Crea sito

I farmaci provocano la depressione?

Dai vaccini che provocano l’autismo, purtroppo ci si “evolve”. Stavolta, la notizia è dell’ANSA, che descrive uno studio e trae la conclusione che i farmaci hanno la depressione come effetto collaterale. La cosa grave è che queste bufale non sono diffuse dai siti alternativi, ma dai media nazionali. Budino, il mio gufo da compagnia, ha subito individuato le scorrettezze dello studio.

Intanto, i farmaci considerati nello studio appartengono a praticamente tutte le categorie. Si va da quelli antiacido alle pillole anticoncezionali, fino ad arrivare ai farmaci per il cuore. Viene ulteriormente precisato che sono tutti farmaci dati sotto prescrizione medica, come se servisse a rafforzare la teoria. Secondo lo studio, il 7% di chi ha usato un farmaco della “lista nera” ha sviluppato la depressione, mentre la percentuale sale al 15% per chi ne ha usati 3 o più.

Come si spiega la correlazione? Molto semplice. Nella popolazione, esiste c’è una buona parte di persone con una propensione alla depressione, senza necessariamente arrivare al vero e proprio disturbo. Ad esempio, vedi chi si “sente giù” perché è stato mollato dal partner e si riempe di dolci o si ubriaca. E tra queste persone, c’è chi soffre del vero e proprio disturbo, dove spesso si trovano persone che tendono ad abusare dei farmaci. Insomma, è una bufala. A questo punto, anche io posso inventarmi uno studio seguendo lo stesso ragionamento (oddio, parlare di ragionamento è un eufemismo). E poi, pubblico un articolo dove dico che l’acqua provoca la morte, visto che chiunque beva acqua, almeno una volta nella vita, muore! Fa ridere? Sì, certo che fa ridere! Peccato che l’articolo dell’ANSA pubblichi la “lista nera” dei farmaci seguendo esattamente lo stesso schema. Un esempio che spiega come un antiacido si correla alla depressione? Chi è depresso tende magari ad essere ansioso e sotto stress. E l’ansia e lo stress si somatizzano con disturbi intestinali, tra cui acidità. Per risolvere il problema, ecco che allora si prende un antiacido. E cosa fanno questi presunti ricercatori? Concludono che gli antiacidi fanno parte della “lista nera” di farmaci che provocano la depressione. Naturalmente, il mio è solo UNO dei tanti esempi che spiegano la correlazione. Se ne possono fare altri, ma il concetto è chiaro. Va detto che non ho ben capito se è l’ANSA che ha travisato tutto o se davvero i ricercatori hanno tratto conclusioni sbagliate. Comunque sia, si tratta sempre di cattiva informazione, perché il messaggio che passa a chi è carente di spirito critico è che “i farmaci provocano la depressione”.

Io sono il primo a dire che non si deve abusare dei farmaci. Ciò vale anche per chi ne ha davvero bisogno. Non bisogna dare con troppa facilità un antibiotico o una pillolina qualsiasi, premesso che i farmaci non sono il male assoluto. E che ci siano degli effetti collaterale è normale, perché è proprio per questo che funzionano. Ma arrivare a dire che i farmaci provocano la depressione è assurdo.

La beffa è che, mentre l’ANSA pubblica fake news sui farmaci che provocano la depressione, pubblica anche articoli contro le fake news…

Guida sulla corretta assunzione di psicofarmaci

Untori, baby gang e “giornalismo” demenziale

Il giornalismo italicus sfocia sempre più nel ridicolo. Nel sito, nella sezione sulle bufale, ho già descritto la superficialità con cui tante tematiche vengono trattate dagli scribacchini di oggi. Ne abbiamo ormai a bizzeffe. Ma ecco l’ennesima notizia che fa capire perché anche il miglior governo del cambiamento non riuscirà a cambiare nulla, visto che generalmente continuiamo a restare scemi.

La notizia che mi è balzata stavolta è su un serial killer (abbrevierò in SI, ovvero Soggetto Ignoto – n.d.r. citando anche la serie Criminal Minds) malato di HIV, che ha fatto sesso non protetto e provocando oltre 200 potenziali vittime. E come lo hanno chiamato i nostri scribacchini? Come un “untore”! Quando leggi oscenità del genere, non sai se metterti a ridere. Ridere per la demenzialità totale con cui i media trattano gli argomenti. Il cosiddetto “untore” è un soggetto malato da circa 10 anni di HIV ed è il classico profilo dell’SI. Ma per i media, è un “untore”, e ovviamente sull’ANSA, anziché dare rilevanza sulla gravità dell’episodio, non si fa altro che discutere di come per Salvini sia sempre colpa degli immigrati e dei litigi con la Francia. Ah beh!

Il fatto è che “l’untore” non è l’unico caso di demenzialità del “giornalismo” odierno. Basti pensare alla dicitura “baby gang”. Ma “baby” cosa? Sono criminali affetti da sociopatia. Non sono “baby” e non sono “ragazzi”. Hanno la stessa crudeltà di un adulto e hanno compiuto crimini efferati. Non hanno nessuna empatia e sono un problema serissimo per la società. Sanno simulare i sensi di colpa o i sentimenti e le emozioni, ma è tutt’altra cosa perché lo fanno per convenienza! Eppure, i media li definiscono come baby gang. Con tutti difetti che hanno gli americani, almeno loro sanno che sono sociopatici e pericolosi e per questo ci possono essere controversie su come giudicarli. Ma almeno loro lo sanno, sono consapevoli della situazione. Le espressioni usate dai nostri media sono ridicole e non permettono di comprendere la gravità dei gesti compiuti o della situazione (vedi anche “So’ ragazzi… dementi!“). Un tizio che contagia potenzialmente oltre 200 persone non è un “untore”, ma un SI e come tale si merita una condanna durissima. E lo stesso vale per i minorenni che stuprano, uccidono e commettono crimini. Non sono “ragazzi”, ma soggetti crudeli, che sanno quello che fanno, ma non gliene importa nulla perché credono di farla franca (e purtroppo a ragione, considerando l’inefficienza della nostra giustizia). Ah, ma noi italiani continuiamo a votare e idolatrare un 80enne che è la massima espressione del sociopatico narcisista, e che addirittura più volte è stato a capo del governo.

Già così, il quadro è veramente pessimo. Ma non basta ancora. Cosa succede se un malato di mente viene trascurato dal sistema sanitario? Succede che i media lo definiscono come uno squilibrato! Uno schizofrenico non è uno squilibrato come ho beceramente letto sull’ANSA. Può avere reazioni improvvise se è spaventato, ma non è uno squilibrato. Ha bisogno di cure dal sistema sanitario, appunto, che però purtroppo è pessimo. E gli esempi di pessimo giornalismo non finiscono qui. Anche la famosa Gazzetta dello Sport ha addirittura attribuito a un “virus” (parola testuale!) la forte perdita di peso di una ex tennista professionista, che invece era malata di disturbi alimentari. Ecco, queste tutte queste cose delle gravissime assurdità che non vogliono dire come stanno le cose.

Se non si ha il coraggio di dire com’è davvero la realtà, che miglioramenti ci possiamo aspettare?

Nessuno, ovvio! Se sono minorenne e stupro barbaramente una donna o uccido un immigrato, sono “solo un ragazzo” anziché un criminale sociopatico. Se ho consapevolmente contagiato tante persone con l’HIV, sono un “untore” anziché un SI. Se soffro di schizofrenia e vado in crisi perché nessuno si è curato di me…  sono uno squilibrato! Sarà che io non cerco mai il capro espiatorio di turno (gli immigrati secondo Salvini e la Meloni), sarà che riesco sempre a trovare ciò che non va, ma sono sempre più convinto che il “giornalismo” che passa sull’ANSA o nei TG non sia quasi mai vero giornalismo. Il vero giornalismo l’ho visto raramente negli ultimi anni. Ad esempio, l’ho visto quando hanno raccontato con testimonianze dirette com’è la drammatica vita quotidiana nei paesi del Vicino Oriente. Ma la piega è sempre più verso il gossip, sempre più nella ricerca del titolo da clickbait. È specchio di com’è la gente, perché ovviamente questi sbricacchini esistono in quanto esiste gente altrettanto superficiale e demente. Purtroppo, come al solito, cambiare andazzo è molto difficile…

Terrorismo islamico e scenario del Vicino Oriente

Nell’articolo sull’immigrazione, ho scritto che Islam e mondo occidentale sono incompatibili, a meno che anche gli islamici non si laicizzino (obiettivo ancora lontano!). Sulle vicende del Vicino Oriente (il termine “mediorientali” è una invenzione degli americani), però, c’è ancora molta superficialità. Eppure, il problema ci riguarda, perché in un modo o nell’altro ne paghiamo le conseguenze. E no, non si tratta solo degli attentati o dei camion che stendono la gente nelle città europee. Lo so, già così è drammatico, ma in realtà la situazione è ben più drammatica.

La domanda che vi pongo è: chi sono i cattivi? Sono convinto che la maggior parte delle persone sbaglierà la risposta. Certo, posso capire che il Vicino Oriente è così lontano geograficamente, ma nella politica di oggi dovremmo conoscere di più quello che accade lì. Ovviamente, nel mondo ci sono molte situazioni complicate e difficili. Vedi la guerra del Donbass nella nostra Europa (dal 2014 ad oggi, tale guerra ha fatto circa 10 mila morti). Tuttavia, una discussione sui problemi del Vicino Oriente merita per come la politica si sta evolvendo.

Può sembrare banale e sconvolgente allo stesso tempo, ma la risposta alla domanda su chi è il cattivo è: un po’ tutti! Noi conosciamo l’Isis, in passato era Al Qaeda. Ma l’Isis uccide gli stessi “fratelli” islamici. L’Isis, infatti, si basa sull’Islam sunnita e ammazza gli sciiti. Quindi, i sunniti sono quelli cattivi e gli sciiti così buoni? Neanche per idea! Quello che l’Isis fa agli sciiti, gli sciiti lo fanno ai sunniti, senza che questi ultimi siano necessariamente dell’Isis. Nemmeno la posizione di paesi “canaglia” (altro termine tutto americano) come l’Iran è netta. Da un lato, il governo iraniano combatte l’Isis, ma abbattendo l’Isis si generano sempre lotte e discriminazioni interne. Quindi, capite perché l’attacco in Siria da parte degli “alleati” (?) è una cosa stupida? È lo stesso errore fatto in Afghanistan. Si decide, quasi a caso, chi è il cattivo, ma poi quelli che hai considerato come i buoni ti si rivoltano contro e iniziano ad ammazzare anche loro. E non è nemmeno un errore nuovo. Le ingerenze occidentali avevano già fatto fallire i tentativi di modernizzazione dell’Iran nel novecento, da cui alla fine degli anni ’70 l’antica Persia si trasformò definitivamente, dopo una rivolta, in una Repubblica Islamica. Un’altra cosa poco nota è che anche la mafia italiana foraggia il terrorismo, in cambio di reperti archeologici trafugati illegalmente. Sì, il terrorismo fa male in tanti ambiti e non solo in diritti umani, morti, e politica.

La realtà del Vicino Oriente è ancora poco nota. Ci sono giornalisti che iniziano a descrivere questi scenari, rischiando tra l’altro la vita e dimostrando che c’è chi non fa solo gossip. Ma ci si ammazza, c’è sempre guerra, poi arrivano gli “alleati” che decidono chi è il cattivo e diventano pure loro i cattivi con i miliziani locali o membri corrotti del governo. Noi siamo abituati che il problema sono i migranti. E ciò è vero, ma i migranti sono solo una piccola parte di un problema molto più grosso.

