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Perché aspirare al modello scandinavo

Nell’articolo sui paesi in cui si vive meglio, ho fatto notare che, se è vero che l’Italia, arretra, i veri paesi del benessere non sono nemmeno quelli che alcuni si aspetterebbero. Mi riferisco ai classici paesi come Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Francia (certo, questi paesi restano mediamente più avanti dell’Italia, ma è un altro discorso). Invece, ho fatto notare che sono i paesi scandinavi, compresa la “remota” Islanda (*), a essere costantemente fra i primi posti. E ora vorrei spiegare perché loro sono così avanti. Innanzitutto, quello che vi sto per dire, anche se non è un quadro completo ed esaustivo, non è frutto del mero sentito dire. Sono stato diverse volte nei paesi scandinavi, tranne l’Islanda, e ho avuto modo di toccare la loro realtà. Certo, andarci da turista non è come viverci, ma non può essere una critica valida. Non può esserlo perché la differenza è troppo netta per non accorgersene! Mettere insieme un “modello scandinavo” è un po’ difficile, visto che stiamo parlando di 5 paesi. Ci sono differenze locali e legislative, ma il concetto di fondo è comune. Per questa ragione, l’espressione “modello scandinavo” ha senso (oltre alle vicende di storia che hanno sempre accomunato questi paesi).

* Tecnicamente, i paesi che si identificano come propriamente scandinavi sono solo Svezia, Norvegia e Danimarca. Questo perché hanno sempre avuto forti legami storici, culturali e linguistici (praticamente, svedese, norvegese e danese possono essere considerati, esagerando, dei “dialetti”). Secondo altre definizioni, si accomunano anche la Finlandia e l’Islanda, perché in effetti il regno vichingo ha avuto molta influenza in queste regioni. La lingua islandese, anche se a tratti simile, è diversa e ancora di più lo è quella finlandese (la Finlandia ha avuto il dominio russo ed è amica dell’Estonia).

Corruzione e criminalità
Sì, esistono anche lì e non è mai tutto perfetto al 100%. Quello che influisce sull’andamento del paese è la percentuale di questi problemi. È facile notare che gli scandali politici sono molto rari in Scandinavia. Emblematico l’esempio dell’Islanda con le banche. Gli islandesi hanno deciso di dare pene certe ai responsabili e di non far ripagare quel debito ai cittadini. Direte che è facile per un paese di circa 300 mila abitanti. Beh, in un momento difficile di sovrappopolazione, di spreco e mancanza di risorse, essere in pochi è un pregio! La criminalità è bassa nei paesi scandinavi, a tal punto che la condanna a Breivik è parsa ridicola all’italiano medio. Ma questo tipo di condanna è possibile all’interno di una società con bassa criminalità! Provate a sentire un buon numero di norvegesi e vi accorgerete che, per quanto siano rimasti sconvolti, non nutrono la rabbia e l’odio di molti italiani. A contribuire nel non coltivare questi sentimenti negativi, c’è la certezza della pena, cosa che a noi, purtroppo, manca (basti pensare all’immunità politica e all’oscena riabilitazione di Berlusconi).

Reddito di cittadinanza (?)
Il grande vanto di Di Maio, che invece è una bufala. Nei paesi scandinavi, a seconda della traduzione, si preferisce parlare di “reddito di sussistenza”. In Finlandia, hanno addirittura provato a sperimentare il reddito di benessere universale, anche se l’esperimento è fallito (fallito solo in termini di lavoro, poiché i beneficiari non se ne sono affatto stati sul divano, bensì hanno sfruttato il tempo libero per essere felici e curare la salute: il momento del reddito di benessere universale arriverà!). Dove sta il plus del sistema scandinavo? Sta nello scopo. Il (finto) reddito di cittadinanza del M5S è una propaganda politica che serve per far vedere di aver combattuto la disoccupazione, quando in realtà la precarietà è addirittura peggiorata. Per gli scandinavi, sebbene ci sia sempre la clausola del lavoro, l’obbiettivo è rendere le persone autonome e indipendenti. Il loro intento non è rendere schiavi i cittadini per evitare che stiano sul divano, ma che abbiano le risorse per cavarsela da soli. Un cittadino che se la cava da solo, per conseguenza, non grava sullo Stato. Ovvio che, anche lì, c’è sempre chi vuole stare sul divano. Lo sanno benissimo, ma sanno altrettanto che chi sta sul divano fa meno danni rispetto a uno che lavora male!

