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Sportivi o ricreativi?

Nel sito, parlo spesso del tipico jogger con il walkman per indicare una tipologia di attività lontana dal vero stile di vita sportivo. Anche nell’articolo sul alcol e sport parlo di ricreativi. Ma cosa si intende per ricreativi? Che differenza c’è con i veri sportivi. I ricreativi sono:

tutti coloro che hanno un approcio superficiale o soft nei confronti dello sport.

Può sembrare una definizione riduttiva, ma spiega i casi più comuni. Facciamo alcuni esempi di ricreativi per i maggiori sport a scopo cardiovascolare e salutistico, comprendendo anche quelli magari un po’ fuori mano ma validi.

Corsa
L’esempio del jogger con il walkman, appunto. Il jogger ha una paura tremenda del fiatone e non vuole mai faticare troppo. Spesso corre con il cardiofrequenzimetro perché ha sentito dire che a bassa intensità si bruciano i grassi. Pecccato che però il dispendio calorico sia sempre basso! Questo per via del fatto che le sedute non raggiungono mai una durata e una intensità sufficienti. Il jogger difficilmente si allena 4 volte a settimana per almeno un’ora. Tende a ripiegare sul week-end, perché nel resto della settimana è un “superimpegnato” (in realtà, non sa ottimizzare il suo tempo). In inverno, o non esce o lo fa imbacuccato come un eschimese. Teme infatti di ammalarsi, ma poi, proprio a causa della sua fobia di ammalarsi, finisce per ammalarsi lo stesso. Per non dire della pioggia: bastano poche gocce e si va troppo in depressione per uscire! In estate, invece, ha paura di disidratarsi e porta la bottiglietta in mano nel caso di necessità. Alcuni jogger addirittura escono a farsi i 30′ con la borsetta dove tengono i fazzoletti per il moccolo.

Ciclismo
Il cicloamatore che spesso non supera i 28 km/h in pianura. Ama la velocità, “sfrecciare”, ma è tutta un’illusione dovuta al mezzo meccanico. Le velocità non sono allenanti e non ha la “concentrazione” mentale per mantenerle in pianura. In salita, arranca come un matto o va così lento che quasi cade o potrebbe fermarsi e portare in spalla la bicicletta. Il fatto di viaggiare comunque a una velocità “alta” (rispetto a chi corre) gli dà l’illusione di aver fatto un bell’allenamento, quando in realtà si è solo fatto l’equivalente di una passeggiata di mezz’ora. Alcuni cicloamatori si fanno anche i 100 km della domenica o del sabato, ma sempre ad andature basse in termini prestativi. E una volta finita la pedalata, sono pronti a imbottirsi di vino e salsiccia ubriacandosi fino a quando riescono rimanere in piedi. Vedi anche “Potenza, andature e prestazione nel ciclismo“. L’ulteriore dramma dei cicloamatori è che non è affatto raro vedere molti di loro con pancetta e in sovrappeso. Vogliono andare veloci e comprano bici costose, non volendo capire che sono proprio la pancetta e il sovrappeso a peggiorare le loro prestazioni (campioni non lo diventano comunque).

Nuoto
Una delle attività preferite da chi è in sovrappeso. Detestano la corsa o stare all’aperto. Magari si lamentano di non avere tempo per correre, però poi vanno in piscina perdendo il tempo del tragitto. La loro abilità sta nell’imparare la tecnica e nello sfruttare l’acquaticità, ma sono in pochissimi a raggiungere il livello di 100 vasche in almeno un’ora (2.5 km, l’equivalente del moribondo della corsa). Amano farsi la nuotatina, senza mai davvero faticare, poi bagno turno o sauna vivendo nell’illusione di essersi allenati bene. In realtà, si sono poco più che rilassati.

Sci
Forse uno dei “migliori” esempi di ricreazione. Sono coloro che vanno a sciare al week-end o solo per la settimana in bianco. Cambiano sempre pista, altrimenti si annoiano. Sono più le perdite di tempo che l’attività vera e propria. Amano gli accessori e i comfort dell’impianto e spesso si ubriacano e abbuffano già alla pausa pranzo, quando invece uno sciatore sportivo serio non farebbe mai una cosa del genere (il grappino si fa solo a fine giornata quando si cena!). Per molti diventa una specie di status quo, come a dire “io posso permettermelo”. È quello che accadeva anche quando andavo a scuola. Avevo dei compagni che andavano a sciare, ma solo al week-end, senza capire come funzionassero i modelli di prestazione e lasciando gli sci nell’armadio per tutto il resto dell’anno. Chiedevano a tutti se sapessero sciare e una risposta negativa ti rendeva fuori moda. Oltre al fatto che questo modo di “sciare” è altamente pericoloso, magari perché ci si annoia e si provano i fuori pista… quanta gente è morta o ha rimediato delle fratture facendo così! Però, in estate non vanno mai a sciare, perché l’attività estiva prediletta è fare il bagnetto in spiaggia a Rimini o in Liguria.

I ricreativi non amano realmente quello che fanno. Mancano gli elementi fondamentali di conoscenza, stabilità e frequenza. Non hanno mai davvero idea di quello che fanno. Sono superficiali, e magari odiano coloro che si allenano con il cronometro perché li considerano ossessionati o maniaci. Non riescono a capire che il tempo è una motivazione che si fonda sulla salute, cioè il tempo non dev’essere per vincere gare o primeggiare ma per invecchiare bene. Non amano lo sforzo e la fatica, ne sono fortemente insofferenti. Mancando conoscenza, stabilità e frequenza, la loro attività dura finché sono giovani o non ci sono problemi particolarmente gravi. Come iniziano a invecchiare o arriva un lutto, ecco che smettono e magari si mettono a dire che “non hanno più l’età”.

Lo sport deve avere fondamenta solide ed essere parte integrante dello stile di vita. Per fare questo, non solo ne dobbiamo capire l’importanza a livello salutistico e in termini di corretto invecchiamento, ma dobbiamo anche capire come funziona. Il ricreativo non sa ascoltare il suo corpo. Non impara a conoscersi e non sa conoscere quello che fa. Al massimo, si fa dire dal guru di turno, ma siccome non sa ragionare finisce per mischiare la lana con la seta. Non ha proprio voglia di comprendere e studiare, ma ha praticamente un rifiuto perché fa troppo sforzo. Il jogger usa il walkman perché vede il correre come un sacrificio e quindi si aliena con la musica per qualcosa che non si gradisce del tutto. Il cicloamatore si bea vedendo sul computerino che “va veloce”, ma non sta veramente faticando. Quelli che fanno nuoto idem con l’acquaticità. I ricreativi che tirano fuori gli sci al week-end evadono da una vita quotidiana da sopravviventi, ma per cui non hanno il coraggio o la voglia di cambiare. È ovvio che questo tipo di approcio non può funzionare a lungo termine e, appunto, resiste solo finché si è giovani o non accade nulla di davvero grave. Sì, qualcuno potrà dire che, quando ti capita un lutto, è difficile fare qualcosa, ma è proprio qui che ciò che amiamo diventa importante per non soccombere.

E voi? Volete essere dei ricreativi, cioè vivere una vita superficiale e soft, o passare tra le fila di coloro che non vogliono arrendersi a una mentalità da vecchi?

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