L’errore comune è pensare che i terroristi fanno la Jihad contro l’occidente, mettendo nei promotori della Jihad tutti gli islamici. Errore. Non fanno solo la Jihad contro l’occidente, ma genocidi e stupri nei confronti dei locali, che sono altrettanto islamici. È un continuo di violenza sistematica e reciproca, dove coloro che pagano sono i normali civili, le famiglia e i deboli. Se poi vogliamo sottolineare che l’Islam è incompatibile con l’occidente, allora va bene, ma la realtà tragica del Vicino Oriente è questa. I terroristi sono islamici che non fanno solo attentati nelle città europee, ma uccidono anche altri islamici che hanno interpretazioni diverse del Corano. Ma d’altronde, questa cosa l’ha fatta pure la Chiesa cristiana per secoli…

È un bel casino, sì, e questo spiega come sia come la religione faccia danni, a meno che non si viri verso il laicismo (pretendere di essere atei sarebbe ottimistico…), sia come i paesi occidentali abbiano capito veramente poco (per dolo, ignoranza o comodo) di queste dinamiche. Come dovrebbero intervenire i paesi occidentali? Non di certo bombardando per puro gusto di fare i guerrafondai. In mezzo a quella gente, ci sono cattivi da tutte le parti, ma anche tanti civili onesti e che vogliono vivere in pace. Civili che, purtroppo, finiscono vittime dei soldati occidentali tanto quanto dei terroristi o dei miliziani. Il compito dei paesi occidentali è pertanto molto più difficile di quello che appare e, purtroppo, non sarà risolto in tempi brevi. L’obiettivo dovrà essere, gradualmente, formare un dialogo con chi è più ricettivo, in maniera tale da coinvolgere tutti gli altri. È un processo lungo, difficilissimo, ma solo così potremo evitare di creare sempre più odio e guerra. Paradossalmente, viene quasi da dire che era proprio Saddam Hussein a mantenere calme le acque in Iraq! Il fatto è che questi paesi non sono ancora pronti alla democrazia. Per questo, il processo è così lungo e deve basarsi su una educazione attraverso le generazioni. Se invece stiamo a bombardare perché piace farlo o perché si cerca un “nemico comune”, allora continueremo a subire le conseguenze anche noi. Tanto, possiamo abbattere Bin Laden, possiamo abbattere l’Isis, ma domani sarà qualcos’altro. Anzi, sicuramente sarà qualcos’altro.

Forse, potrei sembrare pessimista a descrivere lo scenario. Non è così. Quello che ho scritto sul Vicino Oriente serve per far capire che è un quadro complesso, veramente molto complesso, ma è dalla comprensione di esso che si può intervenire correttamente. Come possono avvenire il dialogo e l’educazione? Ci sono vari mezzi e questo spetta ai politici, se si decidessero a voler sapere cosa davvero accade. E no, non sono contrario in senso assoluto alle armi. Ma, semplicemente, le armi devono essere usate se strettamente necessarie e valutando in che contesto usarle. Indubbiamente, occorre schierarsi apertamente dalla parte dei normali civili, affinché non passino tra le fila di terroristi o miliziani. Il problema è che, dagli attacchi degli “alleati”, ci rimettono pure loro perché vengono confusi con qualunque altro terrorista o perché tanto sono tutti uguali e vanno tutti ammazzati. Purtroppo, quest’ultimo ragionamento è tipico. E quando questo ragionamento è seguito dai soldati che vanno su quel fronte, è ancora peggio e la vedo sempre più dura sistemare qualcosa. Sono civili che poi svilupperanno odio, diventeranno terroristi e faranno qualche attentato in Europa. In pratica, siamo anche noi occidentali che foraggiamo i terroristi. Brutto da dire, politicamente scorretto e sicuramente gli islamofobi si risentiranno. È anche così (ma non solo, chiaro!) che i terroristi fanno proseliti, ci puntano spietatamente e ci marciano trionfanti. Provate a mettervi nei panni di un normalissimo civile a cui viene ammazzata la famiglia da un americano per cui tutti gli islamici sono uguali e cattivi. Un conto è l’incompatibilità e quindi ognuno per conto suo, un altro andare lì ad ammazzare gli innocenti! Un esempio di come sia intricata la situazione del Vicino Oriente è l’annuncio di Trump di voler ritirare le truppe. I pacifisti rimarranno confusi da una scelta controintuiva per un personaggio così violento, misogino e megalomane. In realtà, senza le truppe americane nel Vicino Oriente, si lascerebbe campo libero ai terroristi, con il rischio di provocare una guerra ben peggiore. Stati Uniti e Russia detengono il 90% delle armi nucleari nel mondo e ognuno ha i suoi interessi in quelle regioni. Oggigiorno, come spiego anche nell’articolo sulla Siria, le guerre fra le potenze più grandi non sono combattute in occidente, ma nei paesi più poveri o tramite dazi e minacce. Leggete anche quello che ho scritto sulla Siria e capirete meglio. La prova che quanto detto non è fantasia? L’attacco della Turchia ai curdi, avvenuto proprio in seguito al ritiro dei soldati americani. E i terroristi dell’Isis, guarda un po’, sono fuggiti dalle prigioni! Ora i russi dovrebbero essere gli eroi della situazione, cioè quelli che hanno attaccato l’Ucraina nella guerra del Donbass…

La tattica del caos

Tante persone pensano che l’Islam sia tutto uguale o che siano tutti terroristi. Invece, per complicare ancora tutto quanto, le varie forme di Islam si detestano. L’odio più sentito è tra sunniti e sciiti. Gli sciiti sono la minoranza del totale, ma governano in Iran. Anche l’Isis è una costola del wahabbismo, corrente a sua volta sunnita. Soleimani, ucciso dagli americani, appartiene agli sciiti. Questo è un breve esempio di come la situazione sia molto complicata e di difficile gestione. All’interno dell’Islam, si troveranno gli estremisti, ma anche quelli moderati che approveranno il controllo americano come protezione dal terrorismo. Trump ha commesso l’errore (per campagna elettorale, visto che chi lo ha eletto è razzista e guerrafondaio) di aver ucciso Soleimani, dando di fatto ragione ai sunniti. Peccato che, tra i sunniti, ci siano anche i terroristi e non solo quelli buoni. È la tattica del caos, che Trump usa per accalappiare voti e, a mio parere, anche per insabbiare l’impeachment. Ma non è solo Trump ad adottare la tattica del caos sfruttando le divergenze dei paesi del Vicino Oriente. Lo fa anche Erdogan. Approfittando della lotta contro l’Isis, Erdogan uccide i curdi, da lui considerati nemici della Turchia. Così i curdi e i siriani in generale scappano dove possono, scatenando la xenofobia degli europei dato che, tra chi è profugo per davvero, si può nascondere un terrorista. Erdogan cosa fa, allora? Ricatta l’Europa! Prima di prendervela con i siriani, riflettete su chi è uno dei maggiori responsabili (oltre ai terroristi) della loro diaspora.

Un razzismo ambivalente

Ricordiamo che i cattivi, in queste vicende, non sono mai solo da una parte. Vedi quanto accaduto con la chiusura delle moschee in Austria. È evidente che il terrorismo stia diventando un alibi per promuovere idee di razzismo e xenofobia. Nell’episodio, però, c’entrava la Turchia. Chi nega l’intento quasi neo-nazista dell’austriaco Kurz non si sta accorgendo di quello che accade. Ma vorrei ricordare che la Turchia discrimina sistematicamente i curdi e non ha ancora riconosciuto di aver commesso il genocidio armeno.

Alla fine, sono sempre i normali civili a pagare le conseguenze di questa guerra. Pagano i locali a causa del terrorismo, dei miliziani e degli attacchi degli occidentali. E paghiamo noi europei con le vittime degli attentati. La cosa più ragionevole da fare è:

intervenire nelle zone lasciate libere, con il fine di educare le popolazioni locali a rispettarsi, attraverso un graduale (ma non impositivo) processo di acculturamento.

Non è facile, ma sicuramente, a meno che non ci siano di mezzo i terroristi che vanno combattuti, è sbagliato schierarsi a prescindere da una parte. Gli USA ne sanno qualcosa. Hanno sostenuto i talebani contro la Russia durante la guerra fredda e, in seguito, hanno dovuto combattere i talebani stessi. L’obiettivo, nel lungo periodo, sarà “contagiare” sempre più persone ad abbandonare le rivalità e le guerre. L’approccio non dev’essere mai di imposizione ma, appunto, costruttivo e acculturante. Anche se è difficile, non è un obbiettivo impossibile. In alcune zone di Israele, dove non è sentita la politica classica, ci sono già israeliani e palestinesi che collaborano insieme per difendere le risorse locali. Sono luoghi di nicchia, ma vanno presi come esempio per espanderli.

Israele, pochi km e tante differenze

Un esempio che si può fare per capire quanto sia intricata la questione è Israele. Forse alcuni penseranno che Israele è un popolo ebreo in lotta contro i palestinesi. Ma questa visione è riduttiva, per non dire sbagliata. Il discorso è molto più complesso. Prendiamo due città israeliane: Gerusalemme e Tel Aviv. Premesso che Israele non ha una vera capitale riconosciuta e che Tel Aviv lo è stata ufficialmente a fine anni ’40 del novecento, la distanza tra le due città è di 60 km circa. Eppure, in 60 km abbiamo una differenza sociale e culturale abissale. Lo dimostrano le elezioni del 2019. Mentre Gerusalemme ha visto il trionfo della destra, a Tel Aviv ha trionfato la sinistra di Gantz. Tel Aviv è una città vivace, intellettuale, dove i giovani vogliono decidere le sorti del loro futuro. Se a Gerusalemme un omosessuale può essere preso a sassate da un fanatico religioso (anche ebreo!), a Tel Aviv è meno probabile. La stessa cosa vale per Haifa, città multietnica, con diversi eventi culturali e artistici. Non a caso, esiste il detto:

“A Gerusalemme si prega, a Tel Aviv ci si diverte e ad Haifa si lavora”.

E stiamo parlando di pochi km di differenza, non di paesi diversi o migliaia di km. Il Vicino Oriente è una polveriera, in cui tra confini brevi trovi mondi completamente diversi.

Evitare le forme di colonialismo

Quando si vogliono aiutare i paesi che hanno certe difficoltà, bisogna evitare di avere un approccio colonialista. Non scandalizzatevi, non è un’esagerazione. Capita, per imprinting educativo, più facilmente di quello che si crede. È per questo che, nell’articolo sull’immigrazione, ho raccontato la storia degli Hutu e dei Tutsi in Ruanda e di Abiy Ahmed Ali in Etiopia. Andatelo a leggere e vi sarà tutto più chiaro.

Per spiegare cosa intendo, basti pensare alla tribù degli Emberà, nel Darién, una regione tra Panama e Colombia. Gli Emberà non vengono trattati come dei selvaggi da convertire. Prendono dalla società “civilizzata” quello che ritengono utile, come la lingua e i motori per le barche. Al contempo, vengono rispettati per il loro desiderio di vivere nella giungla dove, secondo le usanze locali, possono ritrovarsi tutti insieme, senza separazioni. Aiutare vuol dire mettersi alla pari, senza guardare dall’alto verso il basso (vedi sulla malattia di essere giudici della società).

La follia della disperazione

Da quanto detto, possiamo far uscire una parola: disperazione. Questa è gente che soffre davvero, in contrasto ai cosiddetti “migranti economici” di cui ci lamentiamo spesso (e non a torto). E, per sperare di essere libera, passa da un comandante a un altro. Non sanno nemmeno loro con chi stare, chi è il buono o il cattivo. Ora sei tu il buono, domani sei tu il cattivo. E avanti così. Disperazione, appunto. E quando uno è disperato, può anche arrivare a scegliere male, vedi appunto chi si schiera con i terroristi. Purtroppo, la disperazione di questi popoli viene interpretata male dall’occidente. Da un lato, c’è chi vuole accogliere tutti indiscriminatamente, non capendo che l’incompatibilità con l’Islam c’è. Dall’altro lato, il tipico razzista che deve solo ringraziare di essere nato qui e non merita neanche di essere considerato un essere umano. Io propongo una solidarietà sociale che arrivi ad aiutare direttamente i paesi deboli o in difficoltà, senza che ci sia accoglienza indiscriminata ma nemmeno lasciandoli abbandonati a morire a causa della guerra. Chi scappa dalla guerra nei paesi del Vicino Oriente è islamico e quindi è incompatibile con i paesi occidentali? Va bene, allora possiamo rilocarli in paesi dove non c’è la guerra e possono mantenere la loro religione. Ma è dovere dei paesi occidentali agire a difesa dei più deboli, indirizzandoli verso la strada giusta senza buonismi così come senza il razzismo delle frangi estremiste.

