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L’omosessualità è innaturale? E sulle adozioni?

Le idee che uno ha sull’omosessualità sono una prova (tra le tante) di modernità per un paese. Purtroppo, l’Italia fallisce la prova. E non solo la fallisce ma, dopo aver dato il ministero della famiglia a Fontana, palesemente omofobo, retrocede drammaticamente. La super cattolica Irlanda, in questo senso, è più avanti. Leo Varadkar non è di certo stato eletto perché omosessuale, ma proprio questo dimostra il progresso di un paese che, teoricamente, dovrebbe osteggiare gli omosessuali. In antitesi con l’Italia, che sulla carta è laica ma nella pratica c’è sempre il papa (volutamente in minuscolo) che pontifica in modo arrogante su chi e come dev’essere una famiglia.

Discorso adozioni

Sulle adozioni da parte degli omosessuali si può essere d’accordo o meno e ci sta. È un terreno di discussione. Personalmente, sono contrario, ma non perché un figlio ha bisogno di un padre e una madre. Sarebbe assurdo sostenere questa tesi, sebbene sia gettonata da chi discrimina gli omosessuali, per non concedere l’adozione a chi non è eterosessuale. È assurdo, perché tantissimi figli con genitori di diverso sesso vengono comunque educati male o hanno problemi per lacune varie. Io sono contrario perché la prima cosa da fare è rivedere il sistema delle adozioni, che attualmente funziona male, pertanto non c’entra nulla con l’orientamento sessuale.

A dirla tutta, non capisco perché un omosessuale non possa essere genitore. Molti di coloro che lo dicono sono i tipici religiosi o tradizionalisti che magari picchiano i figli, per poi andare in chiesa come della gente perbene. Sono questi i genitori eterosessuali che dovrebbero essere considerati idonei? Come detto, la motivazione per negare le adozioni agli omosessuali dev’essere di altro genere, cioè bisogna andare indietro nel sistema e correggere lì quello che non va. Ad esempio, molte coppie vogliono un figlio come se fosse uno sfizio e troppo facilmente riescono ad adottarne uno. Allargare le adozioni anche agli omosessuali vorrebbe dire aumentare di più questo rischio. Ma, ripeto, non c’entra nulla con l’orientamento sessuale!

Essere omosessuali è innaturale?

Veniamo all’innaturalità. Ecco, queste sono tra le cose detestabili di certa gente. E non riguarda solo l’argomento che sto trattando ora, vedi quello che ho scritto sull’illusione del naturale nella sezione dedicata alle bufale. Non ha senso parlare di innaturalità, poiché:

quando qualcosa esiste, già per definizione è naturale!

La morte è naturale. Uccidere è naturale. La nostra società condanna gli assassini perché ciò che è naturale non vuol dire che sia positivo (altro errore, tra l’altro, degli alternativi). La differenza con l’uccidere è che gli omosessuali non arrecano danno in quanto tali! Se volete, è un’altra faccia della legge fisica per cui “nulla si crea e niente si distrugge”. Al massimo possiamo trasformare, ma non creare o distruggere! Mi fermo qui, per evitare di perdermi parlando di fisica.

La presenza di orientamenti non etero è provata dagli studi scientifici. L’ha già fatto Bruce Bagemihl nel 1999. Almeno 1500 specie, compresi i primati, hanno comportamenti omosessuali. Bagemihl sostiene che:

il regno animale lo fa con molta più diversità sessuale – tra cui omosessualità, bisessualità e sessualità non riproduttiva – di quanto la comunità scientifica e la società abbiano voglia di ammettere.

Parliamo di uno studio risalente al secolo scorso, ormai tantissimi anni fa. Ed è assurdo che tuttora circolino ideologie violente e discriminatorie. Fate attenzione anche alle parole in grassetto. C’è scritto “sessualità non riproduttiva”, quindi non vale nemmeno la tesi di chi sostiene che essere omosessuali è innaturale perché non si può procreare.

La storia di Roy e Silo

Roy e Silo sono diventati famosi per essere una coppia omosessuale di pinguini. I due pinguini risiedevano nello zoo di Central Park a New York. A dover di chiarezza, non è stato riscontrato un vero e proprio atto sessuale, ma sono stati visti corteggiarsi. Roy e Silo hanno però provato a covare un sasso come se fosse un uovo. Può far sorridere, ma questo spiega che gli omosessuali hanno le stesse inclinazioni genitoriali che hanno gli etero. Alla fine, i gestori dello zoo hanno dato a Roy e Silo un uovo di una coppia che non aveva la possibilità di far schiudere l’uovo stesso. È nata una femmina, chiamata Tango, che in seguito ha instaurato un rapporto con un’altra femmina di nome Tanuzi.

Sì, lo so. Chi considera deviati gli omosessuali prenderà questo episodio per dire che le coppie omosessuali deviano i figli facendoli diventare altrettanto omosessuali! In realtà, la storia non finisce qui. Roy e Silo hanno “rotto” la loro relazione e Silo si è messo con una femmina! No, questo non vuol dire che gli omosessuali possono o devono essere “corretti” (e cosa vorrebbe dire correggere?), ma serve a far capire che i legami e la sessualità sono molto più complessi della visione bigotta di Chiesa (maiuscola per differenziarla dal luogo fisico) e leghisti. Un altro caso di pinguini omosessuali è stato documentato a San Francisco: Harry e Pepper.

Non potendo controbattere sugli studi scientifici, molti di coloro che continuano a sostenere l’innaturalità dell’omosessualità avanzano che, negli animali, si è omosessuali solo in particolari condizioni, mentre noi siamo esseri umani e non è paragonabile (è accaduto veramente che qualcuno insistesse così!). Si tratta di un tentativo di argomentazione risibile. Intanto, l’uomo stesso è un animale, e in quanto tale è anch’egli soggetto alle leggi della biologia, dell’evoluzione e della natura. E, come abbiamo visto, esistono numerose specie in cui si riscontrano comportamenti omosessuali (o anche bisessuali). Inoltre, se vogliamo differenziare l’uomo dalle altre specie animali, praticamente diciamo che proprio per questo motivo l’omosessualità non può essere innaturale! L’uomo ha la capacità di amare e di pensare in modo complesso o astratto. È la sua dote evoluzionistica. Quindi, così come ci si può amare tra eterosessuali, ci si può amare anche tra omosessuali. Questi ultimi che sono per conseguenza liberissimi di definirsi una famiglia. Lo si è detto in precedenza: gli (altri) animali stessi non hanno la concezione della sessualità solo a fini riproduttivi! È l’uomo che, nel corso dei secoli e a causa della religione, ha relegato la sessualità al mero aspetto riproduttivo, ma di per sé può benissimo essere solo piacere e, in questo, non c’è alcun male. Ovviamente, una persona inibita e con problemi di sessualità penserà male del sesso per puro piacere anche in una solida coppia etero.

