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La morte della libertà di Internet

Con un mio amico, ci diciamo che rivogliamo le vecchie faccine di MSN Messenger. Dietro l’apparente banalità del commento, c’è una realtà che si è sviluppata negli ultimi tempi:

internet non è più libero e imparziale!

Sono entrate in vigore delle nuove leggi, in teoria per tutelarci dalle fake news. Purtroppo, come ho già spiegato qui, la lotta alle fake news è la giustificazione con cui i “potenti” hanno deciso di prendersi il monopolio della rete, promuovendo le loro fake news. Ammazzandone la libertà. Uso internet dagli anni ’90 e ho percepito la differenza. All’epoca, strano ma vero, c’era molta più innovazione. Internet era visto come il futuro dell’umanità e del libero scambio di informazione. A distanza di parecchi anni, con le nuove leggi, ho provato a fare delle ricerche a random ed è stato terribile scoprire che i risultati sono inferiori. E non solo sono inferiori, ma sono stati declassati tutti i siti e i blog amatoriali, che dicono anche cose interessanti. Praticamente, i risultati di primo piano sono di grandi istituzioni, giornali e media nazionali, aziende con sponsor ricchi o importanti. Il punto è che gran parte di questi siti è di pessima qualità. O ci sono numerosi contenuti, ma spazzatura, o ci sono poche e inutili cose da leggere. Si contesta la diffusione delle bufale, poi però vai sull’Ansa e trovi immondizia totale che parla di frutta e verdura antiage. Ci casca pure Super Quark che, da programma di qualità che resta sempre, ha però la rubrica di scienza in cucina più ridicola dei siti di alternativi. Quindi, la smettano di mentire: la lotta alle fake news è una motivazione di facciata, la scusa perfetta per annientare l’imparzialità della rete. Google è uno dei maggiori artefici di questa autarchia. Infatti, mediamente si trovano metà dei risultati rispetto a Bing. Life Trek stesso ha solo metà delle pagine indicizzate rispetto a Bing. Solo che Bing è ancora poco usato, quindi per effetto domino anche il mio sito, che già non è che avesse molte visite, è di fatto sparito dalla rete. Ciò è dovuto al fatto che l’analisi da parte di Google è umana, non più con un algoritmo automatico. L’algoritmo automatico poteva anche dare dei risultati strambi, ma almeno era imparziale e si trovavano più voci su cui ognuno poteva scegliere liberamente.

Penso che internet sia progredito a tal punto da dare l’illusione di diventare famosi. Basta pensare a Facebook, che ci fa sentire tutti dei VIP. Ma il progresso della rete è stato proprio nella sua imparzialità. È vero che si potevano trovare le sciocchezze degli alternativi (vedi disinformazione.it, tra l’altro sparito pure questo), ma al prezzo di molte più informazioni utili e costruttive. Per evitare le sciocchezze degli alternativi, è sufficiente avere spirito critico. Invece no, i politici e i legislatori hanno optato per una censura, perché evidentemente l’intento non era la tutela dalle fake news. Se davvero l’intento fosse stato quello di combattere le fake news, sarei stato il primo a dare il sostegno. Ma le cose non stanno così, perché per siti autorevoli si intendono quelli che hanno più soldi e quindi si possono avanzare nelle indicizzazioni. I contenuti, come detto, non è vero che sono di qualità. Alcuni lo sono, ma la maggior parte di essi è veramente penosa. E attenzione, non ho nessun motivo per fare teorie del complotto. Io stesso ho una sezione dedicata alle bufale e gli alternativi non mi sono mai stati simpatici. Li ho sempre contestati, spesso duramente. Proprio questo rende agghiacciante quello che sta accadendo, perché è una realtà che sa di fulmine a ciel sereno.

L’esempio di Dazn

Un esempio di come i colossi abbiano agito per prendersi il monopolio è Dazn. La Gazzetta dello Sport ne ha fatto una pubblicità quasi da stalking, ossessiva. Ogni giorno esce qualcosa su Dazn. Dazn qui, Dazn lì, Dazn praticamente dovunque. Ma cos’è Dazn? È semplicemente un servizio di streaming per vedere lo sport in diretta (compresi gli scatti e le interruzioni mentre il vicino di casa ha già esultato), ma a pagamento. La beffa è che i normali siti di streaming gratuiti funzionano meglio di Dazn, ma per chi ha preso questo mercato è più importante farci sapere quant’è bella Diletta Leotta. Sui disservizi, invece, il classico “risolveremo al più presto” e poi silenzio. Dazn è un flop totale come servizio, ma qualche fesso che si abbona, purtroppo, si trova sempre. E loro ci guadagnano. Per la Gazzetta dello Sport, il flop è stato rivisitato con un veloce “luci e ombre”, puntando tutto sull’immagine della bella Leotta per istigare il clickbait (e personalmente, preferisco una donna che abbia un QI un po’ più alto della Leotta).