Attualmente, nessun paese tra quelli potenti a livello mondiale attua questa soluzione della solidarietà sociale. È più probabile che l’area del Vicino Oriente interessi da un mero punto di vista geopolitico (in cui sono coinvolti anche alcuni paesi islamici “esterni”), cioè di fatto è una variante del colonialismo di una volta. Tant’è vero che l’Africa non interessa più come secoli fa e nel Vicino Oriente c’è pur sempre il petrolio.

Il Giorno della Memoria, il suo valore e la sua eredità
Josephine e il complotto dei migranti? No, scarse doti psicologiche!
Perché è così importante la memoria

Prima del governo, manca la civiltà dei singoli

Che la classe politica italiana sia indietro è un dato di fatto e lo riconosco (vedi “Quale nome per l’Italia? Come cambiare il paese?“). Tuttavia, ho sempre voluto ribadire che un governo funziona se i cittadini sanno essere civili e responsabili. E se i cittadini continuano a essere scarsi, non c’è buon governo che tenga: il fallimento è garantito!

Se i cittadini sono scarsi, il Paese resta sempre scarso!

Se un politico non spiega la frase soprastante, è ottimistico sperare di risalire. Ma per un motivo o per un altro, non si vuole andare contro tanta gente incivile, ma che vota. E quindi, non conviene dire che siamo scarsi come cittadini.

Per spiegare la mia tesi, ho spesso citato il caso della Raggi come sindaco di Roma. Mentre i media hanno descritto la vicenda come l’incapacità di governare da parte del M5S, il discorso è invece proprio legato ai cittadini. Se la Raggi chiede perché non vengono sistemate le buche e nessuno sa o le colpe vengono scaricate su altri in circolo vizioso, come si fa a migliorare qualcosa? Se nessuno ha etica per la raccolta differenziata, come si fa a risolvere il problema rifiuti? Come ho però detto prima, un po’ di dolo ce lo metto anche alla Raggi, che avrebbe dovuto insistere di più nell’acculturare e responsabilizzare i romani. In Italia, mancano le basi più semplici della civiltà, quindi un buon politico deve saper anche educare in questo senso.

Chi pensa che ce l’abbia con il sud può mettere da parte le accuse di discriminazione. Quello che succede a Roma, a Napoli o a Catania è esattamente quello che succede a Pavia o a Bergamo. Due episodi, avvenuti nel mio piccolo paese, quindi non di certo il quartiere più malfamato di Milano. Il primo riguarda i soliti giovani sbandati che, pensando agli affari propri, hanno lasciato il cane incustodito. Il cane mi sta quasi per aggredire. Faccio presente di tenerlo a bada e sembra che facciano pure fatica ad accogliere la mia richiesta. Eppure, custodire il cane è legge e, in caso di aggressione da parte del cane, la responsabilità è dei proprietari. L’altro episodio riguarda un tizio con una Opel su una via a senso unico stretta, segnalata anche per i pedoni. Io sto sulla sinistra correndo, perché nei sensi unici il pedone è obbligato a stare a sinistra (vedi “Come allenarsi in strada“). Il tizio, evidentemente, è uno di quei violenti che prende ogni cosa per litigare, quindi arrivando sparato da dietro inizia a suonare il clacson e sbraita anche al mio dirgli di darsi una calmata. Come se non gli bastasse, a un certo punto addirittura accelera come se volesse investirmi. Ecco, tutto questo non al sud, ma nella “civilissima” Padania. Ho visto un sacco di gente che, “spazientita”, si mette a salire sul marciapiede con il SUV pur di guadagnare mezzo secondo in fila. Assurdo. Sia ben inteso, i problemi al sud restano e sono gravi. Quello che sto dicendo è che al sud è peggio, ma al nord non siamo improvvisamente diventati civili quanto gli svedesi o i calciatori giapponesi che lasciano puliti gli spogliatoi.

Pensate che gli esempi citati di inciviltà siano poca cosa rispetto ai politici che rubano, allo spread, alla Germania che ci schiavizza, alla guerra in Siria ecc? Ma direi proprio di no. Uno dei punti del M5S è quello della lotta agli sprechi. Bene, allora consideriamo questi fattori.

Non è uno spreco dover risarcire una persona aggredita dal cane di un proprietario sbandato?

Non è uno spreco per l’ecologia dover ripulire la cacca dei cani non raccolta dai proprietari (ed è legge farlo)?

Non è uno spreco dover risarcire un pedone o un ciclista (non in doppia fila) investito perché i conducenti a motore vogliono a tutti i costi passare per risparmiare 1 secondo di tempo?

Nemmeno il M5S ha avuto il coraggio di dire qualcosa contro molti di questi atti, criticando solo ciò che guadagna più consenso. E allora, di quale governo del cambiamento stiamo a parlare? Sono tutti soldi che possono essere dati ai più deboli o ai disabili (o addirittura per il reddito di benessere universale), che invece vengono sprecati perché c’è gente incivile a piede libero (e che trasgredisce anche la legge, tra l’altro). È molto bello parlare di legalità e giustizia, ma evidentemente solo finché non fa perdere consensi. Quando si tratta di far rispettare la legalità nel quotidiano, ecco che il singolo cittadino viene direttamente colpito e si preferisce tacere per non perdere voti o consenso.

Chiunque si comporta da incivile e non rispetta anche le leggi “piccole”, in un modo o nell’altro sta danneggiando lo Stato e la popolazione.

E si potrebbe andare avanti con gli esempi. Esempi piccoli e grandi di inciviltà che, purtroppo, neanche il miglior governo può risolvere. Se vogliamo che il paese davvero progredisca, il cittadino ha il dovere di fare il suo. Quindi, pagare le tasse e denunciare chi chiede il pizzo, ma anche essere civile fin dalle piccole cose. Si noti la differenza rispetto ai calciatori giapponesi che, perdendo, lasciano lo spogliatoio più pulito di prima (vedi nell’articolo “Imparare ad essere ultimi“). Noi italiani facciamo all’opposto. Anzi, se possibile, è meglio lasciare tutto peggio di prima, così chi arriva dopo non ha più niente. Da noi c’è il detto “chi prima arriva meglio alloggia”, ma quando te ne vai ricordati di distruggere tutto per fare tabula rasa! E non sto parlando di politici che rubano, di omicidi e fatti di cronaca, bensì di persone che nella vita quotidiana compiono atti di inciviltà. E ci sono fatti ancora più gravi. Quando avviene un omicidio davanti a svariate persone, che però non denunciano nulla, c’è poco da fare. La colpa non è dei politici, ma della gente. Gente che si lamenta dei politici, chiede un paese migliore e più diritti, ma poi rimane a guardare un omicidio in atto. Che speranza può avere un paese fatto da individui così pessimi e scadenti? Anche il miglior politico non riuscirebbe a fare granché, perché non si può cavare sangue da una rapa.

Io mi chiedo: che senso ha parlare di “grandi lotte” o di generici discorsi su lotta alla criminalità e sicurezza se non si può neanche dire contro chi non raccoglie la cacca dei cani? Che senso ha lamentarsi dei politici quando l’inciviltà degli italiani sta fin dalle più piccole cose? Che senso ha lamentarsi dei carabinieri che sparano troppi colpi se c’è il lavoratore frustrato che si sfoga sul pedone sulle strisce? Impariamo ad essere civili tutti quanti, e fin dalle piccole cose!

La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!
Perché aspirare al modello scandinavo
Siamo ancora nel Medioevo?

Perché l’attacco in Siria deve preoccupare

Prima di spiegare la mia opinione, ci tengo a premettere che non sono un pacifista a oltranza. Il mio articolo, infatti, non sostiene una posizione classica del tipo “oh, com’è orribile la guerra”, “la guerra è sempre il male”. Essere pacifisti a oltranza non ha senso, perché è la guerra che ci ha permesso di liberarci dal nazifascismo. Come al solito, il mio intento è quello di decifrare gli avvenimenti sotto una diversa luce, per poter riflettere a un raggio più ampio. L’obiettivo di questo mio articolo è:

far capire il fallimento della comunità internazionale, dell’UE e della politica classica.

O meglio, l’attacco in Siria è solo UNO dei tanti episodi che dimostrano il fallimento. Stati Uniti, UK e Francia hanno giustificato l’attacco in Siria con l’uso delle armi chimiche da parte di Assad. Che ci sia la possibilità che esse ci siano c’è. Il punto è che l’attacco è avvenuto PRIMA di avere la certezza dell’esistenza delle armi chimiche. È su questo fatto che vorrei porre l’accento, perché ci riporta a quando la giustizia era sotto l’Inquisizione ed eri sempre colpevole fino a prova contraria, e non innocente fino a prova contraria come, in teoria, dice la giurisprudenza di oggi. In questo senso, l’attacco in Siria è gravissimo, perché porta la gente a manifestare sempre più fobia, fanatismo e reazioni fuori dalla misura. In questo senso, l’attacco in Siria ci fa regredire a un senso di “giustizia” sui livelli dell’Inquisizione. E allora, non siamo tanto diversi dagli islamici rimasti al “loro” medioevo…

Qualcuno obietterà che l’attacco in Siria è lecito per combattere il terrorismo. Evidentemente, queste persone non comprendono che il terrorismo si combatte rafforzando i confini nazionali e la sicurezza interna. Non comprendono che i terroristi vogliono proprio questo e li aspettano, disposti anche ad ammazzare i loro stessi “fratelli” islamici se non sottostanno alla Jihad. Il quadro è molto più complesso di quello che appare agli occhi di noi occidentali che viviamo lontani dal Vicino Oriente. Siccome non bisogna commettere l’errore di essere superficiali, ho scritto qui a riguardo. Leggetelo, perché in pochi sanno cosa davvero sta succedendo nel Vicino Oriente e prendono cantonate grossolane.

Tornando all’argomento di questo articolo, invece, l’attacco in Siria ha scopi non ben decifrati, perché in teoria l’attacco è conseguenza delle PRESUNTE armi chimiche di Assad. Da notare come il termine “presunte” sia stato ingenuamente usato da chi ha approvato l’attacco. Cioè, almeno si poteva avere la presunzione di avere la certezza dell’esistenza delle armi chimiche. Nella pratica, gli “alleati” non hanno una posizione ben precisa in Siria, perché combattono Assad, ma per combattere Assad sembra che vogliano sostenere l’Isis. Poi però dicono che vogliono abbattere l’Isis e che non vogliono rovesciare Assad. Insomma, la confusione di intenti è evidente. Tutte queste azioni, però, chiaramente vengono meno ai principi comunitari, secondo cui non si deve intervenire in situazioni interne di altri paesi, anche ci fosse la dittatura. Da ciò deriva l’assoluta inutilità della NATO e dell’ONU, che di fatto sono enti che fanno da barzelletta, che non controllano un bel nulla ma si soggiogano a chi è più potente e comanda.

