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One Rode to Asa Bay (Bathory)

Canzone: One Rode to Asa Bay
Artista: Bathory
Album: Hammerheart (1990)

Va premesso che il testo sembra un po’ una traduzione dallo svedese. Allo stesso tempo, però, la narrazione è molto poetica ed evocativa. Nonostante il genere estremo della band (o di Quorthon, visto che faceva quasi tutto lui), non c’è nessuna volgarità nel testo. Anzi, a mente aperta ci si lascia trascinare dal racconto. La tematica è la cristianizzazione dei popoli scandinavi e spiega, tra l’altro, perché in quei paesi il cristianesimo è diverso rispetto a quello da noi. Ha infatti più elementi pagani, che non sono mai stati sradicati del tutto e, anzi, sono ancora forti nella tradizione. Questo dovrebbe far riflettere coloro che credono che esista una sola religione “vera”. Quorthon descrive bene la contraddizione della religione cristiana che, arrivata in Scandinavia per salvare tutti, reagiva con violenza verso chi non si convertiva. Diciamo che c’è un po’ di mitizzazione sulle violenze dei “conquistatori” cristiani in Scandinavia (non erano i conquistadores spagnoli nell’America latina, per intenderci), ma si comprende come viene vissuta la conversione dalla parte opposta. Quello che è vero è che comunque si parlava di salvezza, ma poi la fede non portava la gloria come gli dei scandinavi, bensì sudore, fatica e sofferenza. Ed ecco l’incoerenza, perché Odino offriva la gloria, un posto nel Valhalla. Il cristianesimo offriva la salvezza attraverso la conversione e il battesimo, ma era una religione con tanti divieti e bigottismo.

Testo

One man rode the way through the woods
Down to Asa bay
Where dragon ships had sailed to sea
More times than one could say
To see with own eyes the wonder
People told of from man to man
The God of all almightyness
Had arrived from a foreign land

The rumours told of a man
Who had come from the other side the seas
Carrying gold cross around neck in chain
And spoke in strange tongue of peace
He had come with strange men in armour
Dressed in purple shirts and lace
Smelling not of beer but flowers
And with no hair in face

And the bold man carrying cross
Had told all one of Asa bay
The God of all man woman child had come
To them all save
And to thank Lord of Heaven
One should build to God a house
And to save one’s soul from Hell
One should be baptised and say vows

A man of pride with the Hammer told new God
To build his house on own
And spoke loud of the Gods of their fathers
Not too long time gone
The rumours said the man with a beard like fire
And the Hammer in chain
By men in armour silenced was and by
Their swords was slain

Those who did not pay the one coin
Of four to man of new God
Whipped was twenty and put in chains then locked
By their neck to the log (To the log…)
And so all of Asa bay did build
A house of the cross
Every hour of daylight they did sweat
Limbs ached because faith does cost

And on the day two hundred
There it stood white to the sky
The house of the God of the cross
Big enough to take two dragon ships inside
And all of Asa bay did watch
The wonder raise to the sky
Now must the God of the cross be pleased
And satisfied

Just outside the circle of the crowd
One old man did stand
He looked across the waters
And blotted the sun out of his eyes with one hand
And his old eyes could almost see
The dragon ships set sail
And his old ears could almost hear
Men of great numbers call out Oden’s hail

And though he did know already
Though he turned face towards sky
And whispered silent words forgotten
Spoken only way up high
Now this house of a foreign God does stand
Now must they leave us alone
Still he heard from somewhere in the woods
Old crow of wisdom say
“People of Asa land, it’s only just begun”

Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

La metafora del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è uno dei più gettonati in filosofia per valutare se uno è ottimista o pessimista nella vita. Alcuni, nel corso del tempo, hanno provato a dare delle risposte scientifiche. Quella che, in apparenza, è quella che risulta più “geniale” è che il bicchiere è sempre pieno in quanto abbiamo l’acqua e l’aria che riempono il bicchiere.

Perché dico che è una risposta geniale solo in apparenza? In realtà, a me non interessa tanto sapere se uno è ottimista o pessimista nella vita. La storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è un modo per:

applicare la capacità di approfondire un argomento e di valutare la dimensione di un problema.

Ragioniamo per capire. È vero, il bicchiere non contiene solo acqua, ma anche l’aria. Però è anche vero che l’aria e l’acqua sono fatte di atomi. L’atomo è quasi completamente formato da vuoto. Quindi, il bicchiere è quasi completamente vuoto. Tuttavia, se scendiamo ancora più in piccolo nel mondo quantistico, scopriamo che il vuoto non è vero vuoto, ma un continuo “ribollire” di particelle e anti-particelle che compaiono e scompaiono (è il concetto fisico di energia di punto zero, cosa che, tra l’altro, elimina la necessarietà di un Dio creatore dell’universo).

Qual è la risposta giusta alla domanda se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? La risposta è: dipende dallo scenario e dalla “grandezza” del problema. Se noi abbiamo sete, il bicchiere sarà mezzo vuoto. Se non ne abbiamo, sarà mezzo pieno. Se vogliamo aggiungere l’elemento aria, il bicchiere è sempre pieno. Se scendiamo a scala atomica, il bicchiere è quasi completamente vuoto. Se ragioniamo con la quantistica, il bicchiere addirittura “bolle”! Il problema serve per capire anche quanto influisce un dettaglio nella vita quotidiana. Esempi a riguardo ce ne sono tanti. Eccone alcuni.

1) È vero che i radicali liberi sono dannosi, ma quanti ne eliminiamo e quanti ne produciamo? Se sono sedentario, la mia capacità di eliminare i radicali liberi sarà scarsa, mentre se sono sportivo sarà alta. Vedi “Come riesce lo sport a renderci longevi?