L’azione delle persone

Cosa fare? Quando ci sono di mezzo i potenti, credo che la guerra sia già persa. Anzi, Google è anche capace che, leggendo questo articolo, mi cancelli il sito. Ma credo anche che sia giusto continuare a dire la propria in rete, con disinteresse e onestà. Se trovate un sito interessante, sfruttate il passaparola. Mi viene in mente il blog di Dario Bressanini. Sui suoi articoli, ci sono centinaia di commenti. E a volte, per sua stessa ammissione, i commenti sono anche più interessanti dell’articolo stesso. Eppure, se provo a chiedere a 100 persone a caso, quasi nessuno conosce Dario Bressanini. E stiamo parlando di uno scienziato che ha fatto pure qualche comparsata alla RAI, non del tipico demente che attira like su YouTube. Insomma, proviamo a vedere il lato positivo. Recuperiamo quel carattere che aveva internet una volta, diciamo anche un po’ di nicchia. Pubblichiamo meno foto su Facebook e interagiamo di più per dire la nostra opinione. Non c’è bisogno di cercare la notorietà. Lo scopo è ricostruire internet per quello che dev’essere: libero e imparziale.

Siamo ancora nel Medioevo?

Addio, mia natura selvaggia!

Negli anni ’90, era la raccolta differenziata. Oggigiorno, abbiamo dichiarato guerra alla plastica, tanto che nei supermercati i sacchetti per la frutta e la verdura costano 1 centesimo. Ed è così che pensiamo di avere un’etica per l’ambiente. Certo, se pensiamo agli americani che negano il surriscaldamento globale, siamo avanti. Peccato che tutte queste soluzioni siano:

come una cura del dolore per un cancro nella metastasi finale.

È un’affermazione durissima, ma purtroppo è la realtà. Non ci devono ingannare le iniziative dei comuni che aprono dei nuovi parchi, perché nel frattempo hanno sottratto molto più territorio alla natura selvaggia. È un po’ quello che è accaduto ai nativi americani. Prima li hanno sterminati, e poi hanno chiuso quelli che sono rimasti nelle riserve. Eppure, i veri americani sono loro. Mi preme chiarire che non sono veg e nemmeno un alternativo. Anzi, non provo alcuna simpatia verso di loro e li critico parecchio. Per me, la difesa della natura segue un approccio completamente diverso, che dev’essere razionale e coerente. Quindi, questa precisazione rappresenta la mia onestà nel trattare un argomento così delicato.

Quasi nessuno riesce a vedere la graduale, ma inesorabile, morte della natura selvaggia. Esistono numerosi comuni italiani dove non c’è più traccia di natura selvaggia e il territorio è andato perduto per sempre. Pensate che riguardi solo le grandi città? No, per niente. Se ci può stare che il fenomeno interessi Milano, anche centri abitati come Peschiera del Garda e Desenzano sono completamnte ridotte a cemento. La presenza del lago e del turismo non devono ingannare, perché Peschiera e Desenzano hanno praticamente rubato il territorio originale e ci hanno costruito sopra una natura totalmente artificiale. Che senso ha così? Io conosco bene Desenzano del Garda. Il lago è bellissimo, ma sempre brulicante di navigatori a tal punto che non si nota più il lago. C’è un lungolago splendido dove spesso si incrociano dei jogger e qualche runner più serio. Peccato che sia tutto artificiale. A Desenzano del Garda non c’è più traccia di natura incontaminata. È tutta una costruzione dell’essere umano che ha sradicato la natura che esisteva e poi ci ha edificato sopra. Certo, nel ventennio fascista poteva avere un senso l’opera di bonificazione dell’Italia. Peccato che il troppo stroppi sempre e non mi pare che le Everglades in Florida siano state bonificate, anzi, sono state lasciate intatte con i suoi milioni di alligatori!

I nostri politici furbescamente sanno che c’è comunque un sentimento nei confronti dell’ambiente. E quindi cosa fanno? Ci ingannano che il nuovo parco in mezzo a tanti vecchi palazzi storti sia indice di sensibilità per l’ambiente. Nulla di più ridicolo e penoso. Un nuovo parco al posto di un intero bosco. Mi sembra più che palese chi ci rimette davvero! Un consiglio, signori. Quando dovete votare un politico, non fatevi fregare dalle belle parole. Guardate alla sua attenzione per l’ambiente. Se non si batte per l’ambiente, e non intendo a slogan o stile Vittoria Brambilla, lasciatelo perdere! Oggigiorno, è il M5S che vorrebbe incarnare l’etica ambientale, ma si scontra sia con i cittadini che credono che l’Expo ci faccia guadagnare sia con l’opposizione favorevole alla politica, pardon mafia, del cemento.

