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Septic Schizo (Sepultura)

Canzone: Septic Schizo
Artista: Sepultura
Album: Schizophrenia (1987)

Questa canzone può essere interpretata con diverse sfumature. A partire dal titolo, cioè “schizonfrenia infetta”. La schizofrenia non è ovviamente contagiosa, ma il termine “infetta” può intendere la condizione della schizofrenia in sé. Nonostante alcune parti del testo usino un linguaggio forte, trovo che Septic Schizo offra degli elementi utili per comprendere la schizofrenia. La schizofrenia non è banalmente avere le allucinazioni. Sì, ci sono anche le allucinazioni e i deliri, ma il mondo dello schizofrenico è più complesso, intricato e, a mio parere, anche interessante. E dico interessante con tono positivo, perché lo schizofrenico è in realtà più libero rispetto a tante persone “normali”. La sua mente viaggia più liberamente e non è condizionata. Tutto questo sia nel bene che, purtroppo, nel male. Chi soffre di schizofrenia vive un generale stato di confusione, in cui i ricordi si confondono. Proprio per questo motivo, a molti pazienti che con la schizofrenia viene chiesto di scrivere un diario, in modo tale che la quotidianità possa in qualche modo essere riordinata. Ci sono altre frasi che colpiscono, come “cerco di dormire sul freddo pavimento”. Forse, a qualcuno non dirà niente un’espressione del genere, ma agli schizofrenici capita spesso di essere così spaesati dalla malattia che cercano davvero di dormire su un pavimento. Non so se Max Cavalera e Andreas Kisser (gli autori del testo) abbiano scritto questa frase per puro caso o sapendo che è un comportamento comune. Fatto sta che ci hanno azzeccato in pieno! O comunque succede di dormire in orari o modi che possono sembrare strani. Oppure si sbatte la testa contro il muro e si arriva a gesti autolesionistici. Gesti di cui, come dicono anche Max e Andreas, non si è fieri. Però si prova angoscia. E paura, direi. No, quello dei Sepultura non è un testo splatter come può sembrare da alcuni punti del testo. Sicuramente, la loro gioventù li ha fatti usare alcune espressioni grezze (Max e Andreas non avevano ancora 20 anni nel 1987), però credo che sia proprio per questo che viene trasmessa la sofferenza di non avere il pieno controllo della mente. Insomma, in qualunque modo vogliate leggere il testo di Septic Schizo, risulta molto chiaro che lo schizofrenico non è un matto da camicia di forza. Devo fare questa precisazione perché anche i media sono così superficiali da scambiare lo schizofrenico con uno squilibrato che ti accoltella o spinge sotto un treno. Ovvio che sia una malattia grave, ma dietro alla malattia c’è una persona con una sua sensibilità, con le sue debolezze e con i suoi dubbi.

Testo

At the time of my last pain
I scream, so I can run away
What I see in front of me
Is only the reflection of my insanityThrowing me to the present
Alone almost is despair
My head throws itself against the wall
Making my blood flow free of me
To be born again, it’ll be a sad destiny
To seek death when it’s inside of myself
I throw up trying to put it out
I try to sleep sitting on the cold groundReminders from the past
Repulsion of the present
Fear of the future
Septic Schizo [X3]Stained by blood on the face
I see that my life goes by in front of me
As an old movie, I feel not proud of anything
I’ve done
I scorn myself with anguishMy nerves are blowing
Inside of me my skin burns
I sink my toes on the ground
I wanna quit; but I don’t wanna enter another place

I’m marked and wounded, the decaying of my throughts
The rotten smell on my skin
The cold body, thrown and forgotten
I can see the things, but I’m blinded to the world…

Come cacciare Salvini e i bambini a cui si negano le risposte

Salvini non perde mai occasione di dimostrare di avere un quoziente intellettivo inferiore a quella di un bambino di 4 anni. Qualcuno dice che alcune sue idee sono condivisibili (e lo dice pure il sottoscritto), ma che imparerà. Ecco, il punto è proprio il “imparerà”. Io mi domando come si può permettere a gente come Salvini di governare se lui è il primo da educare.

L’ennesimo episodio in cui Salvini dimostra di essere un cretino è quello su un esercizio scolastico, in cui un bambino ha domandato come cacciare Salvini. Apriti cielo, il nostro bambinone con la barba colta dice che vuole “andare fino in fondo”. Non ci sta più, si sente attaccato, sta sulla difensiva. L’ha presa con l’orgoglio ferito. Vuole trovare il responsabile, vuole punire, vuole sapere chi sono gli insegnanti o i genitori che hanno commesso il gravissimo crimine di voler chiedere come si caccia Salvini.