2) L’alcol fa male, ma qual è la dose tollerabile? Quando la probabilità di cancro diventa significativa?

3) Essere aggrediti è una probabilità nella vita quotidiana, ma qual è questa probabilità? Come cambia la probabilità tra una città e l’altra?

Potrei andare avanti con gli esempi, ma spero che si sia capito il senso. Imparate a riflettere, a saper descrivere e riconoscere uno scenario. Valutate l’entità di un problema. Non fermatevi alle sole affermazioni qualitative. Imparate anche a quantificare!

Il messaggio delle opere horror

Al di là delle creature mostruose inventate o degli effetti scenici (nei film), gli horror offrono molti spunti per riflettere. Questo perché il “far paura” non è stato l’intento iniziale di questo genere. Le origini dell’horror risalgono, infatti, alla letteratura del settecento con il romanzo gotico, nel contesto del romanticismo. Uno dei romanzi di genere gotico-horror più noti è Frankenstein di Mary Shelley che, appunto, pur con le atmosfere cupe e il personaggio del “mostro”, non fa di certo paura.

Il libro horror per definizione è la Bibbia, che vista esclusivamente come opera letteraria, senza nulla di mistico o divino, è di gran valore. Ci avevate pensato? Piaghe su ogni primogenito, apparizioni e visioni, torture e stragi di interi popoli, diluvi universali per punire gli uomini. Ha ucciso molte più persone Dio rispetto a Jason Voorhees! E anche qui, c’è l’entità maligna di turno che induce in tentazione e nel peccato, con la capacità di prendere ogni sembianza possibile. Eppure, la Bibbia è sacra e nessuno ha mai pensato che fa paura.

Possiamo dire che lo scopo dell’horror è quello di:

descrivere la parte più oscura della condizione umana.

Il termine “oscura” è usato appositamente per riallacciarsi a ciò che nella nostra società non si vuole dire o viene esorcizzato. L’horror ha l’abilità di descrivere questa condizione attraverso qualcosa di tangibile come le creature mostruose, gli zombie o i vampiri. Ma, come detto, le prime opere non avevano l’obiettivo di spaventare! È chiaro che, a meno di non essere idioti, nessuno può credere che esiste un It o un vampiro nella realtà. Una persona razionale e scientifica non può vedere un horror e spaventarsi! Ma evidentemente, la creatura mostruosa funziona benissimo nell’intento di personificare quello che ci turba o spaventa nella vita vita quotidiana. L’utilizzo delle creature mostruose è funzionale, perché è quel lato di noi che vede il male e le paure come delle entità estranee. Eppure, queste “entità” sono reali e più vicine di quanto crediamo. Renderle in qualche modo tangibili per mezzo di una creatura mostruosa ci riporta tutto agli occhi e siamo pertanto obbligati ad affrontare ciò che temiamo. È un invito: anziché scappare, impariamo ad affrontare le situazioni! Chi ha un problema e scappa, non ne verrà mai fuori e si ritroverà sempre, in un modo o nell’altro, in una situazione penalizzante. Anche le scene cruenti sono funzionale allo stesso modo. Possibile che ci impressionino? Se sì, forse c’è un problema di patosensibilità ed è troppo facile fingere che la sofferenza non ci sia non vedendola. Fidatevi che un medico del pronto soccorso vede scene molto più “horror” di quelle dei film… e loro mica si impressionano! È il loro lavoro, direte, ma allora perché una persona che non fa il medico dovrebbe impressionarsi per le scene di un film? La patosensibilità, che non c’entra niente con la vera sensibilità, è una delle piaghe della nostra società. Come suggerisce il prefisso “pato”, essa è una distorsione della sensibilità, in quanto segue un’etica di comodo, semplicistica e soggetta a incoerenze. È anche un modo per lavarsi la coscienza, ma intanto la sofferenza è sempre lì e non sparisce chiudendo gli occhi. Un esempio sono i vegetariani e i vegani. No, non è una visione negativa del mondo ma, anzi, questo è il punto di partenza per trovare strategie migliori e più efficaci.

C’è da dire che, quando si parla globalmente di un genere, non tutto è buono (o negativo, dipende da cosa si considera: la musica pop offre poco!). Spesso, i film horror di oggi sono scadenti, come se seguissero l’analfabetismo funzionale che affligge la gente di oggi (vedi quanto scritto sul perché siamo allo sbando). Ho provato a vederne qualcuno degli ultimi anni. Ma niente, zero, quasi sempre è stato uno strazio enorme al termine del quale mi sembrava di aver sofferto mille maratone! Va peggio con libri, dove credo che la maggior parte delle persone non andrà oltre al nome di Stephen King. Chi se ne intende un po’ di più tirerà fuori anche Anne Rice e Peter Straub, ma per il resto è il vuoto.