Distribuzione equa della ricchezza (divertirsi senza essere apparenti)
Le tasse, in altre parole. È vero, gli scandinavi pagano molte tasse, ma quel che rimane è sempre tanto. Ed è per questo che non si lamentano. La busta paga, al netto delle tasse, è sempre sostanziosa. E quello che finisce in tasse viene usato per il loro welfare, quindi con il beneficio per tutti. C’è meno disparità sociale e, di questo, gli scandinavi hanno la garanzia. È anche vero che gli scandinavi hanno l’ottima dote di essere persone semplici rispetto agli italiani che, mediamente, sono molto più apparenti. Mi viene in mente un mio amico, che ha le mani bucate ogni volta in cui può spendere qualcosa. E come lui, ci sono tantissimi altri italiani che si comportano così. Questa è tutta gente che non arriverebbe a fine mese anche guadagnando 1 milione di euro all’anno! Nessuno dice che non bisogna divertirsi, ma ci si può divertire senza avere le mani bucate. Ci si può benissimo divertire senza avere l’ambizione di dire “me lo posso permettere” o per mantenere uno status quo di cui dare sfoggio. Sul sistema fiscale, ho già scritto perché la flat tax è una bastonata per i poveri in questo articolo.

Alcolismo e fumo
Anche in questo caso, come per la criminalità, è impossibile non vedere mai gente ubriaca che vomita per strada. Ma c’è un regolamento preciso e viene fatto rispettare. L’alcol è monopolio di Stato e viene venduto a caro prezzo. Gli alcolici non possono essere venduti normalmente nei supermercati, tranne alcune bevande a bassa gradazione. L’obiettivo non è quello di sradicare completamente l’alcolismo, ma di minimizzarlo. E se anche qualcuno ha questo problema, il costo elevato degli alcolici giustifica il rientro delle spese per eventuali cure mediche (o comunque sono soldi che vengono rimessi in circolo per la comunità). Il problema dell’alcol, nei paesi scandinavi, è stato minimizzato perché il problema viene trattato con serietà, dando magari la sensazione che sia più grave di quel che sembra. Non ci si nasconde come da noi e non si fa finta di non vedere il problema. La stessa cosa vale per il tabacco. La percentuale di fumatori è bassa perché la gente viene educata con valori di civiltà. Già da anni, in Svezia è sempre stato vietato fumare non solo all’interno dei locali, ma anche negli spazi appena fuori (in Italia, all’esterno di bar e ristoranti si può fumare!). Dal 2019, sarà vietato fumare anche nei parchi giochi e nelle banchine delle stazioni. In pratica, sarà permesso fumare solo in casa propria o negli spazi in cui c’è l’area fumatori. Tutto questo è frutto di una ridotta percentuale di fumatori in Svezia, che è di almeno la metà rispetto agli italiani. In Italia, la legge ha cercato di accomodare i fumatori, dando un po’ il contentino a chi non fuma. In Svezia, hanno capito che è inutile vietare il fumo negli edifici, se poi si fuma all’esterno facendo arrivare ad altri il fumo passivo. Notate come gli scandinavi non fanno discriminazione. Ognuno ha sempre la possibilità di bere e fumare, ma si trasmettono la consapevolezza e la responsabilità dei comportamenti fin da bambini. Non esistono tabù e non si cerca di mettere la polvere sotto il tappeto come da noi, salvo in seguito “sospenderci” quando avviene la tragedia.

Auto e attività fisica
Il grande paradosso della Norvegia: ha tanto petrolio, ma quasi non lo usa. Sì, è così. Non è che il petrolio non viene usato, bensì viene usato con criterio e per il necessario. Gli scandinavi, in generale, sono poco abituati ad usare l’automobile. Stoccolma è la capitale della Svezia, ma le zone con traffico intenso sono poche. La gente preferisce spostarsi a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici. La stessa cosa vale per la Norvegia che, come detto, ha parecchio petrolio. Eppure, nonostante la disponibilità di petrolio, è comune vedere i norvegesi che camminano in inverno con il sole che è già calato alle 3 e mezza del pomeriggio. Persino a temperature fortemente sotto lo zero, gli scandinavi sono abituati a camminare e a fare attività fisica. Infatti, mediamente sono più magri degli italiani! Ciò dovrebbe far cadere il pregiudizio per cui il loro clima rende depressi. E dovrebbe far riflettere tutti coloro che, appena la temperatura scende sotto i 10 gradi, non uscirebbero mai a correre. Oppure lo fanno, ma conciandosi come degli eschimesi (!). Da noi, si “deve” usare la macchina anche solo per andare in edicola a 500 m di distanza…