Non è finita qui. Affermare che bisogna distinguere l’uomo dagli altri animali, ritenendo innaturale l’omosessualità, vuol dire che l’uomo è inferiore. Le grandi religioni monoteiste hanno però sempre sostenuto il contrario! Il punto è che non ha senso parlare di inferiorità o superiorità. È un concetto scientificamente sbagliato. Posto che la scienza dimostra che l’omosessualità non è innaturale, se anche parliamo di “superiorità”, è proprio per questo motivo che è sbagliato discriminare gli omosessuali. In natura è comune anche il cambio di sesso, come in alcuni pesci, ed è una strategia evolutiva efficace. Siamo noi umani, purtroppo, a essere così impegnati nel definirci superiori che non usciamo dall’orticello.

Funzione evolutiva dell’omosessualità

Esistono tante teorie sul perché dell’omosessualità in natura. Qui entriamo nella speculazione, ma neanche poi tanto. A me, viene da pensare che in qualche modo l’omosessualità sia necessaria per mantenere un certo controllo delle nascite. Se magari le risorse calano, è chiaro che essere in troppi sia dannoso. Alcuni animali praticano il controllo delle nascite uccidendo i cuccioli che non possono sopravvivere. Esistono diversi metodi, non solo uno, per controllare le nascite. Quindi, perché anche l’omosessualità non può essere un metodo? Ma è solo una mia opinione, che non ha alcuna pretesa di essere una verità scientifica. Che poi, anche nella società umana non mi pare assolutamente che siamo in via d’estinzione (*) ma, anzi, la popolazione cresce e le risorse sono carenti in molte zone del pianeta.

* Il governo e i media ci bombardano sul calo demografico, spingendoci a sposarci e fare figli secondo il vecchio adagio dell’andate e moltiplicatevi. Ma se tutte le famiglie italiane avessero una villetta “standard” da 100 m², l’intero territorio nazionale sarebbe cementificato! Morale: il calo demografico è in realtà positivo per scongiurare, semmai, l’estinzione della natura selvaggia!

Un’altra ipotesi, sempre del tutto personale, è che l’omosessualità serve per ridurre la competizione. Anche questo può sembrare un controsenso. L’errore è sempre quello di ragionare con i condizionamenti umani. Se c’è troppa competizione, la specie rischia di spendere più energia nella competizione piuttosto che nell’accoppiamento. Riducendo la competizione, gli altri riescono più facilmente ad accoppiarsi. Le due ipotesi sono due facce della stessa medaglia e hanno un senso evoluzionistico.

Al di là di quale sia la spiegazione evolutiva, il compito degli scienziati è qui. Non si deve più considerare l’omosessualità come innaturale, ma piuttosto bisogna indagare sul perché la natura ha adottato questa opportunità. Ci si può riuscire o meno. Si può trovare una spiegazione o se ne possono trovare altre. L’importante è provarci!

Ah già, dimenticavo. Poiché la scienza dimostra inequivocabilmente che l’omosessualità non è innaturale (e come detto, parlare di innaturale è privo di senso in ogni contesto!), chi insiste nel ritenerla da malati o deviati mi dirà che faccio parte della “lobby dei gay”. Nonostante io stesso sia eterosessuale e abbia detto (seppur non per motivi di orientamento sessuale) di essere contro le adozioni da parte degli omosessuali. Oibò, tu guarda se nel terzo millennio ci devono ancora essere gli esaltati di Forza Nuova che gridano alla “omofollia”. Suppongo, ahimè, che siano i nuovi sviluppi delle teorie complottistiche, come anche anche su Josephine e il complotto dei migranti.

Siamo ancora nel Medioevo?

Crystal Mountain (Death)

Canzone: Crystal Mountain
Artista: Death
Album: Symbolic (1995)

Una canzone dotata di una immensa poesia e allo stesso tempo durissima. Durissima sia nel messaggio che Chuck Schuldiner (morto di cancro al cervello nel 2001) vuole trasmettere sia nel ritmo della canzone! Tuttavia, è da far notare che il ritmo è duro e cadenzato insieme. Non c’è violenza, ma appunto durezza. Crystal Mountain parla del bigottismo religioso, anche se la tematica si può allargare a ogni forma di chiusura mentale. Ogni parola è studiata e ha la sua particolare sfumatura, che ognuno può percepire con la sua sensibilità. L’accostamento “crystal mountain” rende bene quanto il bigottismo sia, alla resa dei conti, qualcosa di fragile, una falsa certezza. Questo accostamento è importante, perché spiega l’apparenza che si danno. Dogmi, regole, leggi… chi promuove tutto questo si mostra elevato e con il diritto della morale. E invece, è tutto fragile, di “cristallo”. Va precisato che Chuck non era contro la religione in senso assoluto. La considerava come qualcosa di personale per sua stessa dichiarazione. La sua feroce critica riguarda le forme di ottusità e pregiudizio. In Italia, ciò può essere identificato con il clero che fa ingerenza nella vita quotidiana o con la Lega che si arroga il diritto di stabilire chi è una famiglia e chi no. Godetevi Crystal Mountain in ogni suo verso e in ogni suo dettaglio. Il ritmo duro, ma come detto anche cadenzato, va in apparenza in contrasto con delle parole messe così bene poeticamente. Eppure, è proprio per questo che la canzone porta a riflettere. È come un fulmine a ciel sereno, ti spiazza, con il tipico shock di una verità che ad alcuni fa male.

Testo

Built from blind faith
Passed down from self-induced fantasy
Turn a page to justify
Conjuring power – it opens wide
On your seventh day,
is that how it’s done?
Twisting your eyes to perceive
all that you want
To assume from ignorance
Inflicting wounds with your
cross-turned dagger

Inside crystal mountain
Evil takes its form
Inside crystal mountain
Commandments are reborn

All the traps are set to confine
All who get in the way of the divine
In sight and in mind of the hypocrite
A slave to the curse forever confined

Shatter the myth
Don’t cut yourself
On your words against
dreams made of steel
Stronger than any faith
That inflicts pain and fear,
is that how it’s done?
Twisting your eyes to perceive
all that you want
To assume from ignorance
Inflicting wounds with your
cross-turned dagger

Inside crystal mountain
Evil takes its form
Inside crystal mountain
Commandments are reborn

Guida alle analisi del sangue (anche per lo sportivo)

Le analisi del sangue interessano diversi esami e numerosi parametri per valutare lo stato di salute di una persona. Esse vanno eseguite una volta all’anno, a meno che particolari stati di salute o patologici non impongano un intervallo minore.

Quanto descrivo in questo articolo è solo un’indicazione per una cultura medica di base. Resta sempre il medico a dover interpretare i valori e a dire se c’è qualcosa che non va, se ci sono ulteriori accertamenti da fare. È però necessario spiegare, almeno a titolo di informazione, cosa riguardano i dati che trovate nelle analisi. Altra cosa: nel titolo, mi riferisco alle analisi del sangue anche in uno sportivo. Perché? Perché comunque il sito promuove l’attività sportiva ai fini di uno stile di vita corretto. A noi non interessa non essere malati, ma essere sani. In alcuni casi, i valori in uno sportivo sono un po’ diversi o addirittura possono essere fuori norma. È quindi bene sottolineare questa differenza, altrimenti uno sportivo potrebbe credere di essere malato anche se è perfettamente in salute!