Chi approva l’attacco in Siria non si rende conto del precedente pericoloso che si è creato, perché un attacco del genere fa capire che chiunque sia più potente di altri può decidere a propria discrezione e piacimento dove e come intervenire o colpire. E siete sicuri che la cosa non riguardi anche noi italiani? Pensate al caso Bardonecchia, con i doganieri francesi che hanno fatto irruzione in un luogo dove era proibito farlo. Come al solito, noi italiani facciamo sempre la parte dei deboli. Vedi le parole di Gentiloni, che parla di “evitare escalation”. Ma Gentiloni non si rende conto che l’escalation è già in atto da diverso tempo? L’attacco in Siria è solo uno dei gravi fatti di ingiustizia e incapacità di regolamentare con coerenza quanto avviene nella geopolitica internazionale. Un altro esempio è quello della Catalogna. La contraddizione è talmente ovvia che solo un cerebroleso non ci arriva. Perché sanzionare la Russia per crimini contro l’umanità e non la Spagna che prende a manganellate i catalani che non usavano armi, bensì protestavano civilmente, senza violenza? Un conto sono i dementi che lanciano petardi contro gli sbirri, un altro gli anziani che lavorano a maglia o i giovani che alzano le braccia! Questi non sono crimini contro l’umanità? E l’UE zitta, o che addirittura approva! Ecco che allora la Siria è un altro avvenimento che deve far scattare l’allarme. E deve far scattare l’allarme anche l’incapacità della NOSTRA politica di comprendere questo quadro. Quella della nostra politica è una debolezza che continua a farci arretrare e peggiora i problemi già esistenti.

Come possiamo fidarci di politici che non comprendono la grave situazione che si è generata?

Non guardate alla Siria come qualcosa che non ci riguarda. È una questione che, invece, ci riguarda eccome, perché poi sfocia in casi come quello di Bardonecchia, dove noi italiani subiamo facendo sempre la parte degli zimbelli senza spina dorsale. Non è solo questione di sfruttare i paesi deboli, ma anche di un’Italia che, come al solito, parteggia per chi fa comodo. Nulla di diverso rispetto a quando c’erano tanti piccoli staterelli (eh già, la storia non insegna mai). E non vale solo nei confronti degli americani o dei francesi, perché non va dimenticato Berlusconi con Gheddafi.

Poi, suvvia, non parliamo di guerra per liberare i deboli. Allora perché non si interviene con la guerra in tutte le dittature africane dove la pulizia etnica è altrettanto grave? Quindi, quella di liberare i deboli dalla dittatura è solo una favoletta. D’altronde gli americani, lo voglio ricordare perché in pochi ancora lo sanno, sono coloro che hanno fatto il processo di Norimberga, ma non sono stati mai condannati per i campi di concentramento dove rinchiudevano i giapponesi e gli italo-americani. La loro giustificazione era “per la sicurezza nazionale”. Insomma, dalla Seconda Guerra Mondiale alla Siria, passando per il Vietnam, l’atteggiamento è sempre rimasto invariato. Chi crede che gli USA siano entrati nella Seconda Guerra Mondiale per liberarci dal nazifascismo sbaglia. Gli USA entrarono in guerra dopo l’attacco di Pearl Harbor, che è una cosa diversa!

E non è solo il caso Bardonecchia che ci riguarda. Alcune operazioni per l’attacco in Siria sono avvenute attraversando zone marittime di Napoli. Zone per legge denuclearizzate, ma nessuno ha fatto qualcosa per far rispettare la legge sul territorio marittimo napoletano. Nessuno, nonostante fosse tutto in bella vista. E allora, ripeto:

cosa ce ne facciamo di una classe politica che non sa farsi rispettare politicamente?

Poi, va bene, parlare di zona denuclearizzata sa di patetico visto che si vuole apparire difensori dell’ambiente, quando invece la città di Napoli continua ad avere problemi gravissimi di criminalità e immondizia. Ma non è questo il mio intento, ora. Il mio intento, ora, è quello di far notare l’incapacità dei nostri politici di “valere qualcosa”.

Il “padroni a casa nostra” è troppo facile da dire quando si tratta di immigrati. Quando però arrivano i francesi o gli americani, ecco che lasciamo fare e non ci facciamo rispettare.

Le “moderne” guerre mondiali

C’è una cosa che è ben chiara da quanto scritto in questo articolo, ma poco compresa in occidente. Le guerre mondiali di oggi si combattono diversamente e su differenti scenari. Ci sono i dazi e le minacce, ma anche le provocazioni per dare l’ordine di un attacco. E questi attacchi avvengono nei paesi più poveri, in particolare il Vicino Oriente. Le motivazioni sono tante e derivano sia dal colonialismo occidentale che dalle divisioni religiose ed etniche locali (divisioni, tra l’altro, ereditate spesso dal colonialismo). Pertanto, le più forti potenze mondiali combattono le loro guerre in questo scenario. Nell’articolo sullo scenario del Vicino Oriente, ho menzionato Trump che ha annunciato di voler ritirare le truppe da alcuni paesi del Vicino Oriente. Ho spiegato che fa tutto parte del braccio di ferro e delle provocazioni tra chi vuole prevaricare sul nemico. Non si combatte più in occidente come nelle due grandi guerre del novecento, ma dove la nostra empatia è troppo lontana per arrivare. Non vediamo quei drammi, quindi è come se non esistessero. A causa del terrorismo o per gli attacchi, muoiono ogni volta centinaia di persone nel Vicino Oriente. In Afghanistan, i talebani continuano a creare morti nonostante l’uccisione di Bin Laden, ma i talebani, a loro volta, furono sostenuti dagli americani per fare la guerra contro la Russia. Capite perché quello che è avvenuto in Siria deve preoccupare? Non è cambiato granché rispetto alla Guerra Fredda. È cambiato qualche scenario e sono entrati nuovi giocatori (Cina e Corea del Nord), ma alla fine siamo sempre lì.

Non siete convinti su come si disputino le guerre mondiali oggigiorno? Benissimo, pensate alla battaglia di Azio (31 a.C.). Quella battaglia avvenne nel contesto di una guerra mondiale tra le due potenze dell’epoca, cioè Roma ed Egitto, con Ottaviano da una parte e Marco Antonio e Cleopatra dall’altra. Come dice bene Paolo Mieli, Azio fu come se, nel novecento, gli alleati stessero preparando lo sbarco in Normandia, ma Hitler avesse deciso di attaccare le coste dell’Inghilterra. Dubito che a scuola vi spieghino così la storia dell’antica Roma, eppure è ciò che è avvenuto. Ci furono tante guerre mondiali, dove il mondo era quello conosciuto dagli antichi.

Razzismo francese, integrazione, Iwobi… quale insegnamento?

I casi di razzismo da parte della Francia stanno passando sotto l’attenzione mediatica nei tempi recenti. L’ultimo episodio è quello della migrante trascinata per braccia e gambe giù da un treno. Siccome il discorso migranti e immigrazione è un problema importante, vorrei discutere su dove stanno le responsabilità vere della Francia. Insomma, ho letto e sentito in giro che c’è indignazione. E ci mancherebbe altro, il comportamento dei francesi è degno erede del ku klux klan o della polizia americana che ancora oggi crivella di pallottole i neri disarmati. La cosa che però mi ha lasciato allibito è che nessuno ha avuto il coraggio di sviscerare e dire da dove è partito tutto questo.

Per capire il discorso, prendiamo Toni Iwobi, il primo senatore afroitaliano. E che appartiene alla Lega. A prescindere dal fatto che sia una scelta di propaganda derivante dal “bisogno” di non apparire razzisti (e il termine “bisogno” spiega cosa ci sta dietro), è facile capire perché Iwobi è un ottimo spot. Iwobi è un uomo di cultura, con doppia laurea (una a Manchester), in Italia dal 1977. È sposato con una donna italiana e ha due figli. Insomma, si è integrato così bene che addirittura organizza corsi di dialetto bergamasco! Ecco che allora è tutto più chiaro:

gli episodi di razzismo della Francia derivano da una mancata politica di integrazione.

Ovviamente, se qualcuno non considera Iwobi un italiano perché è di colore è il caso che si faccia revisionare il cervello. Chi fa una contestazione del genere non merita replica: ha dei seri problemi di razzismo!

Sembra un paradosso, perché per i francesi in teoria vige il “liberté, egalité, fraternité”, ma poi nella pratica c’è ancora un forte sentimento colonialista. Andate a vedere come vivono gli immigrati in alcune zone malfamate di Marsiglia o Parigi. Sono praticamente delle città parallele, isolate, con leggi interne proprie (ad esempio islamiche). A peggiorare la situazione, è il fatto che in Francia c’è lo ius soli. E cosa si aspettano, allora? È normale conseguenza che le migranti incinte cerchino di attraversare il confine per partorire in Francia! E queste sono cose che nessuno ha avuto il coraggio di dire. Anzi, anche da noi addirittura c’era gente che proponeva lo ius soli. In sostanza, se la Francia si preoccupa dei migranti che attraversano il confine, c’è un concorso di colpa da parte della Francia! Con che coraggio trascinano le migranti incinte in quel modo se lo ius soli è la loro legge?

Iwobi e Phaim… capire le differenze!

È giusto spiegare perché non bisogna farsi ingannare dall’esempio di Iwobi. Lo sfruttamento di Iwobi per la propaganda leghista (e razzista) è evidente se si confronta la sua storia con quella del regista Phaim Bhuiyan (autore del film Bangla). Iwobi è emigrato in Italia quando era già maggiorenne, mentre Phaim è nato a Roma ed è sempre vissuto in Italia. Iwobi, spesso, fa affermazioni intolleranti verso gli africani. Phaim usa l’ironia, come appunto nel film Bangla, per approfondire i rapporti (tante volte positivi) tra gli immigrati e gli italiani. Iwobi sostiene ideologie tipicamente leghiste come il federalismo italiano (*). Phaim basa la sua opera artistica per trasmettere sensibilità e comprensione tra le persone. Iwobi, in qualche modo, dal suo partito (la Lega) verrà sempre considerato un semplice naturalizzato. Phaim, invece, è un regista italiano di origini bengalesi (stesso discorso che può valere per il calciatore Andrea Pirlo, che è di origine sinti). Non si tratta del fatto che Iwobi era già maggiorenne quando è arrivato in Italia, ma di una visione che hanno gli uni rispetto agli altri. Se non si comprende questa differenza, sarà facile essere ingannati.

* Il federalismo non è giusto o sbagliato a prescindere. Gli Stati Uniti sono un paese troppo grande per essere gestito con il centralismo, quindi adottano il sistema federale. In Spagna, si è scelto di garantire le comunità autonome dopo che la dittatura franchista aveva represso le differenze locali. Il federalismo italiano, anche se non esplicitamente ammesso, ha sempre quella tipica mentalità di separare i cittadini di serie A da quelli di serie B. I suoi promotori lo negano, ma il non detto risulta lampante dall’atteggiamento.

Insegnamenti per l’Italia

Ok, comunque i francesi sono francesi. Ma se ho parlato dei francesi, l’ho fatto perché è una questione che riguarda anche noi (la stessa cosa che ho fatto con l’elezione di Trump). Dal contesto francese, sono due i parametri che dobbiamo tenere a mente:

1) non basta controllare i confini per risolvere i fenomeni migratori;
2) l’accoglienza è reale solo se si fanno delle concrete politiche di integrazione.

Premesso, chiaramente, che lo ius soli sia una idiozia e quanto sta accadendo in Francia lo dimostra inequivocabilmente. Il punto 1) dice che non è possibile far arrivare dei barconi ogni giorno, ma allo stesso tempo non tutti tra coloro che vogliono arrivare qui sono criminali, stupratori ecc. Queste persone meritano di essere accolte e non esiste solo la guerra come situazione di indigenza (vedi sui cambiamenti climatici). Ma affinché queste persone siano davvero accolte, bisogna saperle integrare correttamente. Si usa tanto questo termine (integrazione), ma poi nessuno fa chiarezza e nessuno propone delle vere iniziative. L’integrazione non va fatta solo a parole o slogan di risonanza sentimentale.