Non so se a Salvini abbia dato alla testa il ruolo governante o se il suo scarso quoziente intellettivo si palesi con l’averlo messo al governo. Fatto sta che lui è il classico esempio di governante che accusa e “vuole andare fino in fondo” anziché domandarsi dove lui sbaglia. A scanso di equivoci, purtroppo sono sempre costretto a precisare che ho criticato ferocemente anche il PD per lo stesso motivo. Mi ci sono accanito per altri discorsi, ma sempre per il fatto che non si sa mai fare autocritica. Quindi, quelli che credono ciecamente nella destra e bollano chi li contesta come creduloni o buonisti stiano calmi: il difetto della destra è uguale a quello della sinistra. È mai possibile che la colpa sia sempre degli altri? Possibile che politici come Salvini o quelli del PD non si interroghino mai sul perché ci sia gente che non li vuole? Sul quaderno del bambino, le domande poste riguardavano diverse tematiche, fra cui:

– come risolvere la desertificazione;
– come guarire molte malattie;
– come smettere la guerra.

Ho mantenuto la dicitura nel quaderno per dare idea del linguaggio solo in apparenza ingenuo di un bambino (meglio dire “come CURARE molte malattie”). Sono problematiche del tutto legittime, che dimostrano sensibilità verso il futuro del pianeta e della società. Ma ai nostri politici non frega nulla, perché quello che è passato è che, fra i quesiti, c’era anche quello su come cacciare Salvini. Ma Salvini è capace di fare un po’ di autocritica o deve fare sempre la vittima (vedi il suo tag #colpadisalvini) anche quando un immigrato viene ucciso per motivi razziali? E ora dico di Salvini ma, come ho già precisato, in passato era il PD e in futuro sarà un altro. Come possiamo creare una generazione positiva e migliorare il paese se, ai disagi e ai dubbi dei nostri bambini, reagiamo sulla difensiva perché ciò che ci interessa è “andare fino in fondo”? I bambini vanno ascoltati. Se esprimono il disagio nei confronti di personaggi come Salvini, non è il caso di chiedere perché Salvini non piace? Questa è una delle ragioni per cui ci ritroviamo un popolo di bravi ragazzi (che non è la stessa cosa del ragazzo bravo!) o sopravviventi. Non si domanda mai ai figli sul loro stato d’animo. Non si spiega mai i perché. I figli devono fare quello che gli adulti comandano seguendo il modello del genitore padrone, quando invece ai figli dev’essere data l’opportunità di comprendere il mondo. Evidentemente, però, a gente come Salvini, al PD, al papa (volutamente in minuscolo) serve che le future generazioni siano formate da tanti bravi ragazzi che, come dei soldati in guerra, eseguono ciò per cui sono stati condizionati. “Non ci voglio credere” lamenta Salvini. Io vorrei non credere che continuiamo ad avere un popolo di tonti, governato da politici opportunisti che sfruttano la stupidità del popolo per farsi votare e guadagnare. Anni fa, fu Renzi a sfruttare questa stupidità per farsi votare e dare l’illusione di esserci liberati del “nano malefico” (una speranza del tutto vana). Dopo Renzi, è arrivato Salvini, che in coppia con Di Maio descrive l’apice della stupidità italica. Di Maio bacia il presunto sangue di San Gennaro e Salvini con il rosario come la nonnina super credente… ma dove vogliamo andare con politici così?

La preoccupazione è che questo andazzo politico si aggravi sempre di più. Vedi sulla finta lotta alle fake news, che in realtà è solo un pretesto da parte del governo di diffondere le proprie fake news. E vedi i molteplici tentativi della Lega di eliminare la legge Mancino che condanna i crimini a sfondo razziale. Perché oggi c’è Salvini che vuole dare carta libera a Forza Nuova di ammazzare gli immigrati senza essere puniti, ma nel frattempo la rubrica di alimentazione di Super Quark è peggio dei vecchi siti del tipo disinformazione.it. E del domani, come si dice, non v’è certezza… nel senso che non si sa cosa ancora di peggio accadrà!

La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!

Il record di Kipchoge… ma la maratona si corre come una 10 km?