Come prepararsi

Partiamo da qui. Può sembrare scontato, ma per avere dei risultati ottimali delle analisi del sangue bisogna arrivare ben preparati. Manco a dirlo, bisogna evitare ogni attività sportiva il giorno prima delle analisi (almeno per 24 ore). L’unica utilità di fare uno sforzo sportivo il giorno prima è quella di verificare le capacità di recupero attraverso il dato della CPK (creatinfosfochinasi). L’analisi della CPK è comunque superata, perché ci sono atleti che finiscono alla grande una maratona, senza particolari fastidi o dolori, e hanno una CPK che schizza alle stelle. Sono da eliminare, nella settimana precedente, gli alcolici.

Se assumete dei farmaci, chiedete al medico se dovete sospenderli. Le cose vanno fatte seriamente e le analisi devono essere eseguite sapendo se si assumono o no dei farmaci. Molti farmaci non influenzano i risultati, ma altri sì e si deve sapere.

Infine, la raccomandazione classica è quella di rispettare il digiuno di mezzanotte. Ciò si traduce nel non mangiare nulla nelle 8-10 ore che precedono le analisi. Ma si deve mangiare normalmente! Le analisi servono se vengono eseguite in un contesto normale dello stile di vita, quindi no a un pasto povero e no, ovviamente, agli eccessi. Da evitare il caffè, il tè e altre sostanze a base di caffeina, poiché potrebbero influire alzando i livelli di trigliceridi.

Valori di riferimento

Non esiste un valore fisso di riferimento, ma esistono degli intervalli. Questi intervalli possono anche essere molto ampi. Inoltre, alcuni valori non dicono nulla se presi da soli oppure hanno senso se composti. Il caso più eclatante è forse quello del colesterolo, su cui ho scritto un articolo a parte perché va approfondito. Diversi laboratori possono dare dei range leggermente diversi, motivo per cui valori di poco fuori norma non dovrebbero destare alcuna preoccupazione. Diversamente, se si è fuori dalla norma con uno scostamento molto elevato, si deve sempre chiedere al medico e vedere se e cosa fare (e non è detto che, anche qui, ci sia da preoccuparsi!). Rispetto ai valori indicati qui sotto, ce ne sono tantissimi altri, ma ho voluto riportare quelli principali e di maggior interesse.

Acido urico
Uomini: 3.4-7 mg/dl. Donne: 2.4-6.5. Diverse patologie possono essere correlate a valori alti di uremia. Quella più famosa è probabilmente la gotta.

Azotemia
Indica i livello di azoto (non proteico) nel sangue. È correlato alla funzionalità dei reni. I valori di riferimento sono 20-50 mg/dl. Chi segue le classiche diete iperproteiche ha valori più alti o addirittura superiori alla norma (e beh!). Tuttavia, anche gli sportivi ben allenati, che hanno un catabolismo muscolare intenso, possono avere valori alti. In questo caso, i reni e l’organismo funzionano benissimo e non c’è da preoccuparsi! L’azotemia, per avere indicazioni sul sovraccarico renale, è di solito abbinata alle concentrazioni di acido urico di cui sopra.

Bilirubina
Serve a misurare le funzionalità del fegato, ma anche per verificare la velocità di distruzione dei globuli rossi per produrne nuovi. Ecco perché valori leggermente alti non devono preoccupare se si è sportivi. Solo in casi di bilirubina molto alta (ad esempio dai 2.5 di totale) si può parlare di qualcosa che non va (in genere il fegato, ma è il medico a dirlo).

Colesterolo
Vedi l’articolo che ho già linkato.

Gamma-GT
Qui c’è un discorso da spiegare bene. La gamma-GT è correlata alle funzionalità epatiche. Gli intervalli di riferimento sono molto ampi, ma in genere chi è astemio è sempre sotto il valore di 20 UI/l. Una gamma-GT superiore a 30 UI/l dovrebbe sempre portare un soggetto a moderarsi con gli alcolici. Stiamo parlando di un valore inferiore a quelli massimi descritti nelle analisi! Anche i farmaci possono aumentare un po’ la gamma-GT, ma ovviamente bisogna vedere se la loro assunzione è necessaria per evitare problemi di salute peggiori. La gamma-GT torna ai livelli di normalità in 1 mese circa di totale astensione dagli alcolici, ma nei casi più gravi può impiegare di più.

Emoglobina (Hct)
È contenuta nei globuli rossi ed è una proteina che trasporta l’ossigeno. Uomo: 14-18 g/l. Donna: 12-16 g/l. Chi fa sport può abbassare gli intervalli di una unità. Se siete sportivi, non preoccupatevi di avere livelli bassi. È una condizione fisiologica dello sportivo, perché i globuli rossi, che contengono l’emoglobina, diminuiscono la concentrazione, ma aumentano il volume. Non siete affatto anemici!

Globuli rossi (RBC)
Uomini: 4.5-6 milioni per mm³. Donna: 4-5.5 milioni per mm³. Gli sportivi possono avere valori leggermente più bassi, mentre valori alti possono essere correlati alle malattie cardiovascolari.

Globuli bianchi (WBC)
Uomo: 5.000-8.000 per mm³. Donna: 4.000-7.000 per mm³. Esistono diversi tipi di globuli bianchi: neutrofili (50-70%), linfociti (20-40%), monociti (2-10%), eosinofili (1-3%), basofili (0.3-1%). Valori bassi possono indicare un calo delle difese immunitarie e, al contrario, valori troppo alti possono indicare un’infiammazione.

Ematocrito (Hgb)
Uomo: 40-54. Donna: 36-46. Gli sportivi sono generalmente su valori intermedi. Un aumento non è solo dovuto al doping, ma anche a condizioni patologiche.

Glicemia
I valori normali sono 60-110 mg/dl. In genere è meglio attenersi nella fascia più bassa, diciamo a 80-90 mg/dl. Gli sportivi, di solito, si mantengono sempre nella fascia medio-bassa. Una glicemia ancora normale, ma superiore a 100 mg/dl, può predisporre a diversi tipi di tumore.

Transaminasi
Altro valore indicativo per il fegato. I valori di AST sono di 10-45 UI/l (donne da 5-31 UI/l). I valori di ALT sono, invece, di 10-43 UI/l (donne 5-36 UI/l). Per poter parlare di un problema di fegato, i valori devono essere alti di 10 volte o più dei livelli normali, magari con incremento anomalo anche della bilirubina.

Trigliceridi
Anche qui è da chiarire. Qualunque soggetto sportivo deve avere come condizione di normalità un range di 80-110 mg/dl, ovvero dei valori molto inferiori rispetto al classico 150. Gli sportivi con un perfetto peso e ben allenati hanno quasi sempre dei valori inferiori a 80.