Come spiego nell’articolo sul cemento e in quello sul surriscaldamento globale, l’ultima parola è sempre della natura. Noi esseri umani non la rispettiamo e la distruggiamo, ma alla fine siamo noi a soccombere. La natura esisterà benissimo anche senza l’uomo. Ma allora, perché non darci da fare per evitare il peggio? Perché far vivere male i nostri figli e nipoti?

Addio rondini, addio vespe!

Non pensate che questo sradicare la natura selvaggia sia privo di conseguenze. Le conseguenze sono gravissime, ma non lo vogliamo vedere o non ce lo vogliono far vedere. Si parla di aria irrespirabile e smog, ci lamentiamo del caldo torrido delle estati degli ultimi anni. Ecco, tutto questo è provocato dall’eccessivo intervento umano, dall’inquinamento dovuto alla sovrappopolazione, dal consumo di suolo. Ah sì, dimenticavo i parassiti e gli insetti fastidiosi. Ovvio che ci tormentino o portino nuovi focolai: sono le specie più resistenti! Si estinguono i loro naturali predatori o gli insetti che eliminano in qualche modo i parassiti, ma questi ultimi e gli insetti fastidiosi si adattano benissimo. E ci tormentano. Le vespe, che a volte sembrano darci fastidio quando facciamo un picnic all’aperto, sono un esempio di insetti che controllano i parassiti. Nel mio comune, che non è defunto come Desenzano e Peschiera, credo di non averne visto uno da anni.

Anche le rondini si “estinguono” (nel senso che quelle che ci sono ancora vanno altrove). Una sola rondine non ha mai fatto primavera, vero. Ma ormai, chi le vede più le rondini? Faccio l’esempio della rondine perché è un uccello che una volta era molto comune e amato e veniva citato nei detti popolari. Al giorno d’oggi, le rondini non si vedono quasi più. È un chiaro segnale del cambiamento climatico, dovuto alla spropositata cementificazione che annienta l’habitat naturale delle rondini. E le rondini eliminano gli insetti che ci danno fastidio.

Come al solito, ai nostri politici non interessa tutto questo. Meglio continuare con il cemento e poi essere in lutto per la tragedia del ponte di Genova. Il ponte di Genova (ne parlo nell’articolo sul cemento) è proprio l’esempio di mafia edilizia che sta distruggendo l’ambiente e l’uomo stesso. Ah, ma tanto a loro, così come ai cittadini che li eleggono, non interessa quello che succede all’ambiente perché saranno i nostri figli e i nostri nipoti a pagarne le conseguenze. Piangiamo i morti di Genova, ma ricordatevi che qualcuno permette ai Benetton di turno di fare quelle cose. E coloro che lo permettono sono i politici, a loro volta votati dalla gente. Quindi, ribadisco e pensateci bene alle prossime elezioni:

non votate politici che non hanno a cuore l’ambiente!

La sesta grande estinzione (cambiamento climatico)
Moon Day, che cosa davvero ci lascia esistenzialmente?
Non abbiamo bisogno di altre strade!
Wild Frank e i piccoli, grandi problemi quotidiani

Perché i neri sono forti nell’atletica e i bianchi nel nuoto?

Non resisto. Focus continua la sua allucinante diffusione di bufale e l’impulso di beccarle e abbatterle è sempre forte. Sarà che picchio sulla gravità di queste bufale perché un canale così quotato e venduto non può riportare questa gran quantità di idiozie. È praticamente una specie di fake news di governo.

Stavolta si parla di sport, cioè uno dei miei argomenti preferiti. L’autore non si è firmato (meglio per la sua reputazione) e cerca di dare una risposta al perché nel nuoto i campioni sono bianchi, mentre nell’atletica sono neri. Inizialmente, l’autore considera che ci sono delle ragioni sociali e politiche, per cui nei “ghetti neri” degli USA non ci sono piscine disponibili. Mah, teoricamente un fondo di verità c’è, ma non si può limitare il discorso ai soli Stati Uniti. E si passa alla genetica. Anche qui, ci può stare. Lo diciamo pure sul nostro sito che campioni si nasce. Ma l’articolo di Focus finisce come al solito per prendere cantonate. Infatti, nell’articolo si scrive che i neri possiedono più fibre veloci, adatte a prestazioni brevi ed esplosive. Al contrario, i bianchi possiedono più fibre rosse. Allora, intanto le fibre rosse non è che sono meno elastiche (chi ha pubblicato l’articolo è evidente che sa ben poco di sport), bensì contengono un’alta concentrazione di mitocondri. Il che implica che le fibre rosse migliorano la resistenza aerobica. Se uno vuole correre le distanze della mezzofondo, la mezza e la maratona, deve avere un ottimo sviluppo delle fibre rosse. Il nostro autore è però già partito per la tangente, dimenticando che proprio in queste distanze primeggiano sempre i neri.