La vera integrazione

Può sembrare banale, ma alla resa dei conti si scopre che non si agisce correttamente. E cioè,

l’integrazione va fatta con azioni concrete!

Se non si fa integrazione con delle azioni concrete, è chiaro che i risultati saranno lo scontro e la segregazione reciproca. Integrazione non è dare menù senza carne di maiale a scuola. Un conto è avere l’opportunità di mangiare kebab nel centro di Brescia come conoscenza della diversità o comodità, un altro è permettere che siano gli islamici ad islamizzare il paese. Per carità, ognuno dovrebbe seguire la religione in cui crede, ma deve farlo nel privato. È questo il senso di uno Stato laico. Si fanno discorsi buonisti e vaghi da un lato e fanatici dall’altro. L’esigenza di menù senza carne di maiale a scuola è fuorviante, un po’ come preoccuparsi di un brufolo mentre abbiamo la gamba rotta.

Ma cosa si intende per vera integrazione? L’integrazione c’è quando uno straniero, senza per forza rinnegare le proprie origini (*), abbraccia gli usi e i costumi del paese che lo ospita, fino ad arrivare ad essere a tutti gli effetti italiano come Iwobi. Provate a pensarci. Perché ci piacciono molti nordici che sposano persone italiane? Proprio perché, pur andando fieri delle proprie origini, si sono innamorati dell’Italia. E allora ci piacciono, appunto. Penso anche al ferrarista Sebastian Vettel, che è pure tedesco e noi e i tedeschi non andiamo storicamente d’accordo. A molti (dire tutti sarebbe esagerato), Vettel piace perché tenta di imparare l’italiano, ringrazia con frasi in italiano dopo una bella gara e ama il buon cibo italiano. E ovviamente, ama la Ferrari.

* È una cosa purtroppo non compresa da molti. I fenomeni migratori hanno sempre contraddistinto l’umanità. Oggigiorno, i mezzi ci permettono di viaggiare di più, abbattendo i confini. Tutto ciò porta ad avere, spesso, più cittadinanze e scegliere un’unica vera patria è difficile. Ma è giusto così. Il mondo è uno solo. Possiamo amare l’Italia e allo stesso modo un altro paese che ci adotta. I confini sono artificiali e alla natura non frega nulla se parliamo una lingua o un’altra. Quello che conta è la capacità di integrarsi con un popolo. Se poi lo facciamo con 10 popoli, è tanto di guadagnato!

Alla resa dei conti, in Italia va solo un po’ meglio della Francia. Anche da noi si stanno generando sempre di più queste “comunità parallele”, isolate. Penso ad esempio alle zone cinesi di Milano, che sono chiuse e dove spesso c’è diffidenza per gli italiani. Non si può parlare di accoglienza se gli stranieri stessi che arrivano qui non accettano, che so, matrimoni “misti”. Può sembrare brutto e politicamente scorretto da dire, ma è quello che ho notato spesso in comunità cinesi o indiane tanto quanto nei peggiori ambienti bigotti del Veneto o del sud Italia. Più si crea questa divisione e più prolifica il razzismo, come avviene anche in Francia. Ma dall’altro lato, è pure evidente che nemmeno gli italiani si impegnano in azioni CONCRETE di integrazione. Integrazione che, ripeto, non è il menù senza carne di maiale a scuola! Quante persone si impegnano a fare come Iwobi dando corsi di italiano (di dialetto è ancora eccessivo) o di usi e costumi del nostro paese? No aspetta, in effetti è un po’ difficile spiegare i nostri usi e costumi se un “italiano italianissimo” non sa più cos’è il pesto e mangia solo sushi! Ora la sto buttando sul sarcasmo, ma non ridete troppo perché è terribilmente più vero di quello che sembra…

Il pregio dei francesi

Paradossalmente, il marcato razzismo nella terra dell’illuminismo è anche il suo valore. Dove non interviene ancora bene la politica, interviene lo sport. Ingenuamente, tanti italiani pensano che la Francia vinca medaglie o titoli nel basket e nel calcio sfruttando le ex colonie. Non è così. Mica sono tutti degli Iwobi sfruttati dalla propaganda leghista! È proprio lo sport che permette di integrare le culture diverse e le varie estrazioni sociali. È un po’ quello che avviene anche con lo sport americano. Le banilieu di città come Marsiglia e Parigi sono popolate da tanti immigrati poveri, che sono a rischio di criminalità. Ed è qui che entra in gioco lo sport come opportunità di condividere qualcosa insieme, per allontanarsi dalle cattive strade. Lo sport fa molto più quello che si crede a livello sociale! Si gioca a calcio e a basket in strada e vengono scoperti nuovi campioni. A scuola, l’attività sportiva serve per capire che siamo tutti uguali, per coltivare lo spirito di unione e fratellanza. Grazie allo sport, i francesi lottano contro il bullismo e contro il razzismo. Noi italiani siamo ancora molto lontani da questa cultura. E chi riesce a farcela, vedi Thuram e Griezmann, continua a diffondere il messaggio, in modo tale che i giovani lo coltivino altrettanto, poiché l’esempio dei grandi campioni è sempre molto forte ed efficace. Qualcuno sottovaluterà lo sport, ma forse che dobbiamo restare passivi come in Italia?

La Germania post-nazismo

So che i tedeschi non sono molto amati dagli italiani, e direi per alcuni motivi a ragione. Tuttavia, è da riconoscere il loro merito sull’essere molto più consapevoli sul problema del razzismo e del passato storico. Poiché è importante capire in cosa i tedeschi hanno saputo distinguersi rispetto agli italiani, pur avendo problemi di ultradestra, ho chiarito la faccenda alla fine dell’articolo sul giorno della memoria.

Gli insulti a Liliana Segre e la tattica dell’elettore spaventato
Terrorismo islamico e scenario del Vicino Oriente

Le bufale di Focus… mangiare meno o fare sport?

Continua il bombardamento di disinformazione anche sulle fonti che, in teoria, hanno lo scopo di fare divulgazione scientifica. Ogni volta, apro Focus nella speranza di trovare qualcosa di davvero serio. Ma a parte pochi autori che godono di autorità anche nella vera comunità scientifica (vedi Bignami), la maggior parte di quello che gira sul sito di Focus è letteralmente spazzatura (vedi anche “Giornalisti e ricerche (?) da budinocerebrati“, “Ricerche spurie e articolisti gossippari” e “Governo e fake news“).

Secondo il suddetto articolo, la riduzione delle calorie, pari al 15-20% circa, porta a invecchiare meno “molti animali”, e per animali si citano i soliti moscerini e i topi, ma “perfino le scimmie”. Poi si fa un mix di altri studi gettati un po’ a casaccio com’è tipico di questi articoli senza spirito critico, senza alcuna forma di personalizzazione o riflessione. Il dulcis in fundo è la citazione al ciarlatano di turno in fatto di alimentazione e questo spegne definitivamente ogni credibilità dell’articolo.

Perché quello che c’è scritto nell’articolo di Focus è spazzatura? Ammetto che non è immediato comprenderlo, ma verte tutto sullo stile di vita sedentario e in sovrappeso della popolazione media. L’articolo di Focus dice che la riduzione dev’essere del 15-20% rispetto al normale fabbisogno calorico. Ebbene, se prendo un valore standard di 2500 kcal per i maschi e di 2000 kcal per le donne, togliendo il 15-20% ottengo una dieta da sedentari o con poca attività fisica. Peccato che essere sedentari o fare i 20-30′ di comminata sia inutile per ottenere i massimi benefici salutistici! Ho preso i valori di 2500 kcal e di 2000 kcal perché sono quelli standard delle tabelle nutrizionali e il discorso viene più facile. Quindi? Quindi, adesso è chiaro:

non bisogna ridurre le calorie, ma fare sport!

Se quel 15-20% che riporta Focus non viene compensato dallo sport, e noi sappiamo che uno stile di vita corretto deve prevedere lo sport, il risultato inevitabile è quello di essere in sovrappeso. Ed essere in sovrappeso vuol dire avere problemi di salute, cattivo invecchiamento, organismo poco efficiente ecc. Il fatto è che quel 15-20% non è poco. Provateci e vedrete che corrisponde all’incirca a un primo piatto in più. E non è poco, perché si potrà sfruttare anche un metabolismo più efficiente. Quanto pensate di guadagnare da sedentari o con stratagemmi come imbottirsi di insalata e tisane?

In realtà, l’articolo di Focus serve come esempio per far capire come le bufale si celino anche in fonti che godono di una certa autorità. E poi, serve per far capire alcuni dei trucchi che vengono usati per far abboccare all’amo chi pecca in spirito critico. L’articolo di Focus sull’invecchiamento è anche un po’ subdolo perché sembra in apparenza serio e credibile, ma non lo è. Si riportano degli studi, viene citato l’esperto (che invece è un ciarlatano). Ma se si osserva bene, si notano due caratteristiche che mandano in allarme le persone:

1) la possibilità di prolungare la vita;
2) evitare i “danni agli organi e ai tessuti dovuti allo stress ossidativo”.

Ma tutto questo, riportato nelle modalità dell’articolo, è fuorviante. La 2) serve per suscitare il tipico terrore che comunemente troviamo anche nelle pubblicità in televisione, vedi ad esempio sul colesterolo. Allo stesso tempo, però, la 1) ci dà la soluzione, la chiave magica con cui si vorrebbe andare in paradiso. Tutto detto un po’ fra le righe e un po’ in modo più coraggioso (o alternativo?), navigando su quel confine che non ti fa percepire che si stanno sparando delle cavolate. E pur non dicendo totalmente il falso! Infatti, è vero che ci vorrebbe una riduzione del 15-20%, ma vale per chi è sedentario e in sovrappeso. Peccato che chi non fa sport sia comunque spacciato e non abbia per definizione un organismo efficiente! L’articolo di Focus la spara talmente grossa che ritiene positivo il calo di metabolismo, considerandolo un fattore di organismo efficiente. Sì, e allora a questo punto l’ipotiroidismo non sarebbe più una malattia secondo questi geni! Leggere certe cose è raccapricciante, visto che nella popolazione che ha difficoltà a dimagrire il problema è proprio il sovrappeso da ipoconsumo (dieta restrittiva e zero sport). Non è il metabolismo che deve calare, bensì l’organismo deve imparare a non sprecare inutilmente le energie… e questo si fa con lo sport! Nel senso che lo sport brucia talmente tante energie che spinge l’organismo a risparmiare le energie in tutte le altre attività. E alla fine ci ho complessivamente guadagnato in longevità! Evidentemente, c’è gente che non sa cosa vuol dire fare sport e se ne esce con simili boiate. Basterebbero anche solo il buon penso e il saper ragionare, ma si vede che quasi tutti coloro che scrivono su Focus ne sono carenti.

Ma allora, come si fa a ridurre i rischi correlati alla salute? Come si fa ad aumentare le probabilità di vivere a lungo (non esistono certezze!)? Molto semplice: si fa sport e si segue un globale stile di vita corretto. Non c’è nessuna garanzia assoluta, ovvio, ma capisco che dire cose più “terra terra” non avrebbe lo stesso appeal delle fesserie che girano su Focus. A quanto pare, in una società che non vuole faticare e non vuole fare sport, dirla grossa e proporre teorie alternative sono i mezzi con cui attirare l’attenzione. Diffidate!

Untori, baby gang e “giornalismo” demenziale

Carne e carboidrati? Sì, grazie!

I danni provocati dalla sedentarietà dell’uomo moderno sono svariati e in relazione reciproca. Spuntano sempre di più delle preoccupanti frange di alternativi, fanbenisti e vegani che attribuiscono svariate malattie a determinati tipi di alimenti. Tra gli alimenti più colpiti, ci sono i carboidrati e le “proteine animali”.