Gli zombie
Gli zombie sono un buon esempio per comprendere il messaggio funzionale degli horror. Gli zombie rappresentano la nostra perdita di umanità. Sono degli automi che camminano come degli stolti. In alcuni film di Romero, in realtà, vanno pure molto veloci e nemmeno io che corro riuscirei a seminarli. Gli zombie hanno un solo scopo: nutrirsi di cervelli. Ed è proprio questo loro scopo che fa passare il messaggio. Il cervello, materialmente e metaforicamente, è ciò che ci contraddistingue come animali razionali e senzienti. Il cinema horror lancia un messaggio critico nei confronti di una società superficiale e sopravvivente, portandoci a galla ciò che diamo scontato. L’industrializzazione ci ha portato degli aspetti positivi, ma anche negativi. O basti pensare all’era attuale dei sociali network. Postiamo tutta la nostra vita in diretta con i selfie, ma non c’è più quell’umanità che ci contraddistingue. Infatti, alcuni horror recenti con zombie si basano su questa evoluzione degli ultimi anni. Lo zombie non è una creatura del soprannaturale, che ci spaventa, ma diventa un essere a sé, con una sua sensibilità e con un suo modo di pensare. Ma questo suo modo di pensare non viene manifestato con il linguaggio dei normali esseri umani, che infatti considerano gli zombie come dei mostri cattivi che mangiano solo cervelli. Si ribalta tutto, ed ecco che lo zombie si rivela una figura ben più umana dell’uomo stesso! L’uomo si limita a sopravvivere nella vita quotidiana, sprecando ciò che lo rende tale, mentre lo zombie si nutre di qualcosa per vivere e, paradossalmente, ha uno scopo più “profondo”.

Il messaggio… due esempi!

Siccome la frase in grassetto di prima (sullo scopo degli horror) può essere poco chiara, il miglior modo per capire cosa si intende è con gli esempi. Ne voglio fare due (un libro e un film), per spiegare come funzionano l’analisi e la riflessione. Una volta che capite il meccanismo, potete farlo con altre opere, magari imparando anche a distinguere le opere ben fatte da quelle scadenti.

Carrie (Stephen King)
Si notano due tematiche forti nel libro. La prima è quella del fanatismo religioso che penalizza gravemente i figli, in questo caso la protagonista Carrie. Emblematico l’episodio in cui Carrie ha le mestruazioni, ma Carrie non sa cosa siano perché la madre non gliel’ha mai spiegato. E i suoi compagni di scuola la prendono in giro quando le ha per la prima volta nello spogliatoio della scuola. L’altra, com’è intuibile da questo episodio, è il bullismo. Poche opere trattano così bene il bullismo, che si sviluppa sia da parte dei coetanei di Carrie sia da parte dei professori. King descrive il bullismo con estrema cattiveria, senza buonismi, nel suo puro stato di “gratuità”, con gli adulti incapaci di reagire al problema o che addirittura partecipano alle violenze. Ed è proprio per questo che tocca il lettore! Lo sviluppo della trama e del finale rappresenta sia il tentativo di ribellione da parte di Carrie nei confronti di tutto questo sia, allo stesso tempo, una rassegnazione a ciò che sembra il suo destino fin dalla nascita, un destino che lei non ha scelto ma in cui si è trovata.

Nightmare
Ancora problematiche dei giovani, ma in chiave diversa. C’è il mostro di turno, Freddy, il quale si manifesta solo negli incubi dei ragazzi protagonisti di volta in volta nella saga. Il filo comune è che gli adulti non credono quasi mai ai ragazzi, e a volte nemmeno i ragazzi si comprendono tra di loro. Ci si sofferma sulla mancanza di comunicazione tra adulti e giovani, con il mondo dei giovani che appare separato da quello degli adulti. Freddy rappresenta tutto ciò che turba la mente di un liceale nella sua critica fase di crescita verso la maturità. È l’incarnazione delle angosce e delle insicurezze umane. Stiamo parlando degli anni ’80, ovvero un periodo storico in cui i giovani si ribellavano al conformismo (ad esempio con la musica metal) e aprivano le porte a una nuova società. Il messaggio è ancora attuale, perché anche oggi, spesso, gli adulti non ascoltano i propri figli e su che provoca loro disagio o insicurezza. Figli che poi magari hanno problemi comportamentali o sono depressi, ma a cui i genitori reagiscono con superficialità o severità, senza capire o voler capire che cosa sta dietro al loro malessere. Freddy incarna le paure e le angosce dei giovani e il messaggio in pratica è: “genitori, imparate ad ascoltare di più i vostri figli!”

Naturalmente, un artista non è che si mette a tavolino a studiare precisamente tutti i messaggi che vuole trasmettere. Risulta tutto spontaneo. E come sempre quando si tratta di un’opera artistica, ogni ricevente avrà la sua sfumatura nell’interpretare il messaggio. Ciò però non nega che ci sono delle tematiche che hanno spinto l’autore a realizzarla. Forse, è anche per questo che gli horror di oggi sono mediamente così vuoti. La gente sembra non avere più nulla da dirsi di profondo, troppo intenta a postare selfie su Facebook e ad apparire. Ma questo è un altro discorso. Un film horror successivo alla “generazione d’oro” che mi ha colpito è Lasciami entrare del 2008 (già romanzo nel 2004). In questo film, la crudezza del bullismo, della sociopatia e di altri problemi come la droga e la pedofilia è in antitesi con la sensibilità dello strano rapporto che si instaura tra i due protagonisti. L’intento è fare un parallelismo su ciò viene visto come strano e ciò che è normale, ribaltando le due condizioni. La vita comune è normale, ma com’è possibile che la normalità sia fatta di violenza e cattiveria? E com’è possibile che ciò che teoricamente è abominevole possa celare un animo buono e sensibile?