Qual è la vera spiegazione? Semplice:

la cultura sportiva di un paese e i mezzi disponibili.

Praticamente, è quello che ho spiegato nell’articolo sui runner africani. Paesi come la Giamaica e gli Stati Uniti hanno ottimi sprinter neri, poiché le loro scuole incentivano questa disciplina e si segue un’alimentazione più incentrata verso lo sviluppo delle fibre bianche. Al contrario, in paesi africani come Kenya ed Etiopia sono abituati a correre anche per andare a scuola, pertanto saranno specialisti della maratona. Inoltre, è comunque vero che i neri americani non fanno nuoto, mentre i bianchi sì. Tutto questo discorso non c’entra niente con la genetica dei bianchi e quella dei neri. A parte che non esistono solo le fibre rosse e le fibre bianche, ma anche le fibre intermedie, le quali sono in grado di adattarsi agli stimoli dell’allenamento che vogliamo fare (sono intermedie, appunto).

Nemmeno reggono le spiegazioni della densità ossea e della percentuale di massa grassa. La densità ossea tra un soggetto nel peggiore dei casi e uno nel migliore dei casi (diciamola così) è del 3%. Quindi, statisticamente è una differenza irrilevante, che non giustifica un concreto e statistico vantaggio basato sulla densità ossea. Per quanto riguarda il secondo punto, non è vero che i nuotatori hanno più massa grassa e per questo galleggiano meglio. Se sì, vuol dire che sono dei pessimi atleti o che sono in sovrappeso! I nuotatori hanno muscoli più morbidi e affusolati, ovvero hanno la forma adatta al nuoto. È invece vero che i nuotatori non hanno lo stesso massimo consumo di ossigeno dei ciclisti e dei runner, poiché ciclisti e runner devono sviluppare una maggior potenza per avanzare (la gravità, l’attrito, la resistenza dell’aria). E ciò va proprio a conferma della cantonata sulle fibre.

Prima di parlare di differenza genetica tra neri e bianchi, si deve verificare cosa avviene a parità di condizioni, cioè potendo misurare lo stesso numero di bianchi e lo stesso numero di neri che praticano quella disciplina. Solo allora si può valutare l’ipotesi delle differenze genetiche tra bianchi e neri.

Calorie degli alimenti più comuni

Molti alimenti di normale consumo non hanno l’etichetta. Come fare a calcolarne le calorie? Come possiamo riuscire a calcolare una porzione in modo tale da non eccedere? Diciamo che non ha senso calcolare esattamente le calorie di un alimento, perché altrimenti l’atteggiamento diventa maniacale. Tuttavia, possiamo stabilire un range accettabile di approssimazione che ci permette di seguire con efficienza il nostro fabbisogno calorico.

Lo so, esistono diverse tabelle con i valori nutrizionali, ma lo scopo delle mie indicazioni è quello di abituarsi a fare una stima. Se ogni volta dobbiamo andare a controllare una tabella, praticamente dobbiamo mangiare con la calcolatrice in mano. Abituatevi, invece, a saper approssimare in breve tempo le calorie degli alimenti. Inizialmente si farà sempre un po’ di sforzo, ma ci metterete un attimo a ricordare il dato di riferimento. Ci tengo a chiarire questo discorso del riuscire ad avere una stima. Avremo sempre un margine di errore ma, per ogni categoria di alimenti, l’errore sarà trascurabile nella globalità. Se siete tra quelli che mettono via uno spaghetto per avere le calorie spaccate, dovreste rivedere il vostro rapporto con il cibo.

Le indicazioni non stabiliscono se un alimento è migliore o peggiore. Questo discorso non c’entra niente, perché comunque l’alimentazione di ognuno dev’essere libera e varia, senza pregiudizi.

Vediamo le categorie di alimenti più comuni.

Pane
Esistono diversi tipi di pane: di segale, integrale e il pane bianco. Tutto sommato, però, la differenza è minima. Quello di segale è quello meno calorico, poiché contiene più umidità: ha 220 kcal/100 g. Quello integrale si attesta intorno alle 250 kcal/100 g, mentre il pane bianco comune non si discosta molto ed è di 280 kcal/100 g. La piadina è molto più calorica, visto che contiene una buona parte di grassi: siamo a 300-340 kcal/100 g. Il pane azzimo, poiché ha pochissimo contenuto di acqua, è praticamente una fetta biscottata e sono circa 400 kcal/100 g.