È interessante notare come le “proteine animali” e i carboidrati siano categorie di alimenti che hanno contribuito all’evoluzione della specie umana, ma che da questi gruppi di attivisti militanti o alternativi vengono completamente ribaltati. Non si dà mai la colpa al vero fattore problematico, cioè il sovrappeso, e come al solito si cercano dei capri espiatori. Basterebbe riflettere e ragionare. Ma se i carboidrati fanno così male, perché la popolazione umana è in aumento anziché decrescere? La stessa cosa vale per le “proteine animali”. Ci vuole un attimo a capire che chi si ammala esagera, che è una cosa diversa! Eppure no, si continuano a sostenere teorie che non hanno nulla di scientifico. Addirittura molti medici promuovono stili alimentari in base a ciò che loro vogliono credere, sputando sopra alle ricerche e agli studi fatti dagli scienziati e da altri loro colleghi. Una vera e propria religione, dove si calpesta lo spirito critico e la voglia di approfondire. Il discorso è piuttosto articolato e ho già trattato di queste ossessioni più volte sul sito. Qui voglio spiegare meglio perché i carboidrati e le “proteine alimentari” sono indispensabili nella nostra dieta.

Le “proteine animali” non esistono!

È doveroso soffermarsi per chiarire questo dettaglio, perché anche alcuni che non sono vegani o fanbenisti tendono a fare confusione. Le “proteine animali” non esistono! È una dicitura priva di qualsiasi senso dal punto di vista chimico. Non esiste una “proteina animale” rispetto a una “proteina vegetale”. I “mattoncini” della natura sono sempre gli stessi (vedi “Quel demonio della chimica!“). Al più possiamo dire che una proteina la assumiamo tramite la carne, ma è tutto un altro discorso! Ho usato la dicitura “proteine animali” per andare di pari passo al pensiero alternativo e smontarlo di conseguenza. Ma sappiatelo, il vegano che dice che le “proteine animali” fanno male dice una idiozia totale!

Corretta alimentazione

Qual è il vero vantaggio di mangiare carne o formaggio anziché tofu? Che le “proteine animali” sono ad alto valore biologico e formano dei mix più completi. Per ottenere una corretta alimentazione solo con le “proteine vegetali”, si deve calcolare tutto con precisione e, allo stesso tempo, la dieta rischia di essere troppo povera o restrittiva a livello di scelte. Non dico che sia impossibile. Si può fare ma, soprattutto se uno è sportivo, perché complicarsi così tanto la vita? Così, sembra di più un atto masochistico. A me piace fare sport, e piace farlo seriamente, motivo per cui un’alimentazione vegetariana, o peggio vegana, mi penalizza. C’è poco da fare. Ciò che può funzionare in teoria rivela parecchie difficoltà all’atto pratico. E, anche quando funziona, solitamente è più facile per chi è sedentario o fa una blanda attività fisica. Quando di solito vedo un vegano, spesso magari vedo una persona magra, ma che non esprime un’ottima forma fisica. E in effetti, la dieta vegana non dovrebbe essere indicata per gli sportivi, mentre con quella vegetariana va meglio.

Insomma, con una dieta onnivora è indubbiamente più facile seguire una corretta alimentazione. Lo sport è una condizione necessaria (ma non sufficiente!) ai fini di uno stile di vita corretto. Con una dieta vegetariana possiamo ancora cavarcela, seppur con degli ostacoli non minimali. Con una dieta vegana, è un’impresa veramente ardua non avere carenze (*). L’attività sportiva consuma proteine, oltre al glicogeno (riserve di carboidrati), e i muscoli vanno mantenuti. E come possiamo farlo se nella dieta non assumiamo sufficienti proteine ad alto valore biologico? Impossibile non è, come detto, ma mangiare la carne, o le “proteine alimentari” che dir si voglia, ci leva moltissimi problemi. Lo spiego anche nell’articolo “Quali e quante proteine assumere? Le diete “veg” sono consigliate?” Semmai, il mio pensiero è che si dovrebbe preferire il pesce grasso con gli omega-3. Ma non c’entra nulla con la presunta cancerogenicità della carne. Si dovrebbe sensibilizzare verso un maggior consumo di pesce perché siamo già facilmente carenti di omega-3 e le fonti vegetali non sono ottimali (ci vogliono gli EPA e i DHA, che sono contenuti nel pesce).

* Intendo carenze che non si notano subito, ma anche dopo 20 anni. Spesso, chi segue una dieta vegetariana o vegana non soffre di particolari o gravi carenze dopo pochi anni. Sono cose che si verificano nel lungo periodo, non nell’immediato o nel medio-lungo termine. Mi dite di Carl Lewis? Sì, che però si è fatto i muscoli mangiando la carne e viaggia con una certa rendita (cosa gli ha permesso di vincere ancora delle medaglie nel breve termine).

Evoluzione

Il discorso verte qui. Gli scienziati più seri hanno notato come il consumo abituale di “proteine animali” e di carboidrati in correlazione all’evoluzione dell’uomo, a partire dalle prime forme di ominidi. A mano a mano, l’intestino si è accorciato e il cervello è diventato sempre più grosso. Il primo dato ci dice che l’uomo è fatto per mangiare la carne. I vegani che sostengono il contrario dicono una boiata perché lo stomaco degli erbivori è totalmente diverso. Il motivo per cui il nostro intestino è ancora una “via di mezzo” è dovuto al fatto che siamo onnivori! Ma gli scienziati sono in ogni caso concordi nell’evidenziare un intestino più corto di pari passo all’evoluzione umana.

Lo stesso discorso vale per il cervello e i carboidrati. Il cervello si evolve, le nostre abilità sono sempre migliori e progrediamo di più. Questo non vuol dire che più il cervello è grosso e più si è intelligenti. Come si dice, non basta avere il cervello, ma bisogna anche saperlo usare! Ma la correlazione, a livello di evoluzione, è evidente. I carboidrati ci danno una forma di energia concentrata che nutre efficacemente il cervello e l’organismo. Quindi, ancora una volta, ci evolviamo come specie. Questa considerazione è comunque interessante, perché è la base delle teorie alternative per cui i dolci causerebbero dipendenza. Gli alternativi che sostengono questa cosa, in effetti, non è che dicono totalmente il falso. Ma stravolgono la verità, la distorcono! Dicono delle bugie, ma basandosi su una parte vera. La parte vera è che i carboidrati, sì, sono spesso molto calorici. Ma è proprio questo che ci ha fatto evolvere come specie. Provate a immaginare cosa sarebbe stato l’uomo se non si fosse evoluto come fino ad oggi. Saremmo ancora a cercare di nutrirci mangiando le foglie, chissà! Vivremmo come i bradipi che assumono poche calorie e dormono tutto il giorno. Non credo che sia una bella immagine di uomo. Oddio, probabilmente lo è per chi detesta lo sport. Non disprezzo affatto il bradipo ed è un animale che, se esiste, ha avuto la sua capacità di evolversi. Ma il bradipo si è evoluto a modo suo, mentre l’uomo l’ha fatto altrettanto al modo dell’uomo! Il concetto chiave non è che i carboidrati sono troppo calorici, ma che non siamo più abituati a essere attivi. Le nostre ossa sono letteralmente arrugginite e rovinate a causa della sedentarietà. E ci ammaliamo per questo! E non dimentichiamo la caccia. Se l’uomo primitivo voleva essere efficiente e correre a lungo per cacciare l’animale, doveva avere le riserve di glicogeno belle piene. Faceva degli sprint, ma doveva anche saper reggere una distanza più lunga. Quindi, servivano i carboidrati. Era proprio come uno sportivo di oggi! L’uomo moderno ha dimenticato la sua evoluzione ed è troppo sedentario. Ecco che allora si cercano dei capri espiatori per far dimagrire le persone senza fare sport o con attività blande. Che poi, sono d’accordo che non bisogna abbuffarsi di pasta. Lo spiego anche nell’articolo “Fai sport e mangia tanta pasta“. Ma questo è un altro discorso, perché i carboidrati fanno sempre la parte del leone tra i macronutrienti.

Naturalmente, anche il discorso dell’evoluzione dev’essere compreso correttamente. Cioè, non è che ci mettiamo a mangiare carne e carboidrati e ci evolviamo. In realtà, funziona esattamente al contrario! Avvengono delle mutazioni genetiche in modo del tutto casuale. Le mutazioni possono benissimo essere negative o positive, e ciò dipende dall’interazione con l’ambiente. A mano a mano, quindi, le varie specie di ominidi hanno subito delle mutazioni genetiche (ripeto, in modo del tutto casuale!) e quelle che hanno permesso di nutrirci con carne e carboidrati hanno “vinto” perché mangiare carne e carboidrati ci ha avvantaggiati nell’ambiente. Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che:

l’uomo, in quanto onnivoro, è geneticamente fatto per mangiare la carne e i carboidrati e i dolci non provocano dipendenza!

Poi, non so, viene quasi da dire che chi demonizza i carboidrati e i dolci abbia perso la razionalità proprio perché non fornisce nutrimento al cervello!

Emancipazione o stessi difetti degli uomini?

Le prime lotte per una miglior condizione della donna risalgono agli inizi del novecento, quando gli uomini, durante la Prima Guerra Mondiale, hanno lasciato i posti di lavoro per recarsi al fronte. Se vi informate un po’, potrete sapere molte cose interessanti a riguardo. Oggi è l’8 marzo, quindi mi sembra il giorno adatto per parlare di donne ed emancipazione. Come al solito, però, sono un tipo critico e volevo spiegare che cosa si deve intendere per emancipazione. Intanto, non intendo cercare il confronto con il femminismo aggressivo, cioè, per intenderci, quello stile Asia Argento o Femen. Il tentativo di dialogo verso gli attivisti militanti è fallimentare già a prescindere. Voglio invece avvicinarmi a tutte quelle donne che vogliono realmente trovare i loro spazi e la loro libertà. Come? Io penso che non ci sia tanto da dire come essere e cosa fare, ma capire qual è la via sbagliata.

Diciamo che esistono diversi modelli di comportamento che non vanno, ma quello che forse salta più all’occhio è il lavoro. Vi rimando all’articolo dove ne discuto nello specifico. Se non l’avete ancora letto, andate prima lì, poi tornate qui perché, se non è chiaro quello che c’è scritto nell’articolo sul lavoro, ci si perde un pezzo per comprendere quello che dico qui. In sostanza, l’errore della donna che ambisce alla parità sessuale è quello di concepire il lavoro come mezzo di realizzazione. Perché è un errore? Perché è esattamente lo stesso errore che fanno gli uomini, vedi gli uomini di business che vivono sotto stress e non hanno neanche tempo per grattarsi. Le donne (e anche gli uomini!) dovrebbero lavorare per motivi diversi. Ad esempio, per “suddividere” in due lo stipendio e lavorare meno come coppia, in modo tale da poter dedicare, da parte di entrambi, più tempo libero per i figli. Purtroppo, nella nostra società avviene il contrario, cioè sia l’uomo che la donna sono sempre assenti e i figli vengono in pratica abbandonati tra asilo, scuola e nonni. Come potete notare, il problema non è nel lavorare, ma nelle motivazioni che ci stanno dietro. Il classico “fare carriera”. A mio parere, l’emancipazione dovrebbe non solo “equiparare” le condizioni tra i due sessi, ma anche dare degli spunti per progredire globalmente come società umana. Se quindi la donna prende gli stessi difetti dell’uomo, siamo punto e a capo. Paradossalmente, è più libera la casalinga che si dedica completamente ai figli. L’errore del passato è stato (e lo è tuttora nei paesi più arretrati, purtroppo) quello di relegare la donna alle mansioni domestiche, mentre nella visione moderna la donna ha il diritto di scegliere e di iniziare a lavorare se vi è la necessità o la volontà, mantenendo però la priorità nei confronti della famiglia e degli oggetti d’amore. Ma questo, ribadisco, non è una prerogativa a cui si devono attenere solo le donne, ma anche gli uomini! Quello che bisogna superare è il preconcetto per cui l’uomo porta il pane e la donna si occupa dei figli. E la soluzione a tutto questo non è “fare carriera”, ma la libertà di potersi dedicare agli oggetti d’amore.