Decentramento
È pur vero che il minor utilizzo delle auto è correlato allo scarso decentramento della popolazione scandinava. Loro preferiscono avere poche città, ma dove tutto quello che serve è presente lì. Meno città vuol dire meno collegamenti e meno collegamenti vuol dire sprecare meno denaro per i collegamenti. E quindi, si tende a usare meno l’auto per spostarsi. I collegamenti che ci sono funzionano benissimo con il treno o il bus, mentre l’auto viene usata se è strettamente necessario. Qualcuno può sempre contestare che è facile avere poche città se gli abitanti sono pochi. In realtà, anche in Danimarca funziona così. La Danimarca è piccola, ma con una densità di popolazione elevata. Eppure le città restano poche e poco decentrate. Si cerca di minimizzare ogni spreco possibile. Da noi, creiamo sempre una nuova strada per guadagnare 5′ di traffico, traffico che puntualmente però peggiora. Abbiamo troppe cittadine da collegare, anche quelle sul cucuzzolo sperduto, e anche per questo si usa troppo la macchina. Il risultato è che, da noi, l’inquinamento è gravissimo e lo smog è persistente tutto l’anno. I nostri politici fanno le domeniche con il blocco del traffico, ma non vogliono dire la cosa più importante: il nostro paese è troppo decentrato e c’è una folle rincorsa al cemento. Il pregio degli scandinavi è che hanno una concreta e solida etica ambientale. Non disprezzano affatto il progresso e la tecnologia (anzi, ne sono maestri). Hanno capito che i cliché degli alternativi non funzionano o, spesso, sono addirittura deleteri.

Avrete notato che non ho parlato di una leggenda tipica sugli scandinavi: il tasso di suicidi. Spesso, quando parlo dei pregi degli scandinavi, mi replicano che loro il tasso di suicidi è elevato. Ebbene, chissà perché chi lo afferma non fornisce mai i numeri e parla a caso sperando che uno se la beva. Il tasso di suicidi in Norvegia e in Islanda ha lo stesso ordine di grandezza dell’Italia. È leggermente più alto in Svezia, Danimarca e Finlandia ma, appunto, leggermente. Questi dati non contraddicono affatto il maggior grado di felicità degli scandinavi messa in evidenza dalle varie classifiche sul benessere. Anzi, si può dire che sono “coerenti”. Chi sta male riconosce il suo stato si uccide, ma gli altri sono felici! Lo so, detto così può sembrare brutale, ma è ciò che, di fatto, avviene. In Italia, c’è molta più infelicità, ma il suicidio ha un impatto (leggermente!) inferiore per via della religione e delle inibizioni. Il tasso di suicidi è molto più alto e drammatico in Giappone e in Corea del sud, guarda caso due paesi in cui il valore della persona si basa su quanto ci si sacrifica a lavoro (andatelo a dire a Di Maio…). Se è vero che il tasso di suicidi è più alto nei paesi scandinavi, l’errore è quello di chi non ha la capacità di comprendere gli ordini di grandezza (tant’è che gli italiani sono, sostanzialmente, degli analfabeti funzionali).

E no, a chi mi contesta che dovrei andare in Svezia o in Norvegia, replico che sto parlando di esempi da cui imparare. Stimare gli scandinavi non vuol dire che bisogna prendere una loro cittadinanza e naturalizzarsi. Fuggire, a meno che non sia davvero conveniente in tutti i sensi, non è la soluzione. Preferisco descrivere un modo per progredire e migliorare noi, anche se so che, nella maggior parte dei casi, parlo a vuoto. Ma s uno non inizia a tracciare la rotta, proponendo delle soluzioni, è una lotta persa in partenza e non ci sarà mai fine al peggio per l’Italia.

Selvaggio a chi?

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