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Rocket Queen (Guns N’ Roses)

Canzone: Rocket Queen
Artista: Guns N’ Roses
Album: Appetite For Destruction (1987)

Questa canzone è famosa per i gemiti sessuali registrati. Stiamo pur sempre parlando dei Guns, una band che, negli anni ’80, viveva la sua epoca d’oro e tra gli eccessi. E come ogni band di questo genere che si rispetti, la canzone che ne viene fuori è molto esplosiva, con un ritmo pimpante e un testo che viene quasi da ballare. Ma i Guns alternano questo carattere a un incredibile romanticismo, rivolgendosi a una donna che lavora nell’ambiente erotico di cui si sa ben poco come testimonianza. Le parole sono molto belle, dettate con dolcezza e sincerità, che ognuno può rivolgere a chi ha bisogno di aiuto. In un periodo sociale in cui abbiamo a che fare con cattiveria, psicopatici, razzismo e altre discriminazioni, fa sempre bene ricordare che dobbiamo imparare ad avere umanità. Umanità che non vuol dire patosensibilità o buonismo, ma agire concretamente per chi ci sta accanto. È una canzone vivace, che descrive la spericolatezza di chi è tipicamente ribelle, ma al contempo Axl Rose (l’autore della canzone) ci rivela che, dietro al suo animo selvaggio, si cela una persona sensibile. Axl ci dice che sarà pure un selvaggio, ma il cattivo non è di certo lui che saliva a cantare sul palco con i boxer! Ma un’altra cosa che colpisce è che Axl rivolge le sue parole a una persona di cui, solitamente, non si dovrebbe pensare bene, invitandoci a guardare oltre le apparenze e i pregiudizi. Comunque, Axl sostiene che non è una canzone rivolta solo a una persona nello specifico, bensì a “chiunque ne può trarre qualcosa”. Il trarne qualcosa si riferisce all’ultima parte del testo, che in effetti, con l’inconfondibile voce grezza di Axl, è recitata con ritmo più cadenzato.

Testo

If I say I don’t need anyone
I can say these things to you
‘Cause
I can turn on any one
Just like I turned on you
I’ve got a tongue like a razor
A sweet switchblade knife
And I can do you favors
But then you’ll do whatever I like

Here I am
And you’re a Rocket Queen
I might be a little young
But honey I ain’t naive
Here I am
And you’re a Rocket Queen oh yeah
I might be too much
But honey you’re a bit obscene

I’ve seen everything imaginable
Pass before these eyes
I’ve had everything that’s tangible
Honey you’d be surprised
I’m a sexual innuendo
In this burned out paradise
If you turn me on to anything
You better turn me on tonight

Here I am
And you’re a Rocket Queen
I might be a little young
But honey I ain’t naive
Here I am
And you’re a Rocket Queen oh yeah
I might be too much
But honey you’re a bit obscene

I see you standing
Standing on your own
It’s such a lonely place for you
For you to be
If you need a shoulder
Or if you need a friend
I’ll be here standing
Until the bitter end
No one needs the sorrow
No one needs the pain
I hate to see you
Walking out there
Out in the rain
So don’t chastise me
Or think I, I mean you harm
Of those that take you
Leave you strung out
Much too far
Baby-yeah

Don’t ever leave me
Say you’ll always be there
All I ever wanted
Was for you
To know that I care

Crystal Mountain (Death)

Canzone: Crystal Mountain
Artista: Death
Album: Symbolic (1995)

Una canzone dotata di una immensa poesia e allo stesso tempo durissima. Durissima sia nel messaggio che Chuck Schuldiner (morto di cancro al cervello nel 2001) vuole trasmettere sia nel ritmo della canzone! Tuttavia, è da far notare che il ritmo è duro e cadenzato insieme. Non c’è violenza, ma appunto durezza. Crystal Mountain parla del bigottismo religioso, anche se la tematica si può allargare a ogni forma di chiusura mentale. Ogni parola è studiata e ha la sua particolare sfumatura, che ognuno può percepire con la sua sensibilità. L’accostamento “crystal mountain” rende bene quanto il bigottismo sia, alla resa dei conti, qualcosa di fragile, una falsa certezza. Questo accostamento è importante, perché spiega l’apparenza che si danno. Dogmi, regole, leggi… chi promuove tutto questo si mostra elevato e con il diritto della morale. E invece, è tutto fragile, di “cristallo”. Va precisato che Chuck non era contro la religione in senso assoluto. La considerava come qualcosa di personale per sua stessa dichiarazione. La sua feroce critica riguarda le forme di ottusità e pregiudizio. In Italia, ciò può essere identificato con il clero che fa ingerenza nella vita quotidiana o con la Lega che si arroga il diritto di stabilire chi è una famiglia e chi no. Godetevi Crystal Mountain in ogni suo verso e in ogni suo dettaglio. Il ritmo duro, ma come detto anche cadenzato, va in apparenza in contrasto con delle parole messe così bene poeticamente. Eppure, è proprio per questo che la canzone porta a riflettere. È come un fulmine a ciel sereno, ti spiazza, con il tipico shock di una verità che ad alcuni fa male.

Testo

Built from blind faith
Passed down from self-induced fantasy
Turn a page to justify
Conjuring power – it opens wide
On your seventh day,
is that how it’s done?
Twisting your eyes to perceive
all that you want
To assume from ignorance
Inflicting wounds with your
cross-turned dagger

Inside crystal mountain
Evil takes its form
Inside crystal mountain
Commandments are reborn

All the traps are set to confine
All who get in the way of the divine
In sight and in mind of the hypocrite
A slave to the curse forever confined

Shatter the myth
Don’t cut yourself
On your words against
dreams made of steel
Stronger than any faith
That inflicts pain and fear,
is that how it’s done?
Twisting your eyes to perceive
all that you want
To assume from ignorance
Inflicting wounds with your
cross-turned dagger

Inside crystal mountain
Evil takes its form
Inside crystal mountain
Commandments are reborn

18 and Life (Skid Row)

Canzone: 18 and Life
Artista: Skid Row
Album: Skid Row (1989)