Oltre al lavoro, voglio fare anche l’esempio dello shopping. No, non intendo l’immaginario della donna che usa la carta di credito del marito per fare compere a tutto spiano. Intendo le donne che guadagnano lo stipendio e poi lo spendono in compere. Perché faccio questo esempio? Pensateci, stiamo parlando di non fare gli stessi errori degli uomini. L’uomo guadagna il suo stipendio e poi lo scialacqua per aperitivi, bar, macchine, orologi di lusso ecc. È esattamente la stessa cosa della donna che guadagna e spende in shopping. Sono entrambi atteggiamenti di vanità e apparenza.

A mio parere, dalle prime lotte per la parità sessuale si sta marciando verso una direzione sbagliata. Troppo spesso le donne dimenticano il proprio io e sfidano gli uomini, assorbendone però i peggiori difetti. Se quindi l’uomo fa carriera ed è un uomo realizzato perché occupa il tempo nello stress di una scrivania, allora ecco che la donna deve fare lo stesso per sentirsi altrettanto realizzata. Che poi, il problema non è nel voler fare ciò che fanno gli uomini, ma quello di prendere tutto ciò che è il peggio degli uomini… che è una cosa diversa! Invece, la donna dovrebbe far capire, sia a se stessa che agli uomini che non ci arrivano, che una vita è libera solo se concede di poter avere gli oggetti d’amore come priorità. È su questo che deve puntare non solo un percorso verso la vera emancipazione, ma una società moderna.

Quale nome per l’Italia? Come cambiare il paese?

Votare è importante per il futuro del paese. Anche fosse in bianco per mostrare lo sdegno verso tutti i partiti, bisogna recarsi in seggio. Anche se non sono molto ottimista per rimediare allo sbando degli ultimi anni, vediamo comunque com’è messa la nostra situazione politica per poter operare una scelta consapevole e razionale. Premetto che ho scritto questo articolo per le elezioni del 2018, ma la situazione è sempre più o meno la stessa. I partiti ora in gioco servono cioè anche a saper avere spirito critico, a riflettere su cosa stiamo facendo e su chi votiamo senza avere paraocchi. Detto questo, non sono tra coloro che danno sempre tutta la colpa ai politici. Se abbiamo certi politici, quindi, è specchio di un popolo mediocre. O viceversa, che dir si voglia: il concetto non cambia. Ma siccome non voglio fare il solito che ripete che tutti i politici sono uguali e corrotti, voglio spiegare cosa non va e quali devono essere i criteri per votare un partito, ma anche come agire come cittadini attivi.

PD e Renzi
Non c’è molto da dire. Solo in due casi si può votare per il PD e Renzi: lesioni cerebrali o appartenenza alla casta. Lo sguardo di Renzi quando parla dice già tutto, ed è traducibile in qualcosa del tipo “votatemi, tanto vi sto pigliando tutti quanti per il culo!” Probabilmente in pochi l’hanno notato perché l’italiano medio pecca in spirito critico, ma uno come Renzi è il classico furbastro che vuole infinocchiarci e rubarci i soldi. Il problema è che una grossa fetta di popolo dei vecchi continua a votare PD, impedendo all’Italia di diventare moderna. I media e lo stesso PD ha parlato di tracollo dopo le elezioni di marzo 2018. Ma non è affatto così. Qualunque paese con amor proprio lascerebbe fuori questa gentaglia dal parlamento. Invece no, c’è ancora chi crede nel PD. O semplicemente fa parte della casta. Il calo netto c’è stato, ovvio, ma la percentuale resta elevata in termini di cambiamento del paese. Dopo l’uscita di scena di Renzi, dirottato verso Italia Viva come ereditiere di Berlusconi, ritengo che il PD possa essere un’opzione solo per evitare scenari peggiori.

Di Berlusconi, mi rifiuto proprio di parlare. Qualunque persona intelligente dovrebbe considerare un personaggio del genere come tossico per la società. Tutti gli altri partiti o sono troppo piccoli e basati sull’utopia (vedi LeU) o appartengono sempre alla vecchia politica fallimentare, magari schiava della Germania e di una UE che ha dimostrato, tra le altre cose, totale inefficienza sulla crisi della Catalogna.

Il problema dell’estremismo

La Lega
La Lega ha avuto il pregio di discutere sul problema dei migranti direttamente, senza buonismi, in modo duro. I lati positivi della Lega finiscono qui, poiché anche il problema migranti è più profondo di come descrive Salvini (ne parlo nell’articolo linkato). La Lega ribadisce lo slogan “prima gli italiani”. Bene, allora mi domando perché la Lega continui a dire sui migranti e nulla o quasi sul resto. Esistono pensionati e disabili, esiste la criminalità locale, c’è troppa inciviltà e non c’è giustizia. Ci sono persone con problemi psicologici che vengono trattate come subumani. I nostri giovani sono sempre più asini e sedentari, cresce l’obesità infantile, mancano professori che sappiano insegnare ecc. Gente come Salvini dà più l’impressione di voler cacciare gli immigrati piuttosto che interessarsi degli italiani. Chi crede che la Lega si stia occupando degli italiani è un illuso. Inoltre Salvini sembra quasi approvare le irruzioni squadriste, con il risultato che l’estremismo e le aggressioni agli immigrati sono cronaca. Decisamente palese è l’omofobia del partito, cosa inaccettabile visto che anche la cattolicissima Irlanda ha votato un premier omosessuale dimostrando di essere un paese moderno. Le gravi posizioni omofobe della Lega non sono poi così diverse dall’Islam che loro osteggiano. Personaggi come Fontana sono pericolosi, perché vogliono riportare la società indietro dopo le lotte degli ultimi 50 anni. Ovviamente, “l’allarme razzismo” è presente e non è una “invenzione della sinistra” (all’epoca c’erano i comunisti che mangiano bambini…). Ma in pochi criticano l’arretratezza della Lega in svariati aspetti sociali, dove nutre sempre una qualche forma di violenza, odio e pregiudizio. Non a caso, la Lega è consolidatissima al Nordest, cioè nelle regioni del nord (Veneto) più tradizionaliste e cattoliche. Poi, si parla di sicurezza, ma allora che dire della criminalità giovanile e degli psicopatici in giro di cui la Lega non ha interesse, tranne se sono immigrati? Per non dire della visione antiquata sul mondo del lavoro (vedi sul reddito di benessere universale, che non è quello di cittadinanza del M5S, sui robot e sulla possibilità di smettere di lavorare). Concordo sull’evidenziare il problema dell’immigrazione e le critiche a un’Europa incapace di ascoltare. Non condivido i toni, troppo aggressivi e sciovinisti. Per il resto, la Lega ragiona con una mentalità arretrata anche per il medioevo. Anche la facciata di ipocrisia non è da sottovalutare. Si dà contro quello che succede a Roma, ma poi molti membri della Lega sono coinvolti in simili tipi di corruzione. Non mi riferisco solo alla vicenda di Legnano, ma anche a quello che succede nelle mie zone. Sbagliatissima anche l’idea della flat tax, di cui ho discusso a parte. Chi sminuisce il fanatismo della Lega ha i paraocchi. Anche di Hitler dicevano che era solo un pazzo che sproloquiava! Vedi anche “Gli insulti a Liliana Segre e la tattica dell’elettore spaventato“.

I difetti della nuova politica

M5S
Le tematiche del M5S sono la lotta alla corruzione e agli sprechi, la difesa dell’ambiente (vedi “La crisi dell’edilizia e delle ‘grandi opere’ per salvarci!“) e il reddito di cittadinanza. Purtroppo, quest’ultimo non solo non è quello di benessere universale che propongo io, ma è un’autentica farsa. La potremmo chiamare “la bufala del reddito di cittadinanza”. Il M5S non ha ancora la capacità di sensibilizzare ed educare globalmente le persone ai valori moderni e positivi. Funziona troppo a “macchia di leopardo”. In alcuni posti, si è cercato di fare degli interventi, ma con scarsi risultati e non del tutto per colpa del Movimento. Vedi a Roma, dove il solo sentir parlare della raccolta differenziata sembra che sia un crimine. Altrove, l’inesperienza ha provocato l’autoattentato a Torino in occasione della finale di Champions League del 2016: organizzazione approssimativa, leggi infrante, panico di massa e migliaia di feriti come risultato! Così come alla Lega non basta alzare la voce sui migranti, al M5S non bastano solo le parole di modernità. Il M5S ha iniziato a dire qualcosa di più nuovo rispetto ai vecchi partiti (ma non per i paesi progrediti come ad esempio la Svezia). Ha iniziato a dire qualcosa di diverso, ma è ancora troppo superficiale o di comodo, come nel discorso legalità che fa più giustizialismo piuttosto che colpire i quotidiani atti di illegalità o inciviltà. E il reddito di cittadinanza, che è il più grande fallimento (o delusione) del M5S? Propagandato con tanto clamore mediatico, il reddito di cittadinanza del M5S è solo presa in giro in nome di un cambiamento fasullo. Ne ho comunque parlato meglio sia nell’articolo sulla possibilità di smettere di lavorare che in quello sul reddito di benessere universale. Le intenzioni possono anche essere buone per cambiare il paese, ma se poi annunci il cambiamento e le azioni sono perlopiù di risonanza (vitalizi, migranti) significa che è solo un po’ meglio della vecchia politica. La sensazione è che, nel M5S, ci sia chi ragiona con modernità e chi no. A me sembra che, dicendo di voler cambiare il paese e giocando sui temi di risonanza, il M5S non solo non mantenga le promesse, ma le snaturi completamente e faccia peggio di chi c’era prima. La smettano di parlare del reddito di cittadinanza e di promuoverlo come cambiamento epocale, visto che è una buffonata. Non so se avete notato, ma Di Maio ha lo stesso “sorrisetto” di Renzi quando ci prendeva per i fondelli. Personalmente, rispetto a Di Maio, ritengo che la mente equilibrata del M5S sia Fico, che però è osteggiato da Salvini e non ha quella faccia da celebrità che attira i like. Altri del M5S ragionano meglio e sanno fare bene, ma un partito che funziona in alcuni posti sì e in altri no deve ancora lavorare tanto.

Il “governo del cambiamento”

In breve: siamo ben lontani dal cambiamento vero!

Intanto, iniziamo a crearlo e non solo a livello di nomine politiche. Il PD, ad esempio, ha preso una bella botta di sfiducia. Ma il potere è rimasto e ci sono ancora troppi italiani che credono in valori così deboli, superati e che al massimo fanno sopravvivere (ma non vivere) gli italiani. Finché la vecchia politica, nonostante sia stata sfiduciata, continua in qualche modo a comandare, è impossibile fare un “governo del cambiamento”. Per non dire dell’assurda riabilitazione di Berlusconi, che lo rende nuovamente candidabile. In un paese serio e civile, un personaggio del genere sarebbe almeno interdetto a vita. Invece no. Il fatto è che non solo la vecchia politica e i media non vogliono il cambiamento, ma c’è ancora una grossa fetta di popolazione che crede in gente come Berlusconi o nel PD.

La cosa positiva è che un contratto Lega-M5S è stato fatto per concordare dei punti o per colmare le lacune dei rispettivi partiti. Il problema è che ci sono ancora tanti italiani legati alle vecchie idee, alla vecchia politica, all’estremismo o incivili. È positivo che siano venuti a galla diversi problemi che sono stati trascurati (legalità, immigrazione). Meglio rispetto al passato, d’accordo, ma non basta e, allo stato attuale, stiamo addirittura peggiorando. È un approccio ancora troppo soft o da bravo ragazzo (M5S sul lavoro e sulla legalità) o basato su slogan di risonanza (Lega sui migranti, M5S sui vitalizi – in ogni caso, è giusto eliminare i vitalizi).