Volume corpuscolare medio (MCV)
È la dimensione dei globuli rossi. I valori vanno da 80 a 100 femtolitri. Uno sportivo ha valori più alti di MCV e alcuni professionisti possono addirittura superare i 100 femtolitri. Sì, rassegnatevi, campioni si nasce. È interessante notare come gli sportivi non hanno più globuli rossi, bensì globuli rossi più grandi!

Josephine e il complotto dei migranti? No, scarse doti psicologiche!

Le teorie sui complotti funzionano con diversi meccanismi. Un fattore determinante è la paura, e la paura a sua volta segue il momento attuale della società. Qualche tempo fa, ad esempio, era il periodo delle scie chimiche perché si aveva paura del governo che ci controlla. Con il governo Lega-M5S, abbiamo avuto un governo populista, quindi muta anche il tipo di paura. Una delle paure incitate da questo tipo di governo, ma in ogni caso già insita nella popolazione, è quella verso i migranti. Non è questo l’articolo giusto per discutere in modo approfondito sull’argomento. Lo faccio qui. L’unica cosa che voglio precisare è che, in realtà, la mia posizione è più di destra che di sinistra (*). Non lo voglio precisare per sfizio, ma per testimoniare che non me ne viene niente a favore sull’argomento.

* Mi riferisco al discorso sui migranti. In un paese moderno, come spiego in quest’altro articolo, distinguere tra destra e sinistra non ha senso. Conta la politica del benessere!

Secondo le nuove “evoluzioni” sul complottismo, i migranti sono arrivati per invaderci, convertirci, soppiantare la razza bianca ecc. Non voglio discutere a riguardo, perché siamo nella sezione sulle bufale e ho già detto a riguardo nell’articolo linkato. Chi sostiene il “complotto dei migranti” lo fa riportando episodi di cronaca reali, ma completamente distorti e interpretati male. Uno di questi episodi è il salvataggio di Josephine, immortalata con lo smalto alle unghie. Sono ovviamente circolati molti post razzisti, ma quello che ora voglio sottolineare è un’altra cosa:

la gente ha scarse doti psicologiche e di comprensione degli altri.

Cosa vuol dire la frase sopra in merito al salvataggio di Josephine? Non sono un profiler di professione, perché altrimenti farei un altro lavoro (vedi anche “Essere ‘profiler’ nella vita quotidiana“). Ma ci ho messo un attimo a capire perché Josephine aveva lo smalto, senza che l’ANSA avesse il bisogno di scrivere un articolo per spiegarlo (e comunque, almeno per stavolta, considerando la scarsezza del popolino medio, l’ANSA ha fatto una cosa buona facendo chiarezza). Josephine aveva lo smalto perché era una forma di distrazione. Avere lo smalto, per lei, era un modo per dimenticare, anche solo per un istante, il dramma da cui stava scappando. È interessante notare come questa teoria del complotto nasca da un difetto tipicamente occidentale. Lo smalto è spesso un atto di pura vanità da noi, a cui si dedicano le ragazze viziate. O almeno siamo abituati così per lo stereotipo (sbagliato o meno che sia). Ma ciò non vuol dire che debba essere così per tutti e occorre contestualizzare. Josephine non si stava “dilettando con lo smalto”. O meglio, non lo stava facendo secondo l’accezione occidentale. Stava cercando di non pensare alle brutte esperienze per qualche istante, di dedicarsi a qualcosa che la facesse stare bene in quell’odissea che, purtroppo, si porterà dietro per tutta la vita. A chi non è capitato un lutto e di ripiegare su attività per distrarsi o dimenticare? Vorreste forse dire che a voi non è capitato, che so, di fare sport o cambiare acconciatura dopo una relazione in cui siete stati mollati? O di curare i gerani dopo aver perso un caro? Di ascoltare musica per non sentire qualcosa che vi fa star male? Insomma, delle attività in apparenza frivole, ma che in un determinato contesto hanno un senso.

Le teorie del complotto sui migranti (effettivamente, quelli sugli ebrei rischiavano di stufare) non attaccano solo Josephine. Altri fanno notare che i migranti scappano dalla guerra, ma hanno il cellulare. L’errore è sempre lo stesso. A quanto pare, alcuni usano il cellulare per postare selfie e messaggi sui social network con strafalcioni linguistici che nemmeno i migranti farebbero. I migranti in fuga dalla guerra possono avere anche due cellulari, se è per questo. Uno viene usato per far vedere di essere a posto e assecondare le leggi di un regime (sì, postando anche sui social network… i terroristi islamici li usano!), mentre l’altro è un cellulare di emergenza che rimane attivo nella speranza di risentire un caro disperso. Essere in guerra non vuol dire essere privi di tecnologia ma, anzi, la tecnologia in guerra è fondamentale per sopravvivere. Un altro esempio sul “grande complotto dei migranti” è quello legato al surriscaldamento globale, che ho spiegato nell’articolo, già linkato prima, sull’immigrazione.

Sia chiaro, non sto esprimendo nessun giudizio sull’accoglienza o meno. Questo discorso non c’entra niente con ciò di cui si sta parlando adesso. Uno può essere favorevole o meno all’accoglienza, non importa, ma bisogna stare attenti alla fobia di massa e alle teorie del complotto. Ma più che altro, bisogna avere spirito critico e approfondire le cose o si prendono delle clamorose cantonate. D’altronde è questo lo scopo della sezione sulle bufale, cioè motivare la gente ad avere spirito critico e a non fermarsi alla superficie. Parlare dei migranti mi è convenuto per dare degli spunti in più.

Attenzione alla credunoleria!
Giornalisti e ricerche da budinocerebrati

L’illusione del naturale
La pericolosità della medicina alternativa
Perché la memori è importante

18 and Life (Skid Row)

Canzone: 18 and Life
Artista: Skid Row
Album: Skid Row (1989)

Una canzone che fa riflettere molto sui disagi adolescenziali. Questa canzone abbina il video al testo. Narra la storia di Ricky, un giovane ragazzo che vive facendo lo “sbandato” di notte con fiumi di alcol e in compagnia del suo amico. La storia non si concentra tanto sul gesto finale di Ricky, quanto piuttosto sul suo sentimento di rabbia e di disagio. Ci sono tragedie che possono essere evitate se si impara a riconoscerne gli indizi, se si aiutano i figli a trovare la loro strada anziché ignorarne le esigenze. Notare la sensibilità che comunque c’è nell’animo di Ricky. Il gesto che compie alla fine, a causa del quale finirà in galera, non è fatto per cattiveria come uno psicopatico di quelli che ci sono spesso in giro. Non si sa bene perché Ricky faccia quel gesto. Banalmente, si potrebbe dire che è sotto l’effetto e l’euforia degli alcolici e i due amici si provocano a vicenda per scherzo. In realtà, la spiegazione del gesto è più indietro e descrive un disagio maturato nel corso degli anni. Alla fine del video, infatti, si vede Ricky dietro le sbarre facendo intendere che ha capito di aver gettato via la vita (a differenza, appunto, dei comuni psicopatici che non provano alcun rimorso). 18 and Life serve come monito verso la società, per spingere la gente ad accorgersi dei disagi che alcune persone provano e ad intervenire senza fingere di niente o bollando queste persone come “matte”.