Carne
La carne è la categoria più variabile e districarsi può non essere semplice. Qui conta il nostro occhio, che deve saper notare la quantità di grasso visibile (sono quelle striscioline di bianco). Questo grasso si dice marezzatura. Possiamo suddividere la carne in tre grosse tipologie: magra, semigrassa e grassa. Quella magra è la fetta di pollo misera delle diete da fame. Ma non solo, anche alcuni tipi di selvaggina come il cervo, il capriolo e alcuni tagli del bovino. Non noterete nessun grasso visibile a occhio nudo o solo pochissimo. La carne magra ha 100 kcal/100 g. La carne semigrassa inizia ad avere un po’ di marezzatura visibile. A seconda di quanto è visibile, l’apporto energetico va dalle 150 kcal alle 200 kcal, con un valore medio di 150-180 kcal. Il pollo con la pelle, la fiorentina, il capocollo e il filetto sono classificabili come carne semigrassa. La carne grassa ha 250 kcal/100 g e ha molta marezzatura. Un esempio è la salsiccia (cruda). La carne dell’oca è tra le più grasse e ha 350 kcal/100 g. Una nota sulla pancetta, che comunque è bene acquistare senza nitriti. Essa ha un range piuttosto variabile e può andare da 300 kcal per quelle magre alle 400 kcal di media, fino ad arrivare a pancette che hanno praticamente le stesse calorie del guanciale (500-550 kcal/100 g). Dopo la cottura, la carne perde un 30% circa di acqua, pertanto è meglio pesare la carne a crudo. È possibile sbagliare la valutazione ad occhio, ma poiché non è che mangiamo chili di carne tutti i giorni è un errore trascurabile. La carne magra, come detto, è riconoscibile: non c’è un filo di grasso! L’errore si può avere con la carne semigrassa, ma lo sbaglio è marginale rispetto a quanta carne possiamo mangiare nella dieta.

Pesce e prodotti ittici
Valgono più o meno le stesse considerazioni fatte per la carne (si intende sempre per parte edibile e a crudo). Il pesce magro, come ad esempio il merluzzo e il palombo, ha intorno alle 80 kcal/100 g. Molluschi e crostacei hanno 70 kcal/100 g. Fa eccezione il polpo, che in teoria ha 70 kcal/100 g come altri molluschi (cozze, vongole), ma da cotto arriva a ben 140 kcal! Dunque, abbiamo del pesce con valori intermedi, come il pesce spada e il salmone. Questa categoria può andare dalle 120 kcal del pesce spada e lo storione alle 180 kcal di un salmone abbastanza grasso. Il salmone è molto variabile. Esistono salmoni magri da 120 kcal e altri più grassi da 180 kcal. Anche qui, è l’occhio che conta. Un salmone bello grasso si vede subito, mentre uno un po’ più magro avrà meno venature bianche. Lo sgombro è più stabile e ha circa 150 kcal/100 g. L’anguilla è invece molto grasso e ha 240 kcal/100 g! Per gli errori nella valutazione ad occhio, il discorso è lo stesso della carne.

Formaggi
Suddividiamo in tre tipologie: formaggi freschi, formaggi molli e formaggi stagionati. I freschi (mozzarella, caprini) stanno a 250 kcal/100 g. Quelli molli (Taleggio, Gorgonzola, Brie) a 300 kcal. Quelli stagionati, tipo il Parmigiano, hanno 400 kcal/100 g. Questi valori non sono precisissimi ma, poiché non mangiamo 100 g di formaggio ogni giorno, il margine di errore è irrilevante. Molte aziende hanno creato anche dei formaggi light, ma solitamente questi formaggi hanno l’etichetta. Alcuni sono buoni, altri sono fin troppo snaturati e non hanno senso.

Patate e legumi
Le patate sbucciate sono da calcolare a 90 kcal/100 g. Tra i legumi, i piselli e il mais hanno mediamente 70 kcal/100 g. I ceci sono più calorici e hanno 100 kcal/100 g, ma in questo caso intendo il peso da cotto. I legumi secchi hanno tutti più o meno 300 kcal/100 g (per esempio le lenticchie).

Frutta
Può non sembrare, ma la anche frutta ha un range piuttosto variabile. Ad esempio, una mela si può dire che ha 40 kcal/100 g, ma non è sempre così. Esistono mele molto dolci che possono arrivare a 60-70 kcal/100 g, vedi le famose Fuji. Per evitare di sbagliare di troppo, occorre suddividere in frutta ipercalorica e frutta normocalorica. La frutta ipercalorica è rappresentata da: banane, fichi, mandarini, kaki, melograno, uva e kiwi. Essa va calcolata a 80 kcal/100 g. Il resto della frutta può essere approssimata a 50 kcal/100 g. I semi oleosi (semi di papavero, semi di sesamo ecc che sono tanto di moda) vanno considerati come la frutta secca lipidica.