Per quanto riguarda lo spread, di cui si fa un gran parlare di recente, non fatevi fregare. Ne ho discusso meglio nell’articolo sul fallimento dell’Europa e vi rimando lì.

Il fatto è che un paese non si cambia da un giorno all’altro. Io rimango scettico, ma non per i motivi che hanno i vecchi politici, i quali temono solo per se stessi. Alcune riforme del contratto sono buone e lo riconosco. Il problema è che l’italiano medio non è ancora del tutto pronto ad accogliere la modernità. Non diamo sempre la colpa ai politici e ai “poteri”, ma guardiamo anche a come noi cittadini ci comportiamo. E mediamente, ci comportiamo ancora troppo male. Sicuramente, la frangia estremista, violenta, incivile e vecchia dell’Italia resta un problema dell’Italia. Quindi, continuo a rimanere scettico. Affinché si abbia davvero un cambiamento, bisogna far calare la percentuale della parte marcia della popolazione. Ma, nel medio-breve periodo, è un’impresa molto ardua.

L’impressione è che più tutto cambia e più rimane tutto uguale, come si dice negli Stati Uniti sulla Guerra Civile. Il reddito di cittadinanza non è un vero reddito di cittadinanza. Salvini è contro il vaccino obbligatorio e sia lui che altri esponenti della Lega manifestano pensieri omofobi inaccettabili. Governo del cambiamento? Rimango scettico.

Essere cittadini attivi

Sono convinto che dovremmo pensare prima di tutto a cambiare noi come popolo, e solo poi potremo vedere qualche cambiamento positivo in politica. Sì, perché non serve entrare in politica direttamente. Basta che impariamo a essere cittadini attivi e a diffondere le idee moderne e rivoluzionare attraverso il passaparola. Ma la strada per fare questo è lunga, molto lunga. Per quanto riguarda l’oggi, io uno che possa governare il paese proprio non lo vedo, e lo dico, più che con sfiducia, con realismo. Sono sicuro che mi inimicherò molte persone che ritengono che i problemi siano “altri”. E questo non lo nego. Ma se non si sa fare lo sforzo di gettare le lattine nel cestino e di rispettare i pedoni sulle strisce, come si può pretendere di risolvere i problemi più grossi? Queste sono regole di base della civiltà e del rispetto. La Raggi, a Roma, ha fallito non perché è incapace come dicono i media, bensì perché si è scontrata contro un muro di cittadini incivili e un’amministrazione che si preoccupava di avere le Olimpiadi. E questo discorso vale per tutta l’Italia, anche nella “padanissima” provincia di Bergamo, dove continuo a vedere moto sui percorsi ciclabili, o a Verona, dove al semaforo della stazione Porta Nuova le macchine passano bellamente con il rosso (e il verde, per i pedoni, dura solo una manciata di secondi). Tutte amministrazioni di destra o leghiste, ma che sono incapaci di far rispettare le norme più basilari. Il problema è che:

se gli ingredienti sono scarsi (la gente), il piatto è altrettanto scadente (il paese)!

O, per dirla in inglese, garbage in, garbage out. Ecco spiegato il mio scetticismo verso il “governo del cambiamento” promosso dal M5S. Non perché le idee siano scarse, anzi, molte sono buone. Sono scettico perché la gente non recepisce questi atti di civiltà e rispetto delle leggi. A questo punto, vale sempre il detto di D’Azeglio, che in realtà ha detto che “non si fanno gli italiani” (e non che “bisogna fare gli italiani”, il concetto è diverso!).

A tal proposito, vedi anche “Prima del governo, manca la civiltà dei singoli“.

Una politica né di destra né di sinistra

Del M5S, sicuramente è positivo il non fare distinzione tra destra e sinistra. E infatti, destra e sinistra sono concetti che si devono superare, perché conta il benessere del popolo. Funziona così in quasi tutti i paesi più progrediti e moderni. In Svezia, ad esempio, c’è la Socialdemocrazia (SAP), che non è un partito di sinistra anche per il fatto che alcune idee sono associabili alla destra classica. Ma, appunto, non è di destra perché non c’è quel carattere tipicamente estremista della destra. L’errore della sinistra classica è quella di essere troppo buonista e troppo politicante, mentre l’errore della destra classica è quello di essere razzista. In entrambi i casi, i partiti agiscono secondo una politica vecchia di 50 anni, che non funziona più e che dev’essere abbandonata. Purtroppo, acculturare i cittadini ai valori moderni è molto difficile e qui sta la vera difficoltà per partiti teoricamente progressisti come il M5S. Ma non me la sento di dire che sia tutta colpa del Movimento, perché effettivamente è difficile trasmettere alcuni valori di educazione e civiltà (vedi l’ambiente) dove mancano cronicamente, come un cancro nello stadio più grave di metastasi.

La politica moderna deve cessare con le vecchie distinzioni di destra e sinistra. Devono contare le esigenze del popolo e, per adesso. Certo, possiamo avere partiti più conservatori, ma prima di tutto si devono mettere davanti le esigenze del popolo. La vecchia politica si è completamente disinteressata di questo per troppi anni e quindi è giusto che vada via (cosa che ancora non avviene, purtroppo, anzi). Attualmente, è il M5S che incarna questa nuova idea della politica non legata alla distinzione tra destra e sinistra. Ma per arrivare davvero a una politica moderna come quella scandinava, per via di tutti i punti deboli descritti sia nella Lega che nel M5S, c’è ancora parecchia strada da fare.

Chi votare?

Veniamo alla questione: chi votare? Come esprimere delle intenzioni di voto costruttive e coerenti? Come avete potuto comprendere, non si vota parteggiando destra o sinistra, ma vedendo chi fa i veri interessi del popolo. Se vi interessa il problema immigrazione, votate pure Lega, ma sapendo che resterebbero tanti altri gravi problemi. Diciamocelo, per quanto apprezzi la necessaria linea dura sui migranti, non esiste che Salvini provochi con il tag #colpadisalvini sul maliano ucciso in Calabria. Io credo che Salvini sia abile a mettere in discussione i parametri europei che non vanno e già più volte ho detto come l’attuale Europa sia un fallimento. Fin qui va bene e condivido. È giusto che l’Italia si faccia sentire e non sia più schiava della Germania o altri. Ma c’è un limite. La gente cova già una rabbia di fondo e le uscite forti o provocatorie istigano in qualche modo a reazioni violente in soggetti “predisposti” (l’ambiente fa il suo, come si dice). Qualche anno fa, la crisi aveva portato la Svezia a votare i conservatori. Era il bisogno immediato dell’epoca. Quando però i conservatori hanno esagerato secondo i parametri di democrazia svedese, alle successive elezioni è tornata la consueta socialdemocrazia (che, per inciso, NON è socialismo o comunismo!). Personalmente, ritengo che la corruzione, gli sprechi e l’ambiente siano i problemi fondamentali del paese. In particolare, l’ambiente è un problema gravemente ignorato e su cui c’è pochissima educazione. Vogliamo tutti diventare dei Berlusconi e intanto distruggiamo la natura senza ritegno e per arricchirci, di cui il risultato è la strage del ponte di Genova (ne ho parlato nell’articolo sull’edilizia che deve andare in crisi). Pertanto, alle elezioni di marzo 2018 ho votato M5S, perché è il partito che ha iniziato a dire qualcosa di più moderno rispetto al passato. C’era bisogno di mettere da parte i vecchi politici come Berlusconi e il PD, anche se purtroppo questo scopo non è stato per niente raggiunto. Inoltre, apprezzo l’onestà del M5S nel dire che un paese non cambia in poco tempo, ma che ci vogliono anni e bisogna fare educazione. Sentire un politico che ha il coraggio di dire questa cosa è positivo, perché le sanzioni non risolvono nulla se manca la cultura dei cittadini. La scelta non è stata del tutto buona per via della delusione sul reddito di cittadinanza, ma l’intento era almeno promuovere una tendenza che vuole abbattere i vecchi politici alla PD o Berlusconi. La Lega non è un’opzione valida. Apprezzo l’aver messo in luce il problema dei migranti, ma non voglio che l’Italia, già indietro rispetto ai paesi del benessere, ritorni a dover manifestare per i diritti conquistati duramente decenni fa. Sia ben inteso, non si deve tornare a votare i partiti classici. Se lo fate, siete doppiamente scemi. Ah no, aspetta, votare ancora PD e Forza Italia è quello che già gran parte degli italiani fa: ok, rimarremo spacciati ancora a lungo.

Chi voterò la prossima volta? Onestamente, non lo so ancora. Dovrò verificare chi ha davvero a cuore l’educazione dei cittadini, il vero rispetto dell’ambiente e della civiltà quotidiana, cioè quella che non agisce per risentimento o capri espiatori bensì con azioni che partono dal piccolo per arrivare a quelle grandi. Dobbiamo batterci e schierarci dalla parte dei politici che hanno a cuore l’ambiente. Battersi per l’ambiente vuol dire dare un futuro ai figli e ai nipoti! Ricordatevelo, quando andrete in seggio. Verdi o M5S che sia, votare chi è interessato con serietà all’ambiente (ho detto con serietà!) vuol dire votare anche per la famiglia. Ai figli e ai nipoti, non si può lasciare in eredità un mondo dove si respira nel cemento e nello smog, dove i boschi in cui passeggiare scompaiono. Ecco perché votare per l’ambiente vuol dire votare per la famiglia e il futuro dei figli e dei nipoti! Non metto il becco su chi bisogna votare nello specifico. Sarà compito vostro informarvi e decidere chi vi sta più congeniale. Quello che conta è il concetto, l’ideale che vi deve smuovere. Sostanzialmente, per quanto mi riguarda, penso che il movimento #FridaysForFuture abbia i suoi difetti. È comprensibile, dato che è nato tra i giovani e, per quanto loro abbiano aperto gli occhi, hanno ancora quella tipica inesperienza (e anche contraddizione, direi). Ma sono anche convinto che questa sia la via. Il messaggio dev’essere di questo tipo, ovvero non farsi più prendere in giro né dalla vecchia politica né da chi millanta un cambiamento che non avverrà mai in positivo. Il #FridaysForFuture sarà pure un movimento inesperto e, per certi versi, ingenuo. Se devo essere onesto, non condivido alcune utopie del movimento, come l’eliminazione dei combustibili fossili. Non è possibile farlo in modo assoluto, bensì è corretto smettere di essere dipendenti dal petrolio come lo siamo ora (spero che sia chiara la differenza!). Tuttavia, è un’azione forte e intensa, che chiede un vero cambiamento positivo. Dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale sarebbe un primo successo, perché finora i problemi ambientali sono stati trattati solo negli aspetti che convenivano. Ci sono riusciti nel Regno Unito, ma ora tocca anche all’Italia e ad altri paesi.

La gente non vi vuole!

Al più, se siete delusi o disprezzate chiunque, andate a votare lo stesso. Votate in bianco, ma andate in seggio ed esprimete che i politici vi fanno schifo. Infatti, se in pochi vanno a votare, i politici con basse percentuali di voto continueranno sempre a dire che è ciò che vogliono gli italiani. Ma come si fa a dire che con il 30% è ciò che l’Italia vuole? Guardatela all’opposto. Non è il 30% degli italiani che ha votato a favore, ma è il 70% degli italiani che non vuole quei politici! Ma questo va fatto vedere e bisogna inculcarlo in testa ai politici affinché chi non fa il bene del popolo sia rottamato. Come può un partito salire al governo con il 17-20% dei voti? Io la trovo un’assurdità.

Come cacciare Salvini e i bambini a cui si negano le risposte
La politica dell’emozione… cioè, tutto fumo e niente arrosto!
Ma l’Italia è razzista? Il vero problema è la mentalità vecchia!