Testo

Ricky was a young boy
He had a heart of stone
Lived nine to five and worked his fingers to the bone

Just barely out of school
Came from the edge of town
Fought like a switchblade so no one could take him down

He had no money, oh
No good at home
He walked the streets a soldier
And he fought the world alone and now it’s

Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go
Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go

Tequila in his heartbeat
His veins burned gasoline
It kept his motor runnin’
But he never kept it clean

They say he loved adventure
Ricky’s the wild one
He married trouble
Had a courtship with a gun

Bang, bang, shoot ‘em up
The party never ends
You can’t think of dying when the bottle’s your best friend
And now it’s

Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go
Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go

Accidents will happen
They all heard Ricky say
He fired his six-shot to the wind
That child blew a child away

Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go
Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go, yeah
Oh oh

Quali e quante proteine assumere? Le diete “veg” sono consigliate?

Le proteine sono un macronutriente importante per l’organismo. Esse, per dirla in modo semplice, sono formate da “filamenti” di amminoacidi, questi ultimi che possono più o meno essere paragonati a dei mattoncini in un muro. Esistono tanti tipi di amminoacidi, ma solo 20 formano le proteine. Ciò nonostante, poiché le combinazioni sono svariate, il nostro corpo possiede circa 50 mila tipi di proteine.

8 amminoacidi non sono prodotti dall’organismo, pertanto li dobbiamo assumere con l’alimentazione. Questi amminoacidi, che vengono definiti come amminoacidi essenziali, sono: leucina, isoleucina, valina, lisina, treonina, metionina, fenilalanina e triptofano.

La risposta sulle diete “veg” sta verso la fine dell’articolo. Ne ho dato una risposta perché vanno di moda per motivi sia etici (sulla cui incoerenza ho discusso qui) che salutistici. Spesso, una critica che viene posta a queste diete è sul fabbisogno e sulla qualità delle proteine, e in effetti non si può dire che queste diete siano vantaggiose. Ma andiamo con calma e facciamo un passo per volta.

Funzione delle proteine

Le proteine svolgono tantissime funzioni nell’organismo. La funzione più nota è quella plastica, ovvero per i muscoli. In generale, però, le proteine sono coinvolte in ogni tessuto sottoposto a demolizione e ricostruzione, quindi non solo i muscoli. Ad esempio, intervengono anche nella ricostituzione della pelle e delle ossa. Una carenza di proteine predispone ad avere una pelle più sensibile alle lesioni! Ma ci sono altre due funzioni importanti. La prima è per così dire una funzione “regolatrice”. Le proteine, infatti, intervengono in tantissimi compiti, come ad esempio la coagulazione del sangue e la protezione da infezioni. La seconda funzione è quella energetica, poiché un atleta di resistenza (corsa, ciclismo, sci e nuoto di fondo ecc) impiega anche una parte di proteine per l’allenamento e, anzi, ciò è auspicabile per imparare ad essere più efficienti.

Infine, aggiungo un altro ruolo svolto dalle proteine. Secondo alcuni studi, una colazione ricca di proteine aiuta a sentirsi più sazi durante la giornata. Non si può dire che il meccanismo sia stato chiarito, ma gli studi affermano che vengono regolati i segnali neurali che controllano l’appetito. Le proteine ad alto valore biologico (vedi più avanti) dovrebbero essere essere assunte almeno nei tre pasti principali. Di questi tre pasti, la colazione è quello in cui, per le abitudini italiane, è più difficile raggiungere la quota corretta di proteine. Il discorso delle proteine è identico a quello per i carboidrati. Affinché vengano realmente sfruttate, devono essere assunte diverso tempo prima. Ecco perché è così importante garantirne l’assunzione almeno nei 3 pasti principali. Se noi facciamo un pasto con insufficienti proteine, rischiamo di non averne quando ci serviranno nell’attività sportiva. L’ideale sarebbe cercare di introdurre anche una merenda.

Fabbisogno proteico

È bene rammentare che il corpo non immagazzina le proteine, a differenza del glicogeno e dei grassi. Quindi, soprattutto se si fa un’attività sportiva, un quantitativo insufficiente di proteine non riesce a ristabilire un equilibrio tra costruzione e perdite muscolari. Il catabolismo prevarrà e avremo un calo della massa muscolare. E poiché non si possono avere scorte di proteine, esse andranno regolarmente assunte in ogni pasto. Non vale assumerne tante in una volta, perché l’eccesso crea un sovraccarico e non avremo le proteine disponibili nel momento del bisogno (la seduta sportiva). Anche per costruire la massa muscolare serve che le proteine siano sempre in circolo, quindi assumetele regolarmente.  Mi raccomando, come detto poco fa, è importante che l’assunzione sia regolare almeno 3 pasti principali. Non è necessario mangiare 6 volte al giorno o bombarsi di albumi e integratori. È sufficiente che ogni pasto (colazione, pranzo e cena) o spuntino preveda una quota di proteine, così da poterle usare in modo efficace per l’allenamento o mettere massa.

Per quanto riguarda un soggetto sedentario, 1 g di proteine per kg di peso corporeo è sufficiente. Tale quantità corrisponde al 15% circa del fabbisogno calorico totale. Il soggetto sedentario non deve comunque eccedere con le proteine, anche se nelle diete low-carb o per dimagrire si spinge spesso verso un consumo scriteriato delle proteine. L’eccesso di proteine non ha alcuna funzione per l’organismo, ma provoca scorie azotate che sovraccaricano i reni. Chi deve seguire una dieta ipocalorica o dimagrante, può puntare sulle verdure per abbassare la densità calorica e usare i grassi per la sazietà a lungo termine. Un aumento delle proteine può portare benefici per sentirsi sazi e per preservare la massa muscolare, ma non andate ad estremizzare il concetto.

Va detto che il fabbisogno proteico tende ad alzarsi negli anziani, perché diminuisce la capacità di assimilazione. Invecchiando, la riduzione della massa muscolare è fisiologica. Fa parte dell’età. Quello che bisogna scongiurare è il ridurre eccessivamente la massa muscolare, un rischio concreto se non si introduce un’integrazione. Un’altra categoria per cui il fabbisogno proteico aumenta è quella delle donne in gravidanza. Le linee guida ufficiali indicano un’integrazione di 7 g nel secondo trimestre e di 21 g nell’ultimo. Questa integrazione, tuttavia, è coerente con l’aumento del fabbisogno calorico (aumento che, in ogni caso, non giustifica le abbuffate). Anche durante l’allattamento è necessaria un’integrazione, pari a 17 g nei primi sei mesi e 11 g nel secondo semestre.

