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La morte della libertà di Internet

Con un mio amico, ci diciamo che rivogliamo le vecchie faccine di MSN Messenger. Dietro l’apparente banalità del commento, c’è una realtà che si è sviluppata negli ultimi tempi:

internet non è più libero e imparziale!

Sono entrate in vigore delle nuove leggi, in teoria per tutelarci dalle fake news. Purtroppo, come ho già spiegato qui, la lotta alle fake news è la giustificazione con cui i “potenti” hanno deciso di prendersi il monopolio della rete, promuovendo le loro fake news. Ammazzandone la libertà. Uso internet dagli anni ’90 e ho percepito la differenza. All’epoca, strano ma vero, c’era molta più innovazione. Internet era visto come il futuro dell’umanità e del libero scambio di informazione. A distanza di parecchi anni, con le nuove leggi, ho provato a fare delle ricerche a random ed è stato terribile scoprire che i risultati sono inferiori. E non solo sono inferiori, ma sono stati declassati tutti i siti e i blog amatoriali, che dicono anche cose interessanti. Praticamente, i risultati di primo piano sono di grandi istituzioni, giornali e media nazionali, aziende con sponsor ricchi o importanti. Il punto è che gran parte di questi siti è di pessima qualità. O ci sono numerosi contenuti, ma spazzatura, o ci sono poche e inutili cose da leggere. Si contesta la diffusione delle bufale, poi però vai sull’Ansa e trovi immondizia totale che parla di frutta e verdura antiage. Ci casca pure Super Quark che, da programma di qualità che resta sempre, ha però la rubrica di scienza in cucina più ridicola dei siti di alternativi. Quindi, la smettano di mentire: la lotta alle fake news è una motivazione di facciata, la scusa perfetta per annientare l’imparzialità della rete. Google è uno dei maggiori artefici di questa autarchia. Infatti, mediamente si trovano metà dei risultati rispetto a Bing. Life Trek stesso ha solo metà delle pagine indicizzate rispetto a Bing. Solo che Bing è ancora poco usato, quindi per effetto domino anche il mio sito, che già non è che avesse molte visite, è di fatto sparito dalla rete. Ciò è dovuto al fatto che l’analisi da parte di Google è umana, non più con un algoritmo automatico. L’algoritmo automatico poteva anche dare dei risultati strambi, ma almeno era imparziale e si trovavano più voci su cui ognuno poteva scegliere liberamente.

Penso che internet sia progredito a tal punto da dare l’illusione di diventare famosi. Basta pensare a Facebook, che ci fa sentire tutti dei VIP. Ma il progresso della rete è stato proprio nella sua imparzialità. È vero che si potevano trovare le sciocchezze degli alternativi (vedi disinformazione.it, tra l’altro sparito pure questo), ma al prezzo di molte più informazioni utili e costruttive. Per evitare le sciocchezze degli alternativi, è sufficiente avere spirito critico. Invece no, i politici e i legislatori hanno optato per una censura, perché evidentemente l’intento non era la tutela dalle fake news. Se davvero l’intento fosse stato quello di combattere le fake news, sarei stato il primo a dare il sostegno. Ma le cose non stanno così, perché per siti autorevoli si intendono quelli che hanno più soldi e quindi si possono avanzare nelle indicizzazioni. I contenuti, come detto, non è vero che sono di qualità. Alcuni lo sono, ma la maggior parte di essi è veramente penosa. E attenzione, non ho nessun motivo per fare teorie del complotto. Io stesso ho una sezione dedicata alle bufale e gli alternativi non mi sono mai stati simpatici. Li ho sempre contestati, spesso duramente. Proprio questo rende agghiacciante quello che sta accadendo, perché è una realtà che sa di fulmine a ciel sereno.

L’esempio di Dazn

Un esempio di come i colossi abbiano agito per prendersi il monopolio è Dazn. La Gazzetta dello Sport ne ha fatto una pubblicità quasi da stalking, ossessiva. Ogni giorno esce qualcosa su Dazn. Dazn qui, Dazn lì, Dazn praticamente dovunque. Ma cos’è Dazn? È semplicemente un servizio di streaming per vedere lo sport in diretta (compresi gli scatti e le interruzioni mentre il vicino di casa ha già esultato), ma a pagamento. La beffa è che i normali siti di streaming gratuiti funzionano meglio di Dazn, ma per chi ha preso questo mercato è più importante farci sapere quant’è bella Diletta Leotta. Sui disservizi, invece, il classico “risolveremo al più presto” e poi silenzio. Dazn è un flop totale come servizio, ma qualche fesso che si abbona, purtroppo, si trova sempre. E loro ci guadagnano. Per la Gazzetta dello Sport, il flop è stato rivisitato con un veloce “luci e ombre”, puntando tutto sull’immagine della bella Leotta per istigare il clickbait (e personalmente, preferisco una donna che abbia un QI un po’ più alto della Leotta).

L’azione delle persone

Cosa fare? Quando ci sono di mezzo i potenti, credo che la guerra sia già persa. Anzi, Google è anche capace che, leggendo questo articolo, mi cancelli il sito. Ma credo anche che sia giusto continuare a dire la propria in rete, con disinteresse e onestà. Se trovate un sito interessante, sfruttate il passaparola. Mi viene in mente il blog di Dario Bressanini. Sui suoi articoli, ci sono centinaia di commenti. E a volte, per sua stessa ammissione, i commenti sono anche più interessanti dell’articolo stesso. Eppure, se provo a chiedere a 100 persone a caso, quasi nessuno conosce Dario Bressanini. E stiamo parlando di uno scienziato che ha fatto pure qualche comparsata alla RAI, non del tipico demente che attira like su YouTube. Insomma, proviamo a vedere il lato positivo. Recuperiamo quel carattere che aveva internet una volta, diciamo anche un po’ di nicchia. Pubblichiamo meno foto su Facebook e interagiamo di più per dire la nostra opinione. Non c’è bisogno di cercare la notorietà. Lo scopo è ricostruire internet per quello che dev’essere: libero e imparziale.

Siamo ancora nel Medioevo?

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