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Cappa di smog, c’era una volta la natura…

La mattina del 20 ottobre 2017 mi sono svegliato e mi sembrava di avere le traveggole. Ho pensato che il caldo fosse definitivamente cessato, ecco l’autunno con la prima foschia. Tutto normale, quindi. E invece no. Poi, ho scoperto che quella non era foschia, ma smog! Immediatamente diverse città, vedi Torino, si sono mobilitate per bloccare il traffico delle auto più inquinanti. E ricordo ancora i blocchi del traffico della domenica a Milano di anni fa. C’era un blocco praticamente ogni domenica. A molti sembreranno dei provvedimenti giusti. Il punto è che questi provvedimenti sono come una terapia del dolore per chi è nella fase terminale di un cancro incurabile. Il nostro cancro incurabile è la smisurata antropizzazione. È inutile negarlo, il problema non è tanto la cappa di smog che ha colpito il nord Italia. Il problema sta nel fatto che la crescita umana è andata fuori controllo! Non a caso, questo problema di smog non si ha nelle regioni a più basso impatto ambientale. Sì, d’accordo, tirate pure fuori la storia che la Padania è “chiusa” tra Appennini e Alpi. Verissimo, ma è anche un dato di fatto che, se voi prendete una foto dell’Italia degli anni ’50, è facilissimo notare la differenza.

Grottesco il consiglio dei media di chiudere porte e finestre. Gli stessi media che un attimo prima hanno fatto servizi sulla sedentarietà, dei junk food mangiati sul divano e sui videogame. Complimenti alla coerenza. Girano troppe macchine, siamo in troppi, e per questo consumiamo troppo: questo è il succo. L’obiettivo dev’essere almeno mantenere l’attuale popolazione (rispetto ai media che si preoccupano invece del calo della fertilità, altro che family day!), trovando soluzioni ecologiche improntate sul miglioramento dei mezzi di trasporto pubblico (bus e treni) e permettendo alle biciclette di poter girare senza rischiare di essere stesi. Purtroppo, come al solito, si fa sempre al contrario e ci si arrabatta con soluzioni palliative e ridicole. Le nostre città sono tra le peggiori come qualità dell’aria. Torino, Milano, Roma, Napoli e Brescia hanno sempre sistematicamente la “maglia nera” per lo smog. E questi vorrebbero risolvere chiudendo porte e finestre o con qualche blocco del traffico qui e lì. Assurdo. Sarebbe come pretendere di svuotare una nave che affonda con un secchio. La soluzione dev’essere più drastica: adottare linee ecologiche come quelle dei paesi scandinavi e almeno mantenere invariata la popolazione.

Siamo in troppi e cementifichiamo troppo!

Nel 1950, in Italia c’erano 47 mln di persone. Adesso abbiamo superato i 60 mln ed è anche evidente che le regioni del nord siano cementate da far paura. Basta pensare all’hinterland milanese, di fatto un’enorme mini-provincia dove non esiste più traccia di verde selvaggio. E i nostri politici cosa fanno? Pensano di risolvere con il blocco del traffico o di alcune categorie vecchie di auto. È ovvio che non sono le auto il problema, ma le troppe auto che circolano! La Danimarca ha una densità elevata rispetto alla grandezza del territorio, eppure è facile notare che ad esempio a Copenaghen vengono agevolate le biciclette anziché le auto. No, non è assolutamente una campagna contro le auto. È qualcosa di ben più grosso e radicato. Abbiamo costruito troppo, abbiamo sradicato la natura selvaggia e siamo cresciuti eccessivamente. Ovvio che poi i nostri mali ci si ritorcano contro! Surriscaldamento globale, tsunami, terremoti risibili che però fanno crollare le case (vedi Ischia), cappe di smog ecc. Siamo causa del nostro stesso male. E anziché capire che così la situazione peggiora sempre di più, cosa facciamo? Continuiamo con le illusioni, con le menzogne. Andiamo a fare la lotta per le foreste dell’Amazzonia e intanto, a 3 metri da noi, un bosco scompare perché ci devono mettere il nuovo quartiere residenziale o il nuovo centro commerciale. E nessuno dice nulla, anzi, si approva. Vedi l’Expo, un enorme complesso edificato che ha arricchito solo gli imprenditori (agli altri le briciole e fesso chi ha pagato per entrarci dopo aver lui stesso finanziato!). Altro che immagine di ritorno per l’Italia. Ma dove? Le mie tasche sono state svuotate e vuote rimangono. E non solo, come accaduto anche con i Mondiali ’90, le strutture dell’Expo sono ormai dei vecchi cantieri abbandonati a se stessi o usati parzialmente. Di questo ho comunque discusso nell’articolo “La crisi dell’edilizia e delle ‘grandi opere’ per salvarci!