Una canzone che fa riflettere molto sui disagi adolescenziali. Questa canzone abbina il video al testo. Narra la storia di Ricky, un giovane ragazzo che vive facendo lo “sbandato” di notte con fiumi di alcol e in compagnia del suo amico. La storia non si concentra tanto sul gesto finale di Ricky, quanto piuttosto sul suo sentimento di rabbia e di disagio. Ci sono tragedie che possono essere evitate se si impara a riconoscerne gli indizi, se si aiutano i figli a trovare la loro strada anziché ignorarne le esigenze. Notare la sensibilità che comunque c’è nell’animo di Ricky. Il gesto che compie alla fine, a causa del quale finirà in galera, non è fatto per cattiveria come uno psicopatico di quelli che ci sono spesso in giro. Non si sa bene perché Ricky faccia quel gesto. Banalmente, si potrebbe dire che è sotto l’effetto e l’euforia degli alcolici e i due amici si provocano a vicenda per scherzo. In realtà, la spiegazione del gesto è più indietro e descrive un disagio maturato nel corso degli anni. Alla fine del video, infatti, si vede Ricky dietro le sbarre facendo intendere che ha capito di aver gettato via la vita (a differenza, appunto, dei comuni psicopatici che non provano alcun rimorso). 18 and Life serve come monito verso la società, per spingere la gente ad accorgersi dei disagi che alcune persone provano e ad intervenire senza fingere di niente o bollando queste persone come “matte”.

Testo

Ricky was a young boy
He had a heart of stone
Lived nine to five and worked his fingers to the bone

Just barely out of school
Came from the edge of town
Fought like a switchblade so no one could take him down

He had no money, oh
No good at home
He walked the streets a soldier
And he fought the world alone and now it’s

Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go
Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go

Tequila in his heartbeat
His veins burned gasoline
It kept his motor runnin’
But he never kept it clean

They say he loved adventure
Ricky’s the wild one
He married trouble
Had a courtship with a gun

Bang, bang, shoot ‘em up
The party never ends
You can’t think of dying when the bottle’s your best friend
And now it’s

Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go
Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go

Accidents will happen
They all heard Ricky say
He fired his six-shot to the wind
That child blew a child away

Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go
Eighteen and life you got it
Eighteen and life you know
Your crime is time and it’s
Eighteen and life to go, yeah
Oh oh

Una scuola senza valori

Lo spunto dell’articolo mi è venuto leggendo la news della prof disabile che, presa da un malore, è stata salvata dai suoi alunni. Sicuramente, il gesto è da apprezzare perché dimostra che si è instaurato, tra la prof e gli studenti, un rapporto che va ben oltre l’insegnamento. Tuttavia, la reclamizzazione dell’episodio nei media è la dimostrazione di come si tratti di un’eccezione in un quadro generale pessimo. Si è puntato sulla patosensibilità del gesto, cosa amplificata dalla disabilità della prof. Ma noi italiani siamo fatti così. Arriva l’episodio eccezionale ed ecco che, in un attimo di patosensibilità di massa, non vediamo più quello che non va. È sempre stato così in Italia, vedi ad esempio la vittoria al Tour di Bartali dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Anziché accalappiare i patosensibili, io prenderei l’episodio per far capire come vivere la scuola. La scuola non deve limitarsi a insegnare la lezioncina da bravo ragazzo, ma prima di tutto formare umanamente coloro che, in teoria, sono il futuro del paese. Certo, l’educazione principale dei valori e della razionalità spetta ai genitori. Ma la scuola ha il suo dovere ben preciso, perché gli adulti sono l’esempio per i giovani in ogni contesto.

Sfortunatamente, la scuola non funziona né dal lato di chi sta dietro i banchi né dal lato di chi sta dietro la cattedra.

I ragazzi sono abituati a non avere rispetto per niente e nessuno, perché tanto “sono ragazzi”, giustificando così le maggiori crudeltà.

Gli insegnanti non sanno trasmettere i valori e si limitano alla lezioncina, che magari si devono pure preparare perché non amano davvero il lavoro.

Sì, lo so, direte che non tutti i ragazzi sono sbandati e che ci sono insegnanti che amano trasmettere valori e conoscenza. Il mio discorso è statistico. Gran parte dei ragazzi e gran parte degli insegnanti rappresentano un generale quadro di scuola che ha fallito! E questo ci rende sempre più indietro come paese. Sì, ci possiamo lamentare dei politici, ma che senso ha farlo se non impariamo noi a comportarci come persone civili? Come dire, se lasci aperta la porta, è inutile che ti lamenti dei buoi che scappano!

L’episodio della prof salvata dovrebbe essere la normalità. Ogni ragazzo dovrebbe andare a scuola e trovare insegnanti così e, allo stesso modo, ogni insegnante dovrebbe trovare studenti così. Quindi, per favore, apprezziamo pure il gesto, ma non rimaniamo ciechi sulla situazione globale. Evidentemente, anche i media e i politici avevano bisogno di una bella notizia per far dimenticare i problemi della nostra società. Troppo facile così! Si racconta una storia bellissima di umanità e solidarietà, con l’intento di mettere la polvere sotto il tappeto e fingere che non ci sia. Il mio non è un vedere a tutti i costi il negativo anche dove c’è il positivo. In realtà, sono i media e i politici che fanno esattamente il contrario! Noi cittadini dobbiamo impegnarci affinché la scuola sia sempre così, obbligando i politici a riformare la scuola e l’educazione. Dobbiamo promuovere una società dove i ragazzi non devono aspirare solamente a un pezzo di carta pensando che sia il passepartout per il lavoro migliore bensì, ancor prima, devono saper essere persone con valori positivi e umani. Se ciò non avviene, come ad oggi, la scuola ha fallito di brutto.

Ah già, ma tanto, è più importante che gli studenti a scuola seguano il “dress code” (vedi a Bari), ma poi fa nulla se c’è ancora un dilagante bullismo ed escono lo stesso degli asini con un certificato. E allora R.I.P. al paese.