Fabbisogno proteico per lo sportivo

Per gli sportivi di resistenza, è fondamentale garantire il corretto apporto proteico. Esiste uno studio famoso, quello di Tarnapolski, che contraddice il mito delle proteine per fare massa muscolare in palestra. Lo studio di Tarnapolski, che risale al 1988 ma viene confermato da altri e proprio per questo è uno studio forte, evidenzia che un normale frequentatore della palestra (non un bodybuilder “natural” professionista) ha bisogno di un quantitativo pari a 1.2 g di proteine per kg di peso corporeo, idealmente 1.5 g. Per uno sportivo di resistenza, il quantitativo sale a 1.6 g di proteine per kg di peso corporeo per mantenere l’equilibrio. Diciamo che, riassumendo anche gli altri studi, è veramente difficile pensare che con più di 2 g di proteine per kg di peso corporeo si usi tutto per fare massa muscolare, a meno di non ricorrere a mezzi chimici (che fanno sempre male!). 2 g di proteine per kg è la quota per gli atleti di resistenza che fanno allenamenti molto intensi, dove il catabolismo muscolare è importante e si deve sopperire a questo impegno. Come potete notare, nell’ambito comune della palestra il ruolo delle proteine è sopravvalutato e, verosimilmente, saremo più vicini al 15%. Chi ha più bisogno di proteine è l’atleta di resistenza! Ma non c’è bisogno di seguire la dieta a zona (per dirne una) che, anzi, fa malissimo a un atleta di resistenza che necessita di riempire le scorte di glicogeno.

Il maggior quantitativo di proteine per gli atleti di resistenza non è in percentuale, ma sul fabbisogno calorico. Se prendo una dieta da 2500 kcal per un soggetto di 63 kg, 125 g di proteine sono il 20%. Ciò vale per i periodi di carico molto intenso, non per quelli normali. Sono tante proteine, ma è ciò di cui uno sportivo (con quel tipo di fabbisogno calorico) ha bisogno. Se passo a un allenamento normale o più blando, 1.8 g per chilo diventano 113 g, che corrispondono al 19% su 2400 kcal. Continuare ad assumere il 20%, cioè 120 g, non cambia niente. Semmai il difficile, nelle diete con troppi alimenti magri per favorire le proteine, potrebbe essere la fame. Ma ne ho discusso in un altro articolo.

Secondo me, per chi si allena abbastanza, in fase più evoluta o meno, la soluzione è tra 1.8 e 2 g di proteine per chilo di peso. È un range ottimale per chi, ad esempio, fa il fondo progressivo nella corsa o è nei periodi più intensi. Non cambia granché a fare tutto perfetto. Se lo credete, fate pure, ma non ci saranno risultati tanto differenti. Più ci alleniamo, con volume e intensità, più proteine ci serviranno. In termini percentuali, se preferite ragionare così, siamo tra il 18% e il 20% delle calorie complessive.

A meno di non passare da un estremo all’altro, l’organismo si adatta senza problemi. Non pensate che cambi qualcosa con calcoli precisi o cocktail perfetti. Quello che conta è avere un’idea approssimata di ciò che l’organismo necessita, evitando di dare troppo o troppo poco. Verosimilmente, se si è ben allenati, una parte delle proteine ripristinerà il glicogeno o verrà sfruttato nel protein burning. E si sarà meno predisposti ad essere dipendenti dai carboidrati (nel senso di gestire meglio la carenza di energie in allenamento). Tutte queste proteine farebbero male a un sedentario con lo stesso peso, mentre allo sportivo devono garantire l’equilibrio, la ricostituzione muscolare e la riparazione dei microtraumi fisiologici. Attenzione, ho detto che i microtraumi dello sport sono fisiologici. Non ci stiamo facendo del male. Al contrario, vuol dire che l’organismo funziona meglio! Ma, appunto, può funzionare meglio solo se lo nutriamo correttamente!

Le proteine di cui uno sportivo ha bisogno vengono automaticamente assunte con la normale dieta, se si varia e si è onnivori. Non si deve aver paura di perdere massa muscolare. Basta mangiare in modo equilibrato, ripartendo la porzione di proteine in ogni pasto. A maggior ragione vale per chi è sedentario o va in palestra mentre, come detto, difficilmente più 2 g di proteine per chilo serviranno a qualcosa.

La carenza di proteine si sente quando il recupero diventa difficoltoso e si avvertono troppi dolori muscolari (a meno di non essere principianti, che è un’altra cosa, o di aver esagerato!). Quindi, la perdita di massa muscolare viene scongiurata così. L’organismo vi dice che, se non date le proteine giuste, perderete la massa muscolare. E ve lo dice attraverso il dolore muscolare, che è il mezzo adoperato dall’organismo per dirvi che dovete assumere proteine per la sintesi muscolare. Questa condizione, se continuate ad esasperarla, vi porterà all’infortunio. Però, ripeto, la normale alimentazione è più che sufficiente per sopperire a questo fabbisogno. Se al massimo dobbiamo assumere 2 g di proteine per chilo, per una donna di 160 cm vuol dire una dieta da 1900 kcal con una normalissima ripartizione di macronutrienti sul 50% di carboidrati.

Il mio consiglio per gli sportivi è quello di tenersi da parte alcune fonti magre di proteine, come ad esempio lo yogurt greco e lo skyr (meglio dolcificato, tipo alla vaniglia, perché lo skyr intero è molto stucchevole). Questo perché, se assumiamo le proteine solo dai prodotti più grassi, rischiamo di eccedere con le calorie. Vanno bene il pesce grasso (da preferire), uova, carne e formaggi, ma sapendo che sono spesso alimenti molto calorici, di cui non possiamo abusare troppo per un motivo o l’altro. I grassi sono fondamentali e non vanno mai esclusi, ma bisogna saper trovare un giusto mix. Per intenderci, io a colazione sono abituato a inserire una fetta di formaggio e 35 g di mortadella, ma poi mantengo uno skyr come fonte magra. Comunque sia, gli integratori non li trovo necessari perché, con le giuste strategie alimentari, anche uno sportivo raggiunge la sua quota proteica.

Valore biologico delle proteine

Nel capitolo precedente, ho scritto che un sedentario deve assumere 1 g di proteine per kg di peso corporeo per evitare di distruggere i muscoli o le carenze correlate. Va detto che la quota sarebbe di 0.83 g/kg, ma solo se “l’efficienza” con cui metabolizziamo le proteine è del 100%. Si parla di valore biologico delle proteine che, contrariamente a quello che si può pensare, non c’entra con la digestione. Il valore biologico delle proteine misura l’azoto trattenuto dall’organismo per il mantenimento o l’accrescimento muscolare, al netto di ogni perdita. Un’alimentazione mista, com’è auspicabile che sia, non è formata da proteine a valore biologico pari a 100. Tra gli alimenti più comuni, solo le uova raggiungono un valore vicino al 100. Seguono il latte, il formaggio e il pesce con valori leggermente più bassi, ma sempre nella fascia medio-alta. Ecco che allora si parla di 1 g per chilo di peso corporeo. Come detto, tale quota, che corrisponde al 15% del fabbisogno calorico, è sufficiente per un sedentario e non si deve eccedere, preferendo energie “pulite” come carboidrati e grassi.