Numeri allarmanti, l’abuso del riscaldamento

Le stime dicono che l’81% degli italiani vive in aree inquinate. I morti legati alle polveri sottili, nel 2018, sono stati circa 45 mila. A sorpresa, si scopre che non sono le auto a incidere maggiormente nelle polveri sottili, bensì i riscaldamenti in inverno, con un rapporto di 3:1. Le auto provocano altri tipi di problemi, come il traffico e l’inquinamento acustico, ma non fanno la voce del leone sulle polveri sottili. E sono problemi tutt’altro che irrilevanti, ma a cui vi rimando nel relativo articolo perché l’approfondimento è troppo importante per minimizzarlo qui. Milano è la prova di come il blocco delle auto influisca poco sulle polveri sottili. Nonostante le zone a traffico limitato, l’aria dei milanesi è sempre pessima! Non a caso, gli sforamenti dei limiti avviene spesso in inverno. L’aria che “ristagna” nella pianura Padana aggrava la situazione. La pianura Padana è l’area inquinata più grande in Europa. La fascia di età più vulnerabile è quella dal concepimento ai 2 anni. In pratica, stiamo condannando i nostri figli ad essere ammalati. In barba ai politici e al papa che ci spingono a fare figli come pani! Certo, se non ci fosse la sovrappopolazione, il problema sarebbe più contenuto, ma ciò non significa che dobbiamo continuare a sprecare le risorse. Gli scandinavi usano impianti di riscaldamento più efficienti, come la pompa di calore e le caldaie a condensazione. Soprattutto, non si bardano come eschimesi mantenendo temperature interne da sauna. Fermare le auto è utile per altri motivi, ma contribuisce poco alla riduzione complessiva delle polveri sottili. È la soluzione più comoda a un problema molto più profondo, che richiederebbe un cambio di abitudini concreto da parte dei cittadini. Poiché molti italiani sostengono il diritto di indossare il costume da bagno in casa con -5 gradi all’aperto, puntare il dito contro le auto è più facile. I politici che hanno chiesto alla gente di non abusare del riscaldamento, come ad esempio a Milano, sono sempre stati riempiti di insulti.

Ovviamente, è sempre meglio uscire a correre anziché chiudersi in casa per la fobia e avere le ossa fragili come un grissino. I morti per influenza spiegano bene il concetto. L’influenza ha una mortalità dello 0.5% e, spesso, muoiono le persone già deboli per salute o età (come il Coronavirus di recente, che però ha una mortalità del 2%). Un soggetto sano e sportivo, quasi certamente, passerà indenne o non si ammalerà affatto. I numeri servono a spiegare quanto esageriamo su alcuni problemi e ne ignoriamo altri più comuni. Se i livelli di polveri sottili superano i limiti imposti, il problema diventa importante. La differenza, rispetto all’influenza, è che parliamo di un fattore eliminabile.

La “grande nebbia” del 1952

L’allarme smog non è nuovo. Il 5 dicembre del 1952, Londra si sveglia sotto una fitta coltre di nebbia. Tutto normale per Londra, si pensa. Il fenomeno passa sotto l’indifferenza della gente e delle autorità. Ma le cose sono diverse. La nebbia diventa sempre più densa. Le scuole, i teatri e i cinema vengono chiusi e la gente viene invitata a stare in casa. Poi, i cittadini iniziano a star male. I 5 giorni di “grande nebbia” provocano un vero e proprio sterminio. 12 mila morti e circa 100 mila malati: questo è il tragico lascito della “grande nebbia” del ’52.

L’errore è credere che quello che è avvenuto a Londra nel 1952 sia solo un caso eccezionale. Ebbene, anche se la portata del singolo evento può non essere la stessa, non è così. Le stime dell’OMS dicono che 9 persone su 10 respirano aria inquinata. Non solo le auto provocano l’inquinamento atmosferico, ma anche le industrie, i riscaldamenti, le particelle “secondarie” dell’agricoltura (che sono tutt’altro che secondarie a livello di impatto!). Milano è un tipico esempio di come non siano le auto a provocare l’inquinamento atmosferico, bensì il riscaldamento domestico. L’inquinamento atmosferico, quindi, ha mille volti. 7 milioni di persone ogni anno è impressionante, perché è un numero ben maggiore di quello di malattie come AIDS e tubercolosi insieme. Si stima che, in media, un italiano perda 10 mesi a causa dell’inquinamento atmosferico. Questa media arriva a picchi di 14 mesi per chi abita al nord che, infatti, è tra le peggiori zone in Europa.

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