Bruce Dickinson, come lo sport allunga la carriera

“Gli Iron Maiden sono immortali”. È quello che si diceva fin da quando ero ragazzino. E in effetti, c’è del fondo di verità. Ma siccome siamo pur sempre in un sito dedicato al benessere e alla salute, vorrei andare sul vero motivo per cui gli Iron Maiden sono così duraturi. In sostanza, è questione di stile di vita. Il traino della band è indubbiamente Brucke Dickinson sotto questo aspetto, motivo per cui ve ne parlo. A fine articolo, ho messo una sua foto in tuta da pilota, dove si notano benissimo la forma fisica e un “tono asciutto”, magro.

Bruce Dickinson è uno dei migliori esempi per dimostrare come avere un corretto stile di vita non significa affatto vivere da malati. Anzi, in realtà avere uno stile di vita corretto permette di vivere meglio i propri oggetti d’amore. Bruce Dickinson non va a correre con frequenza come me o come altri runner. Però, è anche vero che sul palco corre sempre da una parte all’altra. È noto per indossare look un po’ strani, ma sempre sportivi. Basta vedere il documentario del live di Rock in Rio per capirlo. Nel documentario, infatti, Bruce descrive come le sue scarpe letteralmente si concino a brandelli per quanto corre sul palco. Questa sua caratteristica è così peculiare che alcuni miei amici avevano coniato l’epiteto “scimmia Dickinson”. In più, il frontman dei Maiden non deve solo correre da una parte all’altra del palco, ma anche tirare fuori il fiato per cantare. E per uno con la sua ugola, è doppiamente difficile, un bell’impegno! A tutto questo, si devono aggiungere i vari spostamenti che una band sempre in moto compie. Bruce è poi un appassionato di scherma e addirittura un pilota di aerei di linea. È proprio lui a pilotare il celebre Ed Force One che trasporta, negli ultimi anni, gli Iron Maiden in tour. E dulcis in fundo, una bella laurea in storia (più una honoris causa in musica). Di fatto, tra un’attività e l’altra, il frontman britannico coltiva “automaticamente” gli stimoli di attività fisica e cerebrali, in modo da mantenersi sempre in forma. Si è più in forma, si fanno più cose. Si va in tour, si pilota aerei, si gioca a calcio e si fa scherma ecc. Ecco, questo vuol dire avere uno stile di vita corretto e un corpo efficiente, che funziona. Molti musicisti sono devastati durante un tour proprio perché non fanno attenzione allo stile di vita. Oppure sono giovani, ma da giovani è facile. Quanti arrivano a 60 anni come Bruce e gli Iron Maiden? Chi trascura l’importanza dello stile di vita è spacciato! Se ti mantieni in forma, sei meno stanco sul palco, tiri fuori la voce o imbracci meglio la chitarra o suoni con più energia la batteria. Tutte cose che musicisti che non hanno curato lo stile di vita non riescono più a fare quando invecchiano. E il discorso non vale solo per i musicisti, ma per tutti i lavori e per tutti gli oggetti d’amore! Lo stile di vita di Bruce Dickinson funziona se si ama fare ciò che fa lui. Altri possono preferire uno sport più comune. Il concetto è che:

l’uomo è fatto per essere molto attivo, e non per essere sedentario!

Qualche malelingua dirà che anche Bruce non ha potuto scamparla dal tumore. Vero, ne ha avuto uno alla lingua. Ma, nonostante la guarigione imponga per forza di fermarsi, è anche del tutto lecito pensare che proprio il suo corretto stile di vita ha reso meno drammatico la sua malattia di quello che avrebbe potuto essere con un cattivo stile di vita. Adesso è guarito ed è di nuovo in tour a cantare e a correre sul palco macinando chilometri di corsa! Non ne ho la prova al 100%, ma sono sicuro che altri, al suo posto, alla sua età e con uno stile di vita sedentario, non l’avrebbero scampata così bene.

Sappiate che non ho scritto questo articolo per fare un mero elogio a una band che stimo. L’ho scritto per farvi capire che i normali acciacchi della vecchiaia possono essere contenuti attraverso uno stile di vita corretto. La carriera di Bruce Dickinson non è stata così lunga perché è fortunato. Anzi, non è solo questione di andare in tour e sfornare dischi. Quello che colpisce di Bruce Dickinson e degli Iron Maiden è che riescono a fare tutto questo meglio di tantissimi altri giovani e laddove tanti altri loro coetanei sono già ampiamente crollati. Poi, certo, ci sarà sempre qualcuno che non apprezzerà le nuove evoluzioni, ma intanto, che piacciano o no, queste evoluzioni derivano da una mente ancora giovanile e ancora pronta a rimettersi in gioco. Si vede che ci mettono davvero il massimo dell’impegno come se fossero quasi a inizio carriera. E se tanto mi dà tanto, è evidente che ciò non sarebbe possibile senza uno stile di vita corretto!

La visione della vita

Vorrei specificare che ciò che rende Bruce quello che è il suo modo di concepire la vita. Lui stesso, parlando della sua autobiografia, tra l’altro scritta diversamente da altre celebrità, spiega l’inesperienza di quando era giovane. Racconta però di come si poneva domande sulla sua condizione, su quello che stava facendo. Ha avuto il coraggio di fare degli errori e di imparare. Adesso può dire “so come si fa” non perché è nato imparato, ma perché ha provato, ha visto e ha sbagliato. Anche il cancro l’ha affrontato con drammaticità, certo, ma con grande capacità ed equilibrio.