Frutta secca lipidica e frutta essiccata
La frutta secca ad alto contenuto di grassi ha un valore medio di 600 kcal/100 g. È il caso di pinoli, pistacchi, arachidi, mandorle. Poi c’è la frutta essiccata glucidica, come ad esempio le prugne e le albicocche secche. Sono intorno alle 250 kcal/100 g. Alcuni frutti secchi o essiccati possono avere un po’ più o un po’ meno calorie, ma di solito non mangiamo questi alimenti in gran quantità, motivo per cui l’errore è del tutto superfluo. Tecnicamente, le arachidi sono dei legumi, ma per l’apporto calorico i nutrizionisti le mettono nel calderone della frutta secca lipidica.

Verdura
Qui è facile. Anche se possiamo andare dalle 10 kcal alle 40 kcal, la differenza è di fatto inesistente e possiamo approssimare il valore a 20 kcal/100 g. In questa categoria, è compresa anche la frutta che viene mangiata come verdura: zucchine, melanzane, peperoni, pomodori.

Il messaggio delle opere horror

Al di là delle creature mostruose inventate o degli effetti scenici (nei film), gli horror offrono molti spunti per riflettere. Questo perché il “far paura” non è stato l’intento iniziale di questo genere. Le origini dell’horror risalgono, infatti, alla letteratura del settecento con il romanzo gotico, nel contesto del romanticismo. Uno dei romanzi di genere gotico-horror più noti è Frankenstein di Mary Shelley che, appunto, pur con le atmosfere cupe e il personaggio del “mostro”, non fa di certo paura.

Il libro horror per definizione è la Bibbia, che vista esclusivamente come opera letteraria, senza nulla di mistico o divino, è di gran valore. Ci avevate pensato? Piaghe su ogni primogenito, apparizioni e visioni, torture e stragi di interi popoli, diluvi universali per punire gli uomini. Ha ucciso molte più persone Dio rispetto a Jason Voorhees! E anche qui, c’è l’entità maligna di turno che induce in tentazione e nel peccato, con la capacità di prendere ogni sembianza possibile. Eppure, la Bibbia è sacra e nessuno ha mai pensato che fa paura.

Possiamo dire che lo scopo dell’horror è quello di:

descrivere la parte più oscura della condizione umana.

Il termine “oscura” è usato appositamente per riallacciarsi a ciò che nella nostra società non si vuole dire o viene esorcizzato. L’horror ha l’abilità di descrivere questa condizione attraverso qualcosa di tangibile come le creature mostruose, gli zombie o i vampiri. Ma, come detto, le prime opere non avevano l’obiettivo di spaventare! È chiaro che, a meno di non essere idioti, nessuno può credere che esiste un It o un vampiro nella realtà. Una persona razionale e scientifica non può vedere un horror e spaventarsi! Ma evidentemente, la creatura mostruosa funziona benissimo nell’intento di personificare quello che ci turba o spaventa nella vita vita quotidiana. L’utilizzo delle creature mostruose è funzionale, perché è quel lato di noi che vede il male e le paure come delle entità estranee. Eppure, queste “entità” sono reali e più vicine di quanto crediamo. Renderle in qualche modo tangibili per mezzo di una creatura mostruosa ci riporta tutto agli occhi e siamo pertanto obbligati ad affrontare ciò che temiamo. È un invito: anziché scappare, impariamo ad affrontare le situazioni! Chi ha un problema e scappa, non ne verrà mai fuori e si ritroverà sempre, in un modo o nell’altro, in una situazione penalizzante. Anche le scene cruenti sono funzionale allo stesso modo. Possibile che ci impressionino? Se sì, forse c’è un problema di patosensibilità ed è troppo facile fingere che la sofferenza non ci sia non vedendola. Fidatevi che un medico del pronto soccorso vede scene molto più “horror” di quelle dei film… e loro mica si impressionano! È il loro lavoro, direte, ma allora perché una persona che non fa il medico dovrebbe impressionarsi per le scene di un film? La patosensibilità, che non c’entra niente con la vera sensibilità, è una delle piaghe della nostra società. Come suggerisce il prefisso “pato”, essa è una distorsione della sensibilità, in quanto segue un’etica di comodo, semplicistica e soggetta a incoerenze. È anche un modo per lavarsi la coscienza, ma intanto la sofferenza è sempre lì e non sparisce chiudendo gli occhi. Un esempio sono i vegetariani e i vegani. No, non è una visione negativa del mondo ma, anzi, questo è il punto di partenza per trovare strategie migliori e più efficaci.

