Crea sito

Sport, chimica del benessere e disturbi mentali

Fare sport aumenta l’umore, fa bene alla salute fisica e alla mente. Lo si sente ripetere spesso nei soliti giornaletti stile Donna Moderna. In effetti, c’è del vero. Lo sport rilascia nell’organismo le endorfine, arrivando a livelli superiori del 500% rispetto a quelli normali. Questo effetto benefico dura per diverse ore dopo la fine dell’allenamento. Il dato non deve però ingannare. Affinché il rilascio delle endorfine sia efficace, ci dev’essere un certo stress ricevuto dall’organismo. Per stress, intendo che può essere sia positivo che negativo, cioè nel caso dello sport le endorfine vengono rilasciate per combattere la fatica, insegnando ad aumentare la tolleranza del dolore e della fatica. Per fare questo, è chiaro che:

per beneficiare davvero del rilascio di endorfine, bisogna fare sport a medio-alta intensità!

Per sapere cosa intendo per fare sport a intensità corrette, vi rimando all’articolo su quanto allenarsi per la salute. Il tipico jogger della domenica non ne può beneficiare, perché la seduta non è abbastanza lunga o la frequenza settimanale è insufficiente o manca la capacità di correre in soglia. Non a caso, chi sperimenta il tipico buon umore e la simpatia tra gli sportivi si allena seriamente, per 4-5 volte a settimana, con lavori di qualità.

Ma non c’è solo l’endorfina. Diverse sostanze chimiche vengono rilasciate dall’organismo grazie allo sport. Oltre all’endorfina, abbiamo anche la dopamina e i cannabinoidi (sì, avete letto bene… cannabinoidi!). Tutte queste sostanze formano un cocktail chimico perfetto del benessere. Ogni sostanza, interagendo con un’altra, si rinforza, portando il soggetto a sentirsi generalmente bene.

Come si spiega la dipendenza da sport? Cioè, cosa succede in chi perde la misura e si fa sopraffare dalla nevrosi, si sovrallena ecc? La teoria più corretta è che il rilascio di endorfine c’è, e su questo non ci sono dubbi, ma non influisce sulla personalità del soggetto. Chi parte già da una condizione non equilibrata o è poco equilibrato è più predisposto alla dipendenza da sport o comunque a vivere male l’attività sportiva. Infatti, come spiego nel proseguo dell’articolo, lo sport è un elemento nel quadro globale. Per dirla in termini “spocchiosi”, è condizione necessaria, ma non sufficiente!

Sport e disturbi mentali

L’approccio classico verso i disturbi mentali si basa sulla prescrizione degli psicofarmaci. Purtroppo, nonostante la comprovata efficacia, lo sport non viene considerato nella terapia (magari anche per i meccanismi della flat tax, che è una bastonata per i poveri). Lo sport sfrutterebbe il rilascio di sostanze chimiche presenti già naturalmente nell’organismo, in modo tale da ridurre i farmaci. Attenzione, non si sta dicendo che lo sport sostituisce gli psicofarmaci, ma che:

se si indirizzasse una persona a fare sport, educandolo sui vantaggi, si potrebbe evitare di somministrare dosi massicce di farmaci!

Esistono diversi studi che provano l’efficacia dello sport sui disturbi mentali. Ad esempio, uno è della University of Vermont, pubblicato su Global Advances in Health and Medicine. Dice David Tomasi, tra gli autori dello studio:

L’attività fisica non è mai stata considerata come una vera e propria opzione terapeutica, ma ora sappiamo che è così efficace da poter diventare importante quanto l’intervento farmacologico.

Si potrebbe obiettare che un malato psichiatrico, che già magari non ha voglia di vivere, sia restio a fare sport. Ma allora perché bombarlo di farmaci? Gli psichiatri non dicono, forse, che i farmaci non fanno magie, che ci vuole sempre la predisposizione della persona? Benissimo, rigiriamola e chiediamo a chi soffre di disturbi: preferisci una dose massiccia di farmaci o fare sport e prendere i farmaci in dose ridotta? Prendere la dose minima di farmaci non è la stessa cosa del prendere una dose massiccia. La colpa è della psichiatria, che non ha quasi mai considerato lo sport come opzione terapeutica. Per fortuna, oggigiorno esistono alcuni psichiatri che consigliano lo sport anche per uscire dall’anoressia. Purtroppo, globalmente siamo ancora indietro. Se non ci arriva direttamente la persona, è compito del medico o dello psichiatra spiegare i benefici dello sport a livello non solo di longevità, ma anche per la salute mentale. Non importa il livello di attività sportiva che una persona con disturbi può fare. Non andrà a fare le gare, ma potrà fare quell’ora di corsa, a medio-alta intensità, che gli porta benessere. Nello studio della University of Vermont, i pazienti soffrivano di malattie anche piuttosto gravi, come la schizofrenia (*). I pazienti erano ricoverati in un reparto psichiatrico, ma la presenza di una palestra, in cui poter fare attività cardiovascolare, ha portato dei concreti benefici. E se vale per chi è in ricovero, perché non deve valere per chi non necessita di un ricovero?