Vivere è vivere adesso, ogni minuto, ogni secondo, ogni istante. E non la vedo così perché domani succederà qualcosa di terribile. La mia è una celebrazione. La vita è fottutamente meravigliosa. Questo è il piccolo regalo che mi ha lasciato il cancro, e questa è una delle ragioni che mi hanno portato a scrivere il mio libro. Non volevo scrivere una merda di storia negativa. Volevo solo dire “Wow, non pensate che la vita sia bellissima?”

Un pensiero perfettamente in linea con le idee del sito, su cui non c’è altro da aggiungere. Considerando le innumerevoli attività che pratica (tra cui meritano menzione le attività in Sierra Leone), forse da Chuck Norris passiamo a Bruce Dickinson come nuova figura mitica.

Cani o gatti?

La domanda del titolo non è così ingenua come si può credere, ma è un modo per applicare lo spirito critico. Se trovate che la domanda che ho posto sia stupida, beh, forse siete limitati mentalmente. Non è mia intenzione fare un elogio di cani o gatti, ma solo dare uno spunto di interesse per coltivare la propria capacità di osservare il mondo. Tornando al discorso, spesso si dice che il cane è il miglior amico dell’uomo. Ed effettivamente, non si può negare che il cane sia un animale amorevole nei confronti dell’uomo. Sì, certo, esistono anche cani cattivi, ma questo vale anche per l’uomo. Per quanto riguarda i gatti, alcuni pensano che siano indifferenti e viziati. In quanti, però, hanno voluto indagare e andare oltre lo stereotipo classico?

In realtà, il gatto è tanto amorevole quanto il cane, ma ha semplicemente un diverso tipo di linguaggio per esprimerlo. Per carità, anche il cane ha forme di espressione di affetto facilmente equivocabili rispetto a quelle dell’uomo, ma il gatto ne ha altrettanto diverse. E questa differenza, tra l’altro, fa anche nascere il famoso mito di cani e gatti che si odiano tra di loro. Non c’è niente di vero, cani e gatti non si odiano, ma equivocano i gesti di simpatia e quindi litigano per questo! Gli appassionati di cani e gatti, però, sanno benissimo che, se i due animali crescono insieme, non si odiano affatto!

Come il gatto manifesta affetto verso l’uomo? Per capirlo, bisogna sapere che differenza c’è nella gestione dei legami da parte dei cani e da parte dei gatti. Il cane è più dedito alla socialità, nel bene e nel male (non è raro vedere cani che si azzuffano tra di loro!). I gatti, invece, tendono di più a ricercare un legame esclusivo, del tipo cucciolo-madre. Questo perché il gatto non è poi così “faccio tutto da solo” come si crede. Il gatto cerca protezione e cibo, vuole sentirsi al sicuro, e l’uomo incarna proprio questo ruolo. Io conosco gatti che si perdono persino appena escono dalla porta di casa o si spaventano per un nulla, a riprova del fatto che i gatti sono molto meno indipendenti e altezzosi di quello che si pensa comunemente. Un tipico gesto di affetto è il fare le fusa o l’allungare la zampa. I gatti non vogliono le “coccole” perché sono diffidenti e “insensibili”? Non è vero. Il loro pelo è ricco di terminazioni nervose, quindi se si fanno gesti troppo bruschi il gatto lo sente e giustamente si scansa. Quando si “coccola” o accarezza un gatto, lo si deve fare con calma, delicatezza e attenzione. Paradossalmente, il gatto manifesta il suo affetto con un gesto che erroneamente viene considerato come graffiare: la “panettiera” (detto anche “fare la pasta”). Questa azione risulta sgradevole quando magari viene fatto sul torace dell’essere umano, ma il gatto sta facendo un gesto che richiama all’allattamento. Il gatto, cioè, ti sta riconoscendo come figura materna o a cui è affezionato (il gatto può “fare la pasta” anche con un oggetto). Poi, beh, per quanto riguarda la presunta asocialità, non bisogna dimenticare che un gatto può dormire anche per 16 ore al giorno, quindi la sua giornata è piuttosto corta e, quando è sveglio, si dedica alla caccia o all’esplorazione del suo territorio. Non è che non vuole interagire. Il gatto interagisce eccome e mostra eccome i suoi gesti di affetto. Ma 16 ore di sonno sono pur sempre tante se paragonate al sonno dell’uomo. Anche i cani dormono mediamente più di un essere umano, ma i gatti ancora di più!

Tranne che in alcune culture (vedi gli antichi egizi), il mondo dei gatti è stato spesso sminuito per la tendenza dell’uomo a volere un animale su cui dominare e che esegua gli ordini. Il cane incarna questo tipo di figura. Possiamo imparare tante cose dai gatti. Ad esempio, per loro il conflitto è qualcosa che si dovrebbe cercare di evitare. Anche quando ci sono molti gatti su un territorio, cercano di non incontrarsi su uno spazio marcato. Non è codardia, ma la capacità di comprendere che non è sempre necessario creare il conflitto, a differenza dell’uomo che lo cerca addirittura per prendere voti. Tra i gatti di strada, sebbene non provino simpatia per quelli domestici, ci sono delle vere e proprie baby sitter. Ciò testimonia che sanno anche avere uno spirito di gruppo e di unione che li fa sopravvivere alla dura vita di strada. I gatti non vanno sottovalutati. La loro indole li porta a cercare sempre affetto e lo ricambiano. È vero che in passato sono stati usati per ripulire le case dai topi, ma sostanzialmente non chiedono altro se non l’affetto dell’uomo (visto che l’uomo, per loro, non è il capobranco ma una mamma). Ed è quello che, tante volte, dimentichiamo nei confronti dei nostri figli, che invece carichiamo di aspettative.