Il 16 settembre 2018, Eliud Kipchoge (Kenya) ha realizzato il nuovo record in maratona: 2h01’39”. Non ha solo frantumato il precedente record (1’18” in meno!), ma ci ha anche permesso di comprendere come l’approccio alla maratona sia oggigiorno cambiato. Sono due le caratteristiche che si notano dietro allo straordinario record di Kipchoge:

1) lo split negativo (seconda metà corsa più velocemente della prima);
2) un allenamento dove conta prima di tutto la qualità anziché la quantità.

È il moderno approccio alla maratona, appunto. Un’autentica rivoluzione! Una volta, si diceva di correre correttamente la maratona se le due mezze maratone sono corse in un tempo uguale. In generale, questo dovrebbe essere l’obbiettivo normale per chiunque voglia correre bene una maratona. Ma Kipchoge ha saputo fare di più: ha praticamente corso la maratona come se fosse una 10 km! Sì, avete capito bene. Lo split negativo viene sfruttato spesso dai runner più esperti e con una corretta tattica di gara per la 10 km. Kipchoge l’ha fatto su una maratona! Kipchoge non è l’unico runner a saper sfruttare lo splig negativo in maratona, ma non è nemmeno facile. Non lo è perché esistono atleti professionisti che subiscono il “muro” e rallentano nella seconda mezza, proprio come il più inesperto degli amatori. Vedi Mary Keitany, atleta geneticamente fortissima ma con scarse doti tattiche. Il negative split, in maratona, è utile per evitare di bruciare subito le energie, prevenendo così il tanto temuto muro. È facile sulla carta, difficile nella pratica! Se pensate che stia dicendo una follia a dire che Kipchoge ha corso la maratona di Berlino 2018 come una 10 km, vi faccio presente che è la stessa cosa che Giorgio Rondelli ha fatto notare in un articolo sulla Gazzetta. Gli allenamenti non mentono e sono la prova incontrovertibile. Le ripetute usate da Kipchoge sono sui 1000 m, cioè quelle che anche io indico per chi vuole preparare la 10 km. Solo che Kipchoge fa 15 ripetute, non 6. Con recupero attivo, non da fermo. Sorprendentemente, Kipchoge ha usato anche le ripetute sui 400 m. Anche qui, non 10-15 ripetute, ma 20-25. Ovvio, si dirà: Kipchoge è un professionista geneticamente dotato! Sì, ma resta il fatto che le sue ripetute sono quelle che di solito si usano per preparare la 10 km, non la maratona! Ovviamente, il tempo in maratona sarà inferiore al record sulla 10 km (vedi la calcolatrice di Riegel), ma di fatto le due preparazioni sono equiparate. Anche il discorso sulla qualità è importante. Ovvio che, se uno vuole correre al top, deve sempre inserire una certa quantità. Un amatore, ad esempio, non può preparare la maratona se non corre per un veramente minimo sindacale di 60 km, compreso il lunghissimo. Ma è inutile inserire tanti km, se non si pensa alla qualità! Oltre al fatto che, più aumenta il carico, più aumenta la probabilità di infortunarsi (i professionisti accettano questo rischio perché sono pagati!). La rivoluzione è in atto. Si sta comprendendo sempre di più che, piuttosto che fare chilometraggi fachireschi delle vecchie preparazioni, conta mantenere la qualità. È per questo motivo che, nella moderna interpretazione della maratona, non si parla solo di passaggio alla mezza, ma anche di “blocchi” da 10 km. Il punto è che, per reggere una preparazione di una simile qualità, anche se con meno km rispetto alle preparazioni del passato, bisogna davvero essere molto dotati. Stiamo parlando della maratona ma, su distanze inferiori come la mezzofondo, vale anche per chi corre per la salute. Anche chi corre per la salute, piuttosto che correre sempre di più (con gli infortuni sempre in agguato), dovrebbe concentrarsi meglio sulla qualità. È proprio questo il principio su cui ho basato il programma del fondo progressivo per il wellrunner.

Quanto detto rivaluta la maratona come distanza eroica, cioè l’impresa impossibile, la prova a cui ogni runner si deve sottoporre per essere considerato tale. Tantissimi amatori la finiscono passeggiando e se ne vantano con chi non sa nulla di running. Invece, la vera visione della maratona è completamente diversa. Se si vuole correre per la salute, è controindicata e su questo non c’è dubbio. Il punto è che correre la maratona come se fosse una 10 km è estremamente difficile e bisogna essere portati per le lunghe distanze. Non ne faccio un discorso tra amatore e professionista ma, appunto, di un corpo geneticamente adatto alle lunghe distanze. Un amatore può anche correre la maratona in 3 ore (se è il suo reale potenziale), ma deve assicurarsi che il suo organismo sia adatto! L’ho detto già altre volte:

finire una maratona è facile (si può passeggiare), il difficile è correrla bene!