* Per evitare discriminazioni, la schizofrenia è un disturbo grave, ma è una malattia grave come ce ne sono altre al mondo. Gli schizofrenici non sono dei fuori di testa o psicopatici. È per questo che lo sport funziona anche per loro. Sono persone con una malattia grave, che richiede cure, ma normalissime. La psicopatia è un’altra cosa.

A dimostrazione di come la psichiatria classica sbagli, i dati della University of Vermont hanno riscontrato che:

– il 95% dei pazienti ha visto un miglioramento dell’umore;
– circa il 97% dei pazienti ha detto di voler continuare l’attività fisica.

Miglioramento dell’umore non vuol dire guarigione, ma il senso è che questo miglioramento deriva dallo sport e non dai farmaci. Si può fare sport e assumere meno farmaci! E meno farmaci significa ridurre gli effetti collaterali, un altro beneficio tutt’altro che irrilevante.

Insomma, i farmaci ce li abbiamo già nel nostro organismo. Poi, se non bastano, possiamo dare una “integrazione” farmacologica. Ma bisogna imparare a considerare anche lo sport nella terapia! Ripeto, se è questione di predisposizione di una persona, allora la stessa cosa vale per i farmaci. Perché uno dev’essere predisposto a prendere i farmaci e non a fare sport? Capisco che siamo una società di pigri e sedentari, compresa gran parte degli stessi psichiatri, ma questo è un altro discorso. Il fatto è che alla psichiatria classica non interessa lo sport, nello stesso modo in cui non interessa alla media della società. Ma ciò è profondamente sbagliato! Ovviamente, intendo lo sport come la sua pratica, non la partita di calcio in TV con patatine. Lo sport è un fattore della terapia. Non è affatto la panacea di tutti i mali. Si sta parlando di una terapia multidisciplinare, in cui avremo sempre una parte psicoterapeutica.

Se conoscete bene il sito, sapete che non sono affatto un complottista. Sapete che ho una sezione dedicata alle bufale, dove promuovo gli alimenti OGM, se davvero utili, e non demonizzo l’olio di palma. Tuttavia, ho anche spiegato che, spesso, i medici hanno una tendenza al delirio di onnipotenza. Sono loro a dire che il farmaco non è la panacea di tutti i mali ma, nel frattempo, ignorano i benefici dello sport nel ridurre i farmaci. A mio parere, da un lato è vero che la gente ignora l’attività sportiva e gli psichiatri si accodano a questa media. Dall’altro lato, sono anche convinto che faccia comodo far assumere dosi massicce di farmaci. Se si riducono i farmaci, le industrie non potrebbero fare affari così ricchi e colossali!

La spiritualità dello sport

Nel sito, ho parlato spesso di sport come un atto spirituale, che non si esaurisce meramente nell’esercizio in sé. Lo sport è una perfetta metafora della vita. Ci fa vedere il mondo sotto uno sguardo diverso, permettendoci un incontro reale, tangibile, tra noi e quello che ci sta intorno. Ci permette di uscire di casa e affrontare ciò che ci spaventa, senza fossilizzarsi sul malessere. È vero che occorre sempre la predisposizione a cambiare e migliorare, ma ormai lo sport dev’essere considerato, per il suo immenso valore, anche (ho detto anche!) per i disturbi mentali. Esistono diverse testimonianze, seppure rappresentino solo una goccia. Il trekking viene usato per l’alcolismo, poiché richiede concentrazione e spirito di gruppo. Gli sport di resistenza possono servire a chi soffre di DCA per rieducarsi ad avere una corretta alimentazione. Anche Jaycee Dugard, tenuta in prigionia fin da bambina per quasi 20 anni da una coppia di psicopatici, ha affrontato bene la terapia grazie alla semplice camminata insieme alla sua psicologa. Una psicoterapia classica sul lettino a “dover” parlare non l’avrebbe retta e ciò vale, in realtà, per tantissime persone. Lo sport non fa bene solo alla linea e non serve solo a ritardare la vecchiaia. Lo sport ci predispone ad essere più costruttivi nella vita quotidiana e nei problemi.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.