C’è da dire che, quando si parla globalmente di un genere, non tutto è buono (o negativo, dipende da cosa si considera: la musica pop offre poco!). Spesso, i film horror di oggi sono scadenti, come se seguissero l’analfabetismo funzionale che affligge la gente di oggi (vedi quanto scritto sul perché siamo allo sbando). Ho provato a vederne qualcuno degli ultimi anni. Ma niente, zero, quasi sempre è stato uno strazio enorme al termine del quale mi sembrava di aver sofferto mille maratone! Va peggio con libri, dove credo che la maggior parte delle persone non andrà oltre al nome di Stephen King. Chi se ne intende un po’ di più tirerà fuori anche Anne Rice e Peter Straub, ma per il resto è il vuoto.

Gli zombie
Gli zombie sono un buon esempio per comprendere il messaggio funzionale degli horror. Gli zombie rappresentano la nostra perdita di umanità. Sono degli automi che camminano come degli stolti. In alcuni film di Romero, in realtà, vanno pure molto veloci e nemmeno io che corro riuscirei a seminarli. Gli zombie hanno un solo scopo: nutrirsi di cervelli. Ed è proprio questo loro scopo che fa passare il messaggio. Il cervello, materialmente e metaforicamente, è ciò che ci contraddistingue come animali razionali e senzienti. Il cinema horror lancia un messaggio critico nei confronti di una società superficiale e sopravvivente, portandoci a galla ciò che diamo scontato. L’industrializzazione ci ha portato degli aspetti positivi, ma anche negativi. O basti pensare all’era attuale dei sociali network. Postiamo tutta la nostra vita in diretta con i selfie, ma non c’è più quell’umanità che ci contraddistingue. Infatti, alcuni horror recenti con zombie si basano su questa evoluzione degli ultimi anni. Lo zombie non è una creatura del soprannaturale, che ci spaventa, ma diventa un essere a sé, con una sua sensibilità e con un suo modo di pensare. Ma questo suo modo di pensare non viene manifestato con il linguaggio dei normali esseri umani, che infatti considerano gli zombie come dei mostri cattivi che mangiano solo cervelli. Si ribalta tutto, ed ecco che lo zombie si rivela una figura ben più umana dell’uomo stesso! L’uomo si limita a sopravvivere nella vita quotidiana, sprecando ciò che lo rende tale, mentre lo zombie si nutre di qualcosa per vivere e, paradossalmente, ha uno scopo più “profondo”.

Il messaggio… due esempi!

Siccome la frase in grassetto di prima (sullo scopo degli horror) può essere poco chiara, il miglior modo per capire cosa si intende è con gli esempi. Ne voglio fare due (un libro e un film), per spiegare come funzionano l’analisi e la riflessione. Una volta che capite il meccanismo, potete farlo con altre opere, magari imparando anche a distinguere le opere ben fatte da quelle scadenti.

Carrie (Stephen King)
Si notano due tematiche forti nel libro. La prima è quella del fanatismo religioso che penalizza gravemente i figli, in questo caso la protagonista Carrie. Emblematico l’episodio in cui Carrie ha le mestruazioni, ma Carrie non sa cosa siano perché la madre non gliel’ha mai spiegato. E i suoi compagni di scuola la prendono in giro quando le ha per la prima volta nello spogliatoio della scuola. L’altra, com’è intuibile da questo episodio, è il bullismo. Poche opere trattano così bene il bullismo, che si sviluppa sia da parte dei coetanei di Carrie sia da parte dei professori. King descrive il bullismo con estrema cattiveria, senza buonismi, nel suo puro stato di “gratuità”, con gli adulti incapaci di reagire al problema o che addirittura partecipano alle violenze. Ed è proprio per questo che tocca il lettore! Lo sviluppo della trama e del finale rappresenta sia il tentativo di ribellione da parte di Carrie nei confronti di tutto questo sia, allo stesso tempo, una rassegnazione a ciò che sembra il suo destino fin dalla nascita, un destino che lei non ha scelto ma in cui si è trovata.

Nightmare
Ancora problematiche dei giovani, ma in chiave diversa. C’è il mostro di turno, Freddy, il quale si manifesta solo negli incubi dei ragazzi protagonisti di volta in volta nella saga. Il filo comune è che gli adulti non credono quasi mai ai ragazzi, e a volte nemmeno i ragazzi si comprendono tra di loro. Ci si sofferma sulla mancanza di comunicazione tra adulti e giovani, con il mondo dei giovani che appare separato da quello degli adulti. Freddy rappresenta tutto ciò che turba la mente di un liceale nella sua critica fase di crescita verso la maturità. È l’incarnazione delle angosce e delle insicurezze umane. Stiamo parlando degli anni ’80, ovvero un periodo storico in cui i giovani si ribellavano al conformismo (ad esempio con la musica metal) e aprivano le porte a una nuova società. Il messaggio è ancora attuale, perché anche oggi, spesso, gli adulti non ascoltano i propri figli e su che provoca loro disagio o insicurezza. Figli che poi magari hanno problemi comportamentali o sono depressi, ma a cui i genitori reagiscono con superficialità o severità, senza capire o voler capire che cosa sta dietro al loro malessere. Freddy incarna le paure e le angosce dei giovani e il messaggio in pratica è: “genitori, imparate ad ascoltare di più i vostri figli!”