Il concetto di valore biologico delle proteine assume molta più importanza per uno sportivo di resistenza, poiché cresce il fabbisogno calorico e bisogna continuamente riparare i microtraumi fisiologici. Ne deriva che una dieta vegana è di fatto incompatibile con lo sport. Meglio con la dieta vegetariana, ma sicuramente, con carne e pesce, otteniamo una dieta più varia e flessibile. Gli alimenti vegetali (*) non solo hanno un valore biologico delle proteine più basso (**), ma più che altro contengono poche proteine ed è difficile riuscire a integrare correttamente quello che serve. Pochissimi alimenti vegetali offrono un ottimale valore biologico delle proteine. Fattibile a livello teorico, certo, ma con una forte penalizzazione della dieta nella scelta e nella varietà. Oltre al fatto che gli alimenti vegetali non hanno uno spettro amminoacidico completo. I legumi, ad esempio, non hanno la metionina e i cereali possiedono una scarsa percentuale di lisina (ne contengono, sì, ma non bastano…).

* Attenzione, urge ricordare che non esistono né grassi né proteine animali! Chimicamente, distinguere grassi e proteine animali da grassi e proteine vegetali è una scemenza. Esiste un mix di tipi di grasso e stessa cosa dicesi per le proteine. Infatti, io ho parlato di alimenti vegetali, non di proteine vegetali, quest’ultima cosa che sarebbe chimicamente una stupidaggine! Vedi anche quello che ho scritto in “Carne e carboidrati? Sì, grazie!

** Non è del tutto vero. I prodotti di origine animale hanno un valore biologico medio-alto, ma la carne cotta di manzo ha un valore biologico di 50.

Chi mangia più carne?

È interessante notare come il privilegiare le fonti animali (perché sono ad alto valore biologico) non vuol dire mangiare sempre la carne. I paesi del nord Europa dipendono molto dalle fonti animali, eppure la Svezia e la Germania consumano meno carne degli italiani. Gli italiani dovrebbero teoricamente seguire una dieta mediterranea, ma mangiano tanti (troppi) salumi. Anche io faccio più o meno come gli svedesi. Adoro lo yogurt greco e lo skyr e mangio molto pesce grasso con gli omega-3. I prodotti caseari sono utili, invece, per il calcio. Non dimentichiamo le uova, che sono un ottimo alimento, saziante e tutt’altro che controindicato per il colesterolo. Quello che resta proviene dalla carne, per variare. Non demonizzo nulla!

Fanno eccezione, nell’anomalia, l’Austria e la Danimarca, dove si mangia più carne degli italiani (vedi il paragrafo nell’articolo sulla presunta cancerogenicità della carne). Il fatto è che, per tradizionalismo o per altro, gli italiani si ingozzano un po’ troppo di salumi e salsiccia. Oppure, dopo il piatto di pasta, c’è sempre la bistecca per secondo. Sempre secondo la presunta dieta mediterranea, elogiamo anche il pesce, ma poi ne consumiamo molto poco e ancora meno proprio quello grasso con gli omega-3. Gli italiani che seguono la dieta mediterranea? Forse solo nella testa di chi ne fa la propaganda!

Dieta vegetariana e dieta vegana

Per dire se la dieta vegetariana e la dieta vegana siano da consigliare per il fabbisogno proteico e la sua qualità, innanzitutto dobbiamo distinguere le due diete. I vegetariani sono sicuramente più agevolati dal poter assumere gli alimenti di origine animale che non siano carne e pesce. Per uno sportivo, la dieta vegetariana non è la miglior scelta, benché ancora teoricamente fattibile, mentre si dovrebbe evitare di seguire una dieta vegana. Non a caso, i vegetariani e soprattutto i vegani hanno prestazioni sportive scadenti o fanno attività fisica blanda. E non venitemi a citare Carl Lewis come esempio, per favore. Carl Lewis, prima di diventare vegano, si è fatto i muscoli con la carne e può contare su questo background. Ed è proprio grazie alla rendita che, nel breve periodo, pur seguendo la dieta vegana, ha vinto ancora delle medaglie! La mia posizione a riguardo è chiara. Lo sport, praticato seriamente, è una condizione necessaria (non l’unica!) per uno stile di vita corretto. I veg possono anche essere magri, come in effetti lo sono mediamente, ma essere magri e deboli non serve a niente. Per ridurre la mortalità e per ritardare la vecchiaia, occorre essere magri e forti, cioè bisogna fare sport! E per fare sport, bisogna assumere un bel po’ di proteine, cosa che nello specifico una dieta vegana (già meglio la dieta vegetariana) difficilmente garantisce. In una dieta vegana, per assumere le proteine necessarie bisogna praticamente mangiare solo prodotti a base di soia. Ma così diventa una dieta monocibo, che non fa bene alla salute (e c’è il rischio fitati…). Tutto questo oltre alle carenze dello spettro amminoacidico. Senza dilungarmi sulle questioni etiche dei veg, non penso che ridursi a moribondi sia un esempio positivo da seguire per un corretto stile di vita. Non sto dicendo che, con una dieta vegana, è sempre impossibile avere un’assunzione completa delle proteine. Sto dicendo che, all’atto pratico, non ne vale la pena. Diventa una complicazione inutile o addirittura una forma di castrazione alimentare. Fatelo pure, se vi piace impelagarvi, ma secondo me non ne vale la pena. Provate a fare seriamente sport e vedrete voi che, per rendere al meglio, non penserete alla dieta vegana o l’abbandonerete da soli. La dieta vegetariana può ancora salvarsi, ma con la carne e il pesce è tutto meno artificioso. Non bisogna sottovalutare le carenze delle diete veg. Chi diventa vegano o vegetariano da pochi anni, probabilmente, non avrà ancora le carenze, ma esse possono verificarsi dopo 20 anni, nel lungo periodo. E lì sono dolori.

Un altro fattore correlato alle proteine è quello degli omega-3. Gli studi hanno notato benefici con l’assunzione tramite la dieta di EPA e DHA, che sono due particolari tipi di omega-3. Gli omega-3 sono grassi, quindi il discorso c’entra indirettamente con le proteine. Gli omega-3 dei vegetali non contengono né EPA né DHA, poiché possono provenire solo dal pesce grasso (salmone, sgombro, aringa, sardina), quindi ecco un’altra carenza che subiscono i vegetariani e i vegani.

Quello che i vegetariani non sanno o non vogliono sapere è che:

la sintesi proteica avviene se assumiamo TUTTI gli amminoacidi.

