sanno nemmeno cosa siano. Non c’è stato bisogno di andare in Africa a provare queste emozioni. Sono emozioni che trovo qui vicino, ma le trovo allo stesso modo di Cuesta. Siamo ormai così assuefatti dai social network e dall’apparenza che ci siamo dimenticati come essere veri e semplici. Dovunque si vada, vogliamo a tutti i costi apparire e pubblichiamo selfie per metterci in mostra. Fatevi un giro sulla Gazzetta dello Sport e vedrete come le Leotta, i Cristiano Ronaldo o le Giorgia Rossi di turno non possono fare a meno di apparire anche quando dicono di no. E Frank Cuesta che fa, invece? Lui se ne sta in pantaloncini corti, cappellino e ciabatte rosa! Non serve altro, ma solo l’amore per ciò che si fa.

Sì, lo so. Ci sarà sempre qualcuno che mi dirà: e allora perché non te ne vai pure tu in Africa con Cuesta? Basta vedere gli insulti che ha ricevuto Silvia Romano nell’episodio del suo rapimento e, purtroppo, non rimango sorpreso di una simile aggressività. Ecco, è proprio questo tipo di soggetti che è incapace di migliorare la propria vita. L’ho appena detto. Non si tratta di andare in Africa o in Thailandia a fare i suonati come Frank Cuesta, bensì di dare importanza a ciò che davvero conta nella vita. L’universo è troppo vasto per preoccuparsi di alcune sciocchezze che, al confronto, appaiono come un misero brufolo. Dovremmo imparare ad andare oltre, anziché vedere sempre problemi e impedimenti. E se anche i problemi non ci sono, siamo abituati a inventarceli! Ci inventiamo i problemi e ci inventiamo i nemici. È esattamente lo stesso discorso che ho fatto su Chris McCandless. Non serve allontanarsi dalla civiltà per trovare la via della felicità. Siamo noi che, quotidianamente, anche andando a lavoro, dobbiamo saper riscoprire quei valori di semplicità e capacità di amare che migliorano noi e chi ci sta accanto.

Wild Frank e i diritti degli animali

Un’altra cosa che mi piace di Wild Frank è che insegna il rispetto per gli animali, ma senza salire in cattedra come molti vegetariani e vegani violenti. E, soprattutto, con atteggiamenti veri e coerenti. Ne ho discusso meglio qui.

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