Naturalmente, un artista non è che si mette a tavolino a studiare precisamente tutti i messaggi che vuole trasmettere. Risulta tutto spontaneo. E come sempre quando si tratta di un’opera artistica, ogni ricevente avrà la sua sfumatura nell’interpretare il messaggio. Ciò però non nega che ci sono delle tematiche che hanno spinto l’autore a realizzarla. Forse, è anche per questo che gli horror di oggi sono mediamente così vuoti. La gente sembra non avere più nulla da dirsi di profondo, troppo intenta a postare selfie su Facebook e ad apparire. Ma questo è un altro discorso. Un film horror successivo alla “generazione d’oro” che mi ha colpito è Lasciami entrare del 2008 (già romanzo nel 2004). In questo film, la crudezza del bullismo, della sociopatia e di altri problemi come la droga e la pedofilia è in antitesi con la sensibilità dello strano rapporto che si instaura tra i due protagonisti. L’intento è fare un parallelismo su ciò viene visto come strano e ciò che è normale, ribaltando le due condizioni. La vita comune è normale, ma com’è possibile che la normalità sia fatta di violenza e cattiveria? E com’è possibile che ciò che teoricamente è abominevole possa celare un animo buono e sensibile?

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Rocket Queen (Guns N’ Roses)

Canzone: Rocket Queen
Artista: Guns N’ Roses
Album: Appetite For Destruction (1987)

Questa canzone è famosa per i gemiti sessuali registrati. Stiamo pur sempre parlando dei Guns, una band che, negli anni ’80, viveva la sua epoca d’oro e tra gli eccessi. E come ogni band di questo genere che si rispetti, la canzone che ne viene fuori è molto esplosiva, con un ritmo pimpante e un testo che viene quasi da ballare. Ma i Guns alternano questo carattere a un incredibile romanticismo, rivolgendosi a una donna che lavora nell’ambiente erotico di cui si sa ben poco come testimonianza. Le parole sono molto belle, dettate con dolcezza e sincerità, che ognuno può rivolgere a chi ha bisogno di aiuto. In un periodo sociale in cui abbiamo a che fare con cattiveria, psicopatici, razzismo e altre discriminazioni, fa sempre bene ricordare che dobbiamo imparare ad avere umanità. Umanità che non vuol dire patosensibilità o buonismo, ma agire concretamente per chi ci sta accanto. È una canzone vivace, che descrive la spericolatezza di chi è tipicamente ribelle, ma al contempo Axl Rose (l’autore della canzone) ci rivela che, dietro al suo animo selvaggio, si cela una persona sensibile. Axl ci dice che sarà pure un selvaggio, ma il cattivo non è di certo lui che saliva a cantare sul palco con i boxer! Ma un’altra cosa che colpisce è che Axl rivolge le sue parole a una persona di cui, solitamente, non si dovrebbe pensare bene, invitandoci a guardare oltre le apparenze e i pregiudizi. Comunque, Axl sostiene che non è una canzone rivolta solo a una persona nello specifico, bensì a “chiunque ne può trarre qualcosa”. Il trarne qualcosa si riferisce all’ultima parte del testo, che in effetti, con l’inconfondibile voce grezza di Axl, è recitata con ritmo più cadenzato.

Testo

If I say I don’t need anyone
I can say these things to you
‘Cause
I can turn on any one
Just like I turned on you
I’ve got a tongue like a razor
A sweet switchblade knife
And I can do you favors
But then you’ll do whatever I like

Here I am
And you’re a Rocket Queen
I might be a little young
But honey I ain’t naive
Here I am
And you’re a Rocket Queen oh yeah
I might be too much
But honey you’re a bit obscene

I’ve seen everything imaginable
Pass before these eyes
I’ve had everything that’s tangible
Honey you’d be surprised
I’m a sexual innuendo
In this burned out paradise
If you turn me on to anything
You better turn me on tonight

Here I am
And you’re a Rocket Queen
I might be a little young
But honey I ain’t naive
Here I am
And you’re a Rocket Queen oh yeah
I might be too much
But honey you’re a bit obscene

I see you standing
Standing on your own
It’s such a lonely place for you
For you to be
If you need a shoulder
Or if you need a friend
I’ll be here standing
Until the bitter end
No one needs the sorrow
No one needs the pain
I hate to see you
Walking out there
Out in the rain
So don’t chastise me
Or think I, I mean you harm
Of those that take you
Leave you strung out
Much too far
Baby-yeah

Don’t ever leave me
Say you’ll always be there
All I ever wanted
Was for you
To know that I care