Questo articolo può sembrare di scarso di livello culturale o addirittura sciocco su un sito che parla di benessere. Ma ho voluto fare un esempio di conoscenza che può ispirare qualcuno a non fermarsi alla supercie delle cose. Inoltre, amare e conoscere il mondo vuol dire anche amare e conoscere gli animali (senza l’ipocrisia dei vegani e vegetariani). Non è vero che chi ama gli animali è una brava persona, questo no, non lo penso affatto (vedi i vegani e i vegetariani, appunto). Ma difficilmente si può sostenere che chi odia gli animali sia una brava persona!

Sacchetti bio, ipocrisia all’italiana e consumismo

Gli italiani contro il furto dei sacchetti bio. C’è chi pesa le arance una per una per non acquistare il sacchetto per la frutta e la verdura, che ora viene menzionato come costo nello scontrino. Beh, è innegabile che questo sia l’ennesimo esempio di come l’Italia primeggi sempre quando c’è da mettere un costo o una tassa in più. Siamo sempre indietro sulle istituzioni e abbiamo sempre la burocrazia lentissima, ma quando c’è da alzare qualche prezzo qui e lì non ci facciamo mai togliere la pole position. Tutto questo non lo nego affatto. La polemica sui sacchetti bio nasce da una direttiva europea che ha come fine la salvaguardia dell’ambiente. Solo che l’Italia ha voluto fare a modo suo e disordinatamente, rischiando di incappare in sanzioni. E come al solito, per rimediare andiamo a complicare la vita alla gente. E sono anche non d’accordo, ma d’accordissimo, che per come siamo abituati sia l’ennesima trovata per poter truffare la gente con regolamentazioni ridicole e da pagliacci. I sacchetti bio possono cioè essere benissimo contestati dicendo che i problemi ambientali non si risolvono mai per davvero se continuiamo ad essere in sovrappopolazione, quindi tante normative sono solo una specie di terapia del dolore finché si arriverà al punto di reset. Che senso ha impuntarsi sui sacchetti bio, se poi si abita in città e si respira smog e inquinamento? Ipocrisia!

N.B. Nei paesi nordici non esistono i sacchetti per frutta e verdura come da noi. In Inghilterra la gente se la porta da casa o alla peggio lascia il pomodoro o il peperone così nel carrello perché si paga al pezzo. Non c’è la bilancia per pesare. Altrimenti si accetta di pagare la confezione e stop.

Vorrei però andare oltre a tutte queste considerazioni e sottolineare come la gente sia incoerente. Tutta questa gente che si lamenta dei sacchetti bio,

perché non si lamenta e non protesta contro i rincari del consumismo?

Quelli delle arance pesate una per una sono gli stessi che vanno in giro con i super cellulari. Io mi ricordo che 6 anni fa si poteva ancora trovare un buon cellulare di medio-bassa fascia a 150 €. Oggigiorno non esiste più questa fascia. Si passa da quelli a bassa fascia (gli Wiko) a cellulari da 180 € che si rompono più facilmente. Ma nessuno se n’è mai lamentato. Considerando una durata “media” di un cellulare, abbiamo un rincaro sui cellulari di almeno 5 € all’anno, cioè un costo del tutto paragonabile ai sacchetti bio se non maggiore. Nessuno si è mai lamentato del rincaro dei cellulari, ma per i sacchetti bio sì. Naturalmente i cellulari servono solo per Facebook. 500 € di cellulare sprecati per un social network dove la gente si illude di poter contare qualcosa come i VIP.

E che dire dei portatili venduti alla Media World, all’Euronics, da Trony ecc? Hanno tutti Windows preinstallato (quando non è un costosissimo e griffatissimo Apple, si intende) e sono sempre ogni volta 50 € che volano via. Siamo obbligati. Non c’è nulla da fare. Se compri il portatile in queste catene, avrai sempre Windows preinstallato, quindi il portatile ogni volta costa di fisso 50 € in più di sola licenza Windows. Mai visto nessuno protestare contro Euronics o Media World. Nessuno va a cercare un computer freedos nel negozio all’antica, per poter installare un vecchio Windows o un altro sistema operativo come Linux (io ho fatto così, ho un freedos dove ho installato al momento Xenial Xerus… ci vuole un attimo!). E protestano per i sacchetti bio.

Poi possiamo pure trovare altri esempi. Sono sicuro che in pochi si salvano. Le donne che hanno sempre bisogno di scarpe, gli uomini che vanno al bar e spendono 4 euro di aperitivo. Ce n’è per tutti e per tutti qualcosa si trova. Ah già, ti stanno a rispondere che uno si deve “pur” divertire (già questo è indice del sopravvivere anziché vivere). Bene, i soldi per divertirti li hai ma per mettere la verdura nel sacchetto no? Insomma, i soldi per apparire li hanno sempre. Quindi perché lamentarsi dei sacchetti bio? La coerenza prima di tutto, se no criticare i sacchetti bio diventa goffo ed è normale che i legislatori continuino con queste trovate.

Insomma, la solita ipocrisia all’italiana. Protesta contro i sacchetti bio e guerriglia nelle partite di calcio, ma nessuna protesta diretta contro i politici, il governo e la burocrazia. Anzi, domani siamo tutti a votare qualcuno della vecchia politica. Gli italiani non ce li vedo proprio nei panni dei coraggiosi catalani. No, macché. Non conta la vera libertà, ma impuntarsi sui sacchetti bio. Quello che conta è apparire. Della serie, compro un cellulare da 500 € così ho il top gamma e me ne posso vantare su Facebook, poi siccome voglio apparire anche un populista che “ci tiene” protesto contro i sacchetti bio. E poi ditemi voi se non siamo allo sbando.