Se manca un solo amminoacido, ciao ciao sintesi proteica. Da un lato, è vero che tutte le fonti proteiche contengono tutti gli amminoacidi, ma in proporzione diversa. Se uno assume solo soia, limiterà la sintesi proteica. E non avrà buone prestazioni sportive (per il suo potenziale). In termini scientifici, si parla di amminoacido limitante. Sappiamo già che i legumi hanno tanta metionina, ma scarsa lisina. Per i cereali è il contrario ed ecco perché i vegani mangiano spesso la pasta con i fagioli (*). Ma non sarà mai come essere onnivori, cioè con una maggior varietà e una maggior comodità!

* Il rapporto tra le proteine dei cereali e quelle dei legumi dovrebbe essere di 1:1.

Ovviamente, un vegano o un vegetariano continuerà a sostenere che è possibile vivere senza carne e pesce o tutti i derivati animali. Sì, ma io lo sport lo pratico, in modo abbastanza frequente e con una discreta intensità (non sono geneticamente dotato, ma nemmeno voglio passeggiare facendo jogging…). So concretamente cosa vuol dire dover rigenerare e, se tanto mi dà tanto, rinunciare a categorie così importanti di alimenti lo trovo masochistico. Per uno sportivo, rigenerare è già difficile con una dieta onnivora, quindi figuriamoci con una dieta vegetariana o, peggio, quella vegana. Capisco che dirlo possa sembrare strano in una società di sedentari che faticano a mantenere il peso, ma il punto è che il sedentario è comunque spacciato. Rinunciare alla carne o addirittura anche a qualunque derivato animale mi penalizzerebbe troppo da sportivo. Francamente, non ho voglia di complicarmi la vita. Se poi, per loro, non è importante avere un organismo efficiente e che funziona bene, cioè non è importante ritardare la vecchiaia e migliorare la qualità della vita… beh, non trovo giusto che ciò debba valere per tutti quanti.

Essere “profiler” nella vita quotidiana

Le tecniche che il BAU (*) usa in Criminal Minds sono un approcio accettato negli Stati Uniti. In Italia, purtroppo questo lato della crimonologia non è ancora stata accolta del tutto (sarà anche per questo che abbiamo una giustizia fallimentare?). La cosa interessante è che, però, tutti noi dovremmo essere un po’ profiler come si vede in Criminal Minds. Non sto parlando di diventare esperti della materia e di criminologia. Mi sto riferendo alla capacità che ognuno di noi dovrebbe avere per capire “al volo” un interlocutore o una persona.

* BAU sta per Behavioral Analysis Unit, una sezione dell’FBI che esiste per davvero e ha realmente sede a Quantico, in Virginia. In italiano, diventa Unità di analisi comportamentale, ma la metodologia è molto sporadica e poco usata.

Le applicazioni di questa capacità sono tante. Faccio alcuni esempi.

– Possiamo valutare un candidato per un lavoro e capire se si adatta al ruolo (o, viceversa, se siamo un candidato verso un selezionatore);
– siamo in grado di capire se c’è un’incompatibilità in termini di relazione affettiva;
– sappiamo distinguere gli amici parziali da quelli totali, in modo da evitare delusioni o incomprensioni;
– in generale, riconosciamo chi può essere pericoloso.

È evidente che si tratti di una dote psicologica molto importante, ma incredibilmente sottovalutata. Tante persone non si accorgono o non vogliono accorgersi dei difetti di una persona, salvo poi pagarne le conseguenze a posteriori. Avete presente quando avvengono gli episodi di femminicidio? Mentre tutti i media li descrivono come una grande tragedia, nessuno ha il coraggio di dire che gli indizi si potevano notare già da prima. E ci saremmo risparmiati la tragedia. Noi italiani siamo proprio strani. Discutendo con alcune persone, praticamente il profiling è visto come roba da stregoni, se non fosse che sono le stesse persone convinte che l’astrologia funzioni. Oppure è gente che crede nell’omeopatia, che i vaccini provocano l’autismo ecc. Ah beh!

Come funziona

L’espressione chiave, già discussa spesso nel sito, è: spirito critico.

In questo caso, si parla nello specifico di indicatori comportamentali, proprio come gli esperti del BAU in Criminal Minds. Ovviamente, noi non stiamo andando a studiare degli SI (o forse sì?). Stiamo analizzando le persone che ci circondano e che incontriamo ogni giorno. Io parlo di indicatori comportamentali, e non di indicatori esistenziali, perché non si nota un orologio o un paio di scarpe per dedurre un tipo di personalità, ma anche la postura, il tono, l’atteggiamento nel complesso.

Quello che conta è domandarvi e non fermarvi alla superficie. Che differenza c’è tra il portare un Rolex e un normale orologio sportivo? Come può essere la personalità di uno che ha tatuaggi (senza pregiudizi!)? Come si veste una persona? Come sorride? Ecco, analizzate e imparate a capire chi vi sta davanti. Cosa vuol dire se una persona tende a stare distaccato? E via dicendo. Diciamo che si possono fare migliaia e migliaia di esempi e trattare l’argomento in un articolo è impossibile. Però provateci, fatelo. Non dovete subire ciò che sta nel mondo, vivere a caso o alla “tutto fa brodo”.

Non è una certezza assoluta!

A scanso di equivoci, urge ricordare che la “tecnica” del profiling non è una certezza, bensì stabilisce una probabilità. Anche qui, è la stessa cosa della criminologia. I profiler criminologi non sono degli indovini, ma si basano su un ampio archivio statistico di casi già esistenti o esistiti. Se si notano degli indicatori comportamentali, non vi è alcuna certezza assoluta che sia così. Ad esempio, uno può benissimo indossare un Prada perché gliel’hanno regalato, non perché è apparente! O, banalmente, uno può toccarsi il naso semplicemente perché gli prude! L’importante, come detto, è non fermarsi alla superficie, ma andare oltre e cercare di approfondire, di imparare qualcosa in più. Purtroppo, c’è tanta gente che non approfondisce, che non sa analizzare e ha solo pregiudizi. Non bisogna confondere le due cose. Il pregiudizio è sbagliato (quello tipico di chi vede il muratore sporco e lo dà già per poco istruito), mentre analizzare ciò che abbiamo di fronte è importante per capire meglio il mondo.

È altrettanto vero che esistono indicatori comportamentali difficilmente equivocabili. Ad esempio, se in una relazione sentimentale una persona dice “non vivo senza di te”, è meglio allontanarsi. Non necessariamente si arriva alla tragedia, ma le probabilità di farsi del male in altri modi non criminali è elevata. Come spiego nell’articolo che tratta la violenza sulle donne che ho linkato prima, chi ha una visione equilibrata dell’amore di coppia usa frasi completamente diverse, come ad esempio “prima ero felice, ma ora lo sono di più”. O piuttosto, si potrebbe dire “prima non capivo molte cose, ma adesso mi hai aperto gli occhi”. Imparate a cogliere queste differenze e queste sfumature!