Correre bene la maratona vuol dire ALMENO correre in tempi uguali le due mezze maratone, in base al proprio potenziale. Cosa vuol dire quel “almeno”? È lì la chiave. Un altro atleta che ha usato il negative split in maratona è Wilson Kipsang. Kipchoge non ha fatto nulla di particolarmente nuovo, quindi, ma ha dimostrato che questo metodo ti fa fare anche i record mondiali. Il record lo fai se hai la genetica del campione, certo. Ma con Kipchoge, verosimilmente questo nuovo metodo di correre la maratona si diffonderà. Rivalutando completamente la visione della maratona, ma anche delle ultramaratone. Kipchoge è la prova concreta che non conta macinare km su km come i drogati delle lunghe distanze (che si sentono dei Rambo..), ma essere veloci. Se uno corre per 100 km e va ad andature da jogging (cioè passeggia)… beh, oltre al predisporsi di più agli infortuni, perché non si limita alla 10 km? Forse perché è più difficile essere veloci, anche se su una distanza più breve?

Maratona sub 2h… i limiti del corpo umano!

Il record di Kipchoge, che ad ottobre 2019 ha realizzato anche il record della maratona sotto le 2h (non omologabile), mi serve per parlare anche di un’altra cosa a me cara. Spesso, quando sento il medico di turno o chi altro che mi dice che l’uomo è fatto per essere così, l’uomo non è fatto per questo o cosà, rimango perplesso. Nell’articolo sulle lunghe distanze, ho già criticato coloro che si cimentano in imprese con incoscienza o che non lo sono affatto. Metto sempre in guardia dai traumatismi e dagli infortuni. Ma tutto questo non significa che non bisogna provare a mettersi alla prova. L’uomo ha doti eccezionali e, se uno ha la testa sulle spalle, può provare a spingersi oltre. D’altronde, è questo l’approccio che ci ha portati a sbarcare sulla Luna. L’essere umano dovrebbe imparare a credere di più nelle sue potenzialità. Nella società moderna, sempre più sedentaria, siamo così assuefatti dalla sedentarietà stessa che ci siamo scordati quante cose incredibili possiamo compiere. Kipchoge ce lo sta insegnando, con il suo atteggiamento spavaldo ma intelligente e dotato di buon senso. Kipchoge non è mai arrogante. Lui coglie la sfida e ci prova. Non c’entra il fatto che è geneticamente un campione. È una questione mentale. Ognuno di noi, nella vita quotidiana, può raccogliere qualche sfida e, con raziocinio, cercare di vincerla, accettando senza problemi anche di perdere (no alle nevrosi!). Per me, lo sbarco sulla Luna e i record di Kipchoge offrono gli stessi insegnamenti, perché riguardano l’esistenzialità. L’uomo non è fatto per volare, dicevano. Ma poi ha costruito gli aerei. L’uomo non è fatto per andare nello spazio, dicevano. Ma poi ha costruito la ISS. È impossibile correre la maratona sotto le 2h, dicevano. Ma poi Kipchoge ci è riuscito! Sì lo so, ho sempre detto che sconsiglio che lunghe distanze per svariati motivi, ad esempio perché rischiamo di avere il metabolismo da canarini. Ma il concetto di quello che voglio dire ora è che possiamo. Lanciare una sfida fa parte dell’essere umano, quindi non dobbiamo fermarci ai preconcetti!

Qualcuno ribatterà che il sub 2h di Kipchoge al Prater di Vienna non vale perché ha avuto le lepri, gli hanno segnato la traiettoria con il laser, ha avuto le scarpe migliori e sponsorizzate. Insomma, diranno che è troppo facile fare i record così. A mio parere, sono critiche che non reggono. Non sono convinto che Kipchoge abbia veramente corso in condizioni comode e ideali. Ci sono moltissimi runner che avrebbero criticato di correre in quelle condizioni. Ad esempio, il ripetere il tracciato più volte (effetto criceto, detestato da tanti runner), l’umidità elevata del mattino, le lepri intorno che fanno venire l’ansia, l’auto che continua a ficcarsi in mezzo con quel laser puntato sulla strada ecc. Oppure il non sapere fino all’ultimo l’orario della partenza a causa del meteo, cosa che rovinerebbe i piani di organizzazione dei più insicuri. Mi vengono in mente alcuni racconti della maratona di Roma, quando tante persone sono letteralmente andate nel panico per i 18 °C dell’evento (provenendo dalla preparazione invernale). Per non dire di quelli che, con le temperature primaverili di metà ottobre, si coprono già con il passamontagna o quasi (vedi su come correre in inverno). Bando alle ciance, se l’impresa di Kipchoge serve per spingere le persone a credere nelle proprie capacità (senza sopravvalutarsi), per me va sempre bene!

Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

La metafora del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è uno dei più gettonati in filosofia per valutare se uno è ottimista o pessimista nella vita. Alcuni, nel corso del tempo, hanno provato a dare delle risposte scientifiche. Quella che, in apparenza, è quella che risulta più “geniale” è che il bicchiere è sempre pieno in quanto abbiamo l’acqua e l’aria che riempono il bicchiere.

Perché dico che è una risposta geniale solo in apparenza? In realtà, a me non interessa tanto sapere se uno è ottimista o pessimista nella vita. La storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è un modo per:

applicare la capacità di approfondire un argomento e di valutare la dimensione di un problema.

Ragioniamo per capire. È vero, il bicchiere non contiene solo acqua, ma anche l’aria. Però è anche vero che l’aria e l’acqua sono fatte di atomi. L’atomo è quasi completamente formato da vuoto. Quindi, il bicchiere è quasi completamente vuoto. Tuttavia, se scendiamo ancora più in piccolo nel mondo quantistico, scopriamo che il vuoto non è vero vuoto, ma un continuo “ribollire” di particelle e anti-particelle che compaiono e scompaiono (è il concetto fisico di energia di punto zero, cosa che, tra l’altro, elimina la necessarietà di un Dio creatore dell’universo).

Qual è la risposta giusta alla domanda se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? La risposta è: dipende dallo scenario e dalla “grandezza” del problema. Se noi abbiamo sete, il bicchiere sarà mezzo vuoto. Se non ne abbiamo, sarà mezzo pieno. Se vogliamo aggiungere l’elemento aria, il bicchiere è sempre pieno. Se scendiamo a scala atomica, il bicchiere è quasi completamente vuoto. Se ragioniamo con la quantistica, il bicchiere addirittura “bolle”! Il problema serve per capire anche quanto influisce un dettaglio nella vita quotidiana. Esempi a riguardo ce ne sono tanti. Eccone alcuni.

1) È vero che i radicali liberi sono dannosi, ma quanti ne eliminiamo e quanti ne produciamo? Se sono sedentario, la mia capacità di eliminare i radicali liberi sarà scarsa, mentre se sono sportivo sarà alta. Vedi “Come riesce lo sport a renderci longevi?

2) L’alcol fa male, ma qual è la dose tollerabile? Quando la probabilità di cancro diventa significativa?

3) Essere aggrediti è una probabilità nella vita quotidiana, ma qual è questa probabilità? Come cambia la probabilità tra una città e l’altra?

Potrei andare avanti con gli esempi, ma spero che si sia capito il senso. Imparate a riflettere, a saper descrivere e riconoscere uno scenario. Valutate l’entità di un problema. Non fermatevi alle sole affermazioni qualitative. Imparate anche a quantificare!

Pulizie, gestione della casa e acari

Fare le pulizie sono un’attività di gestione detestata da molti, un impiccio di cui si farebbe a meno. Per altri, invece, il tempo dedicato alle pulizie è eccessivo, per non dire maniacale. C’è il single che va a vivere da solo e non si accorge nemmeno di vivere nello sporco. E c’è la casalinga che passa almeno un’ora al giorno per avere la casa che brilla e splende. Ovviamente, sono due approcci errati.

1) Le pulizie sono un’attività di gestione a cui si deve dare il giusto tempo per dare la priorità agli oggetti d’amore;
2) la casa dev’essere un ambiente decente e vivibile.

L’errore dello sporcaccione è che se ne frega dell’igiene. E magari, si ritrova tanti sgraditi inquilini che infestano il cibo o i mobili, la carta dei libri. L’errore della casalinga maniacale è sul punto 2). Cosa vuol dire che l’ambiente dev’essere decente e vivibile? Vuol dire che una casa è fatta per essere usata. Passare la mattina a lucidare il pavimento e non permettere a nessuno di entrarvi perché lo si vuole ammirare è poco equilibrato. Chi ha tanti oggetti d’amore non ha tempo di passare la mattinata in questo modo. Pulisce, dedica il tempo che serve e coltiva ciò che ama! Sì, si presuppone che uno abbia qualcos’altro da amare oltre alle pulizie…

Ne deriva che:

mediamente, non si dovrebbe dedicare più di 30′ al giorno per le pulizie.

Si tratta di un tempo ragionevole, che può essere inferiore e gestito soggettivamente. Ad esempio, si può concentrare tutto nelle fatidiche mega pulizie del fine settimana. Alcuni dedicano 10-15 minuti a spazzare velocemente il pavimento prima di uscire per lavoro. Fate come desiderate, anche se il secondo metodo vi permetterà di risparmiare più tempo e fatica quando dovrete fare le pulizie “grosse”. Non ci arrivano tutti, perché credono che sia un’azione inutile e che fa solo perdere tempo o sonno. Invece, la polvere si accumula e, quando vi toccherà per forza, farete più fatica! Si è indicato un tempo limite massimo perché ognuno avrà una casa più o meno grande. La mezz’ora serve, cioè, ad evitare che si dedichi troppo tempo a un’attività di gestione. Quando si parla di minicase (dette anche tiny house in inglese), cioè quelle case di pochi metri quadrati, si sottolinea sempre che ci metti un attimo a fare le pulizie. Sì, peccato che rischi di asfissiarti in determinati momenti su cui ometto la descrizione per sensibilità! Quindi, a parte l’estrema scelta di una tiny house, bisogna vivere l’ambiente domestico in modo equilibrato, ricreando uno spazio decente e vivibile. Il che vuol dire che dev’essere igienico e curato, ma non brillare e splendere dalla prima all’ultima maniglia! Altrimenti qualcosa non va e probabilmente mancano dei veri oggetti d’amore con cui riempire le giornate al posto delle pulizie.

Alcuni consigli

La caratteristica di un’attività di gestione è che dev’essere ottimizzata al meglio, riducendo lo spreco di tempo. Vediamo, pertanto, alcuni consigli a questo scopo.

Strumenti di lavoro
Usare scope rovinate o non funzionali fa perdere tempo. Piuttosto, meglio uno swiffer, che ha la capacità di rimuovere la polvere anziché spostarla. Vero, costano un pochetto, ma se il tempo è denaro… ci riguadagnate di più nel tempo per voi! Prediligete panni in microfibra per le superfici, spray antistatici per vetri, mobili ed elettronici.

Arieggiare
Il riciclo d’aria è importante per ridurre l’umidità in casa. Avere un’umidità superiore al 50% vuol dire far proliferare gli acari. Gli acari non sono di per sé pericolosi, ma possono provocare allergie. Ricordatevi di farlo ogni giorno e, in estate, la cantina va arieggiata di sera. La cantina, in estate, dev’essere arieggiata di sera perché rimane più fredda, quindi arieggiarla di giorno provocherà una condensa. E rimarrà l’umidità! Avete presente una lattina tirata fuori dal frigo e lasciata a temperatura ambiente? Ecco, ora immagine lo stesso effetto sui muri della cantina. E sarà l’habitat ideale per ragni, zanzare e altro. Per l’estate, installate delle zanzariere alle finestre, di cui ormai non si può fare mai a meno.

Dettagli quotidiani
Ci sono alcuni gesti che dovremmo fare tutti i giorni. Sono quelli che consideriamo una perdita di tempo o inutili, ma che, se fatti, vi fanno risparmiare tempo in seguito. Alcuni esempi: sbattere le scarpe e togliersele per riporle nella scarpiera, lavare subito le pentole senza lasciarle accumulate sul lavandino, passare la spugna sui fornelli e sulla cappa. Le pubblicità fanno vedere la classica scena delle pentole sporche sul lavandino, ma onestamente spero che nessuno lasci le pentole così. Vi dite che non ne avete voglia, che siete stanchi, ma poi lo sporco si accumula e maledirete per non aver pulito subito! La stessa cosa vale per la cappa. Un colpo di spugna veloce all’istante eviterà di farla incrostare, provocando sgradevoli puzze.

Infestazioni
Non abbiate timore di usare gli spray insetticida. L’importante è non abusarne. Create delle barriere chimiche nei punti strategici. Vedi le fessure, le porte, il cestino della spazzatura, gli ingressi. Solitamente, le formulazioni hanno una durata di 8 ore per i volatili e di almeno 2 settimane per gli striscianti e i ragni. State attenti al periodo tra la fine dell’estate e l’autunno, perché è in questo periodo che gli insetti fanno un esodo verso casa vostra. E quando tornerà la primavera, potreste avere delle brutte sorprese! Gli spray insetticida fanno male a loro, ma non all’uomo, e periodicamente le aziende cambiano formulazione per seguire l’evoluzione degli ospiti sgraditi della casa. Dò un consiglio a riguardo: ripulite i vasetti e le scatolette sotto il lavandino. Può sembrare strano ma, così facendo, eviterete che rimangano dei residui e sono proprio questi residui, specie se zuccherini, che attirano gli insetti!

Multitasking
Per multitasking, non si intende studiare con la musica o fare jogging con il walkman. Si intende fare più attività insieme per risparmiare tempo. E riguarda le attività di gestione. Io, ad esempio, dopo l’allenamento sono abituato a buttare la pasta e aspettare che cuocia. Nel frattempo, ripulisco il bagno e passo velocemente anche il soggiorno e la cucina adiacenti. In realtà, nemmeno le attività di gestione sono multitasking. Anche in questo caso, passiamo semplicemente da un compito all’altro. Ad esempio, mettiamo su a cuocere la pasta e ripuliamo velocemente il pavimento. Poi abbandoniamo il pavimento e controlliamo la pasta. Non sono veramente attività in contemporanea! Però, insomma, penso che si sia capito il concetto che volevo esprimere.

Difendersi dagli acari

Gli acari rappresentano spesso il terrore di chi è attento alle pulizie. In realtà, è un problema facilmente risolvibile. Premesso che, in alcune zone, sarà impossibile non avere questi animali in casa, in una puntata del Dr. Oz si fa notare che, anche dopo mesi, in una camera da letto non sono stati rilevati acari.

Le strategie non proficue

Per quanto sia un rimedio gettonato, non ha molto senso lavare spesso i tessuti della casa, come le coperte e le lenzuola. Rischia di essere un dispendio economico e di tempo. La prova del Dr. Oz, con lenzuola non lavate per mesi, ci dice che non sbagliamo. Così come non ha senso impegnarsi a togliere il cibo agli acari, perché vorrebbe dire sterilizzare la casa. Va bene lavare i vasetti da buttare per evitare di attirare troppo gli insetti, ma non esagerate. In commercio, esistono degli spray contro gli acari. Peccato che abbiamo due difetti: la ridotta azione e gli allergeni che rimangono in circolo. A questo punto, è meglio usare dei normali spray anti-insetti nelle zone strategiche, con intelligenza e senza abusare. A proposito, lasciate stare i ragni nel giardino! Saranno loro ad eliminare molti insetti sgradevoli. I ragni in giardino o nel loro habitat naturale non si uccidono mai e sono utilissimi.

Le strategie corrette

I “segreti” sono due e molto semplici:

– umidità;
– temperatura.

Esistono diversi tipi di acari. Alcuni proliferano con un’umidità dal 70% all’80%. Pertanto, state attenti all’autunno e nelle prime fasi della primavera. In caso, munitevi di un deumidificatore. Il deumidificatore non è necessario se si è abituati ad arieggiare spesso, ma potete valutarne l’acquisto. Un altro acaro, il Dermatophagoides farinae, è molto resistente. Sopravvive a temperature tra i 25 °C ai 30 °C e umidità compresa tra il 55% e il 60%. Tuttavia, anche in questo caso, prevenire la proliferazione è semplice grazie a una corretta areazione della casa, tenendola al fresco (usate le zanzariere!). Se imparate ad arieggiare bene e a mantenere al fresco la casa (o con corretto riscaldamento in inverno), non dovete preoccuparvi degli acari. Se le stanze sono molto calde, come ad esempio la mansarda, installate un condizionatore. Oggigiorno, con il surriscaldamento globale, spesso non se ne può fare a meno. In questo modo, poi, rendete l’ambiente casalingo meno adatto anche all’intrusione di altri sgradevoli insetti. Sì, i condizionatori costano, ma pensate a quanti sprechi fate altrove.

È vero, gli acari possono provocare delle gravi allergie e dei gravi problemi respiratori. Dall’altro lato, con con una incredibile e semplice cura della casa, questi problemi possono essere preveniti. Basta un minimo di sforzo. Mettete delle zanzariere e arieggiate spesso o tenete la casa all’ombra nelle ore più calde e soleggiate. Se avete la stanza molto calda, usate un condizionatore. E se avete una concreta difficoltà, prendete un deumidificatore in inverno (che però, a mio parere, rispetto al condizionatore non è obbligatorio).

Aiuto, ci sono gli untori! Questione vaccini, glutine ecc…

Gli untori erano coloro che, nel ‘500 e nel ‘600, si credeva che diffondessero la peste attraverso unguenti venefici. Il fenomeno è descritto bene da Manzoni ne “I promessi sposi”, che prende in giro i cacciatori untori nella loro stupidità e nelle loro credunolerie.

La cosa interessante da notare è che, a distanza di secoli, il concetto di untore è ancora attuale. Chi sono gli untori di oggi? Oh, ne abbiamo. Anzi, per certi versi è più grave oggi, perché all’epoca gli untori causavano “solo” la peste. È vero, all’epoca venivano messo in ballo il demonio, ma oggigiorno gli untori sono dovunque. Dove stanno gli untori di oggi?

– Non mangiare carboidrati che fanno ingrassare e alzano la glicemia;
– non mangiare i grassi saturi, che ti fanno venire il cancro;
– non mangiare la pasta, che ti provocano la celiachia.

Questi sono gli untori di oggi. E per rimanerne immuni, anche i supermercati si sono adeguati decantando claim come “no glutine” o “vegan” (claim che, a volte, sono addirittura falsi visto che in un cioccolato fondente, teoricamente sempre vegano, a volte dicono che possono esserci sostanze animali o di derivati animali!).

Il caso dell’autismo

Il caso più clamoroso di untori è quello legato ai vaccini. Non esiste nessuna, ma proprio nessuna, prova che i vaccini causano l’autismo. Eppure, tra gli alternativi questa teoria è gettonatissima. A tal punto che esiste ancora una frangia della popolazione che li vuole eliminare, senza rendersi conto che un mondo senza vaccini è praticamente un mondo senza vaccini.

L’autismo è un disturbo psichiatrico, di cui soffrono da 5 a 50 persone su 10 mila. È un’incidenza abbastanza alta. Anche nel peggior studio di riferimento, è una malattia purtroppo comune. La gravità non è la stessa per tutti ed è doveroso precisare che esistono diversi gradi di autistico, pertanto l’autismo dev’essere trattato in modo personalizzato in base al tipo di caso.

I bambini autistici provano una svariata tipologia di sentimenti ed emozioni: rabbia, paura, ansia, gioia, diffidenza. In tutto questo, non c’è di per sé nulla di male, perché sono emozioni e sentimenti comuni in qualunque bambino. Quello che avviene nell’autistico è amplificare il vissuto.

Tutto questo c’entra con i vaccini? Ovviamente no! I vaccini sono una bufala molto cattiva che hanno messo in giro gli alternativi. Non hanno voluto ascoltare le ragioni dei loro figli e hanno messo in giro queste voci, a cui poi altri hanno beceramente creduto. In pratica, il trattamento dell’autismo si basa sulla capacità di ascolto del bambino. Si basa su un processo terapeutico che lo porti ad essere più consapevole del mondo e di se stesso. Per fare questo, ci vuole un processo terapeutico.

Cosa fanno gli untori di oggi, invece? Danno la colpa ai vaccini!

L’importanza della mentalità scientifica

Non credete mai agli accusatori di untori di oggigiorno. Mangiatevi pure il vostro piatto di pasta. La pasta non vi farà alcun male, perché ci che fa male è l’eccesso. Gli sportivi hanno bisogno di mangiare la pasta. Lo sport è necessario ai fini di uno stile di vita corretto, quindi demonizzare i carboidrati vi farà molto male. I dolci non fanno male, ma fa sempre male l’eccesso calorico. E, sì, lo dico molto coraggiosamente:

i grassi saturi non fanno male!

Vedi anche l’articolo “I grassi saturi non fanno male!” Piuttosto, credo che non si mangi abbastanza pesce grasso che contiene omega-3. Ma questo non c’entra con i grassi saturi, perché il male non è provocato dai grassi saturi, bensì dalla mancanza di omega-3… che è una cosa completamente diversa! E no: non c’è nessuna prova che la carne provoca il cancro. Semmai, l’evoluzione ha stabilito una correlazione tra l’incremento del cervello attraverso il consumo di carne e carboidrati. Vedi “Carne e carboidrati? Sì, grazie!” State alla larga dai cacciatori di untori!

Naturalmente, spero che abbiate capito che anche l’autismo non c’entra proprio nulla con i vaccini. Se ancora credete nelle scie chimiche, nei vaccini che provocano l’autismo o nel glutine che provoca la celiachia, vi resta solo una speranza: il